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Inutilizzabilità - Procedura penale

Appunti di Procedura penale riguardanti nozioni generali sull'inutilizzabilità con particolare ariferimento ai seguenti argomenti trattati: inutilizzabilità, regime giuridico inutilizzabilità, inutilizzabilità derivata, il principio di tassatività vige anche per le inutilizzabilità, rinnovazione... Vedi di più

Esame di Diritto processuale penale docente Prof. G. Di Paolo

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Ma quali divieti sono rilevanti ai fini dell’inutilizzabilità? In particolare ci si

chiede se il divieto deve necessariamente avere la sua fonte in una legge penale

processuale, o può averla anche in norme esterne a quelle di diritto processuale, e

quindi se sia inutilizzabile anche la cd prova illecita nonché quella incostituzionale: la

prima è quella che contrasta con norme di diritto penale sostanziale, la seconda

chiaramente con norme della Cost. In realtà è proprio con riferimento a queste ultime

che si è posto il problema dell’inutilizzabilità. Il vecchio codice del 1930 non

prevedeva una norma corrispondente al nostro art. 191 e perciò non conosceva, in

linea teorica, il concetto di inutilizzabilità come categoria a sé stante. Più volte è

dovuta intervenire la Corte Cost. per chiarire le conseguenze dalla violazione delle

norme costituzionali: in particolare in molte fattispecie essa ha ritenuto di integrare

un’inutilizzabilità del dato probatorio acquisito in violazione di alcune norme

costituzionali, quali quelle che disciplinano la libertà personale (art.13 Cost.),

l’inviolabilità del domicilio (art.14 Cost), la libertà e segretezza della corrispondenza

(art.15 Cost.), la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero (art. 21 Cost.).

Tendenzialmente la prova incostituzionale è inutilizzabile e infatti nel nostro codice,

grazie all’art. 191 e ad altre specifiche disposizioni processuali (quelle in tema di

intercettazioni, di sequestri, ecc), quasi sempre l’inosservanza della norma

costituzionale si converte automaticamente in violazione di un divieto probatorio

previsto dalla legge processuale. Il problema perciò è poco sentito: ad esempio in

tema di intercettazioni se si intercetta senza chiedere l’autorizzazione al g.i.p. si viola

la Cost. sì, ma anche l’art. 277 cpp e questa violazione determina ai sensi dell’art. 271

l’inutilizzabilità delle intercettazioni. Qui il divieto costituzionale si converte in

violazione di un divieto posto dalla legge processuale e il problema è più teorico che

pratico.

Più complessa la situazione per le prove illecite, ossia quelle che integrano un reato in

quanto assunte in violazione di una legge penale sostanziale: ad esempio il testimone

che ha conosciuto informazioni o notizie coperte da segreto d’ufficio (pubblici

ufficiali p.es.) se rivela quelle notizie commette un reato ma non solo, in quanto

fornisce allo stesso tempo una prova illecita. La dottrina è tendenzialmente contraria

a ritenere inutilizzabili le prove illecite perché in realtà gli artt. 201 e 202 cpp

pongono semplicemente un obbligo di astenersi a carico di colui che viene chiamato a

deporre. Le norme di diritto penale sostanziale convertono quella violazione in un

reato. Tuttavia, nel caso specifico, quella norma non vieta di assumere la

testimonianza della persona che si dovrebbe astenere, e quindi la norma processuale

non converte in divieto la norma sostanziale: integra sì un reato ma il giudice

potrebbe utilizzare comunque quella testimonianza per fondare il suo convincimento.

C’è un precedente autorevole che va in senso contrario, molto particolare e che non

ha avuto seguito: S.U. Cass, sent. Carnevale (Carnevale era un giudice autorevole

della Cass che divenne imputato in questo caso). In questo processo in cui una prova

era costituita dalla testimonianza di giudici che avevano violato il segreto d’ufficio

della camera di consiglio, la Cass ha ritenuto che quella testimonianza fosse

inutilizzabile in quanto prova illecita (il caso specifico può aver pesato sulla decisone

in quanto riguardava un giudice di alto livello).

La dottrina invece non ha ritenuto opportuno assimilare la prova illecita ad un’ipotesi

di inutilizzabilità, perciò se non vi è un divieto processuale in cui la prova illecita si

possa convertire questa non è processualmente inutilizzabile.

Regime giuridico inutilizzabilità

L’art. 191 comma 2 ci dice che l’inutilizzabilità è rilevabile, anche d’ufficio, in ogni

stato e grado del processo. La norma non dice se quella violazione è sanabile o meno,

a differenza delle nullità. Ecco perché la dottrina è concorde nel ritenere che l’atto

probatorio inutilizzabile non sia sanabile. Inoltre specifica che in conseguenza di

questo, la prova inutilizzabile non è rinnovabile; ma queste affermazioni non sono per

niente consequenziali.

Se vi è sanatoria non vi può essere nullità. La sanatoria infatti si pone su un piano

simmetrico rispetto alla rinnovazione: quest’ultima ha un senso solo se vi è una

dichiarazione di invalidità. Non si rinnova l’atto che si sana, gli effetti di quell’atto si

consolideranno nel tempo se la dichiarazione di invalidità viene fatta prima che l’atto

si sani. Non si può dire che essendo insanabile la prova inutilizzabile non è

rinnovabile. Ad esempio se viene dichiarata l’inutilizzabilità di una testimonianza di

chi è incompatibile è ovvio che quella testimonianza non si potrà rinnovare perché

sarebbe sempre inutilizzabile, ma nulla esclude che col tempo cessi l’incompatibilità

(p.es ha ricevuto sentenza irrevocabile di proscioglimento). Sarà rinnovabile se viene

meno il vizio che ha determinato l’inutilizzabilità, una volta che venga dichiarata

l’inutilizzabilità.

Fino a quando è rilevabile questo vizio?

La norma dice in ogni stato e grado del procedimento, quindi è sempre rilevabile,

anche quando non sarebbe più rilevabile una nullità assoluta: per queste infatti il

giudicato funge sicuramente da sanatoria, ma non per l’inutilizzabilità. Secondo la

dottrina infatti neanche il giudicato sana l’inutilizzabilità. Sicuramente quest’ultima è

più grave delle nullità perché mentre per le nullità assolute è l’annullamento con

rinvio che funge da preclusione alla rilevazione (nel giudizio di rinvio non si possono

rilevare le nullità anche assolute formate nei giudizi precedenti), per l’inutilizzabilità

l’art. 627 non dice nulla; da ciò si deduce che l’inutilizzabilità si può rilevare in sede

di rinvio perciò questa si perpetua anche oltre l’annullamento con rinvio. Sicuramente

trattasi di una forma di patologia processuale più grave della nullità assoluta.

Ma addirittura si può rilevare anche dopo il giudicato, come sostiene la dottrina? E’

da escludere, il giudicato sana anche l’inutilizzabilità. È infatti impensabile che in

sede esecutiva si possa rilevare l’inutilizzabilità (dopo che la sentenza è passata in

giudicato non posso dire che quel testimone era incompatibile). C’è un equivoco di

fondo nell’affermare che possa rilevarsi anche dopo il giudicato: ed è causato dalla

previsione che questo vizio possa essere rilevato anche in altri procedimenti.

Supponiamo che nel procedimento A venga assunta la testimonianza di chi è

incompatibile ed esso si chiuda con una sentenza passata in giudicato; nel

procedimento B a carico dell’imputato viene acquisito il verbale della testimonianza

resa nel procedimento A(circolazione probatoria): essa era inutilizzabile e lo sarà

anche nel procedimento B: onere delle parti o del giudice sarà quello di portarla alla

luce. Non c’è dubbio che la prova sarà inutilizzabile negli altri procedimenti, in

quello coperto da giudicato invece no perché ormai essa si è sanata.

Inutilizzabilità derivata

Ci si chiede se, come per le nullità, anche per l’inutilizzabilità operi il problema della

derivazione o diffusività. Per le nullità la regola è quella della diffusività, purché gli

atti successivi dipendano da quello dichiarato nullo. In materia probatoria invece

questa dipendenza non si crea mai. Quindi non esiste una possibilità di propagazione

dell’inutilizzabilità alle altre prove. Ad esempio se la testimonianza

dell’incompatibile era inutilizzabile, non per questo diventano inutilizzabili le

testimonianze rese da altri soggetti i cui nomi sono emersi nell’ambito della

testimonianza incompatibile: se quelle verranno regolarmente assunte, saranno

utilizzabili se la prova inutilizzabile è la sola occasione di scoperta delle successive

fonti di prova. Le intercettazioni illegittime o illecite sono sì inutilizzabili, ma se

attraverso queste si dovesse captare una notizia di reato utile per le indagini

diverrebbero il presupposto di ulteriori accertamenti legittimi: quelle non saranno

utilizzabili sul piano processuale ma faranno partire altre indagini pienamente

legittime e utilizzabili. L’inutilizzabilità quindi non si propaga alle prove successive.

In giurisprudenza si è però posto un caso di inutilizzabilità derivata nel rapporto che

intercorre tra perquisizione illegittima e sequestro (la perquisizione per definizione è

rivolta al possibile sequestro). Il legame sembra essere, almeno sul piano normativo,

inscindibile e per questo si è detto che probabilmente opera il fenomeno della

derivazione anche se si tratta di inutilizzabilità: p.es. perquisizione disposta in

assenza di un provvedimento del p.m. ; il conseguente sequestro sarebbe

inutilizzabile. Su questo punto sono intervenute le Sezioni Unite della Cass nel 1996

con la sent. ric. Sala: se già nella perquisizione si programma l’oggetto del potenziale

sequestro definendo a priori le cose da ricercare, se quelle cose si rinvengono esso è

inutilizzabile perché si ritiene sussistente quel rapporto di consequenzialità.

Se la p.g., nel momento in cui effettua la perquisizione, si trova di fronte al corpo del

reato o a cose pertinenti al reato avrà l’obbligo di sequestrare (se non lo facesse

commetterebbe un reato). Qui la consequenzialità tra perquisizione e sequestro viene

interrotta dalla norma che impone di sequestrare. Allora quando opera

l’inutilizzabilità derivata? Posto che secondo le S.U. in quelle ipotesi c’è sempre

l’obbligo del sequestro, è agevole comprendere come non ci sia ma spazio affinchè

operi l’inutilizzabilità derivata. In sostanza si può sempre sequestrare.

Lo stesso avviene per le nullità: e infatti è proprio alle prove che non si applica

questo concetto di derivazione.

Il principio di tassatività vige anche per le inutilizzabilità?

Non c’è dubbio che si debba dare risposta affermativa: si tratta di invalidità

processuali che dovrebbero essere soggette al principio di tassatività, soprattutto in

quanto il codice, di volta in volta, si preoccupa di stabilire o meno se sussiste

l’inutilizzabilità; e quando non lo fa specificamente vi è l’art. 191 che contiene un

criterio alla luce del quale la violazione di un divieto probatorio determina

l’inutilizzabilità. È chiaro che l’interprete si può muovere facilmente per ampliare i

casi di inutilizzabilità, ma è pur sempre il legislatore a doverli prevedere, se pur in

forma sintetica, coma fa l’art. 191 (non necessariamente con una norma specifica).

Fino al 1996 si riteneva che l’inutilizzabilità potesse essere dichiarata solo nella fase

del giudizio: si trattava di una sanzione a presidio della correttezza del convincimento

giudiziale, che quindi non poteva essere dichiarata durante le indagini e in particolare

con riferimento a pronunce incidentali che si hanno durante le indagini. Il problema si

è posto soprattutto per l’inutilizzabilità delle intercettazioni ai fini dell’adozione di un

provvedimento cautelare. Si ritiene, dando risposta negativa, che il giudice a cui

viene chiesta una misura cautelare (il g.i.p.) non possa sindacare l’utilizzabilità delle

intercettazioni che rappresentano il presupposto probatorio della sussistenza dei gravi

indizi di colpevolezza.

Successivamente si distinse tra inutilizzabilità sostanziali e formali: ad esempio

manca il decreto autorizzativo (vizio sostanziale), ipotesi questa in cui il g.i.p. potrà

sindacare e ritenere inutilizzabili le intercettazioni; se invece il decreto non è

correttamente motivato (vizio formale), quel vizio potrà essere rilevato unicamente in

dibattimento, quando si dovranno utilizzare quelle intercettazioni ai fini del giudizio

sulla responsabilità. (Non rileva solo il vizio di motivazione ma anche l’utilizzo di

impianti diversi da quelli installati presso la Procura della Repubblica ad esempio).

Nel 1996 le S.U. hanno finalmente ritenuto che questo vizio si possa dichiarare anche

durante le indagini preliminari, senza alcuna distinzione tra inutilizzabilità formali e

sostanziali. Pensiamo alle dichiarazioni rese da un informatore di p.g. : oggi ai sensi

dell’art. 203 questi soggetti, i quali rimangono nell’anonimato sia per tutelare la

segretezza investigativa sia per tutelare la loro persona, rendono dichiarazioni

inutilizzabili poiché l’art. 203 viene espressamente richiamato dall’art. 267 in tema di

intercettazioni per cui anche per valutare la sussistenza dei gravi indizi di reato,

presupposto delle intercettazioni, non si può tener conto delle notizie riferite dagli

informatori di p.g. , a meno che non vengano sentite le fonti dirette di conoscenza: se

è l’unica fonte, la p.g. farà uscire dall’anonimato il soggetto che verrà sentito o come

indagato di reato connesso o collegato o come testimone (spesso gli informatori

infatti sono coinvolti in altre indagini).

Come può essere rilevato questo vizio?

Le modalità sono varie. Se l’inutilizzabilità si verifica in dibattimento il giudice può

dichiararla e può disporre la rinnovazione della prova. Ma può anche non essere

rilevata in primo grado pur sussistendo già in questa fase ed essere rilevata d’ufficio

in grado d’appello, dichiarando l’inutilizzabilità e disponendo la rinnovazione se

necessaria e possibile. Nel ricorso per cassazione vi è uno specifico motivo:

violazione di norme processuali previste a pena di inutilizzabilità (e anche di nullità).

La giurisprudenza ritiene che l’inutilizzabilità debba essere denunciata con il riscorso

per cassazione; in questo modo però sminuisce l’art. 191 comma 2 nella parte in cui

prevede che possa essere rilevata anche d’ufficio. La Cass tende a escludere che il

vizio possa essere rilevato quando il ricorrente non specifichi, nei motivi di ricorso,

che è stata violata una norma processuale a pena di inutilizzabilità.

Cosa accade se la Corte rileva il vizio? Non è detto che, rilevato il vizio, annulli la

sentenza. In Cassazione si celebra un giudizio di legittimità e per di più in quella

sede non era possibile sindacare il travisamento del fatto: oggi invece sì grazie alla

legge Pecorella che ha consentito alla Corte di sindacare gli atti del processo

accertando che il giudice di merito non ha valutato una prova agli atti ovvero ha

valutato prove non esistenti tra gli atti, purché vengano indicati dal ricorrente.

L’inutilizzabilità non soffre di questi vizi perché la Cass può avere un accesso

illimitato agli atti del fascicolo del dibattimento (verifica se il decreto di

autorizzazione alle intercettazioni è adeguatamente motivato p.es.). La verifica

dell’inutilizzabilità, purché indicata, è sbilanciata da alcuni limiti circa l’accesso agli

atti ben potendo accedere all’intero fascicolo. Non è però sufficiente che rilevi il

vizio per poter annullare la sentenza, ma dovrà effettuare la cd prova di resistenza

ossia verificare se eliminato il materiale probatorio inutilizzabile quella motivazione

possa comunque reggere: in tal caso dichiarerà l’inutilizzabilità ma non annullerà.

Se invece, venuta meno la prova inutilizzabile, si determina un ribaltamento dell’esito

decisorio la Cass annulla con rinvio al giudice di merito che sarà tenuto a riformarla

ed eventualmente anche rinnovare la prova.

INAMMISSIBILITA’

È la terza specie di invalidità e riguarda gli atti qualificabili come domande (a volte

ricorre anche per le prove).

N. B. Non si deve confondere l’ammissibilità delle prove con l’inammissibilità specie

di invalidità. Le prove prima di essere acquisite devono essere ammesse ai sensi degli

artt. 190 e 190bis ma questo giudizio di ammissione nulla ha che vedere con la

fattispecie di invalidità.

Anche in tema di inammissibilità vige il principio di tassatività, per cui solo la legge

o espressamente o in modo implicito ma inequivocabile qualifica una domanda

inammissibile; rimane il fatto che solo per le nullità vi è una previsione esplicita,

l’art. 177.

A volte essa si presenta come caratterizzazione stessa della domanda per cui troviamo

una qualificazione espressa di inammissibilità, altre volte compare sul piano

normativo come una qualificazione o come il contenuto di un provvedimento

giurisdizionale che dichiara inammissibile la domanda. Pensiamo alle liste

testimoniali che sono inammissibili quando non indichino le circostanze su cui dovrà

vertere l’esame (art. 468). Altre volte invece la norma si preoccupa di riferirla alla

pronuncia giurisdizionale: ad esempio l’impugnazione viene indicata inammissibile

dal giudice ad quem e infatti l’art. 591 ci dice che il giudice pronuncia

l’inammissibilità dell’impugnazione quando è priva di alcuni requisiti quali i motivi,

è presentata dopo la scadenza dei termini, è presentata presso un giudice diverso da

quello competente a ricevere l’impugnazione, ecc. L’inammissibilità quindi si collega

all’inosservanza di requisiti formali: di volta in volta, in virtù di quella specifica


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Procedura penale riguardanti nozioni generali sull'inutilizzabilità con particolare ariferimento ai seguenti argomenti trattati: inutilizzabilità, regime giuridico inutilizzabilità, inutilizzabilità derivata, il principio di tassatività vige anche per le inutilizzabilità, rinnovazione della prova.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Di Paolo Gabriella.

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