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INTRODUZIONE

I primi allievi di Freud furono Karl Abraham (1877-1925, "Ricerche sul primissimo stadio evolutivo pregenitale

della libido", dove tratta lo sviluppo legato all’aggressività), Sandor Ferenczi (1873-1933, “La tecnica attiva”), i

“non ortodossi” (Adler - psicologia individuale-, Jung - psicologia analitica-, Otto Rank, Wilhelm Reich -

“L’analisi del carattere”).

Psicologia dell’Io → movimento psicoanalitico americano che da molta attenzione per l’Io, le sue funzioni e il

suo rapporto con la realtà. Un buon lavoro psicoanalitico nasce da un’attenta esplorazione della superficie

psichica, cioè delle manifestazioni dell’Io. I principali esponenti sono: Hartmann (1894 -1970), Kris (1900

-1957), Rudolph M. Loewenstein (1898 -1976), David Rapaport (1911 -1960), Anna Freud (1895 - 1982).

Le ‘controversial discussion’ → rappresentate da due teorizzazioni opposte di Anna Freud e Melanie

Klein, caratterizzate da una conflittualità a proposito di quanto sia analizzabile il bambino; A. Freud segue il

pensiero del padre, il quale sosteneva l’impossibilità di un trattamento psicoanalitico del bambino a causa

della difficoltà di creare un transfert, mentre secondo Klein il bambino può essere trattato. Il conflitto tra le due

psicoanaliste trova una mediazione con il pensiero di Winnicott.

Nel pensiero di post-freudiani, tra cui A. Freud, Klein, Spitz, Mahler, Winnicott, Bowlby e Stern, si ha il

passaggio dal metodo ‘genetico-ricostruttivo’, ovvero dal punto di vista degli aspetti delle fasi libidiche

nella vita adulta, al metodo ‘evolutivo’, e anche dal bambino clinico al bambino osservato. Il punto di vista

genetico è descritto da Spitz (processo evolutivo), Mahler (processo di separazione-individuazione), Winnicott

(processo maturativo), Bowlby e Stern (attaccamento e Infant Reserch).

METODOLOGIE DI OSSERVAZIONE DELLA RELAZIONE MADRE-BAMBINO

L’indagine dello sviluppo del bambino non può limitarsi all’osservazione del bambino isolato, poiché secondo

Winnicott “il bambino piccolo non può esistere da solo, ma è fondamentalmente parte di una relazione”; quindi

l’osservazione riguarda la relazione tra care-giver e bambino tenendo conto dei principi dell’ Infant

Observation (Anna Freud e Esther Bick). Anche durante l’osservazione si ha una relazione accompagnata da

risposte controtransferali (reazioni dell’osservatore di fronte agli affetti in gioco) come avviene nel trattamento

psicoanalitico.

Infant Observation:

Cos’è? → è l’osservazione della relazione madre-bambino nel suo ambiente naturale, fatta da

 osservatori con una formazione psicoanalitica;

Setting → si svolge in un contesto naturale, con il contesto della madre, e viene discussa in una

 situazione di supervisione;

Principi metodologici di base → costanza e continuità, attenzione fluttuante, neutralità e astensione

 (“capacità negativa” di Bion, il quale esorta l’analista ad ascoltare il paziente tollerando di rimanere

nel dubbio, senza affrettarsi a trovare spiegazioni razionali e senza aggrapparsi al già noto sul paziente

e sulle teorie; l’analista deve rinunciare alla memoria, al desiderio e alla comprensione razionale),

distanza e ricettività (capacità di silenzio e ascolto, capacità di rêverie di Bion, ovvero uno stato in cui

la madre è pervasa da ciò che immagina sia la vita interiore del bambino, è lo strumento con cui la

madre accoglie e comprende le comunicazioni affettive del bambino, così è in grado di contenere e

modificare l’intensità della vita affettiva del piccolo e lui impara a gestire con maggiore competenza

stati emotivi di particolare intensità. La rêverie è quindi la capacità della madre di ricevere le

impressioni emotive e sensoriali del bambino, e di elaborarle in una forma che la psiche del neonato

possa reintroiettare e assimilare).

Cosa si osserva?

 1. La competenza cognitiva del bambino (aspetti cognitivi), osservandolo in una situazione

naturale, in attività quotidiane. Bisogna prestare attenzione alle interazioni sociali, alla padronanza

degli oggetti, strumenti e sequenza di eventi, all’organizzazione spaziale e temporale, alle funzioni

percettive e motorie, all’irritabilità e alla consolabilità (per comprendere quanto il temperamento del

bambino si relaziona a quello della madre);

2. L’interazione osservata madre-bambino (aspetti comportamentali), serve per dedurre ciò che

accade all’interno della relazione. Si pone attenzione a:

1) zona prossimale di sviluppo (Vigotsky), che ha una valenza sia cognitiva che affettiva e

rappresenta il ponte tra la competenza verso gli oggetti e la competenza interattiva;

2) reciprocità e all’interazione affettiva (Brazelton);

3) dialogo tonico, dato dagli aspetti motori (De Ajuriaguerra) → la comunicazione tra corpi

avviene tramite un dialogo particolare che è un preludio al dialogo verbale; il bambino si esprime

con le grida, con delle smorfie o un gesticolare in cui tutto il corpo parla e reagisce agli stimoli. Le

modificazioni toniche e le reazioni espressive del bambino vengono interpretate e comprese dalla

madre; una modificazione tonica ha senso solo in relazione al cambiamento che essa comporta nel

rapporto con l’altro;

4) ciclicità dell’interazione e sintonizzazione affettiva, in che modo madre e bambino si sintonizzano

(Stern). All’interno della coppia madre-bambino si svolgono processi autoregolativi e di

sintonizzazione (elasticità, sintonia, reciprocità).

3. L’interazione fantasmatica (Lebovici): parlando con la madre si fanno inferenze sugli aspetti

inconsci della relazione, sono aspetti più profondi della relazione di cui la madre spesso non è

consapevole. Bisogna fare una distinzione fra:

- Il bambino fantasmatico (insieme di aspettative e desideri della madre prima che il bambino nasca,

che sono prevalentemente preconsci o inconsci);

- Il bambino immaginario (è legato al desiderio della coppia, consiste nella descrizione del bambino

da parte dei genitori ed è più legato alla consapevolezza);

- Il bambino reale.

ANNA FREUD (Capitolo 5, par. 2)

Anna Freud sviluppò le sue teorie sulla base delle osservazioni, metodo utilizzato dal Jackson Nursery a

Vienna, dalle War Nurseries a Londra, dedicate ai bambini orfani di guerra e dal Hampstead Clinic, attività

clinica di analisi infantile attraverso i servizi della Well Baby Clinic e della Nursery.

Scrisse “L’io e i meccanismi di difesa”, dove sottolinea l’importanza delle difese, intese come meccanismi

psichici dell’Io, inconsci, che hanno la funzione di proteggere l’Io stesso dal dolore psichico e di rendere

adeguate ai principi imposti dalla realtà le esigenze pulsionali, di assicurare loro una certa gratificazione e di

stabilire un rapporto armonico tra Es, Super-Io e le richieste del mondo esterno. I meccanismi principali che

introduce A. Freud sono:

1. Identificazione con l’aggressore: identificazione con un oggetto esterno temuto, al fine di

dominare la paura trasformandola in una sensazione di sicurezza;

2. Altruismo: un impulso inaccettabile viene spostato sul mondo esterno, permettendo al soggetto

di attuare una rinuncia altruistica ai propri impulsi istintuali a favore degli altri.

Il pericolo che scatena i meccanismi di difesa non è solo inconscio ma può anche essere reale ed esistono

secondo A. Freud tre meccanismi per far fronte a questi pericoli:

1. Negazione in fantasia e negazione attraverso parole e atti: rifiuto di riconoscere una parte

della realtà spiacevole, che viene sostituita con immaginazioni, atti o parole del tutto opposte;

corrisponde alla difesa dai pericoli interni della formazione reattiva;

2. Limitazione difensiva delle funzioni dell’Io: di fronte ad un pericolo esterno l’Io rinuncia alla

negazione in favore della fuga dal dolore, evitando le situazione spiacevoli; corrisponde alla difesa dai

pericoli interni dell’inibizione.

Normalità e patologia nel bambino

Attraverso l’osservazione del comportamento infantile si può comprendere il mondo interno del bambino,

poiché nei bambini il comportamento manifesto è ancora più vicino agli aspetti inconsci più degli adulti. Lo

sviluppo normale (di equilibrio psicologico) si articola secondo tre componenti: maturazione (dotazione

naturale fondata sul patrimonio genetico), adattamento (influsso dell’ambiente), strutturazione (aspetti

specifici del mondo interno); ogni livello raggiunto da un bambino rappresenta il risultato di un’interazione tra

queste tre componenti. Anna Freud pensava che attraverso un’ educazione psicoanalitica fosse possibile

prevenire la patologia e salvare il mondo dalla malattia mentale, ma questa convinzione si è rivelata illusoria.

Le linee evolutive

Dalla dipendenza alla autonomia affettiva, alle relazioni oggettuali adulte;

 Linee evolutive verso l’indipendenza fisica: dall’allattamento alla alimentazione razionale,

 dall’incontinenza al controllo sfinteriale, dalla irresponsabilità alla responsabilità nel modo di

comportarsi con il proprio corpo (progressiva capacità di prendersi cura di sé e del proprio corpo);

Altri esempi di linee evolutive: dall’egocentrismo alla socievolezza, dal corpo al giocattolo e dal gioco al

 lavoro.

Le disarmonie evolutive

Anna Freud considera la patologia come disarmonia evolutiva sulla base di fissazioni e di regressioni durante

lo sviluppo; è normale che il bambino durante il periodo evolutivo ritorni periodicamente indietro, infatti bisogna

essere attenti nella diagnosi in fase evolutiva, poiché finchè non si esce dall’adolescenza si hanno

innumerevoli disarmonie, scompensi, e complicazioni nello sviluppo. Ci sono molti bambini che presentano un

processo evolutivo assai irregolare: essi possono essere molto avanti su certi piani mentre sono più indietro in

altri; tale squilibrio tra le diverse linee evolutive provoca nell’infanzia un attrito sufficiente a giustificare una più

approfondita ricerca delle circostanze che lo determinano, specialmente per sapere fino a che punto tale

squilibrio sia determinato da cause interne e fino a che punto da ragioni ambientali.

In “Profilo meta psicologico del bambino” A. Freud descrive i passaggi per una corretta valutazione clinica del

bambino:

Parte I-IV: motivi della segnalazione, descrizione del bambino del suo aspetto esteriore e del

 comportamento, sfondo familiare e la storia personale, influenze ambientali eventualmente

significative;

Parte V: valutazione dello sviluppo, evoluzione delle pulsioni, sviluppo dell’Io e del SuperIo;

 Parte VI: valutazione genetica, regressione e punti di fissazione;

 Parte VII: valutazione dinamica e strutturale, conflitti;

 Parte VIII: valutazione di alcune caratteristiche generali (tolleranza alla frustrazione, capacità di

 sublimazione, atteggiamento generale verso l’angoscia, rapporto tra forze evolutive progressive e

tendenze regressive;

Diagnosi: si riassumono i dati precedenti, articolandoli in una valutazione clinica significativa.

RENÉ SPITZ (Capitolo 20, par. 2)

Spitz fa parte della Psicologia dell’Io e utilizzò come metodo l’osservazione diretta del bambino, sia in

ambiente naturale che in laboratorio (collegamento con la psicologia evolutiva), ma utilizzò anche la

registrazione di ciò che veniva osservato. Inoltre l’osservazione poteva essere sia trasversale, quindi centrata

su bambini della stessa età, o longitudinale, seguendo uno stesso bambino per lungo tempo. Spitz utilizzava

anche test, somministrati alla madre, e analizzava i filmati eseguiti durante l’osservazione. Le sue teorizzazioni

principali riguardano:

Lo studio delle funzioni dell’Io;

 L’importanza delle cure materne per uno sviluppo ottimale del bambino;

 Conseguenze psicopatologiche della mancanza o carenza delle cure materne, che possono portare

 anche alla morte del bambino (ricerche effettuate negli orfanotrofi).

Spitz da molta importanza alla relazione tra madre e bambino, “Per il neonato l’ambiente è costituito per

così dire da un unico individuo: la madre o il suo sostituto. Inoltre quest’unico individuo non è percepito dal

bambino come separato da lui, ma fa parte semplicemente di un insieme di bisogni di nutrizione e di

soddisfazione”. “Nel rapporto madre-bambino, la madre rappresenta il fattore ambientale o, se si preferisce, si

può dire che la madre rappresenta l’ambiente; contrapposto a questo fattore sta il corredo congenito del

bambino. I due fattori interagenti sono quindi la madre, con la sua individualità già formata, ed il bambino con

una individualità in via di formazione. I due elementi madre e bambino non vivono in vacuum, ma in un

ambiente economico-sociale, nel quale i membri della famiglia sono i fattori determinanti primari, mentre il

gruppo, la cultura, la nazione, l’epoca storica e la tradizione sono fattori a più ampio raggio.”

Gli organizzatori

Lo sviluppo del bambino si esplicita attraverso la costituzione dell’oggetto libidico (superamento della fase

preggettuale), che avviene in maniera graduale e procede per quelli che Spitz definisce organizzatori, i quali

descrivono il raggiungimento di nuovi livelli di integrazione nello sviluppo. Essi sono delle strutture che si

sviluppano alla convergenza di diverse linee dello sviluppo e si costituiscono come centro di influenza per le

aree circostanti, come avviene in embriologia (Spemann scoprì che, inserendo pezzi embrionali in differenti

regioni, tali pezzi evolvono lo stesso in embrione ed influenzano le regioni circostanti, spesso innescando lo

sviluppo di un intero embrione; queste regioni furono chiamate organizzatori). Le organizzazioni sono quindi il

risultato dell’integrazione raggiunta e consistono nella formazione di una nuova struttura psichica dotata di un

maggior livello di complessità, segnano le tappe dell’interazione madre-bambino fin dai primi mesi di vita.

Gli stadi del processo evolutivo

Spitz afferma che alla nascita il neonato è in uno stato indifferenziato; tutte le sue funzioni, compresi gli

istinti, si differenziano in seguito in base ad un processo di maturazione e di sviluppo. Infatti egli non ammette

la presenza di un Io alla nascita ed è per questo che non è possibile applicare certe concezioni

psicoanalitiche fin dalla prima infanzia, non è possibile parlare di Complesso di Edipo, di SuperIo e lo

stesso vale per il simbolismo e per ogni interpretazione simbolica (legati all'acquisizione del linguaggio). Nel

primo anno di vita la parola non esiste ed egualmente inesistenti sono i meccanismi di difesa, ma è possibile

trovare solo i precursori di questi meccanismi in forma più fisiologica che psicologica.

Gli stadi del processo evolutivo sono:

1. Stadio pre-oggettuale (1-2 mesi): questo stadio corrisponde al narcisismo primario di Freud, in cui

il bambino si trova in una condizione di non-differenziazione ed è protetto dalle percezioni esterne

grazie alla barriera difensiva della madre. Il neonato percepisce solo le sensazioni che hanno origine

nel suo corpo, ovvero le sensazioni cenestetiche, ed è a partire dalla nutrizione che si attiva il

sistema della percezione. Il sistema percettivo si costruisce grazie all’ integrazione di ‘sensazioni di

contatto’ (seno-bocca-mano) con le ‘percezioni a distanza’ (volto materno); nelle sensazioni di

contatto, il gusto e la prensione formano un tutt’uno che Spitz indica con il termine cavità primitiva

(primal cavity) che serve per percepire il seno materno, vero supporto della gratificazione, e i diversi

elementi di questi cavità primitiva (mano, bocca, seno e volto della madre) costituiscono un’unità, in cui

rimane indistinto ciò che appartiene al bambino o alla madre. Avviene quindi un’associazione da parte

del bambino tra il volto materno e l’allattamento (soddisfazione, piacere); questa esperienza ripetuta

costruisce delle tracce mnestiche che riguardano il piacere e che rimangono nella memoria implicita.

“Nei primi tre mesi le esperienze del bambino sono esclusivamente di ordine affettivo; il sensorio, la

capacità di discriminazione, l’apparato percettivo non sono ancora sviluppati dal punto di vista

psicologico e forse neppure dal punto di vista fisico. Quindi è l’atteggiamento affettivo della madre che

serve di orientamento per il lattante”;

2. Stadio dell’oggetto precursore (2-6 mesi): l’oggetto precursore consiste nel volto della madre, che

favorisce il processo di individuazione e segna un punto cruciale nello sviluppo, poiché è precursore

del processo di pensiero. In questa fase si costituisce il primo organizzatore, che si manifesta con lo

stabilirsi delle percezioni, con la costruzione di un Io rudimentale, con la comparsa della risposta

aspecifica del sorriso alla vista del volto umano, che viene prodotta in risposta a qualunque

Gestalt-segnale facciale in movimento (= oggetto precursore, insieme fronte, occhi, naso posto di

fronte e in movimento), poiché ha associato il volto umano al piacere dell’allattamento e quindi sorride

alla vista di un qualsiasi volto. Inoltre il primo organizzatore segna il passaggio da una condizione di

passività ad una di attività e pone le basi per le future relazioni sociali;

3. Stadio dell’oggetto propriamente detto (6-8 mesi): l’avvicinarsi dell’estraneo provoca ritiro e pianto;

l’angoscia per la perdita dell’oggetto indica lo stabilirsi di un vero e proprio oggetto libidico, ovvero la

madre(si è creato un attaccamento nel linguaggio di Bowlby), e di una capacità di distinguere le

persone familiari dagli estranei. Il bambino ricostruisce l’oggetto materno, prima suddiviso in oggetti

parziali legate alle esperienze di gratificazione o frustrazione (volto, seno), in un oggetto unico. Il

bambino diventa sempre più consapevole della sua specifica madre, che diventa l’oggetto

preferenziale; il volto di un estraneo provoca l’angoscia dell’estraneo, o angoscia dell’ottavo mese,

che secondo Spitz è la prima manifestazione dell’angoscia vera e propria. Mahler parla di ispezione

doganale, per descrive come il bambino sia scettico di fronte all’estraneo, ma afferma che non si ha

sempre l’angoscia ma il bambino può anche solo reagire studiando l’estraneo. Si costituisce il

secondo organizzatore attraverso cui le tracce mnestiche diventano più chiare, le pulsioni meno

pressanti, la comparsa delle proibizioni materne favorisce la capacità di tollerare le frustrazioni

(importanza sia delle esperienze gratificanti, che favoriscono la fusione di libido e aggressività, che

frustranti, che consentono la differenziazione tra il Sé e l’oggetto; «Sia inibire sia favorire l'una o l'altra

delle due pulsioni porta ad una deformazione del rapporto oggettuale e, poiché è la madre che inibisce

o favorisce , sarà il comportamento materno che determinerà il tipo di rapporto oggettuale»), la

comparsa del principio di realtà;

4. Inizio della comunicazione (9-15 mesi): grazie alla comparsa del pensiero astratto e del linguaggio si

costituisce il terzo organizzatore, con l’acquisizione del ‘No’, che indica una maggiore capacità di

differenziazione. In questa fase il bambino, scuotendo la testa e dicendo ‘no’, opera un’identificazione

con l’aggressore, rappresentato dalla madre che, attraverso i divieti, assume un ruolo frustrante, e

consiste in un meccanismo di difesa che permette al bambino di fare ciò che la madre fa verso di lui e,

una volta fatto questo passo, comincia il periodo dell’ostinazione (dire di ‘No’ a tutto, non voler andare

a dormire), diffuso nel secondo anno. “Il bambino riesce a comprendere le proibizioni della madre e

l'oggetto a cui suoi ordini si riferiscono grazie al processo di identificazione. Per il bambino il

movimento di diniego della testa diviene il simbolo dell'azione frustrante della madre”. L’identificazione

era già presente in forma rudimentale già al terzo mese, attraverso l’imitazione; l’acquisizione del ‘No’

rappresenta il primo segno dell’instaurarsi della comunicazione semantica (in risposta dell’adulto) e il

primo concetto astratto che il bambino riesce a formarsi. “Aver raggiunto il dominio del gesto e della

parola ‘No’ presuppone l’acquisizione della facoltà di ragionamento e della negazione”.

Genesi dell’Io e delle relazioni oggettuali

Nel corso del processo evolutivo il bambino acquisisce, insieme alla progressiva costituzione delle

competenze e delle funzioni dell’Io (dalla originaria matrice indifferenziata Es/Io, psiche e soma, interno ed

esterno), un’ immagine internalizzata dell’oggetto-madre e delle altre figure significative (oggetti

internalizzati), attraverso la relazione con la madre come oggetto esterno (parziale e intero).

Privazione affettiva precoce (studi negli orfanotrofi)

L’assenza o la carenza delle cure materne comporta una modificazione sostanziale delle condizioni di vita del

bambino, sul piano della maturazione fisiologica (blocco della crescita), dello sviluppo psichico e sociale. Le

conseguenze delle carenze affettive sono:

Turbe psicotossiche: riguardano la personalità individuale della madre, la qualità della relazione è

 deformata, danneggiata, la madre non offre al bambino una relazione adeguata poiché rappresenta un

elemento patogeno, che diventa come una tossina per il bambino;

Turbe da carenza affettiva: la carenza affettiva può essere:

 - parziale: si manifesta con la depressione analitica, che compare dai nove mesi di vita, se, dai sei

mesi di vita, dopo una buona relazione, vi è stata una separazione dalla madre di almeno tre mesi.

Essa consiste in uno stato di torpore stuporoso che colpisce il bambino privato dalle cure materne

(comparsa di piagnucolio, tristezza, ritiro, rifiuto verso il cibo). Se la situazione perdura si ha un

progressivo peggioramento clinic che può condurre il bambino alla morte;

- totale: si manifesta con l’ospitalismo, un disturbo del comportamento, un ritardo dello sviluppo

intellettuale, affettivo e una fragilità di tipo somatico che caratterizzava i bambini abbandonati fin dalla

nascita. Inoltre, quando la carenza di rapporti oggettuali rende impossibile la scarica delle pulsioni

aggressive, il lattante rivolge l’aggressività su di sé, cioè sul solo oggetto che gli rimane (marasma: il

bambino perde interesse per la vita, come se volesse lasciarsi morire).

ATTACCAMENTO E SEPARAZIONE

Grazie al legame di attaccamento con l’altro si sviluppano quel senso di Sé e quella solidità interna che

consentono al soggetto di superare la relazione di fusione con l’oggetto, di riconoscere le differenze tra sé e

l’altro e di tollerare i sentimenti dolorosi legati alla separazione. La separazione dalla relazione duale con la

madre porta alla differenziazione tra sé e l’altro e porta al conseguimento di una distanza ottimale che

consente all’individuo di funzionare da solo. La capacità di tollerare la separazione dipende dalle cure materne

che risultano fondamentali per l’instaurarsi della fiducia e della continuità nella presenza simbolica dell’oggetto

interiorizzato.“Si arriva a conoscere un oggetto soltanto nella misura in cui si riesce a differenziarsene, e non

si può veramente separarsene senza eccessiva angoscia, se non quando lo si ha veramente incontrato”

(Quinodoz, 1991).

MARGARET MAHLER

Come Spitz, anche la Mahler appartiene alla Psicologia dell’Io americana, sottolineando l’aspetto “personale”

delle relazioni con la realtà; secondo l’autrice i conflitti infantili derivano dall’oscillazione tra il desiderio di

un’esistenza autonoma e la spinta a rinunciare l’autonomia e a tornare nello stato di fusione iniziale. La

metodologia utilizzata è principalmente l’osservazione dei comportamenti normali e patologici nei bambini (si

è occupata anche di bambini autistici),ma anche test, interviste, visite domiciliari e sedute di gioco; secondo

Mahler questo metodo permette di conoscere lo sviluppo del bambino osservando i suoi comportamenti e le

interazioni con la madre.

I concetti base della sua teoria sono:

Adattamento: il bambino si forma e si plasma in armonia e in stratta correlazione con i modi e lo stile

 della madre, la quale può rappresentare, ai fini dell’adattamento, un oggetto sano oppure patologico.

“Per quanto la madre possa adattarsi al figlio, essere sensibile ed empatica, le capacità adattive del

bambino e il suo bisogno di adattamento sono di gran lunga maggiori di quelli della madre”;

Relazione oggettuale: si sviluppa dal narcisismo infantile simbiotico, con il costituirsi dell’Io, nasce

 dalla consapevolezza di essere separato, che è favorita dallo sviluppo di funzioni complesse dell’Io.

Lo sviluppo consiste nel passaggio da uno stato di non consapevolezza del mondo esterno e della madre, e

approda al cosiddetto processo di separazione-individuazione, che rappresenta la vera nascita psicologica

del bambino. La nascita biologica e la nascita psicologica del bambino non coincidono: la prima è un evento

reale e osservabile, la seconda è un processo intrapsichico che si svolge lentamente attraverso il processo di

SEPARAZIONE-INDIVIDUAZIONE dalla madre, che segna i momenti di separazione dalla madre e della

conquista della individualità. “Separazione e individuazione rappresentano due sviluppi complementari: la

separazione consiste nell’emergenza del bambino da una fusione simbiotica con la madre e l’individuazione

consiste in quelle conquiste che denotano l’assunzione da parte del bambino delle proprie caratteristiche

individuali”. L’individuazione ha a che fare anche con il senso dell’identità, un sentimento soggettivo di

coerenza e di continuità personale e culturale; la formazione dell’identità è un processo, prevalentemente

inconscio, di riflessione che si svolge a tutti i livelli delle funzioni mentali e si basa anche sul giudizio di sé che

il soggetto percepisce negli altri.

Questo processo è preceduto da due fasi iniziali, che sono i precursori del processo di separazione

(corrispondono al narcisismo primario freudiano):

1. Fase autistica normale (1 mese): periodo in cui non vi è consapevolezza del mondo esterno né delle

cure materne, la libido è riversata all’interno del corpo. Il termine ‘autismo normale’ viene usato per

indicare quello stato primitivo di disorientamento allucinatorio il cui il neonato si trova; si caratterizza

per il prevalere di stati di sonno e di funzioni e processi fisiologici rispetto a quelli psicologici. Il neonato

si trova in una situazione simile a quella prenatale, con una protezione dalle stimolazioni eccessive che

facilita la sua crescita fisiologica (questa fase non è riconosciuta dagli studi odierni di Psicologia dello

Sviluppo e dall’Infant Research). «Il neonato passa quasi tutto il giorno in uno stato di semi sonno e di

semi veglia, si sveglia soprattutto quando la tensione per la fame o per altri bisogni, lo fa piangere e

appena è soddisfatto, cioè liberato dalla tensione eccessiva, ripiomba di nuovo nel sonno»;

2. Fase simbiotica normale (2-6 mesi): si ha una fusione somatopsichica onnipotente con la

rappresentazione della madre, come se lui e la madre fossero un sistema onnipotente (il Sé non ha

ancora confini chiari), questo grazie alla crescente consapevolezza dell’oggetto che soddisfa i suoi

bisogni. In questa fase si hanno le cosiddette isole di memoria, esperienze che vengono classificate

dal neonato come ‘buone’ (piacevoli o soddisfacenti) oppure come ‘cattive’(dolorose o di privazione);

inizia a farsi strada la distinzione tra Sé e l’Altro che si manifesta attraverso la risposta del sorriso, che

testimonia il suo crescente investimento verso l’esterno. «Le esperienze di contatto percettivo

dell'intero corpo (la pressione esercitata dalla madre quando tiene il figlio in braccio) hanno un ruolo

importante nella simbiosi; infatti molti adulti completamente normali mantengono un forte desiderio di

prendere e di essere presi in braccio, di abbracciare e di essere abbracciati».

Mentre il processo separazione-individuazione è composto da quattro sottofasi:

1. Differenziazione (7-10 mesi): il bambino è capace di distinguere tra sensazioni interne ed esterne,

quindi tra Sé e oggetto e tra oggetti esterni; compaiono le prime esplorazioni tattili, rivolte

inizialmente al corpo della madre e poi anche al mondo esterno. Esistono tre modalità che rendono

possibile la differenziazione: il ‘processo di schiusura’ (il bambino guarda oggetti esterni per poi

rivolgere lo sguardo sulla madre), l’’ispezione doganale’ (esplorazione tattile del volto materno e di

quello di altre persone) e il rivolgersi indietro a guardare la madre (controllo della madre per stabilire

la differenza tra lei e gli altri, “il modello visivo del ‘controllo ripetuto della madre’ rappresenta il segno

più importante dell'inizio della differenziazione somatopsichica. Infatti tale segno rappresenta il modello

più importante dello sviluppo cognitivo ed emotivo normale”). Il bambino sviluppa una maggiore

competenza motoria che gli permette di allontanarsi dalla madre, ma la volontà di stare vicino alla

madre resta. La capacità di differenziare la madre dagli altri è legata alla comparsa dell’angoscia

dell’estraneo, che, secondo la Mahler, differentemente da Spitz, si manifesta solo quando la

precedente fase simbiotica non è stata soddisfacente o adeguata, se invece questa fase è ottimale si

ha una risposta di ‘fiduciosa aspettativa’, con stupore e curiosità, elementi evidenziati dal modello del

controllo ripetuto;

2. Sperimentazione (sperimentazione iniziale dai 10 ai 12 mesi, sperimentazione vera e propria dai 12 ai

18 mesi): il bambino è capace di camminare a carponi (deambulazione autonoma) e di allontanarsi

dalla madre, da cui però torna costantemente poiché viene considerata come una sorta di ‘casa base’

in cui ricevere i suoi ‘rifornimenti affettivi’ (Furer); infatti è importante che la madre permetta al

bambino di allontanarsi, non deve essere ansiosa, e di essergli vicino e accoglierlo quando torna da lei.

In questa fase si ha lo sviluppo delle funzioni autonome del pensiero e della deambulazione

(‘avventura amorosa con il mondo’) che portano ad uno spostamento dell’investimento libidico dalla

madre al servizio dell’Io autonomo. Ogni tanto si nota un ‘abbassamento del tono dell’umore’, che si

manifesta quando il bambino si rende conto che la madre non è presente (consapevolezza

dell’assenza della madre);

3. Riavvicinamento (18 mesi-2 anni): dopo aver appreso la consapevolezza della propria separatezza, il

bambino giunge anche a quella della propria limitatezza, comincia a rendersi conto degli ostacoli che si

possono incontrare durante le sue esplorazioni ed è a causa di questa consapevolezza che si

manifesta l’ angoscia di separazione, che si manifesta con la costante preoccupazione del bambino

di vedere dove la madre si trovi, seguirla ‘come un’ombra’. Dopo una fase in cui il bambino condivide

con la madre le proprie esperienze si ha una ‘crisi di riavvicinamento’ (la sua soluzione è

determinante rispetto alle future patologie), attraverso cui il bambino manifesta un comportamento

contraddittorio che oscilla tra il bisogno della madre e il desiderio di separatezza (‘ambitendenza’: “La

paura della perdita dell'amore dell'oggetto procede parallelamente alla sensibilità con cui egli

reagisce alle approvazioni e alle disapprovazioni dei genitori. In altre parole, in quei bambini che non

hanno avuto uno sviluppo ottimale, durante la fase di riavvicinamento, il conflitto di ambivalenza si

evidenzia in un rapido alternarsi di comportamenti di attaccamento e di negativismo. L’alternarsi di

questi comportamenti determina il fenomeno che chiamiamo ambitendenza, che avviene fino a

quando le tendenze contrastanti non sono ancora completamente interiorizzate”); Mahler sottolinea

l’importanza della reazione della madre quando il bambino si allontana, non deve essere né troppo

ansiosa né troppo permissiva. In questa fase nascono dei rapporti più significativi con il padre e verso i

21 mesi si osserva una riduzione dei conflitti di riavvicinamento e la costituzione di una distanza

ottimale, favorita dallo sviluppo del linguaggio, esame di realtà e funzione simbolica, in cui il bambino

trova una via di mezzo tra la troppa lontananza e la troppa vicinanza dalla madre ( si parla di patologia

della distanza nei pazienti borderline, che stanno o troppo vicini o troppo lontani);

4. Consolidamento dell’individualità e l’inizio della costanza dell’oggetto emotivo (2-3 anni): i

compiti principali di questa fase sono la conquista di un’individualità definita ed il conseguimento della

costanza oggettuale, che comporta la sua integrazione in un unico oggetto (integrazione dell’oggetto

buono e cattivo in un’unica rappresentazione). «La ‘madre interna’, rappresentazione intrapsichica

della madre, nel corso del terzo anno, dovrebbe divenire più o meno disponibile per consolare il

bambino durante l'assenza fisica della madre”.

Lo sviluppo di un sano senso di Sé dipende dalla capacità della madre di mettere a disposizione del neonato

esperienze adeguate di fusione simbiotica, che lasceranno gradualmente posto ad una progressiva

differenziazione e articolazione del Sé.

DONALD W. WINNICOTT

Winnicott fu psicoanalista, pediatra e psichiatra infantile, appartenente alla corrente degli Indipendenti, i quali

hanno sviluppato una corrente indipendente sia da Anna Freud (Hampstead Clinic) che da Melanie Klein

(Tavistock Clinic). Lo stile di Winnicott è stato paragonato a quello di Freud poiché per entrambi la scrittura è

servita loro per chiarirsi e scoprire le proprie idee. La metodologia era basata sia sull’osservazione

naturalistica della relazione madre-bambino in una ‘situazione prefissata’ (osservava anche in che modo la

madre arrivava con il bambino). Durante il trattamento Winnicott teneva molto ad entrare in una situazione

senza le difese costituite dalle sue conoscenze, così da potersi esporre al pieno impatto della situazione

stessa, e ad essere se stesso e a comportarsi di conseguenza, poiché il paziente ha bisogno di sentire la

realtà delle emozioni dell’analista. Durante le consultazioni, Winnicott utilizzava molto il ‘gioco dello

scarabocchio’, in cui il bambino deve completare un disegno dell’analista, esprimendo il suo mondo interno e

ricevendo un accoglimento terapeutico.

TEORIA DELLO SVILUPPO

“Non esiste una cosa che si chiama ‘un lattante’, intendendo con ciò che se ci mettiamo a descrivere un

lattante ci accorgiamo che stiamo descrivendo un lattante con qualcuno. Il bambino piccolo non può

esistere da solo, ma è fondamentalmente parte di una relazione”. Il processo maturativo del bambino

deve essere considerato alla luce della sua relazione con un ambiente umano facilitante, e quindi con la

madre, ed è grazie a questa relazione che si ha quella che la Mahler chiama nascita psicologica.

Rappresentazione, simbolizzazione e mentalizzazione (formazione del Sé) → CAPACITA’

RAPPRESENTATIVA: rendere attuale un oggetto, un concetto o un’esperienza assenti, evocando

l’apparizione di una o più immagini che riguardano tali oggetti, concetti o esperienze. Vi è implicita anche la

capacità di dare una rappresentazione agli affetti. SIMBOLO: dal greco “mettere insieme”, “segno-

contrassegno”, è qualsiasi cosa (segno, oggetto, gesto, persona) la cui percezione suscita nella mente un’idea

diversa da quello che è il suo più immediato aspetto sensibile.

Il Sé e l’Io

Per Winnicott il Sé è legato all’esperienza soggettiva dell’”Io sono”, e non è l’Io, ma è la persona che è me; è il

Sé che da senso all’agire e al vivere dell’individuo che continua a crescere verso l’indipendenza e verso la

capacità di identificarsi con oggetti d’amore maturi, senza la perdita della propria identità. Infatti alla nascita

l’identità del bambino è solo potenziale, che Winnicott chiama Sé centrale primario, o nucleo del Sé, o Vero

Sé potenziale, ovvero una potenzialità ereditata di sentire la continuità dell’esistenza e di acquisire a modo

proprio e con un proprio ritmo, una realtà psichica ed uno schema corporeo personali; è la capacità di

diventare quello che si è. “Il Self (Sé) si riconosce negli occhi e nell’espressione facciale della madre e nello

specchio che può in seguito venire a rappresentare la faccia della madre”.

L’Io invece è, per Freud, derivato da sensazioni corporee soprattutto dalle sensazioni provenienti dalla

superficie del corpo; esso può dunque venir considerato una proiezione psichica della superficie del corpo, e il

rappresentante degli elementi superficiali dell’apparato psichico. L’Io indica quella parte della personalità

umana in accrescimento, che tende, in condizioni adatte ad integrarsi in unità e può essere studiato molto

tempo prima che la parola Sé assuma importanza per il bambino.

“È necessario non considerare il bimbo come un individuo che ha fame e le cui pulsioni istintuali possono

essere soddisfatte o frustrate, ma bisogna, invece, considerarlo come un essere immaturo che è sempre

sull’orlo di una impensabile angoscia”, e, solo la capacità della madre di ‘mettersi al posto del bambino’ e di

sapere di quali cure ha bisogno, lo proteggono dal provare questa angoscia. “Le pulsioni non sono ancora

definite chiaramente come interne per il lattante e possono essere altrettanto esterne di un colpo di tuono. Le

eccitazioni dell’Es possono essere traumatiche quando l’Io non è ancora capace di accogliere e di controllare

le eventuali esperienze di frustrazione fino al momento della effettiva soddisfazione istintuale”. Il processo

maturativo consiste nello sviluppo dell’Io verso l’integrazione, sviluppo possibile solo se facilitato dalle cure di

una ‘madre sufficientemente buona’.

La madre sufficientemente buona

Riguarda il modo in cui la maggior parte delle madri accudisce il proprio bambino; è la madre che è in grado di

accudire il proprio bambino in modo ‘naturale’, infatti una madre solitamente non ha bisogno che le si insegni

come fare la madre. La ‘madre sufficientemente buona’ non è perfetta, ma in certi momenti può arrivare ad

odiare il proprio bambino perché le toglie spazio e tempo per sé, ma questa madre accetterà il proprio

risentimento senza farla pagare al bambino. Non è questione di perfezione poiché la perfezione è propria delle

macchine, mentre quello di cui il bambino ha bisogno è proprio quanto normalmente viene dato, la cura e

l’attenzione di una persona che continua ad essere se stessa (la cosa vale anche per i padri). Le cure

materne sono capaci di offrire al bambino la funzione di ‘deaccomodamento’, favorendo l’introduzione nella

vita del bambino del principio di realtà e il passaggio dalla dipendenza assoluta alla dipendenza relativa

dall’oggetto verso l’indipendenza (interdipendenza).

L’intera procedura della cura del bambino ha come carattere principale un modo stabile di presentargli il

mondo, quindi di offrire al bambino un senso di stabilità e continuità. In questo contesto con il termine

‘preoccupazione’ si intendono le cure materne, anche se la madre deve anche consentire al bambino un

minimo di indipendenza.

La relazione madre-bambino e il processo maturativo

Secondo Winnicott ciò che determina la qualità dello sviluppo infantile è la natura delle cure materne, che

permettono la nascita del bambino come persona. La teoria dello sviluppo deve seguire due prospettive:

quella dell’infante (fase precedente alla comparsa del linguaggio e all’uso di simboli verbali), caratterizzata

dal passaggio dal principio di piacere a quello di realtà, dall’autoerotismo alle relazioni oggettuali, e quella

della madre, che modifica la qualità delle cure rivolte al bambino in base all’evolversi dei bisogni specifici

dell’infante. Il cammino verso l’indipendenza si articola in tre fasi: dipendenza assoluta o doppia

dipendenza (il bambino dipende totalmente dalle cure materne senza averne la consapevolezza),

dipendenza relativa (iniziale consapevolezza della separatezza) e verso l’indipendenza (sottolineando che

l’indipendenza non è mai assoluta poiché un individuo sano non è mai isolato, ma si rapporta con l’ambiente,

con cui vi è un rapporto di interdipendenza).

1) La dipendenza assoluta

È un periodo di massima dipendenza, ma il bambino non è ancora consapevole di questa dipendenza, ed è

caratterizzato dalla ‘preoccupazione materna primaria’, una particolare condizione psicologica della madre

nelle settimane che precedono e seguono la nascita. È una sorta di ‘malattia normale’, che la madre deve sia

raggiungere ma anche uscirne quando il bambino la lascia libera; inizialmente la madre vuole istintivamente

stare vicino al bambino, ma poi rincomincia le proprie attività, e il bambino supera questa fase nello stesso

momento in cui la madre riesce a ‘guarire’ dalla preoccupazione primaria. È la capacità di ‘fare la cosa giusta

al momento giusto’, poiché nessun altro tranne lei sa cosa sente il bambino. Significa sapere ciò di cui il

bambino ha bisogno e sapere identificarsi con lui, Winnicott infatti afferma che tutti siamo stati bambini e che

questo ci permette di identificarsi con chi ci ha accudito. Non tutte le madri però sono in grado di raggiungere

questa condizione perché prese da altre preoccupazioni, mentre altre sono preoccupate in modo eccessivo e

non riescono ad uscire da tale condizione per tornare alle occupazioni precedenti (può essere una condizione

anche dei padri o dei genitori adottivi). La capacità di identificarsi con il bambino dipende, non da un ‘istinto

materno’, ma dalle esperienze di buone cure materne ricevute nella propria infanzia.

Aspetti della funzione materna e processo di sviluppo

“L’ambiente facilitante è ciò che sostiene e contiene (holding) il bambino, che sa poi maneggiarlo (handling) e

che è in grado di presentargli l’oggetto (object presenting)”. Lo sviluppo individuale ha una qualità definita

integrante, poiché è il risultato della somma di un progressivo insediamento della psiche nel soma (o

collusione psico-somatica), e alla fine la relazione con l’oggetto. Le principali funzioni materne sono:

Holding materno → integrazione dell’Io: inizialmente il bambino si trova in uno stato non-integrato,

 accompagnato dall’inconsapevolezza, non è ancora un’unità in termini emozionali, e grazie alla

capacità di contenimento (holding) materno raggiunge un’integrazione dell’Io. Il bambino non ha

ancora la consapevolezza delle proprie sensazioni, egli vive in un perenne presente (piacevolezza e

momenti di disagio). L’integrazione è il processo psicologico per il quale il bambino acquisisce il senso

di esistere a partire da uno stato iniziale in cui non ha consapevolezza della realtà non-me;

l’integrazione consiste dell’”elaborazione immaginativa del puro funzionamento corporeo”, con

l’acquisizione della consapevolezza dell’”Io sono”. “Prima viene l’Io, tutto il resto è non-me, poi viene

‘Io sono, io esisto, io accumulo esperienze”. Porta ad una capacità integrativa, ovvero saper mettere

insieme le proprie esperienze e riconoscersi all’interno di esse. Essa è favorita sia da fattori interni

(tendenza naturale verso l’integrazione) sia dalle cure ambientali e dall’holding materno, che ha la

funzione di offrire al bambino cure fisiche, che in questa fase dello sviluppo sono anche cure

psicologiche (psicologia e fisiologia non sono ancora separati). L’holding va oltre il tenere

concretamente in braccio il bambino, comprende tutte le cure che la madre gli offre nel corso della

giornata, la capacità di tenere a mente il bambino e anche la capacità della madre di adattarsi ai

cambiamenti del bambino nel processo di crescita. Il bambino può regredire nel corso della giornata a

stati non integrati o rilassati, come nei momenti di riposo; anche l’adulto può regredire a questi stati e

lasciarsi andare e godersi momenti di solitudine, i quali si fondano su quella che Winnicott definisce la

capacità del bambino di “essere solo in presenza della madre”, che consente quindi di vivere da adulti

l’esperienza della solitudine, di essere calmi, rilassati e riposati (creatività → è il fare che nasce

dall’essere);

Handling → personalizzazione: consiste nell’insieme delle cure che la madre rivolge al corpo del

 bambino e porta allo sviluppo della personalizzazione, che indica la capacità di accettare il proprio

corpo come parte del Sé e sentire che il Sé ha sede nel corpo; è il sentimento che si ha della propria

persona nel proprio corpo. Quindi, da uno stadio di non integrazione somatica, il bambino giunge alla

personalizzazione, ovvero l’insediamento della psiche nel soma (collusione psicosomatica); i confini

del corpo sono quindi una ‘membrana delimitante’ fra ciò che è me e ci che è non-me, e sono anche i

confini della psiche (Anzieu: ‘Io-pelle’). “La base di questo insediamento è un legame dell’esperienza

motoria e sensoriale e funzionale del lattante con il suo nuovo stato: essere una persona”. In questo

senso la psiche è “l’elaborazione immaginativa delle parti somatiche, dei sentimenti e delle funzioni”,

tutti questi processi si uniscono grazie alla relazione con l’altro;

Object presenting → primitiva relazione con l’oggetto: l’offerta d’oggetto consiste nella capacità

 della madre di presentare al bambino tutta la realtà condivisa. Una madre sufficientemente buona sarà

in grado di offrire il mondo al bambino in modo tale da dargli un’esperienza di onnipotenza, che è

un’esperienza concreta in cui realtà e fantasia coincidono ed è l’elemento fondamentale perché egli

possa accettare il principio di realtà. In una prima fase si ha il momento dell’illusione, che consiste

nell’illusione che l’oggetto, in particolare il seno (creazione del seno o allucinazione del seno), sia stato

creato dal bisogno del bambino stesso e dal primo impulso di un primitivo amore; da ciò si sviluppa una

convinzione che il mondo possa contenere ciò di cui si ha mancanza e bisogno. In questo periodo

madre e bambino non sono ancora separati nella sua mente ed egli ha una relazione primitiva con

l’oggetto, visto come non separato da Sé, e che Winnicott chiama oggetto soggettivo. «Da principio il

bambino non sa nulla del fatto che il seno è parte della madre. Se il suo viso tocca il seno non sa se la

piacevole sensazione nasce nel seno o nel viso stesso». La funzione materna consiste anche nel

presentare il mondo a piccole dosi, ovvero far vivere gradualmente al bambino l’esperienza del non-

me. Il percorso evolutivo è caratterizzato da inadempienze materne, ma quello che conta non è che la

madre sia perfetta, ma che queste inadempienze vengano riparate, in modo da offrire al bambini un

senso di affidabilità.

La relazione egoica: ulteriori aspetti della funzione materna

La relazione egoica è il rapporto tra madre e bambino nei primi stadi dello sviluppo, durante il quale la madre

ha una funzione facilitante, silenziosa, che si esprime sostanzialmente attraverso l’affidabilità e la

prevedibilità, e ha la funzione di rinforzare l’Io del bambino. I due aspetti principali della comunicazione

egoica sono:

Mutualità di esperienze: consistono nelle cure materne che si adattano ai bisogni del bambino, sono

 esperienze reciproche e condivise (la madre si identifica con lui attraverso la conoscenza dei bisogni

del bambino, e il bambino gradualmente vive la madre come non-me attraverso la ripetizione di tali

esperienze). La mutualità delle esperienze consiste nell’inizio della comunicazione tra due persone:

pronto per la poppata il bambino allunga la mano mettendole il dito in bocca, in modo da “allattarla”,

quindi si sviluppa una situazione di allattamento reciproco;

Rispecchiamento: consiste nel fatto che il precursore dello specchio è il viso della madre, infatti il

 bambino guardando la madre vede se stesso; la madre guarda il bambino e ciò che essa appare è in

rapporto a ciò che essa scorge, ovvero il bambino. Il rispecchiamento consiste del vedersi nello

sguardo dell’altro, poiché la nostra identità si fonda anche sulla risposta dell’altro nei nostri confronti.;

consiste nel ridare al bambino quello che il bambino dà, la madre risponde in base a come il bambino

si pone. Inizialmente questo processo si basa solo sulla vista, successivamente comparirà anche il

rispecchiamento con le parola. Nei bambini ciechi le madri non ricevono una risposta visiva e devono

trovare altri modi per entrare in contatto con il bambino. Il rispecchiamento si trova anche nelle terapie

di gruppo, all’interno delle quali gli altri mandano all’individuo la propria immagine che hanno

dell’individuo stesso (Pons, terapia di gruppo come “galleria degli soecchi”).

2) Dipendenza relativa

In questa fase il bambino riesce a dimostrare attraverso il gioco di avere un dentro e che le cose vengono da

fuori, e presume che anche la madre abbia un dentro, che può essere sia buono che cattivo. Infatti adesso il

bambino è in grado di vedere la madre come ‘persona intera separata’, quindi si ha il passaggio da una fase

di fusione ad una fase di separazione. L’introduzione del bambino a questa fase dipende dalla capacità della

madre di ‘guarire’ dalla preoccupazione primaria e di ritornare ad un atteggiamento normale verso se stessa e

la sua vita. La madre inizia ad essere meno presente e, durante il periodo dello svezzamento, quando prepara

da mangiare al bambino, egli inizia ad accettare e tollerare la separazione, e grazie a questo vede la madre

come persona separata da lui e intera (passaggio da un insieme di oggetti parziali differenziati ad un oggetto

intero). Si parla di deaccomodamento materno per indicare la capacità di introdurre il bambino al principio di

realtà e di renderlo consapevole della sua dipendenza dalla madre; è la premessa all’accesso all’area

transazionale. Questo periodo è il corrispettivo della fase di differenziazione della Mahler.

Oggetti transizionali e fenomeni transizionali

Tra i 4 e i 12 mesi il bambino acquista la consapevolezza di non poter creare onnipotentemente l’oggetto e di

dipendere da esso; Winnicott parla di ‘zona intermedia di esperienza’ o ‘area transizionale’ ( ‘area di

illusione’ o ‘spazio potenziale’) per indicare uno stato intermedio tra l’incapacità del bambino di riconoscere la

realtà e la sua crescente capacità di farlo. «L’area transizionale è l’area che viene concessa al bambino tra la

creatività primaria e la percezione oggettiva basata sulla prova di realtà». La madre mette a disposizione del

bambino determinati oggetti (oggetti transizionali o ‘primo possesso non-me’, poiché non fa parte ne del

suo corpo ne di quello della madre) e gli permette di attaccarsi ad essi, in modo da non poterne fare più a

meno, soprattutto nel momento di addormentarsi o in momenti di assenza della madre. Per fenomeni

transizionali, invece, si intendono quei comportamenti che il bambino mette in atto prima di addormentarsi,

maneggiando oggetti indispensabili per lui, o producendo suoni con la bocca. Gli oggetti e i fenomeni

transizionali appartengono all’area transazionale, che permette il passaggio tra il mondo degli ‘oggetti

soggettivi’ e la realtà condivisa e favorisce la capacità del bambino di far fronte creativamente all’assenza della

madre, trattenendo qualcosa della relazione. Renata Gaddini De Benedetti afferma che il prototipo

dell’oggetto transazionale è un oggetto che il bambino ha avuto modo di sentire nei primi tempi

dell’allattamento, e di fronte all’angoscia dell’assenza della madre si rassicura attraverso l’oggetto

transazionale, in cui ritrova quella situazione in cui egli era fuso al seno materno. L’oggetto transazionale è

diverso dall’oggetto precursore (dito, ciuccio), che nega semplicemente l’assenza della madre, mentre il

primo implica una perdita e una riparazione; ci sono due tipi di precursori, uno che va in bocca e uno di

contatto. L’oggetto transazionale è il simbolo della riunione dopo la separazione (simbolo della madre), mentre

nei precursori non c’è un simbolo ma nega solo l’assenza.

Per quanto riguarda il linguaggio la Gaddini ha notato che il bambino è particolarmente attento alla parola

‘mamma’, si blocca quando la sente; attraverso le lallazioni e il richiamo della ‘mamma’ durante il risveglio si

evoca la fusione con la madre.

Gioco e realtà

Nell’adulto l’oggetto transazionale perde il suo significato perché i fenomeni transizionali diventano ‘diffusi’ e si

espandono nell’intero campo culturale; Winnicott parla di maturazione culturale, ovvero essere capaci di

giocare con oggetti culturali e di trovare, come nel bambino, un ambiente facilitante. L’area transizionale è

caratterizzata dal gioco creativo, che nella vita adulta si esprime attraverso la creatività nella vita quotidiana

(cultura, arte). «A dieci anni o giù di lì il bambino si eserciterà nel salto in lungo e nel salto in alto cercando di

saltare più lontano e più alto degli altri; tutto qui il residuo (eccettuati i sogni) della sensazione terribilmente

acuta associata all’idea di volare che a tre anni si presentava naturalmente».

«Si noterà che io considero alla stessa stregua il modo di godere della persona adulta e il gesto creativo di un

bambino, che tende la mano alla bocca della madre e che al tempo stesso la guarda negli occhi e la vede

creativamente. Per me il giocare porta in maniera naturale all’esperienza culturale e invero ne

costituisce le fondamenta».

3) Verso l’indipendenza

Intorno ai 6 mesi il bambino sviluppa la capacità di preoccuparsi; per ‘preoccupazione’ Winnicott intende

l’aspetto positivo di un fenomeno il cui aspetto negativo è indicato dal ‘senso di colpa’, ovvero l’angoscia

legata all’ambivalenza, preoccuparsi significa che l’individuo si prende cura o prova apprensione, e sente e

accetta la responsabilità. In questa fase il bambino sperimenta anche la simultaneità di sentimenti di amore e

odio nei confronti della madre, conquistando l’ambivalenza. Il bambino immature distingue due tipi di ‘madre’

che rappresentano diversi aspetti dell’assistenza materna: la 'madre oggetto', che appaga i suoi bisogni e

che 'diventa il bersaglio dell'esperienza eccitata sostenuta dalla tensione istintuale allo stato grezzo' e

una 'madre ambiente', il cui compito è l'assistenza e che riceve tutto ciò che è 'definibile come affetto e come

sentire condivisibile'. Le condizioni favorevoli in questa fase sono che 'la madre continui ad essere viva e

disponibile’; il bimbo deve scoprire che la madre-oggetto sopravvive nonostante ella sia meta delle pulsioni

erotico-aggressive provenienti dall'Es e che la madre-ambiente continua ad essere se stessa e ad essere

empatica verso il figlio, e ciò è in relazione alla capacità di preoccuparsi (quando madre-ambiente e madre-

oggetto vengono uniti nella sua mente). “L'infante prova angoscia, perchè se consuma la madre la perderà;

ma questa angoscia viene modificata dal fatto che egli ha qualcosa da dare alla madre-ambiente; ha una

crescente fiducia che si presenterà l'occasione di contribuire, di dare qualcosa alla madre-ambiente, e questa

fiducia lo rende capace di contenere l'angoscia, che si trasforma in ‘senso di colpa'. ciò

La non sopravvivenza della madre-oggetto o l'impossibilita' della madre-ambiente di accogliere che le

viene dato dal figlio nella forma di atti riparativi, conducono il bambino ad avvertire un senso di colpa

all’incapacità

porterà

intollerabile che lo di preoccuparsi che di provare senso di colpa.

In questa fase è importante per Winnicott l’uso dell’oggetto da parte del bambino e la capacità della madre-

oggetto di farsi usare dal bambino, con il ‘sopravvivere’ alle pulsioni infantili; la madre deve quindi tollerare

l’aggressività del bambino ed evitare ritorsioni aggressive sul figlio e il mostrarsi distrutta. La capacità di usare

un oggetto è più sofisticata di quella di entrare in rapporto con esso, poiché quest’ultima può riguardare anche

un ‘oggetto soggettivo’, mentre l’uso implica che l’oggetto sia parte della realtà esterna. Per Winnicott

l’aggressività ha una funzione positiva, perché permette al bambino di entrare nel mondo degli ‘oggetti

oggettivamente percepiti’ e della ‘realtà condivisa’. «Lo studio di questo problema comporta l'enunciazione

del valore positivo della distruttività. La distruttività più il sopravvivere dell'oggetto alla distruzione pongono

l'oggetto fuori dell'area in cui operano i meccanismi mentali proiettivi iniziati dal soggetto». L’oggetto-madre

viene allora visto fuori dal controllo onnipotente del bambino.

Il bambino e la famiglia

«La famiglia protegge il bambino dal mondo, ma gradualmente il mondo si infiltra dentro: zii e zie, vicini, il

gruppo fraterno iniziale, per sfociare poi nella scuola. Questa graduale infiltrazione ambientale è la via per cui

un bambino può nel modo migliore fare i conti con il più vasto mondo circostante, un processo che segue

esattamente lo schema dell’iniziale introduzione alla realtà esterna ad opera della madre». La famiglia è

sempre il luogo in cui si ritorna.

La funzione del padre è quella di protezione della diade madre-bambino, di sostegno della madre quando è

impegnata nell’accudimento del bambino, di ‘presentare il mondo a bambino’ («La madre è la stabilità del

focolare, il padre è la vivacità della strada»). Anche nei confronti del padre il bambino vive sentimenti di

ambivalenza propri dell’uso dell’oggetto.

Winnicott definisce l’adolescenza come il ‘dibattersi nella bonaccia’(zone calme equatoriali), caratterizzata da

vari aspetti: ‘aggregato di isolati’(tendenza ad essere isolati in una situazione di gruppo), ‘rifiuto delle false

soluzioni’ e la ‘lotta per consistere’ (i giovano non vogliono essere compresi). La cura per l’adolescenza è

solamente il tempo e il graduale processo di maturazione.

PSICOPATOLOGIA

Ha origine da ‘distorsioni o insufficienze ambientali’ nel primitivo rapporto del bambino con la madre-

ambiente, quando la madre non accoglie empaticamente il gesto spontaneo del figlio. La patologia ha quindi

origine da difese che il bambino mette in atto nei confronti di distorsioni ambientali che assumono una

funzione traumatica. Per quanto riguarda la psicopatologia Winnicott non esclude i fattori innati ma pone

l’accento su quelli ambientali.

Schizofrenia, autismo: consiste in un’organizzazione finalizzata all’invulnerabilità, nel tentativo di non

 provare più l’angoscia impensabile all’origine della malattia, e sperimentata in modo traumatico quando

l’ambiente è venuto a mancare nella sua funzione di contenimento → la paura del crollo è la paura di

un crollo che è già stato sperimentato;

Patologia della personalità: si basa sulla costruzione di un Falso Sé, che deriva dalla precoce

 carenza ambientale e ha origine nelle situazioni in cui il Vero Sé si sente minacciato da un ambiente

inadeguato o intrusivo. Il vero Sé è presente solo quando la madre è stata in grado di rispondere al

gesto spontaneo del bambino, mentre la madre che non è abbastanza buona viene meno alla

possibilità di avvertire il suo gesto, e ciò porta al bambino ad adattarsi al gesto della madre

(compiacenza = il bambino è costretto ad adattarsi). Quindi il falso Sé ha la funzione di difendere il

Vero Sé dallo ‘sfruttamento’ e dall’annientamento quando la madre non è sufficientemente buona,

Malattia psicosomatica: quando l’ambiente è carente nella funzione di adattamento e, poi, graduale

 diminuzione di tale adattamento, il neonato reagisce con una iperattività del funzionamento mentale

così che la funzione intellettuale comincia ad assumersi il compito dell’organizzazione dell’assistenza

allo psiche-soma (funzione che nella normalità spetterebbe all’ambiente). In questo modo l’intelletto

diventa sede di un falso sé e solo con la patologia psicosomatica riesce a ritirare la psiche dall’intelletto

per ricondurla all’associazione con il soma;

Tendenza antisociale: legata alla deprivazione, ovvero alla perdita di qualcosa che è stato positivo

 nell’esperienza del bambino.

LA CURA

Se la patologia quindi origina da un fallimento ambientale (da carenza o traumatico), allora la cura per

Winnicott consiste nel permettere al paziente di riprendere il processo maturativo dal punto in cui la situazione

traumatica ne ha determinato l’arresto. Così il concetto di regressione assume un significato clinico, di

regressione alla dipendenza ; essa rappresenta la speranza del paziente che certi aspetti dell’ambiente che in

origine fallirono possano essere rivissuti e che questa volta l’ambiente riesca nella sua funzione di favorire la

tendenza dell’individuo a maturare. L’analista può essere usato dal paziente come ‘oggetto soggettivo’, e

quindi vivere con l’analista la creazione dell’oggetto, la creatività della propria area di illusione, fino alla

relazione oggettuale. L’analista, come la madre con il suo bambino, deve mostrare pazienza e tolleranza e

accettare di vivere anche sentimenti di rifiuto e odio, che nella relazione con alcuni pazienti spesso comporta.

RIASSUNTO

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO - BOWLBY

Pediatra e psicoanalista, nel 1949 fece uno studio (OMS) sui bambini senza famiglia, dimostrando

l’importanza dei fattori ambientali per la salute mentale.“L’attaccamento intimo agli altri esseri umani

costituisce il perno attorno a cui ruota la vita di una persona”. L’attaccamento comprende una serie di reazioni

istintuali finalizzate al legame tra la madre e il bambino e alla conservazione della specie (sopravvivenza

dell’individuo). Il neonato umano è biologicamente predisposto a interagire con gli adulti della propria specie e

a formare un legame di attaccamento sulla base di modelli di comportamento iscritti dall’evoluzione del

patrimonio genetico. L’interazione sociale è alla base della sopravvivenza e dello sviluppo.

Esistono due tipi di schemi innati: 1) Schemi di segnalazione (pianto, sorriso, lallazione); 2) Sistemi di

avvicinamento (aggrapparsi, seguire e raggiungere il genitore).

La teoria dell’attaccamento nasce sulla base degli studi etologici di Lorenz sull’imprinting, sulle scimmie e

sugli anatroccoli; gli studi di Bowlby sono infatti di tipo comportamentale perché egli è interessato a ciò che

accade realmente tra le persone. Bowlby chiama il periodo del primo anno di vita ‘periodo sensibile’, passato

il quale diventa difficile instaurare un legame sicuro con il genitore; egli dimostrò il bisogno del bambino di una

relazione, caratterizzata dal contatto fisico e dal calore, indipendentemente dal nutrimento. Rifiuta l’ipotesi di

Freud sul narcisismo primario, secondo lui le relazioni oggettuali operano fin dall’inizio.

Alla base della sua teoria ci sono tre concetti:

Attaccamento: legame ‘attuale’ dell’individuo verso persone specifiche (prima di tutto la madre) che si

 mantiene nel tempo (sicuro, insicuro evitante e ambivalente);

Comportamento di attaccamento: può manifestarsi anche verso persone diverse dai genitori ed è

 l’insieme dei pattern comportamentali attivati con maggiore intensità in situazioni stressanti aventi

come scopo l’avvicinamento alla figura di attaccamento” attraverso gli apparati: percettivo

(orientamento verso la madre),efferente (mani, piedi, testa, bocca), di segnalazione (pianto, sorriso,

gesti…),di avvicinamento;

Sistema dei comportamenti di attaccamento: comprende le rappresentazioni di Sé, delle persone

 significative e delle relazioni.

Modelli operativi interni (IWM): aspetti rappresentazionali dell’attaccamento che si costruiscono apartire dai

primi legati di attaccamento; è dai pattern relazionali tra il bambino e le sue figure di attaccamento che si

costituiscono i modelli del Sé e dell’altro. Non sono statiche ma operative; se l’attaccamento è stato sicuro si

creerà un modello di sé positivo e meritevole di cure, mentre se è stato insicuro i modelli interni saranno

difettosi. In questo ultimo caso si parla di ‘esclusione difensiva’, operazione attraverso cui il bambino

rimuove dalla coscienza i sentimenti spiacevoli, dolori che possono essere fonte di sofferenza.

Strange Situation (vedi appunti Farroni): serve per correlare le differenze individuali della personalità con la

sensibilità e la responsività materne. Ainsworth individuo tre modelli: Modello B, sicuro; Modello A, insicuro

evitante; Modello C, insicuro resistente. La Main ha aggiunto anche il Modello D, disorganizzato-

disorientato, grazie agli studi attraverso l’Adult Attachment Interview (intervista semi-strutturata per

valutare la qualità dei modelli rappresentativi interni dei genitori sui propri legami di attaccamento); sono stati

distinti tre pattern di attaccamento relativi ai genitori: Sicuri-Autonomi (sicuro), Preoccupati o Coinvolti, ansiosi

(insicuro-resistente), Distanzianti (insicuro-evitante) e Non risolto-Disorganizzato (disorientato-organizzato).

Studi trans generazionali e predittività (Fonagy, M. Steel, H.Steel)

Trovarono una forte correlazione tra le qualità delle rappresentazioni delle relazioni dei genitori, valutate con

l’AAI e l’attaccamento del bambino a 12 e 18 mesi valutato dalla Strange Situation. A sostegno dell’ipotesi

della trasmissione e della continuità intergenerazionale dei modelli di attaccamento, dell’insicurezza e

della sicurezza. Quindi la modalità di attaccamento del genitore corrisponde a quella del bambino, quindi è

possibile capire il tipo di attaccamento dei figli attraverso l’analisi di quello dei genitori.

L’influenza dello stile di attaccamento su:

Le caratteristiche della personalità (autostima, la conoscenza di sé, l’entusiasmo);

 La relazione con i coetanei (la socievolezza,la cordialità, l’empatia, la cooperatività);

 La relazione con gli adulti (indipendenza, fiducia);

 Gli aspetti emotivi;

 Gli aspetti cognitivi (perseveranza, curiosità, attenzione);

 L’adattamento.

PETER FONAGY

Secondo Fonagy “L’attaccamento sicuro è il risultato di un contenimento riuscito”, mentre l’attaccamento

insicuro è un compromesso difensivo a cui il bambino deve ricorrere per proteggersi da un genitore con

un’insufficiente comprensione del suo stato mentale. Collega questa concezione con la teoria della mente,

affermando che la responsività materna si fonda su una competenza di tipo cognitivo. Scala del Sé riflessivo:

metodo che rende operazionale la capacità materna, attraverso cui la il genitore riesce a ‘pensare ai pensieri

del bambino’; capacità che Fogagy chiama funzione riflessiva del Sé (SRF), favorisce il contenimento degli

affetti e lo sviluppo di un attaccamento sicuro che è indispensabile per lo sviluppo di una teoria della mente.

DANIEL STERN


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia Dinamica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Ferruzza: "Lezioni sul pensiero post-freudiano", Mangini e "Diagnosi psicoanalitica", McWilliams. Gli argomenti trattati sono i seguenti: tutti i post-freudiani trattati a lezione, l'adolescenza e i meccanismi di difesa trattati dalla McWilliams.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche della personalità e delle relazioni interpersonali
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saruzza.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Ferruzza Emilia.

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