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Illuminismo e Cina nel '700

Nell'illuminismo settecentesco si verificò una divisione tra sinofili e sinofobi dopo le informazioni arrivate dai gesuiti. Voltaire esaltò la Cina prendendola come modello politico (meritocrazia) e ritenendolo il primo popolo della storia. Montesquieu e Rousseau, invece, la criticarono come governo dispotico. Si diffuse la passione per le cineserie (porcellane, carte da parati, cioccolato) mentre in Cina si sviluppò un sentimento anticristiano, anche dovuto al sentimento di superiorità proprio dei cinesi.

Giappone

Il Giappone, dopo un'iniziale accoglienza verso il cristianesimo, si chiuse nel sakoku. Un sacerdote, di ritorno dalla Cina, fondò l'Orientale a Napoli, un'università sinologica. In realtà, prima del processo di colonizzazione (terzo incontro) che diede inizio al secolo dell'umiliazione, la Cina era nettamente superiore ai paesi europei come PIL. Ciò mise in discussione la centralità economica e morale a livello mondiale, che solo dopo il colonialismo e la rivoluzione industriale raggiunse un netto dominio, oggi però messo di nuovo in discussione.

La storia cinese iniziò due millenni prima di quella giapponese e si è sempre posta come riferimento per il Giappone, sia come modello da imitare che come modello da superare: venne importato il buddhismo, il confucianesimo e le istituzioni politiche e agrarie, anche se adattate (la revoca del mandato celeste non fu assorbita, il Tenno non può essere deposto ma delega il potere agli shogun, a militari o ai partiti). Caratteristica giapponese fu sempre quella di riconoscere la maggiore potenza mondiale del momento e saperla imitare a dovere, almeno per quanto riguarda i modelli politico-economici (Cina, GB imperialista nel 1902, Germania militarista del 1930, USA dopo il 49).

Le ostiche condizioni naturali del territorio giapponese hanno creato un particolare rapporto con la natura, vista come sacra. Il particolarismo è sempre stato dominante nel paese, anche se ultimamente ci sono tendenze verso l'universalismo occidentale. I primi contatti con l'Europa furono nel 1500 con l'arrivo dei missionari gesuiti portoghesi, che ottennero grande successo e 500 mila conversioni ma vennero poi espulsi da un editto per prevenire la frammentazione del popolo, i cristiani vennero perseguitati e iniziò il Sakoku (fatta eccezione per l'isola Deshima dei mercanti olandesi che facevano rapporto allo shogunato).

Le classi sociali erano divise in samurai (detentori del potere non ricchi), contadini, artigiani e i disprezzati e danarosi mercanti. All'immobilità sociale si opponeva un vivace dibattito culturale: nel 1850 l'americano Perry chiese in nome degli USA l'apertura dei commerci, proposta che divise i pareri dei giapponesi; dopo la restaurazione dell'imperatore Meiji nel 1868, si adottò la politica del paese ricco-esercito forte, diventando colonizzatori per non essere colonizzati (come la Cina).

Iniziò un periodo di forte sviluppo e di espansione (vennero sconfitte Russia, Corea, Taiwan e Cina torturando i popoli locali ma favorendo la nascita delle tigri asiatiche) con l'avvento di un sistema capitalistico e la filosofia spirito giapponese-tecnica occidentale (possibile a causa del relativismo etico). Il Giappone usciva dall'oriente per entrare nell'occidente; ciò fu possibile perché durante il sakoku il Giappone aveva già eccedenza economiche sufficienti per affrontare il capitalismo e perché l'urbanesimo precedette l'industrializzazione (al contrario che in Europa).

L'economia era dominata dai 4 grandi zaibatsu, dall'industria tessile e uno stato catalizzatore, mentre aveva scarso rilievo l'industria pesante. Dopo il successo della prima guerra mondiale, negli anni '30 il potere viene assunto dai governi militari e il Giappone rientra in Asia, la popolazione si impoverisce e si incentiva l'industria pesante, fino alla disfatta della seconda guerra mondiale. Dopo la seconda guerra mondiale il potere è detenuto dal triangolo di ferro (PLD, burocrazia e Business Community). La lealtà verso il superiore è sempre stata fondamentale, che sia il Tenno come il capo ufficio. Le relazioni sociali sono verticali.

Dopo la prima apertura del colonialismo, anche la seconda apertura fu imposta dagli USA dopo l'olocausto atomico; il Giappone si presentava come un paese civile con fini puramente economici, dipendendo dagli USA in politica estera (costituzione clausola 9 pacifista), e dopo soli 20 anni dal bombardamento si riprese diventando la seconda potenza economica del mondo seguendo la dottrina Yoshida (dipendenza USA e economicismo).

Gli USA iniziarono a temere la supremazia economica e cercarono di contenerla con i 2 Nixon Shock: rialzando lo Yen (danneggiando le esportazioni) e stringendo amicizia con la RPC, creando malumori in Giappone. Nel 1989 all'hotel Plaza di NYC il G5 cercò di stroncare la potenza giapponese con una forte rivalutazione dello Yen, che costrinse il Giappone a delegare la produzione all'estero (sud-est asiatico e USA) a causa dell'alto costo della manodopera. Si formò però la bolla speculativa che creò uno shock finanziario e la crisi decennale del paese (in realtà rallentò solo la crescita); la borsa di Tokyo perse il 16% creando montagne di debiti alle banche in rovina.

La causa principale dello scoppio della bolla fu il pessimo sistema politico (soprattutto PLD) che venne coinvolto in uno scandalo in relazione alla Yakuza e durante il decennio della crisi nessun partito seppe proporre un piano adeguato. Il tasso di disoccupazione non troppo alto (3% max) e la crescita cinese hanno permesso una lenta ripresa durante il governo nazionalista Koizumi del 2001 (80% di voti poi scemati al 50) che ha visto l'affermarsi di nuovi valori nel paese: realizzazione personale, creatività e consumismo; si diffonde il lavoro precario e i giovani non si riconoscono negli antichi valori, si avvia un processo di deflazione che avvantaggia i consumatori.

Cina

I primi contatti tra l'Asia e l'Europa furono nel 220 a.C. tra l'Impero Romano e Cina sulla via della seta, dove si scambiavano molte merci; questi scambi furono interrotti dalla conquista musulmana del territorio fino al XIII secolo quando i mongoli riconquistarono il territorio creando una zona di intensi rapporti tra Oriente e Europa medievale, zona non più minacciata da briganti e nomadi guerriglieri.

La Cina era un impero amministrato da funzionari reclutati con il sistema degli esami. Popolazione divisa con la tradizionale gerarchia confuciana: contadini, artigiani e mercanti con un dinamismo opposto all'immobilità sociale giapponese. Il potere centrale andava indebolendosi a causa della presenza di società segrete, di pressioni straniere (Francia, Inghilterra, Russia) e della crisi economica (carestie, usura); il tutto a creare un quadro di diffidenza verso il potere dinastico. 1839-1949 fu il secolo dell'umiliazione. Si diffuse una xenofobia verso gli occidentali.

I funzionari cinesi cercarono di modernizzare il paese per uscire dalla crisi seguendo il modello giapponese Meiji (conoscere le tecniche straniere per poter competere, ma non intaccando i fondamenti cinesi) iniziando la “riforma dei 100 giorni” fallendo però a causa di un progetto non fortemente condiviso dalla popolazione e dal potere delle forze conservatrici. Le correnti di pensiero occidentali (nazionalismo, marxismo) cominciarono a diffondersi a discapito della cultura confuciana.

Il nazionalismo cinese si basò su tre fattori: civiltà coesa, unità etnica e unione data dal potere politico del “figlio del cielo”. Sun, un Mazzini cinese, era cristiano e filo-occidentale e fondò a Tokyo la Lega, con un programma politico di unità nazionale e democrazia controllata. Il crollo effettivo dell'impero bimillenario fu dovuto però a un ammutinamento militare che divisero il sud del paese dall'impero. Sun arrivò in Cina per assumere il comando della repubblica provvisoria a Nanchino, ma il potere venne subito assunto da un generale che depose l'imperatore, forte del sostegno militare.

Il tutto si svolse in un clima gestito dai signori della guerra, potenti uomini a capo di eserciti privati, che frammentarono il potere in modo regionale ma evitarono una restaurazione dell'impero. Dopo lo scoppio della grande guerra nel '14 la Cina si schierò con inglesi, francesi, americani e giapponesi mettendo a disposizione 100 mila lavoratori e subendo ingenti perdite. Alla pace di Versailles le speranze della Cina vennero deluse nonostante l'antimperialismo di Wilson che confermò tutti i privilegi del Giappone a danno della Cina. Ciò causò la famosa protesta del 4 maggio in cui 200 mila studenti scesero in piazza con una protesta generica contro i valori confuciani, considerati un freno allo sviluppo concreto del paese (caratterizzato da un immobilismo culturale) in una giornata importante per lo sviluppo nel nazionalismo cinese.

Nel '22 l'economia si sviluppò soprattutto sulle coste e nacquero due nuovi partiti: il GMD nazionalista di Sun e il PCC comunista (nato da partecipanti del 4 maggio), che coopereranno a partire dal '24. Sun chiese e ottenne il supporto del Komintern per raggiungere l'unificazione del paese. I russi in cambio pretesero l'unione con il PCC e il sostegno del movimento operaio. Il GMD organizzò un proprio esercito guidato da Jiang che prese il posto di Sun, morto di cancro. Il partito organizzò insieme ai comunisti una spedizione a nord contro i signori della guerra, che vennero sconfitti; Jiang tradì però i comunisti massacrandoli, episodio che sottolineò la differenza di interesse tra i due partiti (antimperialismo da una parte e rivoluzione sociale dall'altra).

Il GMD stabilì la sua capitale a Nanjing. Iniziò il decennio di Nanchino della Cina unificata sotto il potere di Jiang, che creò una dittatura monopartitica simile ai regimi europei. Venne rivalutato il confucianesimo e ci fu una crescita socioeconomica. Non ci furono riforme agrarie e i contadini vissero in povertà. I comunisti però non si arresero e guidati da Mao, abile stratega, costituirono l'armata rossa (guerriglieri politicizzati) nelle zone rurali di Ruijin. Jiang tentò più volte di annientare i comunisti e solo con la quinta spedizione riuscì, appoggiato dalla Germania, a costringere i comunisti alla Lunga Marcia di ritirata che li vide decimati (da 90 a 7 mila). Questo episodio venne trasformato in un'epopea da Mao che divenne leader del PCC a discapito della parte bolscevica e più estremista del partito.

Il Giappone invase la Cina da nord nel '31 trovando un'eroica resistenza cinese. Nel '37 i giapponesi arrivarono a Nanchino torturando la popolazione locale. L'aggressione giapponese facilitò il lavoro di sabotazione del PCC all'interno del paese. Jiang cercò di risolvere prima i contrasti interni, per poi difendersi al meglio, ma venne arrestato da una fazione ritenente l'azione antigiapponese prioritaria e rilasciato dopo due settimane. Il tentativo di creare un fronte comune fallì. L'azione giapponese fu condannata dagli USA che garantirono aiuti ai nazionalisti. Mao teorizzò con degli scritti l'importanza della trasformazione prima borghese e poi socialista, guidata dal popolo.

La corruzione del GMD e la situazione bellica spostarono il potere gradualmente in mano ai comunisti. Centomila militari americani sbarcarono in Cina mentre la Russia invase la Manciuria giapponese catturando 600 mila prigionieri nei giorni dei bombardamenti atomici. Truman sperava in una conciliazione tra i partiti cinesi, cosa che non avverrà. Dopo la resa giapponese, scoppiò la guerra civile in Cina.

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Scienze politiche e sociali SPS/14 Storia e istituzioni dell'asia

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