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Psicologia

Il nostro obiettivo primario è comprendere come è fatta la Psicologia, ossia il sapere

psicologico, così da mettere a fuoco le rappresentazioni che i diversi progetti di psicologia ci

propongono del soggetto.

Cosa ci proponiamo, quindi, di raggiungere:

1. Organizzazione del sapere psicologico

2. Rappresentazioni del soggetto proposte dalle teorie psicologiche

Psicologia e biologia evoluzionista: problema dell’adattamento

3. Rappresentazione dell’organismo e del soggetto in psicologia

4.

La psicologia può, inoltre, spiegarci qualcosa nel rapporto col paziente: un rapporto che si

costruisce inevitabilmente e che si basa su una nostra psicologia ingenua, sul nostro modo di

comprendere noi stessi, i fatti, la storia e gli altri. Le relazioni non si danno, si costruiscono,

sulla base di ciò che noi pensiamo su noi stessi e sull’altro. Ecco perché il punto cruciale di

ciò che studieremo è dato dalle rappresentazioni del soggetto (passivo, attivo, autonomo).

Con passività, attività e autonomia non si vuole intende ciò che i termini comuni

rappresentano: qui, questi tre termini posseggono una valenza nettamente differente; ma sarà

interessante notare come in psicologia e in biologia essi siano necessariamente convergenti.

ATTENZIONE: Il soggetto non è attivo, passivo o autonomo, ma è così descritto dalle teorie

psicologiche e biologiche!

Le Scienze della Vita in Età Moderna

Noi viviamo in un contesto, che possiamo chiamare col termine “Scienze della Vita”.

Le principali caratteristiche sono:

1. Meccanicismo (antivitalismo): molto tempo fa, i biologia credevano che la vita fosse

permeata da un cosiddetto “vis ossia una

vitalis”, presunta forza metafisica, la quale

reggerebbe e governerebbe i fenomeni che si svolgono negli organismi viventi. Oggi

questa concezione è stata del tutto abbandonata e sostituita da una nuova ipotesi, di

tipo meccanicistico e antivitalistico: la vita sarebbe un fenomeno puramente fisico-

e l’organismo viene visto come una macchina naturale.

chimico frutto di un’evoluzione,

2. Afinalismo: siamo che non presenta nessuno scopo. La

l’evoluzione non è diretta verso un esito preciso, ma si

biologia, infatti, ignora il fine:

muove, priva di ragionamenti finalistici.

3. Riduzionismo: tutte le teorie scientifiche devono essere ridotte a dei minimi comuni

denominatori o a delle entità il più elementari possibili. Gli enti, le metodologie o i

concetti di tale scienza debbano essere ridotti al minimo sufficiente a spiegare i fatti

della teoria in questione. In altre parole, bisogna poter spiegare le cose più complicate,

utilizzando però ciò che è più semplice, elementare, ridotto.

4. Molecolarizzazione (biologizzazione della medicina): affascinante linea di pensiero,

secondo la quale per comprendere bene i processi patologici, terapeutici ed

esistenziali è necessario analizzarli a livello molecolare. Nel genoma, nelle

caratteristiche genetiche, che rappresentano i tratti più elementari della nostra vita, ci

un tumore). E’ affascinante

sarebbe scritto tutto (per esempio se a una persona verrà

l’idea di poter ritrovare, nel sistema più minuto e quasi indivisibile del vivente, tutta la

spiegazione della vita stessa.

5. Darwinismo (adattamento).

Il declino della soggettività

Prendiamo in considerazione la soggettività della persona malata, facendo riferimento alle

condizioni personali e soggettive proprie del soggetto. Ma perché si parla di declino della

soggettività? A causa di una serie di ragioni, legate allo sviluppo dei nostri saperi, tra i quali

il sapere medico per primo. Questo, infatti, ha proposto il cosiddetto artificialismo: lo

sviluppo tecnologico degli strumenti che ci permettono di conoscere lo stato di salute del

malato, ha portato alla scomparsa del malato stesso come testimone del suo stato, della sua

condizione. Un altro punto che porta al declino della soggettività è la matematizzazione dei

all’interno di una curva, una serie di dati sperimentali e

dati: noi possiamo matematizzare,

scientifici, che rappresentano ciò che deve essere la normalità. Questa non è altro, quindi, che

una serie di valori compresi fra due estremi; ecco, dunque, che la persona diviene un sistema

di dati, che deve restare nella suddetta norma: siamo soggetti matematizzabili e

categorizzabili secondo parametri scientifici. Infine, ma non per ultimo, fra le cause del

declino della soggettività, troviamo l’eziologia (ossia lo studio delle cause) non funzionale

delle malattie. La scoperta delle cause delle malattia (con questo intendiamo i batteri, i virus,

l’ingresso, nel mondo sociale, dell’igiene e della sanità pubblica.

ecc.) ha permesse

Le domande del corso

1. È possibile recuperare la soggettività pur rispettando lo spirito delle scienze bio-

medico- sanitarie così come le abbiamo descritte?

2. In quale modo psicologia, biologia, clinica possono parlare lo stesso linguaggio?

Una risposta:

Il codice comune è fornito dalle rappresentazioni del soggetto (passivo, attivo, autonomo).

Importante, poi, ricordare cosa la psicologia NON deve essere: un supplemento di anima, che

fornita alle scienze, che l’hanno persa. La psicologia DEVE essere una vera e propria

viene

competenza professionale.

Come fare ordine nella psicologia?

Normalmente, la psicologia viene presentata sotto 3 principali aspetti: gli oggetti della

psicologia, i metodi che questa segue e la storia che la caratterizza.

Noi analizzeremo, invece, la psicologia, attraverso diversi progetti. Questa analisi in termini

lo dobbiamo all’epistemologo e filosofo francese

di progetto George Canghuilhem, il quale

si interrogò su cosa fosse realmente la psicologia. Questa è un sapere, che risponde a diverse

domande di partenza, a differenti intenzioni, ad aspettative più o meno esplicite del

ricercatore. Raccogliendo tutti questi quesiti, è possibile suddividere la psicologia in quattro

grandi progetti:

1. Psicologia come scienza naturale: analizziamo il sapere psicologico in relazione alla

dell’organismo, alla riflessologia e alle

fisiologia, alla natura chimico-fisica

neuroscienze. Ogni processo psicologico può essere ricondotto ai processi fisiologici

del sistema nervoso centrale. La psicologia è, quindi, assimilabile alle sue basi

anatomo-fisiologiche. Studieremo alcuni autori, come Pavlov nella riflessologia.

2. Psicologia come scienza del controllo del comportamento.

3. Psicologia come scienza del rapporto soggetto/mondo: ci poniamo alcune domande

fondamentali; per esempio, “com’è che ci creiamo la nostra concezione di mondo?” e,

anche, “com’è che riusciamo a raddrizzare l’errore che abbiamo fatto e come

Con “errore” si vuole

gestiamo i nostri inganni, derivanti dalla percezione?”.

intendere il fatto che non sempre ciò che vediamo rappresenti quello che realmente è

(ad esempio, il Sole non gira attorno alla Terra, ma è quest’ultima a ruotare attorno ad

esso). Queste domande le ritroviamo, poi, in Fechner, nella Gestalt e nel

cognitivismo.

4. Psicologia come scienza della costruzione della realtà: studieremo Piaget con

l’epistemologia genetica e Freud con la psicoanalisi.

Il Filo Rosso da seguire e tener presente sempre

Il Filo Rosso da seguire e da tener presente sempre, nello studio della psicologia, è ciò che

risponde alla domanda: “Quale rappresentazione del soggetto viene proposta dai diversi

progetti?”. Il soggetto è rappresentato come attivo, passivo e autonomo: queste

rappresentazioni devono necessariamente essere collegate a quelle che emergono dalla

biologia. La psicologia come scienza naturale

“I neuroscienziati sono convinti che non solo sia possibile esplorare con i metodi della

scienza il funzionamento della mente in tutte le sue dimensioni, ma che tale funzionamento

possa essere descritto anche nei termini delle proprietà, delle strutture e dei processi del

(Rose).

cervello” Con questa frase si vuole riassumere ciò che ci proponiamo di analizzare in

questo progetto: i processi chimico-fisici neuronali possono e devono necessariamente essere

collegati allo studio psicologico che questi producono. Psicologia e neurologia non sono,

dunque, materie divergenti: la psicologia deve far riferimento all’analisi del sistema nervoso

centrale e del cervello, per comprendere appieno i processi psicologici del soggetto

E’ un progetto tanto antico, quanto moderno: antico perché

considerato. lo troviamo già con

Aristotele, ma anche molto moderno, poiché possiede caratteristiche (come il darwinismo e

l’antivitalismo), che lo rendono attuale.

Ivan Pavlov (1849-1936), la riflessologia e il condizionamento pavloviano

Il concetto di riflesso nasce nel 1700, quando i fisiologi notarono che, come un raggio

luminoso colpisce una superficie e torna indietro, così anche funziona il sistema nervoso:

arriva uno stimolo, che torna indietro sotto forma di azione del corpo.

Ivan Pavlov era un brillante fisiologo che arrivò, nel corso della carriera, a vincere il Premio

Nobel nel 1904 per le sue scoperte sui processi digestivi, che lui studiava sui cani. Durante

questo studio, Pavlov incontrò il processo digestivo che avviene nel cosiddetto cavo orale,

ossia la salivazione. Il cane veniva legato tranquillo in un laboratorio e in bocca gli veniva

inserito un tubo per immettere del cibo. Pavlov scoprì che, nel momento in cui nel cavo orale

veniva introdotto del cibo, la produzione di saliva aumentava. Ad un certo punto, però, lo

studioso notò che c’era un aumento della produzione salivare, anche in assenza dello stimolo

che classicamente incitava la risposta. Pavlov si accorse, infatti, che esisteva un altro tipo di

stimolo: i cani cominciavano a salivare quando sentivano i passi del custode che si

Questo fenomeno venne soprannominato “secrezione

avvicinava, per portare cibo e alimenti.

psichica”. Per sistematizzare tale osservazione egli provò ad associare al cibo (detto stimolo

incondizionato, o assoluto o naturale) un altro stimolo, per esempio una luce o il suono di un

campanello (detto stimolo condizionato o neutro), di per sé inadeguato a produrre

la salivazione, a differenza dello stimolo incondizionato. Dopo un certo numero di

associazioni, nelle quali lo stimolo condizionato veniva fatto precedere a quello

incondizionato, si poteva constatare come fosse sufficiente lo stimolo condizionato per

produrre la salivazione che, quindi, da risposta incondizionata diveniva così condizionata:

questo viene chiamato riflesso condizionato, di primo tipo, rispondente, classico,

pavloviano. Pavlov è, quindi, riuscito a creare una risposta a partire da uno stimolo, che non

era previsto provocasse quel tipo di risposta.

Come spiega tutto questo Pavlov?

E’ inutile ricorrere a spiegazioni di tipo psicologiche, spiegando il tutto semplicemente

dicendo che “il cane, dopo un po’, ha compreso il meccanismo”. Perché, allora, dovremmo

poi rispondere alle domande: “che cosa significa aver compreso il meccanismo?” e “cosa

accade fisiologicamente nel cervello del cane, quando questo comprende che gli sta per venir

dato del cibo?”. Pavlov spiega, dunque, che uno stimolo neutro ha sostituito lo stimolo

assoluto: è tutta una questione di sostituzione di stimoli (spiegazione, quindi, fisiologica).

Il riflesso condizionato, per Pavlov, rappresentava, dunque, un vero e proprio apprendimento

da parte del cervello: vuole spiegare come gli organismi riescono ad adattarsi al mondo

avendo a disposizione pochi “strumenti”. Tuttavia, da parte dello studioso questa era una

spiegazione estremamente semplificata dei processi adattativi.

Il tramonto della riflessologia lascia spazio a nuove interpretazioni del SNC, che sono

comunque sempre legate all’ipotesi che, in linea di

principio, il funzionamento della mente possa

essere esplorato e descritto nei termini delle

proprietà, delle strutture e dei processi del

cervello. Nella figura a lato, per esempio, è

possibile osservare la rappresentazione visiva di

come certe azioni cognitive attivino specifiche

L’area posteriore, per esempio, è

aree cerebrali.

quella responsabile della visione. Quando

ascoltiamo, si attiva l’area temporale. Quando

parliamo si attiva l’emisfero di sinistra. Infine,

quando pensiamo, vengono attivate tutte le aree precedentemente dette, incluse quelle

parietali e temporali. La cosa interessante è il fatto che, qualunque cosa si dica e qualunque

cosa si pensi o si ascolti, si attivano sempre le stesse aree.

Kandel (premio Nobel 2000) e la molecolarizzazione

che il problema dell’infinità di sinapsi che compongono il cervello è risolvibile

Kandel intuì

spostando i suoi studi sull'Aplysia, la lumaca marina. I suoi neuroni, infatti, sono simili a

quelli dell’uomo ed i segnali elettrici che questi si mandano tra loro sono identici ai nostri,

pur possedendo un sistema nervoso

composto da ventimila neuroni anziché

undici miliardi, come il cervello umano.

Kandel scoprì che il nostro

apprendimento avviene non

modificando i neuroni, bensì

rinforzando le sinapsi - ovvero le

connessioni fra i neuroni - oppure

costruendone di nuove.

Riferendosi alla figura a lato, se

forniamo una serie di stimoli al neurone presinaptico, questo tende a cambiare la sua

posizione, spostandosi anatomicamente e rendendo il passaggio dello stimolo più pratico.

Questo significa che il mollusco ha appreso una nuova azione e il neurone è diventato

si modifica continuamente: l’apprendimento è una

neurone modulatore. Il cervello, quindi,

modificazione anatomo-strutturale del SNC, che risulta essere estremamente plastico.

Attenzione: non nascono nuovi neuroni, ma nuove sinapsi!

Questo esperimento è un ulteriore esempio di come sia possibile ricondurre i processi

psicologici ai processi anatomo-fisiologici.

Kandel estende questo ragionamento anche all’uomo, trasformandone però l’ipotesi: l’uomo

non reagisce a vere e proprie scosse elettriche, ma interagisce e muta anatomicamente il

proprio cervello attraverso le parole. Kandel, quindi, sostiene gli effetti pratici delle parole

sul cervello umano. Le parole producono effetti, esattamente come qualunque altra

esperienza della vita. Tuttavia, non tutte le parole sono in grado di produrre effetti: ci sono

alcune parole, nei confronti delle quali ognuno di noi è diversamente sensibile. Ciò che

permette il cambiamento a livello sinaptico non sono, dunque, le parole in sé, ma è la

sensibilità del soggetto che ascolta tali parole.

Rizzolatti e i neuroni specchio

Rizzolatti, un neurologo, scoprì la presenza nel cervello di questi neuroni specchio, ossia dei

il soggetto osserva un’azione esercitata da un altro

neuroni che si attivano nel momento in cui

individuo. Rizzolatti, durante alcuni esperimenti neurologici su un esemplare di macaco,

aveva collocato degli elettrodi nella corteccia frontale inferiore. L'aneddotica racconta che,

mentre uno sperimentatore prendeva una banana in un cesto di frutta, alcuni neuroni motori

della scimmia avevano reagito, come se fosse stata la scimmia stessa a prendere la banana.

Come poteva essere accaduto questo, se la scimmia non si era mossa? In un primo momento

gli sperimentatori pensarono si trattasse di un difetto nelle misure o un guasto nella

strumentazione, ma tutto risultò a posto e le reazioni si ripeterono non appena fu ripetuta

simulano ciò che l’altro

l'azione di afferrare. Esistono, quindi, questi neuroni specchio, che

Si comincia a proporre l’idea che noi capiamo ciò che l’altro sta facendo,

sta facendo. non per

intuizioni, ma perché nel nostro cervello si attivano neuroni del tutto analoghi.

anche introdurre l’ipotesi che i neuroni specchio

Procedendo con molta cautela, potremmo

siano i responsabili di quella che chiamiamo empatia (attenzione: non scrivere nel compito la

parola “empatia”, poiché non raffigura ciò che finora abbiamo esposto e, soprattutto,

rappresenta un concetto confuso ed oscuro).

Cosa deriva da questo primo progetto?

Da questo progetto conseguono molte cose. Prima di tutto, se i processi psicologici sono

riconducibili alle basi anatomo-funzionali, allora anche i processi psicopatologici saranno

in altre parole, questi saranno un’alterazione della

riconducibili alle basi anatomo-funzionali;

chimica e della fisiologica cerebrale (esistono, infatti, gli psicofarmaci).

Ci sono, però, altre due conseguenze molto importanti:

primato dell’esperienza

1. Il (posizione empirista): noi siamo il prodotto delle

esperienze che facciamo (basti pensare al cane di Pavlov).

passività dell’organismo/soggetto:

2. La il cane di Pavlov, per esempio, non può

decidere di non aumentare la produzione di saliva. Questo ragionamento può essere

esteso, con cautela, anche all’essere umano; in altre parole, noi rispondiamo agli

stimoli che ci vengono proposti o imposti (passività del soggetto).

La psicologia come scienza del comportamento

Questa psicologia è nata per un problema epistemologico, ossia di fondamento della scienza.

Quando la psicologia moderna cominciò ad affacciarsi al mondo della scienza nella seconda

metà dell’800, si pose il problema di quale argomento trattare. Allora gli psicologi pensarono

di definire l’oggetto di studio. Così, Wundt propose come oggetto di psicologia quello che lui

chiamò esperienza immediata, ossia ciò che ciascun soggetto sente, pensa, percepisce, prova.

Data questa definizione, si pose il problema di come affrontarlo ed analizzarlo. Così, Wundt

introdusse il metodo dell’introspezione. Tuttavia, cominciarono a sorgere dubbi riguardo al

ciò che derivava dall’introspezione

fatto che fosse scientifico o meno. Era necessario, infatti,

rovesciare il percorso: bisogna partire dal metodo e, solo successivamente, arrivare

all’oggetto di dell’osservazione

analisi. Il metodo, quindi, sarà quello scientifico, universale,

Ma quale sarà l’oggetto

attraverso il quale più persone possono osservare lo stesso oggetto.

della ricerca, dunque? Sarà necessariamente il comportamento osservabile.

I comportamentisti, in seguito, così presentarono ciò che deve essere in grado di fare la

psicologia: “Dato uno stimolo, la psicologia deve predire la risposta, intesa come

ma anche “Di

comportamento osservabile”, fronte ad un certo comportamento, la psicologia

deve saper spiegare le cause che l’hanno prodotto”.

Lo stimolo è descritto sempre in termini fisici. La risposta, invece, deve essere definita in

termini fisiologici. Attenzione, però: questi psicologi NON si occupano in alcun modo della

fisiologia; questo punto è discriminante in maniera assoluta fra il progetto precedente e quello

che stiamo prendendo in considerazione adesso. Qui viene studiato il comportamento

osservabile, non la fisiologia di quest’ultimo.

E’ importante ricordare, inoltre, che tra lo stimolo e la risposta, è presenta la black-box, che è

l’uomo interno, il quale non è un oggetto di studio. Gli psicologi devono limitarsi a studiare

gli stimoli e le risposte e la relazione che fra questi intercorre.

Proprio in questa chiave, uno fra i temi privilegiati dai comportamentisti, è quello

dell’adattamento, dell’apprendimento.

che ruota intorno alla questione della motivazione

secondo il quale l’apprendimento e,

Fra i maggiori comportamentisti troviamo Thorndike,

quindi, il comportamento, è il risultato di prove ed errori. Questo costruì un labirinto in una

scatola e pose dentro un topo. L’animale comincia a cercare l’uscita: si muove, percorre il

alla fine, trova per caso l’uscita.

labirinto in tutti i sensi e, A questo punto Thorndike prende

nuovamente l’animale e lo rimette nel labirinto. A forza di errori, questi ratti percorrono il

labirinto con sempre maggior sicurezza e velocità, fino ad arrivare all’uscita. Sbagliando e

ripetendo le prove, avviene l’apprendimento. Ecco che Thorndike espone la prima legge, o

legge dell’effetto: “le risposte accompagnate o seguite da soddisfazioni tendono a ripetersi”;

siccome il ratto alla fine è contento di essere uscito, questo diviene motivante per

l’apprendimento. Da questo deriva la seconda legge, o “l’associazione

legge di frequenza:

stimolo-risposta che si ripete con maggior frequenza viene ricordata (o appresa) con

maggior facilità”.

Un altro grande comportamentista fu Watson. Questo, prendendo spunto da Ivan Pavlov,

e passato alla storia come “Watson

eseguì un esperimento con un bambino, chiamato Albert e

Questo bambino trovava piacere a giocare

il piccolo Albert”. con oggetti morbidi. Watson,

quando Albert si avvicina a questi oggetti, provoca forte rumore e spaventa il bambino.

Ripete quest’azione fino a che il piccolo Albert comincia a piangere alla sola vista degli

oggetti. Watson ha provocato quella che si chiama nevrosi artificiale: ha completamente

trasformato ciò che era un piacere in una fonte di sofferenza. Questo esperimento dimostra

come sia possibile determinare i comportamenti di un soggetto.

L’ultimo grande comportamentista fu Skinner, che ha teorizzato il condizionamento

operante, di secondo tipo o skinneriano. Skinner costruisce una gabbia, ponendo dietro una

leva. Premendo la leva, succede qualcosa (per esempio cade nella gabbia del cibo, oppure si

forma una piccola scossa elettrica). Skinner mette un topo nella gabbia, che esplora il nuovo

ambiente. Muovendo, ad un certo punto, PER CASO, sbatte contro la leva, che produce

l’effetto previsto. Ottenuto questo effetto Skinner prende il topo e lo tira fuori. Poco dopo lo

rimette dentro e, ripetendo questo meccanismo per 4 o 5 volte, alla fine il topo o correrà

velocemente verso la leva (se ha ottenuto il premio) o tenderà a scansare ad ogni costo la leva

(se ha ottenuto la scarica elettrica). Il punto cruciale di Skinner è, quindi, il rinforzo di un

Un premio provoca l’aumento di un

comportamento, che può essere positivo o negativo.

comportamento, mentre una punizione provoca una diminuzione di quest’ultimo. Importante

è notare come questo condizionamento non faccia leva su processi fisiologici, a differenza del

condizionamento pavloviano. 

Condizionamento Pavloviano Fisiologico

Condizionamento Skinneriano Non fisiologico

Che cos’è, dunque, la psicopatologia, dal punto di vista comportamentista?

E’ l’apprendimento di un comportamento sbagliato. Che cosa consegue da questa ipotesi?

1. I soggetti, ancora una volta, sono il risultato delle esperienze che fanno. (Primato

dell’esperienza, empirismo).

Il soggetto risulta essere passivo. E’ possibile fare del soggetto

2. ciò che crediamo

opportuno.

3. Si parla sempre di stimoli e risposte.

Dunque siamo molto vicini al progetto di psicologia come scienza naturale; tuttavia, è

importante ricordare come qui ci interessi unicamente il modo per controllare un

comportamento, mentre non si analizzano le basi neuro-fisiologiche del comportamento

stesso. Psicologia come scienza del rapporto soggetto/mondo

In questo progetto gli interrogativi nascono molto tempo fa (primi del ‘500 e del ‘600) ad

opera della fisica meccanica (Copernico, Galileo, Newton): questi ci spiegano come, in

realtà, il mondo non funzioni nel modo in cui a noi appare. A volte, la percezione che il

soggetto ha del mondo è completamente errata, quasi capovolta. Questo sconvolgimento della

“come può lo spirito ingannare la ragione?”.

visione del mondo pone molti interrogativi:

Questa domanda viene, poi, ripresa da alcune teorie psicologiche qualche secolo dopo:

“perché ci inganniamo? Perché la mente inganna la ragione?”.

Molti psicologi, vedremo, baseranno la loro concentrazione su un ulteriore fatto molto

importante: la quantificazione. In altre parole, per fare scienza bisogna quantificare i dati

della osservazione e della sperimentazione: il mondo, infatti, risponde alla ragione

matematica.

Cartesio propone la concezione della scissione mente/corpo. La mente (spirito) è la cosiddetta

res cogitans (cosa pensante), mentre il corpo la res extensa (cosa estesa, misurabile). Il

corpo, dunque, è una macchina misurabile e non può essere oggetto di studi metafisici. Al

contrario, la res cogitans, non essendo misurabile, non fa parte degli studi scientifici: resta,

infatti, in mano ai filosofi o ai teologi.

Attorno alla meta dell’800, “la

ad opera di Fechner, nasce la teoria della psicofisica:

psicofisica è l’esatta teoria dei rapporti fra l’anima e il corpo, fra il mondo fisico e psichico”.

In altre parole, Fechner vuole matematizzare sia i rapporti che ci sono fra l’anima e il corpo

sia i rapporti che intercorrono fra mondo fisico e psichico.

di matematizzare quell’aspetto che Cartesio aveva

Fechner, dunque, insiste sulla possibilità questa, infatti, è l’unico

eliminato. Ma in che modo? Fechner si focalizza sulla sensazione:

possibile legame fra mondo psichico, corpo e mondo.

Ecco che Fechner spiega: “Le minime differenze percettibili sono una funzione lineare

dell’intensità dello stimolo” (soglia differenziale). Per esempio, se teniamo su una mano un

peso di 30g e sull’altra uno di 31g, avvertiamo una differenza di peso fra i due. Se, invece,

avessimo un peso di 30g e un peso di 30.5g, non saremmo capaci di percepirne la differenza.

Se raddoppiamo il peso, spiega Fechner, raddoppiamo anche l’intervallo. In altre parole, se

la differenza, sull’altra mano il

avessimo su una mano un peso di 60g, per poter apprezzare

peso deve essere almeno di 62g. Ecco che, per Fechner, esiste una stretta relazione

l’intensità di stimolazione e l’intensità della sensazione concomitante. E’,

quantitativa fra

quindi, possibile calcolare che effetto avrà sulla sensazione umana ciascuna stimolazione

“S=K dove

fisica, tramite questa formula: log R+C”, S è la soglia differenziale o la

è l’intensità dello stimolo;

sensazione soggettiva correlata a misure oggettive (R, C, k); R C è

una costante di integrazione; k è una costante dipendente dalla modalità sensoriale (se è la

vista avrà un valore, se è l’udito avrà un altro valore, ecc.). Per sviluppare questa equazione

Fechner aveva bisogno di un punto di riferimento, cioè aveva bisogno di conoscere quale


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Riassuntiinfermieristica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Guerra Giovanni.

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