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Infatti, soltanto attraverso la forma l’architetto può rispondere alle legittime

richieste che gli presenta l’utilità, dato che una forma adeguata contiene già in

sé la questione della sua utilità.

Il sapere specifico dell’architettura non si riferisce tanto all’utilità degli oggetti,

quanto al senso delle forme. La questione dell’utilità, così come la si traduce

nelle molteplici attività dell’uomo, costituisce la condizione a priori affinchè

l’architettura si manifesti.

Tipo e luogo

Tipicità e unicità, tipo e luogo, appaiono così i termini di un processo dialettico

attraverso il quale l’architettura prende forma. Il tipo rappresenta la

dimensione generica, universale e astratta, mentre il luogo si identifica con gli

aspetti particolari, singolari e concreti.

È inoltre possibile che l’anima della città non sia altro che il riflesso di questa

straordinaria armonia che si stabilisce, a volte, tra tipo e luogo.

Capitolo 3: tipo e struttura

Critica all’approccio semiotico

L’accezione di struttura è un’accezione di vasta portata, che si riferisce a

ricerche di discipline molto diverse.

Tutti questi studi sono accomunati sotto la denominazione di strutturalismo.

Si può definire lo strutturalismo: come un metodo di analisi dei fenomeni

volto a determinare la struttura, nell’ipotesi che in essa risieda il loro principio

di formazione.

Il metodo strutturale: consiste nell’indagare la struttura comune a sistemi

diversi, che si presentano come eterogenei.

In vari campi del sapere, inclusa l’architettura, si è infatti posta la tendenza a

ridurre l’analisi strutturale all’uso delle categorie semiotiche (la semiotica:

può essere definita come la scienza generale di tutti i sistemi di

comunicazione). Ma il metodo strutturale non esaurisce il suo campo d’azione

nello studio della lingua, né deduce in modo esclusivo da questo i suoi

strumenti di lavoro.

Lo strutturalismo è infatti in prima istanza uno strumento di analisi formale e

relazionale, pertanto non deve essere confuso con i contenuti specifici delle

materie su cui opera.

Dal momento che l’aspetto comunicativo non è pertinente alla natura

dell’architettura, affrontare l’analisi di questa a partire dall’idea di

comunicazione può essere tutt’al più un curioso esperimento per il semiologo,

ma serve ben poco all’architetto.

In conclusione: Identificare forma e segno equivale ad ammettere

implicitamente la distinzione convenzionale tra la forma e il contenuto.

Il concetto di trasformazione in architettura

In primo luogo parlando di “sistema di trasformazione”, si sottolinea il fatto che

la struttura non è qualcosa di statico, inerte, chiuso in se stesso, ma una realtà

in perpetua formazione interessata da processi generativi capaci di incorporare

nella struttura nuove componenti, che la arricchiscano.

La possibilità teoria di incorporare nuovi elementi, nella struttura è in atto un

meccanismo di autoregolazione che assicura il mantenimento delle leggi e

delle proprietà che la caratterizzano.

Il concetto di trasformazione implica l’esistenza di un materiale originario,

una serie di elementi o componenti, dalla manipolazione dei quali si genera la

forma dell’oggetto.

Lo studio delle vicissitudini che alcuni monumenti hanno attraversato nel corso

del tempo, può aiutarci a chiarire il senso che attribuiamo al concetto di

trasformazione, un concetto che assumiamo non solo come categoria analitica,

ma anche come strumento di progetto.

Possiamo darne 3 esempi:

1) La moschea del Venerdì in Iran

2) Il convento di cristo a Tomar in Portogallo

3) La cattedrale di Siracusa

Il tipo come struttura elementare

Per Claude Lèvi-Strauss la struttura elementare costituisce il livello irriducibile

di ogni analisi strutturale. La struttura elementare sarebbe composta da 4

elementi:

la relazione di:

- consanguineità

- di alleanza

- di figliolanza

Questo atomo o struttura viene concepito come il materiale da costruzione di

sistemi più complessi, vale a dire che ogni sistema di parentela si elabora a

partire da questa struttura elementare, che si replica o si sviluppa mediante

l’integrazione di nuovi elementi.

I tipi architettonici non sono altro che strutture architettoniche elementari, che

costituiscono il livello ultimo dell’analisi strutturale.

Variazione, concatenazione, sovrapposizione: questi tre tipi di processi che ci

hanno consentito di caratterizzare le trasformazioni di alcuni monumenti, sono

nello stesso tempo procedimenti fondamentali in cui può articolarsi il progetto

architettonico.

Gli elementi e il tutto

Nell’ambito di questa modificazione dell’idea di tipo gioca un ruolo cruciale la

discussione sulla scomponibilità dell’architettura nelle sue parti integranti.

Durand pone l’accento sulla composizione come strumento del progetto,

aprendo la strada alla possibilità di una progettazione meno precostituita.

Dopo aver constatato che è impossibile apprendere l’architettura studiando

successivamente tutte le classi di edifici nelle diverse circostanze, Durand si

propone la definizione di un metodo che consenta di elaborare con facilità e

con successo il progetto di qualsiasi edificio.

Questo metodo consiste in tre operazioni:

1) scelta adeguata degli elementi

2) formazione delle diverse parti dell’edifico

3) combinazione di queste parti nel complesso dell’edificio

Capitolo 4: la nozione di tipo nell’architettura moderna

Monolitico versus scomponibile

Nello sviluppo del pensiero moderno il tipo ha acquisito un nuovo statuto

epistemologico, con la conseguente modificazione del suo peculiare intervento

nel progetto.

Nell’architettura moderna tutti questi sottoinsiemi possono isolarsi o astrarsi;

possono essere concepiti autonomamente nelle loro strategie che, pur

convergendo, non necessariamente coincidono.

La comparsa del nuovo “epistema” è direttamente legato all’emergere del

pensiero analitico e astratto che permette la dissezione dell’oggetto e

l’isolamento delle sue componenti costitutive.

Mies in chiave tipologica

Mies Van der Rohe è forse l’architetto che con maggiore insistenza ha

affermato il carattere oggettivo dell’architettura.

Nella sua opera l’architettura è vista come un mondo di forme che assorbono in

sé ogni questione utilitaria.

La tecnica non è per lui un fine in sé, ma un mezzo per ottenere la forma

architettonica.

Il tipo e la sua trasgressione

Ogni nuovo progetto è lo sviluppo di idee implicitamente presenti in opere

precedenti.

Ogni opera è il punti di arrivo si una traiettoria personale. Questa traiettoria

però non si inscrive su un terreno vergine, ma attraversa un territorio dissodato

da tempi remoti.

Una risposta all’alternativa tra storicismo e sperimentalismo

La peculiarità del pensiero tipologico è la capacità di instaurare una relazione

attiva con l’architettura del passato che, ci permette di coglierne l’attualità.

Sulla base di questo esistono due atteggiamenti sbagliati:

- ignorarlo

- assumerlo alla lettera

Si tratta di sottoporre il materiale storico a un processo radicale di astrazione.

In questo modo il materiale storico non si presenta più come una collezione di

opere concluse, acquista una nuova capacità interattiva. La storia diventa

allora pura potenzialità e il progetto una sua attualizzazione particolare.

Tutte queste considerazioni alludono a un modo nuovo di comprendere e

valutare l’architettura moderna.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher xmarty1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Bovati Marco.

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