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Psicologia applicata alle attività motorie e sportive

Università degli Studi di Cagliari

Docente: Riccardo Pazzona

Materiale: appunti, Fondamenti di psicologia dello sport (Alberto Cei)

Anno Accademico: 2021-2022

La definizione degli obiettivi

Obiettivi della lezione

  • Tipologie di obiettivi
  • Le varie fasi (e l’importanza di elementi concreti)
  • Performance profiling
  • Modello SMART

Il goal setting determina:

  • Direzione: cosa voglio raggiungere?
    • Difficoltà
    • Specificità
  • Intensità: come raggiungo l’obiettivo?

1 – Tipologie di goal

Obiettivi di processo (a breve termine) – Centrati sul miglioramento di singole abilità tecnico-tattiche, psicologiche e fisiche.

Obiettivi di prestazione (a medio termine) – Volti al raggiungimento di uno standard prestativo personale o di squadra.

Obiettivi di risultato (a lungo termine) – Puntano all’esito finale da raggiungere (vincere la gara, raggiungere il podio ecc.); non sempre ci si arriva e non tutto dipende da noi.

Perché sono importanti?

  • Dirigono attenzione e azione
  • Motivano: non c'è motivazione senza obiettivi
  • Aumentano la persistenza (insisto nonostante le difficoltà)
  • Modulano energia e impegno (= concentrazione)

2 – Le fasi

  • Goal determining: determinazione degli obiettivi e performance profiling
  • Goal setting: cosa e come?
  • Goal reviewing: valutazione ed eventuale correzione

3 – Performance profiling

Individuazione, in una prestazione, di comportamenti e qualità fisiche, tecniche, tattiche, mentali e comportamentali. È utile per capire qual è la “ricetta” ideale per arrivare all’obiettivo.

Si individuano 20 elementi/qualità che si ritengono più importanti e ad ognuno si attribuisce un valore da 1 a 10 e un significato (condiviso nel caso si tratti di una squadra). In seguito, si fanno due diverse valutazioni di ogni qualità.

Tabella 1 Tabella 2
  • Valutazione attuale
  • Valutazione obiettivata (realistica!)
  • Lasso di tempo (in quanto tempo?)
  • Strategie per raggiungere l’obiettivo
  • Valutazione attuale (VA)
  • Valutazione obiettivata (VO)
  • Importanza (I)
  • Valutazione globale (VA * I)

Quindi, tabella 1: Strategie per

Qualità Valutazione attuale (VA) Valutazione obiettivata (VO) Lasso di tempo Strategie per raggiungere l’obiettivo (VO)

Tabella 2: Valutazione

Qualità Valutazione attuale (VA) Valutazione obiettivata (VO) Importanza (I) Valutazione globale (VA * I)

Sport individuale e sport di squadra non sono la stessa cosa! Negli sport di squadra, ognuno compila la propria tabella autonomamente e in un secondo momento si fa una media fra tutte per creare obiettivi comuni, fondamentali per rafforzare i legami all’interno della squadra, definiti obiettivi sovraordinati.

ATTENZIONE – Non dimenticare i punti di forza! Non concentrarsi solo sulle debolezze ma valorizzare anche le proprie virtù per incrementare la self-confidence.

Punti di forza Punteggio Strategie per mantenere e/o ottimizzare quest’area

4 – Modello SMART

Determina quali caratteristiche deve avere un obiettivo.

  • Specific – Deve essere specifico.
  • Measurable – Deve essere misurabile: lavoriamo con i numeri.
  • Action oriented – Azioni orientate all’obiettivo.
  • Realistic – Deve essere realistico.
  • Time based – Deve essere basato sul tempo a disposizione o che si vuole impiegare:
    • Di processo = breve termine;
    • Di prestazione = medio termine;
    • Di risultato = lungo termine.

La motivazione

È una spinta che mi aiuta a superare il gap che esiste tra ciò che sono e ciò che voglio essere.

Perché è importante?

  • Attivazione – Rappresenta un punto di partenza;
  • Direzione – È collegata agli obiettivi;
  • Intensità – Si riferisce all’impegno che siamo disposti ad impiegare;
  • Persistenza – Perseveranza, insistenza, costanza, autoefficacia regolativa.

Teoria dell’autodeterminazione (Decy & Ryan, anni ’80)

Quando scegliamo di praticare un’attività, è importante che ci percepiamo competenti e bravi e che ci piaccia, condizioni che ci permettono di autodeterminarci.

Prima di raggiungere la propria autodeterminazione, ogni persona (chi più, chi meno) attraversa una fase di instabilità motivazionale che, nel sua totalità, è caratterizzata da 3 momenti diversi:

  • Amotivazione = assenza di motivazione;
  • Motivazione estrinseca => la motivazione arriva dall’esterno (es. ricompensa). Essa, a sua volta, attraversa 4 “tappe”:
    • Regolazione esterna: la motivazione è data da una ricompensa/premio;
    • Introiezione: faccio qualcosa per compiacere qualcuno;
    • Identificazione: lo faccio perché mi fa star bene ma non mi piace;
    • Integrazione: mi identifico in alcuni elementi di ciò che faccio (es. mi sento parte di un gruppo);
  • Motivazione intrinseca => la più forte.

L’autodeterminazione dipende da 3 bisogni fondamentali che nell’uomo sono innati:

  • Competenza – Devo sentirmi capace;
  • Autonomia – Libertà di scelta;
  • Relazioni (positive).

Il comportamento può essere controllato, non spontaneo, oppure autonomo, che indica che la persona è più motivata a fare qualcosa spontaneamente. Saranno fondamentali due concetti:

  • Agilità emotiva, empatia, capacità di metterci nella prospettiva dell’altro;
  • Antifragilità.

Il livello di motivazione di una persona è misurabile attraverso l’SMS-28 (sport motivation scale), un modello di autovalutazione. Si tratta di un test (somministrabile solo da uno psicologo) che, attraverso un questionario, ci aiuta a cogliere le motivazioni per cui una persona pratica una determinata attività o sport e quanto è motivata nel farlo. Tuttavia, non è uno strumento assoluto ma ci dà indicazioni da approfondire con l’osservazione.

Per un allenatore/istruttore devono essere importanti i seguenti aspetti:

  • Piacere – L’attività deve essere piacevole e stimolante per l’atleta;
  • Novità – Il nuovo alimenta la motivazione, se ne aggiunge un po’ per volta;
  • Strategia – Fondamentale per allenare le abilità per migliorare la prestazione.

Autoefficacia (Albert Bandura, anni ‘90)

“Le credenze personali sulle proprie capacità hanno un grande effetto sulle capacità stesse.”

Albert Bandura, 1997

Il termine autoefficacia, coniato da Albert Bandura, è un termine che ci portiamo dietro da sempre e va distinto assolutamente dall’autostima:

Autoefficacia Autostima
Specie-specifica, compito-specifica. Convinzione di riuscire a svolgere un’azione o un compito con successo. Concetto globale. Insieme di giudizi valutativi che noi facciamo su noi stessi.

Ciò non significa che i due concetti non siano legati in alcun modo ma che, pur essendo legate e interdipendenti, sono due cose distinte.

Esistono due tipi di autoefficacia:

  • Fisica percepita – Mi sento capace di portare a termine questo specifico compito con successo? Sì.
  • Regolatoria – Ci riuscirò nonostante eventuali situazioni ostacolanti? Sì.

= Self-confidence. Passione – È come il tergicristallo di una macchina: non fa smettere di piovere (= ostacoli) ma ti permette di andare avanti.

Per incrementare il livello di autoefficacia è necessario ricorrere a quelle che ne rappresentano le fonti.

Esperienza diretta Esperienza vicaria
Si parte dalle esperienze passate dell’atleta: - Cosa mi è capitato fino ad oggi in questa situazione? - So farlo perché l’ho già fatto. Basarsi sull’esperienza di qualcun altro. Ispirarsi a un modello e simularne le azioni per imparare un gesto (simulazione). Si usano tecniche di imagery.

È molto importante il goal setting.

Controllo reazioni emotive Persuasione
Utilizzo di tecniche di rilassamento (mindfullness) e training autogeno per controllare le mie emozioni. Influenza, stimolazione. Può essere autodiretta attraverso il dialogo interiore (self talk).

Fenomeno del drop-out sportivo

“Nell’ultimo anno si sono persi circa 200mila tesserati giovani a livello nazionale.”

Gabriele Gravina, Presidente FIGC

Il drop out rappresenta una situazione di precoce abbandono delle attività sportive da parte di atleti/e, molto spesso in giovane età. Le principali cause di questo fenomeno sono:

  • Calo motivazionale – Spesso, con l’ingresso nel mondo agonistico, i giovani atleti sono soggetti a pressioni non indifferenti per ottenere i migliori risultati possibili, e ciò spesso provoca un indebolimento della loro motivazione.
  • Stile di vita (= abitudini) – Cambiare il proprio stile di vita è molto difficile, specialmente in questo periodo post-lockdown in cui molti non riescono a ritrovare la normalità a seguito di un’alterazione importante delle abitudini scolastiche, sportive e sociali.
  • Esperienze sociali – Il rapporto atleta-allenatore è un fattore determinante: molti allenatori nel post-lockdown si sono ritrovati senza lavoro e non sono stati abbastanza abili da tenere i malumori legati a questo fuori dall’ambiente sportivo e dal rapporto con gli atleti, influenzando quest’ultimi negativamente. Anche il rapporto con i compagni di squadra è molto importante, soprattutto in spogliatoio e nel post-allenamento in cui gli atleti generalmente “fanno gruppo”.
  • Autoefficacia – Per esperienza vicaria, un giovane spesso tende a seguire dei modelli sportivi e a replicare le loro azioni “finché non ci riesce”, dopodiché abbandona l’attività sportiva in quanto non si percepisce più tanto bravo o capace come in precedenza.

Sono legate allo stile di vita.

Il drop out ha anche delle conseguenze sulla persona negli aspetti psicologici, sociali e legati alla salute.

Le migliori soluzioni per prevenire questo fenomeno sono principalmente due:

  • Ascoltare il proprio atleta e mai banalizzare i problemi che mette in evidenza;
  • Trovare il modo di tenere alta la motivazione negli atleti, ad esempio fornendo feedback continui, attraverso il dialogo oppure lavorando sui punti di forza senza abbandonare gli obiettivi già raggiunti.

Teoria di motivazione alla riuscita (Atkinson, 1964)

Se raggiungo i miei obiettivi ho successo e riconosco le mie abilità, che (appunto) valuto in base a se ho più o meno successo in ciò che faccio. La tendenza al successo è data dalla differenza tra la tendenza alla riuscita e la tendenza ad evitare il fallimento.

Ts = (Ms * Ps * Is) – (Mef * Pf * If)

In cui:

  • Ts = tendenza al successo;
  • Ms = forza della motivazione alla riuscita (quanto lo voglio?);
  • Ps = probabilità di riuscita;
  • Is = valore attribuito (da me) al successo;
  • Mef = forza della motivazione ad evitare il fallimento;
  • Pf = probabilità di fallire;
  • If = valore attribuito (da me) al fallimento.

Ps e Pf sono valori dati dal livello di autoefficacia.

Mef è un valore dato da esperienze pregresse, per cui è necessario lavorare sulle fonti di autoefficacia per ricostruire esperienze passate dando loro un’accezione positiva in modo da migliorare il livello di autoefficacia e, indirettamente, anche la probabilità di riuscita.

Le persone con un’alta tendenza alla riuscita sono stimolate a svolgere compiti sempre più complessi e a perseguire obiettivi sempre maggiori; al contrario, persone con un’alta tendenza ad evitare il fallimento cercano compiti più semplici o evitano del tutto la situazione per paura di fallire, senso di colpa o vergogna, precludendo ogni possibilità di raggiungere il successo.

Il valore che attribuiamo a successo e fallimento dipende dall’attribuzione causale.

Attribuzione causale (Weiner, 1986)

L’attribuzione causale è ciò che ci porta ad attribuire un determinato valore al proprio successo o fallimento. Dipende da:

Fattori ESTERNI Fattori INTERNI
- Caso
- Fortuna
- Impegno
- Capacità personali

Vincere grazie a me per fortuna

Perdere per colpa mia per sfortuna

Il significato che l’attribuzione causale assume dipende da tre fattori fondamentali:

  • Il locus of control, che può essere interno o esterno (ha ricadute importanti sull’autostima);
  • La stabilità, che indica se un fattore è stabile (costante) nel tempo o se è instabile;
  • La controllabilità, che indica se un elemento è controllabile dal soggetto o se è incontrollabile.
INTERNO ESTERNO
  • STABILE
    • CONTROLLABILE - Padronanza
    • INCONTROLLABILE - Abilità
  • INSTABILE
    • CONTROLLABILE - Impegno
    • INCONTROLLABILE - Energia
  • STABILE
    • CONTROLLABILE - Situazioni durature
    • INCONTROLLABILE - Compito
  • INSTABILE
    • CONTROLLABILE - Situazioni temporanee
    • INCONTROLLABILE - Fortuna/Caso

Il Concetto di Sé

Ognuno di noi è figlio delle proprie esperienze, fin dalla nascita, e in questo lo sport rappresenta una vita in miniatura. In base a cosa ci definiamo e diciamo agli altri chi siamo? In base a ciò che siamo stati, siamo e vorremmo essere e in base all’altro. Come? Attraverso un’autovalutazione, che non sempre però coincide con la realtà.

Cos’è il sé? È l’insieme e il riflesso delle nostre esperienze, che caratterizzano i nostri comportamenti, gli atteggiamenti, i modi di porsi ecc.; è molto complesso comprenderlo e studiarlo.

Perché il sé e la considerazione che ne abbiamo sono importanti? Perché esso influenza le nostre abitudini e scelte, la nostra autostima e il nostro modo di porci.

Il sé è governato da due componenti (W. James):

  • Agente attivo = io
    • Parte che fa riferimento al conosciuto e all’organizzazione dell’esperienza.
    • Agisce e riflette sul sé (componente che fa).
  • Contenuto dell’esperienza = me
    • Rappresenta come mi vedo io in relazione alle mie esperienze.
    • Abbiamo tanti più me quanti anni passano. Alcuni esempi:
      • Me materiale: per raccontarmi trasmetto qualcosa di me attraverso qualcosa di materiale (apparenza);
      • Me corporeo: far riferimento al proprio corpo per esprimersi (capelli, tatuaggi ecc.);
      • Me spirituale: esprimersi attraverso la propria spiritualità (fede, religione ecc.).

Le persone si presentano dando valore ad alcuni aspetti piuttosto che ad altri. Agente attivo e contenuto dell’esperienza quando sono bilanciati non inducono la persona al cambiamento; invece, quando tra loro esiste una discrepanza, essa porta l’individuo a colmarla. Il sé governa il nostro presente in base di passato e futuro e ha un gran peso sull’autostima.

Il sé:

  • È una struttura di conoscenza riferita alla propria esperienza personale;
  • È codificato in memoria (dichiarativa e autobiografica);
  • Coordina e organizza i processi fisiologici (modalità e capacità di affrontare una determinata situazione);
  • È un regolatore dell’azione;
  • È multidimensionale (vedi sé fisico*).

È fondamentale distinguere (nuovamente) autostima e autoefficacia:

  • L’autostima è qualcosa di esteso e globale ed è il risultato dell’insieme di giudizi qualitativi che ognuno fa su se stesso;
  • L’autoefficacia è compito-specifica, contestuale ad una specifica situazione, perciò varia in base al contesto.

Introduciamo ora il sé fisico*:

  • Determina i comportamenti che mettiamo in atto;
  • Modifica i comportamenti – È evidente nella psicopatologia (es. disturbo del comportamento alimentare) e si manifesta se esiste un gap tra chi sono e chi voglio essere;
  • Contribuisce alla salute mentale;
  • Contribuisce al benessere psicologico.

Modello di Sonstroem

Si tratta di un modello che cerca di spiegare la relazione tra esercizio fisico, autostima e competenza fisica. Quest’ultima è una valutazione che facciamo, a livello complessivo, del nostro livello di attività fisica relativa alla nostra disciplina (forma fisica); è quindi una valutazione delle competenze specifiche che compongono l’attività che pratico.

Esercizio fisico Autoefficacia Competenza fisica Accettazione Autostima fisica

L’esercizio fisico non influenza direttamente la competenza fisica ma è mediata dall’autoefficacia. Per lavorare sulla competenza fisica devo lavorare sull’autoefficacia.

Cosa entra in gioco nella nostra autostima? L’accettazione fisica, ossia l’atteggiamento (positivo) verso le proprie caratteristiche fisiche; si tratta di un elemento che concorre a (de)potenziare l’autostima.

Le Emozioni

Un’emozione è un insieme di cambiamenti mentali (carattere cognitivo) e corporei (carattere somatico). Tali cambiamenti si manifestano attraverso:

  • Attivazione fisiologica;
  • Processi cognitivi;
  • Sentimenti;
  • Reazioni comportamentali.

Valutazione cognitiva delle emozioni – La teoria di Lazarus (1984)

Le emozioni sono figlie dei nostri valori, delle situazioni che viviamo e del significato che gli diamo. Secondo la teoria della valutazione cognitiva delle emozioni di Lazarus, che presuppone la soggettività delle emozioni, la valutazione di queste è caratterizzata da tre momenti differenti: valutazione primaria, valutazione secondaria e rivalutazione.

0 – SITUAZIONE: stimolo che noi percepiamo (es. compleanno di nonno). La percezione può essere positiva, negativa o irrilevante.

1 – VALUTAZIONE PRIMARIA

È suddivisibile in due aspetti:

  • Rilevanza motivazionale – Quanto è importante per me? È il valore attribuito a un qualcosa.
  • Congruenza motivazionale – Indica quanto un qualcosa si avvicina a come dovrebbe essere, all’obiettivo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angio11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia applicata alle attività motorie e sportive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Pazzona Riccardo.
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