Psichiatria
Prof. Castellini Giovanni
La psichiatria è la branca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della
prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. È definibile come una “disciplina
di sintesi” in quanto il mantenimento e perseguimento della salute mentale, che è lo scopo
fondamentale della psichiatria, viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti:
medicofarmacologici, neurologici, psicologici, giuridici, politici. Rispetto alla psicologia clinica la
psichiatria è orientata verso identificazione del disturbo mentale o psicologico come derivante da
alterato funzionamento a livello del SNC seguendo una prassi scientifico-materialista, oltre alla
possibilità di intervento farmaceutico.
benessere emotivo e psicologico in cui l’individuo è in grado di
Si definisce salute mentale un
sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione nella società, nella vita
a mutamenti dell’ambiente,
quotidiana, stabilire relazioni soddisfacenti e partecipare adattandosi
(definizione OMS).
Intorno al paziente psichiatrico ruota tutta una serie di professionisti: MMG, medico psichiatra,
infermieri, associazioni familiari, educatori professionali, assistenti sociali, psicologi e
psicoterapeuti, altri medici specialisti. Ma dove viene fatta assistenza? Al domicilio del paziente, nei
centri di salute mentale (CSM), negli ambulatori e DH, nei centri diurni, residenze assistite e gruppi
appartamento, SPDC.
I fattori che concorrono a influenzare la salute fisica e psichiatrica sono:
• età
• sesso
• fattori genetici che comportano una vulnerabilità individuale (es. disturbo bipolare)
• stile di vita e comportamenti individuali: sono importanti le esperienze di vita precoci (teoria
dell’attaccamento)
• relazioni sociali e comunitarie
• condizioni di vita e di lavoro
Il soddisfacimento di alcuni prerequisiti e la loro solidità come condizioni fondamentali di salute
garantiscono il miglioramento di quest’ultima. Questi sono: la pace, un alloggio, l’educazione, il cibo,
il reddito, un ambiente di vita sicuro, un ecosistema stabile, disposizione di risorse sostenibili e
giustizia ed equità sociale. La salute deve essere intesa come risorsa per la vita di ogni giorno e non
come obiettivo di vita. La promozione della salute mira ad enfatizzare le risorse sociali e personal ed
anche le capacità fisiche; non è una responsabilità esclusiva del sanitario, ma va al di là degli stili di
vita puntando al benessere.
Epidemiologia
La diffusione dei disturbi psichici è molto elevata (30-40%). La maggior parte dei disturbi psichiatrici
non sono riconosciuti né trattati. La depressione è la maggior causa di disabilità nelle patologie
psichiatriche. In Italia nel 2016 ci sono stati 5000 suicidi, 436 omicidi. Oltre il 40% dei ricoverati in
reparti medici ha anche un disturbo mentale in Comorbilità. La patologia mentale è la prima causa di
disabilità e perdite di giornate lavorative. La popolazione tra 15-29 è soggetta a rapido aumento e
prevalenza delle patologie mentali. In Italia mediamente vengono spesi 35 milioni di euro/anno per i
farmaci per la cura delle patologie psichiatriche. 1
Cenni storici erano luoghi dove alla fine dell’800 si era deciso di rinchiudere i pazienti affetti da
I manicomi l’idea era di eliminare i pazienti psichiatrici dalle città e rinchiuderli in delle
malattie psichiatriche,
“piccole città”. Nel 1913 scrive “psicopatologia generale”: introduce il concetto di
Jaspers
psicopatologia come scienza; campo d’azione, oggetto, metodologia, concetti immutabili,
sistematizzati e comunicabili. Jaspers afferma che deve essere posta attenzione non ai contenuti
dell’esperienza (psicodinamica) ma alle sue modalità e qualità formali. Afferma inoltre che è
necessario comprendere come vengono vissute le esperienze psichiche dal soggetto.
L’introduzione delle terapie biologiche come l’introduzione elettroshock con alcuni benefici (1938),
l’invenzione dei primi psicofarmaci (1952) e dei primi antidepressivi e BDZ, definì i primi trattamenti
vistosamente efficaci che portò alla riduzione delle ammissioni nei manicomi e al rapporto
mente/corpo (?).
Nel 1978 si ha l’emanazione della L.180/75 (Legge Basaglia) che decreta la chiusura definitiva dei
manicomi e introduce la psichiatria del territorio/ambulatorio/SPDC. Segue alla legge Basaglia un
lungo processo per la chiusura dei manicomi. L’SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) in
Italia è all’interno degli ospedali, mentre in altri paesi esistono proprio gli ospedali psichiatrici.
Nel 1980 viene pubblicato il DSM III e quattro anni dopo viene effettuato lo studio
Epidemiological Catchment Area (ECA) su 20.300 soggetti apparenti alla popolazione generale e ha
fornito alcuni termini quantitativi di riferimento; tra tutti i soggetti il 14% aveva avuto in anamnesi
disturbo da abuso/dipendenza da sostanza, mentre il 29% da alcool.
L’importanza della L. 180/78 (Basaglia)
Con la riforma Basaglia c’è l’introduzione di tutta una serie di costellazione di professionisti che
ruotano intorno al paziente psichiatrico: MMG, medico psichiatra, infermieri, associazioni familiari,
educatori professionali, assistenti sociali, psicologi e psicoterapeuti, altri medici specialisti. A casa
del paziente e nelle residenze generalmente le visite sono effettuate da medico+infermiere in maniera
congiunta.
Con la chiusura dei manicomi, la cura del paziente psichiatrico si sposta e inizia a svilupparsi, come
è ad oggi in Italia, nel centro di salute mentale, ambulatori, DH, residenze assistite, centri diurni,
SPDC, gruppi appartamento.
Quindi la legge 180/78, apparentemente anti-psichiatrica perché chiude i manicomi, porta ad una
rivoluzione del mondo della medicina e della struttura degli ospedali italiani. Infatti, fu deciso che il
malato, apparentemente psichiatrico, deve essere valutato in ambito medico in prima istanza da un
medico “generale” e solo successivamente affidato al medico psichiatra.
2 La legge Basaglia stabilisce la
possibilità, in casi particolari, di
provvedere con un provvedimento
chiamato TSO, ossia il trattamento
sanitario obbligatorio. Questo è
essenzialmente un provvedimento
di tipo medico, quindi non basato
sui comportamenti più o meno
scandalosi, ma sull’ipotesi della
presenza di un disturbo mentale. Il
primo requisito infatti è proprio che
ci sia un disturbo mentale evidente.
In altri paesi ci sono leggi per cui
anche un infermiere può fare una
proposta di TSO, ma in Italia
(ovviamente) no. La proposta può
essere fatta da qualunque medico
senza la necessità di una
specializzazione psichiatrica. Nel
modulo ci va scritto che ho io
medico ho visitato il paziente in che
giorno e a che ore perché magari
potrebbe essere intossicato. Dopo di
che lo faccio ricoverare se vi è una
malattia psichiatrica anche se non
specifica tipo arresto psicomotorio
oppure se rifiuta la terapia. Dopo faccio la proposta e avviso le autorità competenti affinché applicano
TSO le autorità competenti cioè la polizia municipale. Lo specialista accerta la presenza della malattia
e decide che il TSO è l’unica soluzione. Questo provvedimento è totalmente medico a differenza di
quello che succede in altri paesi del mondo. Lo deve però convalidare anche il sindaco per avere la
convalida anche dal punto di vista normativo. È un provvedimento importante poiché si priva della
persona. L’infermiere interviene in quanto magari è lui a capire primo che vi è
propria libertà una
qualche comportamento anomalo e indirizzarlo poi al medico. È una situazione da affrontare in team
poiché il pz vedendo più persone si calma più facilmente. Al centro della legge del TSO in Italia però
non vi è la pericolosità ma viene dimesso quando il paziente decide volontariamente di sottoporsi al
propria malattia. Nell’ospedale generale viene richiesta
piano di cura prendendo consapevolezza della
la consulenza psichiatrica quando vi è una situazione piuttosto estrema ma così tralasciamo molte
persone che invece ne avrebbero bisogno. Ad esempio, pz che si presenta con una depressione un po’
irrequieta viene sottoposto ad una terapia per calmarlo, ma ciò porta ad un aggravamento nel tempo;
se invece viene chiamato subito lo psichiatra si riesce a gestire meglio la situazione e a migliorare la
prognosi.
Accanto al TSO, la legge Basaglia introduce l’Accertamento sanitario obbligatorio. L'accertamento
sanitario obbligatorio (ASO), istituto di carattere eccezionale, si configura come strumento mirato ad
entrare in contatto con una situazione altrimenti inavvicinabile e per la quale, sia pure in via
presuntiva, ci sia il fondato sospetto della presenza della prima condizione di legge prevista per poter
intervenire in forma obbligatoria, vale a dire l'esistenza di gravi alterazioni psichiche tali da richiedere
3 urgenti interventi terapeutici.
Qualora non sia possibile visitare il
paziente ma si sia in possesso di
informazioni che facciano supporre
la presenza di tali condizioni (ad es.
un paziente psicotico acuto che si è
chiuso in casa e non fa entrare
nessuno o un paziente confuso che si
è allontano dal domicilio e che non si
riesce a rintracciare), è possibile per
il medico fare richiesta di ASO. Ai
fini della emissione della ordinanza
di ASO occorre la sola certificazione
medica di proposta contenente le
motivazioni che suggeriscono la
richiesta di tale provvedimento. Il
medico inoltra al sindaco la richiesta
di ASO con le generalità del
paziente, le motivazioni per
l’accertamento, il luogo dove
l’accertamento sarà effettuato.
Nell'ordinanza del Sindaco deve
essere specificato dove si intende
effettuare l'ASO (ambulatorio,
domicilio del paziente, pronto soccorso di ospedale civile ove sia presente una accettazione
psichiatrica o sia comunque attivabile una consulenza psichiatrica). L'accertamento sanitario
obbligatorio per malattie mentali non può essere effettuato in regime di degenza ospedaliera.
Il DSM
È il manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali, noto appunto con la sigla DSM derivante
dall’originale titolo dell’edizione statunitense Diagnostic Statistic Manual of Mental Disorders. È uno
dei sistemi nosografici per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati da medici, psichiatri e
psicologi dia nella clinica che nella ricerca. Il manuale dovrebbe essere:
• Nosografico: Quadri sintomatologici descritti a prescindere dal vissuto del singolo, valutati
in base a casistiche
• Ateorico: non si basa su nessun tipo di approccio teorico, né comportamentista, né
cognitivista, né psicoanalitico, né gestaltico
• Assiale: raggruppa i disturbi su 5 assi al fine di semplificare e indicare una diagnosi
standardizzata
• Su basi statistiche
È uno strumento di diagnosi descrittiva dei disturbi mentali. Il suo approccio è quello di applicare la
relativa stabilità dell’analisi descrittiva dei sintomi di patologie mediche dei disturbi mentali. La
struttura, segue un sistema multiassiale e divide i disturbi in 5 assi:
• ASSE I: Disturbi clinici caratterizzati dalla proprietà di essere temporanei o comunque non
strutturali e altre alterazioni che possono essere oggetto di attenzione clinica. Lo psichiatra
cerca la presenza di disturbi clinici che possono essere riconducibili non solo al SN ma a
4
qualsiasi condizione clinica del soggetto (HIV+, malato cronico...). Inserisce in questa asse
ad esempio la schizofrenia e la psicosi.
• ASSE II: Disturbi della personalità e ritardo mentale. Es: borderline o paranoide
• ASSE III: Condizioni mediche acute e disordini fisici
• ASSE IV: condizioni psicosociali e ambientali che contribuiscono al disordine
• ASSE V: valutazioni globali del funzionamento
Il DSM richiede un minimo periodo di perdurare dei sintomi (alcuni mesi) per effettuare la diagnosi.
Psicofarmacologia recente. Il grosso cambiamento portato dall’introduzione
È una branca della farmacologia piuttosto
dei farmaci inibitori del reuptake della serotonina (es. Prozac) è che hanno molti meno effetti
collaterali rispetto ai primi psicofarmaci e ai triciclici i quali si davano a chi aveva una patologia
depressiva catatonica grave che comportavano diarrea, stipsi, cefalea. Sui farmaci psichiatrici ci sono
molti pregiudizi da parte del paziente:
• Lo stigma del malato mentale
• Creano assuefazione
• Distrugge la personalità o altera il modo di vedere le cose
Le BDZ, antidepressivi, antipsicotici e stabilizzatori sono le categorie di farmaci che si usano in
psichiatria, ma l’unica categoria che crea dipendenza sono le BDZ (alprazolam, diazepam, etc). La
tolleranza è il fenomeno per il quale si deve progressivamente aumentare la dose del farmaco per
raggiungere l’effetto desiderato.
La dipendenza è uno stato in cui si deve assumere i farmaci per mantenere uno stato di salute. La
dipendenza può essere fisica o psichica. Nella dipendenza le cellule che sono bersaglio dei farmaci
per lunghi periodi rispondono modificando la loro struttura molecolare (assuefazione). In questo
modo quando un farmaco viene sospeso si ha una risposta cellulare abnorme agli stimoli fisiologici,
si può arrivare ad avere una crisi di astinenza. Tutti i farmaci per la terapia dei disturbi psichici devono
essere introdotti e tolti lentamente, mai bruscamente, soprattutto le BDZ perché portano a crisi di
astinenza.
La psicoterapia cognitiva è una delle terapie utilizzate con una sua utilità; prima avevamo la
psicoanalisi basata sulle teorie di Freud. Uno dei fondatori della psicoterapia cognitiva è Bech. Si
basa sul trattamento quei pensieri che ricorrono in quelle patologie psichiche.
La terapia combinata tra psicoterapia + farmacoterapia è estremamente più efficace che delle singole
terapie proprio perché agisce sui due livelli.
Attenzione poiché anche alcuni pazienti che possono avere sintomi psichiatrici conseguenti alla
terapia con farmaci, dunque avere manifestazioni iatrogene (es. levodopa per trattamento del
Parkinson porta ad allucinazioni). Molte patologie endocrinologiche portano a manifestazioni di tipo
psichiatrico.
Inibitori selettivi del reuptake della serotonina
Fluoxetina, paroxetina, citalopram. Prescritti per: depressione, ansia, fobie, DOC, attacchi di panico.
Antimaniacali e stabilizzanti dell’umore 5
Litio, antiepilettici e antipsicotici.
Litio: non genera effetti sedativi, depressivi o euforizzanti e nei soggetti normali determina effetti
psicotropi. Efficacia 80% in fase maniacale acuta. Litiemia deve essere monitorata con e.e.
regolarmente. In caso di improvvisa interruzione, elevata incidenza di recidiva di disturbo bipolare.
Effetti collaterali del litio:
-Tremori fino alle mani, mancanza di coordinazione, Atassia, afasia , disartria, compromissione della
memoria a breve e lungo termine, Difficoltà di concentrazione, Aumento di peso, ipotiroidismo,
diabete insipido nefrogenico, Disfunzioni del nodo del seno, Bradicardia sinusale, BAV,
Sottoslivellamento dell'onda T, Rush cutaneo, discromie, moderata alopecia, Effetti teratogeni
Antiepilettici: valproato, carbamazepina, lamotrigina, topiramato, gabapentina, zonisamide,
levitiracetam
Antipsicotici
Si distinguono antipsicotici classici e antipsicotici atipici.
• Classici: fenotiazine, butirrofenoni, aloperidolo, tioxanteni.
• Atipici: olanzapina, quietapina, clozapina.
Il trattamento di prima scelta per episodi maniacali misti moderati o gravi consiste in
litio+valproato+antipsicotico. Gli antipsicotici atipici vengono preferiti per il loro profilo di
tollerabilità maggiore.
La psicopatologia
Si occupa dell’”abnorme psichico” ricerca ed analizza le leggi ed i principi generali che sottendono
i disturbi psichici. La psicopatologia si occupa dell’esperienza cosciente. Essa mira ad individuare
una diagnosi clinica e dunque ad impostare una corretta terapia.
Il colloquio
Il colloquio psichiatrico è lo strumento mediante il quale l’esaminatore entra in relazione con il
paziente, raccogliendo informazioni che lo aiuteranno a definire la diagnosi. La diagnosi guida la
scelta del trattamento ed aiuta a prevedere il decorso clinico.
La tipologia del contatto con il paziente fornisce i primi elementi caratterizzanti la patologia di base.
La diffidenza, l’oppositività, il distacco e l’impenetrabilità possono essere manifestazioni tipiche di
un disturbo psicotico. La presenza di una familiarità esagerata con il medico, di seduttività o di
inadeguatezza sul piano del comportamento possono invece caratterizzare un paziente affetto da
Disturbo Bipolare in fase maniacale. La compromissione delle forme più semplici di comunicazione,
dell’orientamento e della coscienza devono far sospettare cause organiche. Il colloquio psichiatrico
si distingue da una normale conversazione in termini di specificità dei ruoli degli interlocutori
(medico-paziente), degli argomenti affrontati e degli scopi preposti. Il colloquio si distingue anche da
un interrogatorio! Pertanto sarà fondamentale mettere a proprio agio il paziente, mantenendo un
atteggiamento di “empatica neutralità” evitando di esprimere giudizi e pregiudizi o di prendere le
parti del paziente o di qualcun altro.
Sarebbe pertanto utile in un primo colloquio: 6
“qual è il problema che l’ha portata qui?”,
- cominciare con una domanda aperta: lasciando che il
paziente esprima e manifesti le proprie emozioni senza
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