Programmazione e controllo
Tipologie di approcci alla direzione aziendale
Esistono due tipologie di approcci alla direzione aziendale:
- Giorno per giorno: approccio non formalizzato, modello inadatto e fortemente sconsigliato.
- Approccio razionale anticipatorio:
- Approccio razionale: Analisi di mercato, dei concorrenti, dei punti di forza e debolezza per scegliere la migliore strategia.
- Approccio anticipatorio: Sistema di pianificazione, prevedendo scenari ex-ante fornendo aiuto all'organizzazione nella definizione degli obiettivi, del budget e a misurare i risultati ottenuti.
I sistemi di programmazione e controllo generano informazioni utili al processo decisionale.
Strumenti di guida e controllo
Esempio: analisi di scostamenti per capire se nel corso del periodo sono stati raggiunti certi risultati.
Obiettivi dell’approccio razionale anticipatorio
- Definire gli obiettivi
- Definire piani e azioni per raggiungere gli obiettivi
- Misurare e valutare gli obiettivi raggiunti
Attività di direzione d'impresa
Definizione degli obiettivi strategici e obiettivi a medio-lungo termine, serve a declinare obiettivi strategici in obiettivi annuali (programmazione e controllo), analisi quotidiana e settimanale dell'attività.
Esempio di pianificazione strategica: Alitalia
Il piano strategico 2015 ha definito i seguenti obiettivi strategici (mai raggiunti dall’azienda):
- Introduzione di nuove rotte e collegamenti
- Collaborazioni con altre compagnie aeree associate
- Acquisto/leasing di nuovi aeromobili
- Nuovi servizi ai clienti
- Riduzioni dei costi
Finalità del controllo direzionale
Controllo economico: misurazione costi e ricavi. Supporto al processo decisionale: generare dati e informazioni per capire l’azione da intraprendere. Controllo esecutivo: valutazione delle performance e dei manager (sulla base di obiettivi assegnati dall’azienda).
Macroelementi del controllo aziendale
Insieme di algoritmi che un’organizzazione può utilizzare se sceglie di usare P&C. La struttura tecnico-contabile è formata dalla contabilità generale, che a sua volta si compone della contabilità analitica, del budget e dei sistemi di reportistica.
Struttura organizzativa
Attori del processo di controllo direzionale.
Processo di controllo direzionale (P&C)
- Pianificazione: fase in cui un’azienda definisce i suoi obiettivi strategici a 3 anni per i suoi piani industriali.
- Programmazione: traduzione degli obiettivi triennali in obiettivi annuali in cui vengono assegnate le risorse (formulazione del budget) a certe persone (es. manager).
- Svolgimento dell’attività: la misurazione avviene quotidianamente o settimanalmente.
- Analisi dei risultati ottenuti (reporting e valutazione): se non sono stati ottenuti vanno studiate le cause che possono essere dovute da due motivi:
- Fattori esterni (motivo macroeconomico)
- Fattori interni, su cui è utile studiare le cause analisi degli scostamenti.
Una volta capite le cause, si possono effettuare azioni correttive che modificano le strategie per una nuova programmazione (per l’anno successivo). Avviene anche una revisione dei budget e una revisione dei programmi.
Classificazione dei costi
Classificazione dei costi analisi fattori produttivi che vengono impiegati nell’ambito del processo produttivo e di vendita. Fattori produttivi: materia prima, mano d’opera diretta (personale impiegato), l’ammortamento (utilizzo dell’impianto in un processo produttivo), la manutenzione, tutto ciò che è necessario per trasformare la materia prima in prodotto finito.
Esempi di costi:
- Costo d’acquisto: costo del personale, dell’energia elettrica, etc.
- Costo come quantità di fattore produttivo utilizzato (ammontare economico):
- Materia prima utilizzata per un’unità di prodotto
- Manodopera diretta (MOD) per un’unità di prodotto
- Provvigioni (premio agli agenti di vendita per ogni unità di prodotto venduta)
- Ammortamenti (consumo annuale di un bene pluriennale)
Esistono 5 tipologie di classificazione dei costi:
1. Costo fisso e costo variabile
Il criterio di distinzione è il volume di produzione e vendite:
- Costo fisso: costo il cui ammontare economico non varia al suo aumentare di produzione. Es. affitto del capannone, manutenzione, controllo qualità, assicurazione su incendi.
- Costo variabile: costo il cui ammontare varia al volume di produzione. Progressivo = Curva crescente, minore efficienza (impianto obsoleto). Regressivo = curva decrescente, maggiore efficienza.
Il comportamento del CF e CV è inverso: CF CV Unitario decrescente, totale fisso crescente.
Area di rilevanza = intervallo produttivo. All’interno dell’area vengono fatte determinate ipotesi rispetto all’andamento del costo fisso e del costo variabile.
Costi misti: hanno caratteristiche sia dei costi fissi che dei costi variabili (rappresentano uno scalino graficamente). Costi semi-variabili (prima variabili e poi fissi o viceversa).
2. Costo specifico e costo comune
L’elemento di distinzione dipende dal calcolo della linea di produzione:
- Costo specifico: fattore produttivo utilizzato in via esclusiva da un’unica linea di produzione/divisione.
- Costo comune: fattore produttivo utilizzato per la produzione/vendita di più linee di produzione/divisione (almeno 2).
Esempio: ammortamento è un costo comune se i macchinari producono sia quaderni che block notes. Esempio: amministrazione è un costo comune. Area produttiva, area commerciale, area amministrativa. Specifica, specifica comune.
3. Costo diretto e costo indiretto
L’oggetto di calcolo è il singolo prodotto:
- Costo diretto: costo esclusivamente valido per la realizzazione di una tipologia di prodotto che per essere imputato alla linea deve essere moltiplicato per la quantità.
Esempi: materie prime, manodopera e provvigioni.
Esempio: MP = 2€ costi diretti unitari linea A, MOD = 3€, Provv. = 1€, a = 100 unità p (fattore produttivo) * a2*100 = 200 MP; 3*100 = 300 MOD; 1*100 = 100 provv.
- Costo indiretto: costi che devono essere ripartiti tra più linee di prodotto attraverso l’individuazione di un opportuno criterio di riparto.
Esempio: energia elettrica.
4. Esigenza del controllo: costo standard e costo effettivo
- Costo standard: ammontare di fattore produttivo che deve essere impiegato durante la fase di programmazione dell’attività. È un costo preventivato, un ottimo di produzione (ex-ante), perché indica all’azienda quanto fattore produttivo deve impiegare e quanto costa un’unità di prodotto. È un indicatore d’efficienza dell’attività produttiva.
Esempi di costi variabili diretti: MOD, MP, Provv.
- Costo effettivo: costo effettivamente sostenuto (ex-post). Si prende in considerazione durante la fase del controllo, in particolare attraverso l’analisi degli scostamenti in cui l’azienda va ad analizzare se i costi che ha sostenuto sono in linea con i costi che ha preventivato.
Costo standard unitario composto da:
- Standard fisico di prodotto: quantità fisico-tecnica che l’azienda deve impiegare per la realizzazione di un’unità di prodotto. Es: 2 kg legno, 2 ore MOD.
- Standard monetari: indica quanto costa un’unità di standard fisico. Es: 1 kg = 10€, 1 ora MOD = 40€.
Standard Fisico * Standard Monetario = Costo Standard.
Esempio: A B, MP (quantità) 100 50, Standard fisico MP (kg/unità di prodotto) 3 2,5, Standard monetario (€/kg) 2 4,5.
Costo standard unitario MP 3*2= 6 2,5*4,5= 11,25.
Costo totale MP 6*100= 600 11,25*50= 562,5.
Esempio: A B, Quantità 100, MOD standard fisico (ore/unità di prodotto) 0,5 0,3, MOD standard monetario (€/ore) 10 12.
Costo standard MOD (€/unità di prodotto): A B, Costo standard MOD (€/unità di prodotto) 5 3,6.
5. Costo controllabile e costo non controllabile
- Costo controllabile: fattore produttivo il cui impiego dipende dalle scelte aziendali. Il fatto di avere dei fattori produttivi controllabili permette di sviluppare una gestione per obiettivi e permette di assegnare delle responsabilità all’interno del perimetro aziendale. L’idea del costo controllabile non è un’idea di controllo coercitivo ma un controllo finalizzato al miglioramento del funzionamento della azienda.
- Costo non controllabile: fattore produttivo il cui ammontare non è influenzabile dalle scelte aziendali. Esempio: costo energia elettrica (perché dipende dal mercato), costo dei carburanti… Costi che fanno riferimento a dei fattori produttivi che l’azienda acquista ma su cui non ha un forte potere contrattuale.
Margine di contribuzione
MdC = Ricavi - costi variabili > 0. I costi variabili sono: ME.
Esempio: 15€ - 12 CVT = 3 * 100 unità, MCT = 300 margine di contribuzione totale - costi fissi = …
Il margine di contribuzione misura l’economicità in senso stretto della gestione. Indica un indicatore di efficienza e di convenienza economica (deve essere sempre maggiore di 0). Se MdCun < 0 più si produce e più si perde.
Deve essere positivo perché deve avere un ammontare tale al fine di coprire i costi fissi e generare un utile.
Direct costing
Conto economico secondo la logica del margine di contribuzione:
- Semplice: schema che si applica quando non ci sono costi fissi comuni.
- Evoluto: schema che si applica quando ci sono costi fissi comuni.
Direct costing semplice
i costi fissi non sono divisi tra costi fissi specifici e costi fissi aziendali comuni. Ricavi unitari prodotto XY:
- CV1
- CV2
- CNM.C. 1° livello unitario
- costi fissi XY
- M.C. 2° livello (risultato operativo di linea)
Direct costing evoluto
Vanno sottratti prima i costi fissi specifici (e si trova il MC di 2° livello) e poi i costi fissi comuni (e si trova il risultato operativo aziendale).
Esempio:
- A B totale aziendale
- (1) M.C. 1° livello ... ...
- (Devono essere sottratti i costi fissi specifici)
- Ammortamento 50 30
- Manutenzione 30 70
- Controllo qualità 10
- (2) M.C. 2° livello ... ... TOT
- (Devono essere sottratti i costi fissi comuni)
- Amministrativi 100
- Spese legali 50
- (3) Risultato operativo aziendale ...
M.C. di 1° livello sempre positivo. M.C. di 2° livello e risultato operativo aziendale possono essere negativi.
Analisi differenziale
È un confronto tra almeno 2 alternative decisionali per capire quale delle due è più conveniente dal punto di vista economico.
- Capire quella con il risultato operativo più alto.
- Capire la decisione meno costosa (efficienza).
5 tipologie di analisi differenziale:
- Eliminare/ continuare a produrre la linea
- Aumentare la produzione linea A, diminuendo la produzione della linea B
- Accettazione nuova commessa
- Make or buy
- Margine di contribuzione su fattore scarso
1. Eliminare/ continuare a produrre la linea
La linea è conveniente? Se non è conveniente la posso eliminare?
Esempio:
- A B Totale aziendale
- M.C. 1° livello Totale 1000 1500
- Ammortamento 100 600
- Manutenzione 150 500
- Responsabile produzione 250 500
- M.C. 2° livello 500 -100 +400
Se una linea è in perdita bisogna vedere se i costi fissi specifici sono eliminabili, cioè se è possibile smettere di sostenere quel costo. Il costo è eliminabile quando può essere reimpiegato in un altro processo produttivo/ altra linea oppure quando può essere venduto sul mercato.
- Se tutti i costi fissi specifici sono eliminabili, conviene eliminare la linea B.
- Se non tutti i costi fissi specifici sono eliminabili:
- A B Totale aziendale
- M.C. 1° livello Totale 1000 -
- Ammortamento 100 600
- Manutenzione 150 -
- Responsabile produzione 250 -
- M.C. 2° livello 500 600 -100
In questo caso non conviene eliminare la linea B perché si otterrà un risultato aziendale di -100 e inoltre viene eliminato anche il M.C. di 1° livello della linea B e dunque aumenterebbe il debito.
Quando non tutti i costi specifici di lena sono eliminabili:
- Confrontare i costi fissi specifici della linea in perdita con il M.C. di 2° livello della linea:
- a) se l’ammontare dei costi fissi specifici non eliminabili è maggiore del M.C. di 2° livello non conviene eliminarlo; [se si elimina aumenta la perdita aziendale/divisionale]
- b) se l’ammontare dei costi fissi specifici non eliminabili è inferiore conviene eliminare la linea. [se si elimina si riduce la perdita]
2. Accettare una nuova commessa
Significa dal punto di vista concettuale ed aziendale far sì che un cliente esterno chieda all’azienda di produrre un certo ammontare di prodotto.
La commessa è un ammontare di prodotti che hanno delle caratteristiche simili. Il fornitore A chiede all’azienda di produrre un tot di quantità di prodotto. Essa è una tipologia di analisi differenziale senza vincolo produttivo, ovvero l’azienda ha sufficiente capacità produttiva per realizzare la commessa. È necessario capire se, dal punto di vista economico, l’offerta che riceviamo sia conveniente o meno.
Verifica del margine di contribuzione di primo livello: se il MC è maggiore di 0 allora ha senso continuare a produrre mentre se è negativo non conviene continuare a produrre. Se il MC è positivo bisogna verificare se ci sono costi fissi emergenti, ovvero l'azienda dovrà sostenere una serie di fattori produttivi specifici necessari a realizzare la commessa. Verifica del margine di contribuzione di secondo livello: se il MC è positivo allora possiamo accettare la nuova commessa. Questo è il criterio di ragionamento che bisogna seguire in caso di accettazione di una nuova commessa in assenza di vincolo produttivo.
Esercizio
Q = 100 unità, Prezzo-ricavo = 7 euro, Costi variabili unitari = 4 euro. Vi sono dei costi fissi specifici emergenti pari a:
- Ammortamento = 60 euro
- Controllo qualità sul prodotto = 70
- Manutenzione = 50 euro
CONVIENE ACCETTARE?
Perciò conviene accettare dato che il margine di contribuzione di secondo livello è positivo (+120).
Q* e P* indicano rispettivamente il prezzo e la quantità minima che rende conveniente accettare la commessa, ovvero il prezzo e la quantità minima sotto il quale non dobbiamo scendere per evitare di avere una non convenienza economica. Q* = (CPS + CVT) /P = (180+400) /7 = 83 che è la quantità minima da produrre. La quantità che ci viene offerta è 100 perciò 83 va bene. P* = (CPS + CVT) /Q = (180+400) /100 = 5,8 che è il prezzo minimo per accettare la commessa. Il prezzo che ci viene offerto è 7 perciò va bene.
3. Make or buy
Make significa produrre internamente mentre buy significa acquistare all’esterno. La scelta è capire se dal punto di vista economico è meno costoso produrre internamente o acquistare all’esterno.
Make vs buy:
- 1) costo totale 100 vs 110
- 2) costo totale 100 vs 90
MAKE (AS-IS) BUY (TO-BE). Costi variabili di produzione totali: Prezzo costo di acquisto totale.
- MOD (p unitario * q)
- Materie prime...
- Costi fissi specifici cessanti
- Costi fissi specifici emergenti
- Totale
- Totale
Condizioni produttive/commerciali che influenzano la scelta di make or buy
- Il personale indiretto potrebbe essere reimpiegato su altra linea (perciò è un costo cessante).
- Gli impianti e macchinari non possono essere rivenduti e/o dismessi/ assegnati ad altra linea (quindi l’ammortamento è un costo NON cessante).
- Manutenzione: costo cessante.
Esempio
Linea A
- Volumi di vendita attuali = 32500
- Prezzo unitario = 9 euro
- Costi unitari di materia prima = 1,7 euro
- Costi unitari per la MOD = 0,7 euro
- Provvigioni unitarie = 0,9 euro
- Ammortamenti = 7000 euro
- Costo del personale indiretto = 17000
- Marketing specifico di linea = 15000 (rimane sia che si esternalizzi sia che si produca internamente, comunque dovrò vendere il prodotto, anche se acquistato da terzi)
- Il personale indiretto potrebbe essere reimpiegato su altra linea aziendale (costo cessante, rimane in azienda)
- Gli impianti e macchinari non possono essere rivenduti e/o dismessi/ assegnati ad altra linea (costo non cessante).
- L’acquisto esterno per unità è pari a 2 euro.
- Vi sono dei costi di coordinamento esterni pari a 22000 euro (costo emergente).
Make
- M.P. 1,7 * 32500 = 55250
- MOD 0,7 * 32500 = 22750
- Personale indiretto 17000
- Totale: 95000
Buy
- Prezzo costo di acquisto 2 * 32500 = 65000
- Costo di coordinamento 22000
- Totale: 87000
Conviene acquistare all’esterno con un risparmio pari a 8000 €.
Come trovare il prezzo e la quantità di indifferenza tra le due alternative?
Il prezzo di indifferenza (P*) ci indica il punto di equilibrio tra le due scelte.
Perciò TOT MAKE = TOT BUY Costo fisso make cessante + costo variabile make totale = costo fisso buy emergenti + prezzo-costo di acquisto totale.
ISOLO prezzo-costo di acquisto totale
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Programmazione e controllo parte 2