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Processi decisionali

Appunti di gestione aziendale sui processi decisionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof Cagliano dell’università degli Studi del Politecnico di Milano - Polimi, facoltà di Ingegneria dei sistemi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Gestione aziendale docente Prof. R. Cagliano

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APPROCCIO DOING FIRST:

La caratteristica di fondo è quella di passare

subito al solving senza stare troppo sul setting. A

seguito dell’azione c’è un processo di selezione, si

valuta e si decide se implementare la soluzione.

C’è quindi, al termine, un aspetto legato

all’apprendimento: AZIONE-SELEZIONE-

MEMORIA. È un approccio rapido e adatto a

situazioni d’imprese piccole e artigianali.

ESEMPIO Circuit City e CarMax

APPROCCIO SEEING FIRST:

Legata come già detto ad un soggetto e alla sua intuizione. Abbiamo tre fasi:

- Preparazione: il decisore deve

accumulare le conoscenze

(informazioni) e le conoscenze

legate al problema. Più

informazioni raccolgo più ho

spunti;

- Incubazione: in questo periodo

bisogna essere a contatto con

una situazione stimolante, ho

quindi una serie di stimoli che

possono farmi scattare

l’illuminazione;

- Illuminazione: fase in cui nasce

l’idea, non avviene sempre

immediatamente;

- Verifica: fondamentale da fare per creare consenso, cerco di dare motivazioni e

giustificazione per spiegare la bontà dell’idea, devo riuscire a giustificare l’idea per

convincere gli altri; ESEMPIO: INTEL-Celeron

Ciascuno di questi tre approcci può essere adatto o no ad alcuni tipi di realtà, in funzione alla

decisione e alla realtà in cui mi trovo scelgo l’approccio.

• Thinking first - imprese medio-grandi e pubblica amministrazione

• Doing first – micro imprese e cultura artigianale

• Seeing first – imprenditore e start-up

C’è anche il caso di coesistenza all’interno delle imprese, non si adotta un approccio e basta.

Inoltre si sta cambiando tendenza, nelle piccole e medie imprese si passa dal doing first

all’introduzione di processi più strutturati quindi di thinking first. Mentre nelle grandi imprese si

passa dal thinking first a cercare di stimolare la creatività di gruppo e individuale quindi seeing

first.

24/10

DECISIONI IN CONDIZIONI NON DETERMINISTICHE

I contesti organizzativi (anche a seguito del concetto di razionalità limitata) non sono all’interno di

un contesto deterministico. Un processo decisionale può essere considerato deterministico una

volta che ho una conoscenza certa di tutti valori delle variabili ambientali (le variabili decisionali

sono per natura deterministiche, le scelgo io). Ho quindi un valore deterministico assunto dalla

variabile effetto e quindi posso trovare la decisione ottimale.

Questo non avviene mai, le variabili ambientali, infatti, possono riguardare infiniti aspetti

caratterizzanti di uno scenario. In nessun caso siamo in grado di determinare in maniera certa il

valore di questi aspetti (variabili). Inoltre anche il legame tra le variabili è soggetto ad una

variabilità nel tempo: aumenta ulteriormente la complessità del problema.

A fronte dell’esistenza di variabili decisionali e ambientali non deterministiche anche le variabili

effetto diventano non deterministiche: ossia siamo in una situazione o di rischio o di incertezza.

La differenza tra rischio ed incertezza è legata al grado di conoscenza che ho delle variabili.

Ci sono due tipologie di rischio:

- Rischi puri: consistono nella possibilità di subire un danno o perdita di qualsiasi natura.

Coincidono quindi con il senso stretto della parola rischio ossia la possibilità che un evento

non controllabile abbia conseguenze negative;

- Rischi speculativi (o d’impresa): sono fattori d’incertezza legati all’attività economica e si

differenziano dai precedenti in quanto le conseguenze degli eventi possono essere si

negative ma anche positive;

Nelle condizioni di rischio conosco il dominio di valori, associato ad ogni scenario, delle variabili.

Riesco quindi a determinare una probabilità di accadimento dello scenario. Quindi posso

determinare una funzione di distribuzione della variabile e quindi riesco a calcolarmi valore atteso

e deviazione standard della variabile.

Nelle condizioni d’incertezza riesco si ad immaginare quali possono essere i valori delle variabili

ma non riesco a determinare la probabilità di accadimento dello scenario. Non ho quindi una

funzione di distribuzione quindi non sono in grado di determinare valore atteso e dispersione

attorno ad esso. Caso BUBBLE

DECISIONI IN CONDIZIONI DI RISCHIO

VALORE ATTESO


PAGINE

15

PESO

1.31 MB

AUTORE

Lofilao

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria gestionale (CREMONA - MILANO)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lofilao di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Cagliano Raffaella.

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