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Gaddini intende anch’esso la madre come ambiente che deve contenere l’esperienza

frammentaria e non integrata del bambino. Se questa non viene contenuta, l’individuo può

andare incontro all’esperienza della perdita e della frammentazione del sè: l’angoscia senza

nome di questa fase è quella che si impone se non c’è una mente che possa nominarla. È

un’angoscia di frammentazione, ed è anche detta di disintegrazione. Secondo Gaddini vi è

anche una primitiva angoscia di integrazione, quando la madre entra troppo presto in uno

stato integrato col bambini. Se questi stati di integrazione/non integrazione avvengono male o

troppo presto/tardi possono dare vita a sindromi psicofisiche difensive (dipendono sempre

dalla psicopatologia materna):

- Mericismo/ruminazione: il bambino imita l’esperienza mancante-deficitaria

dell’allattamento, succhiandosi il pollice o alimentandosi da sè fino a riprodurre

l’esperienza fisica di pienezza

- Colica del terzo mese: risposa all’ansia da separazione

- Dermatite atopica: risposta al frequenti separazioni. Questa dermatite permette di

ristabilire il contatto tattile con la madre. Nel caso vi siano difficoltà nella fase di

separazione, il bo invece di creare l’oggetto transizionale fa la malattia psicosomatica.

- Asma bronchiale

- Balbuzia

Dinamiche particolari nella relazione madre-bambino possono perturbare la mentalizzazione

progressiva delle funzioni corporee, andando a costituire un deficit della simbolizzazione. In

questo senso la patologia psicosomatica è collocata tra i disturbi borderline e narcisistici. Infatti

la somatizzazione come deficit della funzione di simbolizzazione deriva da un fallimento lungo il

processo di differenziazione psiche-soma (processo parallelo a quello di differenziazione del sè).

Queste persone con problemi di simbolizzazione e che quindi somatizzano, conducono una vita

operatoria, utilizzando il pensiero operatorio: non vi è alcuna risonanza di tipo

emozionale/relazionale, la narrazione è lineare e limitata, aderisce all’attuale e al fattuale,

fredda astrazione, no immaginazione, molto concreto. L’analisi è fatta di lunghi silenzi, vuota di

contenuti affettivi. Il paziente è tagliato fuori del proprio inconscio e dalle sue pulsioni, le

relazioni con gli altri sono piatte.

Questi pz nella vita adulta possono andare incontro a due processi:

- Regressione intorno ad un nucleo di fissazione, cui si arresta il movimento regressivo,

consentendo a questo punto una riorganizzazione psicosomatica.

- Disorganizzazione progressiva, andando incontro continuamente a successive

frammentazioni di gruppi di funzioni che non si arrestano a punti di fissazione, fino a

ricollegarsi a situazioni simili agli scambi fisiologici di madre e bambino. Questi pz si

trovano attaccati alle malattie somatiche perchè le loro organizzazione psicosomatica

insufficiente non permette di fermare la forza regressiva delle spinte disorganizzative.

Quando l’ìndividuo è sottoposto ad un trauma, a causa del deficit dell’organizzazione

mentale non può metabolizzarlo (fallimento della mentalizzazione). Il trauma supera

le possibilità costruttive di evoluzione e adattamento lasciando il posto alla

disorganizzazione proveniente dalla pulsione di morte -> depressione essenziale:

mancanza di tono libidico e aggressivo degli investimenti tanto oggettuali

quanto narcisistici.

Secondo i kleiniani invece la patologia somatica è una soluzione alla psicosi.

I pz psicosomatici non percepiscono i loro stati emotivi e nemmeno l’angoscia: le idee

associative ad ogni aspetto conflittuale non vengono semplicemente rimosse (isteria), ma

direttamente cancellate dal campo della coscienza, ovvero forcluse. Questi pz non

mentalizzano e non possono usare la parola come veicolo di pensiero, sono costretti a reagire

quindi somaticamente ad un’emozione dolorosa.

La psicoanalisi e il Borderline

Funzionamento psichico al limite tra nevrosi e psicosi, ma anche in stretto contatto con le

problematiche narcisistiche e perverse. Parlando si organizzazione borderline, Kernberg

definisce una struttura di personalità che per i suoi caratteri di specificità e stabilità si

differenzia da quelle situazioni fluttuanti tra nevrosi e psicosi inizialmente individuate come

caratterizzanti gli stati borderlin. Nel border abbiamo una sintomatologia considerata

espressione dello sforzo individuale di liberarsi dei propri stati affetti negativi: il doloroso

conflitto interno viene così esternalizzato in relazioni oggettuali burrascose e distruttive sino a

dare luogo ad un comportamento traumatoflico che contiene dia la fantasia liberatoria di

distruggere l’oggetto sia la speranza di una gratificazione successiva.

Il momento critico per il costituirsi della patologia border è situato tra due stadi dello sviluppo

psicosessuale: la relazione duale con la madre e l’inizio della relazione edipica triangolare. Per

kernberg il momento cruciale è la sottofase di riavvicinamento del processo di

individuazione-separazione: il bo supera con successo la fase simbiotica, tanto da distinguere

con chiarezza il Sè dall’oggetto, ma si fissa alla fase di riavvicinamento a causa di un conflitto

di ambivalenza determinante comportamenti di attaccamento e di crescente negativismo in

rapido alternarsi. Il fallimento dell’integrazione infantile tra le esperienze + e – fa si che questi

pz si trovino a dover far fronte all’eccesso di aggressività del loro mondo int attraverso il

ricordo a mdd primitivi. Il prodursi di una fissazione a questo livello è conseguente

all’intervento di fattori attribuibili esclusivamente al bambino o alla diade madre-bambino. La

fissazione alla fase di riavvicinamento potrebbe essere data da un eccesso di aggressività

primaria (inividia, avidità) che tramite i processi di scissione e proiezione, darebbe origine a

quelle angosce fusionali che rendono difficile il processo di separazione.

La fissazione alla fase di riavvicinamento potrebbe anche essere causata da una difficoltà della

madre nel favorire il normale svolgimento del processo di separazione: la madre risulterebbe

infatti eccessivamente gratificata dalla simbiosi col figlio o incapace di facilitare nel bo il

raggiungimento della costanza oggettuale a causa di una difficoltà nella rielaborazione dei

derivati pulsionali libidici e aggressivi.

Per Bergeret invece, gli stati limite sono dovuti ad un trauma reale disorganizzatore

precoce, dato da precoce ingresso nella trangolazione edipica. Nel bo si verifica un arresto

evolutivo della maturità affettiva dell’Io, effetto immediato del trauma, cosa che porta allo

stato limite.

Una soluzione tra queste due visioni si trova nell’idea di Posteriorità: generalmente l’evento

disorganizzatore precoce acquisisce significato solo in un secondo momento, quando l’accadere

di un’esperienza successiva e simile mette il soggetto nella condizione di rivivere la prima

scena, che non era stato possibile comprendere ed elaborare nel primo tempo del trauma. Nel

border questa funzione di posteriorità non è resa possibile dalla mancata disponibilità di

rappresentazioni e tale mancanza di oggetti psichici è conseguente al fallimento della capacità

della madre di fornire uno spazio mentale che permette al bo di sviluppare anche la funzione

del raccontare. Per alcuni infatti il disturbo border deriverebbe da un grave disturbo della

comunicazione tra madre e figlio. Il bo torna dalla madre nella fase di riavvicinamento e lei non

lo incoraggia a farsi raccontare le esperienze, ma anzi, è intrusiva, svalutativa e controllante.

L’assenza o il precoce venire meno di un valido sostegno ambientale fa si che il bambino,

dovendo reagire da solo, non solo non interiorizza un sentimento di fiducia in se stesso e nel

mondo circostante, ma va incontro ad una frattura nel senso di continuità personale.

Differenza tra personalità borderline e narcisistica: Spesso gli stati limite sono stati

messi a confronto con quelli narcisistici, in quanto hanno diverse caratteristiche in comune e in

certi casi le due patologie sono sovrapponibili. La continuità clinica tra queste due sarebbe

conseguente all’instaurarsi di una frattura lungo la stessa linea di sviluppo, di cui una comporta

il fallimento nella costituzione del sè coeso (borderline), l’altra, meno primitiva, permette il

raggiungimento di un sè precario ma relativamente stabile e coeso (personalità narcisistica).

Dal punto di vista clinico i narcisistici temono continuamente la rottura di relazioni orientate

narcisisticamente, presentano una spiccata compromissione del livello di autostima e possono

sperimentare rabbia e frammentazione. Invece i border sentono in agguato angosce di

frammentazione e presentano una certa difficoltà a mantenere stabili confini tra mondo interno

e mondo esterno. La mancata introiezione di un oggetto-sè contenitivo e rassicrante impedisce

di avere rappresentazioni mentali di accudimento che permetterebbero di sopportare l’ansia di

separazione. Da qui un profondo senso di solitudine e di vuoto interiore.

Meccanismi di difesa borderline:

• Scissione: è la difesa nucleare, caratteristica del border, attorno alla quale si

organizzano tutti gli altri mdd (proiezione, id proiettiva, idealizzazione, diniego e

svalutazione). Per Ferenczi questa scissione sarebbe usata come difesa inconscia non

per dividere il mondo in buono/cattivo, ma confondendo l’esperienza privandola di

qualsivoglia ordine, al fine di allontanarla da sè e rendere incomprensibili le emozioni

indesiderate. Potrebbe essere un tentativo di tenere lontano il pericolo favorendo al

contempo l’insorgenza di dolorose sensazioni di vuoto, isolamento e disinteresse per la

realtà quotidiana.

• L’identificazione con l’aggressione in risposta al trauma, permette al soggetto di

usare la persona potente per sfuggire alla disintegrazione e per proteggersi dal vissuto

di impotenza

Kernberg giunge ad una ridefinizione del concetto di scissione; questa è il processo attivo di

tenere separate introiezioni e identificazioni di qualità opposta. Generalmente al termine del

primo anno di vita la scissione verrebbe normalmente sostituita da mdd superiori, incentrati

sulla rimozione, aventi lo scopo di difendere l’io dai conflitti intrapsichici dati dalle pulsioni.

Quando però, a causa di un’ incapacità costituzionale a tollerare l’angoscia, frustrazioni

ambientali o intense pulsioni aggressive, subentra la scissione, che divide le introiezioni di

qualità opposta (splitting) in buone o cattive, sia dell’oggetto che del sè, senza poi farne una

sintesi. Si realizzano così una divisione dell’io e una mancata sintesi delle immagini

contradditorie del sè e dell’oggetto. Per difendersi da questa contraddottorietà vengono messi

in altro tutti gli altri mdd ausiliari.

Bergeret invece ritiene che la scissione nei border interessi in primis le rappresentazioni

oggettuali e comporta uno sdoppiamento di queste immagini al fine di lottare contro l’angoscia

di perdita dell’oggetto e contro il rischio di arrivare al determinarsi di una vera e propria

scissione dell’Io. Secondo B. l’io del border non si frantuma, ma si deforma! Si viene a creare

una coesione di due sistemi operativi che vengono però mantenuti scissi: uno adattivo e

uno anaclitico, fissato ai bisogni narcisistici interni, che si attiva nei momenti di pericolo.

Caratteristiche borderline:

• Funzionamento psichico: Corretta capacità di valutare la realtà generale. Però sotto

forte pressione di affetti e/o emozioni possono regredire a un pensiero tipico del

processo primario (spostamento-condensazione). Abbiamo un’evidente difficoltà,

soprattutto durante situazioni di tensione, a mentalizzare gli eventi con un possibile

ricorso all’agito (abuso di sostenza, alcol, comportamenti lesivi o suicidari), ma anche la

presenza di capacità intellettuali, spesso notevoli, che tuttavia non si collegano alla

possibilità di contatto con aspetti emozionali ed affettivi.

• Problema dell’identità: sentimenti di vuoto interiore, angoscia di separazione, senso

di estraneità nei confronti del proprio corpo e del mondo esterno, comportamenti

autolesivi. Non hanno un senso di identità stabile e possono cercare di ottenerne uno

attraverso un rispecchiamento narcisistico, cosicchè diviene impossibile x il soggetto

acquisire proprie opinioni, idee e convinzioni. Nel rispecchiamento il soggetto investe

narcisisticamente un oggetto-sè che diventa il garante della sua identità, ma aumenta

le paure di persecutorietà. Il border passa da un’identificazione all’altra, evitando quindi

di prendere una scelta oggettuale impegnativa e definitiva (iperattivismo mimetico).

Robbia, droga, sessualità primiscua e passione sembrano assumere soprattutto la

funzione di rivitalizzare un senso di sè percepito come facilmente o inevitabilmente

soggetto a svuotamento e privazione di vitalità. La scissione non fa altro che indebolire

l’io in quanto non è mai seguito da una sintesi delle identificazioni e integrazioni

opposte

• Continuum con l’isteria: anche gli stati limite presentano elementi libidici

pregenitali, soprattutto orali, sono più infantili, hanno un sè non coeso e un senso

d’identità labile. Cercano di soddisfare subito i loro bisogni e sono facili alla delusione,

passano da idealizzazione a svalutazione, passano all’atto, drammatizzano

eccessivamente i sentimenti e il loro esame di realtà è precario. Non hanno però una

vera e propria organizzazione nevrotica. Le tematiche principali non sono quella

sessuale, ma la distruttività, il masochismo e il narcisismo.

Il borderline in analisi: la scissione nel border si mostra in un’alternanza tra idealizzazione

dell’oggetto e persecutorietà, tra rappresentazioni del sè onnipotenti e grandiose vs immagini

degradate e svalutate come il provare disprezzo e schifo per sè, agiti, autolesività ecc. Tutti

questi aspetti rendono l’analisi particolarmente difficoltosa. Il paziente mostra un falso sè, un

non voler parlare di sè e dei propri sentimenti o storia, una sensazione di non riuscire ad

arrivare al punto o di instaurare un qualsiasi contatto emotivo nella relazione. Nelle sedute il pz

mette in atto movimenti regressivi e viene subito fuori il bambino traumatizzato o trascurato,

anche se può essere travestito in mille modi (aggressivo,passivo, disiniito ecc.). l’analista deve

stare attento a non traumatizzare nuovamente il soggetto, ma anzi, deve attuare un ascolto

empatico, un contatto emotico e dare una forte valenza sensoriale alla sua parola. Il pz in

analisi speriementa una forte tensione e può reagire con aggressività o con ostinati silenzi.

L’analista deve essere sempre in grado d controllare il controtransfert, facilmente stimolato da

questi pz. Questi pz non ricambiano i sentimenti di empatia e percepiscono l’altro come

distante o colpevole. L’analista sperimenta la sensazione di un lavoro infinito in quanto è

proprio il setting analitico a frustrare il pz: l’orario rigido, le vacanze dell’analista, gli altri pz, le

assenze ecc. L’analista deve lavorare sulla scissione del border, dove vengono mostrati al pz i

suoi stati scissi affinchè li integri. Questo lavoro può creare nel pz confusione e angoscia. Altro

lavoro analitico è quello sulle loro sensazioni, che spesso vengono vissute come qualcosa di

imposto o dittatoriale e portano ada fetti che non sanno gestire. Il lavoro è dunque quello sugli

affetti-sensazione. Ultimo lavoro è quello sulle separazioni: il pz investe narcisisticamente

sull’oggetto-sè, a motivo di relazioni primarie non empatiche, persecutorie e intrusive, per cui il

pz rimane aggrappato all’oggetto proprio per la paura di essere abbandonato. Il fine ultimo

dell’analisi è quello di portare il pz a sviluppare un immagine di sè in cui potersi gradualmente

riconoscere.

Psicoanalisi e Psicosi


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d.biffi

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher d.biffi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diagnosi psicoanalitica in età adulta e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Mangini Enrico.

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