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Disturbi di personalità – cap 22

Disturbi di personalità del cluster B (pag. 340 – Manuale psichiatria e psicologia

clinica, Invernizzi)

Appartengono a questo gruppo individui che appaiono emotivi, melodrammatici, imprevedibili.

1. Disturbo antisociale di personalità

a. Quadro clinico: la storia anamnestica è fondamentale; emergono piccoli furti e

comportamenti distruttivi già nell’infanzia, abuso di alcol e droghe e frequenti scontri

con chi rappresenta l’autorità. Duratura è la mancanza di empatia, questi pazienti

non badano ai sentimenti, alle preoccupazioni o al risentimento altrui. Manca il

senso di colpa o il rimorso e si sentono spesso arrabbiati, annoiati e disprezzano gli

altri. Hanno uno stile relazionale sadomasochistico che da risalto al potere e non al

legame emotivo.

b. Diagnosi differenziale: va posta con il disturbo bipolare e va differenziata dai disturbi

di personalità: narcisistico, istrionico, borderline, paranoide, comportamento

antisociale nell’adulto.

c. Complicanze: disforia, tensione, vissuti depressivi.

d. Comorbilità: disturbo del controllo degli impulsi, depressione maggiore, disturbi

d’ansia e di somatizzazione.

e. Epidemiologia, genetica e aspetti biologici: questo disturbo si manifesta

maggiormente nei maschi; gli studi sui soggetti adottati hanno confermato la

presenza di una quota di ereditabilità per suscettibilità genotipica. Le donne

sviluppano sindrome di Briquet o il disturbo antisociale a seconda del grado di

predisposizione presente all’interno della famiglia e le due patologie sembrano

essere espressioni alternative della stessa predisposizione genetica. Cloninger nota

un’elevata ricerca delle novità e un diminuito evitamento del pericolo con

ipofunzione del sistema serotoninergico. L’impulsività antisociale può risiedere nel

diminuito arousal corticale.

f. Cenni psicodinamici e terapeutici: quando l’attaccamento sicuro è fortemente

compromesso il piccolo percepisce il genitore come cattivo e indegno di fiducia e si

costruisce un sé grandioso in grado di fornirgli un’adeguata autosufficienza. La

deprivazione affettiva comporterebbe poi sia la mancanza di empatia sia la ricerca

di relazioni basate sul potere e la distruttività. L’antisociale sembra agire prima di

pensare. Fonagy evidenzia una carenza importante della funzione riflessiva, per cui

l’agire diventa l’equivalente del pensare. Il trattamento ospedaliero è importante e la

risposta positiva a questo dipende dalla presenza di ansia o depressione. Meloy

descrive le caratteristiche cliniche che rappresentano una controindicazione a ogni

tipo di psicoterapia: comportamenti sadici o violenti, totale assenza di rimorso,

incapacità a stabilire legami emotivi, intensa paura controtransferale di attacchi

aggressivi in clinici esperti anche in mancanza di un chiaro comportamento in tal

senso del paziente.

2. Disturbo borderline di personalità

a. Quadro clinico: presenta una marcata instabilità nelle relazioni interpersonali;

nell’immagine di sé, nell’espressione degli affetti spesso marcata da una grave

impulsività; presenta rapporti interpersonali caotici, tumultuosi, marcati dalla

polarizzazione tra svalutazione-idealizzazione e dall’angoscia dell’abbandono; affetti

dominati da rabbia, deficit dell’identità e nella sua stabilità; discontrollo degli impulsi.

Questi pazienti ritengono gli altri la causa dei loro problemi e cercano di manipolare

le persone per i propri scopi. Caratteristica fondamentale è l’instabilità che coinvolge

il sentimento d’identità. Questi pazienti non sanno chi sono, qual è il loro

orientamento sessuale, quali le mete e i valori personali e professionali; non

sentono coesione con l’immagine del sé e del proprio corpo. Da un lato temono di

essere fagocitati dall’altro e di perdere la propria identità dall’altro lato provano

un’angoscia panica di essere abbandonati.

b. Diagnosi differenziale: con disturbo dell’umore, disturbo distimico e ciclotimico.

c. Complicanze: problemi fisici causati da gesti auto lesivi o automutilazioni, sintomi

similpsicotici (allucinazioni, idee di riferimento, ecc …)

d. Comorbidità: depressione maggiore, dipendenza o abuso di sostanze, disturbi

dell’alimentazione, ADHD.

e. Epidemiologia, genetica ed aspetti biologici: il disturbo è più frequente nelle donne,

nelle famiglie dei borderline erano presenti più parenti borderline.

f. Decorso clinico: nella prima decade il disturbo presenta un decorso difficile, ma

nella seconda, dopo 5 6 anni di trattamento i pazienti mostrano un sostanziale

miglioramento. La prognosi è migliore rispetto ai disturbi schizofrenici e il decorso è

simile ai disturbi dell’umore.

g. Cenni psicodinamici: secondo Kernberg i pazienti si fissano alla fase della

separazione-individuazione. Il bambino teme che la madre scompaia e che il suo

tentativo di separazione dalla madre provocherà la sua scomparsa. Nella riedizione

adulta il paziente teme di essere abbandonato dalle figure significative e non tollera

i momenti di solitudine. Il nodo psicodinamico potrebbe risiedere in un disturbo

emozionale della madre durante la fase di riavvicinamento: ne deriva la mancanza

di costanza dell’oggetto. I bambini circa a 3 anni interiorizzano un’immagine

materna unitaria e supportava: mancando quest’immagine presentano una

costanza d’oggetto scarsa o assente con intolleranza alla separazione. Il dramma

relazionale può esser così descritto: se si sentono in intimità con una persona

hanno paura in un eccessivo coinvolgimento; quando si sentono separati

sperimentano un abbandono traumatico. Questa instabilità relazionale si stabilirà

anche con il terapeuta. Adler si basa sul modello del deficit o insufficienza.

Nell’assenza di risposte idonee da parte di persone significative i pazienti vanno

soggetti alla frammentazione del sé con senso di vuoto e panico da annichilimento.

h. Cenni psicoterapici: gli approcci variano da quello psicodinamico a quello cognitivo.

È difficile stabilire l’alleanza terapeutica o comunque un clima collaborativo. L’analisi

delle difese deve aiutare il paziente ad integrare le parti scisse di sé e dell’oggetto.

Alcuni aspetti importanti: definire una stabile cornice terapeutica, evitare un


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Sara F

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DETTAGLI
Esame: Psichiatria
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Cedro Clemente.

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