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I movimenti che compiamo per raggiungere un oggetto sono in funzione della distanza cui questo

è collocato;sarebbe proprio attraverso queste continue associazioni che apprendiamo anche a

valutare e percepire la profondità.

In realtà,secondo Berkeley,noi non percepiamo direttamente lo spazio e la tridimensionalità,ma ce

li rappresentiamo mentalmente sulla base dell'esperienza.

Dal settecento si deve fare un salto di circa due secoli per trovare altri autori e correnti che abbiano

dato un contributo significativo allo studio della visione.

Anche il Transazionismo,movimento della psicologia nord americana della metà circa del secolo

scorso,potrebbe essere inserito nel filone empirista. Gli esponenti principali (Ames,Cantril,Ittelson

e Kilpatrick) sostenevano che il processo percettivo fosse strettamente associato alle azioni e alle

esperienze attraverso cui ognuno si costruisce il suo mondo. Il termine transazionismo fa

riferimento ad un'azione di collegamento tra organismo e ambiente (transazione) in cui il processo

percettivo gioca un ruolo fondamentale. Secondo i transazionalisti,il processo percettivo organizza

e struttura l'ambiente sulla base dell'attività e dell'esperienza dell'individuo. La percezione è dovuta

alle assunzioni che ogni persona,attraverso l'esperienza,si costruisce sul mondo e che poi utilizza

per comprendere i fatti e i fenomeni percettivi.

"La psicologia della Gestalt:"

Questa psicologia nacque in Germania,a Berlino,e si occupò prevalentemente di percezione visiva.

La parola tedesca Gestalt può essere tradotta come forma,schema. Gli esponenti principali furono

Wertheimer,Koffka e Kohler.

Le sue radici più profonde arrivano fino a Kant e ai suoi concetti di idee innate e di sintesi a priori;

quelle più prossime poggiano sulla filosofia fenomenologica ,cioè la scienza dei fenomeni il cui

obbiettivo principale è descrivere i modi tipici con cui i fenomeni si presentano alla coscienza.

Ciò che si manifesta è il fenomeno cioè ciò che si mostra e appare.

La psicologia della Gestalt studia proprio i fatti,i fenomeni (così come provengono dai nostri organi

di senso) che possono essere diversi dai dati della realtà fisica.

La teoria della Gestalt propone 2 leggi generali sullo studio dei fenomeni psichici:

-i fenomeni psicologici,non solo quelli percettivi,avvengono in un campo (spazio vitale in cui

agiscono forze con valenze contrapposte);

-i processi,per quanto le condizioni lo permettano,tendono a rendere lo stato del campo buono,nel

senso di tendere all'equilibrio delle forze presenti.

La formulazione di una teoria della percezione in termini gestaltisti può essere fatta risalire al

1912,anno di pubblicazione dello studio di Wertheimer sul movimento apparente. Il moto

apparente consiste nella percezione fenomenomenica di movimento,in assenza di movimento

fisico (es. immagini luminose stazionaria,presentate in rapida sequenza,danno luogo alla

percezione di un unico punto luminoso in movimento).

I gestaltisti spiegavano l'atto percettivo come un comportamento globale,immediato e unitario che

non era costituito dalla semplice somma degli elementi in un tutto. La caratteristica di questo tutto

sarebbe determinata dalle relazioni reciproche tra gli elementi che formano l'oggetto. Ciò che

risulta importante non sono gli elementi in sé di una configurazione,ma le relazioni tra le unità che

compongono la struttura,quelle che venivano definite "qualità emergenti".

"Il cognitivismo:"

Questa corrente prende il nome di cognitivismo dal libro Psicologia cognitivista di Ulric Neisser

(1967),che sintetizzava oltre un decennio di studi e di lavori sui processi cognitivi,nel tentativo di

proporre nuovi modelli e teorie della mente.

Secondo la psicologia cognitivista,l'atto visivo non è una pura registrazione passiva dell'ambiente

fisico esterno,ma una costruzione attiva che implica processi di elaborazione e di analisi. L'imput

sensoriale che proviene dall'esterno subisce tutta una serie di modificazioni e di elaborazioni prima

di poter essere percepito: viene infatti trasformato,ridotto,immagazinato,recuperato ed in fine

utilizzato.

I cognitivisti parlano di un doppio processo di elaborazione dell'informazione: un processo guidato

dalle caratteristiche dello stimolo (bottom-up - dal basso) ed un altro in direzione opposta,guidato

cioè dai concetti presenti nella mente (top-down - dall'alto). Si tratta di due processi paralleli che

concorrono all'identificazione e alla comprensione delle informazioni disponibili. I processi dal

basso tengono conto di tutte le informazioni presenti dell'oggetto esterno,tentano di estrarre le

caratteristiche salienti ed operano attraverso elaborazioni successive. I processi dall'alto utilizzano

le informazioni concettuali presenti nei nostri schemi mentali per attribuire i significati più pertinenti

alle informazioni che ci giungono.

Es. Nella lettura di un romanzo,le caratteristiche strutturali delle singole lettere costituiscono delle

informazioni dal basso,per cui mettiamo insieme delle lettere fino a formare una stringa di senso

compiuto;abbiamo però anche altre conoscenze che ci permettono di identificare le parole,come il

fatto che stiamo leggendo un romanzo ambientato in mare (una parola che comincia per n è più

probabile sia nave che neve).

Quindi la psicologia della Gestalt sosteneva l'immediatezza e la globalità del processo

percettivo;secondo il cognitivismo,invece,il riconoscimento visivo avverebbe mediante un confronto

fra l'oggetto e la rappresentazione in memoria precedentemente immagazinata di tale oggetto.

"L'approccio ecologico di Gibson:"

Secondo Gibson l'ambiente e l'interazione tra organismo e ambientre sono essenziali.

L'informazione è tutta presente nell'ambiente e nella luce;il nostro sistema visivo estrae ed

organizza continuamente le informazioni presenti nella luce in un assetto ottico ben strutturato che

fornirebbe informazioni sufficienti per spiegare il processo della visione. L'esperienza visiva è

immediata e diretta e non sarebbe necessario supporre l'esistenza di processi di elaborazione

superiore.

Un concetto importante è quello di affordance (disponibilità) che si riferisce alle caratteristiche

dell'ambiente fisico in relazione a quelle dell'osservatore;le propietà di un oggetto consentono

(afford) immediatamente di capire a che cosa serve (es. la lama di un coltello ci comunicherà che

deve essere usato per tagliare).

Un altro punto importante è costituito dagli invarianti: le informazioni visive,organizzate

nell'ordinamento ottico,che continuamente giungono ai nostri occhi variano continuamente. Uno

stesso oggetto difficilmente verrà percepito più volte con la stessa proiezione retinica. Nonostante

questo alcuni aspetti di interrelazioni nella figura della struttura non variano (es. la superficie

rettangolare di una porta non è sempre la stessa nelle diverse immagini retiniche che si formano

se la osserviamo mentre viene aperta,ma alcune componenti rimangono uguali come gli angoli che

sono sempre 4).

Neisser (1976) si propose di conciliare la posizione di Gibson son il cognitivismo. Egli avanzò

l'ipetesi di un processo ciclico che guida l'attività percettiva. In ogni momento la nostra azione

dipende dalla conoscenza che abbiamo appreso in precedenza,dalla verifica della situazione

esistente e dalle aspettative e scopi che ci facciamo per il futuro. Quindi l'atto del percepire è visto

come un'azione che si inserisce tra un prima e un dopo,e la condizione complessiva viene a

formare uno schema che guida la nostra percezione,l'azione e il comportamento.

La conciliazione sta nel fatto che l'informazione disponibile nella luce e nell'ordinamento ottico

trova un sistema appropriato e disposto ad accoglierla. Tale sistema,definito anche schema,viene

continuamente ristrutturato ed arricchito con l'esperienza e con la continua raccolta delle

stimolazioni ambientali;tale sistema elabora le informazioni disponibili e sviluppa l'apprendimento

percettivo.

"La teoria computazionale:"

L'approccio computazionale si pone come obbiettivo lo studio del processo della visione attraverso

la simulazione e la progettazione di sistemi intelligenti che siano in grado di vedere,in maniera

molto semplificata,ovviamente,rispetto alla complessità dei sistemi biologici.

L'esponente principale è David Marr,il cui libro Vision (1982),riporta i contributi più significativi per

lo sviluppo di tale teoria. Il punto di partenza è che sono ipotizzati livelli diversi di elaborazione

organizzati gerarchicamente.

A livello più basso troviamo l'immagine retinica che viene definita lo schizzo (sketch) primario

grezzo. Il campo visivo,di cui è formata l'immagine retinica,è rappresentato come una matrice o

mappa composta da intensità diverse che segnalano la presenza di unità informative di base:

linee,spigoli,angoli,contorni di superfice,ombreggiature,movimenti,lunghezze,larghezze ecc.

L'efficacia di questa elaborazione visiva precoce è stata resa possibile grazie ad un software

progettato dal gruppo di ricerca di Marr. Data l'immagine bidimensionale con diversi livelli di grigio

di un oggetto,il sistema (senza avere in memoria nessuna informazione sull'oggetto) era in grado

di estrarre da quest'immagine i contorni che delimitavano la figura rispetto allo sfondo e quelli

interni,solamente sulla base di ripetute elaborazioni della matrice di intensità dei livelli di grigio.

Il successivo livello di rappresentazione visiva viene definito schizzo a due dimensioni e mezzo (2

1 / 2 D),perchè non sono ancora presenti i volumi tridimensionali,ma solo le superfici. A questo

livello vengono messe insieme le informazioni provenienti dallo schizzo primario con lo scopo di

creare nuove organizzazioni unitarie che determineranno orientamenti,profondità,distanze

dall'osservatore ecc.

Il terzo livello è detto modello a 3 dimensioni (3 D). Gli oggetti sono rappresentati ora in termini

volumetrici.

CAPITOLO 6: i fenomeni percettivi.

L'articolazione figura/sfondo è uno dei caratteri principali della percezione.

Secondo gli psicologi gestaltisti è un fenomeno innato che si può osservare anche nei bambini e

negli animali.

Koffka (1935) ha dimostrato che basta disegnare una figura su un foglio per creare questa

condizione.

Lo psicologo danese Rubin (1915) rivelò che anche quando tutte le parti di una regione sono

collegate è possibile percepirla sia una figura che uno sfondo. Sua è la famosa immagine della

coppa con due profili in cui è possibile vedere entrambe le immagini,ma mai contemporaneamente

e in cui dopo un certo lasso di tempo avviene un'inversione spontanea (se si guarda per un pò la

coppa,dopo un certo tempo si comincia a vedere solo i profili) che è possibile solo per immagini

che non sono lineari e in cui quindi anche lo sfondo può assumere il ruolo di figura.

Rubin e i gestaltisti formularono una serie di leggi che descrivono la percezione di un'immagine

come figura piuttosto che come uno sfondo:

-contorno -- linea di demarcazione comune a due campi o superfici attigue che separa la figura

dallo sfondo;

-area più piccola e inclusione -- la zona inclusa (aree più piccole o aree circondate da altre più

grandi) viene percepita come figura e l'includente diventerà lo sfondo;

-definita/indefinita -- la figura ha un'estensione definita,lo sfondo no;

-verticale/orizzontale -- le parti verticali e orizzontali sono dominanti e quindi più portate ad

emergere come figura rispetto a quelle obbligue;

-inferiore/superiore -- la parte in campo inferiore tende ad essere vista come figura,quella

superiore come sfondo (questo potrebbe provenire dall'esperienza in quanto quasi tutti gli oggetti

poggiano su una superfice);

-convessità/concavità -- la convessità sembra avere la meglio sulla concavità e quindi viene

maggiormente percepita come figura;

-distanza -- la figura è più vicina rispetto allo sfondo che risulta invece in secondo piano e quindi

più lontano;

-simmetria -- le parti simmetriche risaltano come figura;

-densità della trama -- aumentando o diminuendo l'intensità della trama si può invertire il rapporto

figura/sfondo (es. un cerchio riempito è una figura; dei raggi che partono da un cerchio vuoto

possono sembrare un sole stilizzato con un buco al centro e quindi la parte con la trama diventa

figura);

-livelli di profondità -- quando la stratificazione lo permette si tende a percepire il minor numero di

livelli di profondità;

-familiarità -- quando una parte del campo è riconoscibile come un oggetto familiare,l'altra parte

diventa sfondo.

Un altro tipo di immagini ambigue è costituito da quelle immagini in cui le diverse parti che le

compongono possono essere interpretate in modo diverso (es. l'anatra/coniglio di Jastrow;la

moglie/suocera di Hill). In questi casi è indispensabile la conoscenza acquisita precedentemente

dei significati possibili dell'immagine.

Per Wertheimer esisterebbe una tendenza ad articolare il campo visivo in base alla natura degli

elementi disponibili che,in genere raggruppiamo se sono simili per forma o colore,se formano una

configurazione chiusa,se la linea si sviluppa in una direzione continua o omogenea ed infine se

costituiscono delle forme buone,cioè semplici,regolari,simmetriche,quindi armoniche.

Le leggi gestaltiche di organizzazione sono:

-vicinanza -- le parti più vicine di una configurazione vengono a formare unità distinte e separate

dal resto;

-somiglianza -- se la configurazione è composta da elementi misti,si cerca di raggruppare quelli

che sono simili in base a qualche criterio;esiste anche il criterio del "destino comune" secondo cui

elementi misti che compiono lo stesso movimento vengono raggruppati;

-chiusura -- sono organizzate in chiusure le immagini che sono formate da margini che facilitano la

chiusura (es. < > ...<> );

-continuità di direzione -- linee che formano la minore quantità di cambiamenti sono percepite

come unità;

-buona forma o pregnanza -- tra diverse possibilità si tende a preferire quella che appare più

semplice e regolare,appunto la più buona forma possibile;

-esperienza passata -- questo fattore fu aggiunto da Wertheimer; è preferita la combinazione con

cui abbiamo più familiarità.

Tra l'organizzazione di stimoli visivi e uditivi esistono delle analogie.

Alcune leggi gestaltiche possono essere applicate anche ai suoni:

-vicinanza -- le note hanno diverse durate di tempo,per cui due semicrome sono più vicine che due

semibrevi;quindi la vicinanza temporale è indice di raggruppamento in unità. La vicinanza può

essere anche quella tra note rispetto alla loro altezza o quella data dalla posizione che occupano

in una scala;

-somiglianza -- note simili tra loro vengono organizzate in unità che si differenziano da gruppi

composti da note diverse;

-figura/sfondo -- l'equivalente uditivo è la relazione melodia/accompagnamento,in cui la melodia

funge da figura e l'accompagnamento da sfondo.

Nella vita quotidiana non vediamo quasi mai gli oggetti nella loro interezza,ma ci appaiono solo

parti degli stessi in quanto il resto è coperto da altri oggetti.

Si innesca quindi il completamente amodale,secondo il quale le parti mancanti degli oggetti sono

ricostruite sulla base di precedenti esperienze. Modale è la parte che è presente fisicamente e che

possiamo incontrare percettivamente,amodale è quella che non è presente nella realtà fisica,ma

che è attiva nella nostra rappresentazione mentale. Il completamento amodale non è casuale,ma

risponde a delle condizioni precise che ci permettono di organizzare il tutto. Uno degli aspetti che

favorisce il completamento è dato dai diversi modi in cui le linee o i lati che compongono le diverse

configurazioni s'incontrano e si incrociano.

Gli oggetti che ci circondano non variano anche se varia il modo in cui li percepiamo,esistono

perciò delle costanti che sono:

-costante di grandezza -- al variare della grandezza retinica (quando l'oggetto si allontana e quindi

lo vediamo più piccolo),non varia la nostra stima della sua dimensione,questo per via dell'

esperienza che abbiamo di quell'oggetto. Lo psicologo tradizionalista Kilpatrick (1961) sperimentò

che se si mettono due oggetti di grandezza diversa (uno piccolo e uno grande) alla stessa distanza

dall'osservatore,ma in una stanza buia e quindi carente di punti di riferimento, si percipirà quello

più piccolo come più lontano e l'altro come più vicino.

-costante di intensità sonora -- è l'analogia del fenomeno di grandezza per quanto riguarda l'udito.

Se ci poniamo in un luogo tranquillo e qualcuno dietro di noi batte due volte su un tamburo,prima

piano e poi forte,noi percipiremo il primo suono come lontano e il secondo come vicino,ma non

penseremo al cambio di intensità (questo per la nostra propensione alla semplificazione e alla

regolazione dell'informazione in arrivo).

-costante di forma -- preferiamo percepire delle forme più semplici,regolari e simmetriche rispetto a

quelle che abbiamo realmente di fronte. Ames creò la "camera distorta",cioè una stanza che era

molto irregolare (soffitto più alto da una parte e più basso dall'altra,pavimento pendente ecc.) che

vista da una serratura sembrava normalissima,ma se poi vi si inserivano due persone

all'interno,una davanti e una dietro ai due angoli opposti,una sembrerà gigantesca e l'altra molto

piccola. Secondo alcuni studiosi questo esperimento conferma il ruolo dell'esperienza nella

percezione;secondo i gestaltisti invece si percepisce una stanza normale perchè è la forma più

buona in riferimento alle informazioni presenti.

-costanza di colore (o cromatica) -- si riferisce alla percezione sostante di un colore anche se

l'intensità fisica di luminosità può essere diversa (es.vediamo un foglio bianco sia alla luce di una

giornata assolata,sia a quella di una luce artificiale).

La percezione dello spazio,della profondità e quindi della posizione degli oggetti appare

automatica,in realtà non è così semplice. Gli oggetti che sono collocati a distanze diverse in realtà

nella proiezione retinica giacciono sullo stesso piano perchè la retina è bidimensionale. Si

dovrebbe quindi perdere l'informazione di profondità,ma questo non avviene perchè ci muoviamo

continuamente,perciò abbiamo diverse proiezioni con punti di vista sempre diversi.

Un problema molto affrontato riguardava il quesito se la percezione fosse innata o dovuta

all'esperienza.

Gibson e Walk (1960) studiarono il precipizio visivo (visual cliff) cioè le capacità percettive nelle

prime fasi dello sviluppo. Nel loro esperimento,dei bambini erano posti su un pavimento con motivi

a scacchiera che ad un certo punto continuava su una lastra di vetro che faceva vedere un

precipizio (precipizio visivo),sul fondo del quale c'erano gli stessi motivi del pavimento; la matre si

metteva dall'altra parte della lastra e chiamava il bambino. Quasi nessuno (solo 3) dei soggetti

attraversava la lastra anche se con la manina potevano sentire il vetro;di solito o scappavano

dall'altra parte o rimanevano sul ciglio del pavimento non trasparente o piangevano.

Nonostante questo non si può affermare che la percezione della profondità sia proprio innata

perchè per farlo si dovrebbero osservare bambini di pochi giorni,i quali però non sono dei soggetti

idonei in quanto a quell'età sono in grado di discriminare gli oggetti solo sulla base di elevati

contrasti di luminosità. I risultati dell'esperimento dimostrano però che la percezione di profondità

viene sviluppata molto presto nello sviluppo il che farebbe escludere il ruolo centrale

dell'esperienza.

Nonostante la bidimensionalità della retina ci sono degli indici di profondità che sono stati

classificati in 2 tipologie: fisiologici e pittorici.

Gli indici fisiologici sono:

-accomodazione o messa a fuoco -- il processo di messa a fuoco avviene attraverso il

cristallino,tanto più un oggetto è vicino,tanto più il cristallino si contrae,se invece è distante il

cristallino si distende. La contrazione quindi ci fornisce informazioni utili sulla distanza dell'oggetto.

Oltre i 7 metri,però,il cristallino non di distende ulteriormente quindi questo è un indice grossolano.

-convergenza -- i nostri occhi,attraverso i muscoli orbitali,ruotano e convergono verso l'oggetto che

osserviamo (più è vicino più gli occhi convergono,più è lontano più sembrano paralleli). Anche in

questo caso il livello di contrazione dei muscoli orbitali fornirebbe informazioni sulla distanza

dell'oggetto.

-disparità binoculare -- il fatto che abbiamo due occhi ci permette di avere due

immagini,lievemente distanziate l'una dall'altra,della stessa scena. La tridimensionalità è data dai

processi di elaborazione superiore del cervello che fonde le due scene in un'unica immagine

tridimensionale.

Gli indici pittorici sono:

-gradienti di densità microstrutturale -- Gibson (1950) sostiene che anche in un'immagine

monoculare ci sarebbero tutte le caratteristiche per identificare la profondità in quanto superfici

diverse producono immagini retiniche differenti. Ad una superficie frontale corrisponde

un'immagine retinica uniforme e modulare,ad una superficie longitudinale ne corrisponde una che

va pian piano rimpicciolendosi.

-sovrapposizione -- quando un oggetto giace su un altro occulta alcune parti di quello che sta sotto

e quindi si può percepire la profondità.

-chiaroscuro -- le parti più chiare di un'immagine sono percepite come più vicine,quelle più scure

come più lontane;inoltre ad una relazione illuminato/in ombra corrisponde una sensazione di rilievo

e tridimensionalità,mentre ad una in ombra/illuminato ne corrisponde una di concavità e

depressione.

-grandezza familiare -- gli oggetti hanno dimensioni più o meno stabili che ci sono familiari,quindi

se osserviamo un disegno con un elefante e una capra della stessa grandezza percipiremo la

capra come più vicina e l'elefante come molto lontano.

-altezza sulla linea orizzontale -- gli oggetti posizionati in alto nel nostro campo visivo sembrano

più distanti;tanto più un oggetto è vicino alla linea dell'orizzonte,tanto più appare lontano.

-parallasse di movimento -- consiste nella modificazione graduale e progressiva delle proiezioni

retiniche degli oggetti del nostro ambiente,collocati a distanze diverse,in funzione del movimento

che compiamo.

-prospettiva aerea -- l'intensità cromatica degli oggetti diminuisce con la loro distanza,perciò un

oggetto più lontano tenderà ad una colorazione azzurro-grigiastra. Questo fenomeno è dovuto ad

una leggera foschia presente nell'aria che i raggi del sole dovranno attraversare.

Per illusione visive si intendono delle condizioni stimolatorie in cui è evidente una discrepanza tra il

dato fisico e quello fenomenico,tra la realtà e ciò che percepiamo. I primi studi e quindi le prime

spiegazioni sulle illusioni possono essere collocate nella prima metà dell'ottocento.

L'illusione della luna è spiegata da Kaufman e Rock (1962) che affermano che la luna appare più

grande vicino all'orizzonte che quanto è alta nel cielo;questo perchè sull'orizzonte la vediamo in

relazione al contesto ambientale e quindi a dei punti di riferimento che non abbiamo in cielo.

Prendendo in considerazione quali tipi di modificazione delle figure vengono percepiti,si possono

creare 3 categorie di illusioni visive:

-estensione -- la grandezza e la lunghezza sono percepite in modo erroneo.

-orientamento -- l'orientamento è giudicato erroneamente

-distorsione -- linee o parti della figura subiscono una distorsione rispetto alla loro rettilineità

geometrica.

Per comprendere le illusioni visive sono state proposte molte teorie:

-teoria dei movimenti oculari:

afferma che i movimenti degli occhi,durante l'esplorazione della figura,sono agevolati da alcuni

elementi che quindi li conducono verso i confini. Questa teoria fu confutata perchè si dimostrò che

l'illusione si crea anche proiettando l'immagine sempre sullo stesso punto della retina (immagine

stabilizzata) e avviene anche se la figura è proiettata per un tempo sufficentemente breve a non

consentire movimenti oculari.

-teoria fisiologica:

afferma che le interpretazioni erronee delle illusioni sono dovute al fatto che i nostri recettori

dell'orientamento,presenti nel sistema visivo,modificano la percezione di segmenti con

orientamenti diversi se questi sono posti in competizione. Secondo il processo dell'inibizione

laterale,la sollecitazione di gruppi di recettori influenzerebbe l'attività di altri presenti in zone

adiacenti,inibendo il loro corretto lavoro e provocando situazioni di accentuazione o riduzione

dell'elaborazione dello stimolo.

-teoria del campo:

i gestaltisti hanno cercato di spiegare le illusioni facendo riferimento al concetto di campo e

affermando quindi che quando nel campo sono presenti elementi strutturali disomogenei e in

competizione tra loro,emerge una situazione percettiva conflittuale e squilibrata. Per risolvere il

problema si costituirà allora un nuovo assetto percettivo ed alcuni elementi verranno modificati e

distorti nel tentativo di creare un nuovo equilibrio.

-teoria della prospettiva:

afferma che alcune illusioni sarebbero dovute a una percezione implicita dei meccanismi di

profondità e costanza.

Il movimento gioca un ruolo di primaria importanza per l'adattamento di un organismo al proprio

ambiente e può essere definito come il cambiamento,continuo e progressivo,della posizione di un

oggetto nello spazio in funzione del tempo.

Generalmente o ci muoviamo noi o gli oggetti che ci circondano,ma nella maggior parte dei casi ci

si presenta la prima condizione,per cui dal nostro movimento riceviamo informazioni sullo stato

dell'equilibrio posturale grazie al sistema propriocettivo. L'organo principale dell'equilibrio è il

sistema vestibolare che si trova nell'orecchio che invia continuamente al cervello informazioni sullo

stato della testa che combinate a quelle provenienti dalla retina ci forniscono molti indizi per la

discriminazione della percezione del movimento.

Il movimento apparente (o movimento stroboscopico) si presenta quando si percepisce un

movimento in assenza di movimento reale. Wertheimer (1912) aveva fatto un esperimento in cui

delle luci stazionarie si accendevano in rapida successione (60 ms) si percepirà una luce in

movimento invece che due distinte.

E' il principio che viene utilizzato nella pellicola cinematografica che in passato era formata da 18

fotogrammi al secondo ed oggi da 24 fotogrammi al secondo ripetuti ognuno 3 volte per un totale

di 72.

Il movimento indotto è invece quello in cui il movimento che si percepisce fenomenicamente non

ha un corrispettivo fisico,nel senso che ciò che realmente si muove crea una condizione per cui

sembra che siano altre parti a muoversi. Duncker (1929) mostrava a dei soggetti un rettangolo

luminoso e un punto luminoso in una stanza buia; muoveva poi il rettangolo,ma i soggetti riferivano

che si era mosso il punto luminoso (nella direzione contraria a quella del movimento reale). Questo

perchè quando osserviamo uno scena tendiamo a vedere gli oggetti all'interno di un contesto

unitario. Se dovessimo descrivere il movimento che forma una ruota diremmo che gira su sé

stessa di 360°,in realtà solo l'asse centrale compie un movimento fisico simile a quello

fenomenico. Se poniamo un punto luminoso sul cerchio della ruota e la facciamo muovere al

buio,si creerà una cicloide cioè una curba geometrica costituita da una serie di archi o

semicirconferenze che si ripetono in successione.

Come approfondimento allo studio di Duncker,Wallach (1959) racchiuse il punto e il rettangolo in

un cerchio,cosicchè il movimento del rettangolo era percepito sul punto,quello del cerchio sul

rettangolo.

Il movimento vettoriale può essere spiegato attraverso l'esempio di 3 punti disposti in

verticale,quello più alto e quello più basso si muovono in orizzontale,quello in mezzo in diagonale.

Il soggetto vedrà gli esterni muoversi orizzontalmente,mentre quello centrale subirà il

condizionamento degli altri due e sembrerà muoversi in verticale. Questo fenomeno viene spiegato

da Cutting e Profitt (1982) con il principio di minimo secondo il quale gli elementi in movimento

sono resi al minimo come se ci fosse una tendenza a percepire il movimento semplificandolo.

Il movimento biologico veniva invece riconosciuto in un esperimento di Johansson (1973). Egli fece

indossare a un soggetto una calzamaglia nera e poi applicò a sei giunture del corpo dodici punti

luminosi;aveva poi fatto muovere la persona e l'aveva fotografata. Mostrando questi fotogrammi il

fatto che ritraessero una persona diventava chiaro dopo appena 6 foto;questo fatto poteva essere

attribuibile all'estrazione di informazioni dai punti luminosi che vengono osservati come strutture

rigide che si muovono nelle spazio in modo che dopo un pò appare chiaro il movimento ondulatorio

tipico delle anche ecc.

Secondo il cognitivismo,il riconoscimento di sagome può essere riconducibile a 3 ipotesi:

-confronto di sagome -- dovrebbe esistere nella nostra mente una rappresentazione,una sagoma

appunto,per tutte le configurazioni che devono essere riconosciute e il riconoscimento avviene solo

dopo il confronto tra il segnale esterno e la sagoma interna. Questo metodo però è troppo

complesso per il nostro sistema perchè le due sagome dovrebbero coincidere perfettamente e

quindi si dovrebbero modificare in continuazione le informazioni delle sagome interne.

-analisi delle caratteristiche -- il riconoscimento sarebbe possibile perchè siamo in grado di cogliere

tutta una serie di caratteristiche della configurazione;le caratteristiche che compongono la lettera A

sarebbero due linee diagonali e una orizzontale. Uno dei primi modelli costruiti in questo senso è il

Pandemonium di Selfridge (1959) in cui si ipotizza una struttura adatta al riconoscimento formata

da livelli gerarchicamente organizzati chiamati demoni. Il primo è quello dei demoni dell'immagine

che hanno il compito di registrare l'immagine;il secondo è dei demoni delle caratteristiche in cui

ogni demone osserva una determinata caratteristica;il terzo è quello dei demoni cognitivi che

dovrebbero essere in grado di riconoscere una particolare configurazione. Ogni volta che si

riscontra una coincidenza con ciò che i demoni sono preposti a cercare,essi cominciano a urlare.

In fine i demoni della decisione,che si trovano all'ultimo livello,ascoltano il pandemonio di strilli e

selezionano il demone che urla più forte (che in teoria ha riconosciuto tutte le caratteristiche).

Questo modello è in grado di cogliere l'articolazione di tutti i diversi eventi e dettagli e produrre il

riconoscimento di una determinata immagine. Però se si considerano lettere come E ed F vediamo

che sono formate dagli stessi elementi strutturali,quindi il risultato dovrebbe essere identico anche

se di fatto hanno un significato molto diverso. Da ciò si può dedurre che la somiglianza percettiva

di due configurazioni non è data solo dagli elementi che le compongono,ma anche dalle relazioni

tra le componenti.

-relazioni strutturali -- ad alcune immagini si possono attribuire significati differenti a secondo del

modo in cui sono combinate le componenti. Biederman (1987) prende in esame degli oggetti

tridimensionali molto schematici le cui componenti se organizzate in modo differente possono

creare diverse cose (es. tazza e secchiello,entrambi composti da un recipiente e un manico,sono

diversi perchè nella tazza il manico è sul lato e nel secchiello in alto). Corelman (1978),un

disegnatore francese,ha prodotto un catalogo di oggetti introvabili dove alcuni oggetti hanno un

forte carattere di originalità proprio perchè le componenti sono spostate dalla loro posizione

abituale (es. caffettiera del masochista). Biederman afferma anche che se ci capitasse di vedere

un nuovo oggetto,per la prima volta,potremmo descriverlo in base alla sua somiglianza con cose

già note o utilizzando le sue componenti volumetriche di base (geoni);per cui ci sarebbe sempre

unanimità nella descrizione.

I nostri occhi si muovono in continuazione durante l'osservazione di una scena,prima di tutto

perchè non siamo in grado di coprirne l'intera ampiezza,ma anche perchè il motivo

dell'occhio,spostandosi,fa in modo che le diverse parti del campo su cui si rivolge l'attenzione

siano sempre proiettate sulla fovea,dove sono contenuti il maggior numero di recettori e dove

quindi l'acuità visiva è maggiore.

Un'esplorazione visiva è un'alternanza di fissazioni e movimenti. Il movimento oculare è anche

detto saccade e durante la fase esplorativa si compiono in media 2 o 3 saccadi per secondo.

Nell'osservazione totale della scena il 10% del tempo viene impiegato nel movimento e il 90%

costituisce la fase di percezione vera e propria e quindi le fissazioni. In realtà gli occhi non

rimangono mai fermi perchè anche quando sono in quiete compiono un piccolissimo movimento,un

tremore,detto "nistagmo fisiologico". Infatti se l'occhio rimanesse immobile,poco dopo l'immagine

scomparirebbe perchè il pigmento presente nei recettori eccitati si esaurirebbe. Questo è stato

dimostrato dalle immagini stabilizzate,cioè delle figure che venivano inviate su un piccolissimo

specchio posto sull'occhio che seguiva continuamente i suoi movimenti facendo in modo che

l'immagine attivasse sempre lo stesso numero di recettori.


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia delle Arti, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Psicologia della Percezione, Mastandrea. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la sensazione, la visione, l'udito, l'attenzione, le teorie principali, i fenomeni percettivi, informazione e comunicazione visiva,.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle arti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Scienze Storiche Prof.

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