Lezione 2 - 16/09: Classificazione dei costi
Ci sono diverse modalità di classificazione dei costi, in particolare 3 diverse modalità, in base alle relazioni con:
Comportamento del costo
Il comportamento del costo varia a fronte di variazioni nei livelli di attività (VP e VV) dell’impresa. Si distinguono costi fissi e costi variabili. I costi variabili variano nel loro ammontare complessivo in misura strettamente proporzionale al variare del volume di attività, mentre i costi fissi non variano nel loro ammontare complessivo in misura proporzionale al variare del volume di attività.
Esempio numerico: casa editrice. Fattori produttivi consumati sono la carta (2€/libro) e una stampante in affitto (100000€/anno). Il costo della carta è variabile, mentre il costo dell’affitto del macchinario è fisso. All’aumentare dei volumi di produzione, il costo complessivo della carta consumata aumenta; a livello unitario (2€), il costo variabile rimane costante, varia solo a livello complessivo in base al volume di attività.
Come si può trovare per i fattori produttivi diretti (MP o MOD, ad es.) il CV unitario? CV (€/u) = std monetario x un std fisico, dove std monetario (€/u) è il prezzo-costo, quanto un’azienda paga per acquistare 1 unità del fattore produttivo, mentre std fisico (kg/u) è il consumo unitario di fattore produttivo, quanto ne dovrò consumare per ottenere 1 prodotto singolo. Graficamente, i CV si rappresentano come una linea retta con ipotesi semplificatrice che CV (pendenza retta) sia costante.
I costi fissi, invece, sono rappresentati con rette orizzontali “a gradini”; nel breve termine, nell’area di rilevanza, il costo fisso rimane costante, ma nel lungo periodo varia in modo costante. Per quanto riguarda la MOD, si assume che sia sempre occupata al 100%, non stia mai ferma senza far nulla, quindi si considera la MOD come costo variabile; è sempre impiegata in condizioni di efficienza standard. È anche lecito considerare la MOD come costo totalmente fisso, totalmente variabile o semivariabile, se legato a inefficienze.
La distinzione tra CF e CV permette di identificare una grandezza alla base dei sistemi di PC, cioè il Margine di Contribuzione (MdC); è una variabile fondamentale per i processi decisionali perché MdC = Ricavi - CV. A livello unitario, MdC = P - CV, quindi MdC = (P - CV)Q. È un indefinito margine di contribuzione perché è quel margine che residua dai ricavi dopo che sono stati pagati i CV per contribuire alla copertura dei CF. È necessaria una condizione per cui il MdCun > 0, perché se l’azienda non riesce a coprire con i prezzi di vendita il CV, è meglio per l’azienda chiudere; se il MdC < 0, più si produce e si vende più si peggiora la condizione aziendale. Il Risultato Operativo = Ricavi Totali - Costi Totali, RO = RT - CT (esclusi interessi, oneri finanziari e tasse), quindi RO = (PV) - (CV + CF ) = (PV) - (CVu V) - CF = (P - CV) V - CF = MDC V - CF = MdC - CF. Più i volumi aumentano peggiore è il RO.
Relazione tra costo e oggetto di calcolo
Si distinguono costi specifici e comuni; si definiscono specifici quei costi che hanno una relazione immediata rispetto a certi oggetti di calcolo e che sono ad essi direttamente attribuibili, mentre i costi comuni sono i costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto agli oggetti di calcolo e che risultano ad essi attribuibili solo con l’impiego di basi di ripartizione.
La distinzione tra costi specifici e comuni varia al variare dell’oggetto di calcolo, ad esempio considerando l’ammortamento di un impianto, se si prende come oggetto di calcolo la linea di prodotto allora è comune, mentre se si considerano reparti specifici, il costo diventa specifico per il reparto di produzione. All’aumentare dell’ampiezza dell’oggetto di calcolo, più questo è ampio più i costi diventano specifici e meno quelli comuni; se si considera l’azienda nel suo complesso come oggetto, ogni costo è specifico, mentre se si considera la divisione come oggetto alcuni costi saranno comuni.
Si distinguono inoltre costi diretti e indiretti; anche questa relazione dipende dalla relazione tra costo e oggetto di calcolo. Quando l’oggetto di calcolo è la singola unità di prodotto non si adotta più la terminologia specifico/comuni, ma costi diretti/indiretti. I costi diretti (MP, MOD e provvigioni di vendita, per cui esistono std fisici) sono i costi relativi a fattori di produzione che hanno una relazione immediata e diretta con la singola unità di prodotto/servizio e che a questa possono essere oggettivamente attribuiti, i costi indiretti invece sono i costi relativi a fattori di produzione che manifestano una relazione mediata con l’unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al processo di produzione dello stesso; l’attribuzione di questi costi all’unità di prodotto richiede l’individuazione di appropriati criteri di ripartizione. Se un costo è diretto allora è per forza specifico e per forza variabile; non vale viceversa, cioè costo variabile non implica che il costo sia diretto, ma possono essere anche indiretti (ad esempio l’energia elettrica per forza motrice, il costo che alimenta gli impianti, più produco più consumerò).
Esigenze di controllo direzionale
Si distinguono costi standard e effettivi; i costi standard sono le configurazioni di costo-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di determinati risultati, mentre i costi effettivi sono le configurazioni di costo-risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Si distinguono inoltre costi controllabili e non controllabili; i costi controllabili sono i costi influenzabili dalle azioni e decisioni del manager, mentre i non controllabili non sono influenzabili dal manager (ad esempio sull’efficienza dei processi produttivi).
Lezione 3 - 21/09: Analisi differenziale
Distinzione MdC:
- MdC I = P-CV. Si calcola a livello di singola unità di prodotto e indica la capacità di ogni singola unità di prodotto prodotta/venduta di generare margine per contribuire alla copertura dei CF.
- MdC I = Mdc I Q = Ricavi - CV. Si calcola a livello di linea di prodotto e indica la capacità di tutte le unità prodotte/vendute di una linea di generare margine per contribuire alla copertura dei CF.
- MdC II = MdC I - CFS di linea. Si calcola a livello di linea di prodotto e indica la capacità di una linea di generare margine per contribuire alla copertura dei CF comuni alle varie linee. (Non esiste MdC II, un solo totale, perché i CF non variano al variare dei volumi di vendita).
- MdC III = MdC II - CFS di divisione. Si calcola a livello di divisione e indica la capacità di tutte le linee di prodotto di una divisione di generare margine per contribuire alla copertura dei CF comuni alle varie divisioni.
I costi di pubblicità relativi ad una linea di prodotto vanno considerati fissi o variabili? I costi di pubblicità sono un costo di natura commerciale, non produttiva.
- Costi specifici o comuni? Se sono dedicati ad una linea di prodotto sono costi specifici per tale linea, ma se riguardano la promozione di tutte le linee o del marchio aziendale allora sono costi comuni.
- Costi diretti o indiretti? Sono sempre un costo indiretto.
- Costi fissi o variabili? Non dipendono dai volumi di vendita, quindi sono CF; i CF si distinguono in CF discrezionali e di struttura. I CF di struttura sono quelli legati al mantenimento della capacità produttiva dell’azienda (es. ammortamenti macchinari o stipendi responsabili produzione) mentre i CF discrezionali sono quelli legati ad attività più facoltative (es. pubblicità, ricerca e sviluppo, formazione), le prime aree che soffrono quando l’azienda deve eliminare dei costi.
Esistono costi commerciali variabili? Sì:
- Provvigioni, sconti e royalties (parte di un costo che si deve pagare al proprietario di un marchio quando si vende un prodotto con un marchio griffato che non ci appartiene, è una percentuale del fatturato) sono costi diretti e quindi anche variabili.
- Alcuni tipi di costi di trasporto (se il costo è proporzionale al volume delle merci trasportate).
Analisi differenziale
Serve ai manager per capire come utilizzare le informazioni di ricavi e costi per prendere decisioni; si tratta di criteri operativi perché i criteri di scelta hanno a che fare con scelte di natura operativa, cioè decisioni di breve periodo in cui la strategia dell’azienda di lungo termine e la struttura è data. Sono quindi decisioni di breve periodo in cui si assume che la capacità produttiva e la struttura di impresa siano fisse e i manager devono solo decidere qual è il modo economicamente più conveniente di sfruttare le informazioni. Le decisioni di lungo periodo invece, dette decisioni strategiche, che possono modificare anche gli obiettivi di lungo termine dell’azienda, sono altre decisioni prese con logiche molto diverse. Il criterio di analisi da usare è quindi l’analisi differenziale.
L’analisi differenziale considera solo ed esclusivamente i ricavi e costi differenziali, i valori che si modificano nei vari corsi alternativi che si considerano. Inoltre si parla di valori emergenti o valori cessanti: un valore emergente è il valore che emerge passando da un'alternativa ad un’altra, mentre un valore cessante è un valore che viene meno passando da un’alternativa decisionale ad un’altra. In particolare, un ricavo emergente è il maggior ricavo di un'alternativa rispetto alle altre, mentre un costo emergente è il maggior costo di un'alternativa rispetto alle altre; viceversa, un ricavo cessante è il minor ricavo di un’alternativa rispetto alle altre e così il costo cessante.
In generale, se le alternative che si considerano comportano delle variazioni dei VP e VV, i ricavi e i costi differenziali e rilevanti sono quelli che dipendono dai volumi; i costi che dipendono dai volumi sono i CV, quindi si dovrà considerare il MdC, motivo per cui nelle decisioni operative di questo tipo il MdC sarà il risultato economico da massimizzare. I CF infatti in queste decisioni non si modificano, quindi non sono differenziali. In altre decisioni però possono essere considerati anche CF emergenti o cessanti, quindi andranno considerati se differenziali. Inoltre, quando si parla di analisi differenziale si considerano solo informazioni di natura economico-finanziaria, solo costi e ricavi, ma non altre dimensioni ad esempio la qualità.
Le decisioni aziendali infatti vengono assunte integrando i dati economici con considerazioni di vario tipo, cioè impatto strategico, competitivo, organizzativo, commerciale delle varie alternative. Alcune decisioni di breve periodo possono essere:
- Continuare a produrre o eliminare una linea di prodotto? NON conviene produrre/vendere un prodotto se il suo MdC < 0, dato che ogni unità aggiunta prodotta/venduta genera una perdita. Inoltre, se ci sono CFS relativi alla linea di prodotto, NON conviene produrre/vendere un prodotto se il suo MdC I tot < CFS eliminabili (cioè i CFS che possono essere risparmiati se chiudo la linea di prodotto). L’informazione rilevante per questa decisione è il MdC cessante (ricavi cessanti - costi cessanti, dove i costi cessanti di solito sono costituiti dai CV e dai CFS eliminabili): se il MdC cessante < 0, allora conviene eliminare la linea.
- Eliminare un prodotto usando la capacità produttiva liberata per aumentare la produzione di un altro prodotto? Considerando il MdC emergente = ricavi emergenti - CV emergenti - eventuali CFS emergenti e il MdC cessante = ricavi cessanti - CV cessanti - CFS eliminabili (relativo alla linea di prodotto eliminata), CONVIENE tale decisione se MdC emergente > MdC cessante. NB. Un aumento delle quantità prodotte/vendute genera sempre un aumento dei CV. (ES SAMPEI)
- Accettare o no una commessa esterna? Conviene accettare una commessa quando il MdC un garantito da ogni unità di prodotto è >0, quindi quando P > CV. In caso contrario, si rinuncerebbe ad un MdC >0, continuando a sostenere gli stessi CF. Nel caso in cui emergano CFS di commessa, per rendere conveniente l’accettazione deve verificarsi: MdC I - CFS >0, quindi MdC I > CFS tot
- Make or buy? Conviene acquistare all’esterno BUY un prodotto/servizio se i costi di produzione cessanti sono superiori rispetto ai costi di acquisizione; per tale decisione è sempre rilevante il VP previsto. Si parla solo di costi differenziali, qui non esistono ricavi differenziali perché i ricavi sono gli stessi indifferentemente se si produce internamente o si acquista all’esterno; ricavi e i costi commerciali di solito non sono differenziali. Per il buy il costo differenziale è il costo di acquisto dal fornitore esterno, ma potrebbero esserci anche costi emergenti variabili che dipendono dai volumi acquistati e costi fissi emergenti come i controlli per la qualità. Per il make, si dovranno considerare tutti i costi connessi alla produzione interna del prodotto e i costi che non sostiene se sceglie di acquistare all’esterno, quindi i costi del make sono i costi eliminabili e cessanti. A seconda del volume, sarà più conveniente una scelta o l’altra: infatti, il buy conviene su volumi ridotti, mentre conviene make se i volumi sono elevati, perché di solito il buy implica un costo di acquisto maggiore rispetto al CV di produzione interno, ma allo stesso tempo il buy consente un risparmio sui CF. Nel caso in cui la capacità produttiva resa disponibile sia riutilizzata, il MdC emergente dall’incremento di altre produzioni va considerato nella scelta. È anche possibile determinare una quantità di equilibrio in cui le due alternative make e buy sono equivalenti data da Q* = CFS eliminabili / (P di acquisto - CV). Se il volume effettivo di cui ho bisogno è > di Q* conviene il make, mentre se il volume effettivo è < Q* conviene il buy.
- Come determinare il programma di produzione più conveniente in presenza di un vincolo? In presenza di vincoli ai fattori produttivi, il giudizio di convenienza economica è a favore del prodotto che massimizza il rendimento del fattore scarso. Per individuarlo si utilizza la formula MdC fattore scarso = MdC / std fs, dove std fs sono le unità di fattore scarso necessarie per ottenere 1 unità di prodotto finito. I vincoli possono riguardare fattori produttivi come h MOD, MP, h macchina, ma anche altre grandezze come il fatturato; in quest’ultimo caso, il fattore scarso unitario è il prezzo di vendita.
Lezione 5 - 28/09: Analisi di break-even (o analisi costi-volumi-risultati)
È un'analisi che indaga qual è il livello di attività in corrispondenza del quale l’azienda riesce ad arrivare in pareggio, non produce né perdite né utili, ricavi tot = costi tot. Questa analisi consente di mettere in relazione la struttura dei costi con i volumi di attività per vedere il risultato economico raggiunto. Le ipotesi semplificatrici del modello sono che:
- Non vi è variazione delle rimanenze dei prodotti finiti, quindi Q prodotte = Q vendute.
- Linearità delle funzioni di costo e ricavo, cioè costanza dei prezzi-costo, dei livelli di efficienza e dei CF.
- Le relazioni di linearità ipotizzate assumono significato solo se si considera un ambito temporale e spaziale limitato, cioè entro una certa area di rilevanza.
Lezione 6 - 30/09: Analisi di break-even azienda monoproducto
Con le ipotesi formulate è possibile trovare il VP e il VV in corrispondenza dei quali i ricavi tot = costi tot, quindi: Ricavi tot - costi tot = 0, cioè ricavi tot - CV - CF = 0. Da cui, PV - CV V - CF = 0. Poi, V (P - CV) = CF, quindi V MdC = CF e infine Q = V = CF/MdC. Dalla relazione fondamentale è possibile determinare qualsiasi variabile con le formule inverse, cioè: P = [CF + (CV V)] / V e CV = [(PV) - CF] / V. Quindi, ipotizzando un risultato economico pari a zero (RE=0) per avere il punto di pareggio si avrà (P - CV)V - CF = 0, quindi la quantità che garantisce tale risultato è: Q = V = CF/(P-CV) = CF/MdC.
Se invece il risultato economico è diverso da 0, quindi ho un RE obiettivo, si avrà V MdC = CF + RE, quindi Q = V = (CF + RE) / MdC. È possibile poi calcolare il fatturato di pareggio:
- Fa = Q P vendita
- Se RE = 0, Fa = CF / [(P-CV)/P] = CF / (MdC /P)
- Se RE obiettivo, Fa* = (CF+RE) / [(P-CV) / P] = (CF+RE) / (MdC /P)
Sempre con l’analisi di break-even si può effettuare anche un’analisi what if, infatti mentre l’analisi be è un’analisi statica che fotografa la situazione e i livelli di costi, ricavi e RE in corrispondenza dei vari livelli di attività, si può introdurre dinamicità chiedendosi cosa accade al punto di pareggio se si modifica una variabile per volta. Ad esempio, cosa succede se si modifica il CV? Se i CV aumentano, la Q di pareggio aumenta e viceversa se i CV diminuiscono la Q diminuisce; aumenta quindi la pendenza della retta dei costi totali. Cosa succede invece se si modificano i CF? Se i CF aumentano, la Q be aumenta e viceversa; in questo caso non cambia la pendenza della retta dei costi totali.
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