La psicolinguistica
La psicolinguistica è un settore d'indagine che deriva il suo nome da un congresso interdisciplinare che si è tenuto nel 1951 presso l'Università dell'Indiana e che ha visto la partecipazione di linguisti, psicologici, informatici e antropologi culturali. L'interesse per lo studio del linguaggio in psicologia risale agli esordi della psicologia scientifica: già Wundt, che nel 1879 aveva fondato il primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia, si era occupato di linguaggio. Egli riteneva che per poter studiare il linguaggio fosse necessario capire quali processi precedono, accompagnano e seguono la produzione di frasi.
Contributi di Wundt
Wundt distingueva tra:
- Fatti esterni: riferendosi con questo termine ai processi di percezione e produzione dei suoni linguistici.
- Fenomeni interni: al pensiero.
Secondo Wundt la produzione di frasi inizia con un atto di appercezione: si tratta di un processo, in cui gioca un ruolo attivo l'attenzione, la quale interviene nella formazione di una prima impressione di cui vengono isolati alcuni elementi che poi vengono organizzati in una relazione strutturale reciproca. Da tali elementi derivano le relazioni strutturali delle frasi. Secondo Wundt, la frase, che è l'elemento fondamentale del linguaggio, deve essere studiata da un punto di vista cognitivo.
Modello delle funzioni di Bühler
Un altro contributo fondamentale che la psicologia ha dato allo studio del linguaggio proviene da Bühler, il quale ha elaborato un modello delle funzioni. Secondo tale modello, il linguaggio possiede tre funzioni:
- Espressiva: il linguaggio permette al parlante di esprimere le proprie idee e i propri pensieri.
- Evocativa: il linguaggio evoca nell'ascoltatore le idee delle cose che simbolizza.
- Rappresentativa: il linguaggio mette in relazione i simboli convenzionali con le cose significate.
Sia la teoria di Wundt che quella di Bühler rispecchiano un approccio mentalista che distingue tra due livelli: quello del simbolo o parola e quello dell'idea o pensiero.
Comportamentismo e linguaggio
A partire dal 1912, con l'avvento del comportamentismo, questa prospettiva è stata completamente rovesciata, in quanto il comportamentismo ha cercato di eliminare dallo studio del linguaggio qualsiasi elemento mentalistico, che riteneva non oggettivo. Watson aveva definito il linguaggio come una sequenza meccanica di risposte condizionate. Di conseguenza, in questo periodo, lo studio del linguaggio è stato portato avanti dalla linguistica dello strutturalismo e dall'antropologia culturale.
Ricerca psicolinguistica
La ricerca psicolinguistica degli ultimi anni può essere divisa in tre principali periodi:
- Periodo precognitivo (anni '50): caratterizzato dalla fiducia negli apparati teorici e metodologici dati dalla linguistica dello strutturalismo, dalla teoria dell'informazione e dalle teorie dell'apprendimento. In questo periodo il comportamentismo cercava di spiegare il linguaggio sulla base dei contributi dati dalle scienze della comunicazione.
- Periodo in cui sono stati costruiti modelli psicolinguistici: fondati sulle nozioni date dalla grammatica-generativo trasformazionale di Chomsky.
- Periodo di indagine semantica e pragmatica: si è cercato di rispondere a quesiti relativi alla natura semantica e pragmatica del linguaggio e sono stati costruiti dei modelli psicolinguistici più autonomi dalla linguistica e che lasciavano spazio al contesto cognitivo.
Campi di indagine attuali
Attualmente la psicolinguistica copre diversi campi d'indagine:
- Riconoscimento di parole: settore di studi inizialmente esclusivo della psicologia sperimentale.
- Comprensione di frasi: è stato ed è ancora il principale filone di ricerca in psicolinguistica.
- Comprensione di testi e discorsi: filone di ricerca giovane.
- Produzione del linguaggio: settore di studi originariamente inesplorato a causa delle difficoltà metodologiche che si incontrano quando si vuole studiare il fenomeno della produzione linguistica. Attualmente la ricerca consiste nell'osservare il comportamento linguistico dei parlanti in situazioni naturali, con particolare attenzione agli errori spontaneamente prodotti e all'inserimento di pause ed esitazioni nelle conversazioni.
- Patologia del linguaggio: gli studi in questo ambito consentono di capire quali processi portano alla formazione di problemi, quali afasie e dislessie e individuare delle modalità di trattamento; mettere alla prova i modelli e le teorie psicolinguistiche. Questo settore di ricerca ha fatto notevoli progressi negli ultimi anni grazie allo sviluppo delle neuroscienze e, più in particolare, al miglioramento delle tecniche di visualizzazione e analisi dei processi cerebrali che avvengono al momento dell'esecuzione di compiti linguistici.
- Sviluppo del linguaggio: settore di ricerca molto attivo perché da sempre ha affascinato psicologici e linguisti. La linguistica descrittiva si occupa di descrivere gli elementi del linguaggio naturale. Il linguista dapprima analizza i suoni prodotti dai parlanti e li suddivide in unità discrete, poi cerca di capire quali regole consentono la combinazione di queste unità in unità di livello più elevato: la principale unità considerata dal linguista è il fonema: minima unità linguistica distinguibile dalle altre in una sequenza fonica. Il linguista cerca di capire quali foni sono rilevanti dal punto di vista linguistico e li classifica in un numero minimo di unità, i fonemi. Per esempio, il suono "n" in vendo è dentale, mentre il suono "n" in vengo è velare, ma entrambi i suoni sono due istanze dello stesso fonema. Le classificazioni fonematiche dei suoni possono variare in lingue differenti. Per esempio, le consonanti "r" e "l" in italiano costituiscono due diversi fonemi, mentre in giapponese ne formano uno solo.
L'altra unità fondamentale considerata dal linguista è il morfema, esso è la minima unità lessicale o la minima sequenza di suoni dotata di significato. Un morfema può coincidere con una parola o con un'unità più piccola. Per esempio, in inglese la parola "dog" è un morfema, ma in italiano la parola "cane" è formata dal morfema "can" e dal fonema "e". L'analisi dei morfemi è fondamentale per comprendere il lessico. Il passo successivo consiste nel capire come i morfemi si combinano tra loro a formare parole, frasi e periodi. La morfologia è lo studio della formazione delle parole, mentre la sintassi studia come le parole si combinano per formare frasi e periodi. Si è cercato di capire quali processi intervengono tra il momento in cui una sequenza di energia acustica raggiunge il nostro orecchio e quello in cui la frase viene interpretata. Così come si vuole capire come si possa comprendere un testo, dopo che una sequenza di segni grafici stimola il sistema visivo. Il risultato finale del processo di comprensione è la rappresentazione mentale del contenuto di un messaggio o di un testo, tale processo richiede una serie di operazioni mentali che non sono note, ma sulle quali è possibile fare alcune ipotesi.
Comprendere il linguaggio
Per comprendere il linguaggio è necessario:
- Isolare e riconoscere le singole parole;
- Attribuire una struttura sintattica agli elementi del testo;
- Integrare l'informazione che proviene dalle diverse proposizioni in una relazione;
- Integrare l'informazione data dal testo con le nostre conoscenze della realtà.
Ogni suono ha una sua frequenza, durata e intensità. I suoni del linguaggio vengono prodotti:
- Emettendo aria dai polmoni;
- Facendo arrivare l'aria alla trachea e alla faringe, dove viene fatta vibrare;
- Modulando l'aria grazie alla posizione del tratto vocale, delle cavità boccale e nasale.
In base alla posizione e ai movimenti del sistema articolatorio è possibile produrre vocali (quando l'aria esce liberamente dalle cavità boccale e nasale) o consonanti (quando l'aria viene modulata, le consonanti si possono anche distinguere in base al modo e al luogo di articolazione e ad alcuni tratti accessori). Ogni fonema può essere distinto in base a caratteristiche di tipo articolatorio, per esempio, la "m" è una labiale occlusiva nasale, la "b" una labiale occlusiva orale. Tali caratteristiche articolatorie, insieme ad altre di tipo acustico o percettivo, sono la base della teoria dei tratti distintivi di Jackobson e Hall.
Teoria dei tratti distintivi di Jackobson e Hall
Secondo questa teoria i fonemi si possono classificare sulla base di tratti distintivi binari. Ogni fonema, cioè, presenta un segno + o in ciascun tratto, ad esempio, la "a" è + vocalica, la "b" è + consonantica e + grave. La percezione dei suoni del linguaggio umano differisce da quella di qualsiasi altro tipo di suono, in quanto è caratterizzata dal fenomeno della percezione categorica: si immagini di presentare a un soggetto due segmenti acustici, il primo strutturato in modo da dare come percetto la sillaba "ba" e l'altro da venir percepito come "da". Questi segmenti acustici vengono presentati intervallati da una successione di suoni intermedi, prodotto variando gradualmente il loro spettro acustico. Il soggetto che ascolta non percepisce le sillabe intermedie, ma continua a percepire la sillaba "ba" e poi, improvvisamente, a un certo punto percepisce "da". Il fenomeno della percezione categorica consiste dunque nel fatto che una sequenza di suoni acusticamente diversi non viene percepita come continua, ma come suddivisa in unità discrete. In questo caso i suoni intermedi vengono fatti rientrare nelle categorie percettive dei "ba" o dei "da".
Percezione dei suoni linguistici
Un'altra caratteristica dei suoni linguistici è l'assenza di una relazione biunivoca tra le unità percettive e la struttura dei suoni dal punto di vista spettrale. Si immagini di presentare a un soggetto la sillaba "ka" della durata di 300 ms e di ridurre gradualmente la durata della parte terminale di tale segmento acustico. Ci si aspetterebbe che il soggetto, ad un certo punto non percepisca più l'intera sillaba ma solo la consonante "k". Ciò che in realtà succede è che il soggetto continua a percepire la sillaba, la cui durata diviene sempre più breve, fino a che, riducendo la parte terminale del segmento acustico, di un altro ms non si percepisce più la sillaba ma un suono metallico.
Riconoscimento delle parole
Per poter comprendere il linguaggio scritto o parlato è necessario riconoscere le parole. La parola è l'unità fondamentale del sistema linguistico. In particolare ci si è chiesti come sia costruito il lessico mentale, cioè il magazzino che contiene le rappresentazioni mentali di tutte le parole che conosciamo. Ci si è anche chiesti quali processi consentono di identificare una parola e di cercare nella memoria le informazioni relative a una specifica unità del lessico mentale. Da un lato riconoscere una parola scritta o udita richiede processi diversi, dall'altro tali processi sono molto simili. Una proprietà del riconoscimento di parole scritte è molto evidente e consiste nel fatto che il sistema percettivo umano è in grado di riconoscere le parole in modo rapido, accurato e meccanico. Appena l'occhio percepisce una sequenza di segni grafici corrispondenti a una parola, essa viene immediatamente riconosciuta come tale e tutte le informazioni ad essa relativa divengono subito accessibili (significato, categoria grammaticale di appartenenza, pronuncia).
Metodi di ricerca nella psicolinguistica
Nella ricerca psicolinguistica vengono usati vari metodi quali:
- Soglia di riconoscimento delle parole: la durata minima di presentazione necessaria a riconoscere una parola. Tale soglia non è la stessa per tutte le parole, è stato riscontrato un effetto frequenza: le parole più frequenti vengono percepite più rapidamente rispetto a quelle meno frequenti.
- Denominazione: viene presentata una parola su uno schermo e il soggetto deve leggerla ad alta voce appena la vede apparire, viene misurato il tempo che intercorre tra il momento in cui la lettera appare sullo schermo e quello in cui il soggetto inizia a pronunciarla.
- Decisione lessicale: il soggetto deve dire il più velocemente possibile se la stringa di lettere che compare sullo schermo è una parola o meno. A tal proposito possono essere presentate parole del lessico, stringhe di lettere che non corrispondono a parole, cioè:
- Non parole legali: come "bedia".
- Non parole non legali: come "bsedia", si tratta di una stringa di lettere che oltre a non essere una parola del lessico, viola le regole fonologiche e ortografiche.
- Detezzione di una lettera all'interno di una parola o di una stringa di lettere.
- Dire se una parola fa rima con un'altra parola o con una stringa di lettere.
- Dire se una parola appartiene o meno a una determinata categoria lessicale-semantica: per esempio, dire se sedia fa parte della categoria oggetti di arredamento.
Paradigma del priming: una parola bersaglio viene presentata, facendola accompagnare o precedere da una parola prime per un compito di denominazione o di decisione lessicale. L'obiettivo è capire se la parola prime ha effetto sul riconoscimento della parola bersaglio. Oltre all'effetto frequenza sono stati riscontrati: l'effetto del contesto: una parola inserita in un contesto appropriato viene riconosciuta più facilmente rispetto a una parola che si trova in un contesto inappropriato o che viene presentata singolarmente. In molti esperimenti il contesto è ridotto al minimo ed è costituito da una sola parola prime che accompagna o precede il bersaglio. Quando la parola prime è simile per significato o ortografia alla parola bersaglio, questa viene riconosciuta più rapidamente rispetto a quando si trova isolata o inserita in un contesto, che consiste in una serie di parole non correlate.
L'effetto di superiorità della parola: le parole vengono riconosciute più facilmente rispetto a qualsiasi altro tipo di stimolo visivo. Se si chiede ad un soggetto di cercare la lettera T nella parola "TALPA", egli la trova più velocemente rispetto a quanto impiegherebbe per compiere la stessa operazione con una stringa di lettere senza senso, quale "AATPL". La spiegazione sta nel fatto che una parola del linguaggio viene elaborata più rapidamente rispetto ad una stringa di lettere senza senso, e una volta che la parola è stata riconosciuta, anche la lettera bersaglio è a disposizione del sistema di riconoscimento.
Concetti fondamentali per il riconoscimento delle parole
Un concetto molto importante per le teorie sul riconoscimento di parole è quello di attivazione: quando viene presentata una parola, una parte del sistema di conoscenze che costituisce il lessico mentale si attiva, di conseguenza la parola può essere percepita e compresa. Il riconoscimento di parole avviene quindi, quando l'unità del lessico mentale è sufficientemente attivata.
Altro concetto fondamentale è la diffusione dell'attivazione: la memoria semantica è formata da due tipi di unità: unità lessicali e unità semantiche o concettuali. Ognuna di queste unità è collegata ad un nodo, i vari nodi sono a loro volta connessi a formare una rete. Per esempio, la parola "cane" è legata ai nodi concettuali "gatto", "animale". A questa rete di nodi concettuali, corrisponde una rete di nodi lessicali: i lemmi del lessico. Ogni lemma comprende la parola e tutte le informazioni sulla sua morfologia, ortografia e classe grammaticale di appartenenza. Quando uno di questi nodi si attiva, una certa quantità di energia viene trasferita ai nodi collegati.
Modelli di riconoscimento delle parole
Ci sono due modelli opposti ma ugualmente plausibili sul riconoscimento di parole:
Modelli ad attivazione
Si basano sul concetto di attivazione: quando è presente una sufficiente quantità di energia, l'unità del lessico mentale si attiva e la parola viene riconosciuta. Il prototipo dei modelli ad attivazione è il modello logogeno di Morton.
Modello del logogeno di Morton
Il logogeno è un rilevatore di parole che risponde a stimoli visivi, uditivi e semantici e possiede una soglia di riconoscimento. La soglia di riconoscimento è la quantità di stimolazione necessaria ad attivare il logogeno; se il livello di stimolazione è insufficiente il logogeno non si attiva e la parola non viene riconosciuta. Il logogeno è legato anche a un sistema semantico o concettuale, che lo può attivare. Tale sistema contiene tutte le conoscenze che possediamo, alle quali possono essere aggiunti nuovi contenuti ed è ciò che costituisce il nesso tra linguaggio e pensiero.
La soglia di riconoscimento non è fissa, varia a seconda della parola in relazione alla frequenza e al contesto. Il modello quindi spiega l'effetto frequenza: quelle parole che compaiono più frequentemente vengono riconosciute più rapidamente perché la quantità di energia necessaria ad attivare il logogeno corrispondente è minore quindi la soglia di riconoscimento è più bassa; e spiega anche l'effetto del contesto: quando una parola è inserita in un contesto appropriato viene riconosciuta più rapidamente perché l'informazione che proviene dal contesto viene in parte trasferita ai nodi connessi grazie al meccanismo di diffusione dell'attivazione. Di conseguenza la soglia di riconoscimento della parola bersaglio è più bassa perché il logogeno corrispondente è stato preattivato.
Modelli a ricerca
Si basano sul concetto di ricerca in un insieme di dati. Il prototipo dei modelli a ricerca è il modello a ricerca attiva di Forster.
Modello a ricerca attiva di Forster
Tutte le parole che conosciamo e che siamo in grado di riconoscere perché sono immagazzinate nella nostra memoria, fanno parte di un archivio centrale (o master file). Data l'immensità di questo archivio, ci si è chiesti come sia possibile individuare così rapidamente come avviene, una parola in esso contenuta.
L'archivio centrale è collegato a tre archivi periferici, di dimensioni più ridotte e di più facile accesso:
Archivio fonologico
Quando la parola viene presentata acusticamente, viene analizzata la successione di suoni che la costituiscono.
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