Estratto del documento

Gruppi, Marogna (appunti e slide)

Lezione 1

Un gruppo può essere terapeutico anche se non ci si è uniti per motivi terapeutici. Ci possono essere aspetti e passaggi terapeutici nello stare all’interno di un gruppo. C’è una dimensione affettiva dei gruppi che aiuta a sbloccare delle situazioni di impasse. Tuttavia, sappiamo che ci sono dei gruppi non terapeutici e distruttivi; i gruppi si possono muovere in maniera anti-terapeutica e distruttiva.

(*nella didattica integrativa lezioni molto cliniche ed esperienziali)

  • Libri: Gruppo, Neri e Yalom (cap.1-8)

Storia dei gruppi

In origine, i gruppi sono nati dall’esigenza in tempo di guerra (non in ambito psicodinamico) di curare le persone negli ospedali. Pare che attivino dei fattori terapeutici anche in maniera più rapida rispetto alla terapia individuale. Per cui, dal punto di vista psicologico si è partiti allora; tuttavia, dal punto di vista storico siamo consapevoli del fatto che da sempre le persone si sono unite in gruppo per prendere delle decisioni, ad esempio. L’uso del gruppo nella “terapia” di diversi disturbi somatici e psichici è molto antico e precede la nascita delle teorie sulla dinamica di gruppo. Molto spesso il trattamento consisteva in un insieme di misure mediche e psicologiche collocate in un contesto religioso.

La psicoanalisi non intende solo curare, ma anche sviluppare la conoscenza del funzionamento mentale dell’individuo, e in questo caso particolare dell’individuo nel gruppo. Passaggio da dipendenza ad autonomia.

La psicoterapia di gruppo ha origine agli inizi del 900 come modalità di trattamento in ambito medico rivolto ad un ampio numero di pazienti. J. Pratt (1905) osservò il miglioramento dei pazienti tubercolotici in termini di autostima e fiducia in se stessi in seguito ad interventi di gruppo. Il lavoro terapeutico con i gruppi si è sviluppato secondo i principi psicoanalitici grazie al lavoro di Foulkes, Bion e Maine, all’ospedale di Northfield, durante la seconda guerra mondiale. Freud (1921) faceva riferimento alla folla ed il problema centrale era “quale legame tiene unito il gruppo”. Centrale è il concetto di orda. Orda – dal tartaro ordu, che significa “tribù”, accampamento – ha in italiano un’accezione negativa, identificando un’accozzaglia di uomini armati, caratterizzata dalla violenza e da un accentuato disordine e mancanza di disciplina.

Bion e Foulkes rivolgono l’attenzione quasi esclusivamente a piccoli gruppi oppure a sottogruppi di un gruppo organizzato (reparti di ospedali, reparti militari…). Essi considerano il gruppo di per sé come un tutto. Bion sposta l’attenzione sui livelli più primitivi della vita mentale.

Bion (1897-1979) parla di “mentalità di gruppo” che ha la funzione di gratificare impulsi e desideri presenti nel gruppo. Il gruppo come contenitore e contenuto. Il gruppo diviene luogo di proiezione di contenuti che l’individuo non può riconoscere e accettare come propri.

Bion (1977): tutti i processi terapeutici individuali, interpersonali e di gruppo funzionano secondo il principio di contenitore/contenuto. Il modello del gruppo contenitore-contenuto è imperniato sul meccanismo relazionale dell’identificazione proiettiva, fondamentale per la capacità di revêrie gruppale, che consente l’attribuzione di significato alle emozioni senza significato. La funzione di revêrie, avendo un compito disintossicante (come la revêrie materna), conduce a cambiamenti positivi perché non solo “significa” ma perfino “intuisce” l’esigenza del singolo e del campo gruppale di essere pensato.

Nel gruppo possono convergere i bisogni individuali e la mentalità che portano a definire una specifica cultura di gruppo.

Per Bion nel gruppo vi è una mentalità regredita o primitiva (gruppo-massa di Freud) e una mentalità evoluta (la capacità di cooperare in vista del raggiungimento di un fine). La mentalità primitiva corrisponde alla tendenza a dare risposte automatiche. Tanto più il gruppo funziona secondo la mentalità primitiva, tanto più lo spazio per l’individuo è limitato ovvero il gruppo chiede all’individuo di adeguarsi ad un pensiero collettivo. La mentalità primitiva, secondo Bion, è sostenuta e pervasa da tre fantasie, che definisce “assunti di base”:

  • Dipendenza: segreta ed inconsapevole convinzione che il gruppo si è riunito affinché qualcuno, da cui dipendere completamente, provveda a soddisfare tutte le necessità e desideri
  • Attacco-fuga: è dominante la fantasia che esista un nemico, che è necessario attaccare o da cui fuggire.
  • Accoppiamento: vi è la credenza collettiva inconscia che, qualunque problema e necessità del gruppo, saranno risolti da un avvenimento futuro: la nascita di un figlio, che sarà il salvatore.

Il gruppo

Essere in un gruppo implica un atto… L’atto dell’entrare nel gruppo equivale a superare una soglia fisica, temporale, psicologica. Quando entro in un gruppo varco un confine. Ogni gruppo crea un confine che non si nutre soltanto dell’aspetto concreto della porta, ma anche dell’aspetto temporale e di quello psicologico. La soglia temporale e quella psicologica, ad un certo punto cominciano a lavorare insieme.

All’interno di un gruppo di terapia si scambia qualcosa di profondamente intimo, cosa che non avviene generalmente in un altro gruppo. Man mano, la partecipazione al gruppo nutre la soglia psicologica, tanto che la soglia fisica ha un impatto minore. Quando entro in un gruppo entro in un confine, che diventa sempre più spesso se si crea una soglia temporale psicologica che nutre l’identità di quel gruppo. Questo nutrimento avviene nel tempo in relazione ad un obiettivo condiviso. Tutto ciò definisce chi appartiene al gruppo e chi non appartiene ad esso. In relazione al tempo il confine può essere più o meno permeabile. La permeabilità dell’appartenenza dipende anche dalla specificità di quel gruppo e da quanta fatica ho fatto per appartenere a quel gruppo. È vero che in alcuni casi la soglia può essere permeabile, mentre in altri casi in cui chi si riunisce ha fatto un lungo percorso per appartenere a quel gruppo, la soglia è più spessa.

Il fatto che il gruppo sia molto permeabile non permette di nutrire l’appartenenza al gruppo; quindi, non permettere di nutrire gli obiettivi di quel gruppo. In tal modo non riuscirò mai ad avere fiducia in quel gruppo perché mi manca una protezione.

All’interno della persona, nel tempo del processo di terapia (terapia di gruppo), quegli aspetti che prima sono esterni ad un certo punto vanno a ricomporre l’aspetto della percezione di sé. Alla fine la persona ha rimesso insieme parti di sé e si porterà per sempre quell’identità di gruppo, anche nelle esperienze successive; anche nelle esperienze di gruppo successive.

I confini sono interessantissimi, e se impariamo ad osservarli, impariamo ad osservare le dinamiche del gruppo. E riuscire a leggerle, alle volte ci salva la vita; soprattutto in quelle dinamiche molto selettive, come possono essere alle volte quelle lavorative.

Regole importanti quali quelle del setting (ad esempio, non si porta fuori quello che viene detto tra i membri del gruppo) danno luogo ad un confine fisico, che pian piano può andare in direzione di un confine psicologico (se nasce fiducia, ad esempio).

Nel tempo della crescita del gruppo, quando siamo in una fase avanzata del gruppo il leader permette in qualche modo al partecipante di diventare leader o comunque si mette più da parte. Così come cambiano i confini esterni, cambiano anche i confini interni. Nella misura in cui i confini esterni diventano solidi e protettivi, possono cambiare i confini interni. All’inizio è necessario per la fisiologia del gruppo, che il leader prenda il posto che lo contraddistingue, appunto; poi, nel tempo il setting può subire delle trasformazioni. Il gruppo nasce nella mente del leader, quindi nasce prima che il gruppo si formi. Quando il leader organizza un gruppo, deve pensarlo prima che il gruppo si formi; deve pensarlo anche come numerosità di partecipanti. Il leader deve pensarlo in termini di fantasie, paure e altro.

Il confine interno è quello che separa il leader dai partecipanti al gruppo. In caso di agitazione dei partecipanti interviene a favore della coesione del gruppo la leadership del leader.

È importante che il leader tenga in mente, che anche perdendo un membro del gruppo, il gruppo diventa un gruppo nuovo; non è possibile fare come se niente fosse. Il leader deve dedicare un tempo a tale transizione, perché altrimenti può generarsi in un membro l’idea che il membro del gruppo non sia importante. Al contrario, il leader deve essere in grado di rendere il gruppo consapevole del fatto che ognuno di loro è importante, chiunque esso sia; allora è fondamentale dare importante alla parte persa, e al contempo rendere il gruppo consapevole del fatto che si può andare avanti grazie alle risorse presenti.

Lezione 2

Il gruppo esperienziale è il gruppo in cui si va a fare esperienza, quindi non è un gruppo in cui si fa terapia o analisi.

La nostra vita è un po’ come una cerniera e ci sono delle crisi dell’età cerniera, che sono anche importantissimi passaggi evolutivi di crisi. Questo perché sono caratterizzati da dinamiche complesse in cui dobbiamo scegliere dove investire le nostre risorse. È allora, infatti, che mi devo interrogare sui miei limiti e sulle mie risorse.

Qualsiasi sia il gruppo in cui andremo a lavorare, dovremo sintonizzarci con quel gruppo e l’esperienza di quel gruppo, altrimenti non ci porteremo nella mente quegli strumenti utili per osservare e comprendere i gruppi. In un momento di passaggio in cui la persona intende entrare a far parte di un gruppo, sta chiedendo un appoggio, un aiuto a transitare.

Qual è l’alchimia che compone un gruppo di terapia? Se uno va via, il gruppo diventa un altro perché cambiano quelle alchimie, quindi l’alchimia è fondamentale all’interno di un gruppo.

Il leader del gruppo ha già un’idea futura del gruppo: cosa si farà, quando, come ecc. Il gruppo nasce prima di tutto nella mente di chi pensa il gruppo, perché deve capire quali sono le risorse, quali sono gli ambiti di interesse, le competenze che si hanno; dopo di che comincia a pubblicizzare il lavoro di gruppo che intende fare.

Quando entro in un gruppo con la funzione di colui che ha dato origine ad un gruppo, sono in una dimensione di tensione, di panico, molto più elevata rispetto a quando vado a lavorare con un singolo. È per questo che spesso si consiglia di lavorare con un’altra persona, anziché da soli. In un gruppo, infatti, ci sono più inconsci in gioco, e bisogna gestire dinamiche più svariate e complesse. Infatti nel gruppo non parliamo tanto di alleanza terapeutica, più specifica della terapia individuale, quanto di alchimia del gruppo.

Le regole del setting, quando siamo in un formato di gruppo (terapia di gruppo), vanno a definire il lavoro, così come lo definiscono quando siamo in una stanza d’analisi con un singolo.

Pain parla di esperienza affettiva dei gruppi: i gruppi possono procedere nel momento in cui combino l’esperienza cognitiva con quella affettiva. Questo perché la psicanalisi, a prescindere dal setting di coppia o di gruppo, ha un obiettivo fondamentale: l’esperienza analitica insieme a qualcuno che accompagna la persona, oltre che l’appropriazione ad un certo punto, delle competenze di quell’esperienza analitica. Infatti l’obiettivo finale è l’indipendenza e non la dipendenza. Nei gruppi quest’aspetto è accelerato dal fatto che si passa per l’interdipendenza, prima di raggiungere l’indipendenza finale. Finché rimango in una dinamica di dipendenza dal leader e dalle parole del leader, rimango in un assunto di base di dipendenza, quindi in una dimensione di difese primitive. È interessante vedere come c’è una certa sinergia nel gruppo, e nella misura in cui un gruppo può evolvere c’è anche un certo apprendimento dell’uso di difese. Stare a contatto con qualcuno che utilizza difese più evolute mi porta ad apprendere modalità di difese più evolute, che mi porta a difendermi in maniera più evoluta, appunto (pensiamo al comportamento imitativo e all’apprendimento interpersonale). Nella misura in cui il leader e i partecipanti utilizzano difese più evolute rispetto agli altri, possono in qualche modo permettere agli altri di andare nella stessa direzione.

L’analista deve accompagnare le persone per un pezzetto di strada, finché saranno autonome. Ogni separazione è un trauma, ma se sta nel regno dell’ambivalenza (quel sano senso di ambivalenza) è un trauma che ci permette di affrontare future separazioni, aumentando la nostra capacità di resilienza. Ci saluteremo sapendo che ci dispiace, ma sapendo anche che si è generata una nuova capacità più autentica e più vera dentro di noi. Il nostro obiettivo è che la persona raggiunga un livello più sano ma rispetto alla persona che è.

Quando riusciamo a raggiungere quell’aspetto di fusionalità, coesione, fiducia e scambio autentico in un gruppo, può esserci compartecipazione e ci può essere un’evoluzione, un passaggio, una crescita. Imparare a lavorare con i gruppi significa anche imparare quanto in là posso andare rispetto al compito che mi sono imposto con il gruppo.

Il confine esterno è quello che separa il gruppo dall’ambiente esterno, e che protegge il gruppo nel caso ci siano pressioni provenienti dall’esterno. Il confine esterno protegge l’esistenza del gruppo in una prima fase dell’esistenza di quel gruppo. Se il confine esterno viene minacciato, si percepisce il pericolo che il gruppo non esista più; tuttavia, la forza interna che si contrappone alle pressioni esterne è la coesione del gruppo. Nella misura in cui i partecipanti sentono che vogliono continuare ad esistere come gruppo, i partecipanti si mobilitano e si rivolgono al leader; in questa fase la dipendenza dal leader è necessaria e fisiologica. In questa fase, il leader, competente in tal senso, deve fare la sua parte, mentre i partecipanti faranno la loro attraverso la loro coesione. I gruppi sono efficaci ed efficienti perché favoriscono un lavoro psicologico, che a parità di costo permette anche un gran guadagno, un gran risparmio di risorse per l’istituzione stessa.

“Nei gruppi a funzione analitica vi sono le condizioni per osservare l’emergenza, il dispiegamento e lo sviluppo di un’attività mentale di gruppo che consiste nello scambio di pensieri, di emozioni, di affetti, di fantasie, di memorie, di sogni, e di sensazioni corporee. Laddove le delimitazioni individuali si attenuano, i confini corporei si sfumano, lo stato di coscienza si indebolisce, sino a raggiungere livelli di “trance” leggera che facilita il rispecchiamento reciproco negli altri e viceversa. L’esperienza di comunanza in gruppo è specificamente legata al fatto che l’individualità delle persone a poco a poco si attenua o addirittura si dissolve e quindi si percepisce l’insiemità in gruppo, non è tanto interessante indagare l’oggetto indefinito, ma la relazione tra i vari oggetti che a un certo punto si compongono in questa koinonia o in ogni caso, è interessante indagare la funzione di relazione che mette insieme pensieri ed emozioni dei vari individui costituenti l’insiemità del gruppo” (Corrao F., 1998).

Lezione 3

(Lezioni integrative: venerdì 11:30-13:00, aula 2c)

Gruppo, regole del setting e terapeuticità

Alle pressioni che possono provenire dall’ambiente esterno si contrappone la coesione del gruppo. Tuttavia, se la pressione dall’esterno non è distruttiva, ma è semplicemente determinata dall’entrata di un nuovo membro nel gruppo, è necessario che il gruppo sia coeso affinché sia possibile il suo ingresso in maniera sinergica e non distruttiva nel gruppo. Quanto più il gruppo è coeso, tanto più è possibile inserire elementi nuovi, che perturbano il campo, ma non mettono a rischio l’esistenza del gruppo.

Coesione di gruppo: l’energia, la forza che stabilisce un legame tra i membri del gruppo e che determina la sopravvivenza del gruppo stesso. La coesione si origina dal senso di appartenenza e dal valore dato al gruppo in modo che più il gruppo è coeso minore è l’energia impiegata per tenere i confini saldi in quanto non si avverte il pericolo di sopravvivenza del gruppo. Questo senso di stabilità favorisce il gruppo nell’andare in direzione dei propri obiettivi. La coesione sembra essere facilitata in parte dalla consuetudine ad incontrarsi e in parte dalla condivisibilità delle problematiche affrontate dal gruppo. La coesione non è antitetica all’espressione di ostilità e conflitti, anzi, solo in un gruppo coeso è possibile manifestare antagonismo o tensioni in modo costruttivo; essa porta ad un aumento dell’ascolto empatico, del feedback e della capacità di assumersi dei rischi.

Ci sono istituzioni in cui le persone continuano ad entrare ed uscire, ma in quel tipo di gruppo non riusciremo mai a lavorare su tematiche più densamente intrapsichiche (conscio e inconscio). È importante pensare al formato e alle tecniche del gruppo in relazione a quella che potrebbe essere la vita del gruppo. Ci sono fattori specifici e aspecifici che sono terapeutici in relazione alla durata di un certo gruppo. Pensiamo ad un gruppo in cui la durata è molto breve, che però ha un obiettivo di informazione e spiegazione, piuttosto che di interpretazione, che non sarebbe appunto efficace in uno spazio limitato.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 21
Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni Pag. 1 Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni Pag. 21
1 su 21
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laroccamarianna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Marogna Cristina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community