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Saggio sul pensiero benjaminiano e l'arte

Si può inscrivere il saggio entro una fase del pensiero benjaminiano caratterizzata da numerosi lavori sulla questione dell'arte, del cinema, della fotografia. Più o meno tutti gli anni '30. In quegli anni interesse cresceva attorno agli effetti socio economici tra i progressi della tecnica, la società di massa e le nuove forme artistiche. (Si gira di Pirandello, Cinema come arte di Arnheim. Furono motivo di ispirazione per Benjamin) Prima versione definitiva del saggio: 1935. Del saggio ci sono tre versioni. L'ultima è edita postuma nel 1955. Benjamin è morto nel 1940.

L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

Inizio: citazione di Paul Valery: il poeta come altri suoi contemporanei ha colto il profondo mutamento della società, riconoscendo che né il tempo né lo spazio né la materia sono quelli che erano sempre stati. Essendo mutato il modo di produzione, la quantità di spettatori, il tipo di produzione, si arriverà a modificare il concetto di arte. Valery ci parla (non nella citazione ma nell'opera “Pezzi sull'arte”) del fatto che si potrà avere l'arte ovunque, come per la musica che si può risentire in più luoghi, si avrà la perdita dell'Hic et Nunc. La stessa riflessione sui mutamenti in atto nello statuto e nella fruizione dell’arte in seguito all’elaborazione di nuove tecniche di riproduzione e trasmissione delle opere che anima il breve testo di Valéry è al centro del saggio di Benjamin.

Premessa

Quando Marx intraprese l'analisi del modo capitalistico di produzione, questo modo di produzione era ai suoi inizi. Marx cercò di capire cosa ci si potesse aspettare in futuro dal capitalismo. Ne emerse che ci si poteva aspettare anche il prodursi di condizioni che avrebbero reso possibile la soppressione del capitalismo. A differenza di Valéry, Benjamin conferisce però alla propria analisi una valenza esplicitamente politica, in quanto nelle nuove forme di produzione e trasmissione dell’arte messe in atto da cinema e fotografia vede la possibilità di liberare l’esperienza estetica dal sostrato religioso-sacrale che ne accompagnava la fruizione da parte della borghesia, impedendo l’instaurazione di un nuovo rapporto tra l’arte e le masse. Quelle proposte da Benjamin, secondo le sue stesse parole, sono tesi “che eliminano un certo numero di concetti tradizionali – quali i concetti di creatività e di genialità, di valore eterno e di mistero -, concetti la cui applicazione incontrollata (...) induce a un’elaborazione in senso fascista del material.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lipperlì di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Produzione artistica e società industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Rusconi Paolo.
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