Introduzione - Cos'è la psicoanalisi?
Non si può parlare di psicoanalisi senza partire da Freud che è l’identità, la storia, la memoria, le origini… E il fantasma. L’intenzione con cui è nata la psicanalisi non è definibile esclusivamente come forma di terapia ma piuttosto come un modello conoscitivo della mente che ha continuato ad evolversi anche dopo la scomparsa di Freud.
Nel 1983 la psicoanalisi viene definita “un corpo di conoscenze sul funzionamento mentale, una disciplina scientifica che si è sviluppata sull’opera di Sigmund Freud. Essa comprende un metodo d’indagine sul funzionamento mentale e i suoi disordini, come pure un metodo di cura. Il trattamento psicoanalitico del paziente è lo strumento di base, sia della ricerca che della terapia”.
Freud stesso definì la sua concezione:
- Un procedimento per l’indagine dei processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere.
- Un metodo terapeutico (basato sull’indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici.
- Una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che, gradualmente, si assommano e convengono in una nuova disciplina scientifica.
L’aspetto terapeutico è secondario all’aspetto metodologico, il procedimento (libera associazione, attenzione fluttuante, etc.) è la parte più importante e stabile.
Premesse storiche, culturali e scientifiche alla nascita della psicoanalisi
Pt.1
Ellenberger fissa nell’anno 1775 l’anno di nascita di una psicologia che può dirsi “dinamica”, segnalando lo scontro simbolico tra il medico Mesmer e l’esorcista Gassner, il quale curava (sfidando il demonio) quelle “malattie dell’anima” che oggi definiamo nevrosi o malattie mentali.
La teoria della possessione demoniaca, rimasta incontrastata per tutto il Medioevo, aveva portato al rogo migliaia di “indemoniate” che altro non erano che persone sofferenti di disturbi psichici. Chi per primo incrinò questa credenza fu Mesmer, secondo cui la malattia era causata da una imperfetta circolazione o da un elemento che andava ad interrompere l’armonia del naturale scorrere del principio vitale.
Mesmer propose una cura che si avvaleva di una tecnica che induceva il paziente in uno stato di trance attraverso una sorta di abilità innata (magnetismo). A seguito di alcuni fallimenti venne istituita un “rapporto” dove si attestava che “…Il magnetismo senza immaginazione non produce nulla”.
Ciò che Mesmer aveva scoperto (e che credeva di essere di sua proprietà esclusiva) non era nulla di diverso da quello che oggi chiamiamo “transfert” o “rapporto medico-paziente”. Si delinea un filo rosso fra esorcismo, magnetismo, ipnosi e psicoanalisi.
Pt.2
Il più famoso tra gli allievi di Mesmer fu il marchese di Puységur che diede la svolta in chiave psicoterapeutica del magnetismo; con lui, infatti, l’immaginazione è riconosciuta come tale e posta a fondamento degli aspetti terapeutici del magnetismo. Puységur per caso scopre quella che successivamente verrà chiamata, da Braid, “ipnosi”.
L’ipnosi costituirà quella prova dell’esistenza nel oggetto di una parte sconosciuta che verrà chiamata “inconscio”.
L’Abate Faria fu il primo, invece, che iniziò a usare metodi di suggestione (verbale e non verbale) per ipnotizzare i soggetti. James Braid, colui che coniò il termine, sostituì alle vecchie teorie sul fluido magnetico l’idea che questo sonno vigile dipendesse dalla stimolazione fisico-psichica della retina; questa spiegazione neurofisiologica contribuì non poco a favorire l’accettazione dell’ipnosi in ambiente medico.
Pt.3 (L'isteria prima di Freud)
Enorme importanza dell’ipnotismo. Seconda metà ‘800 -> clima positivista e, in contrapposizione, interesse per i fenomeni considerati più oscuri, tra i quali sono annoverati l’ipnosi e l’isteria.
La nascita della psicoanalisi va annoverata proprio in questo meccanismo di attenzione su questi “scarti” della ricerca scientifica. L’isteria era da tempo una patologia nota; nella sua etimologia (isteron = utero) troviamo l’idea/pregiudizio che affliggesse soltanto le donne. La medicina la considerava fisiologica ed ereditaria.
Qui dobbiamo introdurre un neurologo, Jean Martin Charcot, che descrisse/classificò le varie forme di isteria, oltre a usare l’ipnosi come cura. Charcot dedusse che solo gli isterici sono ipnotizzabili (pensava che la suggestionabilità fosse una caratteristica patognomica all’isteria), differentemente la pensava Bernheim.
Le lezioni di Charcot sull’isteria segnano il giovane Freud, approdato a Parigi nel 1885. Dallo psichiatra Freud apprese che nell’isteria vi era un intreccio profondo di disturbi somatici e la mente (l’ipnosi aveva aperto questa strada conoscitiva).
Charcot disfaceva e rifaceva il sintomo isterico, ipnotizzando la paziente, prescrivendo la comparsa/scomparsa del sintomo; questo successo destò un’immensa meraviglia, ma nessuno ancora si preoccupava del ruolo che aveva la paziente in tutto ciò; questo metodo, come tutti quelli che usano più o meno consapevolmente la suggestione, avranno fortune alterne.
Prime notizie biografiche: infanzia e giovinezza di Sigmund Freud. L’inizio della cura della nevrosi
Quando Freud nacque il padre aveva 41 anni, mentre la madre solo 21. Leggendo l’Interpretazione dei sogni si comprende che Freud nutriva sentimenti ambivalenti e aggressivi nei confronti del padre, in lui è sedimentato l’episodio deludente in cui il padre non reagisce a un maltrattamento perché ebreo. Freud sente un forte sentimento d’appartenenza al ceppo ebraico (non però nella religione).
Nell’adolescenza si iscrive a medicina; l’Università però gli da delle delusioni, principalmente dovute al trattamento riservatogli perché ebreo, ma anche al fatto che non finirà il ciclo di studi entro i 5 anni previsti.
Freud inizia a collaborare nell’istituto di fisiologia di Brucke, ma interrompe il suo lavoro a seguito del fidanzamento con Martha Bernays (bisogno di soldi) e inizia a lavorare all’ospedale di Vienna. Vince una borsa di studio e parte per Parigi dove incontra Charcot; al suo ritorno si sente in dovere di portare alla società di medicina quello che aveva appreso, ma le sue impressioni non vengono ben accolte.
Ultimo dei suoi interessi per la ricerca in laboratorio furono gli studi sulla cocaina. Freud decanta le grandi proprietà anti-depressive della cocaina, ma quando la consiglia a un suo amico, questi muore. Per la formazione scientifica di Freud sono importanti quindi: la scuola fisica berlinese, le teorie psicologiche di Herbart e Berentano, l’insegnamento di Brucke e del primario Meynert (dove Freud lavorava).
I pazienti che Freud cura in ospedale (e la sua clientela privata) gli dimostrano che nella metà dei casi erano affetti da malattie “dell’anima” e non erano malati neurologici organici; con questi Freud inizia a sperimentare trattamenti alternativi, non tutti andati a buon fine; così, dopo l’episodio della cocaina, Sigmund, ripose le sue aspettative sul trattamento ipnotico.
L’ipnosi offriva un’argomentazione ormai “scientifica” a sostegno della nozione di subconscio (o inconscio). I rapporti fra Freud e Meynert che iniziarono ad incrinarsi al ritorno di Freud da Parigi, in seguito alle nozioni apprese da Charcot (soprattutto sulla teoria che l’isteria potesse essere anche maschile).
Mentre Charcot utilizzando controsuggestioni impartiva al subconscio dell’isterica dei comandi in modo tale che il sintomo apparisse o scomparisse (comando al quale la paziente solitamente obbediva) Freud usava l’ipnosi in modo completamente diverso, ovvero conoscitivo. Freud tra l’altro notò che non tutti i pazienti erano ipnotizzabili e che i risultati erano volatili.
Apice e tramonto dell’illusione neurofisiologica. Prime riflessioni sulla metapsicologia
Freud per primo tentò di descrivere lo psichico “contenuti, percezioni, rappresentazioni, ricordi, sentimenti e volontà; tutto ciò appartiene allo psichico. Lo psichico è per sua natura inconscio”. Non era semplice descrivere lo psichico e teorizzarlo; Freud iniziò la sua opera avvalendosi degli insegnamenti/formazione che aveva maturato negli anni -> Biologica e neurofisiologica, da qui nasce l’idea del “Progetto di una psicologia scientifica” (1895), lavoro che non ritenne opportuno pubblicare perché si rivelò un fallimento (questi assume però un’importanza centrale per gli sviluppi del pensiero psicoanalitico).
Progetto Tentativo di dare una base neurofisiologica a quelle nozioni di carattere psicologico che Freud andava scoprendo nel campo delle nevrosi, con la volontà di saldare i concetti psicologici alla sua preparazione scientifica. La stesura fu un continuo alternarsi di fasi, prima esaltanti e poi deludenti, sino ad arrivare alla dichiarazione: “Non capisco più lo stato mentale in cui ho concepito la psicologia” e, ne “L’inconscio” ribadirà l’inutilità dei tentativi volti alla localizzazione dei processi psichici; anche se rimarrà sempre affezionato a questa idea, tanto da affermare che un giorno qualcuno dovrà formulare le ipotesi psicologiche sul piano puramente organico.
Le idee principali del Progetto possono essere così sintetizzate:
- Neuroni funzionamento base del sistema psichico, la loro energia può essere espressa in cariche quantificabili.
- Esistono relazioni fra le funzioni nervose e l’attività psichica (eccitamento scarica attività psichica).
- Divisione dei funzionamenti del sistema psichico:
- Processo primario Funzione primaria del sistema nervoso = scarica, con conseguente sensazione di piacere. Questa scarica ha due funzioni: 1 scarica l’eccitamento con il fine di non causare dispiaceri 2 mantiene al riparo da nuove fonti di eccitazione.
- Processo secondario Incremento delle cariche.
Freud afferma che il principio fondamentale che regola l’attività neuronica è quello dell’inerzia neuronica, secondo il quale i neuroni tendono al liberarsi di Q, ribadendo che la funzione primaria è la spinta alla scarica, volta a riportare a zero la quantità di eccitamento proveniente da stimolazioni esterne recepite dai neuroni, secondo lo schema dell’arco riflesso.
Il sistema nervoso primario si serve della Qη così acquisita, per rimetterla (mediante una via che la collega ai muscoli), mantenendosi così priva di stimoli. Freud continuerà ad affermare questa teoria dell’arco riflesso ne “L’interpretazione dei sogni”.
Freud postula anche l’esistenza di “schermi protettivi” nei confronti degli stimoli esterni; il loro funzionamento è volto a mantenere la quantità di stimolazioni a zero. In “Al di là del principio di piacere” Freud aggiungerà a questi schermi protettivi un significato più psicologico, proponendo una teoria di lacerazione degli schermi anti-stimolo protezione dagli stimoli provenienti dal mondo esterno che con la loro intensità potrebbero causare danni ingenti.
Principio di costanza e processo secondario: Le obiezioni alla teoria di scarica e mantenimento a zero sono:
- Se l’energia è zero, come si può continuare a vivere?
- Se la scarica è la funzione principale che ripara dagli stimoli esterni mettendo in atto una sorta di fuga dallo stimolo sotto il primato dello stimolo d’inerzia, cosa succede nel caso di stimoli endogeni (fondamentali)?
Per risolvere questa contraddizione, Freud, formula 25 anni dopo (in “Al di là del principio di piacere”) il Principio di costanza. L’organismo non può sfuggire ai bisogni fondamentali (sessualità/nutrimento/respirazione etc.), sono bisogni vitali che nascono dall’interno e devono trovare possibilità di soddisfacimento all’esterno. Il sistema nervoso è costretto ad abbandonare la tendenza all’inerzia per soddisfarli. Bisogna che questi “impari” a mantenere una scorta di Qη sufficiente a soddisfare l’esigenza di queste specifiche azioni; ma nel modo in cui lo fa si nota la continuazione della tendenza, che tende ad essere la più bassa possibile, conservandosi costante.
Il principio di inerzia non è quindi funzionale a un organismo complesso e non può supplire a stimoli provenienti dall’interno la via di fuga della scarica motoria è inefficace! Per gli stimoli interni Freud postula un abbozzo del successivo concetto di “pulsione” stimolo della sfera psichica proveniente dall’organismo stesso, vista la sua natura interna non c’è possibilità di fuga; per tacitare queste pulsioni sono necessarie azioni specifiche che mettono in contatto l’organismo con l’esterno usando una quota di energia. C’è quindi una ritenzione di una scorta di energia finalizzata a soddisfare i bisogni vitali.
L’apprendimento di della rinuncia alla scarica immediata è ciò che contraddistingue la funzione secondaria. Freud viene criticato per la postulazione della teoria del principio di inerzia, ma in realtà sa benissimo che per un organismo è impossibile la vita seguendo solo quel principio, che è detto primario soltanto in virtù del fatto che questi tipi di processi si trovano già all’inizio, mentre quelli secondari si sviluppano, gradualmente, nel corso della vita (primario perché radice del funzionamento dell’apparato psichico).
“Tutte le attività della vita devono essere incluse o entro l’ambito della funzione primaria, oppure entro quello della funzione secondaria, imposta dalle esigenze di vita”.
Il modello neuromorfo, il sistema
Freud descrive i diversi sistemi neuronali presentandoli metaforicamente come delle strutture neurofisiologiche, con diversi compiti: alcune atte a scaricare, altre a trattenere cariche. A modulare la trasmissione dell’eccitamento Freud immagina concetti come la resistenza, difesa, barriera agli stimoli, rimozione alla resistenza, pulsioni; le complesse vicende psichiche sono intese come complicazioni nel tragitto della caria nervosa.
Freud, poi, distingue 3 sistemi neuronali:
- ϕ: Sistema Neuroni permeabili = non trattengono l’energia che ricevono, rimangono immutati dopo l’eccitamento; deputati alla percezione e alla motricità.
- Ψ: Sistema Neuroni impermeabili = Trattengono quantità di energia e ricevono eccitamenti endogeni; offrono resistenza e trattengono le cariche ricevute; ricevono da e dagli stimoli interni. Importante il loro contributo per tante funzioni, tra cui la memoria.
- Ω: Sistema Neuroni superiori = Controllo sul sistema presiedono alla conoscenza come regolatore nel traffico della veglia. Il mancato funzionamento di questo sistema durante la notte, con relativa regressione di comando a ϕ provoca false percezioni, allucinazioni e… Sogni (questa regressione, detta TOPICA, anticipa la teoria del sogno espressa ne “L’interpretazione dei sogni”).
Gli "Studi sull'isteria" e il metodo catartico
3 momenti chiave negli anni de “Studi sull’isteria” sono fondamentali per la costruzione del metodo psicoanalitico:
- Rinuncia al modello fisico e neurofisiologico.
- Impiego e RINUNCIA all’uso dell’ipnosi (usata sempre con fini non suggestivi, ma conoscitivi).
- Adozione della tecnica delle libere associazioni.
Anna O. (distacco tra Freud e Breuer) Anna è una paziente di Breuer con disturbi somatici e psichici; questi comparvero perché Anna, a sua volta malata in quel periodo, dovette assentarsi dal letto di morte dell’amato padre. Anna, durante la sera (dopo l’inebetimento giornaliero), entra in una sorta di autoipnosi farfugliando parole. Breuer accortosi di ciò inizia a parlarle mentre è in questo stato e così facendo scopre nessi fra i sintomi e il vissuto. Questo trattamento ha effetti positivi ma funziona solo se costante, di fatti le assenze di Breuer pesano sulla cura (comparsa del fenomeno del transfert).
Allora Breuer decide di usare l’ipnosi, e con questa riesce a conoscere i risvolti che portano alla cura definitiva (non proprio definitiva perché sappiamo che Anna in seguito alle cure ripresenta delle ricadute e viene ricoverata in una clinica psichiatrica, sia pur per un breve periodo).
A seguito della pubblicazione degli Studi sull’isteria Freud e Breuer interrompono la loro collaborazione perché Breuer (difensore di una teoria fisiologica sull’isteria) non concorda sull’eziopatogenesi di matrice sessuale postulata da Freud.
Con gli “Studi…” nasce il concetto di abreazione scarica emozionale con cui il soggetto si libera dell’affetto legato (ad esempio) ad un ricordo traumatico; tale scarica produce la risoluzione del sintomo patogeno. Questo fenomeno può avvenire nell’ipnosi o in psicoterapie, più o meno, basate sulla suggestione. L’abreazione è il nucleo di quello che verrà chiamato metodo catartico metodo catartico deriva dal termine “catarsi” (purificazione). Si fonda sull’uso della parola che, liberando gli affetti repressi, determina un effetto terapeutico fuori da ogni pratica suggestiva.
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