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Questionari.

Adatti per indagini di tipo quantitativo e permettono l’analisi di aspetti consapevoli dell’elaborazione

mentale. Es: Cognitive Failures Questionnaire per rilevare e misurare la frequenza degli errori di attenzione

nella vita quotidiana, 25 domande con frequenza di comparsa da 1 a 5.

Test.

Devono essere standardizzati, attendibili e validi. Sono una misura obiettiva e standardizzata di una

variabile e uno strumento per l’individuazione di deficit cognitivi. Si effettua l’analisi della prestazione dei

pz ai test per inferire i processi cognitivi deficitari.

Metodologie delle neuroscienze.

- ERPs, magnetoencefalografia per seguire l’evoluzione temporale dell’attività cerebrale.

- Tecniche di neuroimaging: localizzazione dei processi mentali.

La neuropsicologia cognitiva effettua inferenze sull’architettura funzionale della mente normale basandosi

sui deficit cognitivi dei pz. Le componenti dell’architettura funzionale della mente possono essere

individuate:

- Teoricamente in base alle loro funzioni;

- Empiricamente in base a deficit selettivi dopo danno cerebrale.

L’attenzione può essere seriamente danneggiata in un dominio ma continuare a funzionare normalmente in

un altro. Spesso in neuropsicologia viene utilizzato il metodo della doppia dissociazione. Per dissociazione si

intende quando la prestazione di un pz è molto scarsa nel compito A mentre è normale nel compito B.

Dissociazione singola: è sufficiente per produrre serie difficoltà per una teoria del funzionamento normale.

L’assunzione di base è che il sistema sia modulare, però una differenza nel compito A e B non significa

necessariamente che i due compiti richiedano differenti sistemi di elaborazione, il compito A può

semplicemente essere più facile del compito B. Per risolvere questo problema interpretativo è sufficiente

ottenere una doppia dissociazione. 2. L’ATTENZIONE SELETTIVA.

Ovvero la capacità di selezionare una o più fonti della stimolazione esterna o interna alla presenza di info in

competizione tra di loro, ovvero la capacità di concentraci sull’oggetto di interesse e di elaborare in modo

privilegiato le info rilevanti per gli scopi che perseguiamo. La percezione conscia è sempre selettiva.

L’attenzione selettiva può riguardare una data modalità sensoriale, una certa zona del campo visivo,

particolari oggetti, specifiche caratteristiche e movimenti del corpo. In particolar modo gli attribuiti fisici

sono più efficaci nel guidare la selezione.

L’informazione a cui si presta attenzione è selezionata e elaborata in modo più efficiente, questa

informazione può essere utilizzata per l’accesso alla coscienza e per guidare la scelta delle risposte. È un

sistema anatomicamente separato dai sistemi di elaborazione dell’informazione. Le sue funzioni sono

eseguite attraverso una rete complessa formata da diverse aree anatomiche che svolgono differenti

funzioni e ogni operazione eseguita può essere specificata in termini cognitivi.

Funzioni dell’attenzione selettiva.

2 approcci:

- Processi di selezione come conseguenza dei limiti del sistema cognitivo di elaborazione. Quindi

funzione dell’attenzione selettiva sarebbe quella di proteggere il sistema da un sovraccarico. In

realtà gli studi dimostrano che siamo in grado di mantenere rappresentazioni indipendenti di

messaggi molto complessi e in continuo cambiamento senza generare interferenza, quindi la

capacità di codifica non è limitata.

- Attenzione selettiva motivata dalla necessità di manifestare comportamenti coerenti, flessibili e

sensibili ai cambiamenti. La scelta delle informazioni come strettamente dettata dalla necessità di

selezionare azioni. L’attenzione selettiva sarebbero quindi quei meccanismi che ci permettono di

fornire una risposta corretta basata su info rilevanti piuttosto che una risposta errata basata su

informazioni irrilevanti.

Selezione: precoce o tardiva?

Selezione precoce= l’informazione non rilevante non viene ulteriormente elaborata e decade passivamente.

Selezione tardiva= tutti gli stimoli, sia rilevanti che non, sono elaborati e identificati.

Anni ’50-’60 teorie strutturali della selezione precoce o tardiva.

Broadbent filtro selettivo che opera sulla base delle caratteristiche fisiche degli stimoli -> selezione

precoce. Gli stimoli a cui non si presta attenzione sono elaborati solamente per le loro caratteristiche

elementari. La selezione, secondo questa teoria, opererebbe prima della codifica semantica.

Tuttavia l’effetto cocktail party: Deutsch & Deutsch teoria della selezione tardiva: tutti i messaggi sono

elaborati fino alla codifica semantica, il filtro opera solo al momento della scelta della risposta. Quindi i

meccanismi di attenzione selettiva si basano sui processi di selezione della risposta.

Eriksen & Eriksen: paradigma per lo studio dell’attenzione selettiva visiva Flanker Compatibility Effect,

effetto di interferenza originato dalla competizione tra le risposte. L’attenzione selettiva visiva sembra non

essere in grado di escludere l’elaborazione dei distrattori se sono presenti vicino al bersaglio

(SSHSS<KKHKK).

Dati a favore della selezione tardiva provengono dal priming negativo (gli stimoli a cui non si è prestata

attenzione vengono comunque elaborati fino al codice semantico). L’idea di base di questo tipo di selezione

è che il riconoscimento di oggetti familiari procede senza selezione e senza limiti di capacità. Il processo di

selezione avviene solo dopo che tutta l’informazione è stata elaborata. Ma Treisman dimostra che è il filtro

non è del tipo tutto-o-niente, attenua o riduce la fora delle informazioni a cui non si presta attenzione.

Tuttavia quando l’informazione rappresenta un concetto associato a altri appena attivati o è

particolarmente importante viene messa in atto una parziale attivazione sufficiente per il riconoscimento.

Inoltre l’architettura funzionale della codifica spaziale e semantica si fonda su sistemi paralleli

funzionalmente e anatomicamente distinti:

- Area occipito-parietale: relazioni spaziali;

- Area occipito- temporale: informazioni semantiche.

Meccanismi dell’attenzione selettiva.

Meccanismo di attivazione.

Opera prima della selezione, sia su informazioni rilevanti che irrilevanti. Si può giungere alla codifica

semantica degli stimoli.

- Meccanismo più stabile;

- Meno influenzabile;

- Comincia quando si selezionano i codici cui prestare attenzione

Meccanismo di inibizione.

Inibizione attiva della risposta, per l’informazione non rilevante. La sua esistenza è confermata da dati

empirici: priming negativo -> inibizione dell’informazione precedentemente ignorata.

- Meccanismo attivo,

- Decade rapidamente;

- Influenzato dalle richieste del compito e dalle strategie del soggetto;

- Inizia quando si comincia ad avere accesso alla rappresentazione mnestica.

Secondo il modello l’informazione ignorata è prima facilitata poi inibita. Il ruolo dell’elaborazione degli

stimoli irrilevanti sarebbe quello di monitoraggio.

Attenzione selettiva e rappresentazione multipla.

- Codifica indipendente dell’identità dello stimolo e della sua posizione: sistemi paralleli

o Via ventrale what? Temporale inferiore;

o Via dorsale where? Parietale la cui funzione principale è quella di guidare l’azione.

- Codifica identità separata dalla codifica degli attributi:

teoria dell’integrazione delle caratteristiche: la percezione degli oggetti visivi dipende da un

meccanismo attentivo che ne seleziona la posizione e che integra le caratteristiche presenti in

questa posizione dando luogo alla percezione unitaria dell’oggetto.

Teoria dell’integrazione delle caratteristiche.

Ogg. Visivi due successivi stadi di elaborazione:

- Stadio pre-attentivo: rilevazione delle diverse caratteristiche degli oggetti;

- Stadio attentivo: combina le caratteristiche in modo seriale percezione.

Caratteristiche quali: colore, grandezza, orientamento, posizione vengono codificate automaticamente, in

parallelo, senza attenzione focale da moduli specializzati. Ma la congiunzione di caratteristiche separate si

ottiene in 3 modi:

1) Sulla base delle conoscenze immagazzinate (object frames);

2) Spazio rappresentato tramite la mappa delle posizioni e oggetti sono punti nello spazio. L’object

file, ovvero la rappresentazione temporanea di oggetti il cui contenuto viene usato per riconoscere

l’oggetto.

3) Se non si può usare l’attenzione le caratteristiche si integrano in modo casuale (congiunzioni

illusorie).

Pop-out effect: le caratteristiche semplici (colore) attirano automaticamente l’attenzione sulla loro

posizione. 3. ATTENZIONE VISIVA SPAZIALE.

Ovvero l’abilità di selezionare particolari porzioni dell’ambiente esterno. Gli indici spaziali sono tra i più

efficaci nel guidare l’elaborazione. L’attenzione visiva può essere orientata in modo esplicito o implicito.

Caratteristiche funzionali dell’attenzione visiva spaziale.

- Può essere diffusa o focale;

- Se l’attenzione è orientata in una determinata direzione aumenta notevolmente la velocità di

risposta;

- Ampiezza del fuoco attentivo è variabile e cambia a seconda delle richieste del compito;

- Maggiore è l’area del fuoco attentivo, minore l’efficienza di elaborazione;

- Orientamento dell’attenzione automatico o volontario.

L’orientamento automatico:

- Non può essere interrotto;

- Non dipende dalle nostre aspettative;

- Non è soggetto a interferenza da parte di un secondo compito;

- Essenziale per un efficace adattamento ambientale.

Aree cerebrali coinvolte:

- Corteccia parietale posteriore;

- Campi visivi frontali;

- Corteccia cingolata anteriore;

- Vari nuclei talamici;

- Gangli della base;

- Collicolo superiore;

- Formazione reticolare del mesencefalo.

Paradigmi per lo studio dell’attenzione visiva spaziale.

Implicita: occhi fissi su un punto -> elaborazione dell’evento nella periferia del campo visivo = orientamento

implicito.

Es. lo sperimentatore suggerisce al soggetto il punto in cui dirigere l’attenzione prima che appia lo stimolo

bersaglio tramite un segnale che può essere:

- Esogeno (un flash di luce): richiama in modo automatico l’attenzione;

- Endogeno: richiede un’interpretazione consapevole del suo significato, permette la distribuzione

volontaria dell’attenzione.

Il compito in questo caso è premere il più velocemente possibile appena si rileva lo stimolo bersaglio. La

V.D il tempo (ms) comparsa stimolo-risposta (TRsemplice). Le prove sono di 3 tipi: valide, invalide, neutre

(condizioni di controllo).

Risultati: TR neutra-TR valida= beneficio ottenibile nel momento in cui si dirige l’attenzione sulla posizione

da elaborare. TR neutra-TR invalida= costo, ovvero rallentamento TR che si ottiene dirigendo l’attenzione

su una posizione diversa da quella da elaborare. Benefici= 10-15 msec e costo 20-30msec.

Un esempio potrebbe essere quello di ricerca visiva: identificazione degli stimoli bersaglio tra distrattori,

test di cancellazione e 2 and 7 test.

Il test di cancellazione è un test carta e matita composto da righe di lettere o n° disposti in ordine casuale

insieme a una lettera o un n° bersaglio. Il compito consiste nel cancellare tutte le lettere/n° bersaglio. Si

calcolano:

- Errori;

- Omissioni;

- Tempo impiegato per completare il compito;

- N° errori e bersagli cancellati entro il tempo dato.

Si possono creare infinite variazioni di difficoltà del compito:

- Diminuire lo spazio tra i caratteri bersaglio;

- Variare il n° di caratteri distrattori fra i bersagli;

- Aumentare il n° di bersagli.

I test di cancellazione richiedono una selezione visiva veloce e risposte motorie ripetitive. Esaminano più

funzioni: attenzione selettiva visiva e capacità di attenzione sostenuta. Punteggi bassi stanno a indicare un

generale rallentamento della risposta, un rallentamento motorio o la presenza di neglect.

Two & seven test valuta la ricerca visiva automatica e controllata.

- Automatica: linee di lettere maiuscole, non ordinate alfabeticamente, intervallate dai numeri 2 e 7

in posizioni casuali;

- Controllata: I numeri 2 e 7 sono presentati in ordine casuale fra altri numeri.

Il tempo concesso è di 5 minuti e si valuta la percentuale di cancellazioni corrette e la percentuale di item

omessi.

In generale quindi i test di ricerca e esplorazione visiva richiedono:

- Attenzione visiva;

- Concentrazione sostenuta e focalizzata;

- Spostamento visivo direzionato;

- Coordinazione visuo-motoria;

- Velocità motoria.

Meccanismi e processi di attenzione visiva spaziale.

Modello di Posner.

Compiti di orientamento implicito: le prove invalide richiedono che l’attenzione sia disancorata dalla

posizione segnalata, spostata e riancorata. Diverse componenti:

- Disancoraggio;

- Spostamento;

- Ancoraggio.

Paradigma di Posner.

Cue può essere:

- Centrale: richiede interpretazione, è necessario che i soggetti seguano le istruzioni. Si tratta di

orientamento volontario dell’attenzione, quindi di un’attenzione consapevole e controllata.

- Periferico: non richiede interpretazione, funziona indipendentemente dalla volontà del soggetto.

L’orientamento è automatico, non può essere interrotto e l’oggetto dell’attenzione può essere

qualcosa di imprevisto o improvviso.

Modello di LaBerge e Brown.

Dopo il segnale il focus attentivo si muove e raggiunge la posizione indicata e nel campo visivo si crea

un’area attentiva col suo massimo in coincidenza con il focus attentivo e da qui, progressivamente, decade

con l’aumentare della distanza.

Differenza tra orientamento endogeno e esogeno:

- Segnali esogeni validi: benefici sui TR già dopo un intervallo fra segnale e stimolo di 100 ms;

- Segnali endogeni validi: benefici solo successivamente, beneficio stabile a 400 ms;

quindi l’orientamento automatico è molto più rapido per focalizzare l’attenzione su particolari porzioni

dell’ambiente esterno.

Fenomeno dell’inibizione di ritorno: si manifesta solo quando l’intervallo segnale esogeno- stimolo è

piuttosto lungo e rappresenta l’incapacità a rispondere velocemente a uno stimolo che compare nella

stessa posizione del segnale che produce orientamento.

L’effetto inibitorio diminuisce la probabilità che l’attenzione tornerà su una certa posizione spaziale già

esplorata. Questo effetto non compare con segnali endogeni.

Quindi meccanismi endogeni e esogeni funzionano in modo indipendente, presentano uno sviluppo

temporale diverso: esogeno rapido, endogeno lento.

Basi anatomiche dell’attenzione visiva e spaziale.

Substrato anatomico simile per l’orientamento implicito e esplicito dell’attenzione:

- Parte del lobo frontale;

- Varie aree del lobo parietale;

nello specifico:

- Corteccia parietale posteriore;

- Campi visivi frontali;

- Corteccia cingolata posteriore;

- Nuclei talamici;

- Gangli della base;

- Collicolo superiore;

- Formazione reticolare metencefalo.

Lesioni di: 

- Lobo parietale deficit di disancoraggio;

- Mesencefalo deficit di spostamento;

- Collicolo superiore paralisi progressiva sopranucleare.

- Pulvinar deficit di ancoraggio.

Deficit per attenzione visiva spaziale.

Eminegligenza spaziale unilaterale: lesione: lobo parietale dx. Il test tipico è quello con compito di ricerca

visiva (barrage). Pz con danno lieve mostrano TR particolarmente lenti nello spostare l’attenzione dal

campo visivo destro (deficit di disancoraggio).

Pz con AD mostrano difficoltà a rispondere a prove in cui il bersaglio si presenta nella posizione non

segnalata (deficit di disancoraggio)+ attività metabolica bassa in corteccia parietale nei primi stadi della

malattia.

Attenzione verso lo spazio o verso gli oggetti?

Ipotesi spaced-based view.

L’attenzione può essere diretta verso specifici punti dello spazio ambientale vuoti o occupati da oggetti.

Ipotesi object-based view.

L’attenzione visiva spaziale può essere diretta solo verso oggetti e non verso regioni del campo visivo.

Effetto di interferenza Stroop: i TR agli stimoli incongruenti (verde) sono maggiori dei TR degli stimoli neutri

(xxx). Questo quando l’informazione rilevante e non rilevante appartengono allo stesso oggetto, è difficile

filtrare l’informazione non rilevante. È possibile che l’attenzione si diriga verso l’oggetto percepito però gli

oggetti differiscono dalle posizioni spaziali.

Attenzione basata sugli oggetti (Duncan, 1984).

Giudizi:

- Rettangolo: grandezza e posizione;

- Linea: orientamento e trama.

Si osserva una perdita di accuratezza per due giudizi su due oggetti. L’ipotesi è quella secondo cui

l’attenzione seleziona l’info relativa a un oggetto per volta. L’attenzione basata sugli oggetti è confermata

anche da pz con eminegligenza basata sull’oggetto.

Tuttavia Egly, Driver e Rafal dimostrano che i meccanismi basati sugli oggetti e sulla posizione spaziale

coesistono:

- Emisfero sinistro media l’elaborazione basata sull’oggetto;

- Emisfero destro media l’elaborazione basata sullo spazio.

Probabilmente quindi dipende dal tipo di compito.

Nel 1998 Treisman aggiorna la sua teoria dell’integrazione delle caratteristiche e teorizza che l’attenzione

selettiva si basi su 4 diversi meccanismi:

1. Selezione basata sulla posizione;

2. Selezione basata sulle caratteristiche;

3. Selezione basata su posizioni definite degli oggetti;

4. Selezione basata sull’oggetto.

Quindi la capacità selettiva può operare a livelli diversi, dipende dalle richieste del compito.

Teoria pre-motoria dell’attenzione.

Esistono almeno due sistemi attentivi:

- Posteriore: media l’attenzione spaziale;

- Anteriore: media l’attenzione selettiva e il controllo cognitivo.

Invece, secondo la teoria premotoria: l’attenzione dipende dagli stessi sistemi che determinano la

percezione e l’azione. I meccanismi attentivi sarebbero quindi intrinseci a quelli che elaborano

l’informazione.  

Attivazione programmi motori per eseguire l’azione attenzione spaziale esecuzione azione.

L’attenzione spaziale ha il compito di aumentare la prontezza motoria per agire nella direzione spaziale

voluta e promuovere l’attivazione dell’elaborazione dell’informazione che origina dalla stessa regione. In

ultima analisi i meccanismi che generano le azioni sono gli stessi meccanismi dell’attenzione spaziale.

Vi è inoltre uno stretto legame tra attenzione visiva spaziale e movimenti oculari.

Effetto meridiana: TR più lenti per le prove invalide nell’emicampo non segnalato rispetto a quello

segnalato, anche se entrambe le prove invalide sono equidistanti dalla posizione segnalata.

Effetto distanza: progressivo aumento dei TR, per le prove invalide in funzione della distanza dalla posizione

segnalata, anche se le prove sono presentate nello stesso emicampo.

4. LE FUNZIONI ESECUTIVE.

Consistono nel controllo volontario del comportamento cognitivo e motorio, processi cognitivi

direttamente coinvolti nell’organizzazione (intesa come selezione e strutturazione temporale) delle nostre

abilità cognitive per raggiungere un particolare scopo.

Paradigmi per lo studio delle FE.

2 approcci:

- Metodologia dei TR: paradigmi sperimentali;

- Neuropsicologia dei lobi frontali.

Paradigmi sperimentali.

- Paradigma del doppio compito:

pone problemi metodologici. Secondo le teorie strutturali (Broadbent, Welford) vi sarebbe un sistema

centrale che limita la prestazione in condizioni di doppio compito -> Stimulus onset asynchrony (SOA).

Compito: due stimoli vengono presentati in rapida successione e al soggetto viene richiesto una risposta

rapida a entrambi. Tra lo stimolo1 e lo stimolo2 vi è un SOA molto breve, ovvero TR al secondo stimolo

sono molto più lenti rispetto al SOA più lungo= periodo psicologico refrattario, ritardo nella risposta al

secondo stimolo. Ciò sarebbe a dimostrazione dell’esistenza di un limite di elaborazione dell’informazione,

l’elaborazione dello stimolo1 deve essere completata prima di passare a stimolo2. Questi dati

rifletterebbero l’esistenza di un limite centrale a livello dello stadio decisionale della risposta.

Secondo la teoria delle risorse invece la capacità di svolgere 2 o più compiti contemporaneamente dipende

dalla quantità di risorse disponibili. Non vi sarebbero limiti generali ma specifici che dipendono dal tipo di

compiti coinvolti. Sei due compiti non competono contemporaneamente per le stesse risorse non

dovrebbero interferire tra di loro.

Secondo alcuni autori la capacità dell’uomo di elaborare informazioni è limitata nel numero e nella

complessità delle operazioni eseguibili contemporaneamente.

Le teorie strutturali (attenzione rivolta verso un unico compito alla volta) si contrappongono alle teorie

delle risorse (l’attenzione può essere diversamente distribuita tra diversi compiti in modo graduale).

Secondo queste ultime l’uomo può distribuire in modo flessibile le risorse e la quantità di risorse può

variare in relazione al livello di motivazione. La distribuzione è in funzione di:

- Scopi;

- Priorità del momento.


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mars24

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mars24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'attenzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Stablum Franca.

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