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Psichiatria 1° lezione

Al giorno d'oggi, il rischio è di pensare al paziente psichiatrico come un individuo di serie B, senza emozioni e stati d'animo. Non è così, anzi, è necessario, sia come persone sia come professionisti sanitari, garantire la dignità ed il rispetto di queste persone.

Come si fa diagnosi in psichiatria?

La prima risposta è stata: tramite scale, questionari, esami strumentali come la PET e la SPET che verificano il funzionamento cerebrale. Il prof. non è d'accordo sul solo utilizzo di queste indagini per fare diagnosi, trovandole fortemente limitanti: in passato infatti si andava a monitorare i livelli di cortisolo e nel caso di un suo abbassamento si faceva diagnosi di “depressione”. Adesso il dosaggio di questo ormone non viene neanche più fatto vista la sua inutilità ai fini psichiatrici.

Il comportamento di una persona - Il primo elemento da prendere in considerazione è:

Anche se Kreshmer, psichiatra tedesco, afferma che non ci si può fermare al solo aspetto esteriore per dare un giudizio. La sua metafora si basa sul raffigurare il paziente schizofrenico come una villa decadente con le persiane chiuse, identificandolo così come una persona isolata in un mondo povero. Ma come possiamo saperlo? All'interno di questa villa potrebbero essere in atto balli sfarzosi. Il messaggio di Kreshmer è che fermarsi all'apparenza, alla superficialità del comportamento, non serve assolutamente a niente: è vero che il comportamento è espressione dei vissuti, ma non dobbiamo limitarci a questo e crearci dei pregiudizi.

Il vissuto della persona - Il secondo elemento da prendere in considerazione è:

Ovvero, attraverso il colloquio, andare a ricercare le cause dei comportamenti del paziente il vissuto dell’operatore.

Il vissuto dell'operatore - Il terzo elemento da prendere in considerazione è:

Ovvero, la capacità di immedesimazione dell’operatore, la capacità di saper analizzare le emozioni che determinati tipi di pazienti suscitano nel personale, la capacità di osservazione di sé stessi. Ad esempio, quando il paziente psicopatico chiede la sigaretta e l’infermiere gli dice di no perché in ospedale non si può fumare, egli esordirà con frasi come: “ma l’altro infermiere è più bravo di te, lui me l’ha data e mi ha fatto fumare nelle scale antincendio, non come te che sei un senza cuore”. Questa situazione scatena nell’infermiere un qualcosa, che va saputo utilizzare come elemento fondamentale nella diagnosi.

IMPORTANTE! Anche quando si giunge ad una diagnosi, è necessario tenere in considerazione che la situazione può cambiare, perciò non ci si può limitare alla sola osservazione, bensì ad un monitoraggio attivo continuo.

I disturbi psichiatrici

  • Depressione
  • Ossessivo compulsivo
  • Schizofrenia = disturbi maggiori
  • Ansia, panico = disturbi minori
  • Bipolarismo

In passato c'era questa distinzione che, purtroppo, anche adesso è rimasta come credo comune.

La schizofrenia

Il credo comune è di associare lo schizofrenico a colui che ha delle allucinazioni uditive, in realtà la psicosi (come le allucinazioni cinestesiche, uditive) è una condizione che si ritrova anche nella condizione depressiva e maniacale.

La depressione

Tatossian, psichiatra francese, ha definito la depressione tramite un confronto in cui affermava che paragonare la depressione con la tristezza è come paragonare il dolore di natura neoplastica (un dolore invasivo, che lascia senza speranza, che annienta la persona, percepito come sistemico) con un dolore muscolare (localizzato e circoscritto).

Il disturbo bipolare (depressivo-manicale)

La depressione è una condizione che può presentarsi da sola, o essere accompagnata da una condizione maniacale. La condizione maniacale è caratterizzata da uno stato d’animo di euforia, ottimismo, fiducia nella vita, riduzione nella critica di sé stessi, inconsapevolezza dei propri limiti di una durata (se non trattata) di circa 3 settimane. Nelle persone bipolari questa condizione è seguita da periodi di depressione, che si alternano continuamente con anche periodi di benessere in cui non è né depresso, né maniacale.

Come vive il maniacale quando non è maniacale? K. R. Jamison è una prof.ssa di psichiatria bipolare che ha scritto vari libri in cui descrive gli stati d’animo del maniacale.

Sono stati classificati due tipi di bipolarismo:

  • I bipolari 1 sono persone che hanno episodi maniacali marcati
  • I bipolari 2 sono persone che hanno episodi maniacali più lievi

La mania

È un termine che ha due significati:

  • Un’idea fissa, un pallino, un’irragionevole passione per qualcosa (es: mania delle pulizie)
  • Una condizione psichiatrica associata a depressione, ovvero un particolare stato d’animo di stare al mondo

Esquirol, autore del 1800, ha pubblicato un trattato in cui definiva una “mania maggiore” (generalizzata) che è quella del bipolare ed una “mania minore” (settoriale), una forma in cui c’era una focalizzazione della persona in un ambito specifico (es: cleptomania o ninfomania). Le condizioni minori NON disorganizzano la persona come invece fanno le manie maggiori.

Jaspers, psichiatra tedesco 1960, afferma che “la mania è caratterizzata un’immotivata e traboccante allegria ed euforia primaria, da una modificazione del corso psichico, si ha una fuga delle idee ed un aumento delle facoltà associative, la gioia di vivere stimola tutte le pulsioni istintive, la sessualità è aumentata così come l’impulso a muoversi, indipendentemente dal rendersi conto che il suo comportamento è inadeguato” “il maniacale nel suo ottimismo costante, tutto il mondo appare al malato nella luce più rosea, tutto è splendido”.

Rossi Monti, 2006 “la mania si è rivelata oggi assai più variegata di quanto non voglia la mitica descrizione della mania come gaiezza ed euforia; sempre più spesso è dato coglierne la qualità complessiva, venata da sentimenti come tristezza e disperazione, ma anche disforia, irritazione, irrequietezza, ansia”.

La condizione maniacale è simile all’effetto della cocaina: molte persone bipolari, infatti, ricercano la cocaina per “mimare” l’effetto di gioia ed euforia e renderlo continuo.

Come vive il rapporto con “l'altro” il paziente maniacale? Il mondo del maniacale non è provvisto di un reale interlocutore, nonostante sia gioviale e sembri iniziare un dialogo con l’altro, il paziente fa un monologo. Egli tende a ridurre l’altro ad un oggetto che può procurargli dei favori, dei vantaggi; esempio del professore universitario che fa una lezione di chimica alle domestiche, non riconoscendole come persone autonome.

Come vive la temporalità il paziente maniacale? Il maniacale vive il tempo presente: anche le richieste ripetute, infatti, sono date dal fatto che il paziente si scorda della precedente richiesta.

Quali possono essere le alternative alla contenzione? Richiedere, in urgenza, di aumentare un paio di unità (infermieristiche o mediche) in reparto. Tra l’altro, la contenzione comporta la necessità della presenza di qualcuno accanto al paziente, preferibilmente seduto, che provi ad instaurare un contatto umano per ridurre i tempi di contenzione.

2° lezione

Il delirio

Il delirio non è un’espressione esclusiva del paziente schizofrenico, ma anche della paranoia, della depressione e del disturbo maniacale. Esistono perciò vari tipi di delirio:

Il delirio del depresso - È un delirio di rovina, di incapacità, di inadeguatezza. Il paziente non accetta consigli o il processo di “convincimento” dell’altro; per il depresso non esistono vie di mezzo.

Il delirio del maniacale - È un delirio espansivo: il paziente si sente grandioso ed il migliore di tutti.

Il delirio dello schizofrenico - È un delirio rivelatorio: il paziente ha delle convinzioni e non è possibile convincerlo del contrario; ha “nuove verità” appartenenti a mondi lontani come, ad esempio, gli alieni. Il giusto atteggiamento non è quello di “sconfermare” le sue teorie, bensì di comprendere quanto questi segni e sintomi dati dalla situazione allucinatoria vanno ad influenzare sulla personalità, sugli stati d’animo del paziente.

Il delirio del paranoico - È caratterizzato da un delirio di grandezza.

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Scienze mediche MED/25 Psichiatria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianfradam di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Di Piazza Giampaolo.
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