Psico216d: apprendimento e memoria
Introduzione alla psicologia
La psicologia cerca di spiegare, descrivere e prevedere le relazioni funzionali tra un individuo e le variabili che lo possono influenzare, espresse come: C"(S"O), in una relazione interattiva organismo-ambiente (approccio intercomportamentista). Le radici affondano nell'antica Grecia: Simonide (inventore del "metodo dei loci"), Platone (similitudine con le tavolette di cera), Aristotele (primo modello associazionista della storia), S. Agostino, S. Tommaso. La contrapposizione medioevale innatismo-empirismo si ripropone a favore del primo con Cartesio e Leibnitz; poi per primi gli empiristi inglesi Hobbes e Locke applicano il metodo galileano allo studio delle attività cognitive umane.
Sviluppo della psicologia cognitiva
J.S. Mill introduce il ruolo attivo della mente umana che modifica gli elementi semplici; l'inizio delle ricerche scientifiche viene fatto risalire a Wundt nel 1879 (fondazione del primo laboratorio di psicologia); ad Ebbinghaus si deve il primo studio sistematico, abbandonando il metodo introspettivo. All'inizio di questo secolo la scuola della Gestalt (Koffka e Katona in particolare); infine si è passati dal funzionalismo e dalla psicologia cognitiva (da qui Piaget); ultima la corrente HIP (modello di Atkinson e Shiffrin); non bisogna confondere intelligenza artificiale e HIP: la prima è un modello meccanicista di un fatto reale tradotto in algoritmi, l'altro è un modello attivo e seriale in algoritmi di un programma di computer.
Concetto di infanzia e studi correlati
Il concetto d'infanzia è essenzialmente recente: oggi si è finalmente abbandonata l'idea di "cucciolo d'uomo"; tra i primi studi il diario di Tiedemann e "schizzo biografico di un bambino" di Darwin, ma è Stanley Hall il padre della psicologia infantile, senza dimenticare Freud e Binet. Se il bambino nasce già competente o totalmente vuoto è solo una disputa ideologica; per alcuni lo sviluppo è una progressiva modificazione; la memoria nell'infanzia viene studiata dal secondo dopoguerra.
Teorie e modelli
Le teorie "come se...", quelle che ci aiutano a comprendere i rapporti causa-effetto sono modelli; questi svolgono una funzione rassicurante; secondo Reese un modello è rappresentazione della realtà, illustra come applicare una teoria, è una formulazione metaforica per cui può essere utile, ma non può essere falsificato, meglio: può essere invalidato, ma non convalidato; ogni proposizione metaforica è una sostituzione basata sulla somiglianza; le metafore possono essere "costitutive" quando è impossibile tradurle in altre espressioni, fanno cioè parte integrante della teoria, o svolgere una funzione didattico-chiarificatrice (ruolo simile nella letteratura); spiegare significa stabilire relazioni funzionali tra classi di eventi al fine di prevedere e controllare classi di eventi futuri; un buon modello ha un alto valore euristico, spinge alla ricerca, fornisce un linguaggio descrittivo, ha valore esplicativo, ma può porre problemi di decisione; nella fisica classica i modelli sono oltre che rappresentazioni anch'essi sistemi fisici, in psicologia si fa spesso ricorso a sistemi che comportamentali non sono; i modelli possono essere quantitativi, caratterizzati dal fatto che le modificazioni di sviluppo possono essere espresse da un'equazione matematica, ed i modelli qualitativi, tra i quali i modelli di crescita quali a sequenza semplice o quelli a sequenza multipla dove l'organismo riveste un ruolo importante.
Concetto di memoria
Il termine memoria non esiste in sé e per sé, è un concetto (sinonimo di un gruppo di operazioni); può essere concepita come un aspetto empirico del comportamento: ricordare significa che il comportamento presente è funzione di un evento passato; Catania identifica in un atto di memoria tre momenti: la presentazione dello stimolo/un intervallo temporale/la produzione di una risposta controllata da uno stimolo ora assente.
Sviluppo cognitivo nel bambino
Lo sviluppo cognitivo di un bambino può essere considerato come la progressiva dotazione di sempre più ampi e sofisticati software che sfruttano al meglio l'hardware, il cervello; tale modello si basa su:
- L'essenza di ogni abilità è rappresentata da un algoritmo di comportamenti sia overt che covert (o non manifesti);
- Per una data abilità coesistono più algoritmi;
- Ogni organismo acquisisce un certo numero ed un certo tipo di abilità che dipendono dalle sue interazioni con l'ambiente;
- Le abilità hanno tra loro un rapporto cumulativo-gerarchico.