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Riassunto esame Processi territoriali delle aree asiatiche, prof. Casti, libro consigliato Asia al centro, Mazzei, Volpi

Riassunto per l'esame di Processi territoriali delle aree asiatiche , basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Casti, Asia al centro, Mazzei, Volpi. Gli argomenti trattati sono: il Giappone, la Cina e l'epoca comunista.

Esame di Processi territoriali delle aree asiatiche docente Prof. E. Casti

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nucleare. Nel 66 iniziò la rivoluzione culturale: una guerra civile per la riconquista del potere da parte di Mao, che fu precedentemente

escluso dal partito a causa dei fallimenti economici. La guardie rosse di Mao distrussero le città cinesi risparmiando le campagne e

Xiaoping venne perseguitato. Mao tornò al potere esercitando una politica estera più soft. Il maresciallo Lin Biao presiedette il consiglio

del PCC criticando aspramente gli zar russi definendoli “social­imperialisti” a causa della loro campagna militare in Cecoslovacchia.

All'interno del partito si crearono varie fazioni nuove che cercarono di attirare la complicità di Mao: 3 gruppi si alternarono al potere

Zhou, la moglie di Mao e Lin Biao che si scontrò con Mao a causa dei suoi progetti basati sull'armamento. Poco dopo però egli mori' con

la sua famiglia in un incidente aereo. Subito dopo la RPC fu ammessa all'ONU. Zhou e Mao morirono e Hua assunse il potere con un

colpo di stato, illudendosi di poter portare avanti il maoismo senza Mao. La differenza sostanziale tra le due forme di comunismo russo e

cinese fu il contesto: il proletariato urbano da una parte, i contadini nelle campagne dall'altro. Dopo la guerra vietnamita e la morte di

Zhou Enlai nel 76, Deng Xiaoping puntò su una riforma agricola, industriale, difensiva e scientifica del paese sotto la guida del PCC.

Nelle campagne il contadino acquista il diritto di vendere i propri prodotti, in città si iniziano ad importare tecnologie occidentali e

vengono riabilitati i purgati della rivoluzione culturale. Nell'80 la “banda dei 4” viene condannata a morte, condanna tramutata poi in

ergastolo. La Cina comincia a registrare forti tassi di crescita. In occasione della visita della Thatcher si organizza il ritorno di Hong Kong

alla Cina (1997). All'interno del paese nascono diverse proteste: contro le importazioni e a favore dei diritti umani, diverse figure si

alternano a capo del PCC e l'inflazione arriva al 20%. Le rivolte per la liberazione dei prigionieri del 4 maggio e di nuove riforme politiche

vengono represse con la forza (con mille persone uccise) particolarmente in Tibet. Nel 90 nasce la borsa di Shangai e compaiono McDonald

e Coca Cola; nel 95 Deng entra in coma e gli succede Jiang Zemin, che visita Clinton e ottiene l'ammissione al WTO (Organizzazione

Mondiale del Commercio) nel 2001, anno in cui si firma con Putin un trattato sino­russo d'amicizia. Hu Jintao succede a Jiang nel 2004.

la Cina ha 1 miliardo e 300 mila abitanti. Il reddito pro capite è solo 250 dollari, ma il PIL è secondo solo agli USA.

LA GUERRA DEL VIETNAM

La guerra del Vietnam fu un tentativo (fallito) di prevenire la vittoria comunista da parte degli USA. Questo conflitto ebbe grandi

conseguenze sugli equilibri mondiali e sull'elastico bipolarismo. Nel Vietnam del nord c'era il saldo controllo di un leader comunista,

mentre il sud, dopo la conferenza di Ginevra del 1954 era sotto il controllo degli USA; iniziarono operazioni di guerriglia da parte dei

comunisti a sud. Nel 64 ci fu l'incidente del Golfo di Tonkino: gli americani accusarono i comunisti di aver attaccato delle navi USA e

bombardarono il nord; il presidente Johnson ottenne mano libera non solo in Vietnam ma in tutto il sud­est asiatico grazie al pretesto

dell'incidente di Tonkino. Nel 68 i Vietcong (fronte di liberazione nazionale) organizzò, ottenendo grande successo politico, un'offensiva

contro i 500 mila soldati americani, mettendo in difficoltà Johnson che lasciò la presidenza a Nixon, il quale progettò la

vietnamizzazione della guerra ritirando gran parte delle forze americane. Nel 70 però gli americani attaccarono zone comuniste della

Cambogia, suscitando grande proteste contro gli Stati Uniti, anche all'interno dello stesso paese, in particolare con le proteste dei campus

universitari dove vennero uccisi 4 studenti dalla polizia. Nello stesso periodo Cina e USA si avvicinarono vedendo l'URSS come nemico

comune e Nixon attuò una diplomazia verso i cinesi nel 72, scelta che cambierà il mondo: al bipolarismo si aggiunse il colossso della RPC,

senza che i Giapponesi venissero avvisati. Gli USA firmarono a Parigi il ritiro delle truppe dal Vietnam del nord, che riacquisi' il sud

dando vita alla Repubblica Socialista del Vietnam. Deng Xiaoping espresse la teoria cinese “dei tre mondi”: il conflitto USA­URSS per

l'egemonia mondiale, i paesi industrializzati (Giappone, Europa) e il terzo mondo (compresa la Cina). La teoria puntava all'unione del

secondo e terzo mondo in ottica antiegemonica. La Cina ottenne la poltrona di Taiwan nell'ONU.

LA CINA E LA GLOBALIZZAZIONE

La marcia cinese verso il capitalismo iniziò con la demaoizzazione di Deng Xiaoping e il suo progetto di ampie riforme. Luoghi

protagonisti del cambiamento furono le ZES (zone costiere molto popolate) caratterizzate da molti investimenti esteri, opposte alle zone

interne povere e scarsamente popolate. In pochissimo tempo la Cina diventerà un colosso delle esportazioni mondiali tessili, elettroniche e

di giocattoli e, più tardi, di prodotti di alta tecnologia. Il comunismo di mercato cinese si adattò alla perfezione alla globalizzazione

capitalistica. Si diffuse la politica di controllo delle nascite (che implica il rischio dell'invecchiamento della popolazione) e iniziò una

frenetica modernizzazione del paese: ferrovie, ponti, autostrade, stadi; tutto ciò necessita di grande importazione di fonti energetiche

come il greggio, che è aumentato vertiginosamente anche per questa enorme richiesta. La crisi asiatica del 97 e la SARS hanno rallentato

ma non compromesso la crescita. Oggi la Cina è la quarta potenza economica mondiale. Il meccanismo di arricchimento si basa ottenendo

valute pregiate dai paesi occidentali (esportando favorevolmente grazie allo yen debole, troppo debole secondo gli USA che sta imponendo

un rialzo) che vengono passate ai paesi vicini in cambio di materia prima o semilavorati e sul meccanismo confuciano del risparmio. Oggi

si sta delineando un sinocentrismo economico e geopolitico orientato sulla diplomazia e la neutralità. Il Giappone, dopo il decennio

perduto, si sta avvantaggiando della crescita cinese per tornare a crescere, crescita definita estensiva per il suo carattere quantitativo più

che qualitativo (l'efficienza del lavoro è tutt'altro che eccellente). Attualmente il governo cinese è impegnato in una riforma finanziaria

che perfezioni il sistema bancario che è al 75% statale e impedisce agli enti privati, veri motori dello sviluppo, di contribuire al meglio alla

crescita. La ricchezza cinese è concentrata nelle maggiori città ed è in mano a sole 2 milioni di persone. Importante è anche il bassissimo

costo della manodopera (60 cent/ora = 3% di quello USA) che però, dato il basso costo della vita, permette acquisti maggiori; esso cambia

molto anche a seconda della regione. Il vantaggio comparato è al centro della polemica sulla concorrenza sleale cinese, basata su

contraffazione, pirateria e lavoro che non rispetta le norme standard occidentali (dumping sociale). La Cina rimane comunque tra i 10

paesi più poveri al mondo. L'equilibrio Cina­USA è molto complesso e fondamentalmente economico. La Cina ha una grandissima riserva

economica con cui sottoscrive emissioni obbligazionarie del Tesoro Americano mantenendo bassi i tassi d'interesse e, quindi, sostenendo

l'acquisto di prodotti cinesi; La Cina evita quindi l'inflazione americana e gli USA aiutano la Cina fornendo posti di lavoro. Tale politica

(riassumibile con “acquistare Dollari per difendere lo Yen) è criticata in Cina da chi ritiene doveroso usare i risparmi dei cittadini per il

loro benessere, e non per quello americano. La Cina ha cercato di fare quello che è fallito in Russia: passare dal comunismo economico al

capitalismo senza mettere in discussione lo stesso PCC; la situazione inoltre è fortemente disomogenea: libertà di mercato e di crescita

sociale delle classi medie contro un settore statale controllore, assenza di libertà politica, enorme divario di ricchezza per zone e classi

sociali (concetto teoricamente impossibile con il comunismo). Il PCC però ha iniziato ad avere basi ideologiche meno estremiste ed è spesso

visto come male minore anche dagli avversari politici. Entro il 2040 la Cina supererà gli USA e diventerà la prima potenza economica del

mondo: ciò influirà sugli andamenti valutari e sui prezzi delle materie prime.

INDIA

Secondo molti un altro protagonista del XXI secolo, l'India non ha seguito il modello sviluppista dei paesi confuciani ma è cresciuta grazie

al mercato interno e sui consumi (non sugli investimenti). Il nome India è legato al fiume Indo nel Pakistan, ed il suo nome in lingua è

Bharat, parola legata alla religione locale, l'induismo. Lo stato Indiano è nato nel 47 con l'India independent act che mise fine al

colonialismo inglese, conquista ottenuta grazie e Gandhi e Ali' Jinnah, e la divisione tra Unione Indiana e Pakistan musulmano, paesi tra

cui rimane grande tensione anche oggi. La civiltà dell'indo si sviluppò nel 2500 a.C. fu una delle prime civiltà urbane. Il territorio indiano

è una zona altamente isolata da confini naturali e climatici: l'Himalaya lo separa dalla Cina, le foreste e gli altipiani desertici

caratterizzano gli altri confini. Il clima è monsonico. La varietà naturale si accosta a quella etnica (neri, bianchi e gialli) e linguistica.

Attualmente c'è la divisione geopolitica tra India, Pakistan a ovest e Bangladesh a est, in cui sfocia il Gange, simbolo del paese. L'India

del nord è caratterizzata da una storica instabilità politica al contrario del sud, anche a causa della sua protezione orografica. La storia

di questa civiltà può essere divisa in 4 parti: fase Vedica (1400 a.C.­VII sec), medioevo Indù (fino al 1700) e colonialismo inglese (fino al

1947). La fase vedica è inizia con l'invasione dell'India settentrionale da parte di allevatori nomadi che imposero una rigida gerarchia

sociale (divisa in: sacerdoti e laici, guerrieri e principi, allevatori e mercanti, contadini.) e una religione basata sui Veda (testi sacri

antichi). I fini della gerarchia era preservare la razza degli ariana e i privilegi dei brahmani (sacerdoti e laici). Caratteristiche che già

facevano presagire connotazioni di ineguaglianza e separazione, al tempo rappresentati da 3 condizioni: superiorità della razza ariana,

della lingua sanscrita e della classe brahmana. La credenza nella reincarnazione fu un freno economico, a causa dell'ovvia passività

rispetto alla situazione personale. L'induismo nacque da una miscela tra credenze locali (Shiva e Visnù) e metafisica brahmana (Brahmà il

creatore); questa religione prevede pellegrinaggi ai fiumi sacri, cremazione dei defunti e feste stagionali, non ha una struttura ecclesiastica

ed molto particolare. Non ha il concetto di Dio come protagonista, non ha funzioni profetiche e ha subito diverse trasformazioni, una

flessibilità che ha spesso evitato persecuzioni e occupazioni. Il contrasto tra brahmanesimo filosofico e induismo popolare sfociò nella

nascita di due religioni che estremizzarono i due punti di vista: il buddhismo (rigetto del mondo per arrivare al nirvana, esterno al ciclo

delle nascite) e il jainismo (sofferenza personale, non violenza per ottenere la salvezza). Nel paese si alternarono popoli occupanti (arii,

persiani, greci, unni e mongoli) e le religioni predominanti (Buddhismo e Induismo); la cultura indiana è differente in tutto rispetto alle

altre: non ha mai tentato di conquistare territori (ma la religione si è diffusa spontaneamente), non ha bisogno di modelli da imitare (come

l'universalismo soft Cinese), da rigettare o invidiare (come il particolarismo Giapponese) o da sottomettere (universalismo occidentale). Il

buddhismo è una religione che si basa sulla fuga dal karma (insieme delle azioni compiute nelle vite precendenti, generato dalle intenzioni

e che crea il duhkha, uno stato di insoddisfazione) che determina la forma della vita successiva in base alla positività o alla negatività

fino al raggiungimento del nirvana, uno stato ineffabile al di là di tempo e spazio. Buddha (vero nome Gautama) fu il principe ricchissimo

di un piccolo regno; verso i 30 anni capì che tutto è un illusione dopo la vista dei mali umani (malattia, morte, povertà, vecchiaia); dopo

aver abbandonato il mondo per dedicarsi alla meditazione, raggiunse l'illuminazione che diffuse con tramite 4 regole: il duhkha è vita

come disagio esistenziale, è causato dall'attaccamento al mondo, può essere superato nel nirvana e esiste una via ad 8 stadi per superarlo

(caratterizzata dalla lontananza dagli estremi: vizio e morale rigida, formata da morale, meditazione e saggezza). Il Buddha non diede

importanza alla metafisica in quanto non porta all'illuminazione (conseguente ateismo), e giudica il filosofo un guerriero ferito che si

chiede chi è stato e come al posto che farsi curare (pragmatismo). La religione si diffuse con 2 scuole: il piccolo veicolo (tendenze rigide ed

elitarie, diffuso solo in Sri Lanka, Birmania e Cambogia) e il grande veicolo (salvezza di massa), che si diffuse in tutto il mondo sinico,

spesso segretamente, scomparendo invece in India a causa delle persecuzioni islamiche. Tutt'ora il buddhismo influenza i paesi orientali,

spesso in pluriaffiliazione religiosa in una coesistenza pacifica. Il primo regno musulmano indipendente fu invece Delhi, un sultanato che

poi si estese in tutta l'India del nord, imponendo il proprio dominio nelle città e accontentandosi di imposizioni fiscali sulle campagne

libere. I sultani fecero dell'India un punto commerciale e riuscirono ad evitare le invasioni di Genghis Khan e di Tamerlano, ma non quelle

(successive, 1500 circa) dell'impero di Moghul, un impero musulmano di bianchi tecnologicamente avanzati che crearono un clima di

tolleranza e di fusione tra Islam e Induismo. Gradualmente l'impero venne smantellato e arrivarono gli inglesi che iniziarono la

dominazione nel 1763, facendo nascere un sistema di predominio delle città sulle campagne, troppo povere per acquistare i prodotti delle

città e sottoposte al controllo discrezionale degli Zamindar (Landlords). L'India diventò un mercato per la Gran Bretagna, che otteneva

materie prime (juta, cotone) e mandò in esilio l'ultimo Gran Moghul: episodio che causò la rivolta dei sepoy, indiani reclutati nell'arma

inglese. Nel 1877 venne fondato l'Impero Britannico delle Indie, la punta di diamante di un immenso impero coloniale. Nel paese, la

borghesia indiana era esclusa dal potere politico ed economico; nacquero così correnti nazionaliste inizialmente insurrezionali e,

successivamente con Gandhi, pacifiste, che ottennero dal governo inglese la concessione dell'indipendenza per le assemblee provinciali.

Dopo la seconda guerra mondiale e dopo un'intensa attività di protesta, l'India ottenne l'indipendenza dividendosi in India e Pakistan

(paesi poi in conflitto per il Kashmir), mentre lo Sri Lanka divenne indipendente nel 1966 e il Bangladesh nel 71.

L'India moderna non è ancora un colosso dell'economia, un ritardo dovuto a vari fattori: colonialismo (non solo negativo: ferrovie,

industrie, diffusione lingua inglese), società di casta (rigidità sociale), tradizione e scelte politiche dei leader indiani dopo l'indipendenza,

rivalità religiose al suo interno. Dopo l'indipendenza Nehru, il successore di Gandhi, crea una democrazia parlamentare con una

costituzione (risalente al 1950) multiculturale e laica che prevedeva il suffragio universale, e un'economia socialista ma con la presenza

della proprietà privata (una via di mezzo tra USA e URSS) con forte protezionismo. Nehru era in disaccordo con la figlia di Gandhi sul

settore da privilegiare: industria pesante per il primo (per rafforzare il potere economico), agricoltura per la seconda (per aiutare i ceti

poveri). La riforma agricola avviene ma non aiuta particolarmente i ceti bassi. Negli anni 80 l'India entra in crisi economica e Indira

Gandhi viene assassinata da 2 sue guardie per la sua scelta di sospendere le libertà civili; le succede il figlio che ripristina le riforme

liberali, poi perfezionate dall'attuale primo ministro Singh, con un programma simile a quello di Deng Xiaoping: lo stato diventa da

interventista a semplice regolatore, si incentivano la proprietà privata e gli investimenti. Scelte che hanno permesso oggi di arrivare a un

tasso di crescita del 7% ancora, però, in una situazione di povertà diffusissima affiancata da grandi progressi tecnologici, informatici,

nucleari, farmaceutici, biotecnologici, spesso raggiunti in PMI. Particolarmente alto è il livello di istruzione, soprattutto scientifica, però

poco sfruttato dal paese, che rimane analfabeta per il 50%: si parla quindi di malsviluppo, con ricchezze disomogenee anche per zona: le

principali regioni sono Bombay, Delhi, Calcutta e Madras, costiere e sviluppatesi durante il colonialismo. L'agricoltura è incentrata sul

riso e gli spazi interni sono molto poco industrializzati; alle dinamiche coste si oppongono le frontiere terrestri chiuse e statiche. Insomma,

un paese dove si conosce internet ma anche il carro con i buoi. Inoltre, gli USA vedono con paura un eventuale triangolo Pechino­Dehli­

Mosca, e per questo hanno stretto relazioni di amicizia in funzione anticinese.

CARATTERISTICHE MONDO SINICO MODERNO

Cina e mondo sinico: performance collettiva, importanza del gruppo, dell'armonia e della gerarchia.

USA e occidente: performance individuale, importanza dell'azione, della libertà e dell'uguaglianza.

Queste sostanziali differenze si ripercuotono su moltissimi aspetti dei comportamenti umani.

Nel campo giuridico il mondo sinico predilige il diritto dello stato (penale e amministrativo), giudici moralisti e da molta importanza

all'etica, leggi comportamentali non scritte. Il mondo occidentale predilige invece il diritto del cittadino (civile e commerciale), giudici

impersonali, leggi specifiche a discapito dell'etica (in occidente sempre più spesso ci si rivolge al sistema giudiziario anche per problemi

risolvibili con la morale). Nel mondo sinico c'è il rifiuto del contrattualismo, il concetto di responsabilità collettiva e il rifiuto del processo

giudiziario (quando possibile), considerato riprovevole. I rapporti sociali nel mondo sinico sono verticali e gerarchici e c'è l'importanza del

ruolo più che della persona; inoltre è sempre consigliata la guanxi (raccomandazione) per apparire bene, data l'estrema importanza

dell'onore e del “non perdere la faccia”. Nel mondo orientale sono diffuse le reti familiari, professionali o regionali (associazioni con

funzione di assistenza) soprattutto tra le minoranze cinesi all'estero. Nonostante le situazioni politiche tra i vari paesi confuciani

(democrazia consolidata per il Giappone, democrazie giovani per Corea del Sud e Taiwan, stato autoritario a Singapore...) possiamo

sicuramente trovare punti in comune, come il forte sviluppismo interno (crescita del paese come priorità) opposto all'economicismo in

politica estera, la presenza di una burocrazia elitaria e meritocratica (che ha in mano il vero potere decisionale a differenza dei politici che

gestiscono il consenso ma che negli ultimi anni è stata però messa in discussione in seguito a scandali politici), la collaborazione tra stato e

mercato (visti come yin e yang) che si aiutano a vicenda. Il potere effettivo in Giappone è costituito dal triangolo PLD, burocrazia e

Business Community, mentre in Cina dal quadrato PCC, burocrazia, business community ed EPL (generali delle forze armate).

SISTEMA INDUSTRIALE NIPPONICO

Il sistema aziendale giapponese (per quanto riguarda le grandi aziende o kaisha), primo stato sviluppista orientale, è basato sui 3 attrezzi

sacri, considerati fondamentali per il successo economico passato ma inadeguati alla nuova situazione globale: il primo è l'impiego a vita,

un accordo non scritto con cui l'azienda si impegna a non licenziare anche in caso di manodopera in esubero e il dipendente (che è spesso

polifunzionale) dichiara piena dedizione e disponibilità a trasferimenti all'interno del keiretsu, anche se lontano da casa. Il reclutamento

del dipendente avviene tramite il sistema scolastico, molto efficiente e selettivo, che premia le capacità mnemoniche e la diligenza a

discapito della creatività (dannosa per il gruppo); i ministeri e le ditte prestigiose reclutano solo dalle scuole migliori, come l'università di

Tokyo. La grande azienda è sempre preferita anche perchè permette di ottenere contributi per affitti, spese di trasporto, familiari a carico


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere moderne
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi territoriali delle aree asiatiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Casti Emanuela.

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