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Protostoria

Appunti di Protostoria europea basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. De Marinis dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea magistrale in archeologia. Scarica il file in formato PDF!.

Esame di Protostoria europea docente Prof. R. De Marinis

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scoccare una fretta; il mito del centauro nasce dall'avere visto i popoli che sanno cavalcare e tirare

le fece dal cavallo.

Quindi è dalle steppe a nord del Mar Nero che si diffonde l'arte del cavalcare, ma non si diffonde

per mezzo del sistema palaziale, infatti, quando crolla, queste innovazioni si diffondono

velocemente (il cavallo, la scrittura, la metallurgia del ferro).

In Grecia, in età micenea non abbiamo raffigurazioni di cavalieri (Omero non fa mai cavalcare gli

eroi), però nel medioevo ellenico, agli inizi dell'età protogeometrica e geometrica vediamo la

raffigurazione di cavalieri e compare anche il mito del centauro.

L’arte del cavalcare si diffonde secondo due direttive dal vicino oriente; dobbiamo dire che i cavalli

dell'età del bronzo sono piccoli, mentre nel vicino oriente, dalla metà della II millennio a.C. i cavalli

assumono dimensioni maggiori e servono per tirare i cocchi da guerra che sono piuttosto grossi; in

più si sviluppano altri modi per cavalcare.

Il più antico uso del cavallo come cavalcatura si conosce nelle steppe nord pontiche e nelle steppe a

nord del Mar Nero e nel vicino oriente si elaborano morsi diversi. In Europa l'arte del cavalcare si

diffonde col passaggio dall'età del bronzo all'età del ferro e i morsi da cavallo che troviamo in

Etruria si rifanno ai modelli vicino orientali.

In Europa centrale si diffonde con il passaggio dalla civiltà dei campi di urne alla cultura

halstattiana l'arte del cavalcare, ma secondo i modi dei cavalieri delle steppe a nord del Mar Nero;

quindi nella cultura halstattiana e nella parte meridionale della penisola balcanica troviamo i morsi

di tipo tracio­cimmerio.

Le analisi osteologiche sui resti dei cavalli hanno dimostrato che a nord delle Alpi compare il

cavallo di più grandi dimensioni, ma si trova solo nelle tombe dell’elite; i primi corpi di cavalleria si

trovano presso gli assiri. Un’altra fonte iconografiche importante è l'arte rupestre della Valcamonica

dove si vedono delle figure di cavalieri che impugnano una lancia e compaiono nel IV stile, dove

uno dei temi diffusi e la figura del cavaliere che insegue con la lancia un cervo.

Ma come erano i cavalli veneti che avevano questa grande fama in Grecia? Abbiamo una

documentazione osteologica non abbondante e ci sono dei problemi perché i cavalli di nuova razza

hanno un'altezza di 145/150 cm, mentre i tartan sono molto più piccoli (120 cm) ed è stato

constatato che i cavalli del mondo paleoveneto hanno un'altezza di 134/140 cm; tuttavia questo

campo di studi ancora poco seminato.

La differenza tra i morsi di tradizione

tracio­cimmeria e quelli del vicino oriente

(in Italia abbiamo solo in caso di morso

tracio­cimmerio, quello della tomba del

carrettino) è che nei morsi di tradizione

tracio­cimmeria il morso si aggancia al

sostegno laterale, mentre nei morti di

tradizione mediterranea il morso entrava

nel sostegno laterale e diventava un

tutt'uno.

L’VIII sec è quindi un momento di svolta

importante.

Nella tomba Ricovero 149 (Este II tardo)

sono stati trovati tre cinerari, uno con un

corredo maschile, uno con corredo

femminile; non vi sono più le perle di tipo

Frattesina, ma vi sono forme nuove che

hanno composizioni nuove, in particolare

hanno sulle tre facce delle filature

52

concentriche o poliformi (il modello è di origine orientale) e dovevano avere un valore apotropaico;

cambia la ricetta e la vecchia ricetta a alcalinisti viene sostituita da una nuova ricetta proveniente

dall'Etruria.

La tomba Ricovero 234 è una tomba a cassetta con più deposizioni; nel cinerario sono state trovate

18 statuine di tipo egittizzante e si tratta di oggetti esotici di tipo orientalizzante; in più vi era una

fusaiola di vetro con filature gialle inserite. 53

54

Nella tomba Rebato 187 abbiamo un cinerario di lamina bronzea coperto da un coperchio decorato

con lo stile dell'arte delle situle; vi è un altro cinerario situliforme (si tratta di una deposizione

maschile e di una femminile). Il coperchio del primo cinerario è prodotto più antico dell’arte delle

situle: la lamina bronzea è decorata da una fascia figurata circondata da due cornici e il fregio è

realizzato a sbalzo dal rovescio e a bulino dall'esterno.

Vediamo un motivo fitomorfo, floreale, un'elaborazione della palmetta greca, una figura di toro da

cui fuoriesce una palmetta e questo è tipico del mondo orientalizzante; i paleoveneti hanno avuto

contatti con gli etruschi, non con i greci e questo lo sappiamo per la presenza di alcuni motivi,

invece per rapporti diretti con i greci bisogna aspettare la fondazione di Adria.

Poi vediamo una capra, un animale feroce sopra il quale vi è un motivo fitomorfo e da cui esce una

gamba animale e questo motivo è proprio dell’orientalizzante in Etruria; una capra o un ariete da cui

esce una palmetta e alla fine vediamo un canide che sembra brucare un elemento vegetale.

Un elemento caratteristico di queste raffigurazioni è l’horror vacui che è tipico dell’orientalizzante;

qui per la prima volta abbiamo un prodotto di grande artigianato artistico con una funzione

puramente ornamentale, infatti non c'è una scena o qualcosa di carattere descrittivo narrativo;

vediamo anche una grande abilità artistica. 55

56

Anche la tomba Ronde 34 presenta l'arte delle situle ed essa è attribuita alla fase di transizione tra

Este II e Este III, quando compare la decorazione a fasce rosse e nere; la situla in bronzo è divisa in

fasce con una decorazione di animali e di elementi fitomorfi ed è molto mal conservata; sul

coperchio della situla vediamo sempre animali ed elementi fitomorfi.

Una situla come questa è stata scoperta verso la fine dell'800 era conservata a Vienna, ma non

abbiamo il contesto di provenienza, anche se dobbiamo datarla a Este II tardo o a Este III.

Sviluppo della decorazione della situla Randi 34 57

Coperchio della situla della tomba Randi 34

La tomba Benvenuti 126 è la più importante tomba scoperta nelle necropoli di Este, scavata dal

Prosdocimi nel 1880 e si data a Este II/Este III perché presenta ceramica decorata a fasce rosse e

nere. 58

La tomba aveva una situla interamente decorata e chiusa con una ciotola di lamina bronzea a cui è

stata tolta l’ansa; questa era destinata a un bambino piccolo appartenente a una famiglia dell’elite;

da qui vediamo che siamo in presenza di una società strutturata con stabili differenziazioni

economiche.

È probabile che le ossa fossero chiuse in un panno che era chiuso da una fibula della madre perché

una fibula così grande non poteva essere quella di un bambino di tre anni; la situla è stata restaurata

recentemente ed è considerata un capolavoro dell'artigianato artistico paleoveneto.

L’arte delle situle è sempre un'arte ornamentale, non ha mai un carattere narrativo che si ritrova solo

su questa situla (l'arte delle situle è l'artigianato artistico delle lamine di bronzo).

L'arte delle situle classica ha sempre un discorso di carattere narrativo, mentre quella di Este no,

tranne nel caso della situla della tomba 126; il coperchio presenta fasce divise da cornici con

borchiette a sbalzo e dentro vediamo una complessa serie di scene realizzate a bulino dall'esterno e

a sbalzo dall'interno.

Nella prima fascia vediamo un elemento fitomorfo, un personaggio che ha un cappello a larghe

falde e ha in mano una coppa, mentre nell'altra tiene le briglie il cavallo, dietro il quale si trova un

personaggio che tiene la zampa del cavallo; poi vi sono un elemento fitomorfo e un elemento di

arredo a cui è appeso del vasellame bronzeo e per terra si trova un'ascia immanicata.

Poi vi sono un altro personaggio che impugna una grande coppa, due uomini seduti, il cui mantello

è campito con puntini a sbalzo; poi vi è una scena di pugilato, ma i personaggi impugnano una sorta

di manubrio ( ) e questo è tipico dell'arte rupestre della Valcamonica di IV stile; poi vi sono

una sfinge dalla cui bocca esce una traccia vegetale, un elemento vegetale, un grosso uccello che ha

qualcosa in bocca e infine vi è un centauro.

Vediamo come la decorazione sia figurativa e non schematica, ma si nota il tentativo di riprodurre

con fedeltà la figura rappresentata; la seconda fascia mostra una creatura fantastica, un leone alato,

proveniente dal repertorio animalistico fantastico orientale, che è seguito da un elemento vegetale e

da un toro realizzato con molta plasticità, mentre bruca; dalla sua bocca e dietro di lui spuntano

delle palmette. Poi si vede una figura forse di pastore che impugna un oggetto e tiene al guinzaglio

un cane; le dimensioni di uomini e animali non sono date secondo rapporti reali; i primi studiosi

non hanno inquadrato giustamente la cronologia delle situle, infatti parlavano delle decorazioni

come di un imbarbarimento dell'arte classica. 59

Dopo il pastore vi è un elemento fitomorfo e poi una sfilata di animali fantastici: la sfinge, il

grifone, un capride, un cervo che bruca, che sono tutti associati a vari elementi vegetali; questa

fascia mostra maggiormente un carattere ornamentale, anche se la figura del pastore con il cane

riporta al carattere descrittivo.

L’ultima fascia ha un carattere militare: si trova un personaggio che suona il corno, sdraiato su una

palmetta e nudo, che è minacciato da un guerriero che tiene due lance, una delle quali è sollevata;

segue un altro uomo armato, con due lance, che sta davanti a un carro trainato da un cavallo.

Sia l'animale che il calo sono molto particolareggiati, infatti si vedono bene le briglie e le volute

bronzee decorative del carro; dopo due palmette contrapposte vediamo una sfilata militare, con

guerrieri armati di scudo e lance che trascinano dei prigionieri; lo scudo rotondo copre quasi tutto il

corpo ed è quasi sicuramente di tipo oplitico, infatti sappiamo che la tattica oplitica dalla Grecia si

era diffusa in Italia e in Etruria si trova già alla fine del periodo villanoviano; testimonianza della

nuova tecnica di combattimento si trovano anche a Golasecca e nel mondo paleoveneto.

La situla è molto ricca per essere stata dedicata ad una bambina di 1­3 anni, quindi si trattava

probabilmente di un bene di famiglia, una famiglia molto ricca e in grado di ostentare un grande

lusso, privandosi di un oggetto simile.

La prima fase dell'arte delle situle si caratterizza soprattutto per le decorazioni dei coperti; il livello

tecnico è già alto e le raffigurazioni in generale sono di tipo ornamentale, prediligendo soprattutto

teorie di animali ed elementi fitomorfi, quindi la situla Benvenuti è un'eccezione.

Tipico del primo periodo dell'arte delle situle è il coperchio delle officine di Este (che ha un pomolo

a fiore tipico di Este e quindi è stato sicuramente prodotto lì) che ha avuto grande successo come si

può vedere dall'espansione dei ritrovamenti.

A S. Lucia di Tolmino sull’Isonzo, che ora non è più in Italia, sono state trovate molte tombe nelle

quali erano presenti i coperchi di Este; il gruppo etnico non è ben definibile, ma è a metà tra i

paleoveneti e il mondo halstattiano orientale.

Nella tomba 351 è stato trovato un coperchio di Este che probabilmente costituisce un dono di

scambio tra famiglie aristocratiche; la decorazione riporta una sfilata di animali, con fiere e capridi

accompagnati dai soliti elementi fitomorfi. 60

Sticna è un impianto protourbano della cultura halstattiana orientale, del gruppo della cosiddetta

“bassa carriola”, che oggi si trova in Slovenia; qui furono scavate molte necropoli che restituirono

materiali anche molto ricchi e anche i centri dello stesso gruppo erano importanti, costituiti anche

da mura poderose.

Il coperchio di Sticna presenta sempre la tematica degli animali: infatti vediamo quattro cervidi che

si susseguono toccandosi l'uno con l'altro; è messa in rilievo la massa muscolare degli animali, che

risultano molto plastici e il livello artistico è notevole. 61

Anche nella necropoli di Halstatt è stato trovato un coperchio simile, con animali, palmette ed

elementi vegetali; la tomba pone dei problemi di carattere cronologico, infatti il contesto

tradizionalmente sarebbe di VI sec, ma il coperchio andrebbe posto molto prima.

A Grandarte, parte meridionale della necropoli della Ca Morta, è stato scoperto, alla fine dell'800,

un gruppo di tombe, quattro, il cui materiale è abbastanza ben documentato, ma quasi tutto

scomparso.

In una tomba, accanto al materiale tipico della cultura di Golasecca, sono state trovate una fibula

dell’orientalizzante medio­tardo, ossa forse di un cinghiale che sono state forate per essere usate

come pendenti e un coperchio paleoveneto di fattura notevole, ma non ben conservato poiché se ne

perso un pezzo in occasione di una mostra sull'archeologia lombarda tenuta negli anni 60.

Fortunatamente una fotografia pubblicata dallo stesso scopritore nel 1885 ne permette la

ricostruzione; il prodotto è di grandissima classe e raffigura una teoria di animali e vari elementi

fitomorfi, infatti vediamo un cervo, un montone, una cerbiatta e così via. La tomba è maschile, ma

soprattutto la collana di matatarsi di… , di valore apotropaico, mette in luce ipotesi interessanti:

talismani del genere sono stati, infatti, solitamente associati a donne, subadulti o individui che

hanno subito malattie che hanno lasciato segni a livello osseo. 62

Escludendo che si tratti di una donna per via degli oggetti del corredo, rimangono le altre due

ipotesi; purtroppo le ossa, che erano state raccolte, sono andate perdute, probabilmente sono state

buttate (anche il corallo e le conchiglie hanno spesso questa valenza del mondo celtico, cioè

vengono associate stesso a donne infeconde, o morte di parto).

Anche a Sesto Calende sono state trovate due tombe veramente principesche, in località La

Castiona e presto in allora casa dei balilla, diventata poi asilo Bassetti; qui fu scavato un gruppo di

tombe, tra le quali una principesca, in modo del tutto inappropriato, a “pale e picconi”, per cui molti

materiali sono andati distrutti a causa dello scavo, o sono stati rubati; non esiste nemmeno una

planimetria ne una stratigrafia.

Tra i materiali superstiti sia riconosciuto qualche frammento che doveva apparteneva a un

coperchio tipo Este; si riconoscono infatti le borchiette del contorno a una parte di decorazione a

palmetta che dimostra un grande livello artistico; nella tomba principesca di La Castiona il corredo

è ricchissimo, infatti troviamo armi, un carro, ceramiche, elmi, bronzi e così via. Un coperchio di

tipo Este è stato trovato anche a Numana, nel Piceno.

Dopo Este II­III troviamo Este III antico che è caratterizzato da molta ceramica fasce rosse e nere

alternate; la situle sono quindi ormai realizzate in ceramica tornita; spesso, oltre alle fasce e alle

cordonature, si trovavano rosette impresse e la cordonatura si applicava anche a coppe su alto piede,

in particolare sul piede. Sempre nelle situle, le fasce presentano anche delle decorazioni a falsa

cordicella. 63

Le sigle possono comunque essere anche bronzee; tra i materiali si trovano fibule a navicella, ad

arco composto, a drago, con alcune varianti rispetto alle precedenti.

I coperchi decorati sono differenti e assumono una forma più a calotta,, senza il caratteristico

pomolo; lo stile delle decorazioni cambia, infatti le figure animali non hanno più il vigore e la

plasticità precedente e sul corpo degli animali sono incisi a bulino dei segni spiraliformi.

Lo stile sembra più barocco, e anche le orecchie degli animali sono riempite di puntini; la seconda

fase dell'artigianato paleoveneto comporta quindi una perdita di vigore e di plasticità e le

caratteristiche sono le linee curve terminanti a spirale.

Perché l'arte delle situle è chiamata così? Perché le situle sono elemento principale dell'artigianato

della lavorazione in bronzo, ma il vasellame bronzeo non comprende solo le situle, infatti abbiamo

anche altri recipienti fabbricati, comete ciste, le tazze attingitoio (capeduncole) e i colini in bronzo.

La lamina bronzea, già verso la fine della media età del bronzo, comincia a comparire, ad essere

lavorata e nel bronzo antico e medio la lamina bronzea viene usata occasionalmente solo per oggetti

di ornamento; la diffusione della laminazione bronzea si ha solo nel bronzo recente, probabilmente

grazie ai contatti nel XIII sec tra il Mediterraneo orientale e la penisola italica, perché la produzione

di recipienti in lamina bronzea più antica si trova nel mondo miceneo

Grazie a questi scambi si assiste all’inizio della produzione europea, che alla fine rivaleggerà con

quella del Mediterraneo orientale dal punto di vista tecnologico (secondo Gordon Childe

l'artigianato del Mediterraneo orientale era asservito, in semischiavitù, dipendente dai centri

paladini, mentre l'artigianato europeo era libero, itinerante e quindi poteva sperimentare nuove

tecniche; questa visione è ormai superata ma che le comunità europee della protostoria europea

fossero tecnologicamente avanzate è fuori di dubbio).

Nell’età dei campi di urne si sviluppa maggiormente l'artigianato in bronzo di prodotti per l’elite

sociale; si tratta di servizi di lusso per il consumo di qualcosa (la presenza del colino ha fatto

pensare al vino e in più sappiamo che compare la roncola, XIII sec che in età storica serve per

tagliare la vite); in particolare il bronzo laminato è utilizzato per produrre degli oggetti relativi

all'ornamento, come schinieri, scudi ed elmi.

Questi oggetti di bronzo e il vasellame sono decorati con la tecnica dei punti e delle borchiette a

sbalzo e i motivi sono sempre gli stessi, tra cui molto frequente è quello della barca solare che

trasporta il sole durante il suo viaggio notturno (a Este vi è un’urna di VIII sec su cui è raffigurato a

rilievo un cavallo e una ruota raggiata che rappresenta il sole) e l'uccello acquatico (anfora dalla

necropoli dei quattro fontanili di Veio).

Questo motivo si ritrova sempre nell'età nei campi di urne e per secoli vengono ripetuti questi

motivi che sono comuni all'età dei campi di urne in Europa centrale (bacino carpatico); con il

mondo villanoviano si assiste a una grande fioritura di quest'arte (IX­VIII sec) che sembra erede

della tradizione dei campi di urne.

La tradizione artistica dei campi di urne prosegue nel IX­VIII sec, ma con il passaggio dall’VIII al

VII sec, in particolare con l’orientalizzante cambiano le cose e si assiste all'abbandono di questi

motivi e alla presenza di rappresentazioni più descrittive e naturalistiche.

Con i primi decenni del VI sec quest’arte viene a scomparire, per l'invasione gallica dell'Italia

settentrionale, anche se il veneto rimane immune dall'invasione gallica; quindi l'arte delle situle

scompare perché la cultura di La tene diventa dominante e le civiltà vicine ne vengono influenzate e

questa tradizione è destinata a scomparire, poiché la tradizione dei celti si contrappone a quella

dell'arte delle situle.

L’arte delle situle presenta il linguaggio artistico popolare della prima età del ferro nelle regioni

padana, alpina e alpina sudorientale; i prodotti di quest'arte sono stati rinvenuti in un ampio spazio

geografico, anche se la maggior parte dei ritrovamenti appartengono ai paleoveneti, a Bologna e alla

Rethia; quindi l'area in cui fiorisce l'arte delle situle è etnicamente omogenea, ma essa fiorisce

presso popolazioni di differente lingua e cultura. 64

In questo spazio geografico si è sviluppata una civiltà diversa da quella a sud degli Appennini e nel

resto della penisola italiana; l'arte delle situle presso le popolazioni nell'Italia settentrionale, avendo

avuto contatti indiretti con i greci attraverso gli etruschi, è permeata di influssi mediterranei e

presenta un linguaggio figurativo di tipo naturalistico e un carattere descrittivo; si sono quindi

formati diversi centri artistici per l'arte delle situle.

L’arte di Este si caratterizza per uno stile naturalistico con pochi esiti di carattere narrativo; l'arte

delle situle è caratterizzata dal discorso figurativo narrativo, quindi troviamo scene di banchetto,

scene di duello, scene di caccia, esercizi fisici, scene di accoppiamento; quello che hanno in comune

è l'incisione a bulino e a sbalzo, mentre gli altri non hanno il bulino, ma sono fedeli alla tecnica

dell'età dei campi di urne.

In tutta l'arte delle situle, sia quella classica che quella paleoveneta, abbiamo tre componenti: gli

elementi di sostrato della precedente età dei campi di urne, gli elementi di influsso esterno, greco e

etrusco, sia per la tecnica che dei repertorio di elementi decorativi e figurativi, come palmette, leoni

e animali fantastici; l'influsso esterno più importante è quello che ha portato l'arte delle situle ad

avere un carattere naturalistico); il terzo è l'elemento autoctono, cioè gli elementi proprie di quelle

popolazioni (l'ornamento e l'abbigliamento sono caratteristici delle culture locali e i singoli popoli

combattono con le tecniche locali).

Quindi si assiste alla descrizione della realtà locale; tutti questi elementi concorrono a formare

qualcosa di originale, ma come si è arrivati alla creazione di questo linguaggio artistico? Bologna

sembra essere stato il punto di origine; vediamo il tintinnabulo proveniente dalla tomba degli ori,

scoperta all’arsenale di Bologna (la tomba è così chiamata perché vi erano oggetti d'oro): si tratta di

una tomba di scavo ottocentesco in cui è stato trovato questo tintinnabulo che era coperto da una

patina di incrostazione; è stato restaurato alla fine degli anni 60 e poi studiato.

Essa è di pieno VII sec; il tintinnabulo è un oggetto caratteristico del villanoviano bolognese, è un

pendaglio, ma cosa sia esattamente non lo sappiamo e compare nelle tombe femminili di rango

elevato (il corredo si trovava all'interno di un grande dolio).

Il tintinnabulo è in lamina bronzea, decorato a sbalzo dal rovescio e a bulino sul davanti; presenta

scene sulla lavorazione e su un artigianato tipicamente femminile, ovvero la filatura e la tessitura

che erano appannaggio della signora della casa, di un aristocratico, erano tra le attività

οικος

precipue delle donne di elevata condizione sociale. 65

A sinistra, in basso, vediamo due donne sedute su troni che stanno prendendola lana da un vaso per

avvolgerla nella conocchia; in alto vediamo una donna che sta filando e mezzo ci sono dei

riempitivi vegetali; dall'altra parte, in basso, siamo in un ambiente chiuso e vediamo due donne che

preparano le matasse dei fili, mentre sopra vediamo la scena del telaio: vi è una donna seduta su una

sorta di soppalco che sta tessendo su un telaio alto, mentre una persona offre alla tessitrice un vaso

contenente qualcosa (forse l'acqua per inumidire i fili); quindi si tratta di una scena di filatura e di

tessitura della lana. Qui siamo a Bologna, nel pieno periodo orientalizzante e il tintinnabulo il più

antico documento del nuovo linguaggio naturalistico che presenta scene di carattere

figurativo/narrativo e oggetto è stato prodotto a Bologna.

Secondo Colonna dovremmo pensare a un artigiano etrusco proveniente dall'Etruria settentrionale

che ha lavorato a Bologna e introducendo una nuova tecnica (i motivi e le tecniche vengono

dall'Etruria propria) e dando origine a una scuola artistica a Bologna e a un nuovo artigianato

artistico.

Bologna aveva degli stretti contatti con Este, quindi è probabile che le maestranze si siano trasferite

a Este, magari su richiesta dei committenti locali e qui hanno dato origine all’arte delle situle a Este

(stile animalistico).

Bologna è quindi all'origine di questo nuovo fenomeno e abbiamo anche le stele orientalizzanti

La Certosa di Bologna è una grande necropoli che va dal 540 a.C. fino all'inizio del IV secolo a.C.;

Bologna era un grande centro che raggiunge la sua massima fioritura dopo la metà del VI sec e che

dura per tutto il V sec.

La Certosa di Bologna è la necropoli più lontana, infatti le necropoli erano disposte lungo la strada;

la situla della Certosa è stata trovata in una tomba a cremazione con una lekitos a figure nere e poco

altro; la lekitos ha fatto pensare che fosse una tomba femminile perché nel mondo etrusco di

Bologna si trovava solitamente nelle tombe femminili.

Quindi si tratta della tomba di un personaggio femminile e la situla è ritenuta un capolavoro

dell’arte delle situle; essa è senza collo e presenta la spalla arrotondata e la parete è suddivisa in

quattro fasce separate da una cordonatura a sbalzo.

Nel primo registro vediamo un lungo corteo militare che avanza da destra a sinistra ed è preceduto

da due cavalieri con un'ascia; essi sembrano procedere lentamente e segue una lunga schiera di

guerrieri che sfilano ciascuno con il proprio armamento, infatti vediamo scudi ed elmi differenti (il

primo elmo si ritrova solo nel mondo halstattiano orientale; si tratta di un elmo costituito da falde

che formavano un elmo costituito da elementi di bronzo e da un'intelaiatura in cuoio ed era un elmo

comune a caput Adriae; il secondo è un elmo a calotta con la cresta in materiale organico; il terzo è

un elmo conico e quest'ultimo gruppo era amato con la scure, ma è senza scudo e lancia).

Dobbiamo dire che a Bologna, come ad Este, il rito funerario non prevede più la deposizione di

armi, e quindi ci sfugge il tipo di armamento. 66

Questo corteo da la chiave interpretativa sul significato della situla: si tratta di un corteo funebre, di

una sfilata militare per un capo che è morto e i soldati sfilano con la lancia rivolta verso il basso ed

è una sfilata che procede con solennità e lentezza.

La seconda fascia mostra i preparativi per il sacrificio in onore del defunto: a sinistra vediamo dei

personaggi che sfilano, un inserviente che conduce un animale, inservienti con situle e donne che

portano vari oggetti, tra cui una catasta di legno che doveva servire forse per la pira; poi vi sono

altri personaggi e animali.

Il terzo registro mostra scene della preparazione del banchetto funebre: al centro vi è un ambiente

chiuso che ha in alto una situla; alle due estremità del registro siamo invece all'aperto perché a

destra vi è una scena di caccia, mentre a sinistra vi è un contadino con l'aratro in spalla che si avvia

verso i campi con i buoi; l’aratura e la caccia alludono al procacciamento del cibo.

Il quattro registro costituisce una fascia ornamentale in cui compaiono animali fantastici, dalla

bocca di uno dei quali esce una gamba umana e questo è un motivo di origine etrusca, proprio del

VII secolo e il fatto di trovarlo a Bologna dimostra la diffusione dei motivi etruschi.

Il contenuto di questa situla sono quindi i funerali questo personaggio di elevata condizione sociale;

ma come mai questa situla è stata deposta in una tomba povera e forse femminile? Siamo alla fine

del VI, inizio V sec, ma questa situla è certamente più antica, quindi è stata eseguita e preparata per

i funerali di un capo guerriero.

La situla di Providence ha le stesse caratteristiche, ma è più semplice; essa dovrebbe provenire da

Bologna e questa provenienza è verosimile, ma con qualche riserva; anche in questo caso abbiamo

una sfilata di guerrieri con due gruppi distinti (vediamo elmi a grande cresta e elmni conici) ed è

evidente l’horror vacui. 67

In alto vi sono scene relative al banchetto; l'ultimo fregio è animalistico ed è diverso da quello della

situla della Certosa perché ci sono degli animali reali come cervi e cerbiatti; questa situla ha dei

punti in comune con la situla della Certosa, ma ne ha anche altrettanti con le situle dell'area retica

alpina.

L’elemento in comune con la situla della Certosa è la sfilata dei guerrieri che hanno la lancia rivolta

verso il basso; in più si tratta di una situla a collo distinto e a spalla liscia, che non è stata deposta

come urna cineraria perché ha i manici; lungo l’orlo presenta un'iscrizione che non è etrusca, ma

retica e questo pone un punto di domanda sul luogo di ritrovamento (le iscrizioni retiche non sono

per noi comprensibili perché non si tratta di una lingua indoeuropea).

Questa situla è stata prodotta o da un artigiano veneto alpino, sotto l'impulso dei maestri

dell'Etruria, che ha lavorato per un committente di Bologna, altrimenti bisogna pensare che sia stata

scoperta altrove; essa è sicuramente più recente della situla della Certosa.

I monumenti di Bologna lasciano varie domande: anche per quanto riguarda la situla della Certosa

ci si è chiesti da chi è stata fabbricata; a Bologna grandi prodotti dell'arte delle situle non ce ne sono

perché abbiamo questa situla e altre due e per un sito come Bologna che ha restituito centinaia e

centinaia di tombe è un po' poco.

La tomba degli ori è sicura, come il fatto che il tintinnabulo sia il documento più sicuro che attesti

l'arrivo delle maestranze dall’Etruria.La forma del vaso importante perché in questo modo un

gruppo di artigiani contrassegna la propria identità.

La situla di Providence si dice che venga da Bologna ed è simile a quella della Certosa per la

presenza della sfilata militare; la situla della Certosa è senza collo e questi tipi di situle esistono

soprattutto nel mondo etrusco; in più ad essa sono stati tolti gli attacchi, come succede quando la

situla viene utilizzata come urna cineraria: la situla quindi viene defunzionalizzata per sancire la sua

nuova funzione.

Quindi non sappiamo come fossero gli attacchi; in etruria troviamo questi tipi di anse:

Nella situla della Certosa vi è un solo foro che ci impedisce di capire come fossero le anse, ma forse

è, proprio per la presenza di un solo foro, si trattava di un semplice anello; dal punto di vista della

tipologia della situla essa ci riporta ad un ambito etrusco.

La situla di Providence ha sul manico un'iscrizione che è difficile da interpretare perché è stata mal

tracciata e vi sono diverse lettere scandite in due lemmi, di cui il secondo è il più chiaro; l'alfabeto

sembra più legato a quello di Bolzano che a quello etrusco, quindi probabilmente fu uno straniero a

scrivere in etrusco e si trattava di uno straniero che non aveva una grande familiarità con l'etrusco

68

(dire che si tratta di un'iscrizione retica è fuorviante) e se così fosse vuol dire che comunque

l'artigiano poteva essere non di Bologna e neppure etrusco.

Una regione dove è molto diffusa l'arte delle situle è la Slovenia; ci sono gruppi differenti dal punto

di vista del rito funerario, infatti troviamo cremazioni a semplice pozzetto senza il tumulo; tumuli di

carattere familiare o tribale (si tratta di tumuli che coprivano deposizioni concentriche

prevalentemente di inumati); nel sud dela Slovenia vi sono siti che fanno parte del gruppo

halstattiano orientale, mentre nel nord vi è un gruppo con tombe a tumulo con singole deposizioni e

vi sono tombe a cremazione.

La situla di Vace è stata scoperta nel 1882 nel corso di scavi occasionali; del corredo si è recuperato

qualcosa e in particolare questa situla di bronzo che oggi si trova al museo nazionale di Ljubljana.

La situla ha il collo distinto, con il manico conservato (è alta meno di 24 cm) ed è decorata su tre

fasce sovrapposte a bulino e a sbalzo dal rovescio; nella prima fascia vediamo due personaggi che

guidano i cavalli e il secondo ha un'ascia sulla spalla, seguono due cavalieri con un costume

identico (sono evidenziati i dettagli) e due carri, una biga con un auriga e il personaggio che viene

trasportato e un calesse con un conduttore che ha nella destra le briglie e nella sinistra la frusta;

dietro di lui vi è il personaggio seduto che viene trasportato. Segue un cavaliere e vediamo poi tutta

una serie di riempitivi come le palmette e volatili (vediamo ad esempio un uccello con il becco

adunco e la coda che diventa quasi una palmetta); quindi abbiamo una sfilata di cavalieri e di carri.

La seconda fascia mostra una scena di festa in cui a sinistra vi sono due uomini con lo stesso

abbigliamento di fronte a un vaso su alto piede; non è chiaro cosa stiano facendo, forse un ha

attinto, forse l'altro sta versando con una coppa del liquido nel vaso (secondo un'altra

interpretazione sta versando dell'incenso, ma questo non è verosimile). Poi vi sono un uomo seduto

che impugna un oggetto che è stato interpretato come uno scettro e un altro uomo seduto con lo

stesso abbigliamento e vi è davanti una donna che serve da bere all'uomo seduto; poi vi è un

suonatore che sta suonando il flauto di Pan e poi vi è un coppiere, mentre alle spalle del suonatore

vi è un uomo stante che ascolta la musica. Poi vediamo ancora un uomo seduto e una donna che gli

serve da bere.

Poi vi è una scena con al centro due lottatori con i manubri e al centro vi è un sostegno sulla cui

cima è collocato un elmo che è formato da una grande cresta in materiale organico (in genere si

trattava di crine di cavallo) e forse si tratta del premio per il vincitore; al duello assistono due

personaggi per parte.

Alla fine vediamo un ariete sulla cui groppa vi è un uccello con la coda a palmetta e dal becco

pende qualcosa; quindi si dà a Linate di tipo naturalistico e descrittivo/narrativa.

L’ultima fascia è quella puramente ornamentale che si avvicina all'arte paleoveneta: vediamo una

fiera da cui spunta una gamba umana e si tratta di un motivo tipico dell’orientalizzante etrusco, in

69

particolare dell'Etruria settentrionale; poi vediamo animali maschili e femminili, la cui

identificazione precisa non è semplice perché sono stilizzati, animali dalle cui bocche escono motivi

a spirale.

La situla di Magdalenska gora è meno ben conservata; le prime due fasce sono di carattere narrativo

e l'ultima fascia è animalistica; la prima fascia è lacunosa e non è facile comprendere il motivo

complessivo; nella seconda fascia abbiamo il motivo della festa: vediamo infatti un uomo seduto a

cui una donna versa da bere, un uomo seduto con uno scettro, il suonatore, quindi vediamo che vi

sono motivi che si ripetono con frequenza. Qui manca la scena del duello; in questa situla troviamo

spesso animali selvatici che erano tenuti al guinzaglio.

L’arte delle situle non si applica solo alle situle: qui vediamo una placca di cintura da Vace che è

stata rotta già nell'antichità e più volte restaurata; vi è una cornice che inquadra il campo figurativo

che è costituita da linee ondulate che si intersecano, in particolare si tratta di una fascia incisa a

bulino e riempita con borchiette a sbalzo.

Nel campo figurativo troviamo una scena di carattere militare: all'estremità sinistra vediamo un

guerriero armato di tutto punto, che ha della sinistra due lance e nella destra una scure (questo è

frequente nel mondo halstattiano orientale, in Veneto e in Etruria; nel mondo halstattiano o

accidentale e a Golasecca l’ascia non c’è mai; l’ascia è ancora utilizzata nella prima età del ferro

come arma da guerra). Poi vi è uno scontro tra due cavalieri, dietro al quale si trova un guerriero

armato che sembra assistere alla scena: il primo cavaliere ha un giavellotto e vediamo che la lancia

70

del secondo cavaliere entra nel cavallo del primo cavaliere; chiude la scena un personaggio con un

cappello a larghe falde (si tratta di un motivo di derivazione etrusca infatti basti guardare le lastre

fittili di Murlo che sono importanti perché costituiscono dei motivi di ispirazione per l'arte delle

situle).

Vediamo poi un altro fermaglio da cintura da Magdalenska gora; vi è un elemento decorativo che

delimita il campo figurativo: si tratta di una cornice a sbalzo e la cintura mostra una scena di duello,

di lotta con i manubri e al centro vi è il sostegno con l'elmo, il premio per il vincitore; alla scena

assiste un uomo a cavallo che tiene in mano una frusta e all'estremità sinistra vi è una palmetta su

cui vi è un uccello con il becco adunco che ha preso una biscia o un serpente.

I guerrieri duellanti hanno il fallo in elezione e questo fatto di esibire la virilità accomuna l'arte delle

situle all'arte rupestre della Valcamonica; anche presso gli etruschi assistiamo all'esibizione della

virilità, ma in altri ambiti artistici questo non avviene, infatti ad esempio un'altra tradizione artistica

al di fuori del mondo classico, l'arte celtica, in cui vi è una nota profondamente anticlassica, è

pudica, non c'è mai un'esibizione della sessualità.

Spostiamoci nell'area del Tirolo settentrionale, meridionale e del Trentino: la cista di San Maurizio,

che si trova alla periferia di Bolzano, fa parte di vecchie scoperte ottocentesche.

Si tratta di una cista a cordoni che è in frammenti: il campo figurativo è decorato da una

cordonatura orizzontale ed essa ha delle maniglie orizzontali fisse; vi sono tre fasce: la prima è

delimitata da un elemento a foglia che costituisce la sterilizzazione di un elemento vegetale e nella

prima fascia vediamo una sfilata o una corsa di bighe e all'estremità destra vi è un cavaliere (vi sono

molti riempitivi).

Nella seconda fascia vediamo nuovamente conduttori di carri e cavaliere che si alternano a uomini

appiedati; l'ultima fascia presenta un fregio animalistico; quindi il motivo per cui le prime fasce

hanno un carattere descrittivo/narrativo, mentre l'ultima fascia ha un carattere ornamentale si ripete.

Ci sono degli elementi comuni, ma anche delle differenze fondamentali, infatti l'arte paleoveneta è

essenzialmente naturalistica con rari esempi di arte figurativa, mentre nell'arte delle situle vera e

propria prevale il discorso narrativo/descrittivo. 71

Vediamo i resti di una grande situla di San Zeno (Trentino; era un grande centro di lavorazione del

ferro): essa è frammentaria è stata acquistata alla fine dell'800, insieme ad altri oggetti in bronzo,

dal Ferdinandeum di Jnnsbruck.

Si tratta di una situla con gli attacchi a croce, un’altra varietà

che ci indica le botteghe artigianali; è una situla di fabbrica

locale del Trentino.

Nella prima fascia vediamo un frammento di calesse, come quello che vediamo nella situla di Vace

e un altro personaggio stante con in mano le briglie; nella seconda fascia c'era una scena di festa:

vediamo il vaso su altro piede a cui attingono dei personaggi e dei frammenti da cui arguiamo una

scena di duello con al centro l'elmo sul sostegno; infine vediamo una scena di amplesso: sotto il

letto vi sono degli sgabelli e all'estremità destra del letto vi è un servitore con una situla e una donna

che fa un gesto (nell'arte rupestre della Valcamonica vi sono scene di accoppiamento bestiale). 72

È difficile interpretare significato di questa scena: per alcuni si tratta di un accoppiamento profano,

quindi si tratta di un amplesso che avviene durante una festa in cui si beve, mentre altri hanno

proposto un'interpretazione sacra per cui si tratta di una sorta di ierogamia che aveva lo scopo di

propiziare la fertilità.

La terza fascia mostrava, a parte gli elementi vegetali e animali, un aratore che ha nella destra la

stregola dell’aratro, la cui forma è ben delineata: si tratta dell'aratro mediterraneo per eccellenza e il

più diffuso nell'età del bronzo e nell’età del ferro nell'ambito mediterraneo, alpino, padano e

nell'Europa centrale.

Per la presenza di questo aratore alcuni interpretano la scena di amplesso come una ierogamia;

l'altro è tirato da un bue e davanti vi è un animale da cortile, forse un'oca e si tratta di uno dei tanti

apporti del mondo orientale; dobbiamo dire che solo nell'età del ferro arrivano gli animali da cortile

che provengono dalla Grecia e dal vicino oriente.

Poi vi è la scena di un cacciatore: vediamo un uomo armato con un'ascia che penetra nel corpo

dell'animale e l'uomo ha una lancia con cui colpisce l'animale quindi si tratta di una caccia a un

animale che veniva portato al sacrificio.

Ci sono quindi temi simili, ma c'è sempre una novità: ad esempio la scena dell’aratura c'è anche in

altri casi, ma non è frequente, e la troviamo anche sulla situla della Certosa.

Per quanto riguarda Este III antico, Frey aveva scelto due tombe esemplificative di questo periodo,

che corrisponde al VI sec a.C. con l’esclusione dell’ultimo quarto (600­525 a.C.); Este III medio si

colloca invece tra la fine del VI e il V sec (525­ 480 a.C.), ma il limite cronologico tra Este III

medio e Este III tardo è difficile da definire; Este III tardo si può collocare tra il 480 fino ai primi

decenni del IV sec, anche se il limite tra Este III tardo e Este IV è molto mal definito soprattutto

perché Este IV è stato poco studiato.

Le tombe che Frey scelse per esemplificare Este III antico sono la Benvenuti 124 e la Ricovero 232:

la tomba Benvenuti 124 conteneva tre ossuari situliformi a fasce rosse e nere, coperti da una ciotola;

le ossa combuste si riferiscono a un individuo adulto di circa 40/50 anni, ritenuto maschile, a cui

però erano mescolate delle ossa di un bambino; nell’altro ossuario vi erano ossa combuste di un

individuo adulto tra i 20 e i 40 anni, ritenuto femminile; il terzo ossuario conteneva ossa combuste

di un individuo adulto tra i 40 e i 50 anni, ritenuto femminile e quelle di un bambino tra i 4 e i 6

anni, quindi nella tomba vi erano in tutto 5 individui. 73

Vediamo tre coppe su alto piede, una tazza attingitoio, una conocchia, un pugnale e una situla che

conteneva uno degli ossuari, chiusa da un coperchio decorato; vi sono poi delle fibule con la staffa

liscia che presenta alla fine un globetto e un’appendice tronco conica che è cava all’interno, in cui si

poteva inserire una incrostazione di cavallo; ci sono delle fibule di pertinenza certamente

femminile, come quelle a navicella, a sanguisuga e ad arco composto, ma vi sono anche fibule di

forma più evoluta, come quelle ad arco serpeggiante o a drago che sono di pertinenza maschile,

quindi nel corredo abbiamo elementi di pertinenza maschile e femminile.

Il

coperchio della situla ha una forma diversa

rispetto a quelli di Este II tardo; si mantiene

la stessa impostazione generale del discorso animalistico: il campo figurativo è delimitato da fasce

con delle borchiette e nel campo figurativo vi sono animali, tra cui dei cervi e un leone con le fauci

spalancate; al centro vi sono quattro uccelli visti in posizioni differenti.

È evidente uno stile calligrafico; c’è una maggiore leziosità, ci sono elementi baroccheggianti e

l’andamento della figura non ha più quel vigore e quella plasticità che aveva prima: quindi si tratta

di uno stile nuovo.

Nell’artigianato artistico di Este vi sono tre fasi: la prima è quella di Este II tardo e la seconda è

quella di Este III antico che arriva fino a Este III medio.

Nella tomba Ricovero 232 vi sono tre grosse situle in lamina bronzea nelle quali erano poste le urne

cinerarie situliformi a fasce rosse e nere; vi sono inoltre tre servizi perché abbiamo tre bicchieri, tre

ciotole, tre coppe ad alto piede, tre vasi di metallo (due situle e una capeduncola); poi abbiamo delle

fibule e gli indicatori di genere contenuti negli ossuari. 74

Tra gli oggetti di accompagnamento vi sono

elementi maschili come le fibule ad arco

serpeggiante e a drago, tra cui in particolare ve ne è una che indica un orizzonte cronologico molto

preciso, quello degli inizi del VI sec (si tratta della situla di tipo Vace) che è fusa in un unico

blocco; essa compare nella cultura halstattiana orientale B 1, nel mondo paleoveneto e nella civiltà

di Golasecca 2 A.

A Este per il VI e V sec è difficile stabilire l’orizzonte cronologico di queste tombe a cassetta

perché vi sono più deposizioni.

In più qui abbiamo elementi di corredo maschili, tra cui un morso da cavallo in ferro, un accetta in

bronzo e un pugnale/coltello con il fodero decorato; nel primo ossuario questi elementi di carattere

75

maschile erano preponderanti, però vi è anche qualche oggetto che sembrerebbe di carattere

femminile, tra cui due fibule ad arco pieno. Anche nel secondo ossuario c’erano degli elementi

maschili e femminili, come una fusarola decorata a borchiette, ma vi è una preponderanza degli

elementi maschili con qualche oggetto che indica il sesso opposto, cosa che è tipica delle tombe

paleovenete.

Nel terzo ossuario vi è una predominanza di elementi femminili, tra cui vediamo molte fusarole,

fibule a sanguisuga con la staffa lunga che termina a coda di rondine ( ), fibule ad arco

ribassato digradante verso la staffa, ad arco composto, perle di corallo, anellini di vetro bianco,

perle d’ambra, separatori delle file delle perline; quindi si tratta di elementi che rimandano a un

corredo femminile.

Quindi vi sono due soggetti, uno maschile e uno femminile; il fodero del pugnale è in lamina

bronzea, termina con una punta a doppio occhiello ed è decorato con tre figure di cavalli, le cui

caratteristiche ripetono quelle del coperchio della situla della tomba Benvenuti 124.

Ci sono però altri prodotti di questa secondo fase artistica: i due foderi di pugnale sono frequenti in

questo periodo e qui ne vediamo due dalle tombe 26 e 18 del fondo Franchini: nel fodero Franchini

26 è evidente il nuovo stile con cui sono resi gli animali, invece nel fodero Franchini 18 vi sono una

serie di decorazioni e il motivo della treccia che delimita il campo figurativo in cui troviamo un

guerriero in alto e sotto l’accenno di un secondo guerriero, entrambi provvisti di un elmo crestato.

Il puntale termina a forma di testa di uccello con il becco adunco e sotto il ponticello che serviva

per fare passare la cintura si nota uno strano motivo che fa pensare all’arte celtica, ma nel VI sec

essa non esiste ancora perché la cultura di La tene inizia alla metà del V sec. 76

Qui vediamo un altro fodero da Castellin di Fisterre (Belluno)dove vediamo le fasce con le

borchiette a sbalzo che delimitano il campo figurativo e lo dividono in tanti riquadri; esso si colloca

nella secondo fase dell’arte di Este per motivi stilistici, ma non abbiamo il contesto.

Da Este proviene un coltello/pugnale con un’impugnatura ad antenne che ora si trova a Vienna, che

è contemporaneo al mondo halstattiano occidentale B 2; esso ha due cose che ci sconcertano: il

puntale termina con due teste umane e poi abbiamo una scena di caccia, un motivo narrativo che è

estraneo all’arte paleoveneta; si tratta di una scena abbastanza confusa e come stile non è molto

convincente, quindi potrebbe essere un falso, ma nel caso del metalli non esiste una prova

scientifica, si può tentare solo l’analisi composizionale perché noi conosciamo la composizione dei

metalli nel corso dei vari periodi della preistoria e della protostoria.

La tomba 48 della località Carceri di Este è una tomba di Este III medio; su questo fermaglio

vediamo a destra un signore con un cappello a larghe falde e il mantello, che è sdraiato sulla cline;

davanti vi è un tavolino con delle coppe e un inserviente donna che ha la cintura e il mantello, che

tiene in mano una brocca a becco rialzato e in mezzo ai due vi è una kilix che il signore porge

all’inserviente; quindi si tratta di una scena legata al banchetto. 77

Vediamo poi un fermaglio da cintura che proviene dalle necropoli settentrionali di Este; si tratta di

una vecchia acquisizione e quindi è senza contesto; qui vediamo a sinistra un animale mitologico

fantastico con le ali e le fauci spalancate da cui pende una gamba; davanti vi è un cervo di profilo

molto stilizzato che è piegato in avanti, ma le corna sono viste di fronte e l’animale si adatta alla

forma triangolare del fermaglio; quindi vediamo come il tema fondamentale sia ancora l’arte

animalistica. 78

Nella protostoria europea esistono alcuni grandi fenomeni artistici: l’arte paleoveneta e l’arte delle

situle, l’arte celtica che si colloca dalla metà del V sec e che si estese a gran parte dell’Europa; l’arte

della penisola iberica e l’arte delle steppe dove è stato creato uno stile animalistico che ha avuto una

lunga durata e che si ritrova su uno spazio immenso (la materia prima dell’arte delle steppe è l’oro):

uno dei motivi dell’arte delle steppe è quello del cervo e di fronte a una figura di cervo come questa

ci si domanda se non ci sia stato un influsso dell’arte delle steppe; nel mondo paleoveneto non

abbiamo testimonianze di contatti con il mondo scitico, ma nel mondo halstattiano orientale vi è

proprio una fase scitica.

In Este III medio e tardo si trovano frequentemente dei cinturoni in lamina bronzea che erano

elementi del vestiario femminile, decorati con delle cordonature a sbalzo che delimitano dei campi

con una decorazione molto fitta.

Qui vediamo un cinturone da una necropoli in provincia di Verona che presenta delle palmette agli

apici e dei motivi di animali che si ripetono.

Oltre alle lamine bronzee l’arte figurativa investe anche la ceramica, anche se non abbiamo molti

esempi: qui vediamo un olla­ossuario della tomba 15 Alfonsi dove sono delineate a incisione le

figure che mantengono la superficie rossa opaca del vaso, mentre lo sfondo è realizzato con

l’ingobbio e lucidato. La decorazione si svolge tutto intorno al corpo del vaso: essa è composta da

tre guerrieri con l’elmo crestato e due lance e una scure, un cervo e sopra vi sono altre figure di

animali. 79

Da Este proviene anche un frammento che è senza contesto, che mostra una scena a rilievo di un

lottatore con il manubrio, quindi vi era una scena di lotta come quelle che troviamo nell’arte delle

situle.

Di Padova è la tomba 45 che è stata scavata agli inizi del 900 e la cui datazione è leggermente

discordante a seconda degli autori; secondo Frey è di Este III antico, però vi è un oggetto, il

pendaglio a cestello che secondo lui compare solo con Este III medio, quindi sarebbe stata deposta

in questo periodo; in realtà il pendaglio a cestello compare anche nella fase più avanzata di Este III

antico, quindi è stata deposta in questo periodo; un elemento di collegamento cronologico con

Golasecca è la perla in lamina bronzea, che è il fossile guida del Golasecca 2 B. 80

Questa tomba (ognissanti) ha un bel corredo, con oggetti decorati a stralucido (più frequente a

Padova che a Este) e un ossuario che costituisce l’imitazione di un vaso in bronzo perché lungo la

81

massima espansione del vaso ci sono le borchiette che nel vaso di metallo sono le capocchie dei

ribattini che tengono insieme due lastre del vaso; sulla fascia in alto vi è una decorazione

animalistica incisa che si ripete sul coperchio; vi sono poi coltelli, fodere, fibule ad arco

serpeggiante o ribassato, quindi nel corredo vediamo elementi misti.

Ritroviamo questi cervi che hanno delle lunghe corna rivolte all’indietro anche nell’arte rupestre

della Valcamonica, nella fase del massimo naturalismo e secondo il prof. vi è anche un’influenza

dell’arte delle steppe.

Qui vediamo una lamina decorata a bulino e a sbalzo che è stata ripescata dal fiume Bacchiglione di

Padova; essa presenta scene di carattere militare, infatti vediamo un oplita dietro al quali si trova un

cavallo; in più vi è un grande uso delle borchiette a sbalzo e vediamo elementi propri della seconda

fase artistica di Este. Vediamo bene lo scudo oplitico e su quello del primo oplita in trasparenza si

vede il braccio e la mano che mostra come era impugnato, mentre lo scudo del secondo oplita

mostra come era decorato (essi hanno due lance e l’elmo crestato); anche in questo caso vediamo un

raro caso di scena con un discorso narrativo/figurativo.

Dobbiamo dire che nell'età del bronzo vi era l'uso di deporre degli oggetti in onore della divinità,

quindi forse questo oggetto poteva fare parte di una stipe votiva, ma comunque è stato ritrovato per

caso dai subacquei.

Padova, che è un altro grande centro paleoveneto, ha rivelato, da una tomba di via Tiepolo, un altro

documento che rientra nell'arte delle situle, cioè una cintura di lamina bronzea che aveva un gancio.

Il campo figurativo è delimitato da fasce a borchiette e all’interno esso è decorato con un cavallo e

un uomo alato; ma questa lamina è stata ritagliata da un oggetto più antico e riutilizzato per farne un

fermaglio da cintura: qui vediamo il fenomeno che Focolari ha definito orientalizzante impazzito,

per la presenza di due cavalli contrapposti che terminano in una sola testa, ma ormai siamo un po'

più avanti dell’orientalizzante.

Poi vediamo un uomo con due grandi ali, e potrebbe essere Icaro, ma non lo possiamo stabilire con

certezza; nella tomba c'era un'altra fascia di carattere diverso, con fasce a borchiette che delimitano

tanti quadrati, all'interno dei quali si trovano o la ruota raggiata (simbolo solare) o degli animali.

Si ritiene quindi che questo oggetto sia halstattiano, ma in realtà è un po’ ibrido. 82

Nel IV­V sec a.C. il mondo paleoveneto era aperto ai contatti diretti con il Mediterraneo orientale

perché nel VI secolo a.C. nasce Adria, sul lato orientale del Po. Adria è all'inizio un piccolo

emporio greco, infatti all’interno del santuario sono state trovate molte iscrizioni in greco sulle

ceramiche e l'alfabeto rivela da dove derivano, cioè si trattava soprattutto di egineti.

Dopo la metà del VI secolo a.C. ad Adria si fa massima la presenza etrusca, quindi è una terra di

confine e le componenti culturali sono varie, ma l'aspetto principale è che all'inizio della sua storia

Adria sia un emporio greco: nel VI secolo l'Adriatico entra quindi prepotentemente sulla scena dei

traffici; negli abitati c'era un certo flusso di importazione e negli scavi è stata trovata anche

ceramica attica.

Padova era un centro frequentato anche da persone che venivano da lontano, infatti abbiamo

iscrizioni in retico; dobbiamo dire che nell'età del ferro c'era molta mobilità delle persone perché

l'aspetto fondamentale dell'età del ferro è l'intensità dei traffici tra il mondo mediterraneo e l'Europa

continentale e,per ritrovare traffici così importanti, dovremo aspettare l'impero romano (I a.C., I

d.C.).

Opere della fase recente di Este si trovano anche in Slovenia: da Magdalenska gora proviene una

lamina di cintura con fregio animalistico, sicuramente di Este, quindi o si tratta di un'opera di

importazione oppure un artigiano di Este ha realizzato quest'opera per committenti locali; sotto

vediamo un altro fermaglio da cintura, proveniente da Vace, sempre appartenente all’artigianato di

Este. 83

La tomba 108 della necropoli della Certosa di Bologna presenta un bacile decorato sotto l'orlo con

fregio animalistico che richiama le caratteristiche dell'arte di Este; la tomba 108 ha un corredo

84

piuttosto dico, con ceramiche importata e la cronologia è della metà del V secolo, quindi questo

bacile è certamente più antico ed è curioso che a Este non sia mai stato trovato un bacile così,

quindi forse un artigiano di Este ha lavorato per un committente locale e ha creato questo oggetto;

vediamo sempre gli stessi temi dell'inizio dell'arte paleoveneta, rielaborati in uno stile un po'

diverso.

Su questa cartina i + indicano i ritrovamenti dell'arte di Este, mentre i punti indicano i ritrovamenti

dell'arte delle situle classica. La navigazione nel Mediterraneo dipendeva molto dai venti e dalle

correnti e in certi periodi dell'anno i venti erano favorevoli alla direzione in cui si voleva andare;

l'Adriatico era percorribile in virtù dei vinti e delle correnti e dalla Grecia si effettuava la

navigazione per cabotaggio lungo la costa della ex Jugoslavia, fino all’Istria dove c’era un porto

importante e da lì si poteva tagliare dritto

verso la bocca del Po; al ritorno bisognava

scendere con il cabotaggio lungo le coste della

penisola italica (la costa dalmata e quella

dell’Epiro è stata poco indagata).

Este III medio si colloca dal 525 a.C. ai primi

decenni del V secolo a.C., ma che differenza

c'è nella ceramica? I situliformi e i vasi

cordonati e a fasce di Este III medio hanno

fasce più strette e quindi sono in numero

maggiore rispetto alle precedenti; in più sono

forme a un po' più articolate.

Nella tomba Pelà 14 troviamo una con fibula

con la staffa a coda di rondine, una fibula ad

arco pieno con degli incavi che in origine

erano pieni con incrostazioni di corallo; si

tratta di una tomba importante per la

cronologia assoluta di Este perché conteneva

una lekitos a figure nere non ben conservata, in

85

cui vediamo un oplita che sta partendo, ed è un tema caratteristico sulle lekitos, che ci permette di

collocare la tomba nell'ultimo quarto del VI sec. Un’altra tomba scelta da Frey come

esemplificativa di questa fase è la

tomba Pelà 10 dove troviamo una

fibula ad arco serpeggiante, una fibula

sanguisuga, un pendaglio a cestello

(tipico del Golasecca 2B che

corrisponde a Este III medio); ci sono

quindi elementi maschili e femminili

nel corredo. 86

In Este III medio si impone la fibula di tipo Certosa che prende il nome della necropoli di Bologna e

sembra ambivalente dal punto di vista dell'indicazione di genere perché si trova sia nelle tombe

maschili che femminili; anche in questo caso è stata trovata una ceramica attica di importazione,

una coppa con l'orlo concavo e un fregio a decorazione floreale, dove le palmette poggiano su una

catena di cerchi puntati (i tipi più antichi vengono prodotte nell'ultimo quarto del sesto secolo, poi

vengono prodotti fino alla metà del quinto, ma c'è un'evoluzione tipologica).

Tali coppe vengono datate in maniera vaga perché gli specialisti di ceramica attica si sono dedicati

alle opere più importanti, di maggior pregio artistico; la produzione di livello più corrente è stata

trascurata e questo tipo di coppe rientra in questo tipo di ceramica, infatti è una produzione di serie,

di massa e probabilmente si tratta di un prodotto da importazione. Questa coppa risale alla fine del

VI secolo.

Este III tardo è un periodo molto mal conosciuto: ci sono due tombe che Focolari­Frey hanno scelto

come rappresentative di questo periodo e sono la Capodaglio 31 (si tratta però di due tombe i cui

corredi sono stati confusi) e la Capodaglio 38: quest'ultima presenta una situla che ha l'ultimo

coperchio con un fregio animalistico della produzione di Este; il coperchio potrebbe essere più

antico della tomba perché lo stile è della seconda fase di Este, però la situla rientra nella terza fase

di Este.

Vediamo due particolari della decorazione che mostrano il nuovo stile, un po' più baroccheggiante.

87

La Capodaglio 31 presenta due corredi che sono stati confusi tra di loro: vi sono molte fibule,

fermagli di cintura, vasellame bronzeo, spiedi, colpe su alto piede bronzee, quindi vi è molta

produzione in lamina bronzee; per quanto riguarda la ceramica vediamo due colpe etrusche padane

che non erano mai comparse prima; vediamo fibule di tipo Certosa, che hanno la staffa e l'arco

nettamente distinto e la staffa termina con un globetto, tipo capocchia, aggettante. 88

Le fibule di tipo Certosa più antiche hanno la staffa con una sezione a J, invece quelle più recenti

hanno una sezione a T; per quanto riguarda la cronologia è importante vedere se la staffa sia

nettamente distinta dall'arco, la forma della staffa, il fatto che la staffa possa essere distinta o meno

dall'arco; inoltre è importante l'arco stesso (ci sono tipi limitati a un solo territorio).

Nella Capodaglio 31 le fibule di tipo Certosa

solo della metà del V secolo; poi troviamo

pendagli a cestello, perle d’ambra, fermagli

tipicamente paleoveneti, tra cui uno decorato,

elementi maschili e femminili, un pendaglio a

traforo che compare solo dalla metà del V secolo

con la civiltà di La Tene.

Nella Capodaglio 31 c’era una situla con

baccellature piatte sul corpo e un fregio

animalistico; in più vediamo una situla di forma

tarda, con le pareti a profilo concavo, con la

fascia figurata più in alto e vediamo due animali

contrapposti, la cui testa si fonde e diventa una

sola testa frontale, poi vi sono un uomo, un altro

cavallo alato e dei riempitivi.

L’ultima fase dell'arte delle situle raggiunge il

suo culmine con due tombe, la Volfini 52 e la

Volfini 53, su cui sappiamo molto poco:

vediamo una situla con delle baccellature piatte e

un'alta fascia decorata (il coperchio non ha una

decorazione animalistica).

Qui capiamo perché Fogolari aveva definito

l'ultima fase dell'arte di Este orientalizzante impazzito: qui siamo nel IV secolo e vediamo

un'involuzione, l’horror vacui raggiunge il suo massimo sviluppo (l'arte delle situle classica non

arriva a questi esiti perché ha anche un carattere narrativo/descrittivo). 89

90

La tomba 23 di via Ricovero è stata scoperta nel 1984: nel museo di Este è stata ricostruita la

struttura funeraria della tomba e su un piano di plexiglas è stato posto il corredo così come era posto

nella tomba.

Essa aveva una struttura particolare, con lastre di pietra che formavano una cassetta,

ma le due lastre laterali dei lati corti non erano quadrati o rettangolari, ma di questa

forma:

e quindi le lastre di copertura formavano come un tetto di lastre di pietra (siamo prima della

romanizzazione quindi non possiamo pensare a un'influenza della tomba a cappuccina). 91

Questa tomba è un unicum e possiamo ipotizzare che il modello sarà stato la tomba a camera

etrusca dell'Etruria meridionale, quindi probabilmente qui vi è un influsso del modello etrusco

dell'Etruria tirrenica; nella tomba vi era una situla di bronzo con un coperchio che presentava il

nome della defunta e lo stesso nome era ripetuto su un altro vaso di bronzo.

All'interno di questa situla era collocato un grande skifos a vernice nera a cui erano state segate le

anse e dentro vi erano le ossa combuste della defunta ed era coperto da una coppa a vernice

rovesciata e al centro della vasca vi era un timbro a rosetta (le ceramiche a vernice nera erano

importate da Volterra e si tratta di un tipo di ceramica che si distingue bene).

Fuori della tomba si trovava, ridotto in frammenti perché il tetto era crollato, un cratere attico del IV

secolo di una bottega attiva nel terzo quarto del IV secolo (375/350 a.C.): si tratta comunque di

un'opera antica rispetto al corredo della tomba che è della fine del IV secolo.

Tra i prodotti di importazione una categoria di provenienza meridionale è costituita dalla coppetta

biansata che proviene da Egnazia (Puglia); vi è anche un olpe di provenienza centro italica con

l'iscrizione con il nome della defunta.

Nella tomba c'erano una serie di oggetti miniaturizzati, come un telaio verticale, pezzi che hanno a

che fare con un focolare e un mobile (un divano) in lamina bronzea che ha sulla spalla un fregio

animalistico con quattro cavalli al galoppo (si tratta dell'ultimo esempio di artigianato artistico

figurativo); siamo alla fine del IV secolo. 92

Qui vediamo una pianta con la distribuzione materiali nella tomba: vi sono due alari, spiedi, la

paletta, il mestolo tutti al centro della tomba, quindi qui vi erano oggetti legati al focolare, tra cui gli

alari, le molle e la paletta sono in lamina bronzea e presentano un motivo che si vede poco (poi vi

sono il mestolo e degli spiedi). È importante che la paletta si associata agli oggetti da fuoco perché

sulla paletta erano state effettuate molte ipotesi sul significato di questa paletta che è stata trovata in

molte tombe di Golasecca; secondo alcuni il suo significato era legato al telaio, secondo altri al

focolare, secondo altri si trattava di un oggetto simbolico associato alla morte, ma lo scavo di questa

tomba ha permesso di dire che questo oggetto è collegato al focolare e il fatto interessante è che

troviamo sempre la paletta in tombe femminili; quindi si tratta di oggetti che esprimono la

condizione femminile, ciò che è legato al focolare è femminile perché la donna aveva la cura del

fuoco, in particolare la cura delle braci, fuoco doveva essere sempre acceso.

La paletta poteva servire per raccogliere le ceneri e fare pulizia nel focolare; nel corredo sono state

trovate anche fibule di tipo Certosa rivestiti in foglia d'oro, orecchini d'oro, piccoli oggetti in foglia

d’oro decorati a filigrana con elementi di vetro (si tratta degli elementi di una collana); in più è stata

trovata la riproduzione di un ventaglio/flabello in lamina bronzea, oggetto di derivazione dal mondo

etrusco.

Si tratta di una tomba ricca che mostra la fine di Este III tardo e il passaggio a Este IV; c'era anche

un corredo di vasellame bronzeo cospicuo, tra cui un candelabro miniaturizzato.

Qui vediamo lo sviluppo della situla di tipo kurd che è stata trovata nella prima tomba di guerriero

di Sesto Calende, scoperta nel 1867 per caso, da un contadino mentre arava il proprio campo; il

corredo della tomba era stato portato prima al museo patrio di Brera, e poi è stato spostato al museo

del castello Sforzesco; qui vediamo il disegno ottocentesco che è diverso rispetto alla situla attuale a

cui mancano dei frammenti del fregio figurato, quindi dobbiamo rifarci al disegno ottocentesco.

La decorazione non è realizzata a sbalzo e a bulino, ma grazie all'antica tecnica nei campi di urne di

punti e borchie a sbalzo, però i contenuti sono nuovi perché abbiamo un fregio figurato che

rappresenta delle scene: si tratta di un'arte a metà strada tra l'arte schematica e quella naturalistica,

ma è comunque figurativa. Infatti possiamo riconoscere la cena sfigurata, un discorso di carattere

narrativo e questa è una grande novità rispetto ai campi di urne che presenta un'arte fatta di simboli.

93

In alto vi è un fregio con degli uccelli, mentre nel fregio sottostante vediamo a destra un

personaggio con la spada e un personaggio che spinge un animale, mentre dietro l'animale vediamo

due personaggi, uno dei quali è a cavallo: si tratta di una scena di sacrificio; a sinistra vediamo una

cerva e un cerbiatto che è allattato e questo è un caso unico, quindi ha un significato simbolico,

forse si allude alla funzione del principe come garante della continuità della vita e della vita della

comunità.

Poi vi sono due personaggi che sono stati interpretati o come suonatori di lira o come lottatori e poi

vi è il motivo ornitomorfo dell'uccello (la situla kurd della tomba del secondo guerriero di Sesto

Calende doveva essere quasi identica, con qualche variante); questa situla si data intorno alla metà

del VII secolo, quindi vediamo come nel VII secolo arrivino a nord gli influssi del mondo

mediterraneo che portano un nuovo linguaggio, quello di un discorso narrativo; anche nella Val

Camonica troviamo il quarto stile che è un linguaggio di carattere narrativo, quindi tutta l'area

padana viene investita dell'influsso del Mediterraneo orientale attraverso l'Etruria.

Localmente la produzione di arte delle situle è documentata da un numero minore di esemplari, tra

cui la situla di Trezzo d’Adda, trovata in una tomba scoperta nel 1846, il cui corredo era stato

recuperato e consegnato al museo patrio di Brera; originariamente la situla era in buone condizioni,

mentre oggi è stata restaurata. Il coperchio è decorato con motivi di carattere geometrico, mentre il

corpo ha un campo delimitato da punti e borchie a sbalzo e una decorazione in cui vediamo una

teoria di animali, ma non si tratta di un fregio animalistico puramente ornamentale, infatti noi

possiamo distinguere gli animali: da sinistra vediamo un cane, un cervo, un altro cane, una cerbiatta

che volge la testa indietro, due cervi che fuggono e infine un cane che è riuscito ad agguantare un

cervo.

Si tratta della caccia al cervo, tema molto frequente; nell'età del ferro la caccia era diventata una

prerogativa dell'aristocrazia e questo ce lo mostra l’arte rupestre della Val Camonica dove vediamo

il cavaliere a cavallo con la lancia e i cani; si tratta di un'arte schematica, però ha un suo forte

dinamismo.

Esiste un'altra situla decorata della Ca’ Morta, ma non ha lo stesso livello qualitativo; in una tomba

di Halstatt è stato trovato un divano in lamina bronzea tutto decorato a punti e borchie a sbalzo, ma

lo stile è golasecchiano, quindi si è pensato a un artigiano golasecchiano andato alla corte di un

principe nella zona a nord delle Alpi e lì abbia realizzato su commissione quest'opera (in più alle

estremità del divano vi erano dei pendagli a coda di pesce che sono tipicamente golasecchiani).

Le manifestazioni del culto

Quanto ai modi e ai tempi del fasi della religiosità degli etruschi, è stato osservato che nell'Italia

medio tirrenica alcuni luoghi di culto di età storica affondano la loro origine in epoca ben più

antica; è certo che nelle fasi pre e proto­urbana forme di religiosità e rituali di culto si esplicano in

maniera completa e complessa esclusivamente nell'ideologia funeraria, cioè a livello privato, dal

momento che la struttura sociale tende a centralizzare nella casa e nella persona del paterfamilias

anche la funzione religiosa.

Solo con la nascita della società urbana, attorno alla metà del VII secolo, nell'Etruria propria

maturano invece le prime tangibili forme di culto, espressioni di realtà religiose collettive.

In Veneto molto importante è l’ideologia funeraria; è tuttavia ovvio che tutto ci sfugge delle varie

cerimonie che precedevano e accompagnavano il rito finale, dal lavaggio alla vestizione,

dall'esposizione, al trasporto del corpo del defunto; dal rogo alla raccolta dei resti cremati; dalle

lamentazioni e dal banchetto dei vivi alla chiusura della tomba e alle eventuali cerimonie di

ricorrenza.

Al di la di questa religione della morte, non sono individuabili veri e propri luoghi di culto nella

prima età del ferro: solo a partire dal VI e soprattutto dal V secolo in avanti, certo sotto lo stimolo

94

del nuovo clima di religiosità verificatosi in Etruria­ e con il solito tipico ritardo­ si assiste

all'impianto di santuari.

Il fenomeno è più precocemente sensibile nei centri egemoni di pianura, già proiettati in una

dimensione urbana, anzitutto l'area atestina più direttamente coinvolta nel processo di

etruschizzazione della Padania, ma si estende rapidamente a tutto il territorio con il fiorire di grandi

e piccoli luoghi di culto.

Se decisamente ricca e varia è la documentazione archeologica, assai forti sono purtroppo i limiti

del nostro patrimonio di informazioni; praticamente nulla ci ha lasciato in proposito la tradizione

letteraria; e, nel silenzio delle fonti letterarie la ricostruzione dipende esclusivamente

dall'archeologia, fonte storica di primo piano ma soggetta ad una serie di condizionamenti e di

limiti.

Este

Per quanto riguarda i luoghi di culto, i santuari e le stipi votive, a Este i santuari si dispongono tutti

alla periferia dell'abitato e due in sicura connessione con il fiume, in particolare abbiamo quello

della Baratella, scoperto nel 1880, che doveva essere il più importante, quello del Meggiaro che è

stato scoperto recentemente; a nord dell'abitato si trova la stipe di Caldevigo, ma in realtà si tratta di

materiali recuperati occasionalmente; indizi di resti di luoghi di culto sono documentati nell'area

occidentale e sud­occidentale dell'abitato: quindi vediamo che tutto intorno alla periferia dell'abitato

vi erano i santuari. 95

santuario di Meggiaro

Il si estende su un'area di circa 600 m², ed è frutto di uno scavo scientifico,

per cui sono state riconosciute sette fasi che si sviluppano tra gli ultimi decenni del VI e il I secolo

a.C., quando il santuario venne abbandonato.

Vediamo che c'era un altare da fuoco dove venivano consumati i sacrifici (6); poi vi era una sorta di

sacello (2), i cui confini sono indicati da blocchi di trachite che definiscono il perimetro del sacello

che sicuramente aveva anche un recinto ligneo; qui erano eseguite pratiche, si può pensare, di

divinazione; poi vi era un pozzo (5) da cui era attinta l'acqua per le cerimonie e che poi servì come

scarico di materiale; una massicciata di lastre di calcare rappresentava il limite dell'area sacra (lo

scavo ha permesso di indagare solo parte del santuario). 96

97

È stata trovata una grande quantità di reperti che erano deposti nelle fosse di scarico, ma anche ossa

di animali e le analisi dei resti ossei hanno permesso di individuare che le specie sono: il maiale al

50% (insieme a maialini e scrofe), la capra o la pecora per più del 37%, il bue per quasi il 12%;

sono stati trovati anche molti resti di carattere paleobotanico e si tratta in gran parte di vinaccioli di

vite, di corniolo e di lampone.

Sono state trovate molte lamine in bronzo figurate a bulino e a sbalzo, in particolare ne vediamo una

con la figura di un guerriero con l'elmo con il lofos, mentre suona un corno e ha un grande scudo e

impugna la lancia; in queste lamine vediamo che domina la figura del guerriero dal grande scudo,

quindi la divinità a cui era dedicato il santuario doveva essere legata al mondo della guerra, doveva

essere di carattere maschile e probabilmente il santuario era legato ai riti di passaggio all'età adulta.

Vediamo anche una lamina ritagliata dalla

spalla di una situla che ha la forma di una

barca, infatti sono stati incisi i remi; essa

presenta una lunga iscrizione venetica che va

da sinistra a destra e si tratta di una formula di

dedica in cui vi sono i dedicanti che hanno donato l'oggetto a Heno—thoi (probabilmente si tratta

del nome della divinità di questo santuario che non riusciamo a ricostruire bene).

Vediamo poi un frammento di lamina ellissoidale con un bel esempio di arte orientalizzante: alle

due estremità vi sono due palmette e nel mezzo un leone alato da cui fuoriesce parte di un animale;

sono inoltre stati trovati tanti scudi miniaturizzati in questa è una conferma del carattere maschile

del santuario; ci sono oggetti di uso quotidiano, come le fibule e sono trovati anche pendagli a spina

98

di pesce tipicamente golasecchiani, perle di vetro, pendagli a cestello (si tratta di una serie di

offerte).

santuario della Baratella

Il fu scoperto nel 1880 su una sorta di rialzo artificiale, dislocato a sud­

est e la sua datazione va dal VI al II/III sec d.C. perché sul sito è sorto un santuario di epoca

romana; infatti solo in epoca romana, attorno al I secolo a.C., il santuario ricevette una vera e

propria struttura templare, mentre nella fase preromana doveva trattarsi di uno spazio sacro

delimitato da un recinto e forse articolato in più aree per diversi momenti e funzione del culto;

quindi era uno spazio sacro delimitato da un recinto, infatti è stato trovato un muro di 12 m,

probabilmente riferibile all'impianto iniziale accanto al quale fu raccolta la maggior parte degli ex

voto.

L’arco cronologico di frequentazione è assicurato della tipologia delle fibule e dei vasi, mentre per

la maggior parte dei materiali di esclusiva destinazione votiva molto difficile risulta una precisa

seriazione cronologica; la varietà e l'abbondanza dei materiali ne fanno comunque il più completo il

complesso centro di culto del Veneto.

Anche in questo caso abbiamo testimonianza di sacrifici animali, di libagioni (coppe ad alto piede)

e di offerte di cibo; in più sono state trovate lamine in bronzo e bronzetti che si scaglionano su un

arco cronologico abbastanza ampio: quindi un momento molto importante, anche se non riusciamo

a capirne il livello di coinvolgimento, cioè se allargato alla collettività o riservato solo a pochi,

doveva essere rappresentato dal sacrificio di animali; invece un momento rituale di ampia

partecipazione doveva consistere in atti libagione o di offerta, reali o simbolici.

Numerosissi sono gli oggetti bronzei di ornamento/abbigliamento, reali o sotto forma di modelli in

lamina; di particolare interesse è la consistente presenza, un po' in tutte le classi, di materiali di tipo

celtico che non trovano confronti né necropoli né in abitato, il che forse attesta una frequentazione

da parte di stranieri, avvalorando l'ipotesi di una valenza emporica del santuario legato a quel fiume

che favoriva le transazioni commerciali della città. 99

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Protostoria europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof De Marinis Raffaele Carlo.

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