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INTRODUZIONE

martedì 8 ottobre 2019 08:27

Storicamente, si è iniziato a lavorare con i gruppi all'inizio del '900 per la cura degli individui:

i singoli messi in gruppo ci guadagnano rispetto ad una terapia individuale.

L'obiettivo è capire, all'interno del gruppo, il funzionamento mentale dell'individuo.

All'interno del gruppo la persona ha la possibilità di sentire anche un altro che parla di sé e

quindi di capire come funziona la mente dell'altro e la propria, se non altro per confronto

(ex. "davanti ad una situazione la pensiamo diversamente"); è diverso in terapia individuale

dove non ho questo confronto fra pari.

Nel gruppo emergono alcune dimensioni:

• Dipendenza: dipendo da come gli altri usano il gruppo (se uno parla tutto il tempo,

poi…)

• Autonomia: vado a riconoscere come funziono io

• Interdipendenza: riesco a sentire degli affetti che prima non riuscivo a sentire grazie al

contributo degli altri, anche se sto zitto.

FREUD (in "Psicologia delle masse e analisi dell'Io")

Dice che molti gruppi riescono a stare uniti su una dimensione di aggressività; ad esempio

quando entrano in campo dinamiche primordiali (sopravvivenza, minaccia,…) è più facile che

il gruppo si formi.

Concetto di Orda: ha in italiano un'accezione negativa, caratterizzata da violenza e da

un accentuato disordine e mancanza di disciplina.

BION

Gruppo come mentalità, ad un certo punto si viene a costituire quella "pelle mentale" che

va a costituire una mente comune; questo avviene quando gruppo lavora unitamente, in

una dimensione di interdipendenza.

Nel gruppo possono convergere i bisogni individuali e la mentalità che portano a definire

una specifica cultura di gruppo.

Gruppo come contenitore e contenuto: Il gruppo è un contenitore all'interno del quale i

contenuti del singolo (la personalità individuale gioca quindi le proprie carte all'interno del

gruppo) possono essere proiettati e generare un pensiero comune. Ogni gruppo svilupperà

una cultura diversa dagli altri, un'identità specifica.

Anche i gruppi sono organismi vivi: in alcuni momenti funzionano di gruppo, in altri invece

tramite una mentalità primitiva, più regredita che tende a dare risposte automatiche.

Questa mentalità è pervasa da tre fantasie che definisce "assunti di base" (funzionano come

meccanismi di difesa dall'attività di gruppo e dall'interdipendenza):

• Dipendenza: segreta ed inconsapevole convinzione che il gruppo si è riunito affinché

qualcuno, da cui dipendere completamente, provveda a soddisfare tutte le necessità e

desideri (ex. funzionamento della chiesa). È sana, necessaria e fisiologica in alcune fasi

della vita individuale, ma se si manifesta in una dinamica di gruppo, diventa un limite.

Alcune dimensioni di dipendenza sono però naturali nel funzionamento del gruppo

(ex. professore che spiega, da cui studente dipende).

Dinamica di aggressione passiva: lascio che sia sempre l'altro a fare, a scegliere;

- non va in direzione dell'autonomia ed è una situazione difficile da smuovere. La

dipendenza, quand'è eccessiva, in un'aggressione passiva, blocca l'altro.

Ognuno dipende dagli altri in un quadro di interdipendenza (io faccio questo, tu fai

Psicodinamica dei gruppi e delle istituzioni Pagina 1

Ognuno dipende dagli altri in un quadro di interdipendenza (io faccio questo, tu fai

quello…), ma questa diventa un assunto di base quado una persona (conduttore,

leader,…) sente una pressione perché le altre le stanno remando contro.

• Attacco-fuga: se ci sentiamo più forti dell'altro possiamo attaccare, se invece è più

forte fuggiamo. Ha la funzione di salvarci la vita, ci sono situazioni in cui ha senso

attaccare o fuggire. Abbiamo la fantasia che esista un nemico che bisogna attaccare o

da cui bisogna fuggire. Queste modalità possono essere attive o passive (ex. tacere, è

una fuga dall'attività del gruppo).

Se c'è aggressività nel gruppo bisogna metterla in parola, per far capire che possiamo

parlarne.

• Accoppiamento: credenza collettiva ed inconscia che qualunque problema e necessità

saranno risolti dalla "nascita di un figlio", di un salvatore. Si tratta di una condizione di

passività retta da una speranza, è un delegare a qualcun altro (simile all'aspettativa

del bambino che genitori risolveranno i problemi); chi conduce il gruppo (funz.

paterna) e il gruppo-contenitore (funz. materna) tramite un accoppiamento

risolveranno i problemi, saranno creativi nel far nascere qualcosa di nuovo.

Accoppiamento dipendenza: se siamo in una dimensione di dipendenza, il

- membro del gruppo guarda al leader, l'accoppiamento invece avviene anche tra

più membri del gruppo. In ogni caso, nella realtà non sono così separati come li

studiamo noi.

Dobbiamo guardare a come si è formato il gruppo, da che realtà è composto, dobbiamo

capire qual è il magnete che lo tiene assieme, per riportarlo lì nei momenti di crisi. Se c'è un

blocco, bisogna chiedersi cos'è successo prima.

Il terapeuta, in gruppo, vede solo alcuni partecipanti, mentre egli è visto da tutti; questo può

portare a sentirsi intimiditi, preoccupati, ci sintonizziamo con quella parte esterna che ci sta

guardando, quella parte autocritica, super-egoica e giudicante verso noi stessi.

• Senso di comunità

• Capacità di tollerare emozioni intense

• Capacità di riconoscere e mentalizzare i sentimenti

• Lavorare in un gruppo ci permette di lavorare con lo straniero che è in noi: all'inizio

vedo l'altro come straniero, poi inizierò a vedere i lati simili a me e riconoscerò le parti

straniere come parti di me che non riesco ad avvicinare.

CONFINI DEL GRUPPO Psicodinamica dei gruppi e delle istituzioni Pagina 2

CONFINI DEL GRUPPO

Essere in un gruppo implica l'atto di entrare in un gruppo. Entrare è varcare una soglia

(fisica, temporale, psicologica).

• Confine esterno: è quello che separa il gruppo dall'ambiente esterno. Il confine

esterno può servire per proteggere l’esistenza del gruppo nel caso ci siano pressioni

provenienti da fuori. La forza interna che si contrappone alle pressioni esterne è la

coesione del gruppo.

• Confine interno: è quello che separa il leader dai partecipanti al gruppo. In caso di

agitazione dei partecipanti interviene a favore della coesione del Gruppo la leadership

del Leader.

Queste soglie definiscono l'appartenenza al gruppo (l'appartenenza è sia fisica che

riguardante il coinvolgimento).

Varcare la soglia…(entrare/uscire dal gruppo)

La soglia può essere varcata in entrambe le direzioni. I confini di un gruppo possono essere

più o meno netti/rigidi, spesso i confini sono multipli, soprattutto quando abbiamo a che

fare con delle istituzioni; in un istituzione dobbiamo fare un'analisi dei confini in cui ci

stiamo inserendo.

Il gruppo è un organismo vivo. Il fatto che possano entrare persone nuovo dipende dalla

fase che il gruppo sta vivendo, ad un certo punto bisogna definire che il confine è chiuso, ciò

non significa che le persone non possano decidere di andarsene (se si tratta di un gruppo di

formazione o di cura), è fisiologico che qualcuno se ne vada; quando qualcuno esce bisogna

richiudere la porta che ha aperto.

Ad ogni nuovo ingresso il gruppo cambia. Dobbiamo però far sentire che il confine del

leader è solido. Se non c'è un confine, il gruppo non è definito.

Soglia psicologica: in un gruppo si crea/mettono in circolo una grande quantità di

pensieri, emozioni,… e questo diventa materiale di lavoro nel gruppo.

Affinché si definiscano i confini interni ed esterni il gruppo ha bisogno di rituali. Con rituali

intendiamo una serie di gesti che vengono ripetuti per esorcizzare un pericolo/paura, a darci

tranquillità e sicurezza che ci tranquillizza nell'affrontare qualcosa di sconosciuto

Ex. Tra il neonato e la mamma ci sono dei rituali: per addormentarsi favola e ninna-nanna.

Nel sonno lasciamo il controllo (intorno a noi può succedere di tutto - anche l'uso del lettino

in psicanalisi ha la funzione di favorire l'allentamento del controllo);

Qualsiasi gruppo nasce prima nella mente di chi lo condurrà, è importante prendersi il

Psicodinamica dei gruppi e delle istituzioni Pagina 3

Qualsiasi gruppo nasce prima nella mente di chi lo condurrà, è importante prendersi il

tempo di costruire il gruppo nella vostra mente, di valutare gli spazi, i tempi che abbiamo,

quanti incontri si possono sostenere, i costi, quante persone parteciperanno, gli obiettivi…

Importante avere un'idea del gruppo in cui mi vado ad inserire: "è un'attività che

posso/voglio gestire?"

Le prime regole del setting le da chi conduce il gruppo, la rigidità/protezione del confine è

importante, poi dobbiamo lavorare in una dimensione di seduzione (attirare a se le persone

rispetto a quello che stiamo facendo, far capire che quello che stiamo facendo centra col sé

profondo dei partecipanti). Bisogna chiarire le regole sia a livello individuale, prima

dell'inizio del gruppo, che quando il gruppo si trova riunito per la prima volta. Ad esempio, il

setting psicoanalitico di gruppo è molto preciso: si arriva a quest'ora e si finisce a

quest'altra, non si fanno eccezioni.

Quando entriamo nel gruppo ci facciamo un'idea delle persone a pelle, facciamo dei

tentativi di avvicinamento e allontanamento intrapsichico; cominciano, fisiologicamente, già

a definirsi delle configurazioni, qualcuno sarà più vicino o più lontano e si delineano dei

confini interni.

All'interno della configurazione del gruppo all'inizio ci sono dei gruppi, delle bolle, che

permarranno ma si sfumeranno col procedere del gruppo. Queste bolle/alleanze sono

sconsigliate per gruppi psicoterapeutici.

Il leader diventa il depositario di tutto ciò che emerge nel gruppo. Il terapeuta (leader) non è

un partecipante. Piano piano il leader viene sostituito dell'obiettivo per il quale il gruppo si

sta trovando: il confine interno col leader diventa più permeabile e tutti in qualche modo

possono cimentarsi in quello spazio.

Una volta definito il confine, possiamo lavorare su quello che c'è dentro al gruppo.

CONFINE

Stabile: dipende sia da fattori esterni che interni al gruppo; stabilità dell'ambiente,

- coesione del gruppo: quanto più il gruppo è coeso tanto più i membri partecipano con

“prevedibilità”

costanza agli incontri, sviluppando un senso di continuità e

Oneroso: dipende dalle richieste che vengono fatte dal Leader e/o dall'istituzione per

- appartenervi. Le richieste possono essere relative a: competenze, motivazioni, risorse

economiche.

Forte/debole: il confine è debole all'inizio della costituzione del gruppo e può divenire

- forte nel tempo, in relazione alle energie che il Leader e i membri impiegano per la sua

costituzione.

Netto/sfumato: esistono gruppi chiusi in cui il confine è netto e si richiedono

- caratteristiche precise per appartenervi e gruppi aperti in cui il confine è sfumato.

Rigido: dipende dall'identità del gruppo: quanto più il gruppo ha elaborato un’identità

- che non si fonda sulla contrapposizione rispetto all’esterno bensì sull’appartenenza,

tanto più il confine è mobile e permeabile.

LIVELLI DI FUNZIONAMENTO DEL GRUPPO

Psicodinamica dei gruppi e delle istituzioni Pagina 4

LIVELLI DI FUNZIONAMENTO DEL GRUPPO

Processo esterno: è quello che riguarda le interazioni tra il gruppo e l’ambiente

• esterno. Spesso questo aspetto del Gruppo è latente e svolge una parte secondaria

nelle dinamiche del Gruppo.

L'ambiente è minaccioso: è minacciato il confine esterno del gruppo, c'è la presenza di

un nemico esterno al confine. Il gruppo è coeso, in combattimento contro un nemico

esterno.

• Processi interni: l'azione di gruppo è rivolta verso i confini interni.

Processi interni principali: quelli in cui l’azione di gruppo è rivolta al confine

- interno. Sono le interazioni tra membri e Leader. Le interazioni possono essere a

favore o contro il Leader.

Processi interni secondari: i movimenti e le interazioni tra in partecipanti del

- Gruppo. I confini che separano i membri del Gruppo sono detti confini interni

secondari.

Situazione interna di agitazione e minaccia. Non è in pericolo confine esterno ma mi

rivolgo verso il gruppo, verso l'obiettivo. Vengono messi in crisi i valori centrali del

gruppo, per questo il gruppo è in processo con l'obiettivo di riportare l'ordine, il

gruppo è quindi in trasformazione - riguarda la cultura del gruppo. È un processo

fisiologico per l'evoluzione del gruppo (altrimenti diviene una setta, dove nulla viene

messo in discussione). Anche i singoli in questo processo hanno l'occasione di mettersi

in discussione, anche il terapeuta.

Se non viene riportato l'ordine il confine esterno può rompersi, dipende anche se

all'interno ci sono delle coalizioni che hanno deciso di rompere il gruppo. Come

formatore devo puntare a ricreare l'ordine. In un gruppo di terapia questo è più

difficile.

• Fase di attività:

L'ambiente non è minaccioso: non è uno stato che il gruppo può vivere

continuativamente, ma quando non ci sono le due dimensioni precedenti. Le persone

possono lavorare verso una meta comune e stare in una dimensione di

interdipendenza.

La funzione confine può essere minacciato anche dal fatto che le persone non vengono ai

gruppi successivi; il gruppo tende quindi a morire. All'inizio il confine è quindi lasciato ai

singoli individui, successivamente, ad un certo punto, si è creato uno spazio comune che le

persone sentono comune a tutti e le singole assenze non mettono più in crisi il confine.

Psicodinamica dei gruppi e delle istituzioni Pagina 5

Coesione: l’energia, la forza che stabilisce un legame tra i membri del gruppo e che

determina la sopravvivenza del gruppo stesso.

Dà una misura del gruppo stesso, più coeso è il gruppo, più difficile è entrarci. Crea

all'interno una barriera che è più forte del confine materiale esterno. Alcuni gruppi

rafforzano la coesione tramite attacchi verso l'esterno, ma in ogni caso questa è data

dall'interdipendenza e dall'appartenenza.

La coesione sembra essere facilitata in parte dalla consuetudine ad incontrarsi e in parte

dalla condivisibilità delle problematiche affrontate dal gruppo. La coesione non è antitetica

all'espressione di ostilità e conflitti, anzi, solo in un gruppo coeso è possibile manifestare

antagonismo o tensioni in modo costruttivo; essa porta ad un aumento dell’ascolto

empatico, del feedback e della capacità di assumersi dei rischi.

FINESTRA DI JOHARI

All'interno di un gruppo avvengono questi incroci, se il gruppo ha come obiettivo la cura e la

trasformazione.

• Conoscenza pubblica: tutte le informazioni che siamo disposti a condividere, è una

scelta personale. All'interno di una prima fase di un gruppo, metto a disposizione degli

altri quelle info che sono sufficientemente sicuro a condividere; è strettamente legato

al tipo di gruppo nel quale io entro, dipende dal confine esterno (se è un gruppo di

terapia, sostegno, gruppo aula,… posso condividere info diverse) - già il confine

permette o favorisce alcuni tipi di condivisioni. Le persone che hanno maggior

esperienza nell'esporsi imparano che non succede nulla, così come che durante il

racconto o il lavoro altrui anche gli altri ne guadagnano. L'alessitimia è una delle

dimensioni che cambiano rapidamente all'inizio di un gruppo terapeutico.

• Punti oscuri: cose che non conosco di me e che gli altri conoscono. Importante la

dimensione di feedback, elemento sconosciuto diventa anche una mia conoscenza e

diventa una conoscenza pubblica che aumenta la mia consapevolezza. In un gruppo

di terapia possono emergere atteggiamenti, modalità d'interpretazione… il feedback

diventa psicoeducativo per imparare ad interagire. Nella misura in cui diventa

pubblico, se ne può parlare e diventa maggiormente gestibile. Se il gruppo è breve

l'obiettivo è di questo tipo, di raggiungere una maggior capacità di relazionarsi con gli

altri. Si tratta di un apprendimento interpersonale, primo livello dell'interdipendenza.

Psicodinamica dei gruppi e delle istituzioni Pagina 6

altri. Si tratta di un apprendimento interpersonale, primo livello dell'interdipendenza.

• Sé sconosciuto: Dimensione più inconscia, di assunto di base in cui mi trovo. Ci

interessa solo in alcuni tipi di gruppo, in un gruppo di psicoterapia a lungo termine ci

interessa molto. Legato all'insight (ex. Rapunzel che mette insieme i pezzi della sua

storia). Vogliamo conoscere qualcosa che ci è sconosciuto ma allo stesso tempo lo

temiamo. Uno svelamento dovuto al portare alla luce un elemento che non conosco

e alla decisione di condividerlo, significa che mi sto fidando e quindi aumento la

coesione; fiducia aumenta la coesione. C'è anche una validazione consensuale:

sostengo anche gli altri ad andare in questa dimensione di auto-svelamento. Il campo

è stato capace di generare qualcosa di nuovo tramite l'insight di quella persona. Non

è possibile andare in questa dimensione in gruppi di psicoterapeutici troppo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AndreaGenu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Marogna Cristina.
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