Estratto del documento

Il padre ritrovato

Tutto il mondo dell’infanzia ruota sulla dimensione femminile: grave scompenso nella dialettica tra maschile/femminile, fondamentale per la crescita equilibrata e formazione dell’identità del bambino. Qui una nuova prospettiva: trasformazione del padre e famiglia, risorse e sensibilità specifiche del maschile nella crescita dei figli al di là dei vecchi stereotipi che oscillano tra il vecchio modello dell’autoritarismo paterno e il nuovo prototipo di mammo che imita il materno senza scoprire una nuova identità.

Vuoti di padre: padri pallidi e nuove dimensioni paterne

Il padre ha perso autorevolezza a livello di contesto sociale: figura paterna vuota di significati condivisi e accettati all’interno e all’esterno della famiglia e a livello istituzionale; un tempo la gerarchia familiare aveva il compito di trasmettere l’identità, la memoria storica e il sapere orale; oggi l’individuo è solo in una nuova realtà sociale più anonima e indifferenziata.

Nonostante oggi i padri siano più presenti e interessati alla crescita educativa dei figli, resta ancora incompetente nella gestione continuativa dei figli a livello domestico, istituzionale e sociale. Padre passivo e scarsamente coinvolto nel prendere l’iniziativa sia all’interno delle mura domestiche che nel contesto sociale.

Situazione del terzo genitore (nuovo compagno materno): si raccomanda che sia presente come nuova figura maschile in casa ma senza sovrapporsi a quello biologico = abbondanza di figure maschili a cui corrisponde un affievolirsi di figure paterne reali che hanno un rapporto continuativo coi figli. La madre deve giocare equilibri affettivi per mantenere relazioni coerenti e vitali con tutti i membri (sovraccarico di responsabilità femminili per la definizione di confini chiari).

Dove è il padre negli studi sullo sviluppo infantile?

Padre largamente assente nei modelli teorici dello sviluppo infantile (es. teoria attaccamento); anche i consultori familiari hanno ignorato per molto tempo la parte maschile. Il paterno/maschile restano assolutamente marginali e sottoutilizzati rispetto al materno/femminile.

Anche nella scelta professionale, il mondo degli affetti (psicologia sviluppo) attrae prevalentemente il sesso femminile così che quando si osserva e si interviene sulla famiglia, ci si muove da una situazione di competenza e sensibilità femminile.

Ritrovare il padre significa cercarne il senso e valore su un piano di realtà in una società in profonda trasformazione (radicale cambiamento del ruolo paterno e dialettica con componente materna).

La gravidanza paterna e l’arrivo di un terzo nella relazione di coppia

Il maschile sta mutando nei fatti: tradizionali prestazioni femminili sono apprese dal padre (coinvolgimento dell’uomo nella gravidanza e parto, comportamento allevante partecipe). Anche per l’uomo la gravidanza comporta mutamenti profondi anche se non visibili fisicamente: la mente del padre è gravida di pensieri ed emozioni mai provati, rimette in gioco il concetto di sé, le competenze sono meno chiare e definite. Da un lato l’attesa di un figlio conferma la mascolinità, dall’altro l’uomo deve far appello alle proprie parti femminili per stare vicino alla moglie, proteggerla, contenerla affettivamente.

I padri non hanno modelli precisi a cui riferirsi, con la complicazione dei propri ricorsi infantili (riflessioni maschili, conflitti, trasformazioni spesso sottovalutate o ignorate perché la gravidanza è una vicenda prettamente femminile). L’intimità di coppia su cui si è consolidata la relazione coniugale deve far posto a una nuova intimità (madre/bimbo); per un uomo impreparato e insicuro può essere un primo tradimento con conseguente inaridimento del rapporto di coppia. L’arrivo di un terzo è un test per verificare la solidità e flessibilità di una coppia, spesso le premesse di una crisi sono presenti prima del concepimento e la nascita le amplifica. Uno dei motivi per cui le crisi di coppia sono oggi cresciute è la diminuzione dei figli (le problematiche coniugali sono meno coperte dalle funzioni genitoriali). Nel tempo è cambiato il mandato sociale: dal bene dei figli come valore assoluto al benessere individuale come priorità irrinunciabile.

La relazione padre – bambino

Nelle nuove tipologie familiari questa relazione assume prospettive più variegate e complesse. Lo stile interattivo padre/bimbo si basa maggiormente sull’attività accuditiva e ludica piuttosto che nutritiva. Il padre sperimenta un modo nuovo e personale di accudire il figlio (non imitativo e competitivo rispetto alla madre); per il padre l’alimentazione del bimbo è una delle tante occasioni di incontro affettivo e non sempre la fondamentale: gioco, contatto fisico, fare cose insieme (nutrire è territorio privilegiato e fortemente difeso dal femminile).

Nelle famiglie tradizionali il rapporto padre/bimbo può soffrire di rigidità nell’articolazione dei ruoli materno/paterno; nelle famiglie a doppia carriera i ruoli devono essere reinventati e modulati in modo creativo (superare la mistica dell’istinto materno, costruire nuovi ruoli basati sulla complementarietà). Nelle famiglie ricostituite le cose sono più complicate: i figli possono trovarsi compressi tra due forme di lealtà affettiva (padre biologico e terzo genitore): solo una separazione matura, non ostile ed elaborata da entrambi i coniugi nel rispetto del tempo e bisogni del figlio può fornire le basi per ricostruzioni familiari non a rischio. Il terzo genitore deve saper accettare una posizione di attesa attenta nell’essere secondo come figura maschile in quanto entra nella storia di sviluppo di un’altra famiglia.

Il padre e il taglio emotivo

Nella pratica clinica spesso il padre assume una posizione gregaria nei confronti della madre rispetto alla richiesta d’aiuto per un problema psicologico del figlio; spesso delega la moglie a sollecitare una terapia in situazione di crisi di coppia o accetta passivamente la scelta di separazione. Nelle famiglie tradizionali vige un contratto implicito che definisce i sentimenti e crescita affettiva dei figli e coppia come area di gestione femminile.

Considerazione intergenerazionale: nella vita le motivazioni e scelte individuali sono influenzate dai modelli di apprendimento che si trasmettono nelle generazioni (spesso veri rituali comportamentali distinti per genere, ordine di fratria, contesto ambientale) = necessità della cornice trigenerazionale che consente di scoprire il significato e valore storico dei problemi attuali.

L’uomo adulto spesso ricorda la prima infanzia priva di un’esperienza significativa del padre. Lo spazio più comune di rapporto tra figlio in crescita e padre è la distanza (l’autorità paterna sancisce che avvicinarsi troppo è un rischio = perdita di nutrimento affettivo che deriva dal rapporto paterno). La conseguenza è che l’uomo metta un taglio emotivo caratterizzato da diniego dell’attaccamento emotivo non risolto al proprio genitore; si produce una lacerazione nel proprio sentimento di appartenenza e un vuoto nei processi di identificazione: è un’area di vulnerabilità affettiva mascherata da atteggiamenti di sicurezza che si riattiva quando si passa dallo stato di figlio a quello di padre: dare risposte affettive ai propri figli riapre le ferite intergenerazionali. Far coesistere un rapporto gerarchico con relazione affettiva pone dei problemi a un padre cresciuto con modelli paterni improntati su distanza emotiva e assenza di complicità.

La relazione di coppia madre/bambino

  • Possibili relazioni distorte come figlio cronico (adulti che non hanno raggiunto una sufficiente differenziazione dalle famiglie d’origine e hanno anche nel rapporto coniugale un sentimento di dipendenza affettiva con cui hanno convissuto nella loro crescita come figli).

Nelle famiglie tradizionali ci si aspetta che la madre abbia la responsabilità della crescita affettiva dei figli; nelle situazioni di conflitto la madre si pone spesso come regolatore del rapporto padre-figlio, con funzione protettiva per entrambi. È una limitazione nella costruzione di un’intesa fra padre e figlio (conflitti come occasioni di crescita). Il padre dovrebbe cogliere il valore relazionale di molte provocazioni dei figli come se fossero una richiesta implicita di contenimento.

Il super lavoro come depressione mascherata

Nel super lavoro si cela il senso di fallimento/incompetenza come padre. L'uomo può mascherare stress attraverso un’attività frenetica e solo parzialmente giustificata dall’esigenza di dover sostenere la famiglia.

Il padre come contesto di attaccamento nello sviluppo del bambino

Ad un ruolo maschile non tradizionale si affianca un tipo di padre più coinvolto nell’allevamento dei figli. C’è interdipendenza tra qualità della relazione di coppia e relazione genitore/bambino. La sensibilità nei confronti dei figli è strettamente correlata alla soddisfazione coniugale. Il legame di coppia ha la funzione di soddisfare i bisogni emotivi dei coniugi e fornire un contesto per il coinvolgimento genitoriale. Al bambino deriva una situazione di sicurezza: poter usufruire di genitori che sanno condividere la cura del figlio.

L’attaccamento come modello di causalità lineare

Dagli studi emerge che è il comportamento materno messo in atto nel primo anno di vita del bambino a influenzare la qualità del legame di attaccamento; da qui derivano i modelli di self e dell’altro che orientano il suo modo di porsi nelle relazioni successive. I modelli mentali fanno da filtro nell’elaborazione delle info che provengono dall’ambiente fisico e sociale. Gli individui, nelle relazioni coi propri figli, tendono a utilizzare uno stile di attaccamento analogo a quello con la loro figura di attaccamento (modelli mentali che si configurano secondo linee ereditarie).

L’attaccamento alla madre come fattore di rischio

La qualità della relazione con la madre è un fattore operativo per la formazione di schemi mentali relativi a self/altri (sarebbe la madre la figura genitoriale cui attribuire la responsabilità di uno sviluppo affettivo/sociale ottimale). Uno stile relazionale materno carente rispetto al soddisfacimento dei bisogni infantili di protezione/conforto dà luogo a un attaccamento insicuro ansioso e a modelli operativi che portano il bimbo a interpretare in modo rigido e distorto le info dell’ambiente che gli impediscono di esplorare in modo adeguato le nuove relazioni.

  • Le modalità di attaccamento ambivalente ed evitante producono disturbi psicosomatici, rischio depressione, disturbi comportamentali (isolamento, aggressività, deficit attenzione e iperattività), da adulti possibili comportamenti dissociali e delinquenziali.
  • Lo stile disorganizzato: è impossibile per il bimbo trovare protezione nel genitore perché è proprio lui l’origine dello stress e paura (gravi forme di disorganizzazione del pensiero e disturbi dissociativi).

Fattori di rischio e protezione nello sviluppo umano: modello multifattoriale

L’uscita psicopatologica e l’adattamento sociale non sono il risultato ineludibile della relazione con madre nei primi anni di vita: alcuni individui, malgrado le condizioni interne/esterne di rischio evolvono in persone adulte che funzionano bene o viceversa. Occorre considerare un modello multifattoriale che riconduce il rischio non solo alla relazione materna ma al modo in cui un cumulo di situazioni avverse finiscono con l’incidere sulla qualità di quella relazione. Qualsiasi persona, e non necessariamente la madre, in grado di prendersi efficacemente cura del piccolo può diventare figura di attaccamento principale.

Il padre come fattore di trasformazione nell’attaccamento infantile

Il padre, in assenza o sostituzione di una madre poco presente, può porsi come figura di attaccamento principale ed essere determinante nella costruzione del self del figlio o può essere altra figura di attaccamento affiancata alla madre. Anche in funzione compensatoria (padre come fattore che interrompe la traiettoria del rischio costituito da uno eventuale stile di caregiving della madre carente/distorto). La grande importanza del padre sta nel suo potersi porre come fattore di trasformazione dei modelli operativi dell’attaccamento della madre.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 14
Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Il padre ritrovato, di Andolfi Pag. 1 Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Il padre ritrovato, di Andolfi Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Il padre ritrovato, di Andolfi Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Il padre ritrovato, di Andolfi Pag. 11
1 su 14
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giani Gallino Tilde.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community