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Facoltà di scienze della formazione

Psicodinamica dello sviluppo e relazioni familiari

La violenza sui minori è un fenomeno antico e comprendere le cause è difficile, poiché affonda le sue radici in stereotipi culturali, in motivazioni di ordine geografico ed economico per noi del tutto incomprensibili ed inaccettabili.

Chi di noi, oggi, potrebbe giustificare l'ordine sociale ebraico che prevedeva la lapidazione per chiunque sodomizzasse bambini al di sopra dei 9 anni, mentre condannava a frustate chi avesse rapporti sessuali con bambini al di sotto dei 9 anni, perché l'atto non veniva considerato di per sé “sessuale” ma soltanto un’offesa all’ordine pubblico?

Eschime, in una delle sue Orazioni, ci ricorda che “si vieta agli insegnanti di aprire le aule o agli allenatori le palestre prima dell’alba e si ordina di chiudere prima del tramonto perché si sospetta il sommo grado del fatto che restino soli nell’oscurità con un ragazzo”.

Chi di noi potrebbe sorridere leggendo una scena del Satiricon di Petronio quando una bambina di 7 anni viene stuprata da un giovane davanti ad adulti che si eccitano?

Ad un’attenta analisi della storia dell’infanzia si può ben dire che solo nel ‘900 si inizia ad uscire da un incubo.

Il concetto di violenza, fenomeno ignorato e negato, in questi ultimi anni è stato notevolmente ampliato. La definizione data da KEMPE (1962) di BATTERED CHILD SINDROME (SINDROME DEL BAMBINO PICCHIATO) è stata sostituita da quella di FONTANA (1964) di MALTREATMENT SINDROME IN CHILDREN (SINDROME DA MALTRATTAMENTO NEI BAMBINI) che fa riferimento alla mancanza di cure, attenzioni e affetto nonché alle lesioni fisiche, malnutrizione, negligenza da parte di genitori, educatori, parenti.

Queste definizioni sono state sostituite dal Consiglio d’Europa al IV colloquio Criminologico, svoltosi a Strasburgo (1978/1981) con il termine ABUSED CHILD (BAMBINO ABUSATO) per indicare le più disparate forme di violenza che possono essere perpetrate nei confronti del bambino compresa quella psicologica, senza dubbio più difficile da cogliere clinicamente ed individuare per l’ambiguità per le conseguenze dannose che determina sullo sviluppo psicologico del bambino.

E infatti il termine ABUSED CHILD include 4 forme di maltrattamento:

  • Grave trascuratezza, in cui il minore subisce gli effetti delle omissioni o carenze familiari circa i propri bisogni fisici e/o psichici (abbigliamento inadeguato alle condizioni atmosferiche, trascuratezza igienico-sanitario o alimentare, inadempienza scolastica, denutrizione) unita a stati di abbandono e/o incustodia, senza controllo, mettendo a rischio la sua incolumità.
  • Maltrattamento psicologico, in cui il minore è ultima di una reiterata violenza verbale o comunque di una pressione psicologica tale da danneggiarlo e che trasmettono al bambino l’idea che non è amato, desiderato, ridicolizzandolo o sminuendolo. Rientrano in questa categoria tutte quelle situazioni di separazione conflittuale in cui i minori sono palesemente strumentalizzati dai genitori nel contrasto reciproco, con evidenti e rilevabili effetti sul loro equilibrio emotivo.
  • Maltrattamento fisico, in cui il minore è oggetto di aggressioni da parte dei familiari, con conseguenze fisiche (lesioni cutanee, oculari o viscerali, fratture, bruciature, lesioni permanenti, morte). Frequente, non spesso erroneamente diagnosticato, dietro alibi di punizioni corporali a scopo educativo.
  • Maltrattamento o abuso sessuale, in cui il minore, coinvolto in atti sessuali che egli non comprende a fondo, a cui è incapace di acconsentire con consapevolezza, perché intimorito o costretto con la forza. È la forma di maltrattamento infantile più aberrante per i suoi effetti devastanti e comprende:
    • Carezze o toccamenti a sfondo sessuale
    • Esibizionismo
    • Rapporti sessuali da parte di membri della famiglia, conoscenti, estranei.

Si distinguono:

  • Abuso intrafamiliare, attuato da persone appartenenti alla stessa famiglia nucleare (genitori naturali, adottivi, affidatari, fratelli, conviventi) e alla famiglia allargata (nonni, zii, cugini, amici di famiglia)
  • Abuso extrafamiliare, attuato da persone estranee alla famiglia della vittima.

Nonostante questa differenza, luoghi privilegiati della violenza all’infanzia sembrano essere proprio le mura domestiche. La famiglia, come dice Chesnais, è il luogo del paradosso: centro di affetti e sicuro rifugio contro i mali e le avversità della vita, può diventare il centro da cui si espande la violenza; nella famiglia si può rilevare la tipologia più ampia delle forme di abuso in quanto questa è l’unico luogo in cui ognuno può scoprire il suo vero volto, può esprimere liberamente i propri sentimenti.

Cirillo e Di Blasio si occupano del trattamento psicoterapeutico di famiglie maltrattanti presso il Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi (CBM) di Milano, di cui sono anche fondatori e in cui hanno sperimentato un modello di intervento capace di garantire il diritto del bambino di essere tutelato e quello dei genitori di essere aiutati a sciogliere gli intricati problemi psicologici della loro relazione, tramite la collaborazione con il Tribunale per i minorenni che, tramite un decreto, ha il potere di sottrarre urgentemente il bambino alla convivenza familiare e perciò al rischio di subire ulteriori violenze, soprattutto quando la famiglia non chiede aiuto.

Il Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi (CAF) è nato nel 1979 come libera associazione nell’intento di porsi al servizio dei servizi socio-sanitari, senza comunque sostituirsi ad essi e con lo scopo di prevenire ogni abuso all’infanzia e soccorrere ed assistere i minori vittime di violenze, di maltrattamenti o di abbandono, nonché le loro famiglie.

Il CAF fu affiancato, nel 1984, dal Centro per il bambino maltrattato e la cura della crisi familiare (CBM) con lo scopo di mettere a punto modalità di intervento specifiche appropriate al trattamento dei casi di abuso, trasmettendole ai servizi tramite interventi di consulenza, seminari e convegni, perché possano a loro volta utilizzarli.

Il CBM è composto da 2 unità:

  • Una comunità di pronto accoglimento
  • Un’équipe psicosociale

La comunità di pronto accoglimento è una struttura in grado di ospitare 10 minori maltrattati allorché il Tribunale per i minorenni ne dispone un immediato e provvisorio allontanamento dalla famiglia o dopo situazioni di emergenza, in attesa di un provvedimento provvisorio del Tribunale.

Questa comunità ha 4 obiettivi da portare a termine:

  • Aiutare il bambino, già traumatizzato dal maltrattamento subito, a superare lo stress dell’allontanamento dei genitori e dell’inserimento in un ambiente sconosciuto mantenendo un legame con la sua realtà abituale tramite la frequenza della scuola cui era iscritto.
  • Sostenere il bambino nel processo di elaborazione di quanto gli è successo ed aiutarlo a comprendere quanto accade a lui ed intorno a lui (l’affidamento ad altre persone, l’entrata nella sua vita di persone a lui sconosciute come il giudice, l’assistente sociale ecc.)
  • Osservare le condizioni psicofisiche del bambino (tramite visite mediche), i suoi rapporti con i genitori durante le loro visite e durante i contatti telefonici
  • Indirizzare i genitori ad assumere l’atteggiamento via via più appropriato nei confronti del bambino.

Tutti questi elementi vengono definiti in una relazione diagnostica che verrà inviata al giudice. Il bambino esce dalla comunità quando il giudice, presa visione di diagnosi e prognosi, nonché della relazione del servizio sociale affidatario, può decretare un rientro del minore in famiglia (in caso di prognosi positiva) o un allontanamento definitivo da essa, in vista di un’adozione (in caso di prognosi negativa).

È raro, inoltre, che i minori ospitati nel CBM vadano incontro a cambi di sistemazioni quando ancora la diagnosi e la prognosi sulla famiglia non sono state completate: ciò per evitare loro il pellegrinaggio da una soluzione provvisoria ad un’altra altrettanto provvisoria.

Invece l’équipe psicosociale si occupa della diagnosi e prognosi sulla ricuperabilità della famiglia maltrattante e della terapia in caso di prognosi positiva. L’équipe del CBM, che si è attenuta alla definizione ABUSED CHILD, evidenzia che le manifestazioni di trascuratezza, di violenza fisica o di abuso sessuale derivano da un disfunzionamento globale della famiglia e focalizza l’attenzione sul “gioco familiare” che è usato per descrivere il modo in cui le relazioni tra tutti i membri della famiglia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dello sviluppo e relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Merenda Roberto.
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