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La percezione sensoriale

In apparenza ci sembra molto semplice il modo in cui vediamo i colori, udiamo i suoni o riconosciamo gli oggetti, ma in realtà questa percezione non è diretta e avviene attraverso forme di rappresentazione diverse.

Capitolo 1: La sensazione

La percezione del mondo che ci circonda è resa possibile da cinque canali sensoriali (vista, udito, tatto, gusto, olfatto) attraverso cui viaggiano tutte le informazioni provenienti dall'esterno. Spesso usiamo i termini percezione e sensazione in maniera intercambiabile, ma in realtà tra i due c'è un'importante differenza: la sensazione è un'esperienza immediata prodotta da un semplice stimolo; mentre la percezione è la successiva interpretazione degli stimoli elementari e delle sensazioni basilari.

In base a ciò, uno dei primi problemi che gli studiosi si sono posti è stato quello di osservare che tipo di corrispondenza esista tra uno stimolo fisico esterno e la risposta individuale; la psicofisica è una branca della psicologia che si è occupata proprio di questo. Lo stimolo fisico è definito così perché è un'entità reale, quantificabile e misurabile. La risposta dell'individuo invece è di natura psicologica perché l'input deve essere interpretato sulla base di tutta una serie di conoscenze e apprendimenti precedenti.

Il fisico tedesco Fechner (Elementi di psicofisica, 1860) gettò un ponte tra fisica e psicologia attraverso i suoi studi di psicofisica, in cui per la prima volta lo psichico divenne oggetto d'indagine. Una parte dei lavori e degli esperimenti consisteva nella variazione di intensità di determinati stimoli e nella successiva registrazione delle sensazioni del soggetto. Sono state così individuate due soglie, quella assoluta e quella differenziale.

La soglia assoluta è la quantità minima necessaria perché uno stimolo possa essere riconosciuto; la soglia differenziale invece consiste nella capacità di riconoscere la variazione minima di intensità tra due stimoli sensoriali.

Metodi psicofisici

Nello studio della soglia assoluta è stato necessario utilizzare dei metodi psicofisici che fossero affidabili e precisi. I metodi psicofisici sono di tre tipi:

  • Metodo degli aggiustamenti -- il soggetto deve variare l'intensità dello stimolo fino a quanto non riesce a percepirlo. Il limite è che spesso ripetendo l'esperimento si ottengono risultati leggermente diversi e si arriva a sensazioni diverse anche se si comincia da un'intensità elevata o al contrario bassa;
  • Metodo degli stimoli costanti -- vengono presentate al soggetto delle serie di stimoli di intensità diversa ed egli deve rispondere "sì" quando riesce a percepirne uno. Il limite è che si ottengono risultati precisi se l'intensità è molto alta o molto bassa, ma non sempre i soggetti sono in accordo quando l'intensità varia di poco rispetto alla soglia minima di percezione. I ricercatori quindi hanno ritenuto che si raggiunge la soglia assoluta quando uno stimolo ha una probabilità del 50% di essere percepito;
  • Metodo dei limiti -- al soggetto vengono presentati degli stimoli di intensità diversa in ordine ascendente e discendente finché non si raggiunge il livello in cui uno stimolo viene percepito. Il limite è che possono esserci degli errori in quanto la soglia viene percepita in maniera diversa se si parte da livelli sovraliminari o infraliminari.

Raramente nella vita quotidiana viene messo in atto il concetto di soglia assoluta; utilizziamo certamente di più quello di soglia differenziale o di minima differenza percepibile (Just Noticeable Difference-JND).

Esempio: Se in una stanza buia c'è una candela accesa, basterà aggiungere un'altra candela per aumentare l'intensità della luce, ma se nella stessa stanza ci sono decine di candele per aumentare l'intensità se ne dovranno aggiungere almeno un'altra decina.

Capitolo 2: La visione

La percezione del colore è il risultato di un continuo scambio tra le informazioni presenti nella luce e la sua riflessione e assorbimento da parte degli oggetti presenti nell'ambiente. È necessario quindi disporre di un sistema biologico adatto a percepirli. La luce solare appare di colore acromatico, bianca o giallastra, ed è composta da particelle, dette "fotoni", che possono essere descritte come delle quantità di onde elettromagnetiche.

Newton separò la luce bianca con un prisma ed ottenne dalla sua composizione dei colori: violetto, indaco, azzurro, verde, giallo, arancione, rosso. In seguito li riunì con un altro prisma e ottenne di nuovo la luce bianca. Egli dimostrò dunque che i raggi del sole sono costituiti da onde elettromagnetiche di lunghezze differenti che producono colori diversi.

La luce è energia elettromagnetica ed è caratterizzata dalla lunghezza d'onda, cioè la distanza che separa il picco di un'onda dalla successiva (misura che viene detta ciclo). Le onde elettromagnetiche possono avere lunghezze d'onda differenti. Lo spettro visibile, cioè quello composto dai raggi che sono visibili all'occhio umano, va dal violetto, il colore con la lunghezza d'onda più corta (380 nanometri) al rosso, quello con la lunghezza d'onda maggiore (780 nanometri). Il nanometro (nm) è la miliardesima parte di un metro.

Proprietà dei colori

Le proprietà con cui si caratterizzano i colori sono:

  • Saturazione -- ha a che fare con la purezza del colore, un colore saturo sembra non contenere del bianco (il celeste è meno saturo del blu);
  • Luminosità -- fa riferimento a quanto appare bianco un colore (il giallo è più luminoso del blu);
  • Tonalità -- è il nome che attribuiamo ad un colore e alla sua lunghezza d'onda (giallo).

Teoria tricromatica

Fu proposta dal fisico inglese Thomas Young (1802). Egli pensava che esistessero tre particelle sensibili a tre colori: rosso, verde e blu. Questo pensiero fu sviluppato dal fisiologo tedesco Herman von Helmholtz in Ottica fisiologica (1867) e la teoria divenne famosa come teoria Young-Helmholtz.

In tempi recenti sono stati individuati sulla retina alcuni tipi di coni (recettori responsabili della visione a colori) altamente specializzati nella discriminazione di energia luminosa di diverse lunghezze d'onda: rossa (coni rossi, long, 570 nm), verde (coni verdi, medium, 530 nm) e blu (coni blu, short, 450 nm). Dalla combinazione dei diversi livelli di stimolazione proveniente da ognuna delle tre famiglie di coni, il nostro sistema visivo è in grado di ricoprire tutta la grande varietà di colori che quotidianamente percepiamo.

Teoria quadricromatica

Ewald Hering criticò la teoria tricromatica, partendo dal presupposto che appariva difficile che il giallo potesse essere ottenuto da due colori. Hering (1920) propose una teoria basata sulla convinzione che nel corpo genicolato laterale sono presenti diversi gruppi di cellule suddivise in tre gruppi che agirebbero attraverso processi opponenti.

  • Il primo riceve informazioni dai coni rossi e verdi e produce il processo opponente rosso/verde.
  • Il secondo riceve input dai coni blu e da una combinazione di quelli rosso e verdi per produrre il processo opponente blu/giallo.
  • Il terzo non ha preferenze per i colori e produce contrasti acromatici come chiaro/scuro e bianco/nero.

Sembra plausibile che entrambe le teorie siano giuste: quella di Young-Helmholtz trova conferma a livello retinico; quella di Hering si colloca negli stadi successivi di elaborazione cromatica del sistema visivo.

Per gli scienziati i colori primari (non si possono ottenere da nessuna mescolanza) sono il rosso, il verde e il blu; per i pittori invece sono il rosso, il giallo e il blu. Se lo scienziato unisce la luce verde e quella rossa, otterrà la luce gialla; se invece il pittore unirà i pigmenti degli stessi colori otterrà il marrone. Inoltre, mescolando le tre luci si otterrà il bianco (sintesi additiva, perché è una somma di lunghezze d'onda); mescolando invece i tre pigmenti si avrà il nero (sintesi sottrattiva, perché i pigmenti assorbono tutte le lunghezze d'onda tranne quella o quelle che vengono riflesse, quindi assorbono colori e sottraggono proprietà cromatiche).

Percezione del colore

Possiamo articolare la percezione del colore attraverso due grossolane suddivisioni:

  • Possiamo percepire i colori quando sono emessi direttamente da una fonte naturale (es. luce del sole) o artificiale (es. lampadina);
  • Nella maggior parte dei casi nella nostra percezione quotidiana vediamo colori che provengono da oggetti illuminati che riflettono luce (in questo caso la luce è combinata con altri fattori tra cui il colore specifico dell'oggetto illuminato).

Il pittore francese Gorge Seurat, influenzato dagli studi di Helmholtz, cercò di utilizzare il metodo della sintesi additiva anche in pittura. Utilizzò il puntinismo per mescolare i colori nella convinzione che sarebbero risultati molto più vividi, ma in realtà ottenne dei disegni che sembravano ricoperti da una patina opaca (es. "Una domenica pomeriggio alla Grande Jatte").

Il pittore francese Paul Signac, prendendo le mosse dal lavoro di Seurat, utilizzò la tecnica del divisionismo: utilizzò macchie di colori più estese e divise il dipinto in modo tale che le macchie adiacenti creassero dei contrasti cromatici. Il risultato fu un'accentuazione della vividezza e della luminosità dei disegni (es. "La boa rossa").

Queste tecniche fondano le sue basi teorico-scientifiche anche sui lavori del chimico francese Chevreul sui contrasti simultanei di colore: lo stesso grigio accostato ad altri grigi di tonalità diverse (da molto scuro a molto chiaro) sembrerà di colore diverso. Ciò avviene anche per altre tonalità.

Il contrasto successivo di colore invece si presenta se, ad esempio, si fissa il centro di un cerchio diviso in quattro parti di colore diverso e poi si sposta lo sguardo su uno sfondo neutro; per alcuni secondi si continuerà a vedere i colori, ma sostituiti del loro negativo (es. se nella prima figura il rosso è in alto a sinistra e il verde in alto a destra, dopo si vedrà il verde a sinistra e il rosso a destra).

Il meccanismo di base che spiega questi fenomeni è quello dell'inibizione laterale: i recettori lavorano sempre in coppia pertanto la percezione di un colore subisce l'interferenza del lavoro che compiono quelli che lo affiancano.

L'occhio

L'occhio è costituito da più elementi:

  • Le palpebre -- sono la parte più esterna e proteggono, lubrificano e impediscono il passaggio della luce quando vengono chiuse.
  • La cornea -- è una lente molto sottile che protegge ulteriormente l'occhio e che devia i raggi che provengono dall'esterno in linea retta per farli convergere sulla retina; essa è costituita nella camera anteriore dall'umor acqueo, una sostanza liquida e trasparente, mentre in quella posteriore c'è l'umor vitreo che è una sostanza sempre trasparente, ma più gelatinosa.
  • L'iride -- è un muscolo che regola la quantità d'ingresso della luce attraverso la pupilla.
  • Il cristallino -- è una lente biconvessa che consente la messa a fuoco degli oggetti (si distende tanto più sono lontani e si contrae tanto più sono vicini) e fa convergere i raggi in entrata in maniera da farli cadere esattamente sulla retina.
  • La retina -- ha lo spessore di un foglio di carta, ma contiene milioni di cellule; in essa le onde elettromagnetiche diventano impulsi nervosi elettrochimici per essere elaborati dal cervello. Nella retina sono presenti dei fotorecettori chiamati coni e bastoncelli. I coni sono circa 6 milioni, sono responsabili della visione a colori e si trovano nella favea (la parte centrale della retina) che è piccola come il puntino di una i. Quando osserviamo qualcosa facciamo dei continui movimenti con gli occhi proprio per far convergere i raggi sulla favea. I bastoncelli sono circa 120 milioni, si trovano nella zona esterna della favea (parafoveale) e si attivano in condizioni di scarsa luminosità e consentono la visione solo in bianco e nero. I recettori trasmettono il segnale ad altri quattro strati di cellule (orizzontali, amacrine, bipolari e gangliari) finché nell'ultima stazione si forma il nervo ottico.
  • Nervo ottico -- è formato da due fasci di fibre, uno che proviene dall'emiretina destra e uno da quella sinistra. Questi fasci si incontrano nel chiasma ottico, cosicché i due fasci proveniente dalle emiretine sinistre vengono inviati all'emisfero cerebrale sinistro e quelli provenienti dalle emiretine destre a quello destro. Nella corteccia visiva primaria, situata nel lobo occipitale, avviene l'elaborazione finale dell'informazione visiva da cui consegue il riconoscimento degli oggetti.

Capitolo 3: L'udito

Un'onda sonora è una modificazione della pressione dell'aria attraverso espansioni e compressioni. Esistono fonti sonore che sono dette semplici perché producono un suono puro (es. diapason), oppure complesse perché producono suoni composti (es. laringe umana). Le onde acustiche viaggiano nell'aria a 330 metri al secondo e quindi è necessario un lasso temporale tra il momento di produzione fisica del suono da parte di una fonte e la percezione uditiva.

Gli oggetti producono suoni perché modificano la pressione del mezzo che incontrano, solitamente l'aria (attraverso liquidi e solidi il suono si propaga a maggiore velocità), che genera un'onda che ha un arco temporale di una certa durata.

Componenti dell'onda sonora

L'onda sonora può essere articolata in tre componenti:

  • Frequenza -- consiste nel numero di cicli che l'onda compie in un secondo, quindi nella sua velocità ed è espressa in Hertz (Hz, da Heinrich R. Hertz). Il nostro sistema uditivo percepisce solo suoni compresi tra 20 e 20000 Hz (sotto ci sono gli infrasuoni e sopra gli ultrasuoni) e tanto maggiore è la frequenza tanto li percepiamo come acuti;
  • Intensità -- è la distinzione tra suoni forti e deboli e si misura in decibel (db). L'udito umano è in grado di discriminare tra 0 e 180 db che corrisponde al rumore e cioè al limite di sopportazione (es. lancio di un razzo);
  • Timbro -- è ciò che caratterizza una sorta di identità del suono. Ogni voce umana ne ha uno (es. voce nasale).

Orecchio

Il sistema uditivo è composto dall'orecchio esterno (padiglione e canale uditivo), da quello medio (timpano e tre ossicini) e da quello interno (coclea).

  • Padiglione uditivo -- ha la funzione di ricevere i suoni esterni.
  • Canale uditivo -- conduce il suono fino al timpano.
  • Timpano -- è una membrana che produce vibrazioni che mettono in movimento gli ossicini.
  • Tre ossicini -- sono il martello (che è a diretto contatto con il timpano), l'incudine e la staffa. Le vibrazioni che producono giungono alla finestra ovale che le trasporta fino alla coclea.
  • Coclea -- è a forma di spirale e contiene un fluido che viene posto in movimento in modo da produrre l'oscillazione di una membrana, chiamata basilare, che si trova nel canale vestibolare della coclea. Il condotto intermedio della membrana basilare contiene l'organo di Corti, dove si trovano i recettori del sistema uditivo che sono costituiti da cellule chiamate ciliate. Le onde sonore che provengono dall'orecchio esterno producono vibrazioni sulla membrana basilare che fanno ondeggiare le cellule ciliate. Questi recettori sono collegati a dei neuroni a cui trasmettono, attraverso connessioni sinaptiche, l'informazione di movimento. I neuroni si uniscono in un fascio, il nervo acustico, che giunge alla corteccia uditiva (che si trova nel lobo temporale).

Capitolo 4: L'attenzione

Il nostro sistema sensoriale ha capacità limitata, dobbiamo quindi inevitabilmente operare una selezione tra gli stimoli che ci raggiungono continuamente. Cherry (1953) ha osservato il cosiddetto effetto cocktail party: ad una festa si può facilmente prestare attenzione a ciò che dice il nostro interlocutore (nonostante il rumore di fondo possa essere molto elevato e superare in termini di decibel la voce dell'altra persona), ma se vicino a noi qualcuno pronuncia il nostro nome o un'altra parola molto significativa per noi, improvvisamente l'attenzione si sposta e si attiva su questa terza persona.

Da questa situazione comune e da numerosi studi si è dedotto che l'attenzione opera selettivamente, pur mantenendo aperti nei canali che sono stati definiti da Neisser (1967) pre-attivi e che sono rivolti all'elaborazione di informazioni secondo una modalità di tipo automatico, quando non è prevista un'attenzione cosciente e quando non interferisce con altre attività mentali. Buona parte del dibattito sull'attenzione è stato impegnato nel determinare a che livello l'informazione in arrivo viene selezionata.

Le teorie che affermano che l'informazione viene bloccata fin dall'inizio, prima che raggiunga lo stadio del riconoscimento, sono chiamate a collo di bottiglia. Broadbent (1958) riteneva che vi fosse un meccanismo selettivo intenzionale dell'attenzione, attraverso cui l'individuo era in grado di bloccare alcune informazioni e selezionarne altre. Egli propose il modello del filtro, secondo cui, coppie di numeri diversi, se inviate simultaneamente alle due orecchie, trovano una strozzatura immaginabile come una Y. Se ci raffiguriamo i numeri come delle biglie possiamo facilmente immaginare che se due biglie scorrono contemporaneamente sui due bracci opposti della Y, una volta arrivate nel centro troveranno una strozzatura che non le farà passare entrambe. Se al soggetto non vengono date istruzioni precise, quindi, avrà più facilità a ripetere prima tutti i numeri inviati a un orecchio e poi gli altri. Se invece al soggetto viene chiesto di ripetere i numeri nell'ordine di presentazione si assisterà ad un...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle arti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Scienze Storiche Prof.
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