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Capitolo 1: L’idea di tipo come fondamento epistemologico

dell’architettura

Un enunciato logico sulla forma (definizione di tipo in generale)

Il termine tipo nel linguaggio non specializzato equivale ad una forma generale

o a un insieme di proprietà che sono comuni a un certo numero di individui o di

oggetti.

Sulla base di questo possiamo dire che è sinonimo di classe, famiglia, genere

ecc.…è cioè una categoria che risulta dall’applicazione di un procedimento

classificatorio su un insieme di oggetti.

Questa definizione è la stessa che applichiamo parlando di tipo architettonico.

Riconosciamo perciò la possibilità di stabilire classificazioni e di riscontrare

alcune caratteristiche comuni che ci permettono di identificare classi di edifici

(la classificazione dipende dal criterio che si vuole adottare).

La definizione di tipo nei termini più categorici è: un tipo architettonico è un

enunciato che descrive una struttura formale.

Da questa definizione abbiamo 3 corollari:

1) il tipo è di natura concettuale

2) il tipo comporta una descrizione attraverso la quale è possibile

riconoscere gli oggetti che la costituiscono

3) il tipo si riferisce alla struttura formale

Per Victor Hugo il tipo si tratta di qualcosa che è alla radice stessa

dell’architettura e degli elementi che la compongono.

Tipo e storicità

Spesso troviamo dei riferimenti a determinati tipi architettonici nei quali la

designazione del tipo comporta una dimensione cronologica, che sembrerebbe

vincolarlo a specifiche circostanze storiche.

Alcuni casi limite inoltre ci mostrano l’idea di tipo indissolubilmente legata a

una vicenda storica concreta (come nel caso del tempio greco).

Noi attraverso l’idea di tipo ricerchiamo una conoscenza dell’architettura che

sia in qualche modo indifferente alla cronologia, poiché ricerchiamo dei

caratteri generali che permangono e questa temporanea sospensione ci

permette di trovare appunto analogie strutturali.

Questo è possibile non negando la storia, ma attraverso un processo di

comprensione del materiale storico.

In questo senso storia e tipologia si presentano come due aspetti

complementari dato che mentre la storia mostra i processi in trasformazione,

l’analisi tipologica si rifà a ciò che negli stessi processi permane identico.

La dimensione conoscitiva dell’architettura

Scientificità e artisticità vengono presentati come i poli estremi: l’arte è vista

come qualcosa che riguarda solo il “sensibile”, mentre la scienza viene intesa

come accumulazione e ordinamenti di esperienze estranee al campo

dell’immaginazione.

Tuttavia da un altro punto di vista scienza e arte non si contemplano come

categorie opposte, ma come due branchie specifiche del sapere.

La scienza applica principi astratti e leggi universali, ma il mondo

dell’architettura al contrario si compone di oggetti fisici caratterizzati dalla loro

particolarità e singolarità.

Ma le idee platoniche sono applicabili ad un numero indeterminato di oggetti

particolari e alludono a una comune natura o essenza, della quale tutti sono

partecipi.

In effetti tutto quanto può essere denominato da un sostantivo. I sostantivi

possono rimandare a contenuti universali, dato che sono applicabili a diversi

fatti particolari, ciascuno dotato di una propria individualità.

Attraverso questa analisi riconosciamo la presenza di tre grandi categorie:

1) gli elementi o parti dell’edificio

2) le relazioni formali tra questi elementi o parti

3) i tipi architettonici

Avremo dunque una nuova definizione di tipo architettonico, inteso come

principio ordinatore, secondo il quale una serie di elementi, governati da

precise relazioni, acquisiscono una determinata struttura.

Un’applicazione dell’epistemologia di Karl R.Popper

Popper ha stabilito quello che egli stesso definisce una epistemologia senza

soggetto conoscente, basata sull’esistenza di problemi, teorie, argomenti…

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