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Psicodinamica dei gruppi [1] 03-03

Totem e tabu + psicologia delle masse ed analisi dell’io (a scelta l’uno o l’altro)

Bion Wilfred; esperienze nei gruppi

A scelta:

Correale, Antonello; area traumatica e campo istituzionale PARTE 1, 3, 4

Josè, Bleger Psicoigiene e psicologia istituzionale PARTE 1

Moodle: psicogruppi2020

Neri, uno dei principali studiosi dei gruppi in Italia, dice che le affermazioni

psicoanalitiche più importanti nell’ambito dei gruppi siano state elaborate negli ultimi

50 anni con totem e tabu ed esperienze nei gruppi (Bion). Da questi 50 anni si evolve

il concetto dello studio sui gruppi (oltre che la storia mondiale tutta). Con la WWI,

quando Freud scrive totem e tabù, siamo agli albori dell’interesse di Freud verso la

psicologia dei popoli. Nella WWII, una guerra più strategica della prima (guerra di

trincea), vengono utilizzati altri strumenti e c’è tutta una comunicazione epistolare tra

Einstein e Freud che segue l’intero arco della WWII in cui cercano di dare una

spiegazione all’odore della guerra, della bomba atomica…

Freud funziona da precursore chiedendosi “cosa succede tra le folle quando hanno

bisogno di seguire un tipo di comunicazione così profonda e violenta?” (riferendosi al

fascismo-nazismo).

In questi 50 anni il concetto di psicodinamica dei gruppi cambia: Freud parla della

massa, parte da altri studiosi, per esempio Lebon (la psicologia delle folle). Bion ed

altri pensano invece al piccolo gruppo. Bion inizia a occuparsi dei gruppi perché, da

medico psichiatra, nella WWII viene mandato in un ospedale psichiatrico di cui

governava un reparto di soldati con patologhe psichiatriche maturate durante la

guerra, per poi rimandali a combattere. Bion si trova dunque a riabilitare questi soldati

con esordi psichiatrici in seguito a situazioni di guerra e inizia a pensare “quando uno

non ha la possibilità di lavorare a livello terapeutico individuale, bisogna lavorare in

gruppo”. In 50 anni cambia anche l’obiettivo con cui i vari autori si sono affacciati alla

psicodinamica dei gruppi. Freud aveva un bisogno profondo di validare

scientificamente le sue teorie, il suo obiettivo era cercare di dimostrare che c’erano

cose scientifiche in quello che faceva. Ha dunque fortemente quest’angoscia di fondo

di provare che quello che dice ha validità. Bion e co. sono persone che hanno lavorato

molto con i gruppi, avevano dunque tutt’altro obiettivo (riabilitativo/curati) e scrivono

in maniera completamente diversa, parlando della sofferenza delle persone, della

difficoltà nel lavorare con i gruppi.

La sofferenza deve essere toccata con pancia e cuore secondo la psicodinamica.

Le conclusioni degli autori anche si evolvono nel corso degli anni: per Freud l’edipo è il

modello di spiegazione della psicodinamica dei gruppi, per Bion l’attenzione è da

cercare su livelli più primitivi di livello di relazione coi gruppi (Bion è in origine

Kleiniano).

Psicoterapia/psicologia a livello psicodinamico

- Inconscio: c’è un mondo inesplorato a tutti, persino a noi stessi, di emozioni, pensieri,

conflitti, traumi, episodi, dolori, sofferenze, gioie che per qualche motivo, per riuscire a

rimanere in piedi in un equilibrio precario, ciascuno di noi ha in parte sotterrato.

L’interesse di chi lavora a livello psicodinamico è dare voce a questa parte

dell’iceberg. Questo lo si fa attraverso la parola, la terapia della parola. C’è poi però da

considerare che la parola è cosciente e che noi dobbiamo invece dare spazio anche a

tutto ciò che è incosciente (libere associazioni, sogni…), ma anche la costante

domanda del terapeuta che deve tenere a mente: “dove stiamo parlando con questo

paziente, cosa mi sta dicendo veramente?”.

Transfert (+ controtransfert):

- pensare che nella relazione terapeutica tra due

persone, la persona che si rivolge a noi cercherà inconsciamente di riprodurre i suoi

schemi relazionali, quelli che ha acquisito dalle primissime esperienze di vita e che

cerca di riprodurre con tutte le altre esperienze significative. Freud dice che è un

qualcosa che si replica con ogni persona che il soggetto incontra. Si lavora nel qui e

ora della relazione.

Sono tanti i modelli psicodinamici, la differenza fondamentale è che Freud basa il suo

modello sulle pulsioni (vita, morte, transfert…) e pensa che tutto ciò che governa

l’essere umano siano le sue pulsioni. La Klein dice due cose, la prima è che se

dobbiamo ragionare a livello pulsionale anche il neonato a livello precoce riesce in

qualche modo a lavorare nelle proprie pulsioni; la seconda è che l’obiettivo dell’essere

umano non trovare sfogo nelle proprie pulsioni ma nel mantenere le proprie relazioni

-> quello che spiegherebbe l’essere umano è la capacità di stare in relazione con

l’oggetto. Gli indipendenti sono quella corrente che sorgono all’ombra del dopoguerra

mentre Freud e Klain litigano tra loro e cercano una via di mezzo, considerando oltre

all’oggetto in sé anche il fatto che l’oggetto ha un peso.

La “guarigione” psicodinamica: Ferenczi -> “non basta spostare di poco i complessi

rimossi con l’aiuto del transfert sul medico… [slide]”. Il transfert è il grido di aiuto che

il pz ci dà, così come gli attacchi di panico, bisogna offrire alla persona la possibilità di

essere guardata e riconosciuta.

Gli obiettivi della terapia psicoanalitica tradizionale:

Attenuazione del sintomo:

- “è mia impressione… [slide]”.

Insight:

- noi dobbiamo pensare ad aiutare la persona ad entrare in profondità nella

sua storia, a poter riflettere da solo su quello ce c’è dietro.

Agency

- (agentività): c’è da fare una grossissima differenza tra psicologia e

pedagogia: il pz che chiede “cosa ne pensa di questo?” può indurre in tentazione il

terapeuta nel dare delle possibili risposte. In questo modo però si rinforza la passività

“da solo non ce la fai, ti dico io cosa fare!”. Noi invece dobbiamo rafforzare l’agency,

l’idea che una persona può lavorare da sola su sé stessa.

Identità: raggiungere un senso di identità

Psicodinamica dei gruppi [2] 04-03

Se parliamo di tossicodipendenza parliamo di un problema di dipendenza, quindi (non

sempre) si può ipotizzare che una persona senta, per tanti motivi, il bisogno di

dipendere una sostanza che potrebbe rappresentare un simbolo, inteso come un

qualcosa che sta al post di qualcos’altro. Un grosso lavoro che viene fatto da chi lavora

in quest’ambito è sui legami relazionali. Possiamo ipotizzare che ci siano legami di

dipendenza/controdipendenza che dobbiamo analizzare. Quindi, in cosa può esse utile

una terapia individuale? Si instaura una relazione in cui uno psicologo

sufficientemente buono cerca di costruire una relazione sufficientemente buona con il

pz, laddove questo, invece, cerca di instaurare relazioni che vivano la dipendenza

dall’oggetto in maniera anormale. Quindi, le risposte del terapeuta possono far vivere

al pz una relazione diversa.

Quello che però succede, è che ciascuno di noi nel corso della sua vita non vive

soltanto di legami diadici ma anche di legami gruppali: la famiglia, la classe… e anche

gruppo interno.

un proprio Può essere molto utile cercare di lavorare con il gruppo

interno di un pz. Ciascuno di noi ha un oggetto interno, così come ha un gruppo

interno.

[Visualizzazione su YouTube di Balance (wolfgang y Christoph Lauenstein)]

Con Freud noi vedremo che, in psicologia delle masse, riprenderà molti lavori passati

sulla psicologia delle folle in cui quello che si assume è che l’individuo nel gruppo viva

una depersonalizzazione.

Freud, ad un certo punto della sua carriera scrive ad Abraham: “voglio fare uno studio

sulla psicologia delle religioni”, però (di fatto) vuole prendere i punti cardine della

psicologia dl individuo e provare ad applicarli alla psicologia dei popoli. Perché? 1)

Perché da persona che aveva l’obiettivo di dare veridicità scientifica alla psicoanalisi

doveva dimostrare di avere una spiegazione anche per i moti collettivi; 2) Da famiglia

ebrea la famiglia di Freud ha sofferto molto durante la WWII (la sorella viene

ammazzata in un campo di concentramento), perde poi una figlia, combatté contro un

tumore…

Quando scrive “totem e tabu” Freud era all’ombra della WWI, quando scrive

“psicologia delle masse” e “analisi dell’io” era in un periodo di vita estremamente

provante. Si sente, nella sua prosa, una certa sfiducia nel genere umano, tanto è che

con Le Bon inizia a parlare di quanto è degradante l’uomo nella massa. Nel ‘13 ha già

scritto moltissima roba, la teoria è ben definita, prova dunque ad applicarla alla

psicologia di popoli. Attinge da alcuni studi di Frazer, Jung, Le Bon.

L’eredità di Frazer, totemismo ed esogamia

Dalla lettura di Frazer, Freud trae l’interesse per alcuni fenomeni sociologici ed

antropologici che caratterizzano i popoli. Nello specifico, il totem si definisce come una

classe di oggetti materiali cui il primitivo dimostra un rispetto superstizioso, tra il

totem e l’uomo si instaura un rapporto reciproco di benefici: il totem protegge l’uomo,

che in cambio manifesta il suo rispetto non uccidendolo nel caso sia un animale, non

accogliendolo nel caso sia un vegetale. Il totem risulta quindi essere

l’oggetto/soggetto con il quale si identificano una tribù o un individuo. In totem e tabù

Freud prende sostanzialmente in analisi come, secondo lui, si sono costituiti i tabù e i

totem nelle popolazioni selvagge. Cosa fa? Utilizza la teoria delle pulsioni. A pag. 54 di

questo testo troviamo tutta una serie di coincidenze tra il tabù ed i sintomi della

nevrosi ossessiva:

- Il carattere immotivato del divieto. Il popolo osserva dei divieti apparentemente

immotivati così come li osserva la pz nevrotica che descrive nelle stesse pagine;

- Pericolo di contagio dall’oggetto, nell’esempio descritto nelle stesse pagine, il

negozio dell’arrotino per affilare il rasoio poteva portare qualche istinto

particolare nella pz stessa, oppure, dopo essere transitata per quella via il

rasoio avrebbe potuto avere qualche potere magico e affettare il marito;

- Essere causa di pratiche cerimoniali o di precetti, in questo senso possiamo

pensare alle compulsioni.

Nella teorizzazione di Freud il tabù (tabù e ambivalenza emotiva) è conseguenza e

portatore di un’ambivalenza emotiva. L’individuo sviluppa infatti un comportamento

ambivalente verso un certo oggetto o verso una certa azione che lo riguarda. Da una

parte c’è la volontà costante di raggiungere l’oggetto o perseguire l’azione, dall’altra

c’è la repulsione e l’orrore della stessa.

Winnicott, nell’immediato dopoguerra, fece una serie di interventi alla BBC in un

programma chiamato “l’ora delle mamme”, e diceva “li potete odiare questi figli, e

avete anche ragione!”. Quindi [in relazione al tabu del desiderio di morte], il tabù

nasce da un’ambivalenza emotiva profonda che deve essere scissa -> la parte

aggressiva/violenta deve essere abbandonata e quindi, dice Freud, così come

l’individuo nevrotico ha bisogno di allontanarla con dei rituali, il popolo crea dei tabù,

della cosa non se ne può parlare, non c’è.

Il divieto è pienamente cosciente, il piacere derivato dal contatto col divieto

è inconscio.

Lettura del brano di Freud. Capitolo II, pag. 52-56 (totem e tabù, psicologia delle

masse ed analisi dell’io).

Freud, rispetto all’ambivalenza emotiva, cita anche Wundt, il quale fa uno studio in cui

sacro VS impuro.

dice che il significato etimologico di tabù ha due accezioni: Il tabù

implica quindi un’ambivalenza e ciò è dimostrato secondo Freud già dal termine

utilizzare. Del resto, i sintomi nevrotici legati all’ambivalenza emotiva si sono

manifestati pienamente nell’eliminazione (Rimozione) della parola tabù. Freud dice che

i popoli si costituiscono proprio per evitare, attraverso tabù e norme collettive, di

cedere alle pulsioni inconsce che se ciascuno esercitasse provocherebbero l’indicibile.

In considerazione del fatto che la natura asociale della nevrosi deriva dalla sua

tendenza originaria a sfuggire da una realtà insoddisfacente e rifugiarsi in un mondo

la fuga dalla realtà è al tempo stesso una fuga dalla

fantastico assi più attraente,

comunità umana. Freud getta quindi luce su quelle dinamiche distruttive che ciascun

individuo ha.

Lavorare sui complessi epici vuol dire lavorare sull’ambivalenza edipica del soggetto.

Psicodinamica dei gruppi [3] 05/03

Dopo aver trattato il tema del tabu e dell’ambivalenza emotiva ci siamo

particolarmente concentrati sul tema del conflitto affettivo che sta alla base delle

relazioni umane e che, secondo Freud, attraverso l’istituzione della comunità viene

messo a tacere, relegato nell’inconscio.

Totem

Dice Freud: “è proibito sia uccidere che cibarsi di determinati animali, ma gli uomini

allevano esemplari appartenenti a queste specie e se ne prendono cura. Se un

animale viene per caso a morire, è compianto e sepolto con gli stessi onori che

spettano al membro del clan. In certi casi il divieto di cibarsi dell’animale si riferisce

soltanto a una determinata parte del suo corpo. Se sotto la spinta della necessità si è

costretti a uccidere un animale che di regola viene risparmiato, gli si chiede perdono e

si cerca di attenuare con svariati stratagemmi e sotterfugi la trasgressione del tabu,

ossia l’uccisione. Quando l’animale viene offerto in sacrificio rituale lo si piange

solennemente. In certe occasioni solenni e cerimonie religiose si indossa la pelle di

determinati animali. Questi, dove il totemismo sopravvie ancora, sono i totem. Clan di

singoli individui adottano nomi di animali (totemici). Molti clan usano come insigne le

immagini di animali e se ne adornano le loro armi. Gli uomini si dipingono animali sul

corpo e se li fanno tatuare. Se il totem è uno degli animali temuti e pericolosi, si ritiene

risparmi i membri del clan che ne hanno preso il nome. L’animale totemico protegge e

mette in guardia gli appartenenti al clan. L’animale totemico rileva il futuro ai suoi

fedeli e serve loro la guida. I membri del clan totemico credono spesso di essere legati

all’animale totemico da un’origine comune”.

Cosa possiamo dire? Freud propone una riflessione sul totemismo e un parallelismo

con lo sviluppo affettivo/sessuale del bambino. In alcune società primitive, il totem

tiene il posto della religione ed è per tanto un primo fondamento di organizzazione

sociale; ovvero, Freud nel tentavo di spiegare la psicologia dei popoli, dice che

l’adorazione del totem in quanto Dio è una modalità per la creazione di un legame

identificativo fra i membri di un clan (si vestono tutti uguale, emulano l’animale

totemico/Dio, acquisiscono una stessa modalità di comportamenti e uno stesso codice

di condotta….). Tutto questo ovviamente lo possiamo ricondurre anche alla

psicodinamica dei gruppi attuale: pensiamo a quanto è importante, per essere inseriti

nel gruppo, seguire un certo codice di abbigliamento/comportamento (ad esempio in

epoca adolescenziale, laddove i rapporti tra i pari hanno un’importanza vitale). Come

un padre protegge i suoi figli, così il il totem protegge i membri della comunità, che a

loro volta devono onorarlo portando rispetto ed evitando di trasgredire alcune leggi

sociali, tra le quali (tabu per eccellenza) l’isogamia. Questo orrore dell’incesto

corrisponde, secondo Freud, alla pulsione dell’uccisione del padre nel complesso di

Edipo: il figlio desidererà uccidere il padre per unirsi alla madre ma non trasgredirà per

paura delle ritorsioni paterne.

Complesso di Edipo: il complesso di Edipo viene teorizzato da Freud in diversi suoi

scritti, il primo è quello del 1905, nel quale identifica questa fase evolutiva del

bambino/dell’essere umano tra i 3 e i 5 anni circa, in cui si sviluppano un’affettività e

delle pulsioni libidiche nel verso del genitore del sesso opposto e una gelosia per il

genitore dello stesso sesso. Ci sono diversi costrutti psicodinamici a cui si lega il

l’identificazione.

complesso edipico, ad esempio Perché Edipo? Freud prende questo

nome dalla famosissima tragedia di Sofocle. Il complesso di Edipo (l’intricata forma di

relazioni affettive che sottostanno al complesso di Edipo) è assolutamente inconscio;

inoltre, crea un complesso affettivo potente che genera sofferenza. Cosa significa?

Significa che il bramare sessualmente la madre e la gelosia riposta nei confronti del

padre creeranno sicuramente un potente conflitto nel bambino che da una parte si

identificherà con il padre perché vorrà prenderne le parti, ma, di contro, essendo

l’identificazione anche un legame affettivo (come ci dirà Freud in Psicologia della

Masse e Analisi dell’Io), si troverà a districarsi nel conflitto di amore ed odio nei

confronti di una stessa persona significativa. Freud pensa che questo sia quello che

avviene anche per il totemismo.

Possiamo dire che, in un certo senso, l’uomo sperimenta la ribellione dal padre / totem

e ciò che rappresenta, ovvero la legge e il potere. A cosa ci rimanda la tragedia di

Sofocle? All’eterno conflitto tra la morale personale e la legge divina/civile.

Nell’Antigone, altra tragedia di Sofoc

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicola.salvadori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Fioretti Chiara.
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