Psicologia
Il nostro obiettivo primario è comprendere come è fatta la psicologia, ossia il sapere psicologico, così da mettere a fuoco le rappresentazioni che i diversi progetti di psicologia ci propongono del soggetto.
Cosa ci proponiamo di raggiungere
- Organizzazione del sapere psicologico
- Rappresentazioni del soggetto proposte dalle teorie psicologiche
- Psicologia e biologia evoluzionista: problema dell’adattamento
- Rappresentazione dell’organismo e del soggetto in psicologia
La psicologia può, inoltre, spiegarci qualcosa nel rapporto col paziente: un rapporto che si costruisce inevitabilmente e che si basa su una nostra psicologia ingenua, sul nostro modo di comprendere noi stessi, i fatti, la storia e gli altri. Le relazioni non si danno, si costruiscono, sulla base di ciò che noi pensiamo su noi stessi e sull’altro. Ecco perché il punto cruciale di ciò che studieremo è dato dalle rappresentazioni del soggetto (passivo, attivo, autonomo).
Con passività, attività e autonomia non si vuole intendere ciò che i termini comuni rappresentano: qui, questi tre termini posseggono una valenza nettamente differente; ma sarà interessante notare come in psicologia e in biologia essi siano necessariamente convergenti.
Attenzione: Il soggetto non è attivo, passivo o autonomo, ma è così descritto dalle teorie psicologiche e biologiche!
Le scienze della vita in età moderna
Noi viviamo in un contesto, che possiamo chiamare col termine “Scienze della Vita”.
Le principali caratteristiche sono
- Meccanicismo (antivitalismo): molto tempo fa, i biologi credevano che la vita fosse permeata da un cosiddetto “vis vitalis”, presunta forza metafisica, la quale reggerebbe e governerebbe i fenomeni che si svolgono negli organismi viventi. Oggi questa concezione è stata del tutto abbandonata e sostituita da una nuova ipotesi, di tipo meccanicistico e antivitalistico: la vita sarebbe un fenomeno puramente fisico-chimico, frutto di un’evoluzione, e l’organismo viene visto come una macchina naturale.
- Afinalismo: la biologia ignora il fine; l’evoluzione non è diretta verso un esito preciso, ma si muove, priva di ragionamenti finalistici.
- Riduzionismo: tutte le teorie scientifiche devono essere ridotte a dei minimi comuni denominatori o a delle entità il più elementari possibili. Gli enti, le metodologie o i concetti di tale scienza debbano essere ridotti al minimo sufficiente a spiegare i fatti della teoria in questione. In altre parole, bisogna poter spiegare le cose più complicate, utilizzando però ciò che è più semplice, elementare, ridotto.
- Molecolarizzazione (biologizzazione della medicina): affascinante linea di pensiero, secondo la quale per comprendere bene i processi patologici, terapeutici ed esistenziali è necessario analizzarli a livello molecolare. Nel genoma, nelle caratteristiche genetiche, che rappresentano i tratti più elementari della nostra vita, ci sarebbe scritto tutto (per esempio se a una persona verrà un tumore). È affascinante l’idea di poter ritrovare, nel sistema più minuto e quasi indivisibile del vivente, tutta la spiegazione della vita stessa.
- Darwinismo (adattamento).
Il declino della soggettività
Prendiamo in considerazione la soggettività della persona malata, facendo riferimento alle condizioni personali e soggettive proprie del soggetto. Ma perché si parla di declino della soggettività? A causa di una serie di ragioni, legate allo sviluppo dei nostri saperi, tra i quali il sapere medico per primo. Questo, infatti, ha proposto il cosiddetto artificialismo: lo sviluppo tecnologico degli strumenti che ci permettono di conoscere lo stato di salute del malato, ha portato alla scomparsa del malato stesso come testimone del suo stato, della sua condizione.
Un altro punto che porta al declino della soggettività è la matematizzazione dei dati: noi possiamo matematizzare, all’interno di una curva, una serie di dati sperimentali e scientifici, che rappresentano ciò che deve essere la normalità. Questa non è altro, quindi, che una serie di valori compresi fra due estremi; ecco, dunque, che la persona diviene un sistema di dati, che deve restare nella suddetta norma: siamo soggetti matematizzabili e categorizzabili secondo parametri scientifici.
Infine, fra le cause del declino della soggettività, troviamo l' eziologia (ossia lo studio delle cause) non funzionale delle malattie. La scoperta delle cause delle malattie (batteri, virus, ecc.) ha permesso l’ingresso, nel mondo sociale, dell’igiene e della sanità pubblica.
Le domande del corso
- È possibile recuperare la soggettività pur rispettando lo spirito delle scienze bio-medico-sanitarie così come le abbiamo descritte?
- In quale modo psicologia, biologia, clinica possono parlare lo stesso linguaggio?
Una risposta
Il codice comune è fornito dalle rappresentazioni del soggetto (passivo, attivo, autonomo). Importante, poi, ricordare cosa la psicologia NON deve essere: un supplemento di anima, che viene fornita alle scienze, che l’hanno persa. La psicologia deve essere una vera e propria competenza professionale.
Come fare ordine nella psicologia?
Normalmente, la psicologia viene presentata sotto 3 principali aspetti: gli oggetti della psicologia, i metodi che questa segue e la storia che la caratterizza. Noi analizzeremo, invece, la psicologia, attraverso diversi progetti. Questa analisi in termini di progetto la dobbiamo all’epistemologo e filosofo francese George Canghuilhem, il quale si interrogò su cosa fosse realmente la psicologia. Questa è un sapere, che risponde a diverse domande di partenza, a differenti intenzioni, ad aspettative più o meno esplicite del ricercatore. Raccogliendo tutti questi quesiti, è possibile suddividere la psicologia in quattro grandi progetti:
- Psicologia come scienza naturale: analizziamo il sapere psicologico in relazione alla fisiologia, alla natura chimico-fisica dell’organismo, alla riflessologia e alle neuroscienze. Ogni processo psicologico può essere ricondotto ai processi fisiologici del sistema nervoso centrale. La psicologia è, quindi, assimilabile alle sue basi anatomo-fisiologiche. Studieremo alcuni autori, come Pavlov nella riflessologia.
- Psicologia come scienza del controllo del comportamento.
- Psicologia come scienza del rapporto soggetto/mondo: ci poniamo alcune domande fondamentali; per esempio, “com’è che ci creiamo la nostra concezione di mondo?” e, anche, “com’è che riusciamo a raddrizzare l’errore che abbiamo fatto e come gestiamo i nostri inganni, derivanti dalla percezione?”. Con “errore” si vuole intendere il fatto che non sempre ciò che vediamo rappresenti quello che realmente è (ad esempio, il Sole non gira attorno alla Terra, ma è quest’ultima a ruotare attorno ad esso). Queste domande le ritroviamo, poi, in Fechner, nella Gestalt e nel cognitivismo.
- Psicologia come scienza della costruzione della realtà: studieremo Piaget con l’epistemologia genetica e Freud con la psicoanalisi.
Il filo rosso da seguire e tener presente sempre
Il filo rosso da seguire e da tener presente sempre, nello studio della psicologia, è ciò che risponde alla domanda: “Quale rappresentazione del soggetto viene proposta dai diversi progetti?”. Il soggetto è rappresentato come attivo, passivo e autonomo: queste rappresentazioni devono necessariamente essere collegate a quelle che emergono dalla biologia.
La psicologia come scienza naturale
“I neuroscienziati sono convinti che non solo sia possibile esplorare con i metodi della scienza il funzionamento della mente in tutte le sue dimensioni, ma che tale funzionamento possa essere descritto anche nei termini delle proprietà, delle strutture e dei processi del cervello” (Rose). Con questa frase si vuole riassumere ciò che ci proponiamo di analizzare in questo progetto: i processi chimico-fisici neuronali possono e devono necessariamente essere collegati allo studio psicologico che questi producono. Psicologia e neurologia non sono, dunque, materie divergenti: la psicologia deve far riferimento all’analisi del sistema nervoso centrale e del cervello, per comprendere appieno i processi psicologici del soggetto considerato.
È un progetto tanto antico, quanto moderno: antico perché lo troviamo già con Aristotele, ma anche molto moderno, poiché possiede caratteristiche (come il darwinismo e l’antivitalismo), che lo rendono attuale.
Ivan Pavlov (1849-1936), la riflessologia e il condizionamento pavloviano
Il concetto di riflesso nasce nel 1700, quando i fisiologi notarono che, come un raggio luminoso colpisce una superficie e torna indietro, così anche funziona il sistema nervoso: arriva uno stimolo, che torna indietro sotto forma di azione del corpo.
Ivan Pavlov era un brillante fisiologo che arrivò, nel corso della carriera, a vincere il Premio Nobel nel 1904 per le sue scoperte sui processi digestivi, che lui studiava sui cani. Durante questo studio, Pavlov incontrò il processo digestivo che avviene nel cosiddetto cavo orale, ossia la salivazione. Il cane veniva legato tranquillo in un laboratorio e in bocca gli veniva inserito un tubo per immettere del cibo. Pavlov scoprì che, nel momento in cui nel cavo orale veniva introdotto del cibo, la produzione di saliva aumentava. Ad un certo punto, però, lo studioso notò che c’era un aumento della produzione salivare, anche in assenza dello stimolo che classicamente incitava la risposta.
Pavlov si accorse, infatti, che esisteva un altro tipo di stimolo: i cani cominciavano a salivare quando sentivano i passi del custode che si avvicinava, per portare cibo e alimenti. Questo fenomeno venne soprannominato “secrezione psichica”. Per sistematizzare tale osservazione egli provò ad associare al cibo (detto stimolo incondizionato, o assoluto o naturale) un altro stimolo, per esempio una luce o il suono di un campanello (detto stimolo condizionato o neutro), di per sé inadeguato a produrre la salivazione, a differenza dello stimolo incondizionato. Dopo un certo numero di associazioni, nelle quali lo stimolo condizionato veniva fatto precedere a quello incondizionato, si poteva constatare come fosse sufficiente lo stimolo condizionato per produrre la salivazione che, quindi, da risposta incondizionata diveniva così condizionata: questo viene chiamato riflesso condizionato, di primo tipo, rispondente, classico, pavloviano.
Pavlov è, quindi, riuscito a creare una risposta a partire da uno stimolo, che non era previsto provocasse quel tipo di risposta.
Come spiega tutto questo Pavlov?
È inutile ricorrere a spiegazioni di tipo psicologico, spiegando il tutto semplicemente dicendo che “il cane, dopo un po’, ha compreso il meccanismo”. Perché, allora, dovremmo poi rispondere alle domande: “che cosa significa aver compreso il meccanismo?” e “cosa accade fisiologicamente nel cervello del cane, quando questo comprende che gli sta per venir dato del cibo?”.
Pavlov spiega, dunque, che uno stimolo neutro ha sostituito lo stimolo assoluto: è tutta una questione di sostituzione di stimoli (spiegazione, quindi, fisiologica). Il riflesso condizionato, per Pavlov, rappresentava, dunque, un vero e proprio apprendimento da parte del cervello: vuole spiegare come gli organismi riescono ad adattarsi al mondo avendo a disposizione pochi “strumenti”. Tuttavia, da parte dello studioso questa era una spiegazione estremamente semplificata dei processi adattativi.
Il tramonto della riflessologia lascia spazio a nuove interpretazioni del SNC, che sono comunque sempre legate all’ipotesi che, in linea di principio, il funzionamento della mente possa essere esplorato e descritto nei termini delle proprietà, delle strutture e dei processi del cervello.
Nella figura a lato, per esempio, è possibile osservare la rappresentazione visiva di come certe azioni cognitive attivino specifiche aree cerebrali. L’area posteriore, per esempio, è quella responsabile della visione. Quando ascoltiamo, si attiva l’area temporale. Quando parliamo si attiva l’emisfero di sinistra. Infine, quando pensiamo, vengono attivate tutte le aree precedentemente dette, incluse quelle parietali e temporali. La cosa interessante è il fatto che, qualunque cosa si dica e qualunque cosa si pensi o si ascolti, si attivano sempre le stesse aree.
Kandel (premio Nobel 2000) e la molecolarizzazione
Kandel intuì che il problema dell’infinità di sinapsi che compongono il cervello è risolvibile spostando i suoi studi sull'Aplysia, la lumaca marina. I suoi neuroni, infatti, sono simili a quelli dell’uomo ed i segnali elettrici che questi si mandano tra loro sono identici ai nostri, pur possedendo un sistema nervoso composto da ventimila neuroni anziché undici miliardi, come il cervello umano.
Kandel scoprì che il nostro apprendimento avviene non modificando i neuroni, bensì rinforzando le sinapsi - ovvero le connessioni fra i neuroni - oppure costruendone di nuove. Riferendosi alla figura a lato, se forniamo una serie di stimoli al neurone presinaptico, questo tende a cambiare la sua posizione, spostandosi anatomicamente e rendendo il passaggio dello stimolo più pratico. Questo significa che il mollusco ha appreso una nuova azione e il neurone è diventato neurone modulatore.
Il cervello, quindi, si modifica continuamente: l’apprendimento è una modificazione anatomo-strutturale del SNC, che risulta essere estremamente plastico. Attenzione: non nascono nuovi neuroni, ma nuove sinapsi!
Questo esperimento è un ulteriore esempio di come sia possibile ricondurre i processi psicologici ai processi anatomo-fisiologici. Kandel estende questo ragionamento anche all’uomo, trasformandone però l’ipotesi: l’uomo non reagisce a vere e proprie scosse elettriche, ma interagisce e muta anatomicamente il proprio cervello attraverso le parole.