PRIMO MODULO Per crescere velocemente c'è bisogno di maggiori quantità di proteine, grassi e minerali,
piuttosto che carboidrati.
Il lattosio è una fonte energetica a pronto utilizzo per il cervello e copre il fabbisogno in
Il latte appena munto si separa nelle sue fasi: galattosio, importantissimo per le cellule nervose
Emulsione = tende a risalire in superficie, affioramento con intrappolamento dell’acqua
• (la crema contiene una parte di acqua 50-90%) PRODUZIONE , CONSUMI E DIMENSIONE ECONOMICA DEI PRODOTTI DI ORGINE ANIMALE
Sospensione colloidale e soluzione tendono a rimanere nella fase acquosa
• L'Unione europea dispone di tre sistemi per promuovere e proteggere le
Per evitare che il latte da commercializzare si separi nelle sue fasi
• denominazioni dei prodotti agricoli e alimentari di qualità:
Omogeneizzazione = trattamento meccanico per rompere i globuli di grasso, allo scopo
• DOP (Denominazione di origine protetta): indica il nome di un prodotto la cui
•
di diminuirne la dimensione media produzione, trasformazione e lavorazione devono avere luogo in una determinata area
Svantaggioso per l’innalzamento dell’ossidazione e irrancidimento dei lipidi geografica secondo metodi ufficialmente riconosciuti e accertati.
Vantaggioso per impedire la separazione delle fasi e l’affioramento e per aumentare la IGP (Indicazione geografica protetta): designa prodotti agricoli e alimentari
digeribilità del latte. Per scremare il latte (anche parzialmente) si usa la scrematrice o centrifuga: strettamente legati a una zona geografica nella quale ha luogo almeno una delle fasi
nei caseifici e nelle centrali del latte, mediante centrifugazione, il latte viene separato in modo della produzione, trasformazione o lavorazione.
rapido dal grasso. STG (Specialità tradizionale garantita): valorizza la composizione tradizionale del
•
Altre proprietà fisiche: prodotto o il metodo tradizionale di produzione.
Reologiche (la reologia studia gli equilibri raggiunti nella materia complessa deformata
• Questi sistemi favoriscono la diversificazione della produzione agricola, tutelano i nomi dei
per effetto di sollecitazioni) prodotti contro usurpazioni e imitazioni e informano i consumatori sulle caratteristiche specifiche
Ottiche, Termiche
• dei prodotti
Tensione superficiale, Elettriche e Dielettriche
• Caratteristiche delle DOP e IGP casearie:
Punto di congelamento e di ebollizione, Pressione Osmotica
• 1. utilizzo del 51% del latte totale prodotto in Italia
Equilibrio Acido–Base
• 2. un fatturato all'origine di 3,4 miliardi di euro
Equilibrio Ossido–Riduttivi
• 3. un fatturato al consumo di 4,9 miliardi di euro
Avendo un certo valore commerciale, ed essendoci fino a poco fa un eccesso produttivo, non 4. oltre 32 mila aziende agricole che gestiscono circa 35 mila allevamenti nella fase
conviene usarlo direttamente per la crescita dei vitelli-vitelle, mentre di solito si usa «latte agricola
ricostituito», partendo da latte in polvere, migliorato ed addizionato con integratori. 5. 1,74 milioni di capi di bovini, 2,97 di ovini e oltre 240 mila capi bufalini
Il latte nei mammiferi permette in alcuni casi una crescita velocissima (ad es. roditori hanno 6. quasi 1700 il numero di imprese di trasformazione coinvolte nella produzione di
bisogno di 5-6 d). In altri casi la crescita è poco più lenta (i carnivori hanno bisogno di 9-12 d per formaggi
raddoppiare di peso). In altri ancora la crescita è abbastanza lenta (come gli erbivori di grandi 7. un volume esportato di oltre 125 mila tonnellate per un corrispondente valore di oltre
dimensioni - equini e bovini – circa 50 d per raddoppiare di peso). 1,4 miliardi di euro
Nell’uomo la crescita è molto più lenta (150 d)
GRASSO PROTEINE LATTOSIO SALI MINERALI GRANA PADANO
SPECIE G. RAD. PESO g/L g/L g/L g/L Formaggio a pasta dura, cotta ed a lenta maturazione, prodotto con coagulo ad acidità di
Uomo 150 38 9 60 2 fermentazione, da latte crudo di vacca la cui alimentazione base è costituita di foraggi verdi o
conservati, proveniente da due mungiture giornaliere, riposato e parzialmente decremato per
Cavallo 60 19 25 62 5 affioramento. Si fabbrica durante tutto l'anno.
Vitello 47 37 34 48 7 Ingredienti: latte, sale, caglio, conservante: lisozima proteina dell'uovo.
Forma: cilindrica, scalzo leggermente convesso o quasi dritto, facce piane, leggermente orlate.
Pecora 10 74 55 48 10 Dimensioni: diametro da 35 a 45 cm; altezza dello scalzo da 18 a 25 cm con variazioni, per
Topo 6 150 120 30 20 entrambi, in più o meno, in rapporto alle condizioni tecniche di produzione.
Coniglio 6 130 120 19 24 Peso: da 24 a 40 kg per forma. Nessuna forma deve avere peso inferiore a kg 24. 1
Colore della crosta: scuro o giallo dorato naturale. (SAU) italiana è destinata a foraggere, prati e pascoli (Istat, 2010); a queste superfici vanno poi
Colore della pasta: bianco o paglierino. aggiunte quelle di cereali e altri seminativi destinati a diventare alimenti per il bestiame. A livello
Aroma e sapore della pasta caratteristici: fragrante, delicato. mondiale si calcola che l’area totale occupata dai pascoli e dalle colture destinate alla produzione
Struttura della pasta: finemente granulosa, frattura radiale a scaglia e occhiatura appena visibile. di alimenti per il bestiame (sia foraggi che altri alimenti) equivalga al 30% dell’intera superficie
Spessore della crosta: da 4 a 8 mm. terrestre non coperta da ghiacci e al 70% circa della superficie agricola (Steinfeld et al., 2006).
Maturazione: la maturazione viene effettuata conservando il prodotto in ambiente naturale a La produzione della carne rappresenta nel suo complesso il settore più importante in valore tra le
temperatura compresa tra 15°-22°C produzioni zootecniche italiane (circa il 63% dell’intera produzione zootecnica nel 2012). Se il
Resistenza alla maturazione: da uno a due anni. settore carne viene più giustamente suddiviso nei singoli comparti produttivi (carne bovina,
Uso: formaggio da tavola e da grattugia. suina, avicola, ecc.) allora il singolo comparto più importante della zootecnia italiana risulta
Grasso sulla sostanza secca: minimo 32%. rappresentato dalla produzione del latte bovino e bufalino che costituisce da sola quasi il 30% in
Il grattugiato: nella tipologia “grattugiato” è ottenuto esclusivamente da formaggio intero già valore della produzione del settore zootecnico italiano. Seguono in ordine decrescente i comparti
certificato. delle carni bovine, suine e avicole.
Umidità non inferiore al 25% e non superiore al 35%. In Lombardia la produzione del latte bovino e bufalino rappresenta addirittura circa il 40% circa
Aspetto: non pulverulento ed omogeneo, particelle con diametro inferiore a 0,5 mm non del valore della produzione zootecnica regionale.
superiori al 25%. Sempre in Lombardia, per quanto riguarda la produzione delle carni, va sottolineato che il
Zona di produzione: La zona di produzione e di grattuggiatura del Grana Padano DOP è il primato, sia in termini di valore prodotto che in termini di quantità, spetta al settore suinicolo.
territorio delle province di: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbania, Vercelli, La Lombardia è tra le regioni che contribuiscono maggiormente alle produzioni zootecniche
Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova a sinistra del Po’, Milano, Monza, Pavia, italiane: il valore della produzione carnea lombarda rappresenta circa 1/4 della produzione
Sondrio, Varese, Trento, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, Bologna a destra del italiana mentre il valore della produzione lattea lombarda equivale a circa 1/3 del produzione
Reno, Ferrara, Forlì Cesena, Piacenza, Ravenna, Rimini. Esclusivamente con riferimento alla italiana.
produzione del latte, la zona di origine si estende anche all’intero territorio amministrativo dei Va sottolineato inoltre che intorno al settore zootecnico (a monte) esiste un ampio “indotto” che,
comuni di: Anterivo, Lauregno, Proves, Senale-S. Felice e Trodena nella provincia autonoma di producendo mezzi tecnici (mangimi, impianti, integratori, etc.), sostiene lo sviluppo zootecnico e
Bolzano. su di esso basa la sua sopravvivenza, anche in termini di occupazione. Inoltre la zootecnia
interagisce strettamente (a valle) con l’industria alimentare e la ristorazione collettiva, settori che
contribuiscono in maniera importante al Prodotto Interno Lordo nazionale.
ZOOTECNIA In particolare l’industria lattiero-casearia e quella di macellazione e di trasformazione delle carni
Il settore zootecnico costituisce l’anello di congiunzione tra la produzione vegetale e il sono i due più importanti comparti dell’industria alimentare nazionale, rappresentando insieme
consumatore finale, cioè il passaggio che permette la trasformazione di alimenti di medio o più del 30% dell’intero fatturato.
basso valore nutritivo, e in alcuni casi anche di scarso o nullo interesse per l’alimentazione umana Molte delle trasformazioni che hanno riguardato in questi ultimi decenni il mondo zootecnico, sia
(quali i foraggi e i sottoprodotti), in alimenti per l’uomo di alto valore biologico, ricchi in a livello italiano che su scala mondiale, sono partite dal tentativo di rispondere alle nuove
aminoacidi essenziali e ben dotati in grassi, vitamine e minerali. esigenze alimentari della popolazione, in termini di quantità e di tipologia (tipo di alimenti e loro
Dimensione economica del settore zootecnico In base ai dati economici e produttivi emerge con qualità). In Italia il consumo pro capite di prodotti alimentari di origine zootecnica è cresciuto
chiara evidenza che il settore zootecnico è uno dei maggiori comparti dell’agricoltura italiana fortemente dagli anni ’40 ad oggi, parallelamente con lo sviluppo economico e l’aumento del
(figura 1); esso copre da solo circa il 31% della Produzione Lorda Vendibile (PLV) del settore potere di acquisto delle famiglie. Tra l’altro tutti quei fattori che hanno permesso miglioramenti
primario. delle rese e dell’efficienza economica e produttiva degli allevamenti (miglioramento genetico,
Nelle regioni dell’Italia settentrionale la PLV animale rappresenta una percentuale ancora più alimentazione, tecniche di allevamento,etc.) hanno portato anche ad una riduzione dei prezzi
importante della PLV complessiva dell’agricoltura, raggiungendo in Lombardia un’incidenza pari che ha contribuito all’allargamento progressivo della base di acquisto. Mentre il consumo pro
al 61% (Istat, 2013); numerose aree territoriali lombarde hanno un’economia incentrata quasi capite di latte ha visto un incremento continuo e costante dall’inizio del secolo con un certo calo
esclusivamente sulla zootecnia. solo negli ultimi anni, il consumo di carne ha fatto registrare una crescita sensibile soprattutto a
Va notato inoltre che una parte non indifferente della produzione vegetale italiana è destinata partire dagli anni ’60.
all’alimentazione del bestiame sotto forma di foraggi (prati, pascoli, erbai, mais ceroso) o di La carne bovina ha visto un calo dei consumi nell’ultimo decennio sia per la forte concorrenza da
concentrati (principalmente mais e altri cereali). Circa il 40% della Superficie Agricola Utilizzata 2
parte di altre carni che, soprattutto, per gli effetti sul mercato del fenomeno BSE. La carne suina biologico delle proteine, ricchezza in vitamine, minerali e sostanze nutraceutiche. Da questo
e le carni avicole hanno invece visto un sensibile aumento dei consumi nel corso degli ultimi punto di vista i ruminanti, non essendo competitori diretti dell’uomo perché in grado di sfruttare
decenni. In particolare negli anni ’80 il consumo pro capite di carne suina in Italia ha sorpassato alimenti non utilizzabili direttamente per l’alimentazione umana (foraggi), possono svolgere un
quello di carne bovina. Da notare che l’acquisto di carne suina in Italia riguarda in gran parte ruolo importante nello sfruttamento di risorse vegetali in quelle aree in cui le condizioni
prodotti di salumeria più che prodotti freschi da macelleria. Per quanto riguarda le carni avicole, pedoclimatiche non consentono di avere produzioni vegetali adatte all’alimentazione umana.
il trend positivo di crescita dei consumi, che durava da molti anni, ha subito una battuta di Tuttavia è noto come, al fine di conseguire produzioni più elevate, anche l’alimentazione dei
arresto in corrispondenza dell’emergenza dell’influenza aviaria. Le carni equine, ovi-caprine e ruminanti attualmente tenda a basarsi sempre più sull’impiego di soia e cereali e sempre meno
cunicole sono da considerarsi invece quasi marginali, legate più che altro a tradizioni locali; sull’impiego di foraggi. La crescita della domanda di carne e latte a livello mondiale non potrà che
tuttavia anche in questi settori si evidenzia una lieve tendenza alla crescita dei consumi. aggravare la competizione già esistente tra destinazione umana (food) e destinazione animale
Andando ad occuparci degli altri prodotti di origine animale, i latticini, e in particolare il (feed) dei prodotti vegetali e delle superfici agricole. Tale competizione si origina sostanzialmente
formaggio, hanno fatto registrare un netto aumento nei consumi pro-capite a partire dagli anni dal fatto che la superficie terrestre coltivabile costituisce una risorsa limitata. Va ricordato infine
’60, mentre il burro ha risentito delle forti campagne denigratorie degli scorsi decenni. Le uova che, da qualche anno a questa parte, la competizione food-feed si è complicata a causa della
hanno mostrato una crescita costante nell’arco degli anni, soprattutto grazie al consumo indiretto crescente domanda di prodotti vegetali per la produzione di combustibili (fuel).
attraverso tutti quei prodotti (dolciari, freschi, pasta) che fanno uso di uova o di ovo-derivati. Per Tornando alla situazione italiana, parallelamente alla crescita dei consumi, l’Italia ha assistito
quanto riguarda il pesce, in particolare per quello fresco e surgelato, si evidenzia una crescita dagli anni ’50-60 in avanti ad una crescita notevole delle produzioni zootecniche (figura 4) che è
importante dei consumi soprattutto negli ultimi 20 anni favorita da un progressivo calo dei prezzi avvenuta con intensità molto diversa da specie a specie e da prodotto a prodotto in rapporto, da
(con l’introduzione sempre più importante di prodotti dell’acquacoltura) e dall’immagine di un lato, alla variegata evoluzione della domanda dei mercati e, dall'altro, al diverso grado di
prodotto dietetico. Attualmente i consumi di latte, formaggi e carne in Italia si attestano su valori penetrazione delle innovazioni tecnologiche. In particolare la produzione totale di latte ha visto
pro capite sempre più vicini a quelli degli altri paesi europei a testimonianza di un progressivo una crescita costante fino agli anni ’90. Successivamente, con l’entrata in vigore del regime delle
abbandono delle abitudini alimentari più tipicamente mediterranee. A livello mondiale si “Quote Latte”, si è registrata una stasi della produzione. Per la carne bovina si è avuto un
riscontrano importanti differenze in termini di consumi di alimenti di origine animale tra paesi aumento della produzione fino agli anni ’80 mentre nel corso dell’ultimo ventennio si è visto un
sviluppati e paesi in via di sviluppo. Questi ultimi evidenziano attualmente consumi molto bassi rallentamento, a causa del ristagno dei consumi, degli elevati costi di produzione italiani e di altri
ma destinati nel prossimo futuro a crescere esponenzialmente, soprattutto in alcune aree del problemi specifici del settore; in particolare intorno al 2000 si è registrata una contrazione
continente asiatico. Vi è infatti una correlazione positiva tra consumo pro capite di prodotti di importante della domanda e della produzione in seguito all’emergenza “mucca pazza”. Ben
origine animale e ricchezza delle popolazioni (espressa come PIL). Infatti, mano a mano che lo diversa l’evoluzione della produzione di carne suina che ha registrato una crescita rilevante
sviluppo economico e tecnologico delle società umane consente un surplus di produzioni passando dalle 365.000 t nel 1963 a più di 2.000.000 t nel 2009. Ancora più eclatante la crescita
agricole rispetto ai fabbisogni alimentari dell’uomo, si crea lo spazio per destinare una parte delle della produzione di carne avicola, che è passata da 65.000 t nel 1951 a circa 1.500.000 t nel
derrate vegetali all’alimentazione di bestiame da reddito. Finché queste condizioni non si 2009.
verificano l’allevamento degli animali rimane confinato alla produzione di lavoro e Nonostante l’incremento sensibile delle produzioni zootecniche che si è verificato dal
all’autoconsumo senza sfociare in una vera e propria zootecnia di mercato. dopoguerra ad oggi, va segnalato che l’auto-approvvigionamento medio dei prodotti zootecnici
La produzione zootecnica, infatti, trasformando derrate vegetali in derrate animali, è (ossia la percentuale del domanda interna coperta dalla produzione nazionale) continua a
necessariamente accompagnata da perdite, più o meno rilevanti, di energia e di sostanze azotate mantenersi in Italia su livelli piuttosto insoddisfacenti per la maggior parte dei comparti
rispetto all’utilizzo diretto dei prodotti vegetali per l’alimentazione umana. Ciò riduce di fatto il produttivi. L’Italia risulta deficitaria per quasi tutti i prodotti (latte e carne bovina e suina in
numero di esseri umani i cui fabbisogni possono essere soddisfatti da un ettaro di terreno primis) mentre è tendenzialmente autosufficiente nel comparto avicolo (carne di pollo e uova) e
coltivabile. In altre parole la produzione zootecnica è una produzione che si può definire, per nel comparto cunicolo. Per il comparto latte il mantenimento di una situazione di scarsa
certi versi, di “lusso” in quanto caratterizzata da una scarsa efficienza di utilizzazione dell’energia autosufficienza è stato causato specificatamente dall’introduzione del sistema delle quote che ha
e dell’azoto. In questo senso alcune produzioni zootecniche, quali ad esempio la produzione di congelato la situazione di deficit degli anni ’80, impedendo di fatto al settore di sviluppare le
carne di vitello alimen
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