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Controllo volontario del comportamento cognitivo e motorio

Consistono nel controllo volontario del comportamento cognitivo e motorio, processi cognitivi direttamente coinvolti nell’organizzazione (intesa come selezione e strutturazione temporale) delle nostre abilità cognitive per raggiungere un particolare scopo. L’idea di base è che un certo numero di rappresentazioni mentali possono essere attivate in parallelo, ma solo alcune guidano l’azione e il pensiero (coerenza dell’azione). Il problema del controllo cognitivo riguarda il meccanismo (o i meccanismi) attraverso i quali alcuni processi vengono scelti.

Sistemi e processi di controllo

  • Un sistema di controllo;
  • Una moltitudine di processi che possono essere controllati.

I processi controllati non possono attivarsi in modo autonomo ma:

  • Attivati da una stimolazione esterna;
  • Attivati da processi di controllo.

I processi di controllo invece non dipendono dalla stimolazione esterna ma sono generati dagli obiettivi del soggetto. Intervengono in compiti e situazioni molto diverse fra loro:

  • Organizzazione sequenziale di compiti;
  • Passaggio da un compito all’altro;
  • Distribuzione delle risorse;
  • Affrontare situazioni nuove;
  • Correzione di errori, uso del feedback;
  • Esecuzione di sequenze di azioni poco apprese o nuove;
  • Selezione di informazioni rilevanti e inibizione di quelle non rilevanti;
  • Esecuzione di azioni pericolose o difficili.

Problemi

1. Isolamento dei processi di controllo

Effetti delle lesioni frontali: i processi di controllo possono essere danneggiati in modo selettivo. Luria (1966): i lobi frontali contengono un sistema per la programmazione, regolazione e verifica dell’attività. I lobi frontali sono la sede delle operazioni di controllo di più alto livello.

2. Equipotenzialità o modularità dei processi di controllo

Dati a favore della non-equipotenzialità: il sistema di controllo è suddiviso in subsistemi separati che eseguono funzioni specializzate. Da studi condotti su animali si evince che i lobi frontali non sono equipotenziali: l’incapacità a contrastare una tendenza abituale alla risposta e la distraibilità eccessiva derivano da lesioni diverse in differenti aree dei lobi frontali.

3. Approccio classico basato sul sintomo

Difficile utilizzare: quale compito scegliere? Quale tipologia di paziente? Il compito deve essere nuovo per poter testare le funzioni esecutive e quindi non ripetibile.

4. Task impurity

Tutti i compiti richiedono il coinvolgimento di più processi cognitivi, quindi il fallimento può essere spiegato in diversi modi.

5. Variabilità dei disturbi esecutivi

In ultima analisi, si incontra molta difficoltà a isolare i sintomi esecutivi, non esiste infatti un test che misuri esclusivamente le funzioni esecutive.

Disturbi frontali e sindrome disesecutiva

Per studiare le funzioni esecutive possiamo partire da una correlazione anatomo-funzionale. Tradizionalmente le funzioni esecutive sono state associate ai lobi frontali, secondo Luria infatti in seguito a lesione delle aree frontali si manifestava la sindrome frontale. Le attività associate fin dai primi studi alle aree prefrontali:

  • Programmazione comportamento motorio;
  • Inibizione delle risposte immediate;
  • Astrazione;
  • Problem solving;
  • Coscienza;
  • Regolazione del comportamento.

Blumer & Benson individuarono poi due pattern di personalità conseguenti a lesioni frontali:

  • Pseudo-depressione: apatia, indifferenza, perdita di iniziativa, ridotto interesse sessuale, scarse reazioni affettive, ridotta produzione verbale. Conseguente spesso a lesioni della superficie laterale.
  • Pseudo-psicopatia: comportamento immaturo, mancanza di tatto, linguaggio scurrile, comportamento sessuale promiscuo, aumentata attività motoria. Conseguente a lesioni della superficie orbitale.

Spesso si assiste a quadri misti e i cambiamenti duraturi della personalità sono conseguenti a lesioni bilaterali. Sulla base del suo modello sull’esecutivo centrale, Baddeley sostituisce il termine sindrome frontale con quello di sindrome disesecutiva. Sono possibili sindromi disesecutive con disturbi parzialmente differenziati a seconda della sede delle lesioni:

  • Aree prefrontali laterali: disturbi di pianificazione e rigidità comportamentale;
  • Corteccia orbitofrontale: deficit dei processi decisionali, problem solving, regolazione del comportamento;
  • Corteccia cingolata anteriore: mancanza di iniziativa, aumentata sensibilità agli effetti di interferenza.

Processi di controllo secondo Stuss

I processi di controllo sono a loro volta suddivisi in sotto-processi:

  • Energization: iniziare e sostenere ogni tipo di risposta. Inficiato da lesioni frontali mediali superiori, principalmente destre;
  • Task setting: in tutti i compiti vi è una componente attenzionale, è l’abilità di costruire una relazione S-R stabile. Inficiata da lesioni frontali laterali sinistre;
  • Monitoring: processo di controllo nel tempo della risposta al compito per la verifica e l’adattamento del comportamento. Inficiato da lesioni alla corteccia frontale laterale destra.

Processamento automatico o controllato

(Shiffrin & Schneider, 1977). La prestazione cognitiva si può modificare profondamente con l’esercizio. Inizialmente ogni singola azione:

  • Richiede una decisione cosciente;
  • È lenta e gli errori sono frequenti;
  • Richiede impegno attentivo;
  • Non si può svolgere contemporaneamente un altro compito e neppure pensare all’azione successiva.

Dopo l’esercizio le azioni sono più fluide e rapide:

  • Non servono decisioni coscienti;
  • Scarso o nullo impegno attentivo;
  • Errori rari;
  • Si può svolgere contemporaneamente un altro compito e pensare all’azione successiva.

Il processamento automatico ha le seguenti caratteristiche:

  • Rapido;
  • Non coinvolge la MBT;
  • Non richiede risorse attentive;
  • Può svolgersi in parallelo (senza l’interferenza da risorse o strutturale).

L’impressione soggettiva quindi:

  • Si svolge senza il controllo diretto del soggetto;
  • Non può essere interrotto volontariamente;
  • Una volta iniziato si completa;
  • Compare con l’esercizio.

Hasher & Zacks individuano sei criteri di automaticità secondo cui un processo automatico:

  • Deve iniziare indipendentemente dalle intenzioni dell’osservatore;
  • Non deve essere influenzato dalle intenzioni dell’osservatore;
  • Deve essere scarsamente influenzato dall’età del soggetto;
  • Non deve essere influenzato dall’esecuzione contemporanea di altri processi cognitivi;
  • La sua efficienza non deve dipendere dall’esercizio;
  • Deve essere in larga misura indipendente da differenze individuali.

Il processamento controllato invece:

  • Lento;
  • Limiti della capacità di MBT;
  • Richiede risorse attentive;
  • Non può svolgersi in parallelo;
  • Interferenza strutturale e/o interferenza di risorse.

L’impressione soggettiva in questo caso:

  • Sotto il controllo diretto del soggetto;
  • Può essere volontariamente interrotto.

Le funzioni del processamento controllato sono:

  • L’adattamento a situazioni nuove e impreviste;
  • Flessibilità;
  • Modifica di strategie;
  • Acquisizione di nuove abilità.

Paradigmi per lo studio delle funzioni esecutive

Due approcci:

  • Metodologia dei TR: paradigmi sperimentali;
  • Neuropsicologia dei lobi frontali.

Paradigmi sperimentali

Paradigma del doppio compito

Pone problemi metodologici. Secondo le teorie strutturali (Broadbent, Welford) vi sarebbe un sistema centrale che limita la prestazione in condizioni di doppio compito → Stimulus onset asynchrony (SOA). Compito: due stimoli vengono presentati in rapida successione e al soggetto viene richiesto una risposta rapida a entrambi. Tra lo stimolo1 e lo stimolo2 vi è un SOA molto breve, ovvero TR al secondo stimolo sono molto più lenti rispetto al SOA più lungo = periodo psicologico refrattario, ritardo nella risposta al secondo stimolo. Ciò sarebbe a dimostrazione dell’esistenza di un limite di elaborazione dell’informazione, l’elaborazione dello stimolo1 deve essere completata prima di passare a stimolo2. Questi dati rifletterebbero l’esistenza di un limite centrale a livello dello stadio decisionale della risposta.

Secondo la teoria delle risorse invece la capacità di svolgere 2 o più compiti contemporaneamente dipende dalla quantità di risorse disponibili. Non vi sarebbero limiti generali ma specifici che dipendono dal tipo di compiti coinvolti. Sei due compiti non competono contemporaneamente per le stesse risorse non dovrebbero interferire tra di loro. Secondo alcuni autori la capacità dell’uomo di elaborare informazioni è limitata nel numero e nella complessità delle operazioni eseguibili contemporaneamente. Le teorie strutturali (attenzione rivolta verso un unico compito alla volta) si contrappongono alle teorie delle risorse (l’attenzione può essere diversamente distribuita tra diversi compiti in modo graduale). Secondo queste ultime l’uomo può distribuire in modo flessibile le risorse e la quantità di risorse può variare in relazione al livello di motivazione. La distribuzione è in funzione di:

  • Scopi;
  • Priorità del momento.

L’elaborazione limitata dei dati (indipendentemente dalla quantità di risorse usate la prestazione non cambia) differisce dal concetto di elaborazione limitata delle risorse (la prestazione migliora se si investono più risorse).

Paradigma del cambio di compito volontario

Al soggetto vengono sottoposti due compiti e il cambio di compito è sempre prevedibile dal soggetto. Si effettua il confronto tra i TR della prova in cui è richiesto per la prima volta di cambiare compito rispetto ai TR delle prove in cui è ripetuto lo stesso compito. I TR della serie dei primi stimoli sono più lenti, indicando il costo cognitivo di switch la cui grandezza diminuisce con l’aumentare della durata dell’intervallo risposta a una prova/presentazione dello stimolo successivo.

Il costo totale del camb...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mars24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'attenzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Stablum Franca.
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