Laboratorio di economia cognitiva e processi decisionali
Esperimenti eleganti in economia cognitiva
Lezione 1: La presa di decisione
Come le persone prendono le decisioni?
- Utilità e valori attesi: il risultato oggettivo e soggettivo che ci aspettiamo nella scelta di un’opzione.
- Attribuzione di valori soggettivi alle opzioni del contesto decisionale. I valori possono oscillare nel tempo e variare.
- Intertemporal and probabilistic decision making: hanno a che fare col dominio dell’incertezza, è possibile darne una stima. Sono decisioni rischiose e probabilistiche.
Rational choice theory
Gli economisti sono stati i primi a parlare di decisione. La teoria della scelta razionale domina per 40 anni la microeconomia neoclassica, e afferma che gli esseri umani (l’homo oeconomicus) come decisori sono agenti a razionalità perfetta, sono in grado di comprendere costi e benefici della decisione:
- Possediamo una razionalità illimitata ed assoluta
- Non commettiamo errori di ragionamento
- Massimizziamo utilità e profitto individuale
Gli individui si affidano a calcoli razionali per fare scelte razionali: la razionalità consiste nel massimizzare attivamente il proprio vantaggio in qualsiasi situazione (e quindi di minimizzare le perdite). L'homo oeconomicus in quanto essere puramente razionale e calcolatore esiste solo nei libri di economia neoclassica, in quanto l’individuo nella realtà è un compromesso tra istinto e razionalità, tra affetto e ragione e tra emozione e cognizione, ed è affetto da una serie di bias cognitivi (errori decisionali) in cui cadiamo nella scelta decisionale.
Illusioni ottiche ed illusioni cognitive
Secondo Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia nel 2002, nello stesso modo in cui sbagliamo a vedere, allo stesso modo sbagliamo a prendere decisioni: “il nostro modo di vedere e percepire l'ambiente presenta rilevanti analogie con il modo in cui prendiamo le nostre decisioni”. Le analogie tra le illusioni ottiche e le illusioni cognitive (trappole mentali o bias) sono:
- Persistenza: vediamo quello che vediamo anche se sappiamo quello che sappiamo.
- Sistematicità: sbagliamo tutti nella stessa direzione.
- Generalità: ci cascano tutti, dal profano all'esperto.
Dual process theory
Perché cadiamo nelle illusioni ottiche o cognitive? Secondo la neuroscienza esistono 2 sistemi:
System 1: risiede in aree limbiche e filogeneticamente arcaiche del nostro cervello, che condividiamo con altri animali quali rettili e mammiferi.
- Il sistema dell’Intuizione e istinto. Esso è unconscious, fast, associative, automatic pilot. Si occupa del 95% delle decisioni che prendiamo nella nostra quotidianità.
- Opera in fretta e automaticamente, con poco o nessuno sforzo e nessun senso di controllo volontario.
- È predeterminato per fornire output automatici a problemi ricorrenti: applicare tale sistema in contesti sbagliati, fa cadere il decisore in errori.
System 2: è implementato nella corteccia prefrontale del nostro cervello, un’area più recente che viene considerata in quanto è essa che ci rende umani.
- È il sistema del rational thinking, della razionalità. Esso takes effort, è slow, logical, lazy, indecisive. Si occupa del 5% delle attività.
- Esso è lento ad attivarsi, richiede molte energie cognitive: per questo motivo, quando viene attivato, può rimanere attivo per poco tempo.
- Decisioni complesse e attività mentali impegnative che richiedono una focalizzazione: ragionamento, logica, calcolo.
- Cognitive load & depletion. Input dal system 1, esso utilizza delle impressioni che derivano dal sistema 1: "ha avuto un'impressione ma alcuna delle sue impressioni sono illusioni".
Prospect theory
Studio sperimentale:
- Opzione A: se esce testa vinci 200 euro
- Opzione B: vinci 100 euro con certezza
Sappiamo che la maggioranza delle persone sceglierebbe l’opzione B. Kahneman successivamente lascia inalterate le possibilità economiche, ma cambia il contesto; non si tratta più di vincita ma di perdita:
- Opzione A: se esce testa perdi 200 euro
- Opzione B: perdi 100 euro con certezza
Sappiamo che in questo contesto la maggioranza delle persone sceglierebbe l’opzione A, quella rischiosa. Scegliamo la vincita certa quando si tratta di vincere, scegliamo la perdita rischiosa quando si tratta di perdere. Perché?
- Ci impegniamo in questo tipo di scommesse solo se abbiamo la possibilità di vincere mediamente più del doppio di quanto possiamo perdere (tipicamente 2,25 volte).
- Perché sappiamo che per il nostro cervello fa più male perdere una data cifra: la disutilità di una perdita è più del doppio dell'utilità di una vincita.
Questo comportamento dei soggetti viola alcuni principi della razionalità neoclassica:
- Principio di razionalità assoluta: ricorso al calcolo oggettivo delle probabilità dei fenomeni. Se noi fossimo ricorsi al calcolo oggettivo, avremmo preso la nostra decisione nella stessa maniera in entrambi i contesti.
- Alterazione dei valori oggettivi: il decisore trasforma in percezione soggettiva un rischio non rispettando i principi del calcolo della probabilità.
La nostra avversione alle perdite risale a 40 milioni di anni fa ed è inscritta nei nostri geni (anche le scimmie hanno avversione al rischio). L'area cerebrale che controlla l’avversione alle perdite si trova nel sistema 1, nell’area dell’amigdala, la quale è deputata a percepire emozioni e sensazioni di rischio e paura, cablata per reagire istantaneamente e per tenerci in vita in situazione di pericolo.
Effetti dell'amigdala
Cosa succede ai pazienti che non hanno amigdala? Essi sono stati studiati da Benedetto de Martino, il quale ha scoperto che i soggetti che non hanno un'amigdala non provano avversione alle perdite: per questo motivo sono agenti a razionalità perfetta e si comportano secondo il manuale del perfetto economista, continuando a giocare e scommettere pur di vincere un euro in più di quanto non possano perdere.
Studio sperimentale: Un secondo studio condotto in Italia al San Raffaele di Milano, da Canessa e colleghi, ha scoperto che alterazioni strutturali nella materia grigia dell'amigdala causano una differente avversione alle perdite.
- Amigdala più grande = maggiore avversione
- Amigdala più piccola = minore avversione
Framing effect
L'effetto incorniciamento fa sì che in condizioni di rischio o incertezza i decisori violano il principio di invarianza descrittiva.
Principio di invarianza descrittiva:
- “L'espressione di una preferenza non dovrebbe dipendere dal modo in cui sono descritte le opzioni”. Se due opzioni sono descritte in modo diverso, la mia preferenza non deve cambiare.
- “Dovremmo aspettarci che una certa prospettiva, per esempio un guadagno monetario, debba avere per un individuo la stessa utilità a prescindere da come viene descritta”.
Studio sperimentale: Amos Tversky e colleghi fecero un esperimento su pazienti di tumore, medici e studenti, ponendo due alternative di trattamento, chirurgia o radioterapia, ed elencando le prospettive di vita post trattamento. In un primo tempo espongono quante persone sopravvivranno, mentre in un secondo tempo cambiano la descrizione esponendo quante persone moriranno: in entrambi i casi le alternative erano uguali.
Allora gli studiosi scoprirono che il modo in cui si descriveva il problema sperimentale cambiava drasticamente le preferenze degli individui.
Preferences
Sappiamo davvero cosa preferiamo? Hanno provato a dircelo in un libro “theory of games and economic behavior" John Von Neumann e Morgenstern. In tale libro hanno stabilito come devono essere le preferenze dei decisori razionali:
- Completeness: a priori preferences across alternatives. Le preferenze sono complete nel senso che il decisore nel momento della scelta è in grado di confrontare le alternative tra di loro e decidere se preferisce l'alternativa A, l'alternativa B o se è indifferente tra queste. Carattere aprioristico delle preferenze: le preferenze precedono la scelta.
- Independence: from the context. L'indipendenza implica che la valutazione delle alternative dovrebbe essere indipendente dalla nostra opinione su esse e dal contesto decisionale. Ciò significa che le preferenze tra alternative dovrebbero essere governate solo dalle caratteristiche per le quali le alternative differiscono. I punti in comune tra le alternative dovrebbero essere effettivamente ignorati.
- Transitivity: hierarchical order. L’assioma di transitività presuppone un principio di coerenza delle preferenze: il decisore preferisce l'alternativa A all'alternativa B, e preferisce l'alternativa B all'alternativa C, allora deve preferire l'alternativa A all'alternativa C.
- Continuity: indifference probability. L'assioma di continuità postula che la preferenza tra alternative non cambi drasticamente se cambiano di poco le quantità dei beni disponibili. Ad esempio, se il consumatore preferisce l'alternativa A a B, allora qualunque alternativa simile ad A deve essere preferita a qualunque altra molto simile a B.
Choice blindness
Gli ultimi 30 anni di scienza cognitiva ci dicono che le preferenze dei decisori razionali non sono assolutamente come quelle assiomatizzate da Neumann; piuttosto noi strutturiamo le nostre preferenze nel momento in cui siamo chiamati a risolvere un problema decisionale.
Studio sperimentale: Ciò è stato dimostrato da Peter Johansson e colleghi da un esperimento chiamato “failure to detect mismatches between intention and outcome in a simple decision task". È un filone di studi chiamato “choice blindness", cecità alla scelta, che deriva dal 1987 quando Nisbett e Wilson pubblicano l'articolo “Telling more than we can know".
Loro si misero a vendere collant ai consumatori di un supermercato, ed entrambi vendevano gli stessi collant. Notarono un “bias di preferenza a destra", per cui la maggioranza dei consumatori comprava i collant a destra, ma soprattutto che i consumatori si giustificava nella loro scelta dicendo mi piaceva di più il colore ecc.. quando in realtà i collant erano gli stessi: razionalizzavano a posteriori la preferenza (come avveniva anche nell’esperimento di Johansson).
“Le spiegazioni offerte dai soggetti in merito alle cause del proprio comportamento sono non già ricostruzioni di stati e processi mentali reali, condotte sulla base di una consapevolezza introspettiva diretta, bensì un'attività confabulatoria prodotta dall'impiego di teorie esplicative socialmente condivise” Marraffa, 2016.
Decoy effect
Se non abbiamo preferenze a priori, e piuttosto le costruiamo nel momento in cui siamo chiamati a risolvere un problema decisionale, significa che possiamo infilarci in questo processo di costruzione delle preferenze e modificarle a nostro piacimento.
Studio sperimentale: Gli esperti del “The economist" proposero due opzioni di iscrizione al giornale, una meno cara solo online, e una più cara sia online che stampata. La maggior parte dei consumatori scelse l'opzione meno cara. Per questo motivo inserirono una terza opzione dello stesso prezzo dell'opzione più cara, sicuramente meno conveniente di quest'ultima:
- L'opzione inserita nel contesto decisionale viene chiamata opzione asimmetricamente dominata, un'opzione esca, un’opzione fantoccio, che ha il ruolo di spingere le preferenze dei soggetti verso l'opzione che domina l'opzione irrilevante, che viene chiamata target della scelta.
- Introducendo l'opzione irrilevante, la maggior parte dei soggetti sperimentali preferisce l'opzione più cara, che sembrava un compromesso appetibile e per nulla caro.
ITC & PC: Intertemporal and probabilistic choice
- Intertemporal Choice (ITC): scelte tra opzioni che realizzano la loro utilità in diversi momenti di tempo. Preferiresti 50 € oggi o 100 € fra un anno?
- Probabilistic Choice (PC): scelte tra opzioni che hanno una differente probabilità di realizzarsi. Preferiresti avere 50 € sicuri o il 50% di possibilità di avere 100 €?
Questi due tipi di scelte sono state studiate insieme e si è pensato che fossero gestite da un unico sistema neurocognitivo poiché condividevano una serie di similarità.
ITC & PC: similarità
- Stessa forma quasi iperbolica della funzione di sconto; il nostro cervello attribuisce un valore decrescente alle ricompense ritardate o rischiose in funzione dell'aumentare o del rischio associato alla ricompensa. Più qualcosa è ritardata nel tempo o più è rischiosa, meno vale.
- Presa di decisione multi-attributo (U= tradeoff tra attributi). L'utilità delle singole opzioni è data da un trade-off, da un connubio di attributi differenti (prezzo e ritardo nella scelta intertemporale e prezzo e rischio in quella probabilistica).
- Intuitivo nesso evolutivo: più l'outcome è ritardato, meno abbiamo la sicurezza di ottenerlo.
In realtà ITC & PC sono gestiti da meccanismi diversi fra loro. Le differenze sono:
- Effetti differenti delle stesse manipolazioni sperimentali (magnitude).
- Nessuna correlazione tra i tassi di sconto di ITC e PC; per cui se io sconto più ripidamente le ricompense inter temporali, non è detto che io faccia lo stesso con quelle probabilistiche.
- Attivazione di aree cerebrali differenti: corteccia dorsale prefrontale nel contesto delle scelte rischiose e la corteccia cingolata anteriore dalle scelte intertemporali.
Studio sperimentale: del prof Marco Marini e Fabio Paglieri:
- Sono stati chiamati i soggetti in laboratorio ed essi hanno fatto delle scelte binarie intertemporali e probabilistiche. Sono stati richiamati a distanza di settimane per effettuare una scelta con le stesse opzioni ma con l'aggiunta di un'opzione fantoccio.
A seconda dell'opzione irrilevante e dominata e inserita nel contesto di scelta, i soggetti diventavano o più pazienti o impulsivi nella scelta intertemporale oppure più avversi o propensi a rischio nel contesto probabilistico.
Decoy effect: l'effetto attrazione è il fenomeno per il quale l’aggiunta di un'alternativa irrilevante in un set di scelta aumenta la probabilità di scelta per l'alternativa che domina l'opzione esca inserita.
- “Non abbiamo preferenze a priori, piuttosto le costruiamo in base a com'è il contesto decisionale”.
L'effetto attrazione è caratterizzato da:
- Violazione degli assiomi economici della microeconomia neoclassica: Il principio dell'Indipendenza dalle alternative irrilevanti, il quale afferma che la scelta deve essere indipendente dalle alternative irrilevanti presenti nel contesto.
- Principio di regolarità, ci dice che la percentuale di preferenza per un'opzione non può aumentare ma può solo diminuire quando nel contesto di scelta aggiungiamo opzioni ulteriori.
- Nuovi modelli connessionisti dinamici neuroeconomici di scelta, sono in grado di spiegare l'oscillazione e il cambiamento delle preferenze. Essi affermano che quando ci troviamo di fronte a un processo decisionale, effettuiamo una locazione stocastica della decisione, ovvero dove iniziamo ad analizzare il problema decisionale è casuale, ma dopo inizia un fitto processo comparativo tra le opzioni, il quale fa oscillare i valori soggettivi che noi attribuiamo, finché uno di questi valori soggettivi raggiunge una determinata soglia decisionale che precede la scelta.
L'effetto attrazione è veramente un problema di attrazione?
Studio sperimentale: sul tracciamento degli occhi sul decoy effect del prof.Marini, di Ansani e Paglieri.
L'opzione target della scelta veniva guardata per più volte e i soggetti tornavano a compararla più spesso durante l'esperimento.
Nei contesti ternari di scelta:
- Il numero di fissazioni per l'opzione target aumentava nella direzione dell'esca.
- Il tempo di fissazione per l'opzione target aumentava nella direzione dell'esca.
- Il numero di rivisite per l'opzione target aumentava nella direzione dell'esca.
La stessa identica opzione, in due scelte che sono identiche fra di loro, ad eccezione di un'opzione irrilevante differente, viene guardata per più tempo quando questa domina l'alternativa irrilevante rispetto a quando è il competitor della scelta.
Avversione agli estremi
Un altro bias contestuale, derivato dal come andiamo a manipolare il contesto decisionale, è l'effetto compromesso, e si profila in un altro bias cognitivo chiamato avversione agli estremi. Questo bias ci dice che i consumatori sono soliti evitare le opzioni estreme e preferiscono scegliere l'opzione compromesso, quella mediana.
Conti mentali e fungibilità del denaro
Studio sperimentale: condotto da Richard Thaler, Nobel per l'economia 2016, che dimostra che i conti mentali importano. Stiamo comprando un paio di cuffie in un negozio e costano €15, un nostro amico ci avvisa che in un negozio a 10 minuti esse costano €5. La maggior parte delle persone sceglierebbe di andare nel negozio in cui costano €5.
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