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Riassunto esame Procedura Penale, prof. Galgani, libro consigliato Diritto Processuale Penale II di Conso e Grevi Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Procedura Penale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Diritto Processuale Penale II, V ed. 2010, di Conso e Grevi consigliato dalla professoressa Galgani. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la fase del giudizio: atti preliminari al dibattimento, l'ammissione della prova e la sua assunzione, l'attività decisoria del... Vedi di più

Esame di Procedura penale docente Prof. B. Galgani

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ESTRATTO DOCUMENTO

1. Chi ha notizia che nei suoi confronti sono svolte indagini, ha facoltà di presentarsi al

pubblico ministero e di rilasciare dichiarazioni. non utilizzabili in dibattimento

2. Quando il fatto per cui si procede è contestato a chi si presenta spontaneamente e questi è

ammesso a esporre le sue discolpe, l'atto così compiuto equivale per ogni effetto all'interrogatorio.

In tale ipotesi, si applicano le disposizioni previste dagli articoli 64, 65 e 364.

3. La presentazione spontanea non pregiudica l'applicazione di misure cautelari

 il p.m. può quindi decidere se contestare (e quindi convertire in interrogatorio) o far rilasciare,

senza contestazione e senza domande, la dichiarazione.

b. Iniziativa del p.m.

Art. 375. Invito a presentarsi.

1. Il pubblico ministero invita la persona sottoposta alle indagini a presentarsi quando deve

procedere ad atti che ne richiedono la presenza.

2. L'invito a presentarsi contiene:

a) le generalità o le altre indicazioni personali che valgono a identificare la persona sottoposta

alle indagini;

b) il giorno, l'ora e il luogo della presentazione nonché l'autorità davanti alla quale la persona

deve presentarsi;

c) il tipo di atto per il quale l'invito è predisposto;

d) l'avvertimento che il pubblico ministero potrà disporre a norma dell'articolo 132

l'accompagnamento coattivo in caso di mancata presentazione senza che sia stato addotto legittimo

impedimento.

3. Quando la persona è chiamata a rendere l'interrogatorio, l'invito contiene altresì la

sommaria enunciazione del fatto quale risulta dalle indagini fino a quel momento compiute. L'invito

può inoltre contenere, ai fini di quanto previsto dall'articolo 453 comma 1, l'indicazione degli

elementi e delle fonti di prova e l'avvertimento che potrà essere presentata richiesta di giudizio

immediato.

4. L'invito a presentarsi è notificato almeno tre giorni prima di quello fissato per la

comparizione, salvo che, per ragioni di urgenza, il pubblico ministero ritenga di abbreviare il

termine, purché sia lasciato il tempo necessario per comparire.

Art. 376. Accompagnamento coattivo per procedere a interrogatorio o a confronto.

1. Quando si tratta di procedere ad atti di interrogatorio o confronto, l'accompagnamento

coattivo è disposto dal pubblico ministero su autorizzazione del giudice.

Prima del 97 il p.m. poteva ben concludere le indagini senza aver effettuato l’interrogatorio

dell’indagato (evidente limitazione dal diritto di difesa). Nel 97 è stato introdotto l’obbligo per il

p.m., pena la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, di effettuare l’invito di cui all’art. 375. Tale

assetto normativo è stato poi modificato nel 1999.Oggi. il p.m. deve dare avviso della conclusione

delle indagini, in tale avviso vi deve essere l’avvertimento che l’indagato ha la facoltà (diritto) di

rilasciare dichiarazioni o di farsi interrogare (la scelta non spetta, quindi, in questo caso, al p.m.). se

il p.m. non rispetta la volontà dell’indagato non inviando l'invito di cui all’art. 375 la richiesta di

rinvio a giudizio è nulla.

Art. 415-bis. Avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari.

1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma 2 dell'articolo 405, anche se prorogato,

il pubblico ministero, se non deve formulare richiesta di archiviazione ai sensi degli articoli 408 e

411, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al difensore avviso della conclusione delle

indagini preliminari.

2. L'avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede, delle norme di

legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l'avvertimento che la

20

documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del pubblico

ministero e che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia.

3. L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine di venti

giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad

investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine,

nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad

interrogatorio. Se l'indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il pubblico ministero

deve procedervi.

4. Quando il pubblico ministero, a seguito delle richieste dell'indagato, dispone nuove indagini,

queste devono essere compiute entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta. Il termine

può essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero,

per una sola volta e per non più di sessanta giorni.

5. Le dichiarazioni rilasciate dall'indagato, l'interrogatorio del medesimo ed i nuovi atti di

indagine del pubblico ministero, previsti dai commi 3 e 4, sono utilizzabili se compiuti entro il

termine stabilito dal comma 4, ancorché sia decorso il termine stabilito dalla legge o prorogato dal

giudice per l'esercizio dell'azione penale o per la richiesta di archiviazione.

Art. 416. Presentazione della richiesta del pubblico ministero.

1. La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del

giudice. La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall'avviso previsto

dall'articolo 415-bis, nonché dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi

dell'articolo 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere

sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all'articolo 415-bis, comma 3.

ii. Ovviamente il p.m. può anche assumere informazioni dalle persone che possono riferire

circostanze utili (potenziali testimoni).

Art. 362. Assunzione di informazioni.

1. Il pubblico ministero assume informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili

ai fini delle indagini. Alle persone già sentite dal difensore o dal suo sostituto (indagini difensive)

non possono essere chieste informazioni sulle domande formulate e sulle risposte date. Si applicano

1

le disposizioni degli articoli 197, 197-bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203. ( )

 a differenza dell’art. 351 (altre sommarie informazioni alla polizia) qui il potenziale

testimone risponde penalmente del rifiuto a rispondere o della falsità delle sue dichiarazioni.

Tuttavia, l’art. 381 4-bis. vieta l'arresto della persona richiesta di fornire informazioni dalla polizia

giudiziaria o dal pubblico ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto

di fornirle.

 l’invito del p.m. è effettuato con citazione (377).

iii. Il p.m. può interrogare le persone imputate in un procedimento connesso (art. 12) o

collegato (art. 371 comma 2, lettera b). l’interrogatorio di tali soggetti va condotto nelle

forme previste dall’art.210 commi 2,3,4, e 6. Ciò significa che:

a. Può essere ordinato l’accompagnamento coattivo

b. va garantita l’assistenza difensiva

c. va garantita la facoltà di non rispondere

d. se non hanno reso in precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilità

dell'imputato è dato l'avvertimento previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera c), e,

se esse non si avvalgono della facoltà di non rispondere, assumono l'ufficio di

testimone (assistito). Al loro esame si applicano, in tal caso, oltre alle disposizioni

2

richiamate dal comma 5, anche quelle previste dagli articoli 197-bis e 497. ( )

iv. l’individuazione si differenzia dalla ricognizione per alcuni particolari: 21

- può essere svolta in maniera informale

- non è necessaria la presenza del difensore

- a valenza meramente investigativa

- assume valore di prova solo nei casi di cui agli artt. 500 e 512

v. ovviamente, art 377 1. Il pubblico ministero può emettere decreto di citazione quando

deve procedere ad atti che richiedono la presenza della persona offesa e delle persone in

grado di riferire su circostanze utili ai fini delle indagini.

 in caso di rifiuto il p.m. può disporre l’accompagnamento coattivo senza

l’autorizzazione del g.

23. Segue: b) gli accertamenti tecnici

Il p.m. può avvalendosi di ausiliari tecnici (periti) effettuare accertamenti tecnico-scientifici.

Questi possono avvenire senza il coinvolgimento dell’indagato tranne che si tratti dei c.d.

accertamenti tecnici irripetibili. In questi casi visto il valore di prova che assumono devono essere

avvisati l’indagato, la parte offesa e i difensori, che possono anche nominare propri consulenti. A

questo punto l’indagato può scegliere o di effettuare l’accertamento in questo modo o può

riservarsi di promuovere incidente probatorio, ossia comunicare la sua intenzione di chiedere al

GIP che l’accertamento tecnico sia effettuato nelle forme più garantite degli artt. 392 e ss.. il p.m.

può rifiutare la riserva solo in caso di impossibilità di differire l’accertamento.

24. Segue: le indagini genetiche

La materia è stata regolata dalla l. 85/2009.

In primo luogo è stata istituita la banca del DNA presso il ministero dell’interno. Ed è stato

istituito il laboratorio centrale per la banca del DNA presso il ministero di giustizia. La banca

contiene:

- I reperti biologici materiale biologico acquisito sulla scena del delitto o su cose pertinenti al

reato

- I campioni biologici sostanza biologica prelevata sulla persona.

La banca deve cancellare i dati delle persone assolte e cmq dopo 40 anni dall’ultima circostanza

che ne ha determinato l’inserimento.

La cancellazione è immediata se il prelievo è avvenuto in violazione di legge (ad es. per un reato

per il quale non è consentito).

Polizia giudiziaria e p.m. possono in ogni momento chiedere che venga effettuato un raffronto

con i profili genetici tipizzati nel corso delle indagini (dal laboratorio) e quelli contenuti nel

database.

Il p.m. può procurarsi il campione biologico dell’indagato in diversi modi:

a. Attraverso oggetti sequestrati all’indagato (a.e. pettine)

b. Se l’indagato è già registrato nella banca del dna

c. Col consenso dell’indagato può prelevarlo (224-bis)

d. Senza il consenso con autorizzazione del g (259-bis), o con decreto motivato del p.m. in caso

di urgenza (da convalidare entro 48 ore + 48).

25. il collegamento investigativo

Molto spesso il p.m. non è in grado do svolgere adeguatamente i propri compiti investigativi in

relazione a un determinato fatto di reato se non estendendo il proprio orizzonte anche ad altri

fatti illeciti, legati da vincoli di natura probatorio o maturati nel medesimo contesto criminoso. 22

Se questi reati sono ancora oggetto di investigazione ed appartengono al medesimo g. il pm può

chiedere la riunione dei processi ex art. 17.

Se invece i reati appartengono a g diversi la questione si complica.

Nel codice abrogato l’esistenza di un vincolo di natura probatorio determinava la connessione

tra i relativi procedimenti. La competenza veniva data ad un unico g e ad un solo p.m., con la

conseguenza di favorire concentrazioni abnormi come i maxi-processi.

Il codice vigente invece per far fronte a tale rischio a previsto che le competenze di g e pm

rimangano inalterate. Tali uffici però

Art. 371.Rapporti tra diversi uffici del pubblico ministero.

1. Gli uffici diversi del pubblico ministero che procedono a indagini collegate, si coordinano tra

loro per la speditezza, economia ed efficacia delle indagini medesime. A tali fini provvedono allo

scambio di atti e di informazioni nonché alla comunicazione delle direttive rispettivamente

impartite alla polizia giudiziaria. Possono altresì procedere, congiuntamente, al compimento di

specifici atti.

2. Le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si considerano collegate:

1

a) se i procedimenti sono connessi a norma dell'articolo 12; ( )

b) se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri, o per

conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o l'impunità, o che

sono stati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre, ovvero se la prova di un

2 )

reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un'altra circostanza; (

c) se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.

3. Salvo quanto disposto dall'articolo 12, il collegamento delle indagini non ha effetto sulla

competenza.

 sub. a. in realtà quando i proc.ti sono connessi ex art. 12, la competenza dovrebbe spettare ad

un solo g e ad un solo ufficio del p.m. in ossequio all’art. 51 co. 3. La norma peraltro sembrerebbe

dare la possibilità di scegliere se unificare i proc.ti (51) o coordinarli (371).

Nel caso in cui i p.m. non rispettano tale disposizione e quindi non si coordinino:

art. 118 disp. att. 3. Quando il coordinamento non è stato promosso o non risulta effettivo, il

procuratore generale presso la Corte di Appello può riunire i procuratori della Repubblica che

procedono a indagini collegate e invitarli a cooperare. Se i procuratori della Repubblica

appartengono a distretti diversi, la riunione è promossa dai procuratori generali presso le Corti di

Appello interessate, di intesa tra loro.

Più incisivo e poi l’art. 372 co. 1-bis

1-bis. Il procuratore generale presso la corte di appello, assunte le necessarie informazioni,

dispone altresì con decreto motivato l'avocazione delle indagini preliminari relative ai delitti

previsti dagli articoli 270-bis, 280, 285, 286, 289-bis, 305, 306, 416 nei casi in cui è obbligatorio

l'arresto in flagranza e 422 del codice penale quando, trattandosi di indagini collegate, non risulta

effettivo il coordinamento delle indagini previste dall'articolo 371 comma 1 e non hanno dato esito

le riunioni per il coordinamento disposte o promosse dal procuratore generale anche d'intesa con

altri procuratori generali interessati.

26. L’esercizio di difesa nel corso delle indagini preliminari. L’informazione di garanzia

L’indagato può venire a conoscenza che si sta svolgendo un’indagine nei sui confronti in diversi

modi:

a. Se lo sospetta può chiedere che gli vengano comunicate le eventuali iscrizioni riguardanti la

sua persona contenute nel registro delle notizie di reato. Il p.m. può rifiutarsi di fornire le

informazioni in due casi (335):

i. 3. Quando stia procedendo per une dei delitti di cui all’art. 407 co. lett. a 23

ii. 3-bis Se sussistono specifiche esigenze attinenti all'attività di indagine, il pubblico

ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto motivato, il segreto

sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile.

b. È possibile che il p.m. (ma anche la p.g) debba effettuare un atto al quale il difensore ha

diritto ad assistere (interrogatorio, ispezione, confronto, accertamento tecnico irripetibile,

perequazione, sequestro, prelievo coattivo). In tali casi deve essere, a pena di nullità dell’atto

investigativo, inviata l’informazione di garanzia (369) con indicazione delle:

norme di legge che si assumono violate

o della data e del luogo del fatto (quindi non anche la descrizione del fatto)

o e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia.

o

Tuttavia, la nullità non sussiste in presenza di atti equipollenti all’informazione di garanzia

come ad es. l’invito a presentarsi per rendere interrogatorio, purché contengano le indicazioni

di cui all’art. 369. 

c. Quando vengono svolte indagini (p.m. e p.g.) che coinvolgono l’indagato. atti ritenuti

equippolenti

d. Quando la p.g debba effettuare un atto al quale il difensore ha diritto ad assistere (senza

informazione di garanzia) atti ritenuti equipollenti

e. Con l’avviso di conclusione delle indagini. Contenente (415-bis)

2. L'avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede,

o delle norme di legge che si assumono violate,

o della data e del luogo del fatto,

o con l'avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è

o depositata presso la segreteria del pubblico ministero e che l'indagato e il suo

difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia.

3. L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine

o di venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare

documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico

ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare

dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio. Se l'indagato

chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il pubblico ministero deve procedervi.

in caso di archiviazione se:

a. La richiesta è accolta de plano è possibile che l’indagato non sappia mai che si è svolta

un’indagine nei suoi confronti

b. Il Gip, d’ufficio o a seguito di opposizione dell’offeso, fissa l’udienza in camera di consiglio

2

(409 ), l’indagato apprende l’indagine con la notifica della fissazione dell’udienza.

27. Segue: la nomina del difensore 1

Art. 369-bis. Informazione della persona sottoposta alle indagini sul diritto di difesa. ( )

1. Al compimento del primo atto a cui il difensore ha diritto di assistere e, comunque, prima

dell'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi del combinato disposto degli articoli

375, comma 3, e 416, il pubblico ministero, a pena di nullità degli atti successivi, notifica alla

persona sottoposta alle indagini la comunicazione della nomina del difensore d'ufficio.

2. La comunicazione di cui al comma 1 deve contenere:

a) l'informazione della obbligatorietà della difesa tecnica nel processo penale, con l'indicazione

della facoltà e dei diritti attribuiti dalla legge alla persona sottoposta alle indagini;

b) il nominativo del difensore d'ufficio e il suo indirizzo e recapito telefonico;

c) l'indicazione della facoltà di nominare un difensore di fiducia con l'avvertimento che, in

mancanza, l'indagato sarà assistito da quello nominato d'ufficio; 24

d) l'indicazione dell'obbligo di retribuire il difensore d'ufficio ove non sussistano le condizioni

per accedere al beneficio di cui alla lettera e) e l'avvertimento che, in caso di insolvenza, si

procederà ad esecuzione forzata;

e) l'indicazione delle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

 se non sono stati compiuti atti a cui il difensore ha diritto di assistere tale informazione deve

cmq precedere l’avviso di conclusione.

 questo avviso è parallelo all’informazione di garanzia.

 non è necessario quando gli atti ivi indicati sono compiuti dalla p.g.

28. Segue: a. l’assistenza del difensore agli atti investigativi

Può esplicarsi in tre modi:

a. Come assistenza del difensore agli atti investigativi della p.g. e del p.m. È posta a presidio:

i. Della regolarità formale dell’atto e della genuinità dei sui esiti

ii. dei diritti fondamentali dell’individuo

il difensore può presentare richieste, formulare osservazioni e avanzare riserve.

La legge distingue tra:

A. atti cui il difensore ha diritto di assistere essendo stato preavvisato

sommarie informazioni della persona sottoposta ad indagine (ma non l’assistenza

o difensiva).

Interrogatorio

o Ispezione

o Confronto

o

Il preavviso deve essere di almeno 24 ore; può essere omesso in caso di urgenza ma deve

essere dato cmq avviso senza ritardo; può essere omesso anche il preavviso nei casi

quando vi è il rischio che vi possa essere alterazione delle prove (il difensore può cmq

intervenire).

Diritto ad assistere non significa obbligatorietà del difensore, quindi se non si presenta

l’atto può essere ugualmente svolto. Vi è invece obbligatorietà:

4

 )

Interrogatorio di garanzia (294

 Prelievo coattivo (224-bis)

B. atti cui il difensore ha diritto di assistere senza essere stato preavvisato

sono atti la cui esecuzione può comportare un pregiudizio per diritti fondamentali della

persona ma che, per riuscire efficaci, devono essere compiuti di sorpresa.

Indagini svolte dalla p.g.

Perquisizioni

o Apertura immediata plico

o Accertamenti urgenti

o Sequestro

o

L’indagato viene avvertito della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia o dal

difensore ad hoc ; se l’indagato non se ne avvale la p.g. procede senza l’obbligo di

assegnare un difensore d’ufficio

Indagini svolte dal p.m.

Perquisizione

o Sequestro

o

L’indagato viene avvertito della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia o dal

difensore ad hoc ; se l’indagato non se ne avvale il p.m. deve procedere all’assegnazione

di un difensore d’ufficio

In ogni caso pm. e pg. non devono ritardare il compimento dell’atto. Quindi in concreto il

difensore può intervenire solo in caso di pronta reperibilità.

C. atti cui il difensore non ha diritto di assistere (si parla del difensore dell’indagato)

assunzione di informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili

o 25

interrogatorio di persona imputata in un proc.to connesso (cui assiste il solo difensore

o del dichiarante)

individuazione di persone o di cose

o

il problema con riguardo a questi casi si crea nel caso in cui acquistino valore di prova

(a.e. ex art. 512)

b. Attraverso lo svolgimento di investigazioni difensive

c. Attraverso la presentazione di memorie o richieste al p.m. o al Gip.

(d.) nell’ambito degli incidenti precautelari e cautelari.

29. Segue: b. le indagini del difensore

Il giurista, oggi, dispone di una rinnovata disciplina delle indagini difensive, emanata in

abrogazione dell’art. 38 disp. att. c.p.p., e portatrice di rilevanti modifiche normative.

Con la l. 7 dicembre 2000, n. 397, il Legislatore ha inteso attuare i principi della parità e del

contraddittorio tra le parti, della ragionevolezza dei tempi e della terzietà del giudice, in altre parole

ha voluto realizzare il c.d. “giusto processo” del novellato Art. 111 Cost.

a. L’acquisizione di notizie da fonti dichiarative

Il difensore può scegliere tra tre diverse attività:

i. Conferire con le persone che possono offrire notizie utili nell’ambito di un colloquio non

documentato

ii. Possono chiederli di rilasciare una dichiarazione scritta sottoscritta dal dichiarante ed

autenticata dal difensore. Il difensore deve anche redigere una relazione (atto simile al

verbale).

iii. Possono chiederli di renderli informazioni documentate (una specie di interrogatorio), deve

essere redatto verbale. Non può assistervi l’indagato, l’offeso, e dopo l’esercizio dell’azione

penale, le altre parti private.

Art. 391-bis. Colloquio, ricezione di dichiarazioni e assunzione di informazioni da parte del

difensore.

1. Salve le incompatibilità previste dall'articolo 197, comma 1, lettere c) e d), per acquisire

notizie il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici possono

conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell'attività investigativa. In

questo caso, l'acquisizione delle notizie avviene attraverso un colloquio non documentato.

2. Il difensore o il sostituto possono inoltre chiedere alle persone di cui al comma 1 una

dichiarazione scritta ovvero di rendere informazioni da documentare secondo le modalità previste

dall'articolo 391-ter.

3. In ogni caso, il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici

avvertono le persone indicate nel comma 1:

a) della propria qualità e dello scopo del colloquio;

b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere dichiarazioni o assumere informazioni

indicando, in tal caso, le modalità e la forma di documentazione;

c) dell'obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o imputate nello stesso

procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato;

d) della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione;

e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia giudiziaria o dal

pubblico ministero e le risposte date;

f) delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione. 26

4. Alle persone già sentite dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero non possono essere

richieste notizie sulle domande formulate o sulle risposte date.

5. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da una persona sottoposta ad

indagini o imputata nello stesso procedimento, in un procedimento connesso o per un reato

collegato, è dato avviso, almeno ventiquattro ore prima, al suo difensore la cui presenza è

necessaria. Se la persona è priva di difensore, il giudice, su richiesta del difensore che procede alle

investigazioni, dispone la nomina di un difensore di ufficio ai sensi dell'articolo 97.

6. Le dichiarazioni ricevute e le informazioni assunte in violazione di una delle disposizioni di

cui ai commi precedenti non possono essere utilizzate. La violazione di tali disposizioni costituisce

illecito disciplinare ed è comunicata dal giudice che procede all'organo titolare del potere

disciplinare.

7. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da persona detenuta, il

difensore deve munirsi di specifica autorizzazione del giudice che procede nei confronti della

stessa, sentiti il suo difensore ed il pubblico ministero. Prima dell'esercizio dell'azione penale

l'autorizzazione è data dal giudice per le indagini preliminari. Durante l'esecuzione della pena

provvede il magistrato di sorveglianza.

8. All'assunzione di informazioni non possono assistere la persona sottoposta alle indagini, la

persona offesa e le altre parti private.

9. Il difensore o il sostituto interrompono l'assunzione di informazioni da parte della persona

non imputata ovvero della persona non sottoposta ad indagini, qualora essa renda dichiarazioni

dalle quali emergano indizi di reità a suo carico. Le precedenti dichiarazioni non possono essere

utilizzate contro la persona che le ha rese.

10. Quando la persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell'attività investigativa

abbia esercitato la facoltà di cui alla lettera d) del comma 3, il pubblico ministero, su richiesta del

difensore, ne dispone l'audizione che fissa entro sette giorni dalla richiesta medesima. Tale

disposizione non si applica nei confronti delle persone sottoposte ad indagini o imputate nello

stesso procedimento e nei confronti delle persone sottoposte ad indagini o imputate in un diverso

procedimento nelle ipotesi previste dall'articolo 210. L'audizione si svolge alla presenza del

difensore che per primo formula le domande. Anche con riferimento alle informazioni richieste dal

difensore si applicano le disposizioni dell'articolo 362.

11. Il difensore, in alternativa all'audizione di cui al comma 10, può chiedere che si proceda con

incidente probatorio all'assunzione della testimonianza o all'esame della persona che abbia

esercitato la facoltà di cui alla lettera d) del comma 3, anche al di fuori delle ipotesi previste

dall'articolo 392, comma 1.

 Salve le incompatibilità: non può essere sentito il responsabile civile, il civilmente obbligato,

ex g, p.m., ausiliari, del medesimo proc.to

 sub. 5. Non rispondono penalmente del mendacio; non diventano testimoni assistiti (come

potrebbe accadere con il p.m.); non può essere richiesta l’audizione.

 sub. 4. Il p.m. può vietare alle persone sentite di comunicare i fatti e le circostanze oggetto

dell’indagine di cui hanno conoscenza (divieto valido max 2 mesi).

 sub. 11. Unico caso in cui la persona offesa può promuovere incedente probatorio

b. La ricerca delle prove reali

Art. 391-quater. Richiesta di documentazione alla pubblica amministrazione.

1. Ai fini delle indagini difensive, il difensore può chiedere i documenti in possesso della

pubblica amministrazione e di estrarne copia a sue spese.

2. L'istanza deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o lo detiene

stabilmente.

3. In caso di rifiuto da parte della pubblica amministrazione si applicano le disposizioni degli

articoli 367 e 368. 27

 sub. 3. Il difensore chiede quindi al p.m. di effettuare il sequestro, se il p.m. ritiene di non

accettare deve darne comunicazione al Gip.

Nel caso in cui il difensore intenda accedere a luoghi privati o non aperti al pubblico e non vi

sia il consenso di chi ne ha la disponibilità, deve richiedere l’autorizzazione al Gip.

c. Il valore probatorio delle investigazioni difensive

legge

La formalizzazione 7 dicembre 2000 n.397 delle indagini difensive consente di elevarle a

veri e propri atti del procedimento, assistiti dunque da una più marcata valenza probatoria nelle

fasi inquisitorie del procedimento.

Infatti il difensore può, in fase di indagini preliminari o di udienza preliminare ( così come al

giudice del riesame, secondo il già preesistente orientamento giurisprudenziale, presentare tali

risultanze direttamente al giudice che debba adottare una decisione che richieda l’intervento della

parte privata; tale diritto può essere esercitato anche sulla base della semplice conoscenza del

procedimento penale sì da invitare il giudice a tenerne conto ove dovesse emettere una decisione

che non preveda l’interpello della difesa: in questo modo sembra definitivamente tramontare la

“teoria della canalizzazione”, che ha addirittura trovato un riconoscimento normativo nel corpo

dell’art.415-bis C.p.p., non essendovi più bisogno del paradossale tramite del P.M. per far sì che

l’attività difensiva preprocessuale giunga agli occhi del giudice.

Lo strumento introdotto per garantire la conoscenza degli atti di investigazione difensiva da parte

del g è il c.c. fascicolo del difensore, che va formato e conservato – quando il difensore esercita la

facoltà di presentare all’organo giurisdizionale la documentazione delle proprie indagini – presso

l’ufficio del Gip.

Il p.m. può prendere visione del fascicolo solo prima che venga adotta una decisione su richiesta

delle altre parti.

Il difensore può altresì depositare il fascicolo anche presso l’ufficio del p.m. così da rendergli

noti gli elementi a discarico del cliente (per convincerlo ad es. a non richiedere la misura cautelare).

Occorre inoltre ricordare che in simmetria con quanto previsto per il p.m. anche gli atti difensivi

possono in alcuni casi valere come prova l’art. 431 infatti prevede che nel fascicolo per il

dibattimento possano essere inseriti.

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore;

 se il difensore vuole compiere atti irripetibili deve invitare il p.m. a prenderne parte.

2. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel

fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione

difensiva.

Il difensore cmq non ha alcun obbligo di presentare al p.m. o al g. l’esito delle sue investigazioni.

Non può cmq qualora intenda avvalersi di una dichiarazione

Per approfondire leggi allegati in “diritto processuale penale”.

d. Indagini difensive e legge sulla privacy

Il codice privacy l. 196/2003 annovera lo svolgimento delle investigazioni difensive tra le ipotesi

in cui il trattamento dei dati personali (con esclusione della loro diffusione) può essere effettuata

senza consenso dell’interessato. Il difensore può prenderne visione e utilizzarli per il solo tempo

necessario.

Può trattare anche i dati sensibili ma solo per difendere un diritto di pari rango. 28

30. Segue: c. la presentazioni di memorie o richieste al p.m. o al gip

Al pm.

• Art. 367. Memorie e richieste dei difensori.

1. Nel corso delle indagini preliminari, i difensori hanno facoltà di presentare memorie e

richieste scritte al pubblico ministero.

 il p.m. non ha cmq l’obbligo di pronunciarsi: fanno eccezione

- Richiesta di audizione congiunta

- Richiesta di sequestro

• L’art. 415-bis co 3. Prevede inoltre

3. L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine di venti

giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad

investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine

 il p.m. non ha cmq l’obbligo di pronunciarsi: fanno eccezione

Al g. es.

• Art. 393 richiesta di incidente probatorio

• 299 richieste di sostituzione o revoca misure cautelari

• Ecc.

31. Incidente probatorio: a) casi

Serve ad anticipare l’acquisizione dibattimentale della prova (viene cosi rispettato il principio di

contraddittorio ma vengono sacrificati il principio di pubblicità, di oralità e immediatezza – dal

momento che di regola il g che assiste al formarsi della prova non è lo stesso che dovrà pronunciarsi

sulla responsabilità dell’imputato). L’incidente p. può essere chiesto al g nei casi tassativamente

previsti.

A) Casi in cui la prova rischia di non poter essere acquisita o di non esserlo genuinamente

i. La testimonianza

fondato motivo che la prova non potrà essere assunta per infermità o altro grave

o impedimento

Nel caso in cui non venga fatta la richiesta le testimonianze non più ripetibili potranno

essere acquisite – tramite lettura – solo nel caso in cui non era prevedibile la possibilità

che non potesse più essere acquisita.

Fondato motivo (elementi concreti e specifici) di ritenere che il testimone sarà

o esposto a violenza, minaccia o promessa di denaro o di altra utilità.

Nel caso in cui non venga fatta la richiesta e si fosse verificato l’inquinamento vi può

cmq essere il recupero dibattimentale.

ii. L’esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di

altri e l’esame delle persone indicate nell’art. 210 possono sempre essere effettuati in

incidente probatorio. In questi casi, il rischio che la prova possa risultare non acquisibile

a dibattimento è particolarmente elevato perché tali persone potrebbero liberamente

avvalersi, in giudizio, della facoltà di non rispondere. Ovviamente non si applica a chi sia

divenuto “testimone assistito”.

iii. Perizia o esperimento giudiziale soggetto a modificazione inevitabile (indifferibile)

iv. la ricognizione per particolari ragioni di urgenza (secondo alcuni l’urgenza sarebbe

fisiologica alla ricognizione).

B) In altri casi

i. Quando l’attività cognitiva non è reiterabile 29

Accertamento tecnico irripetibile (è da notare la differenza tra irripetibile e

o 

indifferibile) qui l’urgenza è di natura giuridica non naturale principio di

completezza dell’azione investigativa

ii. Quando l’attività cognitiva appare inconciliabile con serrata tempistica del dibattimento.

Perizie per il cui espletamento sono necessari più di 60 gg.

o

iii. per reati di violenza sessuale o contro minori per tutelare la dignità, la riservatezza e

l’equilibrio emotivo dei soggetti offesi. L’art. 192-bis (peraltro) ammette la replica

dibattimentale solo solo se riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle

precedenti dichiarazioni ovvero se il giudice o taluna delle parti lo ritengono necessario

sulla base di specifiche esigenze. Stesso criterio utilizzato dall’art. 190-bis per i reati di

cui all’art. 51 co. 3-bis

iv. comporta l’esercizio di poteri coercitivi sulla persona

la persona informata dei fatti o le persone sottoposte ad indagini o imputate nello

o stesso procedimento e nei confronti delle persone sottoposte ad indagini o imputate

in un diverso procedimento nelle ipotesi previste dall'articolo 210. Si siano avvalse

della facoltà di non rispondere al difensore

perizia che comporti accertamenti o prelievi di cui all’art. 224-bis.

o

v. Si inscrive in procedure incidentali alla fase investigativa.

3

Perizia per accertare la capacità dell’indagato (70 )

o 4-ter

) dell’indagato

Perizia per accertare le condizioni di salute dell’indagato (299

o sottoposto a custodia cautelare.

Trascrizione delle conversazioni intercettate (268)

o

32. Segue: la procedura

Inizialmente nel nuovo codice si poteva procedere ad incidente probatorio solo nelle indagini

preliminari. Dopo una pronuncia della Corte tale istituto è stato esteso anche all’udienza

preliminare. 1

Art. 393. Richiesta. ( )

1. La richiesta è presentata entro i termini per la conclusione delle indagini preliminari e

comunque in tempo sufficiente per l'assunzione della prova prima della scadenza dei medesimi

termini e indica:

a) la prova da assumere, i fatti che ne costituiscono l'oggetto e le ragioni della sua rilevanza per

la decisione dibattimentale;

b) le persone nei confronti delle quali si procede per i fatti oggetto della prova;

c) le circostanze che, a norma dell'articolo 392, rendono la prova non rinviabile al dibattimento.

2. La richiesta proposta dal pubblico ministero indica anche i difensori delle persone interessate

a norma del comma 1 lettera b), la persona offesa e il suo difensore.

2-bis. Con la richiesta di incidente probatorio di cui all'articolo 392, comma 1-bis, il pubblico

ministero deposita tutti gli atti di indagine compiuti.

3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si osservano a pena di inammissibilità.

4. Il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini possono chiedere la proroga del

termine delle indagini preliminari ai fini dell'esecuzione dell'incidente probatorio. Il giudice

provvede con decreto motivato, concedendo la proroga per il tempo indispensabile all'assunzione

della prova quando risulta che la richiesta di incidente probatorio non avrebbe potuto essere

formulata anteriormente. Nello stesso modo il giudice provvede se il termine per le indagini

preliminari scade durante l'esecuzione dell'incidente probatorio. Del provvedimento è data in ogni

caso comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello.

 è presentata al gip (o al gup)

 il p.m. può chiedere il differimento dell’incidente probatorio per esigenze di indagine

 il g decide con ordinanza inoppugnabile sulla richiesta di procedere o meno. 30

 sub. 5. (5) Comma inserito dall'art. 13, l. 15-2-1996, n. 66 (Norme contro la violenza

sessuale). La disposizione introdotta dalla legge 66/96 appare eccessiva, perché comporta una

completa discovery, per altro assolutamente ingiustificata. Poiché la formulazione letterale della

norma sembrerebbe imporre il deposito di tutti gli atti di indagine solo se la richiesta di incidente

provenga dal P.M., si è detto che a costui viene attribuita la scelta discrezionale se dare corso

all'incidente (operando però la discovery totale), ovvero rinunciarvi. Potrebbe tuttavia prospettarsi

la possibilità che la richiesta di incidente probatorio, ancorché relativo ad uno dei reati indicati nel

c.p.p., venga basata sulle normali condizioni che giustificano il ricorso

comma 1bis dell'art. 392

all'istituto, nel qual caso potrebbe escludersi l'effetto estensivo della discovery.

In realtà un altro filone dottrinale (Grevi) auspica alla discovery totale in tutti i casi in cui si

devono assumere prove dichiarative (fin ad ora infatti il p.m. è obbligato solo al deposito delle

dichiarazioni che gli sono state già rese dal soggetto che si vuole esaminare in inc. prob.). Solo in

tal modo infatti il difensore potrebbe, avendo il quadro complessivo, decidere se effettuare

determinate domande o meno. Da ricordare che nell’incidente non è ancora stata formulata

l’imputazione.

L’udienza, nella quale viene ammessa la prova, si svolge in camera di consiglio con la

partecipazione necessaria del p.m. e del difensore dell’indagato, ha facoltà di partecipare anche il

difensore dell’offeso.

Se vi è impedimento legittimo del difensore dell’indagato l’udienza deve essere rinviata (sempre

che non pregiudichi l’assunzione).

La persona sottoposta alle indagini e la persona offesa hanno diritto di assistere all'incidente

probatorio quando si deve esaminare un testimone o un'altra persona. Negli altri casi possono

assistere previa autorizzazione del giudice.

I verbali delle prove assunte sono destinati a confluire nel fascicolo del dibattimento

Art. 403. Utilizzabilità nel dibattimento delle prove assunte con incidente probatorio.

1. Nel dibattimento le prove assunte con l'incidente probatorio sono utilizzabili soltanto nei

confronti degli imputati i cui difensori hanno partecipato alla loro assunzione.

1-bis. Le prove di cui al comma 1 non sono utilizzabili nei confronti dell'imputato raggiunto solo

successivamente all'incidente probatorio da indizi di colpevolezza se il difensore non ha

partecipato alla loro assunzione, salvo che i suddetti indizi siano emersi dopo che la ripetizione

dell'atto sia divenuta impossibile.

 1-bis in pratica se Caio non indagato lo diviene per quel che emerge dall’incidente probatorio.

33. Il segreto investigativo

Come abbiamo visto (retro cap. II par. 4) gli atti del proc.to si distinguono in:

a. Atti coperti da segreto

b. Atti non coperti da segreto ma non pubblicabili

c. Atti non coperti da segreto e pubblicabili

Gli atti di indagine del p.m. e della p.g. sono coperti da segreto fino a che l’indagato sia nelle

condizioni di averne conoscenza. Molti di essi, pertanto – come quelli a cui l’indagato o il suo

difensore possono partecipare personalmente (es. interrogatorio, ispezione, ecc) e quelli, come le

intercettazioni, che vengono portati alla conoscenza di indagato subito dopo il loro compimento –

perdono immediatamente ogni connotazione di segretezza (chiunque può lecitamente rilevarne il

contenuto); per gli altri ciò accade alla chiusura delle indagini preliminari.

A questo regime il p.m. può apportare varianti sia riducendo, sia estendendo l’area dei divieti di

rilevazione e di pubblicazione. 31

Il vincolo di segretezza sugli atti che consistono nell’assunzione di informazioni da parte di un

determinato soggetto non comporta, per quest’ultimo, il divieto di rilevare a terzi i fatti e le

circostanze riferiti alla p.g. o al p.m., bensì il divieto di rilevare se e in che misura tali fatti e

circostanze sono stati oggetto dell’attività inquirente. Solo con un apposito divieto il p.m. lo può

vietare.

34. I termini di durata delle indagini preliminari

Le indagini devono concludersi entro sei mesi dalla data di iscrizione nel registro delle notizie di

reato; è di un anno per i reati di cui all’art. 407 co.2.; pena l’inutilizzabilità degli atti di indagine

compiuti dopo la scadenza.

Si è già detto (cap. 5 par. 1), peraltro, come il progressivo affermarsi del principio di

completezza delle indagini preliminari abbia introdotto nel sistema un elemento palesemente

controtendenziale rispetto alla prima finalità perseguita dal legislatore.

Il termine può, su richiesta del p.m. al gip, essere prorogato se sussiste giusta causa. Giusta

causa è oggettiva: deve, quindi, ritenersi anche l’inerzia del p.m. infatti se così non fosse si

avrebbero esiti paradossali: il g rigetta la richiesta del p.m. perché vi è stata inerzia, il p.m.

archivia, il Gip nega l’archiviazione e ordina al p.m. di continuare le indagini.

Art. 406. Proroga del termine.

1. Il pubblico ministero, prima della scadenza, può richiedere al giudice, per giusta causa, la

proroga del termine previsto dall'articolo 405. La richiesta contiene l'indicazione della notizia di

reato e l'esposizione dei motivi che la giustificano.

2. Ulteriori proroghe possono essere richieste dal pubblico ministero nei casi di particolare

complessità delle indagini ovvero di oggettiva impossibilità di concluderle entro il termine

prorogato.

2-bis. Ciascuna proroga può essere autorizzata dal giudice per un tempo non superiore a sei

mesi.

2-ter. Qualora si proceda per i reati di cui agli articoli 589, secondo comma, e 590, terzo

comma, del codice penale, la proroga di cui al comma 1 può essere concessa per non più di una

1

volta. ( )

3. La richiesta di proroga è notificata, a cura del giudice, con l'avviso della facoltà di

presentare memorie entro cinque giorni dalla notificazione, alla persona sottoposta alle indagini

nonché alla persona offesa dal reato che, nella notizia di reato o successivamente alla sua

presentazione, abbia dichiarato di volere esserne informata. Il giudice provvede entro dieci giorni

dalla scadenza del termine per la presentazione delle memorie.

4. Il giudice autorizza la proroga del termine con ordinanza emessa in camera di consiglio

senza intervento del pubblico ministero e dei difensori.

5. Qualora ritenga che allo stato degli atti non si debba concedere la proroga, il giudice, entro il

termine previsto dal comma 3 secondo periodo, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e

ne fa notificare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini nonché, nella

ipotesi prevista dal comma 3, alla persona offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme

previste dall'articolo 127.

5-bis. Le disposizioni dei commi 3, 4 e 5 non si applicano se si procede per taluno dei delitti

indicati nell'articolo 51 comma 3-bis e nell'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 4 e 7-bis. In

tali casi, il giudice provvede con ordinanza entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta,

dandone comunicazione al pubblico ministero.

6. Se non ritiene di respingere la richiesta di proroga, il giudice autorizza con ordinanza il

pubblico ministero a proseguire le indagini. 32

7. Con l'ordinanza che respinge la richiesta di proroga, il giudice, se il termine per le indagini

preliminari è già scaduto, fissa un termine non superiore a dieci giorni per la formulazione delle

richieste del pubblico ministero a norma dell'articolo 405.

8. Gli atti di indagine compiuti dopo la presentazione della richiesta di proroga e prima della

comunicazione del provvedimento del giudice sono comunque utilizzabili sempre che, nel caso di

provvedimento negativo, non siano successivi alla data di scadenza del termine originariamente

previsto per le indagini.

 sub. 5-bis. Eccezione: qui la necessità di tutelare la segretezza dell’indagine prevale

sull’esigenza di coinvolgere l’indagato nella procedura decisionale.

Art. 407. Termini di durata massima delle indagini preliminari.

1. Salvo quanto previsto all'articolo 393 comma 4, la durata delle indagini preliminari non può

comunque superare diciotto mesi.

2. La durata massima è tuttavia di due anni se le indagini preliminari riguardano:

a) i delitti appresso indicati:

… delitti particolarmente gravi

b) notizie di reato che rendono particolarmente complesse le investigazioni per la molteplicità

di fatti tra loro collegati ovvero per l'elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di

persone offese;

c) indagini che richiedono il compimento di atti all'estero;

d) procedimenti in cui è indispensabile mantenere il collegamento tra più uffici del pubblico

ministero a norma dell'articolo 371.

3. Salvo quanto previsto dall'articolo 415-bis, qualora il pubblico ministero non abbia esercitato

l'azione penale o richiesto l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice,

gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine non possono essere utilizzati.

 tali termini possono essere valicati anche se il difensore chiede di continuare le indagini (415)

35. L’esercizio dell’azione

Le forme in cui può essere esercitata l’azione penale sono:

a. Richiesta di rinvio a giudizio, nei proc.ti con udienza preliminare

b. Citazione diretta, nei proc.ti senza udienza preliminare

c. Nelle forme stabiliti per i riti speciali

d. Contestazione suppletiva, se viene esercitata in udienza preliminare o in dibattimento.

Il gip non ha poteri sulla volontà del p.m. di esercitare l’azione penale. Una volta esercitata

l’azione il processo deve avere il suo corso.

36. L’archiviazione: a) presupposti.

- Notizia di reato infondata, perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono

idonei a sostenere l’accusa in giudizio (art. 125 disp. att.) .

- Manca una condizione di procedibilità

- Difetto di imputabilità o di punibilità

- Il reato è estinto

- Il fatto non è previsto dalla legge come reato

- L’autore è ignoto

La regola di giudizio desumibile dagli artt. 125 disp.att. e 408. Di certo essa vincola il p.m. a una

valutazione prognostica di superfluità o non superfluità del dibattimento. La Corte (n. 88/91),

dopo avere premesso che nel principio dell’obbligatorietà dell’azione penale è insito il favor

actionis (e che quindi in caso di dubbio l’azione va esercitata), ha fatto notare come il principio di

non-superfluità del processo dovesse venire guardato non nell’ottica del risultato dell’azione

33

(probabilità di condanna), bensì in quella della superfluità dell’accertamento giudiziale. Secondo la

corte qualora il dubbio sulla responsabilità di Tizio potesse risolversi con un accertamento

dibattimentale (ad es. dichiarazioni contraddittorie di vari soggetti che nel dibattimento potrebbero

essere messi a confronto).

Tuttavia, dopo la modifica (1999) che ha decretato il potere potestativo dell’imputato di optare

per il giudizio abbreviato (e non essendo data possibilità di opposizione al p.m.) si deve ritenere che

il criterio più giusto oggi sia quello che il p.m. deve tendenzialmente richiedere l’archiviazione in

tutte le situazioni di insufficienza o contraddittorietà della prova. principio di completezza delle

indagini.

37. Segue: la procedura (409)

Il controllo sulla scelta di archiviare operata dal p.m. è affidato al Gip. Il p.m. prima di

trasmettere gli atti al g. deve effettuare l’invito alla persona offesa e aspettare i 10 gg. che spettano a

questa per l’opposizione.

La persona offesa (persona offesa dal reato che, nella notizia di reato o successivamente alla

sua presentazione, abbia dichiarato di volere esserne informata) riceve avviso che è stata

presentata richiesta di archiviazione e viene altresì informata che nel termine di 10 gg può prendere

visione degli atti e presentare opposizione motivata, chiedendo la prosecuzione delle indagini.

L’opposizione per essere ammissibile deve contenere l’indicazione dell’oggetto delle ulteriori

indagini richieste e i relativi elementi di prova.

Il termini di 10 gg. ha natura dilatoria (è ammessa opposizione anche dopo): il suo unico effetto

è quello di vincolare il p.m. a non trasmettere gli atti al g e e il g a non decidere sulla richiesta.

Sulla richiesta di archiviazione si possono innestare due moduli rituali:

a. Se la ritiene accoglibile (non vi è opposizione, o l’opposizione è inammissibile e la notizia di

reato è infondata), emana un decreto motivato di archiviazione, restituisce gli atti al p.m. e

fa notificare il provv.to all’indagato al quale sia stata applicata una misura cautelare (solo se

è custodiale?).

b. Se non accoglie (non ritiene infondata la notizia di reato o a seguito di opposizione) la

richiesta de plano il g. decide in camera di consiglio, cui partecipano il p.m., il difensore

dell’indagato e l’offeso. Gli atti del p.m. sono depositati e restano disponibili fino al giorno

dell’udienza. All’esito di tale udienza il g può adottare tre decisioni:

i. Se il g ritiene necessarie ulteriori indagini, le indica con ordinanza al pubblico

ministero, fissando il termine indispensabile per il compimento di esse.

ii. quando non accoglie la richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci

giorni, il pubblico ministero formuli l'imputazione. Entro due giorni dalla formulazione

dell'imputazione, il giudice fissa con decreto l'udienza preliminare. essendo già stato

coinvolto l’indagato non è necessario l’avviso (415-bis).

Nel sistema previgente il g che rifiutava l’archiviazione esercitiva egli stesso l’azione

penale in luogo del p.m. Questa procedure sarebbe forse risultata utile anche nel nuovo

assetto, visto che il g quando rigetta la richiesta non può che indossare i panni dell’organo

controllato, evitando stalli processuali (dissenso fra p.m. e gip) e dissapori. Il Gip infatti è

cmq destinato a scomparire come organo giudicante dopo l’esercizio dell’azione penale.

iii. L'ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti

dall'articolo 127 comma 5.

 'articolo 127 comma 5.: è quindi solo per errori formali (mancata o intempestiva

notificazione dell’avviso di fissazione dell’udienza o il mancato rispetto dei suoi diritti

partecipativi), ma non anche per la manifesta irragionevolezza della motivazione

disciplina irragionevolmente restrittiva. L’opposizione non potrebbe essere effettuata, tra

l’altro, per:

Mancanza avviso della richiesta di archiviazione

o 34

Se il g non rispettando i 10 gg emette il decreto di archiviazione

o

Dottrina e giurisprudenza – forzando il principio di tassatività delle impugnazioni e delle

nullità – tendono a ritenere, tali circostanze, cmq ammissibili.

Dopo l’archiviazione se il pm. intende svolgere nuove indagini deve chiedere al gip un decreto

motivato di riapertura delle indagini (414), e dopo l’autorizzazione iscrivere nuovamente il reato

nel registro.

Secondo il Grevi, in assenza di autorizzazione, il p.m. avrebbe cmq il potere-dovere di esercitare

l’azione penale, ma non di effettuare nuove indagini.

D’altro avviso è la giurisprudenza costituzionale e di legittimità. “l’eventuale esercizio

dell’azione penale, in difetto di autorizzazione, sarebbe precluso.” L’autorizzazione viene quindi

considerata alla stregua di una condizione di procedibilità e l’archiviazione alla stregua di una sent.

di non luogo a procedere: la stessa riapertura delle indagini non potrebbe essere concessa se non in

presenza di elementi cognitivi nuovi, non valutati né valutabili al momento dell’emanazione del

provv.to di archiviazione. ad ogni modo si parla di medesimo ufficio del p.m. la preclusione non

riguarderebbe quindi gli altri.

In caso di archiviazione per autore ignoto il p.m. può riaprire il caso senza richiedere nessuna

autorizzazione.

38. L’avocazione delle indagini preliminari alla scadenza dei termini investigativi

Per evitare che il p.m. ometta di presentare la richiesta di archiviazione e così eludere il controllo

giurisdizionale il legislatore ha previsto anche un controllo gerarchico

a. Avocazione obbligatoria

Art. 412. Avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale.

1. Il procuratore generale presso la corte di appello dispone con decreto motivato l'avocazione

delle indagini preliminari se il pubblico ministero non esercita l'azione penale o non richiede

l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice. Il procuratore generale

svolge le indagini preliminari indispensabili e formula le sue richieste entro trenta giorni dal

decreto di avocazione.

2. Il procuratore generale, può altresì disporre l'avocazione a seguito della comunicazione

prevista dall'articolo 409 comma 3.

 art. 413 La persona sottoposta alle indagini o la persona offesa dal reato può chiedere al

procuratore generale di disporre l'avocazione a norma dell'articolo 412 comma 1.

b. Avocazione facoltativa

i. Quando il Gip fissa l’udienza camerale per decidere circa l’archiviazione

ii. Quando il Gup indica al p.m. ulteriori indagini da svolgere

iii. Benché la legge nulla dica: allorché il p.m. ometta di seguire le indicazioni provenienti

dal gip

39. L’udienza preliminare: a) la fase di instaurazione dell’udienza e gli atti introduttivi

TITOLO IX Udienza preliminare

Art. 416. Presentazione della richiesta del pubblico ministero.

1. La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del

giudice. La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall'avviso previsto

dall'articolo 415-bis, nonché dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi

dell'articolo 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere

sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all'articolo 415-bis, comma 3.

2. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente: (lettere inserite da me)

a. la notizia di reato , 35

b. la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al

giudice per le indagini preliminari.

c. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato sono allegati al fascicolo, qualora non debbano

essere custoditi altrove.

2-bis. Qualora si proceda per il reato di cui all'articolo 589, secondo comma, del codice penale,

la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero deve essere depositata entro trenta giorni

1

dalla chiusura delle indagini preliminari. ( )

Art. 417. Requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio.

1. La richiesta di rinvio a giudizio contiene:

a) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché

le generalità della persona offesa dal reato qualora ne sia possibile l'identificazione;

b) (imputazione) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze

aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con

l'indicazione dei relativi articoli di legge;

c) l'indicazione delle fonti di prova acquisite;

d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;

e) la data e la sottoscrizione.

Art. 418. Fissazione dell'udienza.

1. Entro cinque giorni dal deposito della richiesta, il giudice fissa con decreto il giorno, l'ora e

il luogo dell'udienza in camera di consiglio, provvedendo a norma dell'articolo 97 quando

l'imputato è privo di difensore di fiducia.

2. Tra la data di deposito della richiesta e la data dell'udienza non può intercorrere un termine

superiore a trenta giorni.

Art. 419. Atti introduttivi.

1. Il giudice fa notificare all'imputato e alla persona offesa, della quale risulti agli atti l'identità

e il domicilio, l'avviso del giorno, dell'ora e del luogo dell'udienza, con la richiesta di rinvio a

giudizio formulata dal pubblico ministero e con l'avvertimento all'imputato che non comparendo

sarà giudicato in contumacia.

2. L'avviso è altresì comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore dell'imputato con

l'avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose trasmessi a norma

dell'articolo 416 comma 2 e di presentare memorie e produrre documenti.

3. L'avviso contiene inoltre l'invito a trasmettere la documentazione relativa alle indagini

eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio.

4. Gli avvisi sono notificati e comunicati almeno dieci giorni prima della data dell'udienza.

Entro lo stesso termine è notificata la citazione del responsabile civile e della persona civilmente

obbligata per la pena pecuniaria.

5. L'imputato può rinunciare all'udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato con

dichiarazione presentata in cancelleria, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno

tre giorni prima della data dell'udienza. L'atto di rinuncia è notificato al pubblico ministero e alla

persona offesa dal reato a cura dell'imputato.

6. Nel caso previsto dal comma 5, il giudice emette decreto di giudizio immediato.

7. Le disposizioni dei commi 1 e 4 sono previste a pena di nullità.

 il mancato avviso all’imputato è stato considerato dalla Cass. nullità assoluta (equiparandolo

alla citazione).

40. Segue: b) la costituzione delle parti: la contumacia e l’assenza

Art. 420. Costituzione delle parti. 36

1. L'udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del pubblico

ministero e del difensore dell'imputato.

2. Il giudice procede agli accertamenti relativi alla costituzione delle parti ordinando la

rinnovazione degli avvisi, delle citazioni, delle comunicazioni e delle notificazioni di cui dichiara

la nullità.

3. Se il difensore dell'imputato non è presente il giudice provvede a norma dell'articolo 97,

comma 4.

4. Il verbale dell'udienza preliminare è redatto di regola in forma riassuntiva a norma

dell'articolo 140, comma 2; il giudice, su richiesta di parte, dispone la riproduzione fonografica o

audiovisiva ovvero la redazione del verbale con la stenotipia.

L’imputato può scegliere di comparire e di non comparire, ma la sua azione deve scaturire da

una scelta. Il legislatore al riguardo prevede diverse ipotesi del perché l’imputato non è presente in

udienza:

a. Art. 420-bis Non ha avuto conoscenza (e non per sua colpa grave o dolo) dell’avviso di cui

all’art. 419.

La probabilità che l'imputato non abbia avuto conoscenza dell'avviso è liberamente valutata

dal giudice. Tale valutazione non può formare oggetto di discussione successiva né motivo di

impugnazione.

quando è provato o appare probabile l’atto deve essere rinnovato, tranne che basti l’avviso al

4

difensore (159, 161 , 169)

b. Art. 420-ter È legittimamente impedito

La probabilità che l’imputato sia in legittimo impedimento spetta al g (insindacabile)

Rinvio dell’udienza e rinnovo avviso.

c. Ha avuto conoscenza ma non compare

il g lo dichiara contumace

d. Consente espressamente che il processo si svolga in sua assenza.

il g dichiara l’assenza.

e. L’imputato compare e poi si allontana

È considerato presente

Sub. a. Se, dopo il rinnovo, permane l’incertezza sulla reale volontà dell’imputato o se sia

praticamente certo che l’imputato non ha avuto effettiva conoscenza

Art. 420-quater. Contumacia dell'imputato.

1. Se l'imputato, libero o detenuto, non compare all'udienza e non ricorrono le condizioni

indicate negli articoli 420, comma 2, 420-bis e 420-ter, commi 1 e 2, il giudice, sentite le parti, ne

dichiara la contumacia.

2. L'imputato, quando si procede in sua contumacia, è rappresentato dal suo difensore.

3. Se l'imputato compare prima che il giudice adotti i provvedimenti di cui al comma 1

dell'articolo 424, il giudice revoca l'ordinanza che ha dichiarato la contumacia. In tal caso

l'imputato può rendere dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

4. L'ordinanza dichiarativa di contumacia è nulla se al momento della pronuncia vi è la prova

che l'assenza dell'imputato è dovuta a mancata conoscenza dell'avviso a norma dell'articolo 420-

bis ovvero ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore od altro

legittimo impedimento.

5. Se la prova dell'assenza indicata nel comma 4 perviene dopo la pronuncia dell'ordinanza

prevista dal comma 1, ma prima dei provvedimenti cui al comma 1 dell'articolo 424, il giudice

revoca l'ordinanza medesima e, se l'imputato non è comparso, rinvia anche d'ufficio l'udienza.

Restano comunque validi gli atti compiuti in precedenza, ma se l'imputato ne fa richiesta e dimostra

che la prova è pervenuta con ritardo senza sua colpa, il giudice dispone l'assunzione o la

37

rinnovazione degli atti che ritiene rilevanti ai fini dei provvedimenti di cui al comma 1 dell'articolo

424.

6. Quando si procede a carico di più imputati, si applicano le disposizioni dell'articolo 18,

comma 1, lettere c) e d).

7. L'ordinanza dichiarativa della contumacia è allegata al decreto che dispone il giudizio. Nel

decreto è in ogni caso indicato se l'imputato è contumace o assente.

 vedi retro (Cap. 2 par. 20)

L’udienza può essere inoltre rinviato in caso di legittimo impedimento del difensore

dell’imputato art. 420-ter

5. Il giudice provvede a norma del comma 1 nel caso di assenza del difensore, quando risulta

che l'assenza stessa è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per legittimo impedimento,

purché prontamente comunicato.

- Tale disposizione non si applica se l'imputato è assistito da due difensori e l'impedimento

riguarda uno dei medesimi

- ovvero quando il difensore impedito ha designato un sostituto

- o quando l'imputato chiede che si proceda in assenza del difensore impedito.

41. Segue: c) lo svolgimento dell’udienza e le attività di integrazione del materiale

probatorio.

Art. 421. Discussione.

1. Conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti, il giudice dichiara aperta la

discussione.

2. Il pubblico ministero espone sinteticamente i risultati delle indagini preliminari e gli elementi

di prova che giustificano la richiesta di rinvio a giudizio. L'imputato può rendere dichiarazioni

spontanee e chiedere di essere sottoposto all'interrogatorio, per il quale si applicano le

disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che l'interrogatorio sia

reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499 (esame incrociato). Prendono poi la parola,

nell'ordine, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata

per la pena pecuniaria e dell'imputato che espongono le loro difese. Il pubblico ministero e i

difensori possono replicare una sola volta.

3. Il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni utilizzando

gli atti contenuti nel fascicolo trasmesso a norma dell'articolo 416 comma 2 nonché gli atti e i

documenti ammessi dal giudice prima dell'inizio della discussione.

4. Se il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti, dichiara chiusa la discussione.

 atti e i documenti ammessi dal giudice prima dell'inizio della discussione: questi possono

essere:

a. Prove documentali

b. Documentazione relativa ad attività investigativa del difensore

c. Provv.to di ammissione della documentazione relative alle indagini che il p.m. abbia

eventualmente espletato dopo la richiesta di rinvio (c.d. indagini suppletive)

Il materiale probatorio utilizzabile per la decisione può essere incrementato:

a. L’imputato rende dichiarazioni spontanee o chiede di essere sottoposto a

interrogatorio. Su richiesta di parte il g lo effettua incrociato.

b. Il g, su richiesta di parte, decide di procedere in incidente probatorio

c. Il g, terminata la discussione ritiene di non poter decidere allo stato degli atti perché le

indagini sono incomplete. Il g indice ulteriori indagini (421-bis) e ne fissa i termini. (ne

è data comunicazione al procuratore generale presso la corte d'appello). Si ritiene possa

sollecitare anche quelle del difensore 38

d. Il g, terminata la discussione ritiene di non poter decidere allo stato degli atti e dispone ex

officio l’assunzione di prove ma solo quelle delle quali appare evidente la decisività ai

fini della sentenza di non luogo a procedere.

Art. 422. Attività di integrazione probatoria del giudice

1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, ovvero a norma dell'articolo

421-bis (ordinanza integrazione delle indagini), il giudice può disporre, anche d'ufficio,

l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo

a procedere.

2. Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all'assunzione delle prove, fissa la

data della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e

delle persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati ammessi l'audizione o l'interrogatorio.

3. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma 2 sono condotti dal giudice. Il

pubblico ministero e i difensori possono porre domande, a mezzo del giudice, nell'ordine previsto

dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e i difensori formulano e

illustrano le rispettive conclusioni.

4. In ogni caso l'imputato può chiedere di essere sottoposto all'interrogatorio, per il quale si

applicano le disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che

l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499.

Art. 424. Provvedimenti del giudice.

1. Subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione, il giudice procede alla deliberazione

pronunciando sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio.

2. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le

parti presenti.

3. Il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria. Le parti hanno diritto di

ottenerne copia.

4. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di

non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della

pronuncia.

42. Segue: d) la modifica dell’imputazione

Art. 423. Modificazione dell'imputazione.

1. Se nel corso dell'udienza il fatto risulta diverso (lettere mie)

a. da come è descritto nell'imputazione

b. ovvero emerge un reato connesso a norma dell'articolo 12 comma 1 lettera b),

c. o una circostanza aggravante,

il pubblico ministero modifica l'imputazione e la contesta all'imputato presente. Se l'imputato

non è presente, la modificazione della imputazione è comunicata al difensore, che rappresenta

l'imputato ai fini della contestazione.

2. Se risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato nella richiesta di rinvio a

giudizio, per il quale si debba procedere di ufficio (e questo non è connesso ex art. 12 lett. b), il

giudice ne autorizza la contestazione se il pubblico ministero ne fa richiesta e vi è il consenso

dell'imputato. contestazione suppletiva

 non è prevista discutibilmente la concessione di termini a difesa. 2

 se il p.m. omette la modifica, deve ritenersi applicabile l’art. 521 : il gup dovrà invitare il p.m.

a modificare l’imputazione e, in caso di rifiuto, trasmettergli gli atti affinché eserciti ex novo

l’azione penale per il fatto diverso. 39

43. Segue: la sentenza di non luogo a procedere

Art. 425. Sentenza di non luogo a procedere.

1. Se sussiste una causa (2)

ix. che estingue il reato (3)

x. o per la quale l'azione penale non doveva essere iniziata

(4)

xi. o non deve essere proseguita , (5)

xii. se il fatto non è previsto dalla legge come reato

(6) (7)

xiii. ovvero quando risulta che il fatto non sussiste

(8)

xiv. o che l'imputato non lo ha commesso

(9)

xv. o che il fatto non costituisce reato (10)

xvi. o che si tratta di persona non punibile per qualsiasi causa ,

il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere, indicandone la causa nel dispositivo

(11)

.

2. Ai fini della pronuncia della sentenza di cui al comma 1, il giudice tiene conto delle

circostanze attenuanti. Si applicano le disposizioni dell'articolo 69 del codice penale.

3. Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti

risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

4. Il giudice non può pronunciare sentenza di non luogo a procedere se ritiene che dal

proscioglimento dovrebbe conseguire l'applicazione di una misura di sicurezza diversa dalla

confisca.

5. Si applicano le disposizioni dell'articolo 537.

 sub. 1. Note

(2) Ad esempio: morte del reo prima della condanna (art. 150 c.p.); amnistia (art. 151 c.p.);

prescrizione del reato (art. 157 c.p.); oblazione (art. 162 c.p. e 162bis c.p.)

(3) Ad esempio: querela (art. 336); istanza di procedimento (art. 341); richiesta di procedimento

(art. 342), autorizzazione a procedere (art. 343). Una volta pronunciata sentenza di non luogo a

procedere, se sopravviene la condizione di procedibilità, il P.M. può esercitare nuovamente l'azione

penale [v. 345].

(4) Ad esempio, quando interviene la remissione di querela [v. 340] che rende non più

procedibile l'azione penale.

(5) Quando viene esercitata azione penale per un fatto che così come contestato non corrisponde

ad alcuna figura delittuosa o contravvenzionale (es.: un fatto depenalizzato).

(6) La l. 8-4-1993, n. 105 ha soppresso la parola «evidente». Con tale riforma il legislatore ha

voluto ampliare le possibilità per il G.U.P. di pronunciare sentenze al proscioglimento nel merito,

onde deflazionare il carico di lavoro dei giudici dibattimentali.

(7) Tale formula viene pronunciata quando manchi uno degli elementi oggettivi del reato: azione

od omissione, evento, nesso di causalità.

(8) Tale pronuncia si ha quando il fatto-reato è stato commesso da qualcuno, ma non

dall'imputato.

(9) Quando sussiste l'elemento oggettivo del reato ma difetta l'elemento soggettivo (es.: dolo o

colpa).

(10) Ad esempio per la sussistenza di una causa di giustificazione (artt. 50 e ss. c.p.) come la

legittima difesa e lo stato di necessità, ovvero di una causa di esclusione della colpevolezza quale

l'errore di fatto (art. 47 c.p.).

 sub. 4. Il nuovo comma 4 ha codificato quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella

sentenza n. 41 del 10 febbraio 1993. Con tale previsione normativa si è voluto evitare che al non

imputabile sia precluso il dibattimento qualora in seguito alla dialettica dibattimentale ed alla

istruzione dibattimentale possa essere prosciolto con formula piena. L'inciso «diversa dalla

confisca» è stato introdotto dall'art. 2sexies, d.l. 7-4-2000, n. 82, conv. in l. 5-6-2000, n.144. Anche

se, avuto riguardo alla citata ratio della norma in esame, si riteneva evidente che il riferimento

generico alle misure di sicurezza non potesse che riguardare solo quelle personali, il legislatore ha,

40

in tal modo, precisato che il giudice può pronunciare sentenza di non luogo a procedere anche

quando debba essere disposta la confisca.

 ha efficacia preclusiva allo stato degli atti.

Art. 426. Requisiti della sentenza.

1. La sentenza contiene:

a) l'intestazione «in nome del popolo italiano» e l'indicazione dell'autorità che l'ha pronunciata;

b) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché

le generalità delle altre parti private;

c) l'imputazione;

d) l'esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata;

e) il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati;

f) la data e la sottoscrizione del giudice.

2. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta dal presidente del tribunale

previa menzione della causa della sostituzione.

3. Oltre che nel caso previsto dall'articolo 125 comma 3, la sentenza è nulla se manca o è

incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del giudice.

Tra contenuti eventuali della sentenza figurano:

a. pronunce di falsità di atti o documenti

b. condanna alle spese

Art. 427. Condanna del querelante alle spese e ai danni.

1. Quando si tratta di reato per il quale si procede a querela della persona offesa, con la

sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso il

giudice condanna il querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato.

1

( ) 2. Nei casi previsti dal comma 1, il giudice, quando ne è fatta domanda, condanna inoltre il

querelante alla rifusione delle spese sostenute dall'imputato e, se il querelante si è costituito parte

civile, anche di quelle sostenute dal responsabile civile citato o intervenuto. Quando ricorrono

giusti motivi, le spese possono essere compensate in tutto o in parte.

3. Se vi è colpa grave, il giudice può condannare il querelante a risarcire i danni all'imputato e

al responsabile civile che ne abbiano fatto domanda.

4. Contro il capo della sentenza di non luogo a procedere che decide sulle spese e sui danni

possono proporre impugnazione, a norma dell'articolo 428, il querelante, l'imputato e il

responsabile civile.

5. Se il reato è estinto per remissione della querela, si applica la disposizione dell'articolo 340

comma 4.

(1) La Corte costituzionale con sentenza 3 dicembre 1993, n. 423 ha dichiarato l'illegittimità

costituzionale del presente comma nella parte di cui prevede, nel caso di proscioglimento

dell'imputato perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, che il giudice condanni il

querelante al pagamento delle spese anticipate dallo Stato anche in assenza di qualsiasi colpa a

questi ascrivibile nell'esercizio del diritto di querela.

 sub. 5. Cioè a carico del querelato 1

Art.428. Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere. ( )

1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione:

a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale;

b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che

l'imputato non lo ha commesso. 41

2. La persona offesa può proporre ricorso per cassazione nei soli casi di nullità previsti

dall'articolo 419, comma 7. La persona offesa costituita parte civile può proporre ricorso per

cassazione ai sensi dell'articolo 606.

3. Sull'impugnazione decide la Corte di cassazione in camera di consiglio con le forme previste

dall'articolo 127.

 ha efficacia preclusiva allo stato degli atti.

 il p.m. non può nuovamente esercitare l’azione penale tranne in caso revoca

Art. 434. Casi di revoca.

1. Se dopo la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere sopravvengono o si scoprono

nuove fonti di prova che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio

a giudizio, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, dispone la

revoca della sentenza.

Art. 435. Richiesta di revoca.

1. Nella richiesta di revoca il pubblico ministero indica le nuove fonti di prova, specifica se

queste sono già state acquisite o sono ancora da acquisire e richiede, nel primo caso, il rinvio a

giudizio e, nel secondo, la riapertura delle indagini.

2. Con la richiesta sono trasmessi alla cancelleria del giudice gli atti relativi alle nuove fonti di

prova.

3. Il giudice, se non dichiara inammissibile la richiesta, designa un difensore all'imputato che ne

sia privo, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero,

all'imputato, al difensore e alla persona offesa. Il procedimento si svolge nelle forme previste

dall'articolo 127.

 sono già state acquisite: ciò significa che il p.m. ha assunto la prova fuori dal contesto

procedimentale

Art. 436. Provvedimenti del giudice.

1. Sulla richiesta di revoca il giudice provvede con ordinanza.

2. Quando revoca la sentenza di non luogo a procedere, il giudice, se il pubblico ministero ha

chiesto il rinvio a giudizio, fissa l'udienza preliminare, dandone avviso agli interessati presenti e

disponendo per gli altri la notificazione; altrimenti ordina la riapertura delle indagini.

3. Con l'ordinanza di riapertura delle indagini, il giudice stabilisce per il loro compimento un

termine improrogabile non superiore a sei mesi.

4. Entro la scadenza del termine, il pubblico ministero, qualora sulla base dei nuovi atti di

indagine non debba chiedere l'archiviazione, trasmette alla cancelleria del giudice la richiesta di

rinvio a giudizio.

Art. 437. Ricorso per cassazione.

1. Contro l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di revoca il pubblico

ministero può proporre ricorso per cassazione solamente per i motivi indicati all'articolo 606,

comma 1, lettere b), d) ed e).

44. Segue: il decreto che dispone il giudizio

Art. 429. Decreto che dispone il giudizio.

1. Il decreto che dispone il giudizio contiene:

a) le generalità dell'imputato e le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché

le generalità delle altre parti private, con l'indicazione dei difensori;

b) l'indicazione della persona offesa dal reato qualora risulti identificata; 42

c) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle

che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli

di legge;

d) l'indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono;

e) il dispositivo, con l'indicazione del giudice competente per il giudizio;

f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione, con l'avvertimento

all'imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia;

g) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che l'assiste.

2. Il decreto è nullo se l'imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è

insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 1 lettere c) e f).

3. Tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non

inferiore a venti giorni.

3-bis. Qualora si proceda per il reato di cui all'articolo 589, secondo comma, del codice penale,

1

il termine di cui al comma 3 non può essere superiore a sessanta giorni. ( )

4. Il decreto è notificato all'imputato contumace nonché all'imputato e alla persona offesa

comunque non presenti alla lettura del provvedimento di cui al comma 1 dell'articolo 424 almeno

venti giorni prima della data fissata per il giudizio.

 il decreto non è motivato. In tal modo viene preservata l’imparzialità del g dibattimentale.

Art. 431. Fascicolo per il dibattimento.

1. Immediatamente dopo l'emissione del decreto che dispone il giudizio, il giudice provvede nel

contraddittorio delle parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento. Se una delle parti ne fa

richiesta il giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine di quindici giorni, per la

formazione del fascicolo. Nel fascicolo per il dibattimento sono raccolti:

a) gli atti relativi alla procedibilità dell'azione penale e all'esercizio dell'azione civile;

b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria;

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore;

d) i documenti acquisiti all'estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti non

ripetibili assunti con le stesse modalità;

e) i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio;

f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera d), assunti all'estero a seguito di

rogatoria internazionale ai quali i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le

facoltà loro consentite dalla legge italiana;

g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri documenti indicati nell'articolo

236;

h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.

2. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti

nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di

investigazione difensiva.

 sub. 2 questi per divenire devono cmq essere soggetti a lettura

Art. 433. Fascicolo del pubblico ministero.

1. Gli atti diversi da quelli previsti dall'articolo 431 sono trasmessi al pubblico ministero con gli

atti acquisiti all'udienza preliminare unitamente al verbale dell'udienza.

2. I difensori hanno facoltà di prendere visione ed estrarre copia, nella segreteria del pubblico

ministero, degli atti raccolti nel fascicolo formato a norma del comma 1.

3. Nel fascicolo del pubblico ministero ed in quello del difensore è altresì inserita la

documentazione dell'attività prevista dall'articolo 430 quando di essa le parti si sono servite per la

formulazione di richieste al giudice del dibattimento e quest'ultimo le ha accolte 43

Il sistema del doppio fascicolo nasce dall’esigenza di impedire che il g del dibattimento possa

essere influenzato dal contenuto degli atti di indagine preliminare, che non hanno valore di prova ed

esauriscono la loro funzione con il rinvio a giudizio (salvo recupero dibattimentale). Nel fascicolo

per il dibattimento sono pertanto destinati a confluire i soli materiali cognitivi fisiologicamente

destinati a trasformarsi in prova nel corso del giudizio.

45. L’attività integrativa di indagine

Art. 430. Attività integrativa di indagine del pubblico ministero e del difensore.

1. Successivamente all'emissione del decreto che dispone il giudizio, il pubblico ministero e il

difensore possono, ai fini delle proprie richieste al giudice del dibattimento, compiere attività

integrativa di indagine, fatta eccezione degli atti per i quali è prevista la partecipazione

dell'imputato o del difensore di questo.

2. La documentazione relativa all'attività indicata nel comma 1 è immediatamente depositata

nella segreteria del pubblico ministero con facoltà delle parti di prenderne visione e di estrarne

copia.

Art. 430-bis. Divieto di assumere informazioni.

1. E' vietato al pubblico ministero, alla polizia giudiziaria e al difensore assumere informazioni

dalla persona ammessa ai sensi dell'articolo 507 o indicata nella richiesta di incidente probatorio o

ai sensi dell'articolo 422, comma 2, ovvero nella lista prevista dall'articolo 468 e presentata dalle

altre parti processuali. Le informazioni assunte in violazione del divieto sono inutilizzabili.

2. Il divieto di cui al comma 1 cessa dopo l'assunzione della testimonianza e nei casi in cui

questa non sia ammessa o non abbia luogo.

VI. Procedimenti speciali

1. Considerazioni introduttive

Un’esigenza economica sta a fondo delle disposizioni che regolano i vari procedimenti speciali.

Il legislatore arriva a promuovere con incentivi premiali la rinuncia dell’imputato all’esercizio di

suoi diritti di difesa.

Sono 5 i proc.ti speciali del Libro VI:

a. Il giudizio abbreviato

b. L’applicazione della pena su richiesta delle parti

c. Giudizio direttissimo

d. Giudizio immediato

e. Procedimento per decreto

Tuttavia, si contraddistinguono per specialità (intesa come omissione di una fase o sottofase del

procedimento ordinario), altri proc.ti:

i. Il procedimento per oblazione

ii. il giudizio immediato richiesto dall’imputato

iii. i proc.ti che traggono origine da una contestazione suppletiva in udienza preliminare o

in dibattimento.

iv. Il proc.to davanti al g monocratico per i reati di cui all’art. 550.

v. Il proc.to davanti al gdp

Fa storia a sé il differimento del giudizio al giurì d’onore

2. Ragioni della specialità

Si possono individuare tre ragioni: 44

a. Requisito soggettivo, volontà di una o di entrambe le parti

i. Il giudizio abbreviato

ii. L’applicazione della pena su richiesta delle parti

iii. Il procedimento per oblazione

iv. il giudizio immediato richiesto dall’imputato

pongono problemi con i tradizionali capisaldi del nostro sistema penale: legalità della pena,

obbligatorietà dell’azione penale, presunzione di innocenza

b. Requisito oggettivo, imperativamente affermati dal magistrato penale

i. Giudizio direttissimo

ii. Giudizio immediato

iii. proc.ti che traggono origine da una contestazione suppletiva del reato corrente o

continuato

iv. Il proc.to davanti al g monocratico per i reati di cui all’art. 550.

v. Il proc.to davanti al gdp

c. Gruppo misto

i. Procedimento per decreto

ii. Giudizio direttissimo esperibile col consenso delle parti

iii. proc.ti che traggono origine da una contestazione suppletiva del fatto nuovo.

3. Rapporti fra riti speciali

È di regola possibile passare da un rito ad un altro purché non siano dello stesso gruppo. È

inoltre sempre consentito passare da un rito ex aucotoritate a uno dei riti consensuali.

4. Procedimento di oblazione

Essa si risolve in una chiusura anticipata del processo, provocata da una richiesta dell’imputato,

di regolare in denaro la propria pendenza penale.

Art. 162 c.p. Oblazione nelle contravvenzioni. (oblazione obbligatoria per il g)

Nelle contravvenzioni, per le quali la legge stabilisce la sola pena dell'ammenda, il

contravventore è ammesso a pagare, prima dell'apertura del dibattimento, ovvero prima del

decreto di condanna, una somma corrispondente alla terza parte del massimo della pena stabilita

dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento.

Il pagamento estingue il reato.

Art. 162-bis c.p. Oblazione nelle contravvenzioni punite con pene alternative. (oblazione

facoltativa per il g)

Nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell'arresto o

dell'ammenda, il contravventore può essere ammesso a pagare, prima dell'apertura del

dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla metà del

massimo dell'ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del

procedimento.

Con la domanda di oblazione il contravventore deve depositare la somma corrispondente alla

metà del massimo dell'ammenda.

L'oblazione non è ammessa quando ricorrono i casi previsti dal terzo capoverso dell'articolo 99

(recidiva), dall'articolo 104 (abitualità) o dall'articolo 105 (professionalità nel reato), né quando

permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore.

In ogni altro caso il giudice può respingere con ordinanza la domanda di oblazione, avuto

riguardo alla gravità del fatto.

La domanda può essere riproposta sino all'inizio della discussione finale del dibattimento di

primo grado.

Il pagamento delle somme indicate nella prima parte del presente articolo estingue il reato. 45

Secondo l’art.141 disp. att. la domanda di oblazione può essere proposta anche nel corso delle

indagini preliminari, in tal caso, il pubblico ministero la trasmette, unitamente agli atti del

procedimento, al giudice per le indagini preliminari.

Lo stesso articolo, per ovviare alla possibilità che il proc.to si possa chiudere senza l’indagato sia

venuto a conoscenza (con decreto penale) dell’esistenza un proc.to a suo carico e quindi della

possibilità di fare oblazione, prevede che:

2. Il pubblico ministero, anche prima di presentare richiesta di decreto penale (459, 554 c.p.p.),

può avvisare l’interessato, ove ne ricorrano i presupposti, che ha facoltà di chiedere di essere

ammesso all’oblazione e che il pagamento dell’oblazione estingue il reato.

3. Quando per il reato per il quale si è proceduto è ammessa l’oblazione e non è stato dato

l’avviso previsto dal comma 2, nel decreto penale (460, 565 c.p.p.) deve essere fatta menzione della

relativa facoltà dell’imputato. spetta quindi al g sopperire alla mancanza del p.m.

La sentenza che accoglie la domanda è appellabile entro i limiti dell’art. 593.

5. Applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento)

Introdotta nel 1981, proceduralizzata nell’88, con la l. 134/2003 la possibilità di patteggiare la

pena è stata estesa in misura davvero ampia, ben oltre i confini della criminalità bagattellare.

Art. 444. Applicazione della pena su richiesta.

1. L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e

nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un

terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a

1

un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. ( )

1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'articolo

51, commi 3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600-bis, primo e terzo

comma, 600-quater, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma, 600-

quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-

2

quinquies, nonché 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, ( ) nonché quelli

contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi

ai sensi dell'articolo 99, quarto comma, del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o

1

congiunti a pena pecuniaria. ( )

2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere

pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti,

se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la comparazione delle

circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza

l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione

di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato al

pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la

compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3.

3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia, alla concessione della

sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione

condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.

 il legislatore ha previsto una differenza ragguardevole, quanto a contenuto punitivo, fra la

sentenza che applica una pena concordata fino a 2 anni (qualificata minus o “patteggiamento

ristretto”) e quella che applica una pena da 2 a 5 anni (qualificata maius o “patteggiamento

allargato”).

 per le persone giuridiche il patteggiamento non è ammesso quanto debba essere applicata

una sanzione interdittiva.

 sub. 2. L’accordo deve avvenire tra imputato e p.m. 46

il p.m. deve essere cmq certo che allo stato degli atti l’imputato sia passibile di condanna in

quanto il g deve assolvere l’imputato se a suo carino non risulta alcun elemento.

Dal punto di vista dell’imputato l’accordo comporta una serie di rinunce a diversi diritti che gli

spetterebbero:

- Rinuncia ad esercitare il diritto alla prova, con la conseguente accettazione ad essere

giudicato sulla base degli atti probatori presenti nel fascicolo e compiuti nella fase

preliminare del processo.

- Rinuncia a controvertere

sul fatto

o sulla relativa qualifica giuridica.

o Sulla specie e sulla misura della pena da applicare

o

In compenso riceve dei vantaggi (sia per i qualificati minus che per i maius):

- Sconto di pena: diminuita fino a un terzo (a quella applicabile all’imputato in concreto e non

a quella massima applicabile per il reato)

- Assenza di effetti vincolanti nei giudizi civili e amm.vi (una novella del 2001 ha tuttavia

introdotto – con qualche dubbio di ragionevolezza – la pregiudizialità per il proc.to

disciplinare).

- L’assenza di pubblicità

Vantaggi per i soli minus

- Affrancamento dall’obbligo di pagare le spese processuali

- Esenzione da pene accessorie e misure di sicurezza (eccettuata la confisca)

- La non menzione della sentenza nel certificato generale del casellario giudiziale richiesto dal

privato.

- la pena concordata che non superi i due anni di detenzione può essere sospesa sub condicione

e la relativa condanna sfociare in una declaratoria di estinzione del reato, se nei 5 anni post

sententiam l’imputato non commette un altro reato o se, nei due anni successivi, non si rende

responsabile di una contravvenzione della stessa indole. 3

Ovviamente il p.m. dovrà acconsentire all’accordo solo quando vi sia congruità (art. 27 Cost.)

della sanzione rispetto alla gravita del fatto e alla personalità del suo autore. Ovviamente deve

disporre di materiale d’indagine sufficiente per poter svolgere tale valutazione (altrimenti dovrebbe

proseguire l’indagine o richiedere l’archiviazione o la sent. di non luogo a procedere).

Mentre per l’assenso al patteggiamento il p.m. non deve esprimere nessuna motivazione, nel

caso di dissenso.

6. Segue: introduzione e svolgimento

Atto introduttivo è la richiesta presentata al giudice da una delle due parti.

Art. 446. Richiesta di applicazione della pena e consenso.

1. Le parti possono formulare la richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, fino alla

presentazione delle conclusioni di cui agli articoli 421, comma 3, e 422, comma 3, e fino alla

dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo. Se è stato

notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme

stabilite dall'articolo 458, comma 1(e quindi già nelle indagini preliminari).

2. La richiesta e il consenso nell'udienza sono formulati oralmente; negli altri casi sono

formulati con atto scritto.

3. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o a mezzo di procuratore speciale e la

sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583 comma 3. 47

4. Il consenso sulla richiesta può essere dato entro i termini previsti dal comma 1, anche se in

precedenza era stato negato. entro tali termini può essere anche riproposto

5. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarietà della richiesta o del consenso,

dispone la comparizione dell'imputato.

6. Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve, enunciarne le ragioni.

 la richiesta è revocabile o modificabile dal proponente fino a quando non sia intervenuto il

consenso dell’altra parte.

Nel caso in cui il g dichiari inammissibile la richiesta le parti possono proporre impugnazione,

sia pur per una sola volta. E precisamente:

- Al g del dibattimento se la richiesta è stata rigettata dal Gip o dal Gup

- Al di appello se la richiesta è stata rigettata dal g del dibattimento (direttissimo e citazione

diretta al g mon.)

- Al di cass. se la richiesta è stata rigettata dal g del dibattimento nei casi di direttissimo e

citazione diretta aventi ad oggetto reati che non ammetto appello.

7. Segue: sentenza

Più che su un accertamento positivo della responsabilità penale, il patteggiamento si fonda

quindi sull’esclusone dei possibili presupposti di proscioglimento, che è cosa ben diversa

dall’”affermare la necessità di punire”.

Sta in questa diversità la radice dell’annoso problema riguardante la natura della sentenza che

applica la pena su richiesta.

Tale problema è risolta con apparente linearità dalla legge, la quale equipara la suddetta sentenza

a una pronuncia di condanna (art. 445 co. 1-bis).

Anche se dalle altre sentenze di condanna, quelle in patteggiamento acquistano sicuramente dei

connotati particolari (vedi i vantaggi). La cass. per dirimere le varie questioni che si possono

presentare, in particolar modo, ogni qualvolta la legge connette determinati effetti alla condanna,

non tanto in ragione del fatto che esiste una sent. di quel formale tenore, quanto piuttosto per

l’accertamento in essa contenuto, ha stabilito che le sentenza ex art. 444 sortiscono sempre gli

ordinari effetti della condanna, salvo che la legge vi deroghi espressamente.

Le sentenze che ammettono l’accordo sono inappellabili in coerenza con la ratio deflattiva che

2

connota l’istituto. Non costituisce deroga a tale ratio l’unico caso di appellabilità 448 : il p.m. può

appellare la sent. con la quale il g del dibattimento ha applicato la pena su richiesta, ritenendo

ingiustificato il suo dissenso.

A parte questo caso la sentenza ex art. 444 è impugnabile solo per cassazione, per uno dei motivi

indicati dall’art. 606. La giurisprudenza della cass. ha però posto criteri di ammissibilità

comprensibilmente rigidi.

a.e., l’errata qualificazione giuridica del fatto può esser fatta valere solo in presenza di un

manifesto error in iudicando che dissimuli un’illegale trattativa sul nomen iuris, non già di fronte a

una qualificazione che presenti oggettivi margini di opinabilità.

(che fine fa l’offeso?)

8. Giudizio abbreviato

Come era:

- Veniva definito patteggiamento sul rito

- Prevedeva un’importante sconto di pena (1/3)

- Il p.m. doveva dare l’assenso e il suo dissenso non doveva essere motivato

- Il g poteva accogliere la richiesta solo se la pendenza fosse decidibile “allo stato degli atti”. 48

- Ciò comportava che se il p.m. fosse stato poco solerte nelle indagini il g non poteva

ammettere il rito abbreviato con evidente violazione del principio di eguaglianza.

La corte costituzionale intervenne su molti di questi punti rendendo tale rito irriconoscibile

rispetto alla versione originaria.

Il legislatore è intervenuto nel 99 con imponente rivisitazione.

- Il consenso del p.m. diviene superfluo

- Viene meno la definibilità “allo stato degli atti”

- Viene pressoché a sparire qualsiasi limite oggettivo (utilizzabile anche per reati puniti con

l’ergastolo)

- Si possono assumere prove

9. Segue: Ambito di applicazione e presupposti

Con la modifica dell’art. 442 oggi possono essere oggetto di giudizio abbreviato tutti i reati (a

proposito vedi il percussus sull’ergastolo).

C’è tuttavia un caso in cui non può essere ammesso a causa della sanzione da applicare: per le

persone giuridiche, quando il giudice ritenga di dover infliggere la sanzione interdittiva perpetua.

Qui l’esigenza socialpreventiva è avvertita in misura così preponderante, da risultare incompatibile

con sconti di pena.

Quanto ai presupposti il g. abbr. risulta articolato in due moduli procedurali (rimessi alla

volontà dell’imputato):

a. Richiesta semplice: con la quale l’imputato si limita a chiedere che “il processo sia definito

all’udienza preliminare allo stato degli atti”

b. Richiesta complessa: l’imputato pone come condizione che siano assunti taluni mezzi di

prova.

10. Segue: fase introduttiva

LIBRO SESTO PROCEDIMENTI SPECIALI

TITOLO I Giudizio abbreviato

Art. 438. Presupposti del giudizio abbreviato.

1. L'imputato può chiedere che il processo sia definito all'udienza preliminare allo stato degli

atti, salve le disposizioni di cui al comma 5 del presente articolo e all'articolo 441, comma 5.

richiesta semplice

2. La richiesta può essere proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le

conclusioni a norma degli articoli 421 e 422.

3. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale e la

sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3.

4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato.

5. L'imputato, ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati nell'articolo

442, comma 1-bis, può subordinare la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini

della decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l'integrazione probatoria richiesta

risulta necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale

proprie del procedimento, tenuto conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili. In tal caso il pubblico

ministero può chiedere l'ammissione di prova contraria. Resta salva l'applicabilità dell'articolo

423. richiesta complessa

6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta può essere riproposta fino al termine

previsto dal comma 2.

Nei riti che non hanno l’udienza preliminare i termini per la fase introduttiva sono: 49

a. Giudizio immediato (solo in quello promosso dal p.m.), entro 15 gg. dalla notifica citazione a

giudizio

b. Giudizio direttissimo, e citazione diretta, al g del dibattimento prima che venga dichiarato

aperto

c. Procedimento per decreto al giudice che ha emesso il decreto prima dell’udienza per il g

d. Contestazioni suppletive dopo che queste vengono elevate.

Per quanto riguarda il g di ammissibilità il g deve:

a. Per le richieste semplici vagliare:

Che siano stati rispettati i termini

o Che sia stata una scelta volontaria

o Che sia inequivoca

o Che vi sia la procura speciale ove sia effettuata dal difensore

o 

Che non vi sia la possibilità di una pena interdittiva perpetua (persone giuridiche).

o unico controllo di merito

In caso di rigetto non può più essere riproposta (come può desumersi a contrario dal co. 6

dell’art. 438)

b. Per le richieste complesse vagliare:

Oltre al controllo formale (uguale alle richieste semplici)

o Controllo di merito. Il g deve verificare che le prove indicate siano davvero

o  Necessarie per decidere il merito

 Compatibili con la finalità di economia processuale

 Valide (ad es se che non sia richiesta una testimonianza incompatibile)

 Non superflue

Tale giudizio sembra quindi tale da impegnare in misura assai rilevante la discrezionalità del

giudice. A parte la compatibilità le altre valutazioni sono assimilabili a quelle che deve

compiere il g di appello per vagliare la necessità di assumere nuove (603).

Dopo un intervento della Corte, il giudizio, circa il rigetto per incompatibilità, è passibile

di sindacato da parte del g del dibattimento.

Se la richiesta deve essere proposta, in limine litis, direttamente al g del dibattimento e

questo la rigetta, lo stesso g può ritornare sulla sua decisione (anche al termine del grado e

quindi anche se non si è realizzata alcuna economia processuale) e attribuire così lo sconto di

pena; oppure la questione può essere riproposta al g dell’appello.

6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta può essere riproposta fino al termine

previsto dal comma 2.

 non la possono riproporre invece gli imputati privi di udienza peliminare

Le richieste possono essere cumulative ed alternative fra loro.

Il difensore può anche presentare documentazione di indagine privata contestualmente a una

richiesta semplice, l’escamotage consente di introdurre surrettiziamente materiale probatorio,

spesso a sorpresa, senza bisogno di ricorrere a una richiesta complessa.

11. Segue: svolgimento procedurale

Art. 441. Svolgimento del giudizio abbreviato.

1. Nel giudizio abbreviato si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste per

l'udienza preliminare, fatta eccezione per quelle di cui agli articoli 422 e 423.

2. La costituzione di parte civile, intervenuta dopo la conoscenza dell'ordinanza che dispone il

giudizio abbreviato, equivale ad accettazione del rito abbreviato.

3. Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio; il giudice dispone che il giudizio si

svolga in pubblica udienza quando ne fanno richiesta tutti gli imputati. 50

4. Se la parte civile non accetta il rito abbreviato non si applica la disposizione di cui

all'articolo 75, comma 3.

5. Quando il giudice ritiene di non poter decidere allo stato degli atti assume, anche d'ufficio,

gli elementi necessari ai fini della decisione. Resta salva in tale caso l'applicabilità dell'articolo

423.

6. All'assunzione delle prove di cui al comma 5 del presente articolo e all'articolo 438, comma 5,

si procede nelle forme previste dall'articolo 422, commi 2, 3 e 4.

 fatta eccezione per quelle di cui agli articoli 422 e 423: aveva senso quando il decideva allo

stato degli atti; non ne ha più oggi.

Sull’istruzione probatoria

 sub. 5. Il g può assumere ogni mezzo di prova indipendentemente dal dispendio di tempo.

Unica differenza con il dibattimento è che nel g. abb le prove sono assunte con le regole dettate per

il gup (422) anziché quelle per l’istruzione dibattimentale (496 e ss.): 3. L'audizione e

l'interrogatorio delle persone indicate nel comma 2 sono condotti dal giudice. Il pubblico ministero

e i difensori possono porre domande, a mezzo del giudice. (compressione del contraddittorio)

Nel caso di richiesta complessa il p.m. ha diritto di chiedere ed ottenere l’ammissione di prove

contrarie a quelle indicate dall’imputato nella richiesta complessa

Quanto alle nuove contestazioni il legislatore richiama le norme dell’art. 423. Tuttavia, mentre

nell’ud.prel. il g emana sent. di rinvio a giudizio o di non luogo a procedere (e quindi possono

ammettersi limitazioni al diritto di difesa: mancata previsione termine a difesa, né diritto alla prova

sul nuovo addebito); nel giud. abbr. il giudice emana sent. di condanna o di assoluzione ed appare

quindi ingiustificata la restrizione al diritto di difesa.

l’art. 441-bis rimedia all’infortunio:

Art. 441-bis. Provvedimenti del giudice a seguito di nuove contestazioni sul giudizio

abbreviato.

1. Se, nei casi disciplinati dagli articoli 438, comma 5, e 441, comma 5, il pubblico ministero

procede alle contestazioni previste dall'articolo 423, comma 1, l'imputato può chiedere che il

procedimento prosegua nelle forme ordinarie.

2. La volontà dell'imputato è espressa nelle forme previste dall'articolo 438, comma 3.

3. Il giudice, su istanza dell'imputato o del difensore, assegna un termine non superiore a dieci

giorni, per la formulazione della richiesta di cui ai commi 1 e 2 ovvero per l'integrazione della

difesa, e sospende il giudizio per il tempo corrispondente.

4. Se l'imputato chiede che il procedimento prosegua nelle forme ordinarie, il giudice revoca

l'ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato e fissa l'udienza preliminare o la sua

eventuale prosecuzione (regressione). Gli atti compiuti ai sensi degli articoli 438, comma 5, e 441,

comma 5, hanno la stessa efficacia degli atti compiuti ai sensi dell'articolo 422. La richiesta di

giudizio abbreviato non può essere riproposta. Si applicano le disposizioni dell'articolo 303,

comma 2.

5. Se il procedimento prosegue nelle forme del giudizio abbreviato, l'imputato può chiedere

l'ammissione di nuove prove, in relazione alle contestazioni ai sensi dell'articolo 423, anche oltre i

limiti previsti dall'articolo 438, comma 5, ed il pubblico ministero può chiedere l'ammissione di

prova contraria.

 e fissa l'udienza preliminare o la sua eventuale prosecuzione: si ritiene che quando sia stata

chiesta la sospensione il g debba fissare l’udienza altrimenti vi è la prosecuzione.

 la regressione vi è, ovviamente, anche per quei riti manchevoli di udienza prel. 51

 in caso di contestazione suppletiva del fatto nuovo resta intatto il potere dell’imputato di

accettarlo o non accettarlo, e di scegliere il rito abbreviato anche per questo (con richiesta semplice

o complessa).

 sia in caso di integrazione della difesa, sia in caso di fatto nuovo (accettato) il g deve vagliare

che tali modificazioni al processo siano compatibili con la sua funzione di economia processuale.

12. Segue: decisione

È strutturata sul modello dibattimentale.

Art. 442. Decisione.

1. Terminata la discussione, il giudice provvede a norma degli articoli 529 e seguenti.

1-bis. Ai fini della deliberazione il giudice utilizza gli atti contenuti nel fascicolo (delle indagini

preliminari) di cui all'articolo 416, comma 2, la documentazione di cui all'articolo 419, comma 3

(indagine suppletiva), e le prove assunte nell'udienza.

2. In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze è

diminuita di un terzo. Alla pena dell'ergastolo è sostituita quella della reclusione di anni trenta.

Alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno, nei casi di concorso di reati e di reato continuato, è

sostituita quella dell'ergastolo.

3. La sentenza è notificata all'imputato che non sia comparso.

4. Si applica la disposizione dell'articolo 426 comma 2.

 la responsabilità penale deve essere positivamente dimostrata al di là di ogni ragionevole

dubbio.

Art. 443. Limiti all'appello.

1. L'imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello contro le sentenze di

1 )

proscioglimento. (

2

(…) ( )

3. Il pubblico ministero non può proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si

tratti di sentenza che modifica il titolo del reato.

4. Il giudizio di appello si svolge con le forme previste dall'articolo 599.

 sub. 1. Può tuttavia impugnare l’imputato che assolto per vizio totale di mente in quanto

potrebbe subire misure limitative della libertà personale.

 seppur con notevole sforzo ermeneutico deve considerarsi legittimato ad impugnare la parte

civile sia le sent. di condanna che di proscioglimento

In appello si dovrà guardare al tipo di richiesta effettuata:

a. Richiesta semplice. La decisione sull’assunzione delle prove spetta solo al g.

b. Richiesta complessa. Imputato e difensore hanno diritto alla riassunzione o all’assunzione

per la prima volta (se per dimenticanza del g non sono state assunte), rispettivamente delle

prove indicate e delle prove contrarie.

13. Giudizio immediato richiesto dall’imputato

- È inserito nel Libro V, dedicato alla fase preliminare del processo, e non nel VI.

- La semplificazione procedurale riguarda la fase dell’udienza preliminare.

- La rinuncia all’ud.prel. non comporta alcun vantaggio se non temporale ciò ha il pregio di

sollecitare l’interprete a piegare cosa mai possa spingere la difesa a rifiutare volontariamente

l’occasione di contrastare l’accusa prima di approdare alla fase di giudizio. l’utilità sta nel

fatto che se l’imputato dispone di prove decisive della sua innocenza egli ha sicuramente

vantaggio ad accelerare i tempi e di approdare al giudizio dove può ottenere una sent. più

preferibile che del “non luogo a procedere”. 52

Art. 419 5. L'imputato può rinunciare all'udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato

con dichiarazione presentata in cancelleria, personalmente o a mezzo di procuratore speciale,

almeno tre giorni prima della data dell'udienza. L'atto di rinuncia è notificato al pubblico ministero

e alla persona offesa dal reato a cura dell'imputato.

Il g, secondo la giurisprudenza, può astenersi dall’emettere il decreto e imporre la prosecuzione

nelle forme ordinarie, solo quando sia in gioco una riunione di proc.ti che la richiesta finirebbe

col mettere in discussione.

Optando per il rito immediato, l’imputato si preclude:

- Il giudizio abbreviato

- Il patteggiamento

14. Semplificazione autoritativa: giudizio immediato richiesto dal p.m.

TITOLO IV Giudizio immediato

Art. 453. Casi e modi di giudizio immediato.

1. Quando la prova appare evidente, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, il

1

pubblico ministero chiede ( ) il giudizio immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata

interrogata sui fatti dai quali emerge l'evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi

emesso con l'osservanza delle forme indicate nell'articolo 375 comma 3 secondo periodo, la stessa

abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non

si tratti di persona irreperibile.

1-bis. Il pubblico ministero richiede il giudizio immediato, anche fuori dai termini di cui

all'articolo 454, comma 1, e comunque entro centottanta giorni dall'esecuzione della misura, per il

reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia

2 )

cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi gravemente le indagini. (

1-ter. La richiesta di cui al comma 1-bis è formulata dopo la definizione del procedimento di cui

all'articolo 309, ovvero dopo il decorso dei termini per la proposizione della richiesta di riesame.

2

( ) 2. Quando il reato per cui è richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri reati per i

quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli

altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se

la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.

3. L'imputato può chiedere il giudizio immediato a norma dell'articolo 419 comma 5.

 interrogata: anche perché questa procedura non prevede l’applicazione dell’art. 415-bis

Art. 454. Presentazione della richiesta del pubblico ministero.

1. Entro novanta giorni dalla iscrizione della notizia di reato nel registro previsto dall'articolo

335, il pubblico ministero trasmette la richiesta di giudizio immediato alla cancelleria del giudice

per le indagini preliminari .

2. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione

relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini

preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, sono allegati al fascicolo, qualora non

debbano essere custoditi altrove.

Art. 455. Decisione sulla richiesta di giudizio immediato.

1. Il giudice, entro cinque giorni (termine ordinatorio), emette decreto con il quale dispone il

giudizio immediato ovvero rigetta la richiesta ordinando la trasmissione degli atti al pubblico

ministero. 53

1-bis. Nei casi di cui all'articolo 453, comma 1-bis, il giudice rigetta la richiesta se l'ordinanza

che dispone la custodia cautelare e' stata revocata o annullata per sopravvenuta insussistenza dei

1 )

gravi indizi di colpevolezza. (

 il decreto non è motivato. L’assenza di motivazione rende insindacabile, nel merito, la

situazione di evidenza probatoria. In tal modo, inoltre, viene preservata l’imparzialità del g

dibattimentale come avviene per il rinvio a giudizio.

Art. 456. Decreto di giudizio immediato.

1. Al decreto che dispone il giudizio immediato si applicano le disposizioni dell'articolo 429

commi 1 e 2.

2. Il decreto contiene anche l'avviso che l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato ovvero

l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444.

3. Il decreto è comunicato al pubblico ministero e notificato all'imputato e alla persona offesa

almeno trenta giorni prima della data fissata per il giudizio.

4. All'imputato e alla persona offesa, unitamente al decreto, è notificata la richiesta del pubblico

ministero.

5. Al difensore dell'imputato è notificato avviso alla data fissata per il giudizio entro il termine

previsto dal co. 3.

 429: rinvio a giudizio

Art. 457. Trasmissione degli atti.

1. Decorsi i termini previsti dall'articolo 458 comma 1, il decreto che dispone il giudizio

immediato è trasmesso, con il fascicolo formato a norma dell'articolo 431, al giudice competente

per il giudizio.

2. Gli atti non inseriti nel fascicolo previsto dal comma 1, sono restituiti al pubblico ministero.

Si applica la disposizione dell'art. 433 comma 2.

15. Segue: giudizio immediato “custodiale”

Art. 453 1-bis. Il pubblico ministero richiede il giudizio immediato, anche fuori dai termini di

cui all'articolo 454, comma 1, e comunque entro centottanta giorni dall'esecuzione della misura,

per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia

2

cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi gravemente le indagini. ( )

1-ter. La richiesta di cui al comma 1-bis è formulata dopo la definizione del procedimento di cui

all'articolo 309 (riesame), ovvero dopo il decorso dei termini per la proposizione della richiesta di

2

riesame. ( )

 la richiesta ex co.1-ter va quindi presentata dopo che la valutazione dei gravi indizi di

colpevolezza posti a fondamento della misura cautelare ha acquisito una certa solidità.

Tale disciplina ha sollevato diversi dubbi sulla sua (opportunità) e sulla sua legittimità

costituzionale. La questione nasce dalla scelta che il p.m. ha obbligata nel richiedere il decreto (con

l’unico limite del pregiudizio alle indagini), senza il consenso dell’ormai imputato.

In pratica vi è assimilazione tra gravi indizi di colpevolezza e prova evidente. Questa

imposizione autoritativa, che limita il diritto di difesa, formalizza, inoltre, in norme cogenti rapporti

di interdipendenza fra proc.to cautelare e proc.to principale.

La legge si preoccupa soltanto di tutelare la posizione di colui al quale la custodia cautelare e'

stata revocata o annullata per sopravvenuta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. in tal

caso infatti il giudice rigetta la richiesta se l'ordinanza che dispone (455). Ciò tuttavia significa che

la scelta del giudizio immediato non può essere revocata, quando l’insussistenza di quei gravi indizi

affiora dopo l’accoglimento della stessa. 54

16. Segue: giudizio immediato “obbligatorio” art. 664

Si ha nel caso di opposizione dell’imputato al decreto penale di condanna. In tal caso il Gip

emette decreto di citazione.

Ove il pubblico ministero non abbia espresso il consenso (al patteggiamento) nel termine

stabilito ovvero l'imputato non abbia formulato nell'atto di opposizione alcuna richiesta (rito abb.;

patteggiamento; rito immediato), il giudice emette decreto di giudizio immediato.

La ratio sta nel fatto che il decreto penale di condanna viene emesso in quanto l’accusa e

talmente solida da poter saltare tutto l’iter procedurale, quindi l’evidenza cmq vi sarebbe. Inoltre lo

stesso viene emesso per reati di scarsa gravita.

Inoltre la maggior parte dei casi nei quali può essere emesso un decreto penale di condanna sono

di cognizione del g monocratico soggetto alle regole della citazione diretta. Proc.to che non prevede

l’ud. prel. Sic!

17. Giudizio direttissimo

Soppressione pressoché totale dell’intera fase preliminare e contrazione significativa della fase

dibattimentale

Art. 449. Casi e modi del giudizio direttissimo

1. Quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero, se

ritiene di dover procedere, può presentare direttamente l'imputato in stato di arresto davanti al

giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore

dall'arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'articolo 391, in quanto

compatibili.

2. Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice

procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono.

direttissimo su richiesta delle parti

3. Se l'arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio.

4. Il pubblico ministero, quando l'arresto in flagranza è già stato convalidato, procede al

giudizio direttissimo presentando l'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall'arresto,

1

salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. ( )

5. Il pubblico ministero procede inoltre al giudizio direttissimo, salvo che ciò pregiudichi

gravemente le indagini, nei confronti della persona che nel corso dell'interrogatorio ha reso

2

confessione. ( ) L'imputato libero è citato a comparire a una udienza non successiva al trentesimo

3

( ) giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato. L'imputato in stato di custodia

cautelare per il fatto per cui si procede è presentato all'udienza entro il medesimo termine.

6. Quando il reato per cui è richiesto il giudizio direttissimo risulta connesso con altri reati per i

quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli

altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se

la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.

 l’evidenza qui non è generica ma è qualificata.

Art. 450. Instaurazione del giudizio direttissimo.

1. Quando procede a giudizio direttissimo, il pubblico ministero fa condurre direttamente

1

all'udienza l'imputato arrestato in flagranza o in stato di custodia cautelare. ( )

2. Se l'imputato è libero, il pubblico ministero, lo cita a comparire all'udienza per il giudizio

direttissimo. Il termine per comparire non può essere inferiore a tre giorni.

3. La citazione contiene i requisiti previsti dall'articolo 429 comma 1 lettera a), b), c), f), con

l'indicazione del giudice competente per il giudizio nonché la data e la sottoscrizione. Si applica

inoltre la disposizione dell'articolo 429 comma 2. 55

4. Il decreto, unitamente al fascicolo previsto dall'articolo 431, formato dal pubblico ministero,

è trasmesso alla cancelleria del giudice competente per il giudizio.

5. Al difensore è notificato senza ritardo a cura del pubblico ministero l'avviso della data fissata

per il giudizio.

6. Il difensore ha facoltà di prendere visione e di estrarre copia, nella segreteria del pubblico

ministero, della documentazione relativa alle indagini espletate.

svolgimento

- L’imputazione è

Orale dal p.m. per (chi si trova in stato di arresto o in custodia)

o scritta per chi è a piede libero (nel decreto di citazione)

o

- il predibattimento non esiste, sicché l’attività preparatoria si svolge tutta nelle pieghe

dell’introduzione dibattimentale

- i testimoni non sono citati ma possono essere presentati direttamente dalla p.g o dal p.m.

in udienza.

- L'imputato è altresì avvisato della facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non

superiore a dieci giorni.

- Il presidente avvisa l'imputato della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato ovvero

l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444.

Art. 452. Trasformazione del rito.

1. Se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dei casi previsti dall'articolo 449, il giudice

dispone con ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero.

2. Se l'imputato chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima che sia dichiarato aperto il

dibattimento, dispone con ordinanza la prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. Si

osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e

443; nel caso di cui all'articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato

disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio direttissimo.

18. Segue: giudizio direttissimo davanti al g monocratico

È uguale a quello di fronte al g. collegiale. (art. 458)

19. Segue: giudizi direttissimi c.d. atipici

In certi casi eccezionali il giudizio direttissimo può essere promosso senza che ricorrano i

presupposti indicati negli art. 449 e 458.

Questi trovano la loro causa giustificatrice nell’esigenza, essenzialmente politica, di giudicare

con celerità reati per lo più percepito come gravi e allarmanti.

Fioriti negli anni 70 sono stati eliminati nell’89 e poi gradualmente reintrodotti.

- Per armi ed esplosivi

- Per discriminazione etnica, raziale e religiosa

- Manifestazioni sportive

- Illegale ingresso e permanenza degli stranieri (non derogabile nemmeno per speciali

indagini)

In questi casi il proc.to direttissimo è il rito ordinario di procedere, derogabile solo in quanto

siano necessarie speciali indagini rilevabili, in positivo, anche dal g.

Anche esso può subire la trasformazione del rito in giud. abb. o in patteggiamento. 56

20. Contestazione suppletiva fel reato concorrente o del reato continuato

- Giudizio speciale promosso ex auctoritate

- se avviene in ud. prel. vi è un caso singolare di esercizio dell’azione senza indagine

preliminare.

- Se avviene in dibattimento vi è l’amputazione dell’intera fase preliminare.

La ratio sta nel poter quantificare esattamente la pena con riferimento all’art. 81 c.p.

Art. 81. C.p. Concorso formale. Reato continuato.

È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al

triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette

più violazioni della medesima disposizione di legge.

Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno

criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di

legge.

Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe

applicabile a norma degli articoli precedenti.

Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in

continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la

recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, l'aumento della quantità di pena non può essere

comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave

21. Gruppo misto: Procedimento per decreto

Attraverso il procedimento per decreto si salta sia l'udienza preliminare, sia la fase dibattimentale

che diviene solo eventuale. Il pm una volta svolte le indagini preliminari ed acquisite le fonti di

prova in merito alla colpevolezza dell'imputato, quando ritiene che possa essere irrogata solo una

pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può chiedere al Gip

l'emissione di un decreto penale di condanna. (la richiesta deve avvenire entro 6 mesi dall’iscrizione

nel registro delle notizie).

Il GIP può accettare la richiesta del pubblico ministero o rigettarla.

Qualora la richiesta non venga accolta, se non deve pronunciare sentenza di proscioglimento, il

GIP restituisce gli atti al PM; laddove, invece, il GIP accolga la richiesta del pubblico ministero,

emette direttamente il decreto penale di condanna nei confronti dell'imputato, contenente la

contestazione del reato e l'applicazione della pena.

Trattasi di procedimento a contraddittorio eventuale e differito, nel senso che l'emissione del

decreto penale avviene "inaudita altera paùrte", senza alcun preventivo assenso o conoscenza

dell'imputato, il quale potrà, entro 15 giorni dalla notifica del provvedimento, opporsi allo stesso e

difendersi in un ordinario procedimento dibattimentale (o richiedere di essere giudicato con altro

rito alternativo quale il rito abbreviato o il c.d. patteggiamento).

 Il procedimento per decreto non è ammesso quando risulta la necessità di applicare una

misura di sicurezza personale.

Il pubblico ministero deve motivare la propria richiesta.

 è evidente l’analogia con i procedimenti monitori tipici della giurisdizione civile.

Per incentivare l’imputato a non opporsi, il legislatore ha previsto dei benefici che fan

considerare il decreto un ibrido del patteggiamento.

6

I benefici per l'imputato sono (art. 460 ):

1 La pena pecuniaria può essere diminuita fino alla metà del minimo edittale;

2 L'imputato non viene assoggettato al pagamento delle spese processuali e ad eventuali pene

accessorie;

3 La confisca può essere disposta soltanto se obbligatoria;

4 La condanna non è di ostacolo ad una successiva sospensione condizionale della pena; 57

5 Il reato si considera estinto se nei successivi 5 anni per i delitti e 2 anni per le contravvenzioni

l'imputato non commette ulteriori reati della stessa indole; In questo caso si estingue ogni effetto

penale e la condanna non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione

condizionale della pena.

6 Il decreto penale di condanna non ha efficacia di giudicato in ulteriori processi civili o

amministrativi.

7 La non menzione della sentenza nel certificato generale del casellario giudiziale richiesto dal

privato.

Il rigetto può avvenire:

a. In caso di proscioglimento

b. Per ragioni procedurali: a.e. richiesta fuori termine

c. Remissione della querela

d. Il g ritiene che vada applicata una misura di sicurezza personale.

e. Il g ritiene incongrua la pena.

Art. 460. Requisiti del decreto di condanna.

1. Il decreto di condanna contiene:

a) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo nonché,

quando occorre, quelle della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

b) l'enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;

c) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, comprese le

ragioni dell'eventuale diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale;

d) il dispositivo;

e) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono

proporre opposizione entro quindici giorni dalla notificazione del decreto e che l'imputato può

chiedere mediante l'opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l'applicazione

della pena a norma dell'articolo 444;

f) l'avvertimento all'imputato e alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria che, in

caso di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo;

g) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria hanno la

facoltà di nominare un difensore;

h) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che lo assiste.

2. Con il decreto di condanna il giudice applica la pena nella misura richiesta dal pubblico

ministero indicando l'entità dell'eventuale diminuzione della pena stessa al di sotto del minimo

edittale; ordina la confisca, nei casi previsti dall'articolo 240, secondo comma, del codice penale, o

la restituzione delle cose sequestrate; concede la sospensione condizionale della pena]. Nei casi

previsti dagli articoli 196 e 197 del codice penale, dichiara altresì la responsabilità della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria .

3. Copia del decreto è comunicata al pubblico ministero ed è notificata con il precetto al

condannato, al difensore d'ufficio o al difensore di fiducia eventualmente nominato ed alla persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

4. Se non è possibile eseguire la notificazione per irreperibilità dell'imputato, il giudice revoca il

1

decreto penale di condanna e restituisce gli atti al pubblico ministero. ( )

5. Il decreto penale di condanna non comporta la condanna al pagamento delle spese del

procedimento, né l'applicazione di pene accessorie. Anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di

giudicato nel giudizio civile o amministrativo. Il reato è estinto se nel termine di cinque anni,

quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni, quando il decreto concerne una

contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa

indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la condanna non è comunque di ostacolo

alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena.

 sub. e) e g) assolve quindi la funzione di informazione di garanzia. 58

 sub. 4. Risolve così il rischio che l’imputato non pervenga a effettiva conoscenza. Inoltre

rende agevole la restituzione in termini, tutte le volte che l’interessato dimostri di non aver avuto

conoscenza per ragioni non imputabili a sua colpa (462).

22. Opposizione a decreto penale

Art. 461. Opposizione.

1. Nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto, l'imputato e la persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria, personalmente o a mezzo del difensore eventualmente

nominato, possono proporre opposizione mediante dichiarazione ricevuta nella cancelleria del

giudice per le indagini preliminari che ha emesso il decreto ovvero nella cancelleria del tribunale o

del giudice di pace del luogo in cui si trova l'opponente.

2. La dichiarazione di opposizione deve indicare, a pena di inammissibilità, gli estremi del

decreto di condanna, la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso. Ove non abbia già

provveduto in precedenza, nella dichiarazione l'opponente può nominare un difensore di fiducia.

3. Con l'atto di opposizione l'imputato può chiedere al giudice che ha emesso il decreto di

condanna il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena a norma

dell'articolo 444.

4. L'opposizione è inammissibile, oltre che nei casi indicati nel comma 2, quando è proposta

fuori termine o da persona non legittimata.

5. Se non è proposta opposizione o se questa è dichiarata inammissibile, il giudice che ha

emesso il decreto di condanna ne ordina l'esecuzione.

6. Contro l'ordinanza di inammissibilità l'opponente può proporre ricorso per cassazione.

 non ha effetto devolutivo

Art. 462. Restituzione nel termine per proporre opposizione.

1. L'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono restituiti nel termine

per proporre opposizione a norma dell'articolo 175.

Art. 463. Opposizione proposta soltanto da alcuni interessati.

1. L'esecuzione del decreto di condanna pronunciato a carico di più persone imputate dello

stesso reato rimane sospesa nei confronti di coloro che non hanno proposto opposizione fino a

quando il giudizio conseguente all'opposizione proposta da altri coimputati non sia definito con

pronuncia irrevocabile.

2. Se l'opposizione è proposta dal solo imputato o dalla sola persona civilmente obbligata per la

pena pecuniaria, gli effetti si estendono anche a quella fra le dette parti che non ha proposto

opposizione.

 l’effetto estensivo, al non opponente, non si risolve in una automatica estensione degli effetti

scaturenti dalla decisione successiva al giudizio di opposizione. Solo se tale giudizio si conclude

con un proscioglimento nel merito l’imputato non opponente può usufruirne.

Giudizio conseguente all'opposizione.

la scelta tra giud. abb., Patt., oblazione, va fatta con l’atto di opposizione. Per nessuna ragione

può essere effettuata dopo.

23. Giudizio direttissima su accordo delle parti

Art. 349. 2. Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il

giudice procede

tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono. 59

 sono vari i motivi che possono opporsi alla convalida dell’arresto e non tutti sono tali da

smentire quell’intrinseca gravità degli indizi di colpevolezza solitamente associata alla sorpresa in

flagranza: a.e. la mancata convalida potrebbe riguardare un arresto effettuato per un reato escluso

dagli elenchi contenuti negli artt. 380 e 381.

24. Contestazione suppletiva del fatto nuovo

Deve ovviamente trattarsi di un fatto nuovo non connesso.

Con il consenso dell’imputato il legislatore ottimizza esigenza di natura economico processuale.

Se avviene in ud. prel.:

- Il consenso può essere prestato anche dal difensore autonomamente e senza procura speciale

Se avviene in dibattimento, essendo preclusa l’intera fase preliminare – ed anche la possibilità di

scegliere un rito alternativo – , il legislatore attribuisce:

- La possibilità di chiedere la sospensione e di nuove prove

- La possibilità di dare il consenso solo all’imputato o tramite procura speciale. Non è quindi

ammessa per l’assente o il contumacie

- Oltre che il consenso è necessario un atto autorizzativo del g. il g deve valutare che la nuova

contestazione non nuoccia alla speditezza del proc.to.

25. Differimento del giudizio ad un giurì d’onore

Per i soli reati di diffamazione e ingiuria la legge offre ai soggetti la possibilità di “deferire” a

un giurì d’onore il giudizio sulla verità del fatto.

Questo proc.to è alternativo al giudizio della giurisdizione penale e comporta la rinuncia o

l’abbandono definitivo di questa.

Ovviamente il verdetto del giurì può contenere solo un eventuale risarcimento del danno. 60

VII. Il giudizio

Vedi pag. 747-762

1. La fase del giudizio

Il giudizio viene instaurato in base

- al decreto di rinvio (429) che emette il gup al termine dell’ud. prel.,

- ovvero a un decreto di giudizio immediato (456),

- o con atto di citazione del p.m. davanti al tribunale in comp. mon.,

- nonché con giudizio direttissimo

le disposizioni del libro VII sono dettate per il tribunale in composizione collegiale e per la corte

assise nonché in quanto non sia diversamente previsti dinanzi al tribunale in composizione

monocratica.

2. Atti preliminari al dibattimento

Nel dibattimento si distinguono:

a. Atti preliminari (dalla conclusione dell’ud. prel. agli atti introduttivi).

b. Dibattimento

c. Atti successivisi (deliberazione e pubblicazione)

Gli atti preliminari. Attraverso una interpretazione sistematica si può individuare come

momento iniziale la ricezione del decreto che dispone il giudizio e come momento finale la

costituzione delle parti.

È preposto alla fase il presidente del collegio. Il compito di fissare l’udienza dibattimentale

spetta invece allo stesso giudice che dispone il giudizio.

LIBRO SETTIMO GIUDIZIO

TITOLO I Atti preliminari al dibattimento

Art. 465. Atti del presidente del tribunale o della corte di assise.

1. Il presidente del tribunale o della corte di assise, ricevuto il decreto che dispone il giudizio,

può, con decreto, per giustificati motivi, anticipare l'udienza o differirla non più di una volta.

2. Il provvedimento è comunicato al pubblico ministero e notificato alle parti private, alla

persona offesa e ai difensori; nel caso di anticipazione, fermi restando i termini previsti

dall'articolo 429 commi 3 e 4, il provvedimento è comunicato e notificato almeno sette giorni prima

della nuova udienza.

Art. 466. Facoltà dei difensori.

1. Durante il termine per comparire, le parti e i loro difensori hanno facoltà di prendere visione,

nel luogo dove si trovano, delle cose sequestrate, di esaminare in cancelleria gli atti e i documenti

raccolti nel fascicolo per il dibattimento e di estrarne copia.

Art. 467. Atti urgenti.

1. Nei casi previsti dall'articolo 392, il presidente del tribunale o della corte di assise dispone, a

richiesta di parte, l'assunzione delle prove non rinviabili, osservando le forme previste per il

dibattimento.

2. Del giorno, dell'ora e del luogo stabiliti per il compimento dell'atto è dato avviso almeno

ventiquattro ore prima al pubblico ministero, alla persona offesa e ai difensori.

3. I verbali degli atti compiuti sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento.

Art. 468. Citazione di testimoni, periti e consulenti tecnici.

1. Le parti che intendono chiedere l'esame di testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle

persone indicate nell'articolo 210 devono, a pena di inammissibilità, depositare in cancelleria,

61

almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento, la lista con l'indicazione delle

circostanze su cui deve vertere l'esame.

2. Il presidente del tribunale o della Corte di assise, quando ne sia fatta richiesta, autorizza con

decreto la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate

nell'articolo 210, escludendo le testimonianze vietate dalla legge e quelle manifestamente

sovrabbondanti. Il presidente può stabilire che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici

nonché delle persone indicate nell'articolo 210 sia effettuata per la data fissata per il dibattimento

ovvero per altre successive udienze nelle quali ne sia previsto l'esame. In ogni caso, il

provvedimento non pregiudica la decisione sull'ammissibilità della prova a norma dell'articolo

495.

3. I testimoni e i consulenti tecnici indicati nelle liste possono anche essere presentati

direttamente al dibattimento.

4. In relazione alle circostanze indicate nelle liste, ciascuna parte può chiedere la citazione a

prova contraria di testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero

presentarli al dibattimento.

4-bis. La parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento

penale deve farne espressa richiesta unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di

dichiarazioni di persone delle quali la stessa o altra parte chiede la citazione, questa è autorizzata

dal presidente solo dopo che in dibattimento il giudice ha ammesso l'esame a norma dell'articolo

495.

5. Il presidente in ogni caso dispone di ufficio la citazione del perito nominato nell'incidente

probatorio a norma dell'articolo 392 comma 2.

 sub. 1. Principio secondo cui non sono consentite prove a sorpresa.

 sub. 2. La sovrabbondanza deve essere valutata dal g tenendo conto (solo) di quanto emerge

dalle liste.

 sub. 4-bis. La sua scaturigine è costituita dal nuovo testo dell'art. 238, che prevede la

possibilità di acquisizione dibattimentale di «verbali di prove di altro procedimento penale se si

tratta di prove assunte nell'incidente probatorio o nel dibattimento» (cioè in contradditorio perfetto).

Inoltre, in seguito ai successivi interventi modificativi apportati dalla l. 1-3-2001, n. 63, al testo

dell'art. 238, nell'ipotesi in cui le prove formatesi in altro processo penale siano dichiarazioni,

l'utilizzazione di queste ultime segue un criterio selettivo anche di carattere soggettivo nel senso che

i verbali contenenti le stesse possono essere utilizzati contro l'imputato soltanto se il suo difensore

ha partecipato all'assunzione della prova.

Vi è una condizione all'accoglimento dell'eventuale richiesta di autorizzazione alla citazione di

tali persone: poiché sono disponibili dei verbali che l'art. 238 dichiara acquisibili, appare opportuno

non introdurre automaticamente i soggetti che hanno reso le dichiarazioni in dibattimento, potendo

trattarsi di una presenza superflua. Correttamente, perciò, si prevede che il provvedimento

presidenziale di autorizzazione alla citazione venga emesso solo dopo che il giudice (quindi il

Collegio) abbia ammesso l'esame richiesto. norma diretta anche ad evitare la c.c. usura dei testi.

 sub. 5. il perito dovrà essere sempre esaminato prima dell’eventuale lettura della sua perizia.

Art. 469. Proscioglimento prima del dibattimento.

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 129 comma 2, se

a. l'azione penale non doveva essere iniziata

b. o non deve essere proseguita

c. ovvero il reato è estinto e se per accertarlo non è necessario procedere al dibattimento,

il giudice, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero e l'imputato e se questi non si

oppongono, pronuncia sentenza inappellabile di non doversi procedere enunciandone la causa nel

dispositivo. 62

2

 129 : viene confermata la prevalenza del proscioglimento nel merito su quello per estinzione

del reato e siccome nel predibattimento non può essere emanata sent. di proscioglimento nel merito

si dovrà cmq procedere col dibattimento.

3. Pubblicità e disciplina dell’udienza dibattimentale. Sospensione e rinvio.

TITOLO II Dibattimento

Capo I Disposizioni generali

Art. 470. Disciplina dell'udienza.

1. La disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento sono esercitate dal presidente che

decide senza formalità; in sua assenza la disciplina dell'udienza è esercitata dal pubblico ministero.

2. Per l'esercizio delle funzioni indicate in questo capo, il presidente o il pubblico ministero si

avvale, ove occorra, anche della forza pubblica, che dà immediata esecuzione ai relativi

provvedimenti.

Art. 471.Pubblicità dell'udienza.

1. L'udienza è pubblica a pena di nullità.

2. Non sono ammessi nell'aula di udienza coloro che non hanno compiuto gli anni diciotto, le

persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono in stato di ubriachezza,

di intossicazione o di squilibrio mentale.

3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all'udienza come testimone, è fatta allontanare

non appena la sua presenza non è più necessaria.

4. Non è consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli

appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che

turbano il regolare svolgimento dell'udienza sono espulse per ordine del presidente o, in sua

assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali.

5. Per ragioni di ordine, il presidente può disporre, in casi eccezionali, che l'ammissione

nell'aula di udienza sia limitata a un determinato numero di persone.

6. I provvedimenti menzionati nel presente articolo sono dati oralmente e senza formalità.

Art. 472.Casi in cui si procede a porte chiuse.

1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse

a) quando la pubblicità può nuocere al buon costume ovvero,

b) se vi è richiesta dell'autorità competente, quando la pubblicità può comportare la

diffusione di notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato.

c) 2. Su richiesta dell'interessato, il giudice dispone che si proceda a porte chiuse

all'assunzione di prove che possono causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni

ovvero delle parti private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto dell'imputazione.

Quando l'interessato è assente o estraneo al processo, il giudice provvede di ufficio.

d) 3. quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene,

e) quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare

svolgimento delle udienze

f) ovvero quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati.

3-bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-

quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter e 609-octies del codice penale si svolge a porte aperte;

tuttavia, la persona offesa può chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di

esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa è minorenne. In tali procedimenti

non sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualità della persona offesa se non sono

necessarie alla ricostruzione del fatto.

4. Il giudice può disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei minorenni.

Art. 473. Ordine di procedere a porte chiuse. 63

1. Nei casi previsti dall'articolo 472, il giudice, sentite le parti, dispone, con ordinanza

pronunciata in pubblica udienza, che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse.

L'ordinanza è revocata con le medesime forme quando sono cessati i motivi del provvedimento.

2. Quando si è ordinato di procedere a porte chiuse, non possono per alcun motivo essere

ammesse nell'aula di udienza persone diverse da quelle che hanno il diritto o il dovere di

intervenire. Nei casi previsti dall'articolo 472 comma 3, il giudice può consentire la presenza dei

giornalisti.

3. I testimoni, i periti e i consulenti tecnici sono assunti secondo l'ordine in cui vengono chiamati

e, fatta eccezione di quelli che sia necessario trattenere nell'aula di udienza, vi rimangono per il

tempo strettamente necessario.

Art.147 disp. att. Riprese audiovisive dei dibattimenti

1. Ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, il giudice con ordinanza, se le parti consentono,

può autorizzare in tutto o in parte la ripresa fotografica, fonografica o audiovisiva ovvero la

trasmissione radiofonica o televisiva del dibattimento, purché non ne derivi pregiudizio al sereno e

regolare svolgimento dell’udienza o alla decisione.

2. L’autorizzazione può essere data anche senza il consenso delle parti quando sussiste un

interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento.

3. Anche quando autorizza la ripresa o la trasmissione a norma dei commi 1 e 2, il presidente

vieta la ripresa delle immagini di parti, testimoni, periti, consulenti tecnici, interpreti e di ogni

altro soggetto che deve essere presente, se i medesimi non vi consentono o la legge ne fa divieto.

4. Non possono in ogni caso essere autorizzate le riprese o le trasmissioni dei dibattimenti che si

svolgono a porte chiuse a norma dell’art. 472 commi 1, 2 e 4 del Codice.

Art. 474. Assistenza dell'imputato all'udienza.

1. L'imputato assiste all'udienza libero nella persona, anche se detenuto, salvo che in questo

caso siano necessarie cautele per prevenire il pericolo di fuga o di violenza.

Art. 475. Allontanamento coattivo dell'imputato.

1. L'imputato che, dopo essere stato ammonito, persiste nel comportarsi in modo da impedire il

regolare svolgimento dell'udienza, è allontanato dall'aula con ordinanza del presidente.

2. L'imputato allontanato si considera presente ed è rappresentato dal difensore.

3. L'imputato allontanato può essere riammesso nell'aula di udienza, in ogni momento, anche di

ufficio. Qualora l'imputato debba essere nuovamente allontanato, il giudice può disporre con la

stessa ordinanza che sia espulso dall'aula, con divieto di partecipare ulteriormente al dibattimento,

se non per rendere le dichiarazioni previste dagli articoli 503 e 523 comma 5.

Art. 476. Reati commessi in udienza.

1. Quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero procede a norma di legge,

disponendo l'arresto dell'autore nei casi consentiti.

2. Non è consentito l'arresto del testimone in udienza per reati concernenti il contenuto della

deposizione.

 per false dichiarazioni. (queste potrebbero risultare evidenti se il teste interrogato nelle

indagini dal p.m. in udienza rendesse, senza giustificazione alcuna, dichiarazioni diverse).

Art. 477. Durata e prosecuzione del dibattimento.

1. Quando non è assolutamente possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il

presidente dispone che esso venga proseguito nel giorno seguente non festivo.

2. Il giudice può sospendere il dibattimento soltanto per ragioni di assoluta necessità e per un

termine massimo che, computate tutte le dilazioni, non oltrepassi i dieci giorni, esclusi i festivi. 64

3. Il presidente dà oralmente gli avvisi opportuni e l'ausiliario ne fa menzione nel verbale. Gli

avvisi sostituiscono le citazioni e le notificazioni per coloro che sono comparsi o debbono

considerarsi presenti.

 tali termini, meramente dilatori, raramente possono essere rispettati.

 tale sospensione si differenzia dal rinvio “a nuovo ruolo”.

4. La verbalizzazione

È attività di grande rilievo, in un processo nel quale la decisione deve intervenire esclusivamente

sulle prove legittimamente acquisite nel dibattimento, secondi i principi dell’oralità e del

contraddittorio. È indispensabile quindi la massima fedeltà e chiarezza. Per tale ragione l’art. 510

prevede che L'ausiliario che assiste il giudice documenta nel verbale lo svolgimento dell'esame dei

testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private, riproducendo integralmente in

forma diretta le domande poste dalle parti o dal presidente nonché le risposte delle persone

esaminate. Per realizzare tale scopo vengono utilizzati mezzi per la stenotipia e la riproduzione

fonografica (per metterla in chiaro). O attraverso la videoregistrazione.

Tranne che per contingente indisponibilità degli strumenti di riproduzione (in tal caso è ammesso

il verbale riassuntivo).

5. Costituzione delle parti e contumacia

Art. 484. Costituzione delle parti.

1. Prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la regolare costituzione delle

parti.

2. Qualora il difensore dell'imputato non sia presente, il presidente designa come sostituto altro

difensore a norma dell'articolo 97 comma 4.

2-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 420-bis, 420-ter, 420-

quater e 420-quinquies.

6. Questioni preliminari, esposizione introduttiva e richieste di prova.

Dopo l’accertamento della costituzione delle parti e prima della formale apertura ai sensi dell’art.

492, si colloca il momento delle questioni preliminari.

Si tratta di questioni che coinvolgono la regolare instaurazione del dibattimento o la sua

organizzazione, delle quali è opportuno sgombrare subito il campo per evitare lo svolgimento di

attività che potrebbero rivelarsi inutili o invalise.

Art. 478. Questioni incidentali.

1. Sulle questioni incidentali proposte dalle parti nel corso del dibattimento il giudice decide

immediatamente con ordinanza, previa discussione nei modi previsti dall'articolo 491.

Art. 491. Questioni preliminari.

1. Le questioni concernenti

a) la competenza per territorio o per connessione (a cui deve aggiungersi quella per

materia),

b) le nullità indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, (non ancora sanate, o eccepite al gup e

non dichiarate da questo)

c) la costituzione di parte civile, la citazione o l'intervento del responsabile civile e della

persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e l'intervento degli enti e delle

associazioni previsti dall'articolo 91 (cioè di tutte le parti diverse dall’imputato)

sono precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento

della costituzione delle parti e sono decise immediatamente. 65

2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il contenuto del

fascicolo per il dibattimento e la riunione o la separazione dei giudizi, salvo che la possibilità di

proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.

3. Le questioni preliminari sono discusse dal pubblico ministero e da un difensore per ogni parte

privata. La discussione deve essere contenuta nei limiti di tempo strettamente necessari alla

illustrazione delle questioni. Non sono ammesse repliche.

4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al fascicolo per il

dibattimento ovvero eliminati da esso.

5. Sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza.

Esposizione introduttiva. Il g non conosce nulla delle indagini preliminari, ad eccezione di quel

numero di atti contenuti nel fascicolo del dibattimento. Il tema della discussione, dunque, non può

che essere fissato dalle parti in limine litis. Le parti non possono dare nulla per scontato, a partire

dall’ipotesi ricostruttiva della vicenda.: indicano i fatti e le prove di cui chiedono l’ammissione.

Le parti possono accompagnare l’esposizione introduttiva con memorie scritte.

Richieste di prova

Art. 493. Richieste di prova.

1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che

intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove.

2. E' ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall'articolo 468 quando

la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente.

3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti

nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di

investigazione difensiva.

4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o

esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari.

 in realtà sono previsti altri casi in cui sono ammesse nuove prove, anche d’ufficio,

6 ). ma solo per assoluta necessità.

tardivamente (507,523

Art. 495. Provvedimenti del giudice in ordine alla prova.

1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all'ammissione delle prove a norma degli

articoli 190, comma 1, e 190-bis. Quando è stata ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altri

procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova

solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento . (a

quest’ultima parte si riferisce – credo – l’art. 468 co. 4-bis)

2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a discarico sui fatti costituenti

oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a

carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico.

3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti

di cui è chiesta l'ammissione.

4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanza sulle eccezioni

proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove. Il giudice, sentite le parti, può

revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già

escluse.

4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il

consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta. quindi in

contraddittorio

 il giudice deve provvedere sulla richieste immediatamente ed espressamente 66


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necmetu

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Procedura Penale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Diritto Processuale Penale II, V ed. 2010, di Conso e Grevi consigliato dalla professoressa Galgani. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la fase del giudizio: atti preliminari al dibattimento, l'ammissione della prova e la sua assunzione, l'attività decisoria del giudice e la deliberazione della sentenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PISA, LIVORNO)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher necmetu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Galgani Benedetta.

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