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La memoria e l'identità umana

La memoria rappresenta per l’uomo il senso della propria identità. La psicologia della memoria si caratterizza per la contrapposizione tra i sostenitori della ricerca condotta in laboratorio e coloro che sono propensi a un approccio di tipo naturalistico. Entrambi hanno come oggetto di studio la memoria, ma il primo necessita di un certo rigore per eseguire le ricerche, mentre il secondo riguarda l’esigenza di avvicinarsi il più possibile alla realtà quotidiana.

Questo è il punto centrale da cui scaturirono numerosi dibattiti, a partire da Binet, secondo il quale bisognava individuare e sostenere una psicologia orientata verso questioni pratiche e finalità sociali. In realtà, il dibattito diventa significativo con Bartlett, il quale condusse degli esperimenti considerati la prima tappa di uno studio ecologico.

Contributo di Neisser e l'everyday memory

È da notare che il primo a trattare direttamente l’analisi dei ricordi di esperienze di vita fu Neisser, che alla fine degli anni ‘70 criticava tutti gli studi di laboratorio condotti fino ad allora, in quanto trascuravano la complessità della memoria così come viene utilizzata nella vita di ogni giorno. Questo evento segna la nascita dell’everyday memory, una nuova prospettiva di studio che indaga sugli aspetti componenziali della memoria utilizzati in ogni contesto di vita, ma anche un costrutto specifico costituito da processi di base e meccanismi di funzionamento, che però non si basa su una specifica teoria e quindi non può avvalersi di un metodo preciso per attuare una ricerca.

Tale prospettiva, o nuova concezione, in realtà, è stata erroneamente interpretata in quanto Neisser non si è mai schierato contro la sperimentazione in laboratorio, anche perché è grazie a questa che abbiamo acquisito leggi generali di funzionamento del processo mnesico e anche alcune conoscenze di base, quali MBT, MLT, WM e così via, ma ha messo in evidenza che era l’oggetto di studio a dover essere cambiato.

Validità della ricerca in laboratorio

Per ottenere dalla ricerca un sapere generalizzabile ed universale, è necessario accertare la validità nell’ambito di un setting sperimentale in cui si stabiliscono rigorosamente le relazioni tra le variabili in gioco. Tuttavia, tutto questo non può realizzarsi in un contesto di osservazione naturale, quindi teoricamente le ricerche condotte fuori dal laboratorio, anche se forniscono un alto numero di informazioni, non si possono considerare valide. È vero che ci sono una serie di situazioni non riproducibili in laboratorio, quindi l’unica via sembrerebbe quella dell’approccio naturalistico.

Contributi al dibattito sulla memoria

Intanto, si assiste a una vivace controversia sull'EM animata in un ampio dibattito internazionale da studiosi i cui contributi risulteranno importanti. Un primo contributo è stato dato da Roediger, schieratosi a favore del metodo sperimentale, affermando che una ricerca, per essere considerata corretta da ogni punto di vista, dovrebbe caratterizzarsi sia per un alto livello di generalizzabilità che per la validità ecologica dei risultati (un contributo importante riguardo la validità ecologica si deve a Cornoldi ed Axia che ne distinguono una validità diretta ed una indiretta).

Allo stesso tempo, Ceci e Bronfenbrenner ribattevano che gli stati mentali non possono essere paragonati all’inerzia dei processi chimici in quanto gli esseri umani sono oggetti attivi che non solo si adattano ai contesti ma anche li modificano, li selezionano e li creano. Un aspetto interessante sta nel fatto che quasi tutti i ricercatori che hanno partecipato alla controversia conclusero i loro contributi indicando che, per un reale sviluppo degli studi sulla memoria, c’è bisogno di un’aggregazione tra i due approcci piuttosto che una contrapposizione.

Tulving e le spiegazioni funzionali della memoria

Tulving, a questo proposito, fa notare che non bisogna utilizzare un'unica modalità di ricerca per lo studio della memoria, ma ogni risultato lo si deve considerare come un progresso acquisito da utilizzare in prospettiva. Secondo Bruce, le spiegazioni funzionali della memoria, che servono a identificare il suo uso nel quotidiano, si completano in quanto, riconoscendo le differenze individuali, elemento basilare della psicologia, delineano i contesti naturali in cui opera la memoria.

Cornoldi sostiene che la ricerca naturalistica non può sostituirsi alla ricerca di laboratorio, ma può affiancarsi ad essa per lo studio di particolari aspetti della psicologia. Ma partendo dal presupposto che la ricerca ecologica sia “figlia ribelle” della psicologia sperimentale, da cui deriva l’importanza di adottare un metodo al fine di ottenere risultati attendibili, i sostenitori di una visione più moderata cercarono di individuare elementi comuni tra la ricerca naturalistica e quella condotta con metodi tradizionali.

Il problema della verificabilità

La verificabilità è un problema difficile soprattutto per la ricerca naturalistica, in cui non si può effettuare un controllo tale da poter verificare successivamente l’accuratezza del ricordo. Lo studio della memoria ha da sempre utilizzato una grande varietà di metafore per concettualizzarne la natura essenziale che hanno influenzato sia la teoria che la ricerca stessa. Roediger ne ha indicate 36, ma la più incisiva è quella secondo cui la memoria viene rappresentata come un magazzino-deposito di informazioni distinte, custodite e mantenute per un recupero successivo.

Ma a causa del decadimento, dovuto al semplice trascorrere del tempo o all’interferenza con altri contenuti, alcuni materiali possono indebolirsi o diventare inaccessibili al richiamo. Con il progredire della ricerca, tale metafora viene influenzata da quella della corrispondenza, un nuovo orientamento che si basa su una meta-teoria secondo cui la qualità intrinseca della memoria non sta nella sua capacità d’immagazzinamento, ma piuttosto nella sua abilità di rappresentare fedelmente il passato.

Memoria autobiografica e ricordi personali

Quindi, il criterio fondamentale per valutare la memoria non è la quantità degli items che rimangono depositati, ma piuttosto la corrispondenza tra quello che la persona riporta e quello che è successo realmente. È opportuno ricordare che nello studio della memoria del quotidiano si tiene conto anche della dimensione emotivo-affettiva e motivazionale, oltre che cognitiva e metacognitiva del ricordo, che secondo un approccio fenomenologico va considerato come espressione dell’individualità nelle sue diverse sfaccettature.

La ricerca sulla memoria personale autobiografica rappresenta un’area di studio molto complessa, che tiene conto di vari aspetti. Essa è il ricordare di sé, del proprio passato, delle proprie esperienze personali o di eventi specifici, localizzati nel tempo e nello spazio, dove le conoscenze svolgono un ruolo indiretto. Essa è riferita al ricordo di info legate al sé.

Parlare di sé implica la narrazione, il racconto della propria storia a sé stessi, che assolve ad alcune funzioni legate al riconoscimento della propria identità personale, alla costruzione ed organizzazione di conoscenze che si vanno progressivamente depositando e all’utilizzazione di immagini ed esempi nel pensiero.

Codice verbale e immaginativo

In riferimento a quest’ultima funzione, bisogna evidenziare che la memoria autobiografica non si limita al codice verbale, ma ammette anche quello immaginativo, ad esempio la formazione di immagini mentali, che hanno un molteplice ruolo sulla memoria personale (Ross).

Per la psicologia del senso comune, il fatto che i ricordi personali si presentino spontaneamente alla coscienza con modalità rappresentativa immaginativa, ne garantiscono la veridicità, in quanto immagini derivanti direttamente dalla percezione passata, anche se oggi è noto che avviene una propria ri-costruzione dell’evento e situazione in quanto l’immagine conservata e recuperata non è quasi mai una copia fedele della percezione; la sollecitazione di un atto d’immaginazione può indurre a falsi ricordi credibili persino a se stessi. Il codice verbale resta comunque l’unico mezzo per poter comunicare i propri ricordi o immagini personali.

Paradigma dell'everyday memory

Con l’apertura del cognitivismo, le narrazioni autobiografiche cominciarono ad essere considerate come veri e propri strumenti di ricerca che prevalentemente sono stati di tre tipi: quelli basati sui cues, indizi che stimolano la ricerca in memoria dei ricordi personali; quelli a maggiore validità ecologica, basati sull’osservazione sistematica; e quelli concentrati sulla costruzione autobiografica.

Grazie alle ricerche condotte negli ultimi decenni che utilizzano il paradigma dell'EM, sappiamo che ogni evento è costituito da un sistema complesso di informazioni, con diverso grado di accessibilità. Occorre distinguere comunque tra quanto riguarda la memoria, i cui contenuti possono essere consapevoli e inconsapevoli, e quanto attiene al ricordare, cui processi sono automatici o controllati.

Sistemi della memoria a lungo termine

Nella memoria autobiografica intervengono inoltre due sistemi della memoria a lungo termine (MLT): il sistema semantico (si riferisce a conoscenze astratte e generali, trascende le condizioni temporali e spaziali in cui la traccia si è formata ed è organizzato in modo tassonomico e associativo sapere), maggiormente chiamato in causa nella ricostruzione di eventi autobiografici costituenti la routine quotidiana, è la base di conoscenza; e il sistema episodico (si riferisce a specifici eventi ed esperienze di vita, contiene info spazio-temporali che specificano dove e quando si è verificato l’evento ed è organizzato cronologicamente ricordare), dove avviene il fenomeno chiamato oblio dei ricordi personali, che sembrerebbe intervenire quando il ricordo non è più stato ricostruito o ripassato, e che comunque oggi viene chiamato reminescenza. Si tratta di esperienze spesso mai più rievocate almeno a livello di consapevolezza e che involontariamente riemergono.

Memoria a lungo termine e condizioni emotive

Un episodio viene facilmente ricordato a lungo termine se in fase di rievocazione esistono le stesse condizioni emotive che si avevano in fase di codificazione dell’evento. Questo spiega perché con il passare del tempo il cambiamento delle categorie schematiche impedirebbe di ricordare facilmente gli eventi. Affinché un evento autobiografico venga ricordato a lungo termine, deve essere unico, oppure deve essere stato un punto di svolta nella vicenda personale. Tutto dipende dal posto che il ricordo assume nella narrazione della storia di vita, che viene modificato in funzione di una serie di fattori che concorrono all’adattamento e al mantenimento di un’immagine di sé accettabile e aggiornata.

Ricordi reali e immaginari

Il ricordo di un’esperienza reale differirebbe da quello di un’esperienza immaginaria per il tipo di informazioni rievocate: sensoriale-percettivo vs riflessivo-rielaborativo. I ricordi si organizzano secondo un ordine gerarchico complesso e personale, particolarmente per: periodi relativi a un tema (le mie esperienze lavorative), una contestualizzazione spaziale e una temporale; eventi generali (giorni, settimane); eventi speciali (ore).

Il racconto di propri eventi di vita può essere falso, involontariamente o volontariamente, per convincere se stesso o l’altro della propria ragione, buona fede, positività e per mantenere insomma, un’immagine personale e socialmente positiva di sé.

Ma se da un lato la capacità di dimenticare la sofferenza, le esperienze spiacevoli rappresenta una risorsa difensiva della psiche umana, con funzione adattiva e di sopravvivenza, da un altro vi è a volte un prezzo da pagare rappresentato dalla patologia: un sintomo che ripresenta in forma mascherata ciò che è stato dimenticato; la difesa può attuarsi anche costruendo falsi nessi, versioni narrative che dissimulano l’oblio.

Ricordi e ricostruzione dell'individuo

In ogni caso vi sono grandi risorse nei ricordi riferiti alla propria vita per la ricostruzione e comprensione dell’individuo nella sua unicità. Infatti, la memoria narrativa o autobiografica è divenuta strumento d’elezione nella cura della psiche umana, da Freud ai giorni nostri, in quanto a rendere peculiare e irripetibile ogni autobiografia sono le differenze individuali.

Gli studi sulle autobiografie hanno sottolineato come il senso del proprio essere viene continuamente valutato alla luce di fatti e conoscenze nuove, continuamente ricostruito (i ricordi autobiografici hanno carattere ricostruttivo: in molti casi la rievocazione di un evento comporta l’integrazione di dettagli estratti da episodi simili (memoria episodica). Le autobiografie, con l’integrazione di vero e verosimile, contribuiscono a dare un significato e coerenza alla vita e all’identità stessa di una persona.

Approccio costruttivista

Il quadro teorico di riferimento è l’approccio costruttivista (Bartlett e Piaget) che concettualizza uno schema di memoria inteso dinamicamente, in quanto modificabile all’interno delle stesse strutture e che nello svilupparsi diviene il potenziale base per le percezioni e le risposte adattive a situazioni nuove via via emergenti. A partire da tali studi classici sulla memoria, emerge che solitamente abbiamo accesso in memoria non a copie fedeli e attendibili di episodi, ma a episodi, una sorta di condensati di sequenze di avvenimenti in un ricordo unico che tende a riassumerne i significati più pregnanti (Neisser).

Questa posizione estrema del costruttivismo arriva a concludere che un ricordo perfettamente fedele in memoria sia una sorta di utopia, una “spiacevole finzione”, che non elimina comunque l’esistenza di particolari molto vividi e percezioni che rimangono quasi intatte negli anni, le flashbulb memories.

Con queste considerazioni possiamo affermare che la memoria autobiografica è un processo misto che include tanti aspetti di copia che di ricostruzione del passato personale. Il tipo di errori cui siamo più esposti è in parte collegato al tipo di domande che guidano il recupero in memoria. Ovviamente sono ben diverse la rievocazione e la narrazione se l’individuo si trova in una situazione di conversazione privata, avviata spontaneamente o per richiesta, sia, ancora, per il diverso coinvolgimento emotivo che tali diverse situazioni comportano. Oltre alle attese sociali, occorre porre attenzione alle interferenze retrograde che possono derivare dalla presenza delle nostre attuali notizie e conoscenze, soprattutto quelle riferite al sé; diciamo che le distorsioni della memoria autobiografica svolgono un ruolo funzionale ben preciso per il nostro benessere, che è di tipo pragmatico sul piano cognitivo, emotivo-affettivo, sociale e, per riassumerli, adattivo.

Il ricordo autobiografico, anche se a volte inganna, inconsapevolmente o consapevolmente, ha il fine di darci il senso di autoconsistenza, continuità temporale, coerenza e identità al di là del cambiamento del nostro sé. Il racconto considera e costruisce davvero il sé come testo, sul quale apportare aggiunte e correzioni, viene scritto attraverso le voci e le storie. In questo sforzo di popolare voci e storie diverse con la propria intenzione, il soggetto narratore è guidato dall’esigenza di ri-conoscere se stesso, di costruire una propria identità, di anticipare il futuro.

Egli sta compiendo un atto sociale che da un lato rispecchia la cultura d’appartenenza e dall’altro serve a rielaborare la cultura stessa: è dalla narrazione dei ricordi che l’individuo fa e dalle narrazioni che gli altri compiono su di lui che si origina il sé che da continuità alla persona nel corso del tempo. L’Io narrante/autobiografico infonde forza alla soggettività, permette di riconoscere se stessi, è attraverso la narrazione che egli riesce a scoprire la propria identità; perciò è possibile considerare il Sé come una struttura narrativa, organizzato in schemi narrativi.

La narrazione come attività metarappresentativa

La narrazione è un’attività di ragionamento metarappresentativo, l’attività del narrare richiede consapevolezza: se è vero che il nostro sé attuale è influenzato dal passato, è vero anche che il sé passato è continuamente ricostruito nel presente, noi facciamo questo sulla base di tutta una “teoria su noi stessi”: nei racconti di vita non si trova il sé ma li si costruisce in quanto caratterizzazione del protagonista principale della narrativa autobiografica. La narrazione è universale, transtorica, transculturale: la vita stessa è narrazione in quanto storia, essa però non è solo la percezione di una sequenza dei eventi umani connessi in modo non casuale, ma ha una sua specifica organizzazione interna, il legame tra i fatti raccontati. La sequenza di eventi è tale in quanto percepita e ciò dipende dal punto di vista di chi costruisce la storia, ma anche da chi lo ascolta.

Queste considerazioni servono a poter riferire che la narrazione ha una struttura intrinseca e una struttura interpersonale. La prima si riferisce al passaggio che ognuno di noi fa dall’idea alla parola, dalla sfera privata a quella pubblica, sociale, culturale; può essere interpretata in base alle sue dimensioni che sono la forma e il genere utilizzato, che contribuisce al modo di raccontare una storia, e della fabula, ovvero il tema.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicofisiologia dell'apprendimento e della memoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Quattropani Maria C..
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