I metodi della psicologia ambientale
La psicologia ambientale è la disciplina che si occupa delle interazioni e delle relazioni tra le persone e il loro ambiente (Proshansky).
Le informazioni ambientali
Uno dei possibili metodi della psicologia ambientale è quello di rintracciare e interpretare le tracce fisiche del comportamento umano nell'ambiente. Diversi generi di tracce ambientali ci danno informazioni: sull’uso che è stato fatto dell’ambiente, e sull’ambiente, sulle relazioni tra gli individui e su atteggiamenti e comportamenti umani. Anche in una stanza vuota possiamo raccogliere indizi sul comportamento e anche sulla personalità degli abitanti.
Esperimenti, quasi-esperimenti e ricerca scientifica
Come in ogni altro campo di ricerca, si possono distinguere metodi ad alto o basso livello di costrizione (high constraints o low constraints), cioè regole più o meno rigide che il ricercatore mette in atto per controllare le variabili di disturbo della situazione di ricerca.
Le variabili disturbo: sono quelle variabili parassite, non previste e non desiderate, che possono mescolarsi alla variabile indipendente e influenzare la variabile dipendente inquinando i dati. Variabile indipendente è la variabile che sospettiamo sia la causa di cambiamenti in altre variabili. Variabile dipendente è il comportamento studiato che sospettiamo sia effetto della variabile indipendente.
Gli esperimenti che si svolgono in laboratorio sono caratterizzati dal massimo grado di constraints, anche se questi controlli sulla procedura non sono sufficienti a definire la ricerca un vero esperimento (deve rispettare anche altre regole es. assegnazione casuale dei soggetti alle varie condizioni).
Metodi a minore livello di constraints sono quelli osservativi, in cui si cerca di osservare il soggetto nel suo ambiente reale ma, in questo caso, non si possono stabilire con certezza dei nessi causali.
In generale possiamo dire che un vero esperimento è possibile solo quando lo sperimentatore ha determinato, manipolandoli direttamente, i valori della variabile indipendente. Questa manipolazione è facile se la variabile di cui si vuole studiare l’effetto è, per esempio, la presentazione di parole o di immagini. Diventa, invece, impossibile se la variabile di cui vogliamo studiare l’effetto ha dei valori che sono preesistenti nei soggetti (es. età, intelligenza, appartenenza di sesso, etnia, ecc.). I risultati di ricerche effettuate su questo ultimo tipo di variabili non possono essere considerati corretti perché possono esistere delle variabili latenti, legate a tali fattori, che possono aver influito su un soggetto e non su altri, alterando l’uguaglianza dei soggetti al momento della misurazione. In queste situazioni, allora, si parla di quasi-esperimento.
Le ricerche possono essere divise in 3 grandi categorie:
- Esperimenti: Sono tenute sotto controllo tutte le possibili fonti di inquinamento dei dati. Possono essere stabiliti con certezza dei rapporti causa-effetto. I soggetti sono assegnati a caso alle condizioni sperimentali, i tempi e le modalità dell'introduzione alla variabile indipendente sono determinati dallo sperimentatore. Viene svolto in laboratorio, cioè in un ambiente isolato e artificiale in cui il comportamento da studiare può essere riprodotto con il massimo dei controlli.
- Quasi-esperimenti: I soggetti ai gruppi non possono essere assegnati a caso, la variabile indipendente non può essere manipolata completamente. Non tutte le variabili parassite sono controllabili, ma la maggior parte di queste può ancora essere analizzata. Si dovrebbe escludere la possibilità di stabilire nessi di causa-effetto ma, se alcune condizioni di svolgimento sono state controllate rigorosamente, si possono trarre conclusioni abbastanza accettabili (si devono sempre tenere presenti i limiti della misurazione).
- Metodi correlazionali: Due eventi compaiono insieme con una certa frequenza al punto da fare sospettare una relazione di causa ed effetto di uno sull'altro. Vengono usati quando non si ha la possibilità di acquisire informazioni in situazioni controllate e, quindi, si rinuncia a tutti i constraints. Servono per evidenziare un possibile legame tra due eventi che compaiono ripetutamente insieme, ma niente di più (es. osservazione non intrusiva e ricerca d’archivio).
Le ricerche di psicologia ambientale non possono avvalersi degli esperimenti di laboratorio, ma questo non significa che un determinato evento non possa essere studiato da angolature diverse portando, ad una convergenza di risultati.
Esempi di ricerca sullo stress ambientale
- Ricerca epidemiologica potrebbe basarsi su dati d’archivio richiedendo la presenza minima di constraints.
- Andamento degli indici psicofisiologici quasi-esperimento, ad esempio, su due gruppi di soggetti che vivono e lavorano in due diversi nuclei urbani, caratterizzati da alto e/o basso livello di rumore (constraints più elevati della precedente ricerca).
- Test di attenzione distribuita (fare attenzione a più stimoli contemporaneamente) esperimenti di laboratori con totale controllo dei constraints.
Il problema della validità ecologica nelle ricerche di psicologia ambientale
Spesso le ricerche svolte con il metodo sperimentale e quasi-sperimentale possono essere considerate carenti per quanto riguarda la validità ecologica, cioè la possibilità di estendere i risultati al mondo reale, cioè fuori dal laboratorio. Un’avvertenza generale potrebbe essere quella di rendere sempre espliciti, e quindi in qualche modo controllabili, i limiti della propria ricerca.
Esempio di ricerca su come le persone apprendono e memorizzano un percorso urbano
- Scelta del materiale stimolo: Gli stimoli possono essere di due tipi. Materiale di vita reale (es. percorso reale) dato che le condizioni in cui i soggetti ‘vivono’ l’ambiente non possono essere controllate totalmente, il miglior ricordo che un soggetto può avere rispetto ad un altro di un elemento del percorso dipende da elementi ‘periferici’ che hanno rilevanza diversa per i due individui. Materiale che può essere presentato in laboratorio (es. fotografie, video, ecc.) il soggetto non è immerso in un contesto naturale e le informazioni che gli arrivano sono selezionate dallo sperimentatore (si garantisce l’uguaglianza degli stimoli che colpiscono tutti i soggetti, ma si perdono una notevole quantità di informazioni esterne e anche interne).
- Metodo di misurazione della variabile dipendente può avere diversi gradi di naturalezza e, come nel caso del tipo di stimolo, non si può sapere con certezza se la prestazione del soggetto può essere generalizzato ad ogni tipo di situazione (di laboratorio o nell’ambiente reale). Per esempio, gli anziani hanno una maggiore difficoltà a lavorare su materiale estratto come le mappe, i soggetti in età evolutiva possono essere svantaggiati in compiti di memoria ambientale che richiedono la capacità di passare da ambiente reale a modelli scala ridotta.
- Plausibilità del compito: A seconda del tipo di compito che viene richiesto ai soggetti si ha una maggiore/minore validità ecologica. Quando, ad esempio, la richiesta del ricercatore è simile a uno scambio conversazionale naturale (exchange-like), il soggetto organizza meglio la memorizzazione e l’esposizione del materiale richiesto, mentre, quando la richiesta è simile a un esame (examination-like), l’organizzazione delle informazioni lascia a desiderare. Questa differenza dipende dallo scopo attribuito dal soggetto all’interazione: scambio conversazionale naturale (exchange-like), il soggetto pensa di dover informare l’altro, mentre esame (examination-like), pensa di dover dimostrare che conosce ciò che gli viene chiesto e quindi tende a dare il maggior numero di dettagli possibili, trascurando l’organizzazione delle stesse, dando per scontato che l’interlocutore conosca già l’argomento trattato.
Quando l’ambiente è molto piccolo e circoscritto, almeno per ciò che riguarda i compiti di memoria, la differenza tra immersione nell’ambiente e riproduzione fotografica si riduce molto.
Metodi non sperimentali di ricerca in psicologia ambientale
La maggior parte delle ricerche di psicologia ambientale si svolgono fuori dall’ambiente del laboratorio, ma questo non significa che manchino di controllo sperimentale. I principali metodi di raccolta di informazioni si basano su:
- Osservazione non intrusiva del comportamento dei soggetti nell’ambiente. L’osservazione naturalistica è un metodo in cui l’osservatore rimane invisibile e si limita a registrare i comportamenti che gli interessano, senza cercare minimamente di influenzarli, dando validità ecologica ai dati raccolti (l’accordo tra osservatori in fase di analisi dei dati raccolti dà garanzie in merito all’oggettività dello strumento). È un metodo a basso livello di constraints e non può stabilire con certezza rapporti di causa-effetto. Una particolare applicazione di questo metodo avviene attraverso le mappe comportamentali in cui la griglia di osservazione del ricercatore consiste in una mappa dell’ambiente, su cui vengono registrati, a intervalli regolari, gli spostamenti dei soggetti studiati (viene usato per studiare soggetti ospedalizzati). È un metodo usato per osservare il comportamento ambientale di soggetti ospedalizzati e l'influenza su questo comportamento dei cambiamenti nell'arredamento o nell'organizzazione degli spazi. Con le mappe comportamentali si può seguire l'evoluzione del comportamento del singolo soggetto valutare quanto tempo passa da solo e quanto con gli altri in quali momenti ha bisogno di maggior privacy quale attività caratterizza i locali in cui passa più tempo. Questi indici sono molto importanti della valutazione del comportamento di malati mentali gravi o cronici o di anziani dementi dei casi in cui si voglia cercare di favorire la comparsa di un minimo di relazioni sociali con una struttura ambientale più compatibile con la socializzazione.
- Self-reports: Possono riguardare la descrizione, o la memoria, o la valutazione di un ambiente, ecc. Possono presentarsi come risposte a questionari, interviste, scale di valutazione, o resoconti verbali dei soggetti per scoprire le loro rappresentazioni dell’ambiente. Un particolare tipo di intervista è il colloquio di ricerca, in cui il ricercatore segue una griglia di argomenti da approfondire, ma senza delle domande prefissate e con un ordine flessibile (è il metodo più proficuo, fornisce informazioni sulle conoscenze ambientali presenti nel soggetto, ma anche su come queste conoscenze sono organizzate nella sua mente). Un caso particolare di resoconto verbale del soggetto è quello basato sulla sua memoria autobiografica. Tra i questionari il più usato è quello dei PEQIs (Indice di qualità ambientale percepita), che possono fornire un profilo degli atteggiamenti e delle opinioni delle persone. All'interno dei self-reports si collocano le ricerche in cui si vuole verificare l'effetto di un cambiamento ambientale sugli abitanti, questo tipo di studi noti come POES si può svolgere in condizioni relativamente controllate in quanto si tratta di materiale del mondo reale le misurazioni vanno fatte nelle situazioni in cui, indipendentemente dalla volontà del ricercatore, i cambiamenti hanno avuto luogo.
- Ricerca d’archivio: Consiste nel recuperare e analizzare dati che sono già stati raccolti da qualcun altro e che sono reperibili in archivi o biblioteche di qualche istituzione. Il problema principale di questo tipo di ricerca è che quasi sempre si utilizzano dati che sono stati raccolti con obiettivi diversi da quelli del ricercatore, tuttavia è l’unico metodo possibile quando dobbiamo studiare, su larga scala, comportamenti patologici o devianti.
- Tracce ambientali: Alcuni comportamenti delle persone che hanno usato un ambiente possono essere inferiti dalle tracce che hanno lasciato. Le tracce solitamente si dividono in due tipi:
- Accrescimento (es. materiale lasciato sulle gradinate di uno stadio dopo la partita);
- Erosione (es. statue votive accarezzate dai fedeli per motivi devozionali).
N.B. Con i bambini piccoli (fino a 6 anni) l’osservazione naturalistica diretta del comportamento, ricerca d’archivio, età scolare, fotografie, mappe, resoconti verbali, anziani, questionari somministrati individualmente e l’osservazione diretta del comportamento.
Aspetti cognitivi della relazione individuo ambiente
La motivazione alla percezione e alla conoscenza dell’ambiente
Nella storia di ogni individuo, come in quella dell’umanità, la quantità e la qualità delle informazioni che si ricavano dall’esplorazione dell’ambiente per mezzo dei sensi sono fattori importanti di sopravvivenza. Riconoscere le caratteristiche dell’ambiente che permetteranno e/o ostacoleranno le nostre azioni nell’ambiente, capire le possibilità di un ambiente di darci rifugio e/o di metterci in pericolo e, di conseguenza, attivare un comportamento adeguato, sono operazioni che iniziano con il processo di percepire un ambiente.
Quando l'oggetto-stimolo è l'ambiente
Se vogliamo evidenziare la specificità di percezione, cognizione e memoria di ambienti dobbiamo focalizzarci sulle caratteristiche dell’ambiente come oggetto-stimolo. In alcune ricerche sulla percezione la possibilità di considerare l’ambiente come stimolo era messa in luce come effetto disturbante nelle ricerche finalizzate ad altri scopi (gli stimoli ambientali, diversi da quelli proposti dallo sperimentatore, sono stati considerati delle minacce alla validità interna della ricerca). Negli anni ’60, però, l’ambiente e lo sperimentatore, sono stati studiati come oggetti-stimolo e gli studi hanno dimostrato come molti elementi dell’ambiente possono diventare segnali ‘integrativi’ per il soggetto rispetto alla domanda dello sperimentatore. Molte volte, infatti, i soggetti studiati integrano le richieste, in modo più o meno consapevole, con le ‘demand characteristics’ dell’ambiente fisico e sociale (es. a un soggetto viene detto di svolgere una prova senza limiti di tempo ma se gli viene posto davanti un cronometro non può non considerare rilevante il tempo).
La difficoltà pratica nell’eliminare gli stimoli ambientali in una prova di percezione rende necessario delineare le loro caratteristiche.
- Se consideriamo gli stimoli percettivi il vero soggetto dei processi di percezione: Nel percepire un ambiente il soggetto non è qualcosa di separato ed esterno all’ambiente stesso e, quindi, nel processo di percezione e conoscenza il rapporto tra le due parti (soggetto e ambiente) è molto rilevante sia dal punto di vista fisico che sociale ed affettivo. Il riferimento del soggetto a sé ha un ruolo indispensabile nella percezione delle grandezze, delle distanze, ecc. ma è anche molto importante nella percezione di un nuovo ambiente e porta al tentativo di stabilire nuove coordinate che rendono leggibile l’ambiente per successive esigenze d’orientamento (il solo percorrere uno spazio implica definire delle coordinate spaziali che hanno come vertice il soggetto).
- La percezione di un ambiente avviene attraverso tutta una serie di canali sensoriali attivi contemporaneamente (tattili, olfattivi, di equilibrio, di temperatura, ecc.).
- L’informazione che arriva al soggetto, dall’ambiente in cui è immerso, non è quasi mai statica (es. la focalizzazione di uno stimolo è molto meno stabile di quanto non lo sia in un esperimento in cui si è richiesto di guardare un’immagine fissata su uno schermo).
- L’informazione in arrivo dall’ambiente si presenta sotto forma di complesso unitario dato che la nostra mente segue regole precise di vicinanza, somiglianza, rapporto figura-sfondo, ecc. (vedi Gestalt). Le illusioni ottiche possono essere spiegate con il fatto che la nostra mente integra le informazioni anche quando nessun oggetto reale corrisponde alla nostra impressione (errore favorito dall’esperienza precedente, dal contesto e dall’influenza culturale).
Due modelli della percezione ambientale
Modello a lente (Brunswik)
È un modello di tipo fenomenologico che nasce come critica ai tradizionali modelli di percezione. Vede gli stimoli ambientali (raggi divergenti) come elementi che passano attraverso una lente (processi percettivi dell’uomo) che li deforma inevitabilmente, per poi ricongiungersi in un’operazione di convergenza, in cui vengono ricombinati non necessariamente nel modo in cui si trovavano prima di attraversare la lente stessa. Viene valorizzato il ruolo attivo dei soggetti che attribuiscono agli stimoli un peso soggettivamente diverso anche in base alla loro esperienza passata. Il mondo non viene solo percepito ma anche inferito in base agli indizi percettivi a cui il soggetto può dare più o meno importanza.
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