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E’ nello stesso periodo che diventiamo non solo anatomicamente moderni, ma anche

mentalmente moderni. E’ il fiorire di un’intelligenza simbolica e capace di astrazione. Lo si denota

dalle pitture rupestri animate da scene di caccia ma anche da figure simboliche, dalle sepolture

con rituali sofisticati, opere d’arte in osso, ornamenti per il corpo, primi strumenti musicali, nuove

tecnologie in pietra e costruzione di ripari più complessi, persino primi calendari lunari.

Le caverne decorate, come quelle di Chauvet, affascinano per il realismo di alcune pitture e per il

senso enigmatico di altre, al punto da esser ritenute come dei santuari, i primi dell’umanità, luoghi

di narrazione mitologica. Qui gli artisti hanno lasciato in positivo e negativo delle loro mani, anche

quelli di bambini, come a voler essere una firma.

Questi spazi sconfinati di pensiero e flessibilità cognitiva, non più asserviti solo ai bisogni della

sopravvivenza, sono probabilmente proprio ciò che ha reso possibile la rapida espansione di

Sapiens. Si ritiene che la specie abbia sempre posseduto le capacità di cerebrali fin dagli inizi, ma

che queste si siano sviluppate solo per ragioni connesse ad un innesco.

Il popolamento ha una velocità senza precedenti: sempre con il Paleolitico Superiore fa la specie

completa il popolamento delle terre emerse. Intorno ai 60000 anni fa le isole dell’arcipelago

indonesiano vengono occupate, formando un ponte ininterrotto di terre fino a Bali. Da lì, forse

grazie a prime forme di imbarcazione come tronchi e canoe, gli uomini arrivarono fino al

supercontinente australiano. Sfruttando invece le fasi glaciali, che avevano fatto emergere un

ponte di terra di 2000 km che collegava l’Alaska e l’Asia, il continente scomparso della Beringia,

selvaggio e battuto da venti artici, popolato da mammut lanosi e oggi quasi totalmente sommerso,

le popolazioni che dall’Asia avevano occupato la Mongolia e il Kazakhstan, salirono dalla costa

pacifica e si addentrarono fino a raggiungere il Nord America. Un ulteriore raffreddamento

climatico rallentò l’espansione, lasciando soli i primi colonizzatori. Dai 16000 anni fa essi scendono

ancora verso sud, occupando le zone della California, del Missisipi e della Florida, per poi

proseguire verso il Sudamerica, dove vi sono siti Brasiliani di 12000 anni fa. Arrivi successivi di

popolazioni asiatiche danno origine al ceppo nordoccidentale, che include navajo e apache,

mentre altri si stanziano nelle terre settentrionali. Nel frattempo avviene il popolamento

dell’Amazzonia attraverso i fiumi e da lì quello delle isole caraibiche e dell’estremo sud.

I sette miliardi di esseri umani che esistono ora presentano una variazione genetica molto ridotta, e

proporzionalmente sempre più bassa a mano a mano che ci si allontana dal continente africano,

uguale. Questo perchè quando una piccola popolazione si stacca e si allontana da quella di origine

essa porta con se una piccola porzione casuale della variazione presente della popolazione

madre, e saranno quindi più poveri geneticamente e con varianti più limitate, perciò trasmetteranno

sempre gli stessi geni agli uomini successivi.

I primi uomini anatomicamente moderni introducono una cultura molto diversa, chiamata

Aurignaziano, un’industria scoperta in una piccola cavità ad Aurignac. Con l'Aurignaziano

compaiono i primi manufatti di forma ben definita (punte di zagaglie, punteruoli, spatole, zappe)

ricavati da materiali duri d'origine animale e anche oggetti ornamentali, riti funerari complessi,

oggetti decorati, manifestazioni d'arte figurativa.

Successivamente vi sono la cultura Gravettiana e quella Maddaleniana, distribuite su diversi

territori europei, le quali sviluppano complesse strategie di caccia e sofisticate armature in pietra.

La cultura Gravettiana si sviluppa tra i 28 e i 23 mila anni fa e prende il nome dal sito di La

Gravette, in Francia, ed è caratterizzata dalla produzione di lamelle strette con ritocco su entrambi

i lati (“Punte di Gravette”). Il Gravettiano si caratterizza anche dalla produzione di arte mobiliare,

tra cui figurine femminili, chiamate Veneri, che risultano prodotte con uno schema geometrico di

tipo romboidale. Le figure son stete trovate in molto siti, sopratutto all’aperto, e sono lavorate in

pietra tenera di color verde-grigia, in osso o avorio. Una delle più importanti è la Venere di

Willendorf, in Austria: il sito si trova su un terrazzo fluviale a 30 m dal Danubio, ed ha restituito 3

figurine.

La Grotta di Caviglione ai Balzi Rossi, Liguria, restituì l’importante sepoltura di una donna

rannicchiata sul fianco sinistro, con la testa coperta da una cuffia decorata da piccole conchiglie

16

marine e canini di cervo. Sempre ai Balzi Rossi vi è una triplice sepoltura di un uomo adulto con

due giovani donne, tutti imparentati e la Grotta dei Fanciulli.

Si trova invece a Finale Ligure, nella Grotta delle Arene Candide, la sepoltura del Giovane

Principe: una sepoltura, con un corredo funebre particolarmente ricco, di un giovane di 14 anni.

Nella stessa grotta vi è una necropoli data 11000 anni fa, nell’Epigravettiano tardo, con i resti di

almeno quattordici individui. Alcune sepolture sono intatte, altre possedevano solo poche ossa. I

corpi giacevano su un letto di ocra rossa. Il corredo consisteva in macinelli ricavati da ciottoli

marini, utilizzati per macinare l’ocra, e diverse specie di conchiglie marine. Vi erano inoltre dei

vestiti, dei quali è stato possibile ricavare le caratteristiche dell’abbigliamento Gravettiano.

La selezione naturale continua comunque ad agire e lo fa sui nostri geni, mutandoli in base alle

innovazioni culturali. E così che la specie umana e quelle animali addomesticate si evolvono,

creando, ad esempio, una mutazione genetica come quella dell’enzima lattasi che ha permesso

alle popolazioni di digerire il latte e i suoi derivati anche in età adulta. La mutazione genetica si

trova ancora oggi in proporzioni diverse nei diversi popoli, e in numerosi gruppi è assente.

Mesolitico

Corrisponde all’inizio dell’Olocele, successivo al Pleistocele, e del Preboreale, cioè il primo periodo

di riscaldamento climatico successivo all’ultima glaciazione. Non appena il ghiaccio si è ritirato

dalle vallate alpine e dalle montagne, durante il periodo Pre-Boreale, Boreale e gli inizi

dell’Atlantico, compaiono le tracce di frequentazione umana sull’arco alpino.

Durante il Mesolitico si elaborano tecniche sofisticate di lavorazione della pietra, come quella della

"microlitica", nella quale piccole schegge di selce fissate a manici in legno o in osso sono utilizzate

per costruire utensili per la caccia e la raccolta dei vegetali. Di esse si hanno esempi triangolari di

industria Sauveterriana e altri trapezzoidali e lame di industria Castelnoviana.

La tecnica del miscrobulino è un procedimento per troncare una lama, per fabbricare

un’armatura geometrica (triangolare o trapezoidale): si pratica una intaccatura, detta incavo nella

lama, a partire dal quale si produce, con un colpo netto, una frattura che presenta un andamento

caratteristico. Il prodotto di scarto si definisce microbulino, mentre la lama troncata presenta una

punta a sezione triangolare molto robusta che può essere successivamente ritoccata .

La presenza di armature microlitiche indica un cambiamento nelle tecniche e nelle strategie di

caccia, indotto dal cambiamento climatico ambientale dell’inizi dell’Olocene: si diffonde ora la

caccia con l’arco e la freccia. Si ha inoltre uno sviluppo delle armi da lancio e in particolare si

generalizza l'impiego dell'arco e della freccia. Ciò è dovuto a rilevanti cambiamenti nella

composizione delle prede, tra le quali spariscono i grandi migratori, in seguito al riscaldamento del

clima. L'uomo deve adattarsi al nuovo ambiente di foreste e conosce una crescita demografica

senza precedenti.

Le abitazioni sono costituite da capanne che formano villaggi. 17

Neolitico (9 500-5 000 a.C.)

Con “neolitico” si intende l’età della nuova pietra. Il termine fu introfotto per la prima volta da Sir

John Lubbok, nel suo volume “Prehistoric Times”, pubblicato nel 1865. Si tratta di un’epoca

caratterizzata dall’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, della lavorazione ceramica e

della sedentarietà con i primi villaggi. Nonostante V. Gordon Childe la definì in seguito

“rivoluzione neolitica”, tali fenomeni sono però solo i risultati di un processo progressivo di

modificazione dei comportamenti dell’uomo nei confronti della natura.

Quando i ghiacci iniziano a ritirarsi e intorno agli 11500 anni fa gli effetti dell’era glaciale si

attenuano, il clima lascia nuove possibilità e i gruppi umani che hanno superato la glaciazione

iniziano a riprodursi e rapidamente accrescere demograficamente. Probabilmente fu proprio lo

squilibrio tra numero di esseri umani e cibo disponibile in natura a spingere gli uomini a sviluppare

l’agricoltura e l’allevamento. Ciò però portò sia ad una maggior disponibilità di scorte di cibo, sia

alle disuguaglianze sociali e sessuali, a giornate lavorative più lunghe e ad un’alterazione

dell’ambiente naturale, che comportò perdita della biodiversità, a causa di una mutazione genetica

di piante e animali messi in cattività, e l’acidificazione degli oceani.

A partire dall’epoca degli ultimi cacciatori-raccoglitori gli uomini hanno spesso stabilito dimora in

località il cui ambiente era in grado di nutrirli tutto l’anno senza che essi dovessero spostarsi.

Questi luoghi erano generalmente le rive di laghi e fiumi o le coste marine, posti che permettevano

la pesca e la crescita di piante selvatiche, oltre ad attirare selvaggina e grandi animali desiderosi di

abbeverarsi. La sedentarizzazione non è quindi derivante dall’agricoltura, si tratta bensì di un

processo inverso.

Si iniziarono perciò a coltivare le piante di cui già ci si cibava allo stato selvatico e ad allevare i

più miti tra gli animali cui prima si dava la caccia. La disposizione del continente euroasiatico, che

da ovest a est è disposto alla stessa latitudine e comprende un’ampia fascia climatica temperata,

ha facilitato la diffusione delle specie animali e vegetali, la loro domesticazione e lo scambio di

tecnologie fra diverse culture, mentre in altre parti del mondo, come le Americhe, la costante

differenza di clima tra le varie latitudini fa da barriera ecologica. La domesticazione comparve

dunque contemporaneamente in più parti del mondo e ciascuna riguardò specie localmente

disponibili. La diffusione delle conoscenze avvenne tramite due metodi: l’apprendimento da parte

dei gruppi confinanti o l’espansione fisica dei coloni agricoltori.

E’ nel Vicino Oriente che inizia la pratica dell’agricoltura, la quale raggiunge il sui massimo fulgore

con il sito di Çatal-Hüyük, in Turchia. Qui venne edificato, nel VII millennio a.C., un agglomerato di

12 ettari le cui case erano tutte ammassate le une contro le altre e il passaggio da una casa

all'altra avveniva sui tetti, che erano piatti: si entrava in casa tramite una scala che scendeva da

un'apertura sul tetto. Non vi era quindi un impianto urbanistico. Queste case erano dei monolocali

e anche il tetto veniva utilizzato per vivere. Sfruttati erano poi i cortili, in cui si svolgeva la maggior

parte della vita quotidiana, si cucinava, si tenevano provviste e animali domestici. Troviamo nel sito

di Catal Höyük delle pitture murali all’interno delle case. Le pitture murali si trovavano nelle case e

avevano valenze ritualistiche, venivano creati, poi coperti con tinte bianche e ridipinte di volta in

volta. Raffiguravano scene di caccia in cui i grandi animali erano raffigurati in ocra e gli uomini in

nero spesso disposti a circolo intorno all’animale. Si sperava così di attirare la benevolenza della

natura e delle divinità. Si trovano anche istallazioni di crani di animali, soprattutto di toro,

scarnificati e ricoperti di argilla, il che fa pensare a santuari privati. Il toro infatti era un animale

selvatico, non facile da catturare e che dava una forte risorsa alimentare e le cui pelli erano

significative. Era inoltre il simbolo del dio della tempesta, in quanto il suo muggito somiglia a

rumore di un tuono. Toro e leone erano considerati gli antigonisti dell’uomo e i modelli a cui esso

doveva aspirare. 18

Questi progressi non poterono essere realizzati senza una nuova infrastruttura sociale e

trasformazione economica. Al primo posto va appunto collocata l’agricoltura: in Vicino Oriente

questa decisione di intervenire sul mondo vegetale avvenne nel VIII millennio a.C.. Pare che a

Mureybet nel 7500 a.C. vi fosse stato l’avvio della coltura di orzo, frumento selvatico e lenticchie e,

nello stesso periodo, a Gerico, venne piantato anche il farro. Presto il fenomeno andò

espandendosi.

Per quanto riguarda l’addomesticamento, potrebbe essere di poco posteriore a quello dei cereali,

escluso quello del cane, la cui domesticazione ha probabilmente inizio nel Netufiano. La

domesticazione del montone avvenne verso il 9000 a.C. ai piedi del monte Zagros, la capra era già

in condizioni domestiche nel 7000 a.C., mentre quelle del suino sono più difficili da rilevare, in

quanto i resti osteologici sono simili a quelli della specie da cui esso è evoluto, cioè il cinghiale. La

comparsa di bovidi domestici è invece tardiva e rapida.

Parallelamente la regione tra i monti Zagros e il continente indiano doveva aver sviluppato delle

tradizioni autonome ed essersi evoluta in condizioni di semi-autonomia con un’economia basata su

agricoltura e allevamento.

Dai monti del Tuaro a quelli Zagros si accentuò l’insediamento stabile di civiltà agricole e le

prime forme di sfruttamento dell’irrigazione permisero alle comunità di svilupparsi nelle regioni

aride. Si passò velocemente all’uso della ceramica dipinta e poi di una primitiva metallurgia,

pertanto il neolotico di queste regioni è molto breve e viene velocemente sostituito dall’età del

rame.

Nell’Iran preceramico si sviluppò un’economia di produzione basata sulla coltura dell’orzo e del

frumento e sull’allevamento dei caprini.

Le terre egee furono le prime ad adottare i nuovi sistemi economici, considerata la loro vicinanza

all’Anatolia e al Levante. Così, verso il 6000 a.C. la Tessaglia, Creta e il Peloponneso adottarono la

coltura dei cereali e l’allevamento di caprini, bovidi e suini. Sorsero presto villaggi permanenti di

agricoltori, dotati di abitazioni con sedili di pietra e muri di mattoni crudi. Le case avevano

fondamenta in pietra e la loro pianta era circolare o quadrangolare.

Importanti località sedentarie, in cui aveva luogo una regolare ricostruzione edilizia che quindi

portava a un progressivo sopraelevarsi dei siti (tell), sfruttarono le terre fertili adottando la coltura

del frumento, dell’orzo, dei piselli e delle lenticchie. Le abitazioni erano quadrangolari, in legno e

malta di fango e paglia. La terracotta aveva forme semplici ed era decorata con colate di argilla,

raramente dipinta.

Nell’area culturale detta danubiana (da Moldavia e Polonia, fino al bacino parigino) si evolse una

cultura neolitica originale e standardizzata, con grandi abitazioni rettangolari dalla struttura in pali

di legno, raggruppate in villaggi costruiti su terrazze. La fase più arcaica è detta “ceramica lineare”,

in quanto caratterizzata da una decorazione ceramica a base di motivi a nastro, spirale o meandri.

Nel Mediterraneo, in luoghi come Dalmazia, Italia, Francia meridionale e Penisola Iberica, il primo

neolitico è caratterizzato da una ceramica decorata a impressione. L’allevamento predominante è

quello degli ovicaprini e si associa ad una agricoltura ben sviluppata, a cui si aggiungevano altre

attività come pesca, caccia e raccolta. Nelle aree alpine nacquero le cosiddette città lacustri: nella

maggior parte dei casi le abitazioni venivano costruite su terra ferma, ma vi erano casi di

sopraelevazione con l’unico scopo di isolarle dall’umidità. L’ambiente lacustre ha permesso di

conservare in condizioni eccezionali gli utensili in legno presenti sui siti, oltre a tracce di vegetali

consumatii. Nell’Italia del sud i siti vennero presto circondati da fossati, mentre più a settentrione

continuava ad esistere l’abitato in grotta, insieme ai primi villaggi.

L’Europa settentrionale (Polonia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Germania) non offrivano

condizioni favorevoli allo sviluppo agricolo, ma la grande quantità di coste, laghi e corsi d’acqua

assicurava risorse diversificate per pesca e caccia. La coltura dei cereali venne adottata solo

tardivamente nel IV millennio a.C., mentre l’allevamento privilegiò particolarmente il maiale. Le loro

case erano a forma rettangolare, allungate anche per 10-40 metri. Questi grandi edifici avevano

tetto a duplice pendenza ed erano sostenuti da una serie di pali centrali e laterali. 19

Più a nord le popolazioni non adottarono un’economia di produzione, ma continuarono a occuparsi

di caccia e pesca. Si occuparono però di sperimentare la terracotta.

Il fuoco fu un grande alleato e il principale ausilio che permetteva agli agricoltori di lavorare. Le

grandi foreste dell’Europa vennero dissodate con l’ascia di pietra e poi con l’uso del fuoco. Seguiva

un’agricoltura sul terreno bonificato, mentre un sistema di maggese gli consentiva di rigenerarsi.

Nella regione mediterranea, dove i suoli sono più fragili, l’aggressione agricola comportò una più

rapida evoluzione dell’ambiente, che venne umanizzato più rapidamente e in maniera irreversibile.

Il suolo veniva preparato con un aratro dal manico di legno, con lama in pietra o osso, mentre la

mietitura avveniva servendosi di falci. Inizialmente si utilizzavano i bovini per ripulire i campi

appena dissodati o per trainare gli alberi abbattuti usati per costruire case, poi essi vennero

utilizzati anche per l’aratro e in seguito per il carro a ruote.

Un punto importante dell’evoluzione delle società neolitiche dell’Europa occidentale è il passaggio

progressivo dalla tomba individuale alla tomba collettiva. Nel Neolitico più arcaico si faceva

ricorso alla sepoltura individuale in fossa o cassa, nel corso del IV millennio a.C. o dal III millennio

a.C. l’inumazione in tombe collettive è divenuta la regola: sono grandi tombe megalitiche o grotte

usate come sepolcri. Si tratta di una caratteristica precisa delle culture dei popoli del Mediterraneo

e dell’Europa. A questi monumenti si da il nome di dolmen, dal bretone “tavola di pietra”.

Il territorio che fu dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche possedeva delle

differenze climatiche rispetto al resto del Vecchio Continente che spiegavano le differenze

cronologiche dei processi di sedentarizzazione.

Più a meridione vi sono le tracce più antiche di agricoltura, dove le popolazioni erano in contatto

con quelle del VO e dell’Europa balcanica. E’ dal 6000 a.C. che nascono i primi villaggi sedentari,

ma con essi si parla ancora di un ruolo fondamentale di caccia e pesca. Nonostante ciò vi sono

tracce di animali domestici e anche di attrezzi per la coltivazione.

Nella zona delle steppe, tra i Mar Nero e il Mar Caspio, l’allevamento del bue e del maiale è

confermato a partire dalla fare preceramica, caratterizzata da vasi di pietra del fondo a punta,

mentre l’allevamento dei bovidi e degli ovicaprini fece la sua comparsa nel V millennio a.C.,

contemporaneamente a una ceramica a fondo conico e un’agricoltura rudimentale.

In Asia centrale si assistette alla nascita di comunità sedentarie e dell’agricoltura, favorita da

irrigazione, a partire dal VI millennio. Si costruirono villaggi di mattoni crudi e pisé (impasto di terra,

ciottoli e fibre vegetali).

I territori più a nord invece erano chiusi al nuovo sviluppo agricolo, in quanto, dominati da boschi

ininterrotti, qui gli abitanti avevano una densità bassa e il clima non era favorevole allo sviluppo

agricolo, perciò vivevano con la caccia, la pesca e la raccolta. In ogni caso, un po’ alla volta, anche

qui vennero adottate le tecniche del neolitico, con lo sfruttamento di miniere e gallerie e il

perfezionamento degli strumenti di caccia e pesca. Nei presi delle coste la sedentarietà era

comunque più frequente, le case erano costruite in legno, pellami e rami secchi. Qui l’adozione

della terracotta avvenne nel IV millennio a.C., con un modello di decorazione puntiforme.

L’agricoltura e l’allevamento fecero comparsa solo alla fine del Neolotico.

Anche la Cina ha invece costituito un centro precoce di insorgenza del Neolitico. Le sue terre a

loess (sedimento eolico molto fine), nel settentrione, erano facili da lavorare e furono la culla delle

comunità agricole sin dal VI millennio. Successivamente si sviluppò lungo il fiume Giallo la cultura

di Yangshao, i cui abitati venivano costruiti su terrazze che dominavano i corsi d’acqua. Il sito più

conosciuto è quello di Pan-P’o, racchiuso da un fossato, include abitazioni circolari o

quadrangolari, dalle pareti in legno, graticcio e argilla, mentre dei pali sostenevano la struttura e il

tetto in stoppie. Si allevavano principalmente maiali e cani, mentre i buoi e ovini avevano poca

importanza. Si coltivava il miglio e il riso. La ceramica era di recipienti dipinti di nero o rosso, con

decorazioni di motivi geometrici e di alta qualità.

La cina meridionale invece era caratterizzata da un’industria litica su ciottoli. Queste popolazioni

vivevano di caccia, pesca e raccolta. 20

Le società createsi diedero l’inizio a una nuova e più articolata gerarchia sociale. Nacquero le

prime classi non produttive, come scribi, soldati e sacerdoti. Alcuni personaggi trassero vantaggio

dalla circolazione dei prodotti agricoli, ceramici e metallici, acquisendo una posizione elevata

all’interno della società. In questo modo la società iniziò a stratificarsi. Si può assistere all’ascesa

di personaggi potenti, il cui potere è dimostrato dall’accumulazione e conservazione di pezzi rari o

di arredi all’interno delle loro tombe, tra di essi il tesoro di Priamo a Troia.

L’accumulo delle risorse diede inizio ai commerci e con essi al calcolo matematico delle quantità di

beni barattate. Nacque la geometria e quindi la scrittura. Mentre vi fu anche l’inizio delle prime

religioni neolitiche e dei luoghi a loro connesse.

Era frequente l’utilizzo di grosse lastre di pietra non solo nella costruzione di tombe, ma anche in

quella di altri monumenti, come i templi. Questi erano formati da pietre conficcate nel terreno, dette

menhir, o conficcate e disposte in cerchio, dette cromlech, e queste manifestazioni artistiche erano

raggruppate sotto il nome di megalitismo. Il termine si usa anche per allestimenti piccoli o medi,

l’importante è il loro scopo. E’ nell’Europa atlantica che compaiono i monumenti delle comunità

neolitiche.

I menhir più alti ancora eretti hanno l’altezza di circa 10 m e li possiamo trovare in Bretagna. La

funzione di queste pietre può essere quella di monumento, stele commemorativa, edificio religioso,

testimonianza di culto della fecondità, la risposta è ancora incerta, così come la loro

contemporaneità. Alcune di queste pietre, dopo tempo dal loro innalzamento, vennero fatte cadere

e spaccate, per poi essere riutilizzate per tombe megalitiche, per questo si ritiene che potessero

anche rappresentare personaggi di importanza sociale o religiosa, o idoli, e che la rottura del

monumento stia ad indicare proprio la fine di un’epoca e la modifica di strutture religiose e sociali.

Sulla religione stessa dei primi agricoltori si possono fare solo supposizioni. A partire dal VII

millennio a.C. appare probabile il culto degli antenati a Gerico, come testimoniato dall’esposizione

di teschi dal viso modellato in gesso. Nell’Europa del sud un’abbondante statuaria privilegia invece

le figure femminili, sulle quali sono messe in risalto gli organi genitali e il seno, come a indicare un

culto della fecondità. Si ritiene, infatti, che si fosse sviluppato un pantheon orientato verso le forze

di rigenerazione ricollegate alle preoccupazioni agricole. 21

Età dei metalli

E’ in questo periodo (3200-2900) che abbiamo la rivoluzione urbana. Si tratta di un processo

molto lungo che inizia già nelle epoche precedenti ed ha la propria prima vera espressione nel

tardo Uruk, VO. Tale rivoluzione è dovuta ad un insieme di fattori: crescita demografica, maggior

produttività dovuta all’innovazione della tecnologia, l’accumulo delle risorse, la specializzazione del

lavoro. Tutto questo implica un surplus economico che quindi permette ai villaggi di investire in

grandi progetti, come la costruzione di edifici monumentali fondamentali per la via della città, e un

accumulo di risorse che obbliga la popolazione a trovare un nuovo sistema di gestione di esse: la

gestione centralizzata. In genere in città tale gestione avveniva da parte del santuario, edificio

dedico non solo alla religione ma anche alla vita cittadina. E’ in questo modo che nasce una élite e

quindi avviene una stratificazione socio-economica. Importante a riguardo è il rinvenimento di una

lista lessicale con i nomi dei lavori che ci indica la gerarchia e la specializzazione del lavoro. Inoltre

l’accumulo delle risorse e comporta la nascita di uno modo per amministrarle, è così che nasce la

prima forma di scrittura. Altra testimonianza dell’amministrazione delle risorse e della loro

standardizzazione per la redistribuzione della razione alla massa sono le ciotole con orlo smussato

che erano frutto della produzione di massa.

La città è una realtà complessa e in cui vi sono una moltitudine di attività differenti e enti che se ne

occupano.

Lo stato è invece una organizzazione stratificata al cui interno viene a crearsi una élite basata sulla

specializzazione lavorativa. L’economia è controllata da tale élite e così anche gli edifici pubblici,

mentre la religione è in mano a sacerdoti a tempo pieno.

Con il Tardo Uruk abbiamo, quindi, lo sviluppo dei primi grandi centri urbani che divengono veri e

propri stati, portando così alla nascita delle città-stato. Le città sono quindi centri politici e religiosi.

Si consolida un sistema sociale di disuguaglianza, in cui le élite richiedono manodopera per la

realizzazione di edifici monumentali e la produzione di ceramica di massa. Si appropriano così

dell’attività artigianale e poi di quella agricola e dell’allevamento, detenendo il controllo di tutte le

risorse economiche e gestendo quindi le attività commerciali. La popolazione perciò lavora per

coloro che hanno il potere, i quali, in cambio, offrono protezione e sostentamento.

Fenomeno parallelo alla nascita delle città è quella della scrittura. Ciò è dovuto per una necessità

economica: la gestione delle risorse. E’ un fenomeno che inizia intorno al IX millennio e giunge alla

completezza solo nel IV. I suoi stadi sono molteplici: tokens semplici, tokens complessi, bullae,

tavolette numeriche e tavolette ideografiche.

I tokens semplici (8500-3000 a.C.) sono degli oggetti di pietra o argilla a forma di sfera, cerchio o

cono, senza nessun tipo di incisione. Si tratta di contrassegni utilizzati per i calcoli.

I tokens complessi (3500-3000) hanno invece forma molto differenti e sono incisi. Entrambi

questi metodi sono molto diffusi in tutta la Mesopotamia.

Le bullae sono invece delle sfere di argilla vuote, all’interno delle quali erano inseriti i tokens. Ogni

tipo di token rappresentava una diversa merce e il numero di essi una certa quantità di quella

merce. Sulla bulla era poi impresso un sigillo, il quale era il segno di riconoscimento di funzioni

amministrative o individuali.

Col tempo si pensa di raddoppiare le informazioni fornite dalla bulla, in quanto non si sarebbero

potuti vedere i tokens se non rompendola e questo avrebbe infranto il sigillo di garanzia. Per tale

motivo si decise di imprimere sulla bulla i tokens poi inseritevi. Si deduce che era perciò inutile a

quel punto inserire i tokens nelle bullae, ma che bastava la loro incisione a far capire il numero di

merci. Per tale motivo vengono a crearsi le prime tavolette. Ogni tavoletta era tonda e veniva

sigillata e su di esse impressi i tokens. Si tratta di un processo di astrazione.

A questo punto si pensò che così come poteva essere impresso un tokens, si sarebbe potuto

incidere una qualunque iscrizione: nascono le tavolette numeriche, su cui è inciso il disegno,

pittogramma, del prodotto e con i tokens la quantità di tale merce.

Con il tempo i disegni divennero segni cuneiformi. Gli strumenti utilizzati per la scrittura erano

argilla, canna e acqua. Su un documento amministrativo arcaico era perciò indicato l’oggetto di cui

il testo trattava, la sua quantità attraverso i tokens impressi, un lasso di tempo, il nome del

funzionario, il tipo di documento e la finalità di esso. Parliamo quindi di tavolette ideografiche. 22

Oltre ai testi amministrativi la scrittura veniva anche utilizzata per le liste lessicali. Si tratta di testi

compilati dagli scribi per finalità didattiche, per istruire futuri scribi. Potevano essere liste di nomi di

animali, lavori, divinità, cibo o oggetti. Abbiamo anche tavolette sulle quali sono incisi esercizi

lessicali e prove di scrittura, probabilmente per gli allievi. Le scuole scribali erano legate a templi o

palazzi, ma si trovano tavolette scritte anche nelle case private. Probabilmente esistevano scribi

che si offrivano di scrivere lettere per i cittadini, ma anche i cittadini stessi spesso erano in grado si

scrivere in forme elementari.

Il sigillo era un oggetto in pietra, avorio, terracotta o metallo, tipicamente cilindrico, che veniva

fatto rotolare sulla tavoletta o sulla bulla per imprimere il segno distintivo del funzionario

responsabile dell’amministrazione di un tale bene. Era di piccole dimensioni e veniva portato al

collo, alla cintura o al braccio. Su di esso erano in rilievo forme animali, dei o uomini in

processione.

Protostoria

Durante il II millennio prima di Cristo le popolazioni europee adottarono il bronzo come materiale,

lega di stagno e rame, più resistente. Lo stagno rappresentò la ricchezza dei paesi che lo

possedevano e i commerci si consolidarono grazie alla circolazione di lingotti di materiale e di

oggetti, come ninnoli e armi, in bronzo, fatto che trasformò anche il modo di vivere. L’entusiasmo

rivolto agli oggetti in bronzo contribuì a diffondere la scienza dei fabbri ed entro la fine dell’Età del

Bronzo era raro trovare uno dei villaggi più importanti sprovvisto di officina.

Attorno alla fine del II millennio giunsero in Europa centrale alcuni lingotti in rame prodotti in Asia

minore e i fabbri della Boemia li copiarono e ne diffusero l’impiego. Grazie allo stagno della

Boemia la civiltà di Unetice, dall’eponimo sito vicino a Praga, produsse in serie oggetti in bronzo:

spille, pugnali, asce, alabarde, ecc.

La produzione di Unetice diede luogo a delle imitazioni diffuse sino nell’Europa meridionale, ma

successivamente le officine svilupparono dei modelli regionali propri.

Le coste situate sull’Atlantico e sul Mare del Nord divennero un altro centro per la cultura

Wessex. I suoi principi ci sono noti grazie a vasti tumuli, circondati da fossati, che racchiudono

delle sepolture. I tumuli coprivano delle stanze in pietra, all’interno delle quali vi si trovava il

corredo funerario, deposto in forzieri di quercia, formato da punte di freccia, pendenti d’ambra,

spilloni, asce e pugnali di metallo conservati nelle proprie custodie di legno o piombo.

Importanti sono poi i grandi edifici creati, formati da pali disposti in cerchi concentrici o da menhir,

come a Stonehenge. Si trattava di templi astronomici, nei quali officiavano sacerdoti o stregoni.

Fabbri e orefici erano artigiani di notevoli capacità e scoprirono presto la potenzialità della pasta

vitrea colorata, mentre crearono degli ornamenti in oro a forma di falce di luna, detti lunule, che

venivano portati al collo con delle catene.

I paesi scandinavi, poveri di metalli ma ricchi di ambra, adottarono con ritardo la metallurgia del

bronzo. Alcuni pugnali di Unetice dovevano essere arrivati in questi paesi attorno al 1600 a.C., ma

determinarono soprattutto la creazione di copie in selce tagliata. Solo a partire dal 1400 a.C.

comincia l’Età del Bronzo in questa cultura. Documenti preziosi sui riti funerari in voga sono giunti

fino ad ora e ci spiegano che i tumuli proteggevano i sarcofagi in pietra o legno di quercia, alcuni

dotati di manici, all’interno dei quali son stati ritrovati i sudari in pelle bovina e i corpi dei defunti

naturalmente mummificati. Anche i costumi di lana bruna sono intatti: mantelli, gonne e calotte di

lana, o berretti a tubo, da uomo, abiti e cappellini da donna, armature di frassino intrecciato, cinture

decorate con perle di bronzo con appesi pettini in osso.

Attorno alla metà del II millennio i barbari dell’Europa continentale affermarono la loro unità

adottando riti funerari comuni, nonostante ogni popolazione contadina conservò i propri costumi.

Dappertutto in Europa si trovano tumuli in necropoli di centinaia di tombe, per tale motivo quesa

civiltà è denominata civiltà dei tumuli.

Il bronzo divenne di uso comune e regolare e la produzione si specializzò, con laboratori che

producevano in serie oggetti in stampi di pietra. 23

Le popolazioni della regioni atlantiche e mediterranee non parteciparono a questa corrente. In

Gran Bretagna i discendenti dei Wessex adottarono il rito dell’incenerazione e introdussero la

stessa usanza in Olanda e Belgio.

Attorno al 1200 a.C. e sino al 700 a.C. anche in questa civiltà dei tumuli andò diffondendosi

l’usanza dell’incenerazione. Si diffusero così modelli ceramici adatti alla pratica di questo nuovo

rito. Nasce così la civiltà dei Campi di Urne, che sembra essersi diffusa fino alla Spagna e

all’Italia Meridionale.

I campi di urne erano delle necropoli costituite da fosse o tombe tumulate, racchiuse da un cerchio

di pietra. Un’urna conteneva le ceneri di un defunto cremato e a volte, quando queste non erano

poste accanto ad essa, delle offerte: armi, gioielli, recipienti, pezzi di carne, ecc.

Mentre in questo periodo le civiltà mediterranee furono colpite da traumi quali la caduta dei

Micenei, di Troia e degli Hittiti e l’attacco dell’Egitto da parte dei Popoli del Mare, le civiltà

dall’Atlantico al Mare del Nord rimasero esterne a questi problemi ed ebbero una evoluzione meno

contrastata. La produzione delle officine atlantiche alimentava mercati sempre più ampi e lungo le

rotte commerciali nelle valli francesi questi prodotti entrarono in concorrenza con quelli delle fucine

delle Alpi nord-occidentali, creando una rivalità tra fabbri.

La vita contadina del II millennio ruotava intorno alla coltivazione del frumento e dell’orzo, a volte

anche dei legumi. Veniva utilizzato già l’aratro e la zappa e i campi erano racchiusi in recinti

geometrici. In questo modo si ottenevano dei raccolti cospicui. Poi si mieteva con la falce di

bronzo.

Anche l’allevamento si era razionalizzato, con l’abituale transumanza estiva, la stabulazione in

media montagna. Le mandrie e le greggi svolgevano un ruolo economico importante. Anche la

caccia però svolgeva un ruolo non trascurabile e integrante.

Il cavallo invece era ancora raro, un animale di lusso, ma addomesticato e impiegato per tirare

carri a ruote.

I grandi villaggi dell’Età del Bronzo erano costruiti lungo gli assi di comunicazione, circondati da

trincee e con pianta regolare. Erano formati da case rettangolari di 30-60 cm2 in legno, in parte

scavate nel suolo, con pareti ricoperte di intonaco.

La cultura Hallstatt si sviluppa intorno al 1000-500 a.C., in una località dell’arco alpino austriaco

in prossimità di un lago, zona molto particolare e piuttosto inaccessibile. Questo sito da il nome alla

cultura eponima dell’eta del ferro ed è stato dichiarato sito importante dall’Unesco per ciò che

conserva. E’ una cultura molto estesa in tutta Europa occidentale e ha avuto dei contatti con

l’Europa centrale e con ambienti del Mediterraneo. Durante i VI e V secoli questa civiltà occupò per

lo più gli altopiani e le colline che delimitavano le pianure europee. I centri erano formati da grandi

case-fattorie, dotate di granai, cantine e luoghi per ospitare gli artigiani, creando così delle vere e

proprie città basse, delle fortezze. I prìncipi di queste fortezze basavano proprio il loro potere sul

controllo del commercio e dell’artigianato.

Questa cultura di Hallstatt è legata al sale, tanto che in celtico “hall” significa, appunto, sale. Il sale

di Hallstatt allo stato naturale, il salgemma, è rosa. Questa attività di sfruttamento del sale era

legata all’allevamento del suino quindi alla lavorazione della carne (età del bronzo) poiché il sale

era utilizzato per conservarla. Veniva però usato anche per altre utilizzazioni, come lo scopo

medicinale. Il prelevamento, lo sfruttamento e il commercio del sale era fonte di arricchimento per

questa civiltà, infatti recenti scavi hanno riportato alla luce delle evidenze che attestano lo

sfruttamento del salgemma presente in questo sito già a partire dal neolitico.

Nonostante il sale sia un materiale di origine marina lo possiamo ritrovare in zona alpina in quanto,

durante il Mesozoico, era presente un bacino marino in quell’area, poi prosciugato. Grazie al

movimento delle placche tettoniche terrestri si sono formati però questi sedimenti salini.

Già a partire dal neolitico potevano essere costruiti dei pozzi utilizzati per l’estrazione del sale. Vi

erano dei pozzi verticali con infrastrutture lignee (per esempio, scale) per la discesa nel deposito

salino. Le scale probabilmente erano costruite senza l’uso di chiodi, ma le assi erano incastrate tra

loro. Per la discesa nei cunicoli minerari gli uomini utilizzavano, come sistema di illuminazione, dei

piccoli arbusti incastrati nella parete della miniera che poi venivano accessi. Sono stati ritrovati

centinaia di questi ramoscelli. 24

Per trasportare il sale fuori dalla miniera l’uomo dell’età del bronzo si serviva di un set di attrezzi:

una specie di badile, pale in legno di acero, picconi composti da una lega base di stagno e inseriti

in manici in legno di quercia. Attraverso queste evidenze è stato possibile dedurre che

probabilmente durante l’età del Bronzo il sale venisse estratto frantumando la roccia coi picconi e

trasportato in piccole gerbe. Durante l’età del ferro si passa ad un sistema di estrazione differente:

l’uomo piccona la parete di sale, dando una forma a cuore, dopodiché estrae il blocco e lo

trasporta con una corda legata ad un bastone poggiato in spalla.

Nel sito è presente anche la famosa necropoli che si colloca a diverse centinaia di metri sopra il

livello del lago. Oggi è presente un parco archeologico ed è possibile fare una visita nei corridoi

della miniera ottocentesca. La scoperta della necropoli è stata fatta in un piccolo pianoro, dove

sono state scavate le prime tombe dell’età del ferro. Da qui iniziano anche le imboccature dei

corridoi che portano nelle miniere. Nella necropoli vi erano due tipi di sepolture: inumazioni e

cremazioni. Gli esploratori ottocenteschi, nel 1846, avevano totalizzato circa 1300 sepolture, le

quali avevano tutte un ricco corredo. Oggi gli archeologi austriaci hanno individuato altre sepolture

più profonde ed immaginano che le inumazioni fossero eseguite con l’inumato avvolto da un

sudario, fermato da spille, e che sopra vi fossero posizionati oggetti preziosi, mentre intorno era

posto tutto il vasellame: vasi decorati e secchielli in metallo. La ricchezza delle loro tombe

dimostrava il loro prestigio. Le sepolture dei capi e dei loro cari erano spesso dotate di un

abbondante corredo funebre e la camera funeraria decorata di sete e stoffe, lana e pelli, recipienti

di bronzo, armi, gioielli, vasi e coppe d’argento.

Per quanto riguarda la composizione sociale, abbiamo la distribuzione dell’età di morte in maschi

adulti e femmine adulte, data dall’analisi di 215 individui, in cui in età adulta era maggiore il tasso

di morte nelle donne rispetto agli uomini.

La cremazione di un adulto di taglia media lascia circa 2,5 kg di resti combusti. L’area di

cremazione era raramente anche la stessa di sepoltura.

Sono stati recuperati anche migliaia di frammenti tessili, appartenenti ai minatori di quell’epoca:

questi frammenti avevano molteplici motivi decorativi ed erano composti da materiale come la lana

(dal museo di storia naturale di Vienna, urna biconica con scena di tessitura con telaio verticale).

La fase antica dell’età del Ferro è spesso assimilabile alla civiltà di Hallstatt. I due avvenimenti

vanno di pari passo in quanto i capi guerrieri che sembra dominassero questa civiltà portavano

armi di ferro. L’economia Hallstatt sembra si basasse più sul commercio che non sui conflitti e le

conquiste: circola in Europa la produzione in ferro di gioielli e oggetti, da parte dei fabbri,

nonostante restino importante il commercio di bestiame, prodotti da caccia e materie prime.

In alcune regioni le culture indigene accolsero con minor entusiasmo questa novità e continuarono

a vivere come popoli dei Campi di Urne.

Le civiltà dell’Età del Ferro appartenevano più che altro ai Celti, che trovavano radici nella cultura

dei Tumuli dell’Età del Bronzo. Questo mondo intensificò i propri contratti con le città greche ed

etrusche, iniziando uno scambio di merci importante: i vasi etruschi di metallo e le ceramiche

greche venivano poste nelle tombe celtiche.

In particolar modo i capi militari erano seppelliti con le proprie armature e armi, come lance e

spade, talvolta adornati di gioielli in oro, altre accompagnati da carri da guerra a due ruote. Le

tombe contenenti i carri erano spesso circondate da un fossato o ricoperte da un tumulo.

Per quanto riguarda l’arte, la pittura celtica si impregna di orientalismi, con decorazioni non più

geometriche, ma raffigurazioni di anatre e animali mitici, palme e fiori di loto, alberi della vita e

mostri. Verso la fine del IV secolo si passò invece a un’arte più astratta e geometrica. 25

LA SELCE: TECNICHE DI ESTRAZIONE

La selce è la materia prima di norma più impiegata durante la preistoria per la scheggiatura di

oggetti. Si trova in natura in depositi di origine marina, sotto forma di arnioni, o liste, o strati.

Le aree minerarie di estrazione della selce, di epoca preistorica, si distinguono per la presenza di

depressioni che corrispondono all’imboccatura degli antichi pozzi estrattivi, poi riempiti di deposito.

Alcune miniere presentano profondi pozzi dai quali dipartono delle gallerie orizzontali di estrazione,

che seguono le vene di selce. I corridoi orizzontali sono scavati per seguire la vena di selce che

spesso è tutt’ora visibile e riconoscibile lungo le pareti. Essi sono percorribili sono a carponi a

causa della loro altezza limitata.

Le miniere di estrazione di selce sono note a partire dal Neolitico più antico. Dall’interno delle

miniere gli scavi hanno portato alla luce numerosi oggetti impiegati dagli operai preistorici.

Principalmente picconi in corno di cervo, ma anche in pietra, pale tratte da scapole e lampade in

pietra per illuminare le gallerie.

Un esempio straordinario di miniera, più antiche d’Europa, del Neolitico, è quella in Valle Lagorara,

nella Liguria di Levante. Si tratta di una miniera di diaspro color fegato ed è molto visibile tale

estrazione nelle pareti della montagna. Tra gli oggetti raccolti durante le ricerche vi sono numerosi

ciottoli con tracce di usura, usati per pieccattare e quindi staccare blocchetti di diaspro dagli

orizzonti di materiale. Sulla montagna son state aperte diverse trincee di scavo, oltre ad essere

ritrovati diversi depositi di schegge, in quanto il diaspro era scheggiato direttamente all’interno dei

ripari della roccia.

Miniere di selce si trovano non solo in Europa, ma anche in altri contesti, come nella Valle

dell’Indo. 26

PRIMI MANUFATTI

L’industria litica è la creazione di oggetti in pietra

lavorata. Venivano lavorate soprattutto rocce simili al

vetro, come il quarzo e il vetro vulcanico (ossidiana).

Attraverso l’osservazione dei manufatti in pietra è

possibile leggere i gesti tecnici che lo hanno prodotto, la

materia prima di cui è composto e quindi il contesto

geologico, le tracce di utilizzo (tracceologia) e le azioni

non umane che lo hanno modificato. Due tipici effetti

della natura sono i crioclastici e i termoclastici: i primi

sono effettuati dal ghiaccio e spaccano la rocca

linearmente, mentre i secondi sono causati dal fuoco e

comportano dei distacchi con andamento circolare.

Le industrie litiche possono essere studiate da molti punti di vista:

Materia prima: è importante perchè è coerente con il contesto geologico e con il metodo di

• lavorazione in quanto non tutte le materie prime sono lavorabili allo stesso modo, alcune

possono esserlo direttamente, altre necessitano di pre-trattamenti (come il riscaldamento che

facilita il distacco perchè interferisce con il reticolo cristallino della pietra).

Azioni fisiche: come la tecnologia di distacco, la qualità della manifattura e la funzione

• dell’oggetto. Si tratta di azioni legate alle funzioni psicomotorie, quindi all’evoluzione celebrale

e cognitiva dell’uomo, in quanto il corpo agisce entro limiti gestuali e mentali.

La classificazione Clark si basa sui modi di produzione dei manufatti, e li numera da 1 a 5:

MODO 1 -> strumenti su ciottolo e schegge. Viene effettuata una percussione diretta con

• percussore duro, cioè l’uomo recupera la materia prima e la spacca con una incudine, mentre

se si tratta di un ciottolo allora viene utilizzato un altro ciottolo di pari durezza. Si tende a

scheggiare una sola faccia della pietra e in base al numero e alla forma delle scheggiature i

ciottoli vengono suddivisi.

MODO 2 -> strumenti bifacciali, realizzati su schegge,

• blocchi o grossi ciottoli. Lo strumento prende aspetto

differente in base alla sua funzione e può essere

triangolare, subtriangolare, cuoriforme, cuoriforme-

allungato, subcuoriforme, ovolare, a mandorla e

discoidale. Questi strumenti l troviamo distribuiti in

Europa e Africa fino a una certo punto dell’Asia.

MODO 3 -> strumenti su schegge ricavate da nuclei preparati.vede comparire delle specie

• umane più evolute e si diffonde in Africa, Europa e buona parte dell’Asia. Comprende il

preparare la forma di un blocco in modo tale da staccare una forma che noi abbiamo già

immaginato. Si tratta di un salto cognitivo perchè vuol dire che il cervello immagina prima di

realizzare. Questo modo è detto anche metodo Levallois o dei nuclei preparati. Troviamo le

prime tracce di questo metodo tra i sapiens arcaici dell’africa di 200000 anni fa.

Lo strumentario acquista ora complessità. 27

CONCETTO LEVALLOIS: il prodotto del debitage è determinato dalla volumetria e dalla

forma del nucleo, che è a sua volta predisposto in funzione del prodotto che si vuole ottenere:

- Tecnica -> tramite percussione diretta con pietra o percussore duro

- Metodo -> vi sono il metodo lineare e il metodo ricorrente centripeto. Il primo vede dei

distacchi lineari lungo un’asse referenziale, col secondo si ha il distacco delle schegge in

varie direzioni in modo centripeto.

MODO 4 -> strumenti su lame ritoccate in forme specializzate;

• MODO 5 -> microliti realizzati su lamelle o piccole schegge, per creare strumenti compositi.

Questi modi possono essere associati univocamente a specifiche tradizioni, ma spesso si

presentano contemporaneamente.

Un’importante tecnica di scheggiatura è quella definita débitage, che ha come fine la produzione

di schegge.

Infine è importante sapere come si studiano i complessi di industria litica scheggiata.

Bisogna dividere i manufatti ritoccati, cioè gli strumenti, dai non ritoccati. Tra i primi bisogna

suddividere quelli interi da quelli rotti, poi vanno contati, misurati e classificati seguendo le liste

tipologiche (tiponometria). Tra i secondi bisogna dividere gli interi dai rotti, poi misurarli e infine

separare quelli non ritoccati ma usati, che sono ancora strumenti, da quelli non ritoccati e non

usati, cioè prodotti e scartati. In questi modi si ricostruisce la catena operativa della produzione

litica e la caratterizzazione del complesso dal punto di vista culturale ed economico.

La tecnica di refittings permette lo studio della produzione dei manufatti e della loro distribuzione

spaziale nel sito: rimonta nuclei rotti e schegge trovati su un sito, in modo da poter ricavare uno

strumento da ogni nucleo. Una volta ricomposto ogni rimontaggio, esso viene indicato sulla pianta

dello scavo attraverso delle linee di ricongiungimento: linea continua per le sequenze di

produzione, linea tratteggiata per i ricongiungimenti. La distanza tra i manufatti viene valutata

secondo dei parametri specifici: breve (0-0.5m), media (0.51-2), lunga (2.1-4), molto lunga (oltre

4). I manufatti che mostrano il maggior addensamento spaziale sono quelli che sono stati lavorati

poco prima dell'abbandono del sito, mentre i manufatti maggiormente dispersi hanno subito azioni

di disturbo dovute alla frequentazione del sito. 28

La preistoria Africana è suddivisa in base alla produzione di strumenti in pietra, in Early (ESA)/

Middle (MSA)/Late (LSA) Stone Age, corrispondenti ai tre paleolitici europei.

Le prime industrie su pietra risalgono a 3,3 MYA e le tracce sono state trovate sulle sponde del

lago Turkana, in Kenya. Si tratta di ciottoli scheggiati e blocchi con segni di martellamento.

Considerato che l’homo non apparirà prima dei 2,5 MYA, questi strumenti risalgono ad altri generi

e specie più antiche. E’ pressappoco in parallelo alla prima produzione di strumenti in pietra che si

registra l’importante diversificazione che include la carne e il midollo.

A seguito vi è l’industria Olduvaiana, dal sito di Olduvai in Tanzania, che si riferisce agli strumenti

ritrovati tra i 2,6 e gli 1,7 MYA di Modo1. La tecnologia ora è finalizzata a produrre semplici

schegge e strumenti dall’aspetto nucleiforme, e poi strumenti a percussione e altri manufatti detti

sferoidi. Le rocce usate erano accuratamente selezionate in base alle loro proprietà e alla loro

reperibilità, venivano prese in vicinanza ai siti, mai a più di pochi chilometri di distanza. I principali

e più antichi contesti olduvaiani sono in Africa orientale, ai margini dei fiumi o di ambienti lacustri, e

in Africa meridionale, in ambienti carsici.

L’ESA è caratterizzata da una ripetitività della fabbricazione degli utensili, fino alla comparsa dai

Large Cutting Tools (LCT) o bifacciali, i quali non erano altro se non asce a mano, strumenti

multifunzionali che venivano usati per macellare, tagliare, scavare, raschiare, ecc. Questi strumenti

fanno parte dell’industria Acheuleana e sono di Modo2. Potevano essere fabbricati scheggiando

direttamente blocchi o ciottoli o modificando schegge. I motivi che stanno alla base della

transizione tra Modo1 e Modo2 sono genericamente di tipo cognitivo, tecnico e gestuale: si tratta di

una gestualità diversa, ma soprattutto di una progettualità che sta dietro alla fabbricazione, per

questo si ritiene che vi sia stato un salto cognitivo da parte degli Homo Erectus, primi fabbricatori

di questi strumenti.

Questa industria viene divisa in una semplice classificazione: antica, media e recente. Durante

l’Acheuleano medio vi sono diverse innovazioni tecnologiche, come la preparazione di nuclei per

permettere il distacco di una singola grande scheggia, dalla quale poi verrà fabbricata una LCT.

Uno dei più antichi metodi di preparazione del nucleo è detto Victoria West: si tratta di nuclei di

media grandezza dai quali si staccava una singola scheggia usata per creare bifacciali. A questa

industria si fa anche risalire uso di percussori teneri, come legno, osso, pietre morbide, utili per un

distacco di schegge sottili e lunghe, una miglior rifinitura dei bifacciali e un maggior controllo della

sagoma finale. Aumenta inoltre il raggio di ricerca delle materie prime, che giunge anche alla

cinquantina di chilometri.

Con l’Acheuleano recente e l’arrivo dell’Homo Heidelbergensis si ha un incremento significativo dei

siti in tutto il continente e degli LCT più sottili, simmetrici e dalla lavorazione più complessa, grazie

anche al completamento dell’evoluzione della tecnica a percussione tenera. Le fasi finali

dell’Acheuleano mostrano poi l’applicazione sistematica di metodi di débitage laminare, con cui si

ottenevano schegge strette e lunghe, e Levallois, per schegge ampie e sottili.

Con la MSA si ha il progressivo abbandono della asce a mano a favore di strumenti più piccoli,

come le punte, i quali venivano montati su supporti in legno o osso. Si tratta dei cosiddetti

strumenti compositi: manici in legno o osso con punte in pietra legate con corde. E’ un

importante cambiamento culturale che prevede un insieme importante di competenze, come la

capacità immaginativa e manuale per progettare e realizzare i vari pezzi, la conoscenza nell’uso di

corde, mastici adesivi e altri prodotti per fissare insieme i pezzi e la conoscenza dell’ambiente

circostante e delle proprietà delle sue risorse. Questa nuova tecnica ha numerosi vantaggi:

migliore leva e quindi maggiore efficacia nell’uso della forza, impiego più efficiente delle materie

prime, migliore portabilità e maggior sicurezza durante la caccia grazie alla più grande distanza.

Tra gli strumenti trovati in maggior quantità riguardo questa età si anno picchi e asce a nucleo,

lame e punte bifacialli.

Fa parte di questa età l’industria Ateriana, che corrisponde al Musteriano euroasiatico. E’

possibile trovarla in nord Africa, tra le coste dell’Oceano Atlantico e il Nilo e tra il Mediterraneo e il

Sahara, per un periodo di 70000 anni. Questa facies si caratterizza per i pezzi peduncolati, per la

presenza di piccole punte bifacciali e grattatoi, per la produzione di lame e la tecnica Levallois. Si

tratta di una industria di Modo3.

La maturazione della LSA in Africa va vista come un fenomeno complesso che porta avanti

elementi di continuità delle altre fasi, affiancati a innovazioni tecnologiche e organizzative 29

PREISTORIA DI ALTRI PAESI

America

Per quanto riguarda questo continente, la preistoria si prolunga fino alla sua scoperta da parte di

Cristoforo Colombo, quindi al 1492. Vengono quindi considerate preistoriche innumerevoli e

brillanti civiltà che si sono succedute nel Messico e lungo le Ande a partire dal II millennio a.C..

Parecchie di loro avevano raggiunto uno stadio urbano e gli imperi di Aztechi e Incas erano

notevolmente sviluppati, con una società ben strutturata e un’evoluzione culturale e sociale che

superava in numerosi campi quella europea. Era dunque lo stadio tecnico ad esser inferiore

rispetto ai sapiens del Vecchio Mondo. Inoltre i Maya, predecessori degli Aztechi, possedevano

una scrittura glifica molto elaborata e per questo dovrebbero esser considerati ora preistorici, ora

storici.

I primi uomini fecero il loro ingresso in un continente vuoto, popolato da soli animali. Egli arrivava

dall’Istmo di Bering, o Beringia, una striscia di terra che collegava l’Asia alle Americhe durante il

periodo glaciale, quando il livello dei mari diminuiva e uscivano nuove terre. Tale ponte si

estendeva per 1500 km di larghezza, tanto che gli uomini che attraversavano istmo non si

rendevano neanche conto di star passando da un continente all’altro. La tundra ricopriva questa

terra, popolata di mammut, renne, buoi muschiati, cavalli salvatici e altri grossi animali. E’

nell’inseguire questa selvaggina che i Siberiani si avventurarono nel cuore dell’Alaska. Sembra che

però nei periodi in cui si formava l’istmo non fosse possibile proseguire verso sud, in quanto i

ghiacciai bloccavano la strada, mentre quando essi si scioglievano e le vie erano aperte, il livello

dei mari risaliva e la Beringia tornava ad essere uno stretto, non permettendo il ritorno in Asia e

isolando gli uomini in America.

L’uomo quindi si espande e lo fa molto rapidamente secondo un’asse nord-sud suggerito da una

struttura geografica semplice e dai bacini fluviali, che agevolano il percorso. Nascono nuovi siti e vi

è una importante crescita demografica. A partire dall’11000 a.C. tutto il continente è occupato.

Nascono due tradizioni culturali legate alla definizione di Grandi Cacciatori:

Tradizione dei Cacciatori di Megafauna (TCM). Si tratta di predatori che si adattano alle

• praterie delle regioni degli stati Uniti frequentate ancora da grandi animali come mammut,

cavalli e bisonti. Le loro armature litiche sono per lo più punte da lancio, delle armi a mano del

tipo giavellotto o lancia. I cacciatori spingevano la preda in zone paludose o laghi poco

profondi, dove essa restava impantanata, divenendo mercé degli uomini.

Questa tradizione si perdette tra gli 8000 e i 7000 anni a.C., in quanto la condizioni climatiche

cambiarono radicalmente, dando posto ad un clima più caldo e asciutto che fece scomparire

le grandi prede. Si iniziò quindi in processo di adattamento.

Tradizione dell’Antica Cordigliera (TAC). E’ una tradizione che compare sulla costa del

• Pacifico e le sue prime manifestazioni sono identificate attorno al 10000 a.C., fino al 500 a.C..

Ad essa sono associati svariati tipi di punte da lancio e strumenti realizzati su ciottoli.

Questa due grandi tradizioni si prolungarono fino al periodo post-glaciale e diedero origine a delle

culture che si adattarono agli ambienti più differenziati. Era inoltre il momento in cui il paesaggio

stava mutando verso un clima più caldo e in cui i grandi mammiferi facevano la loro scomparsa.

Sulla costa nord-ovest, dalla California alla Colombia britannica, la popolazione della TAC

perdurò sino al 5000 a.C.. Essa associava, allo sfruttamento delle risorse terrestri quello delle

risorse marine. Questo perchè la stabilizzazione dei livelli marini aveva consentito un

accrescimento delle riserve di salmone e quindi di nutrimento per dei gruppi che potevano così

diventare sedentari, raggruppandosi in veri e propri villaggi occupati per generazioni. Nei loro

mucchi di rifiuti si trovano strumenti in osso, pezzi di legno e fibre vegetali, tutto ad indicare una

adattamento alla vita costiera.

A partire da quest’epoca si hanno i monumenti funerari, i quali evidenziano una certa

differenziazione nel trattamento delle persone, che induce a ritenere che esistesse una gerarchia

sociale. Alcune sepolture presentano inoltre scheletri spezzati e crani sfondati, oltre ad oggetti

artistici come perle e orecchini.

Abbiamo in questi luoghi una Tradizione Antica di Microlame, in silice e ossidiana. 30


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nontiscordardimepm2096 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Preistoria e protostoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Starnini Elisabetta.

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