Che materia stai cercando?

Riassunto esame Procedura Penale, prof. Galgani, libro consigliato Diritto Processuale Penale II di Conso e Grevi Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Procedura Penale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Diritto Processuale Penale II, V ed. 2010, di Conso e Grevi consigliato dalla professoressa Galgani. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la fase del giudizio: atti preliminari al dibattimento, l'ammissione della prova e la sua assunzione, l'attività decisoria del... Vedi di più

Esame di Procedura penale docente Prof. B. Galgani

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

4. Il decreto, unitamente al fascicolo previsto dall'articolo 431, formato dal pubblico ministero,

è trasmesso alla cancelleria del giudice competente per il giudizio.

5. Al difensore è notificato senza ritardo a cura del pubblico ministero l'avviso della data fissata

per il giudizio.

6. Il difensore ha facoltà di prendere visione e di estrarre copia, nella segreteria del pubblico

ministero, della documentazione relativa alle indagini espletate.

svolgimento

- L’imputazione è

Orale dal p.m. per (chi si trova in stato di arresto o in custodia)

o scritta per chi è a piede libero (nel decreto di citazione)

o

- il predibattimento non esiste, sicché l’attività preparatoria si svolge tutta nelle pieghe

dell’introduzione dibattimentale

- i testimoni non sono citati ma possono essere presentati direttamente dalla p.g o dal p.m.

in udienza.

- L'imputato è altresì avvisato della facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non

superiore a dieci giorni.

- Il presidente avvisa l'imputato della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato ovvero

l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444.

Art. 452. Trasformazione del rito.

1. Se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dei casi previsti dall'articolo 449, il giudice

dispone con ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero.

2. Se l'imputato chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima che sia dichiarato aperto il

dibattimento, dispone con ordinanza la prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. Si

osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441-bis, 442 e

443; nel caso di cui all'articolo 441-bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato

disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio direttissimo.

18. Segue: giudizio direttissimo davanti al g monocratico

È uguale a quello di fronte al g. collegiale. (art. 458)

19. Segue: giudizi direttissimi c.d. atipici

In certi casi eccezionali il giudizio direttissimo può essere promosso senza che ricorrano i

presupposti indicati negli art. 449 e 458.

Questi trovano la loro causa giustificatrice nell’esigenza, essenzialmente politica, di giudicare

con celerità reati per lo più percepito come gravi e allarmanti.

Fioriti negli anni 70 sono stati eliminati nell’89 e poi gradualmente reintrodotti.

- Per armi ed esplosivi

- Per discriminazione etnica, raziale e religiosa

- Manifestazioni sportive

- Illegale ingresso e permanenza degli stranieri (non derogabile nemmeno per speciali

indagini)

In questi casi il proc.to direttissimo è il rito ordinario di procedere, derogabile solo in quanto

siano necessarie speciali indagini rilevabili, in positivo, anche dal g.

Anche esso può subire la trasformazione del rito in giud. abb. o in patteggiamento. 56

20. Contestazione suppletiva fel reato concorrente o del reato continuato

- Giudizio speciale promosso ex auctoritate

- se avviene in ud. prel. vi è un caso singolare di esercizio dell’azione senza indagine

preliminare.

- Se avviene in dibattimento vi è l’amputazione dell’intera fase preliminare.

La ratio sta nel poter quantificare esattamente la pena con riferimento all’art. 81 c.p.

Art. 81. C.p. Concorso formale. Reato continuato.

È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al

triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette

più violazioni della medesima disposizione di legge.

Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno

criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di

legge.

Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe

applicabile a norma degli articoli precedenti.

Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in

continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la

recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, l'aumento della quantità di pena non può essere

comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave

21. Gruppo misto: Procedimento per decreto

Attraverso il procedimento per decreto si salta sia l'udienza preliminare, sia la fase dibattimentale

che diviene solo eventuale. Il pm una volta svolte le indagini preliminari ed acquisite le fonti di

prova in merito alla colpevolezza dell'imputato, quando ritiene che possa essere irrogata solo una

pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può chiedere al Gip

l'emissione di un decreto penale di condanna. (la richiesta deve avvenire entro 6 mesi dall’iscrizione

nel registro delle notizie).

Il GIP può accettare la richiesta del pubblico ministero o rigettarla.

Qualora la richiesta non venga accolta, se non deve pronunciare sentenza di proscioglimento, il

GIP restituisce gli atti al PM; laddove, invece, il GIP accolga la richiesta del pubblico ministero,

emette direttamente il decreto penale di condanna nei confronti dell'imputato, contenente la

contestazione del reato e l'applicazione della pena.

Trattasi di procedimento a contraddittorio eventuale e differito, nel senso che l'emissione del

decreto penale avviene "inaudita altera paùrte", senza alcun preventivo assenso o conoscenza

dell'imputato, il quale potrà, entro 15 giorni dalla notifica del provvedimento, opporsi allo stesso e

difendersi in un ordinario procedimento dibattimentale (o richiedere di essere giudicato con altro

rito alternativo quale il rito abbreviato o il c.d. patteggiamento).

 Il procedimento per decreto non è ammesso quando risulta la necessità di applicare una

misura di sicurezza personale.

Il pubblico ministero deve motivare la propria richiesta.

 è evidente l’analogia con i procedimenti monitori tipici della giurisdizione civile.

Per incentivare l’imputato a non opporsi, il legislatore ha previsto dei benefici che fan

considerare il decreto un ibrido del patteggiamento.

6

I benefici per l'imputato sono (art. 460 ):

1 La pena pecuniaria può essere diminuita fino alla metà del minimo edittale;

2 L'imputato non viene assoggettato al pagamento delle spese processuali e ad eventuali pene

accessorie;

3 La confisca può essere disposta soltanto se obbligatoria;

4 La condanna non è di ostacolo ad una successiva sospensione condizionale della pena; 57

5 Il reato si considera estinto se nei successivi 5 anni per i delitti e 2 anni per le contravvenzioni

l'imputato non commette ulteriori reati della stessa indole; In questo caso si estingue ogni effetto

penale e la condanna non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione

condizionale della pena.

6 Il decreto penale di condanna non ha efficacia di giudicato in ulteriori processi civili o

amministrativi.

7 La non menzione della sentenza nel certificato generale del casellario giudiziale richiesto dal

privato.

Il rigetto può avvenire:

a. In caso di proscioglimento

b. Per ragioni procedurali: a.e. richiesta fuori termine

c. Remissione della querela

d. Il g ritiene che vada applicata una misura di sicurezza personale.

e. Il g ritiene incongrua la pena.

Art. 460. Requisiti del decreto di condanna.

1. Il decreto di condanna contiene:

a) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo nonché,

quando occorre, quelle della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

b) l'enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;

c) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, comprese le

ragioni dell'eventuale diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale;

d) il dispositivo;

e) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono

proporre opposizione entro quindici giorni dalla notificazione del decreto e che l'imputato può

chiedere mediante l'opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l'applicazione

della pena a norma dell'articolo 444;

f) l'avvertimento all'imputato e alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria che, in

caso di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo;

g) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria hanno la

facoltà di nominare un difensore;

h) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che lo assiste.

2. Con il decreto di condanna il giudice applica la pena nella misura richiesta dal pubblico

ministero indicando l'entità dell'eventuale diminuzione della pena stessa al di sotto del minimo

edittale; ordina la confisca, nei casi previsti dall'articolo 240, secondo comma, del codice penale, o

la restituzione delle cose sequestrate; concede la sospensione condizionale della pena]. Nei casi

previsti dagli articoli 196 e 197 del codice penale, dichiara altresì la responsabilità della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria .

3. Copia del decreto è comunicata al pubblico ministero ed è notificata con il precetto al

condannato, al difensore d'ufficio o al difensore di fiducia eventualmente nominato ed alla persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

4. Se non è possibile eseguire la notificazione per irreperibilità dell'imputato, il giudice revoca il

1

decreto penale di condanna e restituisce gli atti al pubblico ministero. ( )

5. Il decreto penale di condanna non comporta la condanna al pagamento delle spese del

procedimento, né l'applicazione di pene accessorie. Anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di

giudicato nel giudizio civile o amministrativo. Il reato è estinto se nel termine di cinque anni,

quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni, quando il decreto concerne una

contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa

indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la condanna non è comunque di ostacolo

alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena.

 sub. e) e g) assolve quindi la funzione di informazione di garanzia. 58

 sub. 4. Risolve così il rischio che l’imputato non pervenga a effettiva conoscenza. Inoltre

rende agevole la restituzione in termini, tutte le volte che l’interessato dimostri di non aver avuto

conoscenza per ragioni non imputabili a sua colpa (462).

22. Opposizione a decreto penale

Art. 461. Opposizione.

1. Nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto, l'imputato e la persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria, personalmente o a mezzo del difensore eventualmente

nominato, possono proporre opposizione mediante dichiarazione ricevuta nella cancelleria del

giudice per le indagini preliminari che ha emesso il decreto ovvero nella cancelleria del tribunale o

del giudice di pace del luogo in cui si trova l'opponente.

2. La dichiarazione di opposizione deve indicare, a pena di inammissibilità, gli estremi del

decreto di condanna, la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso. Ove non abbia già

provveduto in precedenza, nella dichiarazione l'opponente può nominare un difensore di fiducia.

3. Con l'atto di opposizione l'imputato può chiedere al giudice che ha emesso il decreto di

condanna il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena a norma

dell'articolo 444.

4. L'opposizione è inammissibile, oltre che nei casi indicati nel comma 2, quando è proposta

fuori termine o da persona non legittimata.

5. Se non è proposta opposizione o se questa è dichiarata inammissibile, il giudice che ha

emesso il decreto di condanna ne ordina l'esecuzione.

6. Contro l'ordinanza di inammissibilità l'opponente può proporre ricorso per cassazione.

 non ha effetto devolutivo

Art. 462. Restituzione nel termine per proporre opposizione.

1. L'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono restituiti nel termine

per proporre opposizione a norma dell'articolo 175.

Art. 463. Opposizione proposta soltanto da alcuni interessati.

1. L'esecuzione del decreto di condanna pronunciato a carico di più persone imputate dello

stesso reato rimane sospesa nei confronti di coloro che non hanno proposto opposizione fino a

quando il giudizio conseguente all'opposizione proposta da altri coimputati non sia definito con

pronuncia irrevocabile.

2. Se l'opposizione è proposta dal solo imputato o dalla sola persona civilmente obbligata per la

pena pecuniaria, gli effetti si estendono anche a quella fra le dette parti che non ha proposto

opposizione.

 l’effetto estensivo, al non opponente, non si risolve in una automatica estensione degli effetti

scaturenti dalla decisione successiva al giudizio di opposizione. Solo se tale giudizio si conclude

con un proscioglimento nel merito l’imputato non opponente può usufruirne.

Giudizio conseguente all'opposizione.

la scelta tra giud. abb., Patt., oblazione, va fatta con l’atto di opposizione. Per nessuna ragione

può essere effettuata dopo.

23. Giudizio direttissima su accordo delle parti

Art. 349. 2. Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il

giudice procede

tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono. 59

 sono vari i motivi che possono opporsi alla convalida dell’arresto e non tutti sono tali da

smentire quell’intrinseca gravità degli indizi di colpevolezza solitamente associata alla sorpresa in

flagranza: a.e. la mancata convalida potrebbe riguardare un arresto effettuato per un reato escluso

dagli elenchi contenuti negli artt. 380 e 381.

24. Contestazione suppletiva del fatto nuovo

Deve ovviamente trattarsi di un fatto nuovo non connesso.

Con il consenso dell’imputato il legislatore ottimizza esigenza di natura economico processuale.

Se avviene in ud. prel.:

- Il consenso può essere prestato anche dal difensore autonomamente e senza procura speciale

Se avviene in dibattimento, essendo preclusa l’intera fase preliminare – ed anche la possibilità di

scegliere un rito alternativo – , il legislatore attribuisce:

- La possibilità di chiedere la sospensione e di nuove prove

- La possibilità di dare il consenso solo all’imputato o tramite procura speciale. Non è quindi

ammessa per l’assente o il contumacie

- Oltre che il consenso è necessario un atto autorizzativo del g. il g deve valutare che la nuova

contestazione non nuoccia alla speditezza del proc.to.

25. Differimento del giudizio ad un giurì d’onore

Per i soli reati di diffamazione e ingiuria la legge offre ai soggetti la possibilità di “deferire” a

un giurì d’onore il giudizio sulla verità del fatto.

Questo proc.to è alternativo al giudizio della giurisdizione penale e comporta la rinuncia o

l’abbandono definitivo di questa.

Ovviamente il verdetto del giurì può contenere solo un eventuale risarcimento del danno. 60

VII. Il giudizio

Vedi pag. 747-762

1. La fase del giudizio

Il giudizio viene instaurato in base

- al decreto di rinvio (429) che emette il gup al termine dell’ud. prel.,

- ovvero a un decreto di giudizio immediato (456),

- o con atto di citazione del p.m. davanti al tribunale in comp. mon.,

- nonché con giudizio direttissimo

le disposizioni del libro VII sono dettate per il tribunale in composizione collegiale e per la corte

assise nonché in quanto non sia diversamente previsti dinanzi al tribunale in composizione

monocratica.

2. Atti preliminari al dibattimento

Nel dibattimento si distinguono:

a. Atti preliminari (dalla conclusione dell’ud. prel. agli atti introduttivi).

b. Dibattimento

c. Atti successivisi (deliberazione e pubblicazione)

Gli atti preliminari. Attraverso una interpretazione sistematica si può individuare come

momento iniziale la ricezione del decreto che dispone il giudizio e come momento finale la

costituzione delle parti.

È preposto alla fase il presidente del collegio. Il compito di fissare l’udienza dibattimentale

spetta invece allo stesso giudice che dispone il giudizio.

LIBRO SETTIMO GIUDIZIO

TITOLO I Atti preliminari al dibattimento

Art. 465. Atti del presidente del tribunale o della corte di assise.

1. Il presidente del tribunale o della corte di assise, ricevuto il decreto che dispone il giudizio,

può, con decreto, per giustificati motivi, anticipare l'udienza o differirla non più di una volta.

2. Il provvedimento è comunicato al pubblico ministero e notificato alle parti private, alla

persona offesa e ai difensori; nel caso di anticipazione, fermi restando i termini previsti

dall'articolo 429 commi 3 e 4, il provvedimento è comunicato e notificato almeno sette giorni prima

della nuova udienza.

Art. 466. Facoltà dei difensori.

1. Durante il termine per comparire, le parti e i loro difensori hanno facoltà di prendere visione,

nel luogo dove si trovano, delle cose sequestrate, di esaminare in cancelleria gli atti e i documenti

raccolti nel fascicolo per il dibattimento e di estrarne copia.

Art. 467. Atti urgenti.

1. Nei casi previsti dall'articolo 392, il presidente del tribunale o della corte di assise dispone, a

richiesta di parte, l'assunzione delle prove non rinviabili, osservando le forme previste per il

dibattimento.

2. Del giorno, dell'ora e del luogo stabiliti per il compimento dell'atto è dato avviso almeno

ventiquattro ore prima al pubblico ministero, alla persona offesa e ai difensori.

3. I verbali degli atti compiuti sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento.

Art. 468. Citazione di testimoni, periti e consulenti tecnici.

1. Le parti che intendono chiedere l'esame di testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle

persone indicate nell'articolo 210 devono, a pena di inammissibilità, depositare in cancelleria,

61

almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento, la lista con l'indicazione delle

circostanze su cui deve vertere l'esame.

2. Il presidente del tribunale o della Corte di assise, quando ne sia fatta richiesta, autorizza con

decreto la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate

nell'articolo 210, escludendo le testimonianze vietate dalla legge e quelle manifestamente

sovrabbondanti. Il presidente può stabilire che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici

nonché delle persone indicate nell'articolo 210 sia effettuata per la data fissata per il dibattimento

ovvero per altre successive udienze nelle quali ne sia previsto l'esame. In ogni caso, il

provvedimento non pregiudica la decisione sull'ammissibilità della prova a norma dell'articolo

495.

3. I testimoni e i consulenti tecnici indicati nelle liste possono anche essere presentati

direttamente al dibattimento.

4. In relazione alle circostanze indicate nelle liste, ciascuna parte può chiedere la citazione a

prova contraria di testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero

presentarli al dibattimento.

4-bis. La parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento

penale deve farne espressa richiesta unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di

dichiarazioni di persone delle quali la stessa o altra parte chiede la citazione, questa è autorizzata

dal presidente solo dopo che in dibattimento il giudice ha ammesso l'esame a norma dell'articolo

495.

5. Il presidente in ogni caso dispone di ufficio la citazione del perito nominato nell'incidente

probatorio a norma dell'articolo 392 comma 2.

 sub. 1. Principio secondo cui non sono consentite prove a sorpresa.

 sub. 2. La sovrabbondanza deve essere valutata dal g tenendo conto (solo) di quanto emerge

dalle liste.

 sub. 4-bis. La sua scaturigine è costituita dal nuovo testo dell'art. 238, che prevede la

possibilità di acquisizione dibattimentale di «verbali di prove di altro procedimento penale se si

tratta di prove assunte nell'incidente probatorio o nel dibattimento» (cioè in contradditorio perfetto).

Inoltre, in seguito ai successivi interventi modificativi apportati dalla l. 1-3-2001, n. 63, al testo

dell'art. 238, nell'ipotesi in cui le prove formatesi in altro processo penale siano dichiarazioni,

l'utilizzazione di queste ultime segue un criterio selettivo anche di carattere soggettivo nel senso che

i verbali contenenti le stesse possono essere utilizzati contro l'imputato soltanto se il suo difensore

ha partecipato all'assunzione della prova.

Vi è una condizione all'accoglimento dell'eventuale richiesta di autorizzazione alla citazione di

tali persone: poiché sono disponibili dei verbali che l'art. 238 dichiara acquisibili, appare opportuno

non introdurre automaticamente i soggetti che hanno reso le dichiarazioni in dibattimento, potendo

trattarsi di una presenza superflua. Correttamente, perciò, si prevede che il provvedimento

presidenziale di autorizzazione alla citazione venga emesso solo dopo che il giudice (quindi il

Collegio) abbia ammesso l'esame richiesto. norma diretta anche ad evitare la c.c. usura dei testi.

 sub. 5. il perito dovrà essere sempre esaminato prima dell’eventuale lettura della sua perizia.

Art. 469. Proscioglimento prima del dibattimento.

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 129 comma 2, se

a. l'azione penale non doveva essere iniziata

b. o non deve essere proseguita

c. ovvero il reato è estinto e se per accertarlo non è necessario procedere al dibattimento,

il giudice, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero e l'imputato e se questi non si

oppongono, pronuncia sentenza inappellabile di non doversi procedere enunciandone la causa nel

dispositivo. 62

2

 129 : viene confermata la prevalenza del proscioglimento nel merito su quello per estinzione

del reato e siccome nel predibattimento non può essere emanata sent. di proscioglimento nel merito

si dovrà cmq procedere col dibattimento.

3. Pubblicità e disciplina dell’udienza dibattimentale. Sospensione e rinvio.

TITOLO II Dibattimento

Capo I Disposizioni generali

Art. 470. Disciplina dell'udienza.

1. La disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento sono esercitate dal presidente che

decide senza formalità; in sua assenza la disciplina dell'udienza è esercitata dal pubblico ministero.

2. Per l'esercizio delle funzioni indicate in questo capo, il presidente o il pubblico ministero si

avvale, ove occorra, anche della forza pubblica, che dà immediata esecuzione ai relativi

provvedimenti.

Art. 471.Pubblicità dell'udienza.

1. L'udienza è pubblica a pena di nullità.

2. Non sono ammessi nell'aula di udienza coloro che non hanno compiuto gli anni diciotto, le

persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono in stato di ubriachezza,

di intossicazione o di squilibrio mentale.

3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all'udienza come testimone, è fatta allontanare

non appena la sua presenza non è più necessaria.

4. Non è consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli

appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che

turbano il regolare svolgimento dell'udienza sono espulse per ordine del presidente o, in sua

assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali.

5. Per ragioni di ordine, il presidente può disporre, in casi eccezionali, che l'ammissione

nell'aula di udienza sia limitata a un determinato numero di persone.

6. I provvedimenti menzionati nel presente articolo sono dati oralmente e senza formalità.

Art. 472.Casi in cui si procede a porte chiuse.

1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse

a) quando la pubblicità può nuocere al buon costume ovvero,

b) se vi è richiesta dell'autorità competente, quando la pubblicità può comportare la

diffusione di notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato.

c) 2. Su richiesta dell'interessato, il giudice dispone che si proceda a porte chiuse

all'assunzione di prove che possono causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni

ovvero delle parti private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto dell'imputazione.

Quando l'interessato è assente o estraneo al processo, il giudice provvede di ufficio.

d) 3. quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene,

e) quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare

svolgimento delle udienze

f) ovvero quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati.

3-bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-

quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter e 609-octies del codice penale si svolge a porte aperte;

tuttavia, la persona offesa può chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di

esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa è minorenne. In tali procedimenti

non sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualità della persona offesa se non sono

necessarie alla ricostruzione del fatto.

4. Il giudice può disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei minorenni.

Art. 473. Ordine di procedere a porte chiuse. 63

1. Nei casi previsti dall'articolo 472, il giudice, sentite le parti, dispone, con ordinanza

pronunciata in pubblica udienza, che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse.

L'ordinanza è revocata con le medesime forme quando sono cessati i motivi del provvedimento.

2. Quando si è ordinato di procedere a porte chiuse, non possono per alcun motivo essere

ammesse nell'aula di udienza persone diverse da quelle che hanno il diritto o il dovere di

intervenire. Nei casi previsti dall'articolo 472 comma 3, il giudice può consentire la presenza dei

giornalisti.

3. I testimoni, i periti e i consulenti tecnici sono assunti secondo l'ordine in cui vengono chiamati

e, fatta eccezione di quelli che sia necessario trattenere nell'aula di udienza, vi rimangono per il

tempo strettamente necessario.

Art.147 disp. att. Riprese audiovisive dei dibattimenti

1. Ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, il giudice con ordinanza, se le parti consentono,

può autorizzare in tutto o in parte la ripresa fotografica, fonografica o audiovisiva ovvero la

trasmissione radiofonica o televisiva del dibattimento, purché non ne derivi pregiudizio al sereno e

regolare svolgimento dell’udienza o alla decisione.

2. L’autorizzazione può essere data anche senza il consenso delle parti quando sussiste un

interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento.

3. Anche quando autorizza la ripresa o la trasmissione a norma dei commi 1 e 2, il presidente

vieta la ripresa delle immagini di parti, testimoni, periti, consulenti tecnici, interpreti e di ogni

altro soggetto che deve essere presente, se i medesimi non vi consentono o la legge ne fa divieto.

4. Non possono in ogni caso essere autorizzate le riprese o le trasmissioni dei dibattimenti che si

svolgono a porte chiuse a norma dell’art. 472 commi 1, 2 e 4 del Codice.

Art. 474. Assistenza dell'imputato all'udienza.

1. L'imputato assiste all'udienza libero nella persona, anche se detenuto, salvo che in questo

caso siano necessarie cautele per prevenire il pericolo di fuga o di violenza.

Art. 475. Allontanamento coattivo dell'imputato.

1. L'imputato che, dopo essere stato ammonito, persiste nel comportarsi in modo da impedire il

regolare svolgimento dell'udienza, è allontanato dall'aula con ordinanza del presidente.

2. L'imputato allontanato si considera presente ed è rappresentato dal difensore.

3. L'imputato allontanato può essere riammesso nell'aula di udienza, in ogni momento, anche di

ufficio. Qualora l'imputato debba essere nuovamente allontanato, il giudice può disporre con la

stessa ordinanza che sia espulso dall'aula, con divieto di partecipare ulteriormente al dibattimento,

se non per rendere le dichiarazioni previste dagli articoli 503 e 523 comma 5.

Art. 476. Reati commessi in udienza.

1. Quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero procede a norma di legge,

disponendo l'arresto dell'autore nei casi consentiti.

2. Non è consentito l'arresto del testimone in udienza per reati concernenti il contenuto della

deposizione.

 per false dichiarazioni. (queste potrebbero risultare evidenti se il teste interrogato nelle

indagini dal p.m. in udienza rendesse, senza giustificazione alcuna, dichiarazioni diverse).

Art. 477. Durata e prosecuzione del dibattimento.

1. Quando non è assolutamente possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il

presidente dispone che esso venga proseguito nel giorno seguente non festivo.

2. Il giudice può sospendere il dibattimento soltanto per ragioni di assoluta necessità e per un

termine massimo che, computate tutte le dilazioni, non oltrepassi i dieci giorni, esclusi i festivi. 64

3. Il presidente dà oralmente gli avvisi opportuni e l'ausiliario ne fa menzione nel verbale. Gli

avvisi sostituiscono le citazioni e le notificazioni per coloro che sono comparsi o debbono

considerarsi presenti.

 tali termini, meramente dilatori, raramente possono essere rispettati.

 tale sospensione si differenzia dal rinvio “a nuovo ruolo”.

4. La verbalizzazione

È attività di grande rilievo, in un processo nel quale la decisione deve intervenire esclusivamente

sulle prove legittimamente acquisite nel dibattimento, secondi i principi dell’oralità e del

contraddittorio. È indispensabile quindi la massima fedeltà e chiarezza. Per tale ragione l’art. 510

prevede che L'ausiliario che assiste il giudice documenta nel verbale lo svolgimento dell'esame dei

testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private, riproducendo integralmente in

forma diretta le domande poste dalle parti o dal presidente nonché le risposte delle persone

esaminate. Per realizzare tale scopo vengono utilizzati mezzi per la stenotipia e la riproduzione

fonografica (per metterla in chiaro). O attraverso la videoregistrazione.

Tranne che per contingente indisponibilità degli strumenti di riproduzione (in tal caso è ammesso

il verbale riassuntivo).

5. Costituzione delle parti e contumacia

Art. 484. Costituzione delle parti.

1. Prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la regolare costituzione delle

parti.

2. Qualora il difensore dell'imputato non sia presente, il presidente designa come sostituto altro

difensore a norma dell'articolo 97 comma 4.

2-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 420-bis, 420-ter, 420-

quater e 420-quinquies.

6. Questioni preliminari, esposizione introduttiva e richieste di prova.

Dopo l’accertamento della costituzione delle parti e prima della formale apertura ai sensi dell’art.

492, si colloca il momento delle questioni preliminari.

Si tratta di questioni che coinvolgono la regolare instaurazione del dibattimento o la sua

organizzazione, delle quali è opportuno sgombrare subito il campo per evitare lo svolgimento di

attività che potrebbero rivelarsi inutili o invalise.

Art. 478. Questioni incidentali.

1. Sulle questioni incidentali proposte dalle parti nel corso del dibattimento il giudice decide

immediatamente con ordinanza, previa discussione nei modi previsti dall'articolo 491.

Art. 491. Questioni preliminari.

1. Le questioni concernenti

a) la competenza per territorio o per connessione (a cui deve aggiungersi quella per

materia),

b) le nullità indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, (non ancora sanate, o eccepite al gup e

non dichiarate da questo)

c) la costituzione di parte civile, la citazione o l'intervento del responsabile civile e della

persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e l'intervento degli enti e delle

associazioni previsti dall'articolo 91 (cioè di tutte le parti diverse dall’imputato)

sono precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento

della costituzione delle parti e sono decise immediatamente. 65

2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il contenuto del

fascicolo per il dibattimento e la riunione o la separazione dei giudizi, salvo che la possibilità di

proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.

3. Le questioni preliminari sono discusse dal pubblico ministero e da un difensore per ogni parte

privata. La discussione deve essere contenuta nei limiti di tempo strettamente necessari alla

illustrazione delle questioni. Non sono ammesse repliche.

4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al fascicolo per il

dibattimento ovvero eliminati da esso.

5. Sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza.

Esposizione introduttiva. Il g non conosce nulla delle indagini preliminari, ad eccezione di quel

numero di atti contenuti nel fascicolo del dibattimento. Il tema della discussione, dunque, non può

che essere fissato dalle parti in limine litis. Le parti non possono dare nulla per scontato, a partire

dall’ipotesi ricostruttiva della vicenda.: indicano i fatti e le prove di cui chiedono l’ammissione.

Le parti possono accompagnare l’esposizione introduttiva con memorie scritte.

Richieste di prova

Art. 493. Richieste di prova.

1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che

intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove.

2. E' ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall'articolo 468 quando

la parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente.

3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti

nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di

investigazione difensiva.

4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o

esposizione del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari.

 in realtà sono previsti altri casi in cui sono ammesse nuove prove, anche d’ufficio,

6 ). ma solo per assoluta necessità.

tardivamente (507,523

Art. 495. Provvedimenti del giudice in ordine alla prova.

1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all'ammissione delle prove a norma degli

articoli 190, comma 1, e 190-bis. Quando è stata ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altri

procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova

solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento . (a

quest’ultima parte si riferisce – credo – l’art. 468 co. 4-bis)

2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a discarico sui fatti costituenti

oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a

carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico.

3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti

di cui è chiesta l'ammissione.

4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanza sulle eccezioni

proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove. Il giudice, sentite le parti, può

revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già

escluse.

4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il

consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta. quindi in

contraddittorio

 il giudice deve provvedere sulla richieste immediatamente ed espressamente 66

 sub. 4-bis. La norma risolve le incertezze che si erano registrate: era dubbio se la parte

potesse disporre liberamente di questo potere o vigesse il c.d. principio di acquisizione processuale,

in base al quale le prove ammesse dal g diventano patrimonio comune a tutte le parti. È quindi

stabilito che prevale la seconda ipotesi (consenso).

7. Il fascicolo per il dibattimento

Una delle novità introdotte dal codice dell’88 è il doppio fascicolo. (retro Cap. V. par.44)

Il fascicolo per il dibattimento (431), viene formato in contraddittorio dal gip, salvo eccezioni

4

(giudizio direttissimo, viene formato dal p.m. art. 450 ). Ma sullo stesso il contraddittorio può

ripetersi anche in dibattimento:

art. 491 4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al fascicolo per il

dibattimento ovvero eliminati da esso.

Oltre a quanto indicato nell’art. 431 devono essere inseriti nel fascicolo del dibattimento:

- I verbali delle prove urgenti assunte dal presidente nella fase degli atti preliminari (467)

- Gli atti compiuti in sede dibattimentale dal g astenuto o ricusato che a seguito

dell’accoglimento della relativa istanza conservino efficacia.

Gli atti contenuti nel fascicolo dibattimentale vengono acquisiti, e quindi possono essere

utilizzati dal g ai fini della decisione, mediante lettura

Art. 511. Letture consentite.

1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura, integrale o parziale, degli atti

contenuti nel fascicolo per il dibattimento.

2. La lettura di verbali di dichiarazioni è disposta solo dopo l'esame della persona che le ha

rese, a meno che l'esame non abbia luogo.

3. La lettura della relazione peritale è disposta solo dopo l'esame del perito.

4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di istanza è consentita ai soli fini

dell'accertamento della esistenza della condizione di procedibilità. quindi il contenuto non può

essere utilizzato ai fini della decisione.

5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti

utilizzabili ai fini della decisione. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice

dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una

parte ne fa richiesta. Se si tratta di altri atti, il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo nel

caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi.

6. La facoltà di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, è

attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93.

 sub. 2. Tranne nel caso indicato dall’art. 468 co. 4-bis

Art. 526. Prove utilizzabili ai fini della deliberazione.

1. Il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente

acquisite nel dibattimento. la lettura quindi è indispensabile per gli atti del fascicolo.

1-bis. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da

chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o del

suo difensore.

8. il fascicolo del p.m. e le contestazioni

In esso vengono inseriti gli atti delle indagini preliminari (anche quelli del fascicolo delle

indagini difensive) non inseriti nel fascicolo del dibattimento.

Questo fascicolo (430) è noto alle parti ma non al giudice del dibattimento, poiché resta

depositato nella segreteria del p.m. 67

Nel fascicolo del pubblico ministero ed in quello del difensore è altresì inserita la

documentazione dell'attività prevista dall'articolo 430 quando di essa le parti si sono servite per la

formulazione di richieste al giudice del dibattimento e quest'ultimo le ha accolte.

Come regola gli atti compiuti nel fascicolo del p.m. non possono essere acquisiti come prove nel

dibattimento. Sono però utilizzabili per le contestazioni: se una parte o un testimone rendono una

dichiarazione che si discosta da quella risultante dalla documentazione redatta nella fasi precedenti

(ovviamente dalla stessa parte o teste), il p.m. e i difensori hanno la facoltà, nel corso dell’esame,

di far rilevare il contrasto e chiedere spiegazioni, eventualmente anche dando lettura dell’atto. Il g

può cmq ordinare l’esibizione del verbale relativamente alla parte contestata.

Con riguardo alle prove già è previsto anche un potere d’ufficio art. 207 1. Se nel corso

dell'esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove

già acquisite, il presidente o il giudice glielo fa rilevare rinnovandogli, se del caso, l'avvertimento

previsto dall'articolo 497 comma 2.

La contestazione probatoria in senso proprio è quella regolata espressamente dagli artt. 500

(per il testimone e per l’imputato connesso o collegato) e 503 (le parti).

9. Contestazioni nell’esame testimoniale

Questo art. ha subito diverse modificazioni dalla sua nascita ad oggi. Inizialmente infatti, il

legislatore aveva categoricamente escluso l’utilizzabilità a fini di prova delle dichiarazioni rilasciate

fuori dal dibattimento. Questa drastica visione, ispirata da principi accusatori, come la centralità del

dibattimento, la concentrazione, l’oralità e immediatezza, è stata smantellata dalla Corte cost., che

fattasi portavoce di un malcontento generale della magistratura su tale aspetto del nuovo codice, ha

ridimensionato l’iniziale portata della norma. L’intervento delle Corte è avvenuto in virtù del c.d.

principio di non dispersione della prova, dispersione che invece avveniva appunto non potendo

utilizzare le dichiarazione rese nell’indagine preliminare al p.m. o alla p.g.

Con la modifica dell’art. 111 Cost. (giusto processo) la materia è stata disciplinata all’interno

della costituzione non permettendo più molti dubbi interpretativi o interventi del giudice delle leggi.

È infatti stabilito che la prova senza contraddittorio possa essere utilizzata solo in caso di:

a. Consenso dell’imputato

b. Impossibilità oggettiva

c. Condotta illecita

Infine è intervenuto (l. 63/2001) il legislatore che ha completamente riscritto l’art. 500 in virtù

del nuovo disposto costituzionale. 1

Art. 500. Contestazioni nell'esame testimoniale. ( )

1. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, le parti, per contestare in tutto o in parte il

contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal

testimone e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo

se sui fatti o sulle circostanze da contestare il testimone abbia già deposto.

2. Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità del

teste.

3. Se il teste rifiuta di sottoporsi all'esame o al controesame di una delle parti, nei confronti di

questa non possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese ad altra parte,

salve restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al dichiarante.

4. Quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti per

ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di

altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso, le dichiarazioni contenute nel fascicolo

68

del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del

dibattimento e quelle previste dal comma 3 possono essere utilizzate.

5. Sull'acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza ritardo, svolgendo gli accertamenti

che ritiene necessari, su richiesta della parte, che può fornire gli elementi concreti per ritenere che

il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità.

 subprocedimento incidentale

6. A richiesta di parte, le dichiarazioni assunte dal giudice a norma dell'articolo 422 (dal Gup)

sono acquisite al fascicolo del dibattimento e sono valutate ai fini della prova nei confronti delle

parti che hanno partecipato alla loro assunzione, se sono state utilizzate per le contestazioni

previste dal presente articolo. Fuori dal caso previsto dal periodo precedente, si applicano le

disposizioni di cui ai commi 2, 4 e 5.

7. Fuori dai casi di cui al comma 4, su accordo delle parti le dichiarazioni contenute nel

fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del

dibattimento.

 sub. 2 le dichiarazioni prima del dibattimento non possono quindi costituire prova dei fatti in

essa affermati. La motivazione non può, quindi, fondarsi su di essa.

 sub. 3. Questo comma non riguarda le contestazioni. In questo caso la prova non è stata

acquisiti non essendosi realizzato il contraddittorio. Tuttavia, in caso di impossibilità sopravvenuta

(il teste si sottrare involontariamente), si ritiene applicabile l’art. 512, le dichiarazioni sono quindi

utilizzabili.

 sub. 4. Condotta illecita. Per gli stessi motivi l’art. 392 lett. b consente l’acquisizione

anticipata mediante incidente probatorio.

 sub. 7. Situazione analoga, ma con riferimento specifico alla prova testimoniale, a quella

2 3

e 493 .

contemplata negli artt. 431

 sub. 6. La circostanza che la dichiarazione sia stata assunta davanti ad un g consente di

prescindere dai requisiti dei commi 4 e 7.

10. Contestazioni e letture nell’esame delle parti e dell’imputato in proc.to separato.

Art. 503. Esame delle parti private.

1. Il presidente dispone l'esame delle parti che ne abbiano fatto richiesta o che vi abbiano

consentito, secondo il seguente ordine: parte civile, responsabile civile, persona civilmente

obbligata per la pena pecuniaria e imputato.

2. L'esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499. Ha inizio con le domande del

difensore o del pubblico ministero che l'ha chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del

pubblico ministero e dei difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria, del coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato

l'esame può rivolgere nuove domande.

3. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, il pubblico ministero e i difensori, per contestare in

tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente

rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere

esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia già deposto.

4. Si applica la disposizione dell'articolo 500 comma 2.

5. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva diritto di assistere assunte dal pubblico

ministero o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero sono acquisite nel fascicolo

per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3. il

contraddittorio è già stato realizzato quindi la dichiarazione è valida come prova.

6. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le dichiarazioni rese a norma degli

 

articoli 294, 299, comma 3-ter, 391 e 422. dichiarazioni rese al giudice il contraddittorio è

già stato realizzato quindi la dichiarazione è valida come prova. 69

 sub. 5. riguarda, dato il riferimento alla presenza del difensore, esclusivamente l’esame

dell’imputato. Su delega: restano quindi escluse le informazioni raccolte dalla p.g. di propria

iniziativa.

L’esame dell’imputato ha avuto diverse vicissitudini (pagg. 800-803). La disciplina attuale

(Art. 513.) va ricostruita nel modo seguente:

a. L’esame dell’imputato su fatto proprio.

- Le dichiarazioni sono utilizzabili contro l’imputato ma non verso altri.

- Se l’imputato si offre all’esame si applica la disciplina dell’art. 503

- Se l’imputato rifiuta l’esame valgono solo le dichiarazioni rese in contraddittorio (cioè con la

presenza del difensore)

- L’imputato non può subire l’accompagnamento coattivo in quanto può rifiutare di sottoporsi

ad esame.

- Se l’imputato si presta all’esame ma si rifiuta di rispondere alle singole domande il comma 1

non sembra applicabile, né, tanto meno, risulta applicabile la disciplina delle contestazioni

2

(mah??), del silenzio si può solo far menzione nel verbale (209 ).

Art. 513 1. Il giudice, se l'imputato è contumace o assente ovvero rifiuta di sottoporsi all'esame,

dispone, a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato

al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero o al giudice nel

corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare, ma tali dichiarazioni non possono

essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo che ricorrano i presupposti di cui

all'articolo 500, comma 4.

Dal Tonini (integrato con il Gonzo)

Precedenti dichiarazioni rese dall’imputato di un proc.to connesso (ex art. 12 lett. c) o

collegato (art. 371 co. lett. b). Facciamo riferimento al caso cin cui l’imputato C sia chiamato a

rendere l’esame ai sensi dell’art. 210 nel proc.to contro l’imputato A. Il codice, nel co. 5 dell’art.

210, impone di applicare la norma sulla contestazione probatoria che vale per il testimone (500). In

questo caso infatti, l’imputato che abbia precedentemente reso dichiarazioni concernenti la

responsabilità di altri, essendo stato debitamente avvertito, assumerà la veste formale di testimone

– sia pure con le garanzie previste dall’art. 197-bis).

Stessa sorte tocca anche a chi non ha reso in precedenza dichiarazioni concernenti la

responsabilità dell'imputato. Ma in dibattimento accetti di rispondere in merito alla stessa, dopo

aver ricevuto l'avvertimento previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera c), e, se non si è avvalso

6

della facoltà di non rispondere, assume l'ufficio di testimone. (210 )

Le precedenti dichiarazioni rese dall’imputato. Art. 503 comma 5 e 6 . Una disciplina

particolare è prevista quando è esaminato l’imputato nel proprio proc.to ai sensi dell’art. 208. In

questo caso infatti se le dichiarazioni sono state rese fuori dal dibattimento ma in contraddittorio

sono eccezionalmente utilizzabili, se contestate, come prova del fatto rappresentato.

5. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva diritto di assistere assunte dal pubblico

ministero o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero sono acquisite nel fascicolo

per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3.

 restano quindi fuori le dichiarazioni rese alla p.g. che agiva di propria iniziativa: spontanee

dichiarazioni e sommarie informazioni: queste possono valere quindi solo per minare la credibilità

dell’imputato.

6. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le dichiarazioni rese a norma

degli articoli 294, 299, comma 3-ter, 391 e 422.

- 294: interrogatorio di garanzia che segue l’esecuzione di una misura cautelare personale 70

- 299: interrogatorio in sede di revoca della misura cautelare personale

- 391: interrogatorio reso in sede di convalida dell’arresto o del fermo

- 422: interrogatorio rese in udienza preliminare.

Il procedimento nei confronti di più coimputati. Procedimento connesso ex art. 12 lett. a.

1

Caso non espressamente disciplinato (dice il Tonini, ma a me pare sia quello dell’art. 513 ). Qui

l’incompatibilità a testimoniare non viene meno. Tuttavia, se sono state cmq rese dichiarazioni

concernenti la responsabilità di un coimputato, occorre chiedersi se le precedenti dichiarazioni

contestate all’imputato A, sentito ex 208, siano utilizzabili come prova del fatto narrato nei

confronti del coimputato B. sul punto è intervenuta la Corte costituzionale (n.197/2009),

affermando che le precedenti dichiarazioni dell’imputato A possono essere utilizzate, in rispetto

dell’art. 111 Cost, solo:

- Con il consenso dell’imputato B

- Se ricorre una delle ipotesi indicate nel 4° comma dell’art. 500.

La lettura degli atti

Il Tonini fa una distinzione concettuale tra “contestazione” e “lettura”.

- La contestazione presuppone che sia in corso l’esame del dichiarante e riguarda soltanto le

parti del verbale che servono per far rilevare le difformità dell’asame con le precedenti

dichiarazioni.

- La lettura, viceversa, viene disposta, di regola, quando tale esame non ha avuto luogo. Può

concernere l’intero verbale.

Gli atti contenuti nel fascicolo del p.m. contenenti dichiarazioni non possono essere portati a

conoscenza del g dibattimentale se non in casi eccezionali (art. 111).

Il codice distingue 4 tipi di dichiarazioni, che possono essere inserite nel fascicolo del

dibattimento (dopo la sua formazione) per impossibilità sopravvenuta di ripetizione. Essa

ovviamente non ricorre quando si poteva precedere in incidente probatorio (cioè quando

l’impossibilità era prevedibile).

a. Le precedenti dichiarazioni rese dai testimoni.

Art. 512. Lettura di atti per sopravvenuta impossibilità di ripetizione.

1. Il giudice, a richiesta di parte, dispone che sia data lettura degli atti assunti dalla polizia

giudiziaria, dal pubblico ministero, dai difensori delle parti private e dal giudice nel corso della

udienza preliminare quando, per fatti o circostanze imprevedibili, ne è divenuta impossibile la

ripetizione.

1-bis. È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di

distruzione degli atti di cui all'articolo 240.

 caso di impossibile ripetizione è l’irreperibilità. Con la precisazione, però, che ove si

dimostri che il teste abbia deliberatamente evitato di comparire per sottrarsi all’esame, le

precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate come prova della colpevolezza ai sensi del

già menzionato art. 526 co.1-bis.

b. Le dichiarazioni rese da persone residenti all’estero Art. 512-bis.

1. Il giudice, a richiesta di parte, può disporre, tenuto conto degli altri elementi di prova

acquisiti, che sia data lettura dei verbali di dichiarazioni rese da persona residente all'estero

anche a seguito di rogatoria internazionale se essa, essendo stata citata, non è comparsa e solo nel

caso in cui non ne sia assolutamente possibile l'esame dibattimentale.

 tenuto conto degli altri elementi di prova acquisiti: si richiede quindi che esistano già dei

3

risconti estrinseci (come la chiamata in correità 192 ). 71

c. Le precedenti dichiarazioni rese dall’imputato art. 513 co. 1

1. Il giudice, se l'imputato è contumace o assente ovvero rifiuta di sottoporsi all'esame,

dispone, a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato

al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero o al giudice nel

corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare, ma tali dichiarazioni non possono

essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo che ricorrano i presupposti di

cui all'articolo 500, comma 4.

d. Le precedenti dichiarazioni rese dall’imputato di un proc.to connesso o collegato art.

513 co. 2

2. Se le dichiarazioni sono state rese dalle persone indicate nell'articolo 210, comma 1, il

giudice, a richiesta di parte, dispone, secondo i casi, l'accompagnamento coattivo del dichiarante

o l'esame a domicilio o la rogatoria internazionale ovvero l'esame in altro modo previsto dalla

legge (come l’esame a distanza) con le garanzie del contradditorio. Se non è possibile ottenere la

presenza del dichiarante, ovvero procedere all'esame in uno dei modi suddetti, si applica la

disposizione dell'articolo 512 qualora la impossibilità dipenda da fatti o circostanze imprevedibili

al momento delle dichiarazioni. Qualora il dichiarante si avvalga della facoltà di non rispondere

(quindi si presenta), il giudice dispone la lettura dei verbali contenenti le suddette dichiarazioni

(quelle concernenti la responsabilità altrui) soltanto con l'accordo delle parti ( di tutte non solo

della persona nei cui confronti la dichiarazione dev’essere utilizzata).

 in questo caso il codice impone al g di sperimentare tutte le possibilità di intervento coatta di

queste persone.

Art. 514. Letture vietate.

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 511, 512, 512-bis e 513, non può essere data lettura dei

verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato, dalle persone indicate nell'articolo 210 e dai

testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini

preliminari o nella udienza preliminare, a meno che nell'udienza preliminare le dichiarazioni

siano state rese nelle forme previste dagli articoli 498 e 499, alla presenza dell'imputato o del suo

difensore.

2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 511, è vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di

documentazione delle attività compiute dalla polizia giudiziaria. L'ufficiale o l'agente di polizia

giudiziaria esaminato come testimone può servirsi di tali atti a norma dell'articolo 499 comma 5.

 qui il significato di lettura deve essere tenuto distante da quello di contestazione.

Il riferimento ai teste e alle persone indicate nell'articolo 210 è cmq indebitamente fatto. L’art.

422 permette infatti che le parti possano richiedere le forme degli artt. 498 e 499 solo per lo

svolgimento dell’interrogatorio dell’imputato.

L’art. 514 consente la lettura delle dichiarazioni quando nell’interrogatorio di fronte al Gup

siano rispettate le forme degli art. 498 e 499 e, quindi, quando le parti abbiano chiesto di poter

esaminare direttamente e controesaminare (e non quindi per tramite del gup) l’imputato. Senonché

la norma non sembra comprendere le dichiarazioni dell’imputato su fatto proprio: il requisito della

presenza dell'imputato o del suo difensore sarebbe privo di senso, essendo appunto l’imputato

colui che rende le dichiarazioni e il difensore colui che deve essere necessariamente presente.

Potranno quindi assumere valore solo le dichiarazioni rese dall’imputato su fatto altrui e più

precisamente del coimputato altrimenti (l’imputato di un altro proc.to) non avrebbe avuto diritto a

partecipare all’udienza personalmente o per mezzo del difensore.

11. L’escussione della prova Capo III Istruzione dibattimentale

Art. 496. Ordine nell'assunzione delle prove. 72

1. L'istruzione dibattimentale inizia con l'assunzione delle prove richieste dal pubblico ministero

e prosegue con l'assunzione di quelle richieste da altre parti, nell'ordine previsto dall'articolo 493

comma 2.

2. Le parti possono concordare un diverso ordine di assunzione delle prove.

Art. 497. Atti preliminari all'esame dei testimoni.

1. I testimoni sono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno

indicati.

2. Prima che l'esame abbia inizio, il presidente avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità

(198). Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altresì il

testimone delle responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita

a rendere la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che

assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di

quanto è a mia conoscenza». Lo invita quindi a fornire le proprie generalità.

3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità.

1 )

Art. 498. Esame diretto e controesame dei testimoni. (

1. Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o dal difensore che ha chiesto

l'esame del testimone. esame diretto

2. Successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti che non hanno chiesto

l'esame, secondo l'ordine indicato nell'articolo 496. controesame

3. Chi ha chiesto l'esame può prop8orre nuove domande.

4. L'esame testimoniale del minorenne è condotto dal presidente su domande e contestazioni

proposte dalle parti. Nell'esame il presidente può avvalersi dell'ausilio di un familiare del minore o

di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le parti, se ritiene che l'esame diretto del

minore non possa nuocere alla serenità del teste, dispone con ordinanza che la deposizione

prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L'ordinanza può essere revocata nel corso

dell'esame.

4-bis. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il presidente lo ritiene necessario, le

modalità di cui all'articolo 398, comma 5-bis.

4-ter. Quando si procede per i reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-

del codice penale, l'esame

quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-octies e 612-bis

del minore vittima del reato ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato viene

effettuato, su richiesta sua o del suo difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad

2

un impianto citofonico. ( )

5-bis

 sub.4-bis: 398 il giudice, ove fra le persone interessate all'assunzione della prova vi siano

3

minorenni, e si procede per reati di pedofilia, violenza sessuale, pornografia ( ) con l'ordinanza di

cui al comma 2, stabilisce il luogo, il tempo e le modalità particolari attraverso cui procedere

4

all'incidente probatorio, quando le esigenze di tutela delle persone ( ) lo rendono necessario od

opportuno. A tal fine l'udienza può svolgersi anche in luogo diverso dal tribunale, avvalendosi il

giudice, ove esistano, di strutture specializzate di assistenza o, in mancanza, presso l'abitazione

5

della persona interessata all'assunzione della prova. ( ) Le dichiarazioni testimoniali debbono

essere documentate integralmente con mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva. Quando si

verifica una indisponibilità di strumenti di riproduzione o di personale tecnico, si provvede con le

forme della perizia, ovvero della consulenza tecnica. Dell'interrogatorio è anche redatto verbale in

forma riassuntiva. La trascrizione della riproduzione è disposta solo se richiesta dalle parti.

Art. 499. Regole per l'esame testimoniale.

1. L'esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti specifici.

2. Nel corso dell'esame sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità delle

risposte. 73

3. Nell'esame condotto dalla parte che ha chiesto la citazione del testimone e da quella che ha

un interesse comune sono vietate le domande che tendono a suggerire le risposte. (c.d. domande

suggestive)

4. Il presidente cura che l'esame del testimone sia condotto senza ledere il rispetto della

persona.

5. Il testimone può essere autorizzato dal presidente a consultare, in aiuto della memoria,

documenti da lui redatti.

6. Durante l'esame, il presidente, anche di ufficio, interviene per assicurare la pertinenza delle

domande, la genuinità delle risposte, la lealtà dell'esame e la correttezza delle contestazioni,

ordinando, se occorre, l'esibizione del verbale nella parte in cui le dichiarazioni sono state

1

utilizzate per le contestazioni. ( )

 sub. 1. Riguardanti l’oggetto di prova (artt. 187 e 194)

 sub. 2. Sincerità non coincide con genuinità:

Per sincerità si intende: corrispondenza tra la dichiarazione e i fatti percepiti

o Per genuinità si intende: l’intenzione del testimone

o

 sub. 3. Le domande suggestive non sono quindi vietate nel controesame.

 sub. 6. Altrimenti sulle opposizioni formulate dalla parti:

Art. 504. Opposizioni nel corso dell'esame dei testimoni.

1. Salvo che la legge disponga diversamente, sulle opposizioni formulate nel corso dell'esame

dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private il presidente decide

immediatamente e senza formalità.

Art. 187. Oggetto della prova.

1. Sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono all'imputazione, alla punibilità e alla

determinazione della pena o della misura di sicurezza.

2. Sono altresì oggetto di prova i fatti dai quali dipende l'applicazione di norme processuali.

3. Se vi è costituzione di parte civile, sono inoltre oggetto di prova i fatti inerenti alla

responsabilità civile derivante dal reato.

Art. 194. Oggetto e limiti della testimonianza.

1. Il testimone è esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di prova. Non può deporre sulla

moralità dell'imputato, salvo che si tratti di fatti specifici, idonei a qualificarne la personalità in

relazione al reato e alla pericolosità sociale.

2. L'esame può estendersi anche ai rapporti di parentela e di interesse che intercorrono tra il

testimone e le parti o altri testimoni nonché alle circostanze il cui accertamento è necessario per

valutarne la credibilità. La deposizione sui fatti che servono a definire la personalità della persona

offesa dal reato è ammessa solo quando il fatto dell'imputato deve essere valutato in relazione al

comportamento di quella persona.

3. Il testimone è esaminato su fatti determinati. Non può deporre sulle voci correnti nel

pubblico né esprimere apprezzamenti personali salvo che sia impossibile scinderli dalla

deposizione sui fatti.

Dopo l’esame dei testimoni, periti e consulenti tecnici, vengono esaminate le parti che ne

abbiano fatto richiesta o che vi abbiano consentito (tuttavia la parte civile può essere sentita in tale

forma solo se non deve essere sentita come testimone).

Anche l’imputato può scegliere di sottoporsi ad esame ma può avvalersi (anche se viene

chiamato a testimoniare su fatto altrui) della facoltà di non rispondere (ma ovviamente ciò gli

discende dal principio del nemo tenetur sed detegere: è quindi il silenzio da cmq un utile indizio,

sulla sua e sull’altrui responsabilità). Inoltre in caso di rifiuto è applicabile l’art. 513 sempre che

l’imputato non si sia avvalso della facoltà di non rispondere fin dalle indagini preliminari. 74

In alternativa all’esame, l’imputato può limitarsi a rendere dichiarazioni spontanee,

consentitegli in ogni stato e grado. Essa hanno però funzione di argomento di prova e non di mezzo

di prova.

Continuando

Art. 506. Poteri del presidente in ordine all'esame dei testimoni e delle parti private.

1. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, in base ai risultati delle

prove assunte nel dibattimento a iniziativa delle parti o a seguito delle letture disposte a norma

degli articoli 511, 512 e 513, può indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi, utili per la

completezza dell'esame.

2. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, può rivolgere domande ai

testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo 210 ed alle parti già

esaminate, solo dopo l'esame e il controesame. Resta salvo il diritto delle parti di concludere

l'esame secondo l'ordine indicato negli articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2.

 in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento: quindi al termine dell’istruzione

dibattimentale

Art. 507. Ammissione di nuove prove.

1. Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario, può

disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prove.

1-bis. Il giudice può disporre a norma del comma 1 anche l'assunzione di mezzi di prova relativi

agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e 493,

comma 3.

 Terminata l'acquisizione delle prove: tuttavia la cass. ha precisato che quandanche le parti

non abbiano richiesto nessuna prova o siano tutte inammissibili il g potrebbe ugualmente procedere

d’ufficio. Gli resta tuttavia precluso di andare alla ricerca degli elementi a sostegno di una propria

ipotesi ricostruttiva non verificata, dovendo cmq emergere con evidenza dagli atti il valore

dimostrativo della prova da assumere.

12. Divieti di utilizzazione

Art. 191. Prove illegittimamente acquisite.

1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate.

 il principio di tassatività assume qui una forma aperta.

2. L'inutilizzabilità è rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento.

Se pur costruita alla stregua di un vizio dell’atto (al pari della nullità), l’inutilizzabilità non lo è.

È infatti una regola di condotta per il g che, se non osservata, vizia semmai la decisione .

Significativo è il fatto che l’art. 606 ponga le questioni attinenti alla prova passibili di ricorso per

Cassazione:

c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di

inammissibilità o di decadenza;

d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel

1

corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma 2; ( )

l’art. 191 è direttamente applicabile alla violazione di cui all’art. 526 1. Il giudice non può

utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel

dibattimento

Per la decisione il g può quindi utilizzare. 75

i. Gli atti contenuti nel fascicolo dibattimentale (che sebbene per alcuni sia necessaria la lettura

o l’indicazione, questa può essere richiesta anche d’ufficio ex 507 co. 1-bis)

ii. Le prove escusse nell’istruzione dibattimentale

iii. I verbali delle dichiarazioni utilizzate per le contestazioni

iv. Nei casi di allegazione al fascicolo (impossibilità sopravvenuta)

v. I documenti ammessi ex art. 238

vi. Le sentenze irrevocabili acquisite ex art. 238-bis

13. Modificazioni dell’accusa

Nel corso del dibattimento è consentito al p.m. modificare o integrare l’accusa enunciata, a

norma del decreto che dispone il giudizio (429).

Ciò vale, però, a condizione che il fatto storico, sebbene diversamente configurato, rimanga

sostanzialmente lo stesso, o cmq che la contestazione sia “inerente ai fatti oggetto di giudizio”,

come prescrive una specifica direttiva della legge delega. Altrimenti dovrebbe essere esercitata

nuova azione penale.

Art. 516. Modifica della imputazione.

1. Se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel

decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il

pubblico ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa contestazione.

1-bis. Se a seguito della modifica il reato risulta attribuito alla cognizione del tribunale in

composizione collegiale anziché monocratica, l'inosservanza delle disposizioni sulla composizione

del giudice è rilevata o eccepita, a pena di decadenza, immediatamente dopo la nuova

contestazione ovvero, nei casi indicati dagli articoli 519 comma 2 e 520 comma 2, prima del

compimento di ogni altro atto nella nuova udienza fissata a norma dei medesimi articoli.

1-ter. Se a seguito della modifica risulta un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare, e

questa non si è tenuta, l'inosservanza delle relative disposizioni è eccepita, a pena di decadenza,

entro il termine indicato dal comma 1-bis.

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 30 giugno 1994, n. 265 ha dichiarato l'illegittimità

costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'imputato di

richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma dell'art. 444 del codice di

procedura penale relativamente al fatto diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento

quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento

dell'esercizio dell'azione penale ovvero quando l'imputato ha tempestivamente e ritualmente

proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni.

La Corte costituzionale con sentenza 29 dicembre 1995, n. 530 ha inoltre dichiarato l'illegittimità

del presente articolo nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di

oblazione ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale relativamente al fatto diverso

contestato in dibattimento. (indipendentemente dall’errore del p.m. o dalla tempestività della

domanda)

Per gli stessi motivi e presupposti della sentenza del ’94, la Corte ha dichiarata l’illegittimità di

questo articolo nella parte in non ammette la facoltà per l’imputato di optare per il giudizio

abbreviato con riguardo alla nuova contestazione.

 sub. 1. sulla contestazione del p.m. il g non esercita alcun controllo preventivo, ma potrà

pronunciarsi solo al momento della decisione.

 sub. 1-bis e 1-ter. Nel caso di rilevata eccezione il g dovrà rimettere gli atti al p.m. affinché

eserciti l’azione nel modo procedurale corretto.

Art. 517. Reato concorrente e circostanze aggravanti risultanti dal dibattimento. (1) 76

1. Qualora nel corso dell'istruzione dibattimentale emerga un reato connesso a norma

dell'articolo 12 comma 1 lettera b) ovvero una circostanza aggravante e non ve ne sia menzione nel

decreto che dispone il giudizio, il pubblico ministero contesta all'imputato il reato o la circostanza,

purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore.

1-bis. Si applicano le disposizioni previste dall'articolo 516, commi 1-bis e 1-ter.

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 30 giugno 1994, n. 265 ha dichiarato l'illegittimità

costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'imputato di

richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma dell'art. 444 del codice di

procedura penale relativamente al fatto diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento

quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento

dell'esercizio dell'azione penale ovvero quando l'imputato ha tempestivamente e ritualmente

proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni.

La stessa Corte, con sentenza 29 dicembre 1995, n. 530 ha inoltre dichiarato l'illegittimità del

presente articolo nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di

oblazione ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale relativamente al reato contestato in

dibattimento (indipendentemente dall’errore del p.m. o dalla tempestività della domanda).

Per gli stessi motivi e presupposti della sentenza del ’94, la Corte ha dichiarata l’illegittimità di

questo articolo nella parte in non ammette la facoltà per l’imputato di optare per il giudizio

abbreviato con riguardo alla nuova contestazione.

 la contestazione suppletiva, e l’eventuale applicazione dell’art. 81 c.p. può essere effettuata,

a vantaggio del condannato, anche nella fase di esecuzione.

 la circostanza aggravante, invece, se non contestate non possono più essere considerate.

Art. 518. Fatto nuovo risultante dal dibattimento.

1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 517, il pubblico ministero procede nelle forme ordinarie

se nel corso del dibattimento risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato nel

decreto che dispone il giudizio e per il quale si debba procedere di ufficio.

2. Tuttavia il presidente, qualora il pubblico ministero ne faccia richiesta, può autorizzare la

contestazione nella medesima udienza, se vi è consenso dell'imputato presente e non ne deriva

pregiudizio per la speditezza dei procedimenti.

Altalex. Cass. 2005 differenza tra fatto nuovo e fatto diverso

Criterio strutturale: “Essendo infatti noto che con il concetto di fatto nuovo debba farsi

riferimento ad un accadimento assolutamente difforme da quello contestato, emergente per la

prima volta in dibattimento in quanto non rinvenibile nel decreto di citazione o di rinvio a giudizio,

deve altresì ritenersi che fatto diverso è invece quello che non solo vada ad integrare una diversa

imputazione (modifica attinente la definizione giuridica), ma anche quello che evidenzi aspetti

materiali non conformi a quelli contestati nell'originaria imputazione (modifica attinente al fatto

storico), richiedendo così necessariamente una puntuale ricomposizione degli elementi essenziali

del reato.

Criterio funzionale: La Corte ha specificato che la disciplina generale delle contestazioni è

comunque ispirata a ragioni di tutela effettiva del contraddittorio, di modo che non deve ritenersi

sussistere alcuna violazione sul punto, “ogni qual volta la modifica dell'imputazione non si sia

tradotta in un vulnus all'esercizio della difesa”.”

Art. 519. Diritti delle parti.

1. Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2, salvo che la contestazione abbia per

oggetto la recidiva, il presidente informa l'imputato che può chiedere un termine per la difesa. 77

2. Se l'imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il dibattimento per un tempo non inferiore

al termine per comparire previsto dall'articolo 429, ma comunque non superiore a quaranta giorni.

1

In ogni caso l'imputato può chiedere l'ammissione di nuove prove a norma dell'articolo 507. ( )

3. Il presidente dispone la citazione della persona offesa, osservando un termine non inferiore a

cinque giorni.

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 3 giugno 1992, n. 241 ha dichiarato l'illegittimità del

presente comma nella parte in cui nei casi previsti dall'art. 516 c.p.p e 517. non consente al

pubblico ministero e alle parti private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove

prove e nell'inciso "a norma dell'art. 507".

Art. 520. Nuove contestazioni all'imputato contumace o assente.

1. Quando intende contestare i fatti o le circostanze indicati negli articoli 516 e 517 all'imputato

contumace o assente, il pubblico ministero chiede al presidente che la contestazione sia inserita nel

verbale del dibattimento e che il verbale sia notificato per estratto all'imputato.

2. In tal caso il presidente sospende il dibattimento e fissa una nuova udienza per la

prosecuzione, osservando i termini indicati nell'articolo 519 commi 2 e 3.

Art. 521. Correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza.

1. Nella sentenza il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella

enunciata nell'imputazione, purché il reato non ecceda la sua competenza né risulti attribuito alla

cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica. (1)

2. Il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se accerta

che il fatto è diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio ovvero nella

contestazione effettuata a norma degli articoli 516, 517 e 518 comma 2.

3. Nello stesso modo il giudice procede se il pubblico ministero ha effettuato una nuova

contestazione fuori dei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2.

 sub. 1. Il requisito è che si resti nell'ambito del medesimo fatto, cui viene semplicemente

attribuito un differente nomen juris.

 sub. 2. Tale potere d’ufficio, che introduce una connotazione inquisitoria nel sistema, non

sarebbe ammissibile in un processo di parti in senso proprio. A livello teorico sarebbe stato più

coerente non consentire la restituzione degli atti, imponendo così, per la diversità del fatto,

l’assoluzione nel merito dell’imputato. Una sent. del genere però, una volta passata in giudicato,

precluderebbe, in forza del divieto di bis in idem di cui all’art. 649, l’instaurazione di un nuovo

procedimento sull’imputazione corretta, essendo il fatto da considerare sostanzialmente medesimo

ai fini di quest’ultima disposizione.

 a seguito di una sent. della Corte europea dei diritti dell’uomo, per violazione dell’art. 6

Cedu, del comma 1 del presente articolo oggi si deve ritenere che, ferma restando la possibilità per

il g di riqualificare i fatti, deve cmq essere assicurata agli imputati l’opportunità di esercitare il

proprio diritto di difesa in modo concreto ed effettivo. Devono quindi essere informati, in tempo

utile, non solo dei motivi dell’accusa, cioè dei fatti materiali, ma anche sulla qualificazione

giuridica di essi.

Rivedere e capire meglio quando il g deve procedere ex co.1 e quando invece ex co. 2.

La Corte di Cassazione della Terza Sezione Penale, con la sentenza n. 12456 del 30 marzo

2010, ha ribadito che si ha violazione del principio di correlazione tra sentenza e accusa

contestata solo quando il fatto ritenuto in sentenza si trovi rispetto a quello contestato in rapporto di

eterogeneità o incompatibilità sostanziale, nel senso che si sia realizzata una vera e propria

trasformazione, sostituzione o variazione dei contenuti essenziali dell'addebito.

La verifica dell'osservanza del principio di correlazione va condotta in funzione della

78

salvaguardia del diritto di difesa dell'imputato cui il principio stesso è ispirato. Ne consegue che la

sua violazione è ravvisabile soltanto qualora la fattispecie concreta – che realizza l'ipotesi astratta

prevista dal legislatore e che è esposta nel capo di imputazione – venga mutata nei suoi elementi

essenziali in modo tale da determinare uno stravolgimento dell'originaria contestazione, onde

emerga dagli atti che su di essa l'imputato non ha avuto modo di difendersi

Art. 522. Nullità della sentenza per difetto di contestazione.

1. L'inosservanza delle disposizioni previste in questo capo è causa di nullità.

2. La sentenza di condanna pronunciata per un fatto nuovo, per un reato concorrente o per una

circostanza aggravante senza che siano state osservate le disposizioni degli articoli precedenti è

nulla soltanto nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o alla circostanza

aggravante.

14. Deliberazione e pubblicazione della sentenza.

Capo V Discussione finale

Art. 523. Svolgimento della discussione. Le parti intervengono nello stesso ordine stabilito per

l’esposizione introduttiva. Espongono e illustrano le loro conclusioni.

Art. 525. sub. 1. Principio dell’immediatezza della deliberazione e di immutabilità del g.

Art. 526. Prove utilizzabili ai fini della deliberazione.

1. Il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente

acquisite nel dibattimento.

1-bis. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da

chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o del

suo difensore.

Art. 527. Deliberazione collegiale.

1. Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide separatamente le questioni preliminari

non ancora risolte e ogni altra questione relativa al processo. Qualora l'esame del merito non

risulti precluso dall'esito della votazione, sono poste in decisione le questioni di fatto e di diritto

concernenti l'imputazione e, se occorre, quelle relative all'applicazione delle pene e delle misure di

sicurezza nonché quelle relative alla re0sponsabilità civile.

2. Tutti i giudici enunciano le ragioni della loro opinione e votano su ciascuna questione

qualunque sia stato il voto espresso sulle altre. Il presidente raccoglie i voti cominciando dal

giudice con minore anzianità di servizio e vota per ultimo. Nei giudizi davanti alla corte di assise

votano per primi i giudici popolari, cominciando dal meno anziano per età.

3. Se nella votazione sull'entità della pena o della misura di sicurezza si manifestano più di due

opinioni, i voti espressi per la pena o la misura di maggiore gravità si riuniscono a quelli per la

pena o la misura gradatamente inferiore, fino a che venga a risultare la maggioranza. In ogni altro

caso, qualora vi sia parità di voti, prevale la soluzione più favorevole all'imputato.

Art. 544. Redazione della sentenza.

1. Conclusa la deliberazione, il presidente redige e sottoscrive il dispositivo. Subito dopo è

redatta una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la sentenza è fondata.

2. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi in camera di

consiglio, vi si provvede non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia.

3. Quando la stesura della motivazione è particolarmente complessa per il numero delle parti o

per il numero e la gravità delle imputazioni, il giudice, se ritiene di non poter depositare la

sentenza nel termine previsto dal comma 2, può indicare nel dispositivo un termine più lungo, non

eccedente comunque il novantesimo giorno da quello della pronuncia. 79

3-bis. Nelle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis, il giudice provvede alla stesura della

motivazione per ciascuno dei procedimenti separati, accordando precedenza alla motivazione della

condanna degli imputati in stato di custodia cautelare. In tal caso il termine di cui al comma 3 è

raddoppiato per la motivazione della sentenza cui non si è accordata precedenza.

 i termini non sono cmq perentori

Art. 545. Pubblicazione della sentenza.

1. La sentenza è pubblicata in udienza dal presidente o da un giudice del collegio mediante la

lettura del dispositivo.

2. La lettura della motivazione redatta a norma dell'articolo 544 comma 1, segue quella del

dispositivo e può essere sostituita con un'esposizione riassuntiva.

3. La pubblicazione prevista dal comma 2 equivale a notificazione della sentenza per le parti che

sono o devono considerarsi presenti all'udienza.

Art. 546. Requisiti della sentenza.

1. La sentenza contiene:

a) l'intestazione «in nome del popolo italiano» e l'indicazione dell'autorità che l'ha pronunciata;

b) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché

le generalità delle altre parti private;

c) l'imputazione;

d) l'indicazione delle conclusioni delle parti;

e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con

l'indicazione delle prove poste a base della decisione stessa e l'enunciazione delle ragioni per le

quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie;

f) il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati;

g) la data e la sottoscrizione del giudice.

2. La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore.

Se, per morte o altro impedimento, il presidente non può sottoscrivere, alla sottoscrizione provvede,

previa menzione dell'impedimento, il componente più anziano del collegio; se non può sottoscrivere

l'estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell'impedimento, provvede il solo presidente.

3. Oltre che nel caso previsto dall'articolo 125 comma 3 (mancanza della motivazione), la

sentenza è nulla se manca o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca

la sottoscrizione del giudice. (costituisce motivo autonomo di ricorso in cass.).

15. Contenuto della decisione

Vedi Cap. 2 par 8.

In base alla presunzione di non colpevolezza (art. 27 Cost.) nel caso in cui non si riesce a

dimostrare il contrario l’imputato deve essere assolto.

E quindi in caso di prova insufficiente o contraddittoria

Tale principio si applica a tutti i dubbi che possono ingenerarsi nel giudice:

- Sull’esistenza di una scriminante

- di una condizione di procedibilità

- di una causa di estinzione

il g infatti

art. 533 1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato

contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio.

Sentenze di proscioglimento

- Sentenza di assoluzione 80

il fatto non sussiste, il fatto storico ricostruito mediante le prove non rientra nella

o fattispecie incriminatrice dal punto di vista degli elementi oggettivi, poiché non

risultano presenti gli elementi di fatto che dovrebbero integrare; la condotta, l’evento

o il rapporto di causalità.

l’imputato non l’ha commesso, il fatto esiste nei suoi elementi oggettivi ma non è

o stato commesso dall’imputato

il fatto non costituisce reato, il fatto esiste nei suoi elementi oggettivi ed è stato

o commesso dall’imputato, e tuttavia il fatto non è illecito penale. Ad es. perché:

 manca l’elemento soggettivo richiesto dalla norma

 manca l’elemento oggettivo (ad es. è carente la qualifica di pubb. ufficiale)

 vi è una causa di giustificazione

il fatto non è previsto dalla legge come reato, il fatto storico indicato

o nell’imputazione non rientra in alcuna fattispecie incriminatrice né sotto il profilo

oggettivo né su quello soggettivo.

il reato è stato commesso da persona non imputabile ad es. perché minore degli anni

o 14

il reato è stato commesso da persona non punibile ad. es perché penalmente immune

o

- Sentenze di non doversi procedere (rito)

L’azione penale non doveva essere iniziata ad es. manca la querela

o O non doveva essere proseguita

o Per estinzione del reato

o  Morte del reo

 Amnistia

 Remissione della querela

 Prescrizione del reato

 Oblazione nelle contravvenzioni

 Il perdono giudiziale per i minorenni

 Negli altri casi previsti dalla legge per singoli reati

Insufficienza o contraddittorietà delle prove.

o

Sentenze di merito, risolvono la questione relativa al dovere di punire:

- Sentenze di condanna

- Di assoluzione

- Di estinzione del reato

E sentenze processuali

- Annullamento

- Competenza

- Quelle dichiarano l’improcedibilità dell’azione. 81

VIII. Il procedimento davanti al tribunale monocratico

(dal Tonini)

1. Considerazioni introduttive

Nell’ambito dei reati che appartengono alla cognizione del g mon. il legislatore ha distinto due

fasce di gravità alle quali sono correlate due differenti tipi di proc.to penale.

Prima fascia

Art. 550. Casi di citazione diretta a giudizio.

Il pubblico ministero esercita l'azione penale con la citazione diretta a giudizio :

a. quando si tratta di contravvenzioni

b. ovvero di delitti puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo a quattro

anni

c. o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva.

d. Altri reati puniti con pena superiore, indicati nominativamente nel co. 2

Seconda fascia

Delitti puniti, nel massimo, con pena detentiva superiore a 4 anni e fino a 10.

Per i reati inerenti al traffico degli stupefacenti.-

Per entrambi opera il rinvio alle norme sul rito ordinario dinanzi al giudice collegiale

Art. 549. Norme applicabili al procedimento davanti al tribunale in composizione

monocratica.

Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, per tutto ciò che non è

previsto nel presente libro o in altre disposizioni, si osservano le norme contenute nei libri che

precedono, in quanto applicabili.

2. Procedimento monocratico con udienza preliminare (seconda fascia).

La fase delle indagini preliminari non subisce variazioni.

Peculiarità del dibattimento: 3

- Di regola i dichiaranti sono sentiti con esame incrociato, tuttavia: art. 559 Su concorde

richiesta delle parti, l'esame può essere condotto direttamente dal giudice sulla base delle

domande e contestazioni proposte dal pubblico ministero e dai difensori.

- il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi consentono e il

giudice non ritiene necessaria la redazione in forma integrale.

3. Procedimento monocratico con citazione diretta

Non vi è l’udienza preliminare. Il p.m. esercita l’azione penale con decreto di citazione diretta

a giudizio da notificare all’imputato e alla persona offesa almeno 60 gg. prima della data fissata per

l’udienza di comparizione.

- Prima di emettere il decreto il p.m., a pena di nullità, deve aver fatto notificare l’avviso di

conclusione delle indagini (415-bis) nonché, ove l’imputato abbia chiesto di essere

interrogato, l’invito a presentarsi

- il p.m. forma quindi il fascicolo per il dibattimento e lo trasmette unitamente al decreto al

giudice. L’imputato è estromesso dalla sua formazione, ma può, in predibattimento

(questioni preliminari) chiedere che siano eliminati gli atti che non dovevano essere inseriti.

Il decreto di citazione oltre agli elementi contenuti nel normale decreto di rinvio a giudizio deve

contenere:

art. 552 lett. 82

e) l'avviso che l'imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà

assistito dal difensore di ufficio;

f) l'avviso che, qualora ne ricorrano i presupposti, l'imputato, prima della dichiarazione di

apertura del dibattimento di primo grado, può presentare le richieste previste dagli articoli 438 e

444 ovvero presentare domanda di oblazione;

g) l'avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato nella segreteria del

pubblico ministero e che le parti e i loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne

copia;

L’udienza di comparizione. Fa da tramite dalle indagini prel. al giudizio. Si svolgono almeno

due funzioni:

a. consente la scelta di un rito alternativo

b. si svolgono una serie di attività preliminari (in successione)

costituzione delle parti

o questioni preliminari

o eventuale scelta del rito speciale prima della dichiarazione di apertura del

o dibattimento

dichiarazione di apertura del dibattimento

o

Dibattimento. le parti, dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, indicano i fatti che

intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove; inoltre, le parti possono concordare

l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero,

nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva.

Le funzioni del p.m. sono svolte dal procuratore della repubblica presso il tribunale. Questi può

delegare le sue funzioni nell’udienza dibattimentale ad (art. 72 ord. giud.):

- uditori giudiziari,

- da vice procuratori onorari addetti all’ufficio,

- da personale in quiescenza da non più di due anni che nei cinque anni precedenti abbia

svolto le funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria,

- o da laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola biennale di

specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17

novembre 1997, n. 398;

4. I riti speciali nel procedimento monocratico

Come prima esamineremo solamente le differenze.

Giudizio abbreviato, patteggiamento e oblazione. Nel rito senza ud. prel. le relative richieste

vanno effettuate nell’udienza di comparizione.

Procedimento per decreto. Con l’atto di opposizione può essere chiesto il decreto di citazione

diretta (nel collegiale, invece, può essere chiesto il giud. immediato: che ha cmq un effetto identico:

saltare l’ud. prel)

Giudizio direttissimo. Pochissime e irrilevanti differenze. L’unica degna di nota è che nel rito

monocratico non vi è l’obbligatorietà per il p.m. di richiedere il direttissimo (confessione e arresto

in flagranza convalidato). 83

IX. Impugnazioni

1. Rilievi introduttivi

Le impugnazioni penali si distinguono in:

a. Impugnazioni ordinarie per le sent. non ancora divenute irrevocabili.

Appello (si può saltare con ricorso immediato per cass.)

o Ricorso per cassazione

o

- Decorrenza dei termini per impugnare

b. Impugnazioni straordinarie

Revisione è ammessa in ogni tempo

o 

Ricorso straordinario per errore di fatto è sottoposto a termine

o

Una particolare disciplina è prevista per le sent. di non luogo a procedere le quali acquistano

forza esecutiva una colta che non siano più soggette ad impugnazione pur essendo suscettibili di

revoca.

a. Impugnazioni ordinarie in senso lato

Opposizione al decreto penale di condanna

o Opposizione al decreto del p.m. che dispone la restituzione delle cose sequestrate o

o respinge la relativa richiesta

Il ricorso per cassazione

o  avverso la sent. della corte d’appello in materia di estradizione

 o in materia di riconoscimento di una sent. penale straniera

 o in materia di esecuzione all’estero di una sent. penale italiana

b. Impugnazioni ordinarie in senso lato

Revoca della sent. di non luogo a procedere

o 

Aspetti particolari presenta la richiesta di riesame delle misure cautelari ha come alternativa

il ricorso immediato per cass.

Inquadramento dogmatico delle impugnazioni rispetto ai modelli tipici: 

a. Dell’azione di annullamento: rescissione totale o parziale della sent. impugnata. es.

revisione

b. Del gravame: finalizzato a devolvere al giudice ad quem l’intera causa, affinché giudichi ex

novo con la medesima ampiezza di poteri che caratterizzava il giudice a quo opposizione

a decreto penale

Sono ibridi:

- L’appello (più vicino al gravame): è parzialmente devolutivo la sua cognizione arriva fino ai

limiti dei motivi proposti

- Il ricorso in cass. (più vicino, in generale, alla querela nullitatis): con riguardo ai vitia in

procedendo o in iudicando

2. Le disposizioni generali sulle impugnazioni

(Tonini)

a. Il principio di tassatività

Art. 568. Regole generali.

1. La legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice sono soggetti a impugnazione e

determina il mezzo con cui possono essere impugnati. principio di tassatività 84

2. Sono sempre soggetti a ricorso per cassazione, quando non sono altrimenti impugnabili, i

provvedimenti con i quali il giudice decide sulla libertà personale e le sentenze, salvo quelle sulla

competenza che possono dare luogo a un conflitto di giurisdizione o di competenza a norma

dell'articolo 28.

3. Il diritto di impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge espressamente lo

conferisce. Se la legge non distingue tra le diverse parti, tale diritto spetta a ciascuna di esse.

4. Per proporre impugnazione è necessario avervi interesse.

5. L'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione a essa data dalla parte

che l'ha proposta. Se l'impugnazione è proposta a un giudice incompetente, questi trasmette gli atti

al giudice competente.

 sub. 1. Principio mitigato dal disposto costituzionale dell’art. 111 replicato nel 2° co.

pronunciati

7. Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale [cfr. art. 13],

dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per

violazione di legge [cfr. art. 137 c.3]. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei

tribunali militari in tempo di guerra [cfr. art. 103 c.3 , VI c.2].

Per le ordinanze che non decidono sulla libertà personale vale la regola della tassatività.

Principio di conservazione del valore degli atti giuridici. 5. L'impugnazione è ammissibile

indipendentemente dalla qualificazione a essa data dalla parte che l'ha proposta. Se

l'impugnazione è proposta a un giudice incompetente, questi trasmette gli atti al giudice

competente.

b. L’effetto sospensivo

Art. 588. Sospensione della esecuzione.

1 Dal momento della pronuncia, durante i termini per impugnare e fino all'esito del giudizio di

impugnazione, l'esecuzione del provvedimento impugnato è sospesa, salvo che la legge disponga

altrimenti.

2. Le impugnazioni contro i provvedimenti in materia di libertà personale non hanno in alcun

caso effetto sospensivo.

Ciò è coerente con il disposto dell’

Art. 650. Esecutività delle sentenze e dei decreti penali.

1. Salvo che sia diversamente disposto, le sentenze e i decreti penali hanno forza esecutiva

quando sono divenuti irrevocabili.

2. Le sentenze di non luogo a procedere hanno forza esecutiva quando non sono più soggette a

impugnazione.

L’effetto sospensivo dell’impugnazione deriva dall’art. 27 co. 2 Cost. L'imputato non è

considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

c. L’effetto estensivo

Art. 587. Estensione dell'impugnazione.

1. Nel caso di concorso di più persone in uno stesso reato, l'impugnazione proposta da uno degli

imputati, purché non fondata su motivi esclusivamente personali, giova anche agli altri imputati.

2. Nel caso di riunione di procedimenti per reati diversi, l'impugnazione proposta da un

imputato giova a tutti gli altri imputati soltanto se i motivi riguardano violazioni della legge

processuale e non sono esclusivamente personali.

3. L'impugnazione proposta dall'imputato giova anche al responsabile civile e alla persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria. 85

4. L'impugnazione proposta dal responsabile civile o dalla persona civilmente obbligata per la

pena pecuniaria giova all'imputato anche agli effetti penali, purché non sia fondata su motivi

esclusivamente personali.

L’effetto estensivo si realizza con riguardo a due aspetti:

a. Effetto estensivo dell’impugnazione colui che non ha effettuato all’impugnazione può cmq

partecipare al procedimento dell’impugnazione.

b. Effetto estensivo della sentenza comporta che il g dell’impugnazione, nell’accogliere un

motivo di carattere non personale, dispone la modifica o l’annullamento della sentenza

impugnata anche nei confronti del coimputato che non ha presentato impugnazione o che non

vi ha partecipato.

c. Effetto devolutivo dell’impugnazione: capi e punti della sentenza

L’impugnazione è interamente devolutiva quando è a devoluta al giudice ad quem l’intera

causa, affinché giudichi ex novo con la medesima ampiezza di poteri che caratterizzava il giudice a

quo.

L’impugnazione è limitatamente devolutiva quando la legge consente al g di conoscere soltanto

quella parte della materia che è stata oggetto dei motivi proposti dalla parte impugnante.

Il capo della sentenza è identificabile con la decisione emessa in relazione alla singola

imputazione. Nel processo penale capi d’accusa.

Il punto è costituito da una tematica di fatto o di diritto che deve essere trattata e risolta per

giungere alla decisione in merito ad una o più imputazioni. Come l’accertamento

Della condotta

o Dell’evento

o Le rapporto di causalità

o Dell’elemento soggettivo

o Della qualificazione giuridica

o Della determinazione della pena

o Scriminanti e circostanze.

o

Art. 581. Forma dell'impugnazione.

1. L'impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento

impugnato, la data del medesimo, il giudice che lo ha emesso, e sono enunciati:

a) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l'impugnazione;

b) le richieste;

c) i motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che

sorreggono ogni richiesta.

3. i soggetti legittimati ad impugnare

Il principio di tassatività dal punto di vista soggettivo si compone di due aspetti, art. 368:

- legittimazione 3. Il diritto di impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge

espressamente lo conferisce. Se la legge non distingue tra le diverse parti, tale diritto spetta

a ciascuna di esse. 

- Interesse 4. Per proporre impugnazione è necessario avervi interesse. il requisito è

soddisfatto quando il provv.to richiesto comporta una situazione pratica più vantaggiosa e

non soltanto un risultato teoricamente più corretto.

Art. 570. Impugnazione del pubblico ministero.

1. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale e il procuratore generale presso la corte di

appello possono proporre impugnazione, nei casi stabiliti dalla legge, quali che siano state le

conclusioni del rappresentante del pubblico ministero. Il procuratore generale può proporre

86

impugnazione nonostante l'impugnazione o l'acquiescenza del pubblico ministero presso il giudice

che ha emesso il provvedimento.

2. L'impugnazione può essere proposta anche dal rappresentante del pubblico ministero che ha

presentato le conclusioni.

3. Il rappresentante del pubblico ministero che ha presentato le conclusioni e che ne fa richiesta

nell'atto di appello può partecipare al successivo grado di giudizio quale sostituto del procuratore

generale presso la corte di appello. La partecipazione è disposta dal procuratore generale presso

la corte di appello qualora lo ritenga opportuno. Gli avvisi spettano in ogni caso al procuratore

generale.

Inoltre: Art. 572. Richiesta della parte civile o della persona offesa.

1. La parte civile, la persona offesa, anche se non costituita parte civile, e gli enti e le

associazioni intervenuti a norma degli articoli 93 e 94, possono presentare richiesta motivata al

pubblico ministero di proporre impugnazione a ogni effetto penale.

2. Il pubblico ministero, quando non propone impugnazione, provvede con decreto motivato da

notificare al richiedente.

Art. 571. Impugnazione dell'imputato.

1. L'imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un procuratore

speciale nominato anche prima della emissione del provvedimento.

2. Il tutore per l'imputato soggetto alla tutela e il curatore speciale per l'imputato incapace di

intendere o di volere, che non ha tutore, possono proporre l'impugnazione che spetta all'imputato.

3. Può inoltre proporre impugnazione il difensore dell'imputato al momento del deposito del

provvedimento ovvero il difensore nominato a tal fine. il difensore può quindi proporre imp.

anche quando l’imputato non l’abbia fatto.

4. L'imputato, nei modi previsti per la rinuncia, può togliere effetto all'impugnazione proposta

dal suo difensore. Per l'efficacia della dichiarazione nel caso previsto dal comma 2, è necessario il

consenso del tutore o del curatore speciale.

Art. 576. Impugnazione della parte civile e del querelante.

1. La parte civile può proporre impugnazione, contro i capi della sentenza di condanna che

riguardano l'azione civile e, ai soli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di

proscioglimento pronunciata nel giudizio. La parte civile può altresì proporre impugnazione contro

la sentenza pronunciata a norma dell'articolo 442, quando ha consentito alla abbreviazione del

rito.

2. Lo stesso diritto compete al querelante condannato a norma dell'articolo 542.

 inoltre ex art. 541 co. 2 la parte civile può impugnare la sent. che lo condanna ai danni e alle

spese.

Art. 575. Impugnazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la

pena pecuniaria.

1. Il responsabile civile può proporre impugnazione contro le disposizioni della sentenza

riguardanti la responsabilità dell'imputato e contro quelle relative alla condanna di questi e del

responsabile civile alle restituzioni, al risarcimento del danno e alla rifusione delle spese

processuali . L'impugnazione è proposta col mezzo che la legge attribuisce all'imputato.

2. Lo stesso diritto spetta alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria nel caso in

cui sia stata condannata.

3. Il responsabile civile può altresì proporre impugnazione contro le disposizioni della sentenza

di assoluzione relative alle domande proposte per il risarcimento del danno e per la rifusione delle

spese processuali. 87

Quindi

a. L’imputato, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata possono impugnare sia

con riguardo agli aspetti penali che agli aspetti civili.

b. Il p.m. può impugnare a ogni effetto penale

c. La parte offesa ma per tramite del p.m. (e se questi vi consente) può impugnare a ogni

effetto penale

d. La parte civile e il querelante ai soli effetti civili

Art. 573. Impugnazione per i soli interessi civili.

1. L'impugnazione per i soli interessi civili è proposta, trattata e decisa con le forme ordinarie

del processo penale.

2. L'impugnazione per i soli interessi civili non sospende l'esecuzione delle disposizioni penali

del provvedimento impugnato.

4. Regole generali sulle impugnazioni

a. Dichiarazione di impugnazione

Art. 581. Forma dell'impugnazione.

1. L'impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento

impugnato, la data del medesimo, il giudice che lo ha emesso, e sono enunciati:

a) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l'impugnazione;

b) le richieste;

c) i motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che

sorreggono ogni richiesta.

 l’indicazione approssimativa di tali elementi comporta l’inammissibilità.

L’impugnazione va presentata (o spedita) nella cancelleria del g a quo.

La cancelleria provvede a:

- Comunicare al p.m. e al P.G. l’impugnazione

- Notificare l’impugnazione alle altre parti

b. Termini per impugnare

Art. 585.Termini per l'impugnazione.

1. Il termine per proporre impugnazione, per ciascuna delle parti, è:

a) di quindici giorni, per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di

consiglio e nel caso previsto dall'articolo 544 comma 1;

b) di trenta giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 2 (motivazione depositata entro 15

gg. dalla pronuncia);

c) di quarantacinque giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 3 (motivazione

depositata dopo 15 gg. ed entro 90 gg. dalla pronuncia). il termine decorre dal giorno della

notifica della motivazione

2. I termini previsti dal comma 1 decorrono:

a) dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento emesso in

seguito a procedimento in camera di consiglio;

b) dalla lettura del provvedimento in udienza, quando è redatta anche la motivazione, per tutte

le parti che sono state o che debbono considerarsi presenti nel giudizio, anche se non sono presenti

alla lettura;

c) dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito della

sentenza ovvero, nel caso previsto dall'articolo 548 comma 2 (caso in cui il g non rispetti il termine

stabilito dalla legge o da lui stesso), dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la

comunicazione dell'avviso di deposito; 88

d) dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito

con l'estratto del provvedimento, per l'imputato contumace e per il procuratore generale presso la

corte di appello rispetto ai provvedimenti emessi in udienza da qualsiasi giudice della sua

circoscrizione diverso dalla corte di appello.

3. Quando la decorrenza è diversa per l'imputato e per il suo difensore, opera per entrambi il

termine che scade per ultimo.

4. Fino a quindici giorni prima dell'udienza possono essere presentati nella cancelleria del

giudice della impugnazione motivi nuovi nel numero di copie necessarie per tutte le parti.

L'inammissibilità dell'impugnazione si estende ai motivi nuovi.

5. I termini previsti dal presente articolo sono stabiliti a pena di decadenza.

c. I fatti nuovi

Art. 585 4. Fino a quindici giorni prima dell'udienza possono essere presentati nella cancelleria

del giudice della impugnazione motivi nuovi nel numero di copie necessarie per tutte le parti.

L'inammissibilità dell'impugnazione si estende ai motivi nuovi.

 la Cass. ha precisato che i motivi nuovi devono cmq essere inerenti ai capi ed ai punti che

sono stati enunciati nell’atto di impugnazione. Il riferimento normativo per la pronuncia è stato

Art.167 disp. att. Nuovi motivi della impugnazione già proposta

1. Nel caso di presentazione di motivi nuovi (585 c.p.p.), si applicano le disposizioni dell’art.

164 commi 2 e 3 e devono essere specificati i capi e i punti enunciati a norma dell’art. 581 comma

1 lett. a) del Codice, ai quali i motivi si riferiscono.

d. Il g competente a conoscere l’impugnazione

Tribunale corte di appello

Corte di assise Corte di assise di appello

Tribunale per i minorenni sezione per i minorenni presso la corte di appelo

Gdp tribunale in composizione monocratica

Gip (rito abb. corte d’appello o corte d’appello d’assise

e. La rinuncia all’impugnazione

È un atto con il quale la parte, che ha proposto impugnazione dichiara di non volersene più

avvalere (589). È causa di inammissibilità dell’impugnazione

f. L’inammissibilità dell’impugnazione

Ricevuto l’atto di impugnazione il g ad quem verifica l’ammissibilità dell’imp. e la regolarità

delle notificazioni.

Art. 591. Inammissibilità dell'impugnazione.

1. L'impugnazione è inammissibile:

a) quando è proposta da chi non è legittimato o non ha interesse;

b) quando il provvedimento non è impugnabile; 

c) quando non sono osservate le disposizioni degli articoli 581, 582, 583, 585 e 586; forma,

presentazione, spedizione e termini.

d) quando vi è rinuncia all'impugnazione.

2. Il giudice dell'impugnazione, anche di ufficio, dichiara con ordinanza l'inammissibilità e

dispone l'esecuzione del provvedimento impugnato.

3. L'ordinanza è notificata a chi ha proposto l'impugnazione ed è soggetta a ricorso per

cassazione. Se l'impugnazione è stata proposta personalmente dall'imputato, l'ordinanza è

notificata anche al difensore.

4. L'inammissibilità, quando non è stata rilevata a norma del comma 2, può essere dichiarata in

ogni stato e grado del procedimento. 89

L’impugnazione delle ordinanze predibattimentali o dibattimentali deve essere proposta

soltanto con l’impugnazione della sent., salvo che la legge disponga altrimenti. 90

X. L’appello

1. Considerazioni preliminari

l’appello è:

- È un gravame parzialmente devolutivo la cognizione del g arriva fino ai limiti dei motivi

proposti, ma ha la medesima ampiezza di poteri decisori che caratterizza il g di primo grado.

- È un impugnazione “a critica libera”: non vi sono limiti alle censure che le parti rivolgono

alla sent. e che possono essere di fatto o di diritto e riferirsi ad errori sia in iudicando, sia in

procedendo.

- Il g d’appello conferma, riforma o annulla la decisione impugnata.

Il processo d’appello è un procedimento cartolare. In altri termini , il g di appello “legge” gli

atti probatori del giudizio di primo grado nei limiti delle richieste e dei motivi degli appellanti,

senza, regola, assumere prove.

Se i motivi di appello hanno criticato una questione attinente alla responsabilità dell’imputato, il

g d’appello può prosciogliere anche al di fuori dei motivi di impugnazione.

2. Appello incidentale art. 595

Appello incidentale. Una volta che una parte abbia presentato appello principale, le altre parti

che erano legittimate ad appellare, non lo hanno fatto, hanno la possibilità di proporre appello

incidentale entro 15 gg. dalla comunicazione o notificazione dell’appello principale.

Non si vuole rimettere in termini chi non ha impugnato, ma la sua funzione è quella di integrare

il contraddittorio nel giudizio d’appello. Pertanto, l’appello incidentale si deve limitare ai capi della

decisione oggetto dell’appello principale e ai punti che hanno connessione essenziale con quelli

denunciati nell’appello pr.

Alla stessa ragione è ispirato il quarto comma.

Art. 595. Appello incidentale.

1. La parte che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale entro quindici

giorni da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o la notificazione previste dall'articolo 584.

2. L'appello incidentale è proposto, presentato e notificato a norma degli articoli 581, 582, 583 e

584.

3. L'appello incidentale del pubblico ministero produce gli effetti previsti dall'articolo 597

comma 2; esso tuttavia non ha effetti nei confronti del coimputato non appellante che non ha

partecipato al giudizio di appello. Si osservano le disposizioni previste dall'articolo 587.

4. L'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell'appello principale o di

rinuncia allo stesso.

 sub. 3. Ciò fa cadere il divieto di reformatio in peius che opera, invece, quando appella il solo

imputato. (la ratio potrebbe essere quella di disincentivare le impugnazioni meramente dilatorie

dell’imputato).

Inoltre

Art. 580. Conversione del ricorso in appello. (1)

1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui

sussista la connessione di cui all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello.

 opera quando su almeno un capo è stato proposto appello

 opera anche in caso di reati connessi 91

3. Casi di appello art. 593

La l. 46/2006 aveva modificato il regime di appellabilità delle sent. pronunciate nel giudizio di

primo grado (593). In sintesi era stata eliminata, di regola, la facoltà di appellare la sent. di

proscioglimento.

Le successive decisioni della Corte hanno ripristinato tale facoltà. Tuttavia, da tutto ciò è

derivato un sistema complesso e sbilanciato:

a. Appello contro le sent. di condanna.

1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico

ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna.

3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena

dell'ammenda. da intendersi come pene originaria e non sostitutiva della detenzione.

 la regola generale della possibilità di impugnare subisce quindi delle eccezioni richiamate.

Risultano inappellabili:

- Quella richiamata nel 3° comma.

- Art. 448, co. 2. Applicazione della pena su richiesta

- Art. 579. Non si può proporre appello contro la sola misura di sicurezza quando la parte non

ha impugnato agli effetti penali un altro capo della sent. di condanna; sull’impugnazione

contro la sola misura di sicurezza decide il tribunale di sorveglianza.

- Art. 448, co. 3. Il solo p.m. non può proporre appello contro la condanna pronunciata nel

giud. abb., ma ha tale potere quando il g nella sent. ha modificato il reato.

b. Appello contro le sentenze di proscioglimento

Il codice del 1988 non offriva una soddisfacente tutela all’imputato prosciolto, in primo grado, se

il p.m. proponeva appello. L’imputato non aveva il diritto di ottenere la rinnovazione dell’istruzione

per contrastare i motivi di appello presentati dal p.m (in quanto procedimento cartolare); e non

aveva il diritto di far convocare l’accusatore per dimostrarne la scarsa credibilità e attendibilità.

Tale situazioni appariva insostenibile da parte di giuristi di opposte tendenze ideologiche avallati

anche dalla Cass. Tuttavia, le spaccatura si è presentata forte sulle soluzioni escogitate per rimediare

agli inconvenienti lamentati. Soluzioni normativizzate con la l. 46/2006.

La legge aveva infatti accolto l’opzione che poneva la regola generale dell’inappellabilità delle

sent. di proscioglimento, sia per il p.m. sia per l’imputato, salvo un caso eccezionale previsto

dall’art. 593 co.2: presenza di una nuova prova decisiva. L’unica via, fuori da questo, per appellare

il proscioglimento rimaneva il ricorso per cass., i cui motivi di ricorso erano stati peraltro

contestualmente aumentati.

La sent. 26/2007 ha dichiarato incostituzionale il divieto posto al p.m. di appellare in caso di

proscioglimento. La corte ha argomentato partendo dal principio di parità delle armi (art. 111 co.2

Cost). La diseguaglianza è apparsa alla corte irragionevole perché l’imputato poteva appellare la

“soccombenza” (e cioè la condanna”), mentre altrettanto non poteva fare il p.m. (cioè il

proscioglimento).

La corte ha quindi eliminato tale divieto (art. 1 l. 46/2006) per il e ripristinato la situazione

precedente. Non è mancata, tuttavia, di sottolineare che il processo d’appello così come formulato

presente delle garanzie diminuite per l’imputato sul piano del contraddittorio.

Inoltre il ripristino vi è stato solo per il p.m., per l’imputato invece rimane la possibilità di

impugnare il proscioglimento solo per nuova e decisiva prova. La situazione era tale che l’imputato

non poteva lamentare errori di merito nei confronti di quelle sentenze di proscioglimento che

avevano riconosciuto implicitamente la sua responsabilità penale (es. perdono giudiziale), o che

erano cmq pregiudizievoli sul piano civilistico (il fatto non è previsto dalla legge come reato).

Queste limitazioni sono state ritenute con sent. 85/2008 tali da provocare una disparità non

giustificata e non ragionevole rispetto al p.m., che nel frattempo, aveva riottenuto la possibilità di

92

impugnare il proscioglimento. Dichiarando l’illegittimità dell’art. 1 della l. 46/2006. La corte ha

quindi ripristinato la situazione ante-riforma.

Oggi quindi vi sono solo singoli casi di inappellabilità del proscioglimento:

1 proscioglimento nel rito abbreviato

a. Art. 443

b. Art. 449 sentenza predibattimentale pronunciata in mancanza di una opposizione del p.m. o

dell’imputato.

c. responsabile civile e persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

Possono proporre appello, in virtù del richiamo operato dall’art. 575: L'impugnazione è

proposta col mezzo che la legge attribuisce all'imputato, contro:

le disposizioni della sentenza riguardanti la responsabilità dell'imputato e

o contro quelle relative alla condanna di questi e del responsabile civile alle

o restituzioni, al risarcimento del danno e alla rifusione delle spese processuali .

d. Appello della parte civile

Per la parte civile l’incuranza del legislatore aveva creato il dubbio sulla possibilità di appellare.

Infatti con l. 46 aveva tolto dall’art. 576 l’inciso “con il mezzo previsto dal p.m.” così facendo il

legislatore aveva ottenuto l’effetto opposto al suo intento. Poiché l’art. 576 non attribuisce

espressamente alla parte civile il potere di appello, in base al principio di tassatività la parte civile

non avrebbe potuto proporre tale gravame. Sul punto è intervenuta la Cass. che ha rimediato alla

“macroscopica divaricazione tra la voluntas legis e l’apparente portata prescrittiva”.

La parte civile può quindi appellare:

- contro i capi della sentenza di condanna che riguardano l'azione civile

- e, ai soli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di proscioglimento

pronunciata nel giudizio

e. appello del querelante

Può proporre appello in caso di sua condanna alle spese e ai danni:

Art. 542. Condanna del querelante alle spese e ai danni.

1. Nel caso di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso,

quando si tratta di reato perseguibile a querela, si applicano le disposizioni dell'articolo 427 per

ciò che concerne la condanna del querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate

dallo Stato nonché alla rifusione delle spese e al risarcimento del danno in favore dell'imputato e

del responsabile civile.

2. L'avviso del deposito della sentenza è notificato al querelante.

4. La cognizione del giudice di appello

Art. 597. Cognizione del giudice di appello.

1. L'appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione del procedimento

limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti.

2. Quando appellante è il pubblico ministero:

a) se l'appello riguarda una sentenza di condanna, il giudice può, entro i limiti della competenza

del giudice di primo grado,

i. dare al fatto una definizione giuridica più grave,

ii. mutare la specie o aumentare la quantità della pena,

iii. revocare benefici,

iv. applicare, quando occorre, misure di sicurezza

v. e adottare ogni altro provvedimento imposto o consentito dalla legge;

b) se l'appello riguarda una sentenza di proscioglimento, il giudice può

i. pronunciare condanna ed emettere i provvedimenti indicati nella lettera a) 93

ii. ovvero prosciogliere per una causa diversa da quella enunciata nella sentenza

appellata;

c) se conferma la sentenza di primo grado, il giudice può applicare, modificare o escludere, nei

casi determinati dalla legge, le pene accessorie e le misure di sicurezza.

3. Quando appellante è il solo imputato, il giudice non può irrogare una pena più grave per

specie o quantità, applicare una misura di sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l'imputato per

una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata né revocare benefici, salva

la facoltà, entro i limiti indicati nel comma 1, di dare al fatto una definizione giuridica più grave,

purché non venga superata la competenza del giudice di primo grado. divieto di reformatio in

peius.

4. In ogni caso, se è accolto l'appello dell'imputato relativo a circostanze o a reati concorrenti,

anche se unificati per la continuazione, la pena complessiva irrogata è corrispondentemente

diminuita.

5. Con la sentenza possono essere applicate anche di ufficio la sospensione condizionale della

pena, la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale e una o più

circostanze attenuanti; può essere altresì effettuato, quando occorre, il giudizio di comparazione a

norma dell'articolo 69 del codice penale.

 il divieto di reformatio in peius non impedisce cmq al g di:

a. di modificare le disposizioni sugli aspetti civili

b. applicare misure di sicurezza obbligatorie ex lege

• La parte civile appella ed il p.m. non appella. In questo caso, poiché quella della parte

civile è un’impugnazione ai soli effetti della responsabilità civile, la sent. non appellata dal p.m.

diventa irrevocabile sotto il profilo penale.

• Il p.m. appella e la parte civile non appella. In questa ipotesi, il g. di appello, che

condanni l’imputato prosciolto in primo grado deve anche decidere sulla domanda per le

restituzioni e il risarcimento del danno. principio di immanenza della costituzione di parte

civile

• Il pm appella e sopravviene l’estinzione del reato. La Corte d’appello e la cass. cmq

decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che

concernono gli interessi civili.

5. Il predibattimento in appello

Art. 601. Atti preliminari al giudizio.

1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 591, il presidente ordina senza ritardo la citazione

dell'imputato appellante; ordina altresì la citazione dell'imputato non appellante se vi è appello del

pubblico ministero, se ricorre alcuno dei casi previsti dall'articolo 587 (effetto estensivo) o se

l'appello è proposto per i soli interessi civili.

2. Quando si procede in camera di consiglio a norma dell'articolo 599, ne è fatta menzione nel

decreto di citazione.

3. Il decreto di citazione per il giudizio di appello contiene i requisiti previsti dall'articolo 429

comma 1 lettere a), f), g) nonché l'indicazione del giudice competente. Il termine per comparire non

può essere inferiore a venti giorni.

4. E' ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile, della persona civilmente

obbligata per la pena pecuniaria e della parte civile; questa è citata anche quando ha appellato il

solo imputato contro una sentenza di proscioglimento.

5. Almeno venti giorni prima della data fissata per il giudizio di appello, è notificato avviso ai

difensori.

6. Il decreto di citazione è nullo se l'imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o

è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dall'articolo 429 comma 1 lettera f). 94

Sempre nel predibattimento viene deciso l’appello sul provv.to in ordine all’esecuzione delle

condanne civili

Art. 600. Provvedimenti in ordine all'esecuzione delle condanne civili.

1. Se il giudice di primo grado ha omesso di pronunciare sulla richiesta di provvisoria

esecuzione proposta a norma dell'articolo 540 comma 1 ovvero l'ha rigettata, la parte civile può

riproporla mediante impugnazione della sentenza di primo grado al giudice di appello il quale, a

richiesta della parte, provvede con ordinanza in camera di consiglio.

2. Il responsabile civile e l'imputato possono chiedere con le stesse forme la revoca o la

sospensione della provvisoria esecuzione.

3. Su richiesta delle stesse parti, il giudice di appello può disporre, con le forme previste dal

comma 1, che sia sospesa l'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale quando

possa derivarne grave e irreparabile danno.

 la sospensione si chiama inibitoria civile

 Le pronunce della Corte di appello a differenze di quelle di primo grado sono, sull’azione

civile, immediatamente esecutive anche senza che il g disponga espressamente.

6. Svolgimento. L’udienza pubblica

Art. 598. Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di appello.

1. In grado di appello si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni relative al giudizio di

primo grado, salvo quanto previsto dagli articoli seguenti.

Art. 602. Dibattimento di appello.

1. Nell'udienza, il presidente o il consigliere da lui delegato fa la relazione della causa.

2

(…) ( )

3. Nel dibattimento può essere data lettura, anche di ufficio, di atti del giudizio di primo grado

nonché, entro i limiti previsti dagli articoli 511 e seguenti, di atti compiuti nelle fasi antecedenti.

4. Per la discussione si osservano le disposizioni dell'articolo 523.

 sub. 1. Primo atto del dibattimento

Art. 603. Rinnovazione dell'istruzione dibattimentale.

1. Quando una parte, nell'atto di appello o nei motivi presentati a norma dell'articolo 585

comma 4, ha chiesto la riassunzione di prove già acquisite nel dibattimento di primo grado o

l'assunzione di nuove prove, il giudice se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli

atti, dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale.

2. Se le nuove prove sono sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, il giudice

dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale nei limiti previsti dall'articolo 495 comma 1.

3. La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale è disposta di ufficio se il giudice la ritiene

assolutamente necessaria.

4. Il giudice dispone, altresì, la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale quando l'imputato,

contumace in primo grado, ne fa richiesta e prova di non essere potuto comparire per caso fortuito

o forza maggiore o per non avere avuto conoscenza del decreto di citazione, sempre che in tal caso

il fatto non sia dovuto a sua colpa, ovvero, quando l'atto di citazione per il giudizio di primo grado

è stato notificato mediante consegna al difensore nei casi previsti dagli articoli 159, 161 comma 4 e

169, non si sia sottratto volontariamente alla conoscenza degli atti del procedimento.

5. sulla richiesta Il giudice provvede con ordinanza, nel contraddittorio delle parti.

6. Alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, disposta a norma dei commi precedenti, si

procede immediatamente. In caso di impossibilità, il dibattimento è sospeso per un termine non

superiore a dieci giorni.

 sub. 1. Rinnovazione dell’istruzione su richiesta di parte: 95

- Qui il termine nuove prove deve essere inteso come prove già note all’interessato, ma non

acquisite in 1° grado.

- Le parti non hanno quindi un diritto alla rinnovazione

 sub. 2. Prove sopravvenute o scoperte. Il g deve effettuarne l’acquisizione se valuta esistenti

i parametri di cui all’art. 190.

 sub. 3. D’ufficio. Riproduce quanto avviene in 1° grado (507)

Il resto dello svolgimento è simile al primo grado.

L’udienza è pubblica.

Esaurita la discussione, il presidente dichiara chiuso il dibattimento ed il collegio si ritira in

camera di consiglio.

7. L’udienza in camera di consiglio

Art. 599. Decisioni in camera di consiglio.

1. Quando l'appello ha esclusivamente per oggetto

a. la specie o la misura della pena, anche con riferimento al giudizio di comparazione fra

circostanze,

b. o l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni sostitutive, della

sospensione condizionale della pena

c. o della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale,

la corte provvede in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127.

2. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la

volontà di comparire.

3. Nel caso di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, il giudice assume le prove in camera

di consiglio, a norma dell'articolo 603, con la necessaria partecipazione del pubblico ministero e

dei difensori. Se questi non sono presenti quando è disposta la rinnovazione, il giudice fissa una

nuova udienza e dispone che copia del provvedimento sia comunicata al pubblico ministero e

notificata ai difensori.

 sub. 1. Oltre i casi indicati da questo comma il collegio provvede in camera di consiglio

a. nei casi indicati dall’art. 600 in ordine ad aspetti civili 3

b. nel caso di appello contro le sent. emesse nel giud. abb. (443 )

 quindi tranne nel caso in cui l’imputato non l’abbia espressamente richiesto la sua presenza

non è necessaria.

 quindi tranne nel caso in cui si debba procedere a rinnovazione dell’istruzione la presenza del

p.m. e dei difensori non è necessaria.

Il concordato in appello. il D.L. 23 maggio 2008, n. 92 (decreto sicurezza), convertito con

modificazioni nella L. 24 luglio 2008, n. 125 ha eliminato i commi 4 e 5 che recitavano:

“4. La corte, anche al di fuori dei casi di cui al comma 1, provvede in camera di consiglio

altresì quando le parti, nelle forme previste dall'articolo 589, ne fanno richiesta dichiarando di

concordare sull'accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di appello, con rinuncia agli altri

eventuali motivi. Se i motivi dei quali viene chiesto l'accoglimento comportano una nuova

determinazione della pena, il pubblico ministero, l'imputato e la persona civilmente obbligata per

la pena pecuniaria indicano al giudice anche la pena sulla quale sono d'accordo.”

“5. Il giudice, se ritiene di non potere accogliere, allo stato, la richiesta, ordina la citazione a

comparire al dibattimento. In questo caso la richiesta e la rinuncia perdono effetto, ma possono

essere riproposte nel dibattimento.”

L’istituto che aveva come ratio quello di risparmiare energie processuali di fatto viene ancora

realizzato. 96

8. Questioni di nullità e natura della giurisdizione d’appello

Art. 604. Questioni di nullità.

1. Il giudice di appello, nei casi previsti dall'articolo 522, dichiara la nullità in tutto o in parte

della sentenza appellata e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado, quando vi è

stata condanna per un atto diverso o applicazione di una circostanza aggravante per la quale la

legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o di una circostanza

aggravante ad effetto speciale, sempre che non vengano ritenute prevalenti o equivalenti

circostanze attenuanti.

2. Quando sono state ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti o sono state

applicate circostanze aggravanti diverse da quelle previste dal comma 1, il giudice di appello

esclude le circostanze aggravanti, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di comparazione e

ridetermina la pena.

3. Quando vi è stata condanna per un reato concorrente o per un fatto nuovo, il giudice di

appello dichiara nullo il relativo capo della sentenza ed elimina la pena corrispondente,

disponendo che del provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le sue determinazioni.

4. Il giudice di appello, se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 179, da cui sia derivata

la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado, la dichiara

con sentenza e rinvia gli atti al giudice che procedeva quando si è verificata la nullità. Nello stesso

modo il giudice provvede se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 180 che non sia stata

sanata e da cui sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di

primo grado.

5. Se si tratta di altre nullità che non sono state sanate, il giudice di appello può ordinare la

rinnovazione degli atti nulli o anche, dichiarata la nullità, decidere nel merito, qualora riconosca

che l'atto non fornisce elementi necessari al giudizio.

6. Quando il giudice di primo grado ha dichiarato che il reato è estinto o che l'azione penale

non poteva essere iniziata o proseguita, il giudice di appello, se riconosce erronea tale

dichiarazione, ordina, occorrendo, la rinnovazione del dibattimento e decide nel merito.

7. Quando il giudice di primo grado ha respinto la domanda di oblazione, il giudice di appello,

se riconosce erronea tale decisione, accoglie la domanda e sospende il dibattimento fissando un

termine massimo non superiore a dieci giorni per il pagamento delle somme dovute. Se il

pagamento avviene nel termine, il giudice di appello pronuncia sentenza di proscioglimento.

8. Nei casi previsti dal comma 1, se annulla una sentenza della corte di assise o del tribunale

collegiale, il giudice di appello dispone la trasmissione degli atti ad altra sezione della stessa corte

o dello stesso tribunale ovvero, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini. Se annulla una

sentenza del tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari, dispone la

trasmissione degli atti al medesimo tribunale; tuttavia il giudice deve essere diverso da quello che

ha pronunciato la sentenza annullata.

• La regola del divieto di regresso al primo grado opera nei casi indicati dai commi:

2. In caso di errori sulle circostanze: prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti o sono state

applicate circostanze aggravanti diverse da quelle previste dal comma 1 effettua, se

occorre, un nuovo giudizio di comparazione e ridetermina la pena.

3. In caso di sent. su nuovo fatto o reato concorrente dichiara nullo il relativo capo della

sentenza ed elimina la pena corrispondente e avvisa il p.m.

5. In caso di atti nulli. Provvede alla rinnovazione o decide in merito. 

6. In caso reato è estinto o di azione penale che non poteva essere iniziata o proseguita

ordina, occorrendo, la rinnovazione del dibattimento e decide nel merito.

7. In caso di domanda di oblazione accoglie la domanda e da un termine per il pagamento

• L’eccezione: il regresso al primo grado (nullità della sent.) opera nei casi indicati dai

commi: 97

1. Nei casi :

a. di nullità previste dall’art. 522

b. circostanza aggravante per la quale la legge stabilisce una pena diversa

c. circostanza aggravante ad effetto speciale

sempre che non vengano ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti.

 il comma 8 prevede la regola secondo cui il processo di primo grado deve essere

affidato ad una sezione diversa o ad un giudice diverso

4. Nullità assoluta o intermedia (non sanata), da cui sia derivata la nullità del provvedimento

che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado, la dichiara con sentenza e rinvia

gli atti al giudice che procedeva quando si è verificata la nullità.

9. La sentenza

Di regola il g pronuncia sent. nella quale modifica o conferma la sent. appellata. Solo nei casi

indicati dall’art. 604 procede con l’annullamento 98

XI. Ricorso per cassazione

Da “diritto processuale civile I e II”

La cassazione è nata dal travaglio della rivoluzione francese. In Francia già esisteva il

Conseil des parties, istituito nel 1578 come una sezione speciale del Consiglio del Re, per

assicurare e conservare la legge. Ma l'Assemblea legislativa volle creare qualcosa di nuovo sulla

base della filosofia espressa da Montesquieu prima e Rousseau poi.

Era ben nota la disputa circa la separazione dei poteri a seguito delle antiche lotte tra sovrano

e parlamenti. Il problema della istituenda cassazione si presentò come alternativa tra potere

legislativo e organo giurisdizionale. Si preferì il primo tanto era il timore di chiamare i

componenti della Cassazione "giudici". Ciò di cui si aveva bisogno era un organo che

sorvegliasse il potere giudiziario e non che giudicasse.

Le pronunce della Corte non avendo natura giurisdizionale avevano un effetto solo

annullatorio, potevano soltanto “cassare”.

Art. 111

1. La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Questo principio esprime diverse garanzie:

- Il processo non può che essere regolato dalla legge

- Chiunque, prima o poi, deve poter tutelare in giudizio un proprio diritto nelle forme di un

processo ordinario a cognizione piena.

2. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a

giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Il principio del G terzo ed imparziale è ribadito anche dagli artt. 25 (principio del giudice

naturale precostituito) e 102, 2°c.

3. Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più

breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa

elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la

sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le

persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e

l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e

l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se

non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

4. Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della

prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni

rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da

parte dell'imputato o del suo difensore.

5. La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio

per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto

di provata condotta illecita.

6. Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati [cfr. artt. 13 c.2 , 14 c.2 , 15

c.2 , 21 c.3].

La norma è strettamente connessa al diritto di difesa. La motivazione è l’esplicazione dei

criteri e delle ragioni dell’atto pub. giurisdizionale che costituisce esercizio del potere. Essa può

essere idealmente scomposta nella:

i. Quaestio facti, che è destinata all’accertamento dell’esistenza e del modo di essere dei

fatti storici rilevanti ai fini della decisione

ii. Quaestio iuris, che è destinata all’individuazione della norma da applicare, alla sua

interpretazione ed applicazione, ed alla dichiarazione degli effetti giuridici che la norma

prevede. 99

Con la motivazione il giudice si assume la responsabilità della sua decisione.

Nel nostro ordinamento non tutti i provvedimenti hanno la stessa natura. Nel processo civile

abbiamo:

a. La sentenza sono i provv.ti che concludono il processo in un certo grado. La sent. una

volta pronunziata, esaurisce il potere giurisdizionale del giudice che l’ha emessa.

b. L’ordinanza, deve essere «succintamente motivata» e non può essere impugnata in via

autonoma rispetto alla sentenza. Non esaurisce il potere del giudice.

c. I decreti normalmente non sono motivati. In virtù della previsione costituzionale, si deve

in ogni caso ritenere che, ove il decreto non abbia un contenuto vincolato, esso debba

esser seppur succintamente motivato.

La motivazione dei provv.ti giurisdizionali assolve a due funzioni diverse che la dottrina

identifica con:

i. il controllo extra-processuale. È uno specchio di garanzia che consente alla collettività di

controllare l’operato di quei pubblici funzionari che costituiscono uno dei poteri

fondamentali dello Stato.

ii. il controllo endo-processuale. È lo specchio a posteriori dell’attuazione del diritto

d’azione e di difesa, e di poter far si che le parti possano proiettare questa garanzia nelle

impugnazioni

7. Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale [cfr. art. 13],

pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in

Cassazione per violazione di legge [cfr. art. 137 c.3]. Si può derogare a tale norma

soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra [cfr. art. 103 c.3 , VI

c.2].

Per violazione di legge deve intendersi l’errore di diritto. Ora, nel nostro ordinamento non

vi è, diversamente dai paesi di common law, il vincolo del precedente. Anche le pronunzie della

Cassazione valgono solo per il caso proposto alla sua attenzione. Tuttavia il precedente, sia pure

in modo non vincolante, ha sicuramente un’autorità, che, si potrebbe dire, vale "Non ratione

imperii, sed imperio rationis”, cioè è efficace in quanto persuasivo.

La Cassazione svolge dunque una funzione nomofilattica (nomofilachia = custodia della

norma).

L’art. 65, ordinamento giudiziario r.d. n. 12/1941, afferma, infatti, che “La corte suprema di

cassazione, quale organo supremo della giustizia,

a. assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge,

b. l'unità del diritto oggettivo nazionale,

c. il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni;

d. regola i conflitti di competenza e di attribuzioni,

e. ed adempie gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge”.

Per sentenza deve intendersi qualsiasi provv.to che abbia sostanza di sentenza, in quanto

provv.to che ha la caratteristica di esprimere un giudizio finale idoneo al giudicato.

8. Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione

è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione [cfr. art. 103 c.1,2].

1. In generale

Composizione

La Corte è divisa in sezioni; queste sono composte da un presidente e da 4 consiglieri.

Le sezioni unite sono composte dal primo presidente e da 8 consiglieri. 100

Art. 610. 2. Il presidente, su richiesta del procuratore generale, dei difensori delle parti o anche

di ufficio, assegna il ricorso alle sezioni unite:

- quando le questioni proposte sono di speciale importanza

- o quando occorre dirimere contrasti insorti tra le decisioni delle singole sezioni.

Inoltre l’

Art. 618. Decisioni delle sezioni unite.

1. Se una sezione della corte rileva che la questione di diritto sottoposta al suo esame ha dato

luogo, o può dar luogo, a un contrasto giurisprudenziale, su richiesta delle parti o di

ufficio, può con ordinanza rimettere il ricorso alle sezioni unite.

2. Legittimazione ad impugnare

Art. 607. Ricorso dell'imputato.

1. L'imputato può ricorrere per cassazione contro la sentenza di condanna o di proscioglimento

ovvero contro la sentenza inappellabile di non luogo a procedere.

2. Può, inoltre, ricorrere contro le sole disposizioni della sentenza che riguardano le spese

processuali.

 di non luogo a procedere: salvo che n la stessa sia stato dichiarato che (428 lett. b):

- Il fatto non sussiste

- L’imputato non lo ha commesso

Art. 608. Ricorso del pubblico ministero.

1. Il procuratore generale presso la corte di appello può ricorrere per cassazione contro ogni

sentenza di condanna o di proscioglimento pronunciata in grado di appello o inappellabile.

2. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale può ricorrere per cassazione contro ogni

sentenza inappellabile, di condanna o di proscioglimento, pronunciata dalla corte di assise, dal

tribunale o dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale.

[3. Il procuratore della Repubblica presso la pretura può proporre ricorso per cassazione

contro ogni sentenza inappellabile, di condanna o di proscioglimento, pronunciata dal

pretore o dal giudice per le indagini preliminari presso la pretura.] 1

( )

4. Il procuratore generale e il procuratore della Repubblica presso il tribunale possono anche

ricorrere nei casi previsti dall'articolo 569 e da altre disposizioni di legge.

 sub. 4. L’art. 569 prevede il ricorso in cassazione per saltum

Art. 569. Ricorso immediato per cassazione.

1. La parte che ha diritto di appellare la sentenza di primo grado può proporre direttamente

ricorso per cassazione.

2. Se la sentenza è appellata da una delle altre parti, si applica la disposizione dell'articolo 580.

Tale disposizione non si applica se, entro quindici giorni dalla notificazione del ricorso, le parti

che hanno proposto appello dichiarano tutte di rinunciarvi per proporre direttamente ricorso per

cassazione. In tale caso, l'appello si converte in ricorso e le parti devono presentare entro quindici

giorni dalla dichiarazione suddetta nuovi motivi, se l'atto di appello non aveva i requisiti per valere

come ricorso.

3. La disposizione del comma 1 non si applica nei casi previsti dall'articolo 606 comma 1 lettere

d) (mancata assunzione di una prova decisiva) ed e) (omessa, contraddittoria o illogica

motivazione). In tali casi, il ricorso eventualmente proposto si converte in appello.

4. Fuori dei casi in cui nel giudizio di appello si sarebbe dovuta annullare la sentenza di primo

grado, la corte di cassazione, quando pronuncia l'annullamento con rinvio della sentenza

impugnata a norma del comma 1, dispone che gli atti siano trasmessi al giudice competente per

l'appello.

 è quindi necessario che le parti che vogliano impugnare siano d’accordo sul ricorso in cass.,

altrimenti, prevale il rito l’appello. 101

 sub. 3. La ragione sta nel fatto che se la cass. accogliesse il ricorso, dovrebbe essere disposto

l’annullamento con rinvio; viceversa, proponendo appello si permette al g di secondo grado di

decidere direttamente nel merito e si risparmia un grado di giudizio.

3. I motivi del ricorso per cassazione

Art. 606. Casi di ricorso.

1. Il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi:

a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o

amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri; eccesso di potere

b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si

deve tener conto nell'applicazione della legge penale; errores in iudicando

c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di

inammissibilità o di decadenza; errores in procedendo

d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel

corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma 2; (1)

e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta

dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei

motivi di gravame. (2)

2. Il ricorso, oltre che nei casi e con gli effetti determinati da particolari disposizioni, può essere

proposto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o inappellabili.

3. Il ricorso è inammissibile se è proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge o

manifestamente infondati ovvero, fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609 comma 2, per

violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello.

 sub. c. quindi vi deve essere non solo una mera irregolarità, ma un deve costituire causa di

invalidità

 sub. d.

- in primo luogo deve trattarsi di prova contraria a quella che è stata ammessa.

- In secondo luogo deve essere decisiva

- In terzo luogo deve essere stata richiesta prima o durante l’istruzione dibattimentale; e deve

essere stata riproposta nei motivi di appello.

 sub. e.

a. Mancanza della motivazione. Non si tratta di mancanza formala altrimenti vi sarebbe

nullità ex art. 152. Si tratta di una carenza sostanziale del discorso logico. Sarà carente

quando manca uno degli elementi indicati dall’art. 549 lett. e

e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con

l'indicazione delle prove poste a base della decisione stessa e l'enunciazione delle ragioni

per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie;

b. Manifesta illogicità. La cass. deve controllare la correttezza della inferenza probatoria, e

cioè il rapporto tra la premessa (fatto noto) e conclusioni (fatto accertato). Si ha manifesta

illogicità quando la sent. ha fatto pessimo uso delle massime di esperienza o delle leggi

scientifiche.

All’interno di questa categoria si ritiene si collochi il vizio di contraddittorietà logica:

contrasto fra argomentazioni. Perché il g non ha fatto uso della logica comune, e cioè dei

principi di non contraddizione, di identità, del terzo escluso.

c. Contraddittorietà processuale. Contrasto tra gli atti processuali e la motivazione della sent.

impugnata. ad es. motiva su di una prova non risultante dagli atti (c.d. travisamento degli atti

per invenzione.)

 ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame: tale inciso è

stato inserito con la l. 46/2006. In base al codice originario i vizi dovevano risultare “dal testo del

provvedimento impugnato”. Il legislatore aveva introdotto il limite per una ragione di carattere

pratico poiché, se fosse possibile sindacare tutti gli atti del processo, il giudizio di cassazione si

102


PAGINE

106

PESO

643.75 KB

AUTORE

necmetu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Procedura Penale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Diritto Processuale Penale II, V ed. 2010, di Conso e Grevi consigliato dalla professoressa Galgani. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la fase del giudizio: atti preliminari al dibattimento, l'ammissione della prova e la sua assunzione, l'attività decisoria del giudice e la deliberazione della sentenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PISA, LIVORNO)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher necmetu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Galgani Benedetta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Procedura penale

Riassunto esame Diritto, prof. Marzaduri, libro consigliato Diritto processuale penale, Siracusano
Appunto
Riassunto esame Procedura Penale, prof. Marzaduri, libro consigliato Manuale di Procedura Penale, Conso Grevi, Bargis
Appunto
Riassunto esame Procedura Penale, prof. Galgani, libro consigliato Diritto Processuale Penale I di Conso e Grevi
Appunto
Procedura penale - nascita della Costituzione
Appunto