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Anche la perquisizione di per sé non è una prova: prova diventa l’eventuale acquisizione

del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato conseguenti alla perquisizione.

Essa può essere disposta:

- quando vi è fondato motivo di ritenere che taluno occulti sulla persona il corpo del reato

o cose pertinenti al reato (perquisizione personale) ;

- quando vi è fondato motivo di ritenere che tali cose si trovino in un determinato luogo

oppure che, in un determinato luogo, sia possibile procedere all’arresto dell’imputato o di

persona evasa (perquisizione locale) (art. 247).

La perquisizione è disposta con decreto motivato (comma 2).

L’autorità giudiziaria può procedere personalmente ovvero disporre che l’atto sia

compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria delegati con lo stesso decreto (comma 3).

Come nell’ispezione personale, l’interessato ha diritto di farsi assistere da persona di sua

fiducia. Trattandosi di attività che interessa una certa intimità, il legislatore ha voluto

tutelare il principio costituzionale del rispetto della dignità e libertà personale.

Vi sono, poi, limiti alla perquisizione personale, in quanto non può essere operata in

danno di soggetti che godono certi privilegi: come, ad es. : i difensori, presso i cui uffici sia

le perquisizioni, sia le ispezioni sono consentite solo con il rispetto delle “garanzie di

libertà”, opportunamente previste dall’art. 103 :

- quando essi sono imputati;

- per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose o persone

determinate;

- dietro avviso, da parte dell’autorità giudiziaria, del consiglio dell’ordine forense del luogo,

perché il presidente o un consigliere da questo delegato possa assistere alle operazioni.

Per perquisizione locale si intende quell’attività di ricerca del corpo del reato o di cose ad

esso pertinenti effettuata in un qualsiasi immobile. Trattandosi di ricerca locale, la copia

del decreto di perquisizione locale è consegnata a chi ha il possesso o la detenzione dello

stesso (art. 250).

Da ultimo, per le perquisizioni locali, sono previsti anche limiti temporali perché, salvo

casi eccezionali, non possono essere iniziate prima delle ore 7 e dopo le ore 20 (art. 251).

Il sequestro

Il nuovo codice distingue il sequestro c.d. “probatorio”, diretto alla ricerca della prova (artt.

253 e ss.), dal sequestro “conservativo” (artt. 316- 320) e dal sequestro “preventivo” (artt.

321 e ss. , che sono misure cautelari reali). 46

Il sequestro probatorio è il mezzo attraverso il quale l’autorità giudiziaria, con decreto

motivato, dispone che venga acquisito il corpo del reato o le cose attinenti al reato che

siano necessari ai fini dell’indagine preliminare in corso.

In genere, il sequestro è conseguente alla perquisizione perché spesso scaturisce da

un’indagine per l’appunto diretta ad acquisire il corpo del reato e le cose a questo

pertinenti, attraverso una perquisizione di luoghi o su persone.

L’art. 253, al fine di circoscrivere questo mezzo di ricerca della prova, determina il concetto

di corpo del reato. Si tratta delle cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato

commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.

Il sequestro, come la perquisizione e come l’ispezione, è disposto dall’autorità giudiziaria

(e quindi anche dal p.m.) con decreto motivato.

Come per il sequestro preventivo, e come per quello conservativo, anche per il sequestro

probatorio, sia l’imputato sia il terzo, presso il quale il sequestro è effettuato, hanno la

possibilità di chiedere al Tribunale della libertà il riesame del provvedimento con il quale

il sequestro è stato disposto (art. 257, tutela data al cittadino nei confronti del

provvedimento adottato dall’autorità giudiziaria).

Vi sono poi una serie di limiti soggettivi e oggettivi ai sequestri, nelle ipotesi tipicizzate di

sequestro di corrispondenza (art. 254 : negli uffici postali o telegrafici è consentito

procedere al sequestro di lettere, pacchi e altri oggetti di corrispondenza che l’autorità

giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere spediti dall’imputato o a lui diretti, anche

sotto nome diverso o per mezzo di persona diversa), presso banche (art. 255: l’autorità

giudiziaria può procedere al sequestro presso banche di documenti, titoli, valori, somme

depositate in c.c. quando abbia fondato motivo di ritenere che siano pertinenti al reato,

sebbene non appartengano all’imputato o non siano iscritti al suo nome).

Nell’art. 256 è previsto il dovere di esibizione, a carico dei ministri di confessioni religiose,

di avvocati, investigatori, consulenti tecnici, notati, medici e i chirurghi, i quali devono

consegnare, all’autorità giudiziaria, gli atti e i documenti di cui sono in possesso per

ragioni della loro funzione, salvo che si tratti di segreto di Stato ovvero di segreto

inerente al loro ufficio o professione.

In questo articolo sono previsti i limiti che incontra il mezzo di ricerca della prova in

esame, in presenza di atti o documenti coperti dal segreto di ufficio o di Stato.

Pertanto, poiché il sequestro potrebbe violare il segreto di atti e documenti, le persone

tutelate a salvaguardia del loro segreto (professionale o d’ufficio), se sono invitate a

consegnare gli atti e i documenti in loro possesso, possono opporre per iscritto che si tratta

di segreto di Stato, di ufficio o professionale. 47

L’autorità giudiziaria che dubiti della fondatezza del segreto opposto e che ritenga il

documento indispensabile, può disporre ulteriori indagini e, all’esito delle stesse, se risulti

infondata l’opposizione, può disporre il sequestro (dovere di esibizione e segreti, art. 256).

Le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o alla segreteria. Quando ciò

non sia possibile o non opportuno, l’autorità giudiziaria dispone che la custodia avvenga

in luogo diverso, determinandone il modo e nominando un altro custode (art. 259).

Quando non è necessario mantenere il sequestro ai fini della prova, le cose sequestrate

sono restituite a chi ne abbia diritto, anche prima della sentenza (art. 262).

Le intercettazioni telefoniche

Per intercettazione si intende comunemente la captazione, mediante l’impiego di

strumenti meccanici o elettronici, di una comunicazione o conversazione riservata, quando

la captazione medesima è operata in modo clandestino da soggetto terzo rispetto agli

interlocutori.

Si tratta di una materia assai delicata, in quanto investe un diritto costituzionalmente

protetto: la “libertà e segretezza delle comunicazioni” (art. 15 Cost.), ed il “diritto alla

segretezza della corrispondenza”.

Tale circostanza ha indotto il legislatore a prevedere che il procedimento di ammissione

dell’intercettazione richieda due distinti provvedimenti, uno del p.m. ed uno del giudice

per le indagini preliminari.

Di regola, infatti, prima di disporre l’intercettazione, il p.m. deve richiedere

l’autorizzazione al giudice per le indagini preliminari che la concede, con decreto

motivato, se ne accerta la sussistenza dei presupposti (art. 267).

Solo dopo l’autorizzazione del giudice, il p.m. , con proprio decreto, dispone

l’intercettazione, indicandone le modalità e la durata.

Nei casi d’urgenza (ove vi sia fondato motivo di ritenere che il ritardo possa pregiudicare le

indagini), peraltro, il p.m. dispone (direttamente) l’intercettazione con decreto motivato,

che va comunicato immediatamente e comunque non oltre le 24 ore al gip il quale nelle

48 ore dal provvedimento deve convalidare, con decreto motivato, il provvedimento del

p.m. (art. 267, comma 2).

L’art. 266 cpp elenca tassativamente quali sono le fattispecie per le quali è ammesso questo

particolare mezzo di ricerca della prova.

L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di

telecomunicazione (telefono, fax, telegramma, videotelefono) è consentita nei

procedimenti relativi ai seguenti reati: 48

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione

superiore nel massimo a cinque anni;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della

reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, molestia o disturbo

alle persone col mezzo del telefono;

f bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale (pornografia

minorile- sfruttamento della prostituzione – turismo sessuale in danno di minori).

L’art. 266 comma 2 stabilisce che: è consentita la possibilità di intercettare anche

comunicazioni fra presenti (le c.d. “intercettazioni ambientali”) negli stessi casi in cui è

consentita l’intercettazione telefonica.

Tuttavia, qualora queste avvengano in abitazioni private, l’intercettazione è consentita

solo se vi è fondato motivo di ritenere che in quella abitazione si stia svolgendo l’attività

criminosa.

Tale limite è ovviamente connesso con l’esigenza di tutela della riservatezza e della vita

privata della persona (una tale limitazione della libertà personale trova giustificazione

nelle superiori esigenze di giustizia).

Il provvedimento con il quale il giudice dispone l’intercettazione telefonica deve assumere

la forma di un decreto motivato, sulla base di un duplice presupposto:

- l’esistenza di gravi indizi di reato e

- le valutazioni secondo cui l’accertamento a mezzo intercettazione sia assolutamente

indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale (art.

268).

Le operazioni possono essere compiute esclusivamente per mezzo degli impianti installati

nella procura della Repubblica. Quando tali impianti risultano insufficienti o inidonei ed

esistono eccezionali ragioni d’urgenza, il p.m. può disporre il compimento delle

operazioni mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria

(comma 3).

Il legislatore ha inteso anche limitare la durata delle intercettazioni. Esse non possono

superare i 15 gg. , salvo proroghe autorizzate dal gip.

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Sono state tenute in vita, all’atto dell’entrata in vigore del codice, le intercettazioni

telefoniche preventive in tema di misure contro la delinquenza mafiosa, in virtù delle quali

il Procuratore della Repubblica del luogo può autorizzare intercettazioni di comunicazioni

o ambientali per attività di prevenzione e di informazione in ordine a determinati delitti.

Il risultato di queste intercettazioni preventive non ha alcun valore processuale.

Ancora, di recente, la l. 23 dicembre 1993 n. 547, allo scopo di modificare ed integrare la

disciplina penalistica in tema di “criminalità informatica”, ha introdotto l’art. 266 bis, che

consente l’intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche.

La volontà del legislatore è stata quella di permettere le intercettazioni di dati o messaggi

provenienti da sistemi di trasmissione inviati a distanza anche diversi tra loro (via cavo, via

satellite, via radio).

L’art. 12 della stessa legge poi ha apportato modifiche all’art. 268, introducendo il comma

3 bis, che consente al p.m. , quando si tratti di intercettazione di comunicazioni

informatiche o telematiche, di disporre che le operazioni siano compiute anche mediante

impianti appartenenti a privati.

Norma di chiusura è quella che dispone “divieti di utilizzazione” delle intercettazioni

eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge. Non possono essere utilizzate le

intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone che conoscono fatti

in ragione del loro ministero, ufficio o professione (art. 271).

Infine gli artt. 268, 269 e 270 stabiliscono regole precise in ordine alle modalità di

registrazione e trascrizione delle intercettazioni, attraverso un meccanismo che consente

alle parti di prendere cognizione delle intercettazioni operate e di estrarne copia. Le

trascrizioni così operate vanno poi inserite nel fascicolo del dibattimento.

Art. 269: i verbali e le registrazioni sono conservati integralmente presso il p.m. che ha

disposto l’intercettazione.

Art. 270: i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti

diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per

l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

PUNTI FERMI IN TEMA DI PROCEDIMENTO PROBATORIO

Effettività del contraddittorio e diritto alla prova

Il “principio del contraddittorio” comporta la partecipazione delle parti alla formazione

della prova (nuovo comma 4 dell’art. 111 Cost. recita: il processo penale è regolato dal

principio del contraddittorio nella formazione della prova).

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In base al comma 3 dell’art. 111 Cost. (diritto alla prova) l’accusato ha la facoltà di

interrogare o di far interrogare davanti al giudice le persone che rendono dichiarazioni a

suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle

stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore

(solo il diretto interessato è normalmente in grado di rilevare la falsità di una circostanza

narrata dal teste dell’accusa, di suggerire domande e/o proporre verifiche, così portando

un contributo di conoscenze rilevanti per la ricostruzione del fatto storico).

Il nuovo comma 5 dell’art. 111 Cost. ha tipizzato le situazioni eccezionali nelle quali è

possibile derogare al principio del contraddittorio. La norma è così formulata: la legge

regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per

consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di

provata condotta illecita.

Il “principio di parità delle armi” impone che le parti siano in grado di fronteggiarsi

attivamente, collocate su posizioni tendenzialmente omogenee: posto che è l’accusa a

formulare il tema che ha il compito di dimostrare e su cui la difesa ha l’onere di

contraddire, i poteri della seconda devono essere simmetricamente commisurati a quelli

della prima, in forma di reciprocità, ovvero di idoneità degli uni a controbilanciare gli altri

in funzione delle opposte prospettive.

Per poter funzionare il sistema accusatorio deve permettere alle parti di ricercare le prove.

Nessuno meglio della parte è in grado di comprendere quali siano gli elementi idonei a

convincere il giudice. Il diritto di indagare è concesso alla parti in tutto il corso del

procedimento, anche durante la fase del giudizio. L’art. 38 disp. att.(disposizioni di

attuazione) riconosce ai difensori delle parti private la facoltà di svolgere investigazioni

per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito e di conferire

con le persone che possono dare informazioni.

Il diritto alla prova implica altresì il diritto ad ottenere l’ammissione dei mezzi di prova

richiesti. Ai sensi dell’art. 190: le prove sono ammesse a richiesta di parte; il giudice è

obbligato ad ammettere i mezzi di prova , escludendo le prove vietate e dalla legge e

quelle che manifestamente sono superflue o irrilevanti.

Il codice prevede espressamente il diritto alla prova contraria. Ove siano stati ammessi i

mezzi di prova richiesti dall’accusa, l’imputato ha il diritto all’ammissione delle prove

indicate a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico (art. 495, comma 2).

L’incidente probatorio (art. 392)

Il cpp, introdotto nel nostro ordinamento nel 1989, è ispirato al modello accusatorio.

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Il principio fondamentale di tale modello è la ripartizione del processo in fasi distinte, con

la separazione tra la fase delle indagini preliminari e quella del dibattimento.

La separazione funzionale tra le 2 fasi comporta che la prova si debba formare nel

dibattimento, nel contraddittorio delle parti dinanzi al giudice.

È escluso, di norma, che gli atti delle indagini preliminari (e dell’ U.P.) possano essere

utilizzati come prova nel dibattimento.

L’istituto dell’incidente probatorio costituisce una deroga al principio della separazione tra

la fase delle I.P. e la fase del dibattimento, in quanto, per mezzo dell’intervento incidentale

del giudice, consente l’acquisizione della prova (con il metodo accusatorio e, dunque, nel

contraddittorio delle parti) nel corso delle I.P.

L’ istituto dell’incidente probatorio fa eccezione alla normativa generale che riserva

l’attività di assunzione delle prove alla fase del dibattimento .

L’incidente probatorio rappresenta la risposta del codice all’esigenza di assumere prove

che andrebbero disperse, se rinviate la dibattimento (elementi di prova che potrebbero

deteriorarsi nel corso del tempo).

Nel corso delle I.P. il p.m. e la persona sottoposta alle indagini (indagato) possono chiedere

al giudice che si proceda con incidente probatorio quando serve:

all’assunzione della testimonianza di una persona, quando vi è fondato motivo di

• ritenere che la stessa non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o

altro grave impedimento;

all’assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, vi è

• fondato motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o

promessa di denaro o di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso;

all’esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità

• di altri;

all’esame delle persone imputate in procedimenti connessi;

• a una perizia o a un esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona, una

• cosa o un luogo il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile;

a una ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di

• rinviare l’atto al dibattimento.

Preposto all’incidente probatorio è il G.I.P. in fase di indagini preliminari e il G.U.P. in fase

di udienza preliminare.

La prova illecita 52

Sotto l’intitolazione “prove illegittimamente acquisite”, l’art. 191 ha introdotto

l’inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione di divieti stabiliti dalla legge,

inutilizzabilità rilevabile anche d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento.

La norma mira a riaffermare il “principio di legalità della prova”: solo le prove acquisite in

modo conforme alle previsioni di legge possono essere utilizzate ai fini della corretta

formazione del convincimento del giudice (inutilizzabili sono la testimonianza estorta

tramite la minaccia delle armi o attraverso la somministrazione di droghe o sotto ipnosi).

La nullità e l’inutilizzabilità sono distinte ed autonome perché scaturiscono da presupposti

diversi. La nullità riguarda sempre e soltanto l’inosservanza di alcune forme

nell’assunzione della prova; l’inutilizzabilità, al contrario, ipotizza la presenza di una prova

vietata perché oggettivamente ed intrinsecamente illecita (preclude in modo assoluto

qualsiasi uso della prova medesima).

Le ipotesi di inutilizzabilità non costituiscono un numero chiuso.

CAP. 19: LE MISURE PRECAUTELARI

Art. 13 Cost. : La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né

qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità

giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità

di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere

comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida

nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

I “provvedimenti provvisori” rientranti nell’art. 13 Cost. e disciplinati dal codice che li

definisce “misure” (art. 381 comma 4), sono essenzialmente 2: l’arresto in flagranza e il

fermo.

Esigenze di tipo pratico hanno fatto sì che questi istituti siano disciplinati fuori del libro 4^

(misure cautelari) e collocati nel libro 5^ (indagini preliminari e udienza preliminare) dove

è compiutamente descritta l’attività del p.m. e della p.g.

Sono definite “misure pre- cautelari” perché rappresentano nella sostanza un’anticipazione

delle misure cautelari vere e proprie disposte dal giudice.

Le relative norme stabiliscono in quali casi e a quali condizioni la p.g. può privare, di sua

iniziativa ed ancor prima dell’intervento del giudice, taluno della libertà personale.

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L’anticipata compressione della libertà personale è giustificata da 2 ordini di ragioni:

esigenze di difesa sociale che richiedono la protezione della collettività dal crimine;

esigenze di ordine processuale relative all’ordinato esercizio dell’azione penale.

L’arresto in flagranza

Art. 382 cpp : E’ in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere un reato

ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa

o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia

commesso il reato immediatamente prima.

Destinataria dell’obbligo come della facoltà dell’arresto è la p.g. , in quanto longa manus

dello Stato incaricata di svolgere una serie di funzioni di estremo rilievo sostanziale e

processuale.

L’arresto di colui che è colto nell’atto di commettere un reato concretizza, in particolare, le

funzioni di impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori e di ricercarne gli

autori, in quanto l’arresto sortisce l’effetto di mettere a disposizione dell’autorità

giudiziaria un soggetto nei confronti del quale sussiste un fumus commissi delicti ( = la

sussistenza di una notevole base probatoria definita in termini di gravi indizi di

colpevolezza) particolarmente concreto.

Il nuovo codice di procedura penale non ha conservato la distinzione tra flagranza e quasi

flagranza (che si riferiva alle ultime 2 ipotesi oggi regolate dal comma 1 art. 382)

parificando del tutto la sorpresa nell’atto di commettere il reato all’inseguimento o alla

sorpresa con cose o tracce del reato.

Non ogni situazione di flagranza determina la necessità o la possibilità dell’arresto.

Non si è in presenza di un astratto favor libertatis, ma di una precisa scelta a tutela di un

bene inviolabile e che la stessa autorità giudiziaria può comprimere solo in via eccezionale:

scelta comprensibile perché non avrebbe senso, ad esempio, ledere la libertà personale di

un soggetto che, avendo commesso un delitto punibile con la sola pena pecuniaria (multa),

mai dovrebbe subire una privazione della libertà in caso di condanna.

L’arresto obbligatorio

L’Art. 380 cpp. delinea i casi di arresto obbligatorio alla luce di 2 criteri: uno di gravità del

delitto (correlata alla misura della pena edittale, cioè stabilita dalla legge; l’arresto non è

mai possibile per un reato contravvenzionale) ; l’altro in relazione alla specificità del delitto

e quindi alla sua inclusione in un elenco nominativo e tassativo (categorie di reato).

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Gli ufficiali e gli agenti di p.g. procedono all’arresto (obbligo) di chiunque è colto in

flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato per il quale la legge stabilisce la

pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel

massimo a venti anni (comma 1).

Anche fuori dai casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria

procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti,

consumati o tentati:

a) Delitti contro la personalità dello stato per i quali è stabilita la pena della

reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci

anni;

b) Delitto di devastazione e saccheggio;

c) Delitti contro l’incolumità pubblica per i quali è stabilita una pena della

reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci;

d) Delitto di riduzione in schiavitù previsto dall’articolo 600, delitto di

prostituzione minorile previsto dall’art. 600-bis, primo comma, delitto di

pornografia minorile previsto dall’art. 600-ter, commi primo e secondo, e

delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione

minorile previsto dall’art. 600-quinquies del codice penale;

e) Delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante (furto di armi,

munizioni o esplosivi);

f) delitto di rapina e di estorsione;

g) delitto di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita,

cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi

da guerra o tipo guerra o di parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine,

nonché di più armi comuni da sparo escluse : bersaglio da sala, a gas, aria

compressa, lanciarazzi, o armi non atte a recare offesa alla persona;

h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

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i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine

costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non

inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;

l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle

associazioni segrete;

l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione organizzazione della

associazione di tipo mafioso;

m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della

associazione per delinquere.

Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza va eseguito se la

querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale o all’agente

di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la

querela l’arrestato è posto immediatamente in libertà (comma 3).

L’arresto facoltativo

Art. 381 :

Gli ufficiali e gli agenti di p.g. hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di

un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della

reclusione superiore nel massimo a tre anni, ovvero di un delitto colposo per il quale la

legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni (comma

1).

Gli ufficiali e gli agenti di p.g. hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in

flagranza di uno dei seguenti delitti (elenco tassativo):

a) Peculato mediante profitto dell’errore altrui; b) Corruzione per un atto contrario

ai dover d’ufficio;

c) Violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale; d) Commercio e somministrazione

di medicinali guasti e di sostanze alimentari nocive; e) Corruzione di minorenne;

f) Lesioni personali; g) Furto;

h) Danneggiamento aggravato;

i) Truffa; l) Appropriazione indebita;

l bis) Offerta, cessione o detenzione di materiale pornografico;

m) Alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti;

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m bis) Fabbricazione, detenzione o uso di documento di identificazione falso.

Nelle ipotesi previste dal presente articolo, si procede all’arresto in flagranza soltanto se

la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto

desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto (comma 4).

Secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente, perchè sia legittimo l’ “arresto

facoltativo in flagranza” non è necessaria la presenza congiunta di entrambi i parametri

suddetti, essendo sufficiente la presenza di uno solo di essi.

Disciplina comune ai due tipi di arresto

Sia per i casi di arresto obbligatorio che per quelli di arresto facoltativo vale il divieto di

arresto in determinate circostanze, quando il fatto appare compiuto in presenza di talune

cause di giustificazione (adempimento di un dovere o esercizio di una facoltà legittima) o

di una causa di non punibilità (art. 385; è il caso, ad es. , del privato che ha ucciso il

rapinatore armato che lo minacciava o del figlio convivente che ha sottratto denaro ai

genitori).

Art. 386 : Doveri della p.g. in caso di arresto o di fermo: Gli ufficiali e gli agenti di p.g. che

hanno eseguito l’arresto o il fermo ne danno immediata notizia al p.m. del luogo dove

l’arresto o il fermo è stato eseguito.

Avvertono inoltre l’arrestato o il fermato della facoltà di nominare un difensore di fiducia

(comma 2) .

Gli ufficiali e gli agenti di p.g. pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del p.m. al

più presto e comunque non oltre le 24 ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo

termine trasmettono il relativo verbale, salvo che il p.m. autorizzi una dilazione

maggiore. (comma 3).

Gli ufficiali e gli agenti di p.g. pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del p.m.

mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo ove l’arresto

o il fermo è stato eseguito (comma 4).

L’arresto o il fermo divengono INEFFICACI se non vengono osservati i termini previsti

dal comma 3 dell’art 386.

Art. 387 : Avviso ai familiari: La p.g. , con il consenso dell’arrestato o del fermato, deve

senza ritardo dare notizia ai famigliari dell’avvenuto arresto o fermo.

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Art. 388 : Interrogatorio: il p.m. può procedere all’interrogatorio dell’arrestato o del

fermato, dandone tempestivo avviso al difensore di fiducia o, in mancanza, a quello

d’ufficio.

Durante l’interrogatorio il p.m. informa l’arrestato o il fermato del fatto per cui si

procede e delle ragioni che hanno determinato il provvedimento, comunicandogli inoltre

gli elementi a suo carico.

Art. 389 : Casi di immediata liberazione dell’arrestato o del fermato: se risulta evidente

che l’arresto o il fermo è stato eseguito per errore di persona o fuori dai casi previsti dalla

legge, o se la misura dell’arresto o del fermo è divenuta inefficace , il p.m. dispone con

decreto motivato che l’arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà.

Secondo l’art. 121 disp. att. cpp. il p.m. può ordinare la liberazione dell’arrestato anche

fuori dei casi previsti nell’art. 389 quando ritiene di non dover richiedere l’applicazione di

misure coercitive.

Art. 390 : Richiesta di convalida dell’arresto o del fermo: entro 48 ore dall’arresto o dal

fermo il p.m. , qualora non debba ordinare l’immediata liberazione dell’arrestato o del

fermato, deve richiedere la convalida al GIP competente in relazione al luogo in cui

l’arresto o il fermo è stato eseguito (comma 1).

Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le 48 ore dal

ricevimento della richiesta dandone avviso al p.m. e al difensore (comma 2).

L’arresto o il fermo diviene INEFFICACE se il p.m. non osserva le prescrizioni del comma

1 (comma 3).

Art. 391: Udienza di convalida: Il GIP tiene l’udienza di convalida in camera di consiglio

con la partecipazione necessaria del difensore dell’arrestato o del fermato (comma 1).

Se il PM compare indica i motivi dell’arresto o del fermo e illustra le richieste in ordine

alla libertà personale (comma 3).

Il giudice procede quindi all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, salvo che questi

non abbia potuto o si sia rifiutato di comparire; sente in ogni caso il suo difensore.

Quando risulta che l’arresto o il fermo è stato legittimamente eseguito e sono stati

osservati i termini previsti dagli articoli 386 comma 3, e 390 comma 1, il giudice

provvede alla convalida con ordinanza (comma 4 ).

58

Se ricorrono le condizioni di applicabilità previste dall’articolo 273 e taluna delle esigenze

cautelari previste dall’articolo 274, il GIP dispone una misura coercitiva (lo stesso giudice

della convalida può disporre la misura cautelare, così di fatto prolungando uno stato di

detenzione che comincia con un titolo, il fermo, e prosegue con un altro, non definitivo ma

di certo meno provvisorio del primo, la misura cautelare appunto).

Se non dispone la misura cautelare, con ordinanza il GIP dispone l’immediata liberazione

dell’arrestato o del fermato (comma 6).

Le ordinanze pronunciate in udienza sono comunicate al p.m. e notificate all’arrestato o

al fermato, se non sono comparsi.

Il GIP pronuncia e deposita l’ordinanza entro 48 ore successive al momento in cui

l’arrestato è stato posto a sua disposizione (comma 7).

Il fermo di indiziato di delitto

Il fermo indica, come l’arresto, una privazione temporanea della libertà personale posta in

essere dalla p.g. (ove il p.m. non possa tempestivamente intervenire) o dal p.m. prima

dell’intervento del giudice.

Diversi, però, sono i suoi presupposti. Il fermo non richiede necessariamente la flagranza,

ma postula l’esistenza:

- dei gravi indizi di colpevolezza;

- del pericolo di fuga dell’indagato;

- il fermo, inoltre, è consentito soltanto in relazione ai delitti più gravi individuati nell’art.

384 con riferimento alla pena edittale (non inferiore a 2 anni nel minimo e superiore a 6

anni nel massimo) o alla natura, genus, del delitto (delitti concernenti le armi da guerra e

gli esplosivi).

La disciplina del fermo è la stessa prevista per l’arresto quanto: al divieto di fermo in

determinate circostanze (art. 385), ai doveri della p.g. in caso di fermo e alla caducazione

ope legis (art. 386), all’avviso del fermo ai familiari (art. 387), all’interrogatorio facoltativo

del fermato da parte del p.m. (art. 388) e all’obbligo di immediata liberazione del fermato

in casi particolari (art. 389).

La ratio dei provvedimenti provvisori (arresto e fermo) è quella di consentire l’intervento

del giudice senza che il tempo necessario per tale intervento venga a pregiudicare la tutela

della collettività: la garanzia della libertà personale impone che detto intervento avvenga in

tempi brevissimi predeterminati per legge, pena la caducazione automatica

59

LE MISURE CAUTELARI

In una materia già contrassegnata dal principio di legalità (art. 13 Cost.: non è ammessa

forma alcuna di restrizione della libertà personale, se non nei soli casi e modi previsti

dalla legge), l’art. 272 introduce una ulteriore garanzia, precisando che: le libertà della

persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni

del titolo 1^, libro 4^.

Le “misure cautelari personali” consistono in limitazioni di libertà personale che possono

essere disposte solo da un giudice (non quindi da parte del p.m.), sia nella fase delle

indagini preliminari, sia in quella processuale.

Art. 273 : Condizioni generali di applicabilità delle misure: Nessuno può essere sottoposto

a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di colpevolezza (giudizio di

alta probabilità della responsabilità dell’indagato).

Nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto in presenza di

una causa di giustificazione (situazioni in cui viene meno l’antigiuridicità del fatto, ad es.

: legittima difesa, stato di necessità) o di non punibilità o se sussiste una causa di

estinzione del reato (impedisce l’applicazione della pena ad un soggetto, ad es. :

prescrizione, remissione della querela) ovvero una causa di estinzione della pena

(paralizza o modifica l’esecuzione di una pena già inflitta con sentenza irrevocabile di

condanna, ad es. : indulto, grazia) che si ritiene possa essere irrogata.

La sussistenza di gravi indizi di colpevolezza è condizione necessaria ma non sufficiente

perché le libertà della persona possano essere limitate per fini di giustizia.

Di qui il configurarsi di 3 pericula libertatis ad evitare i quali il codice consente limitazioni

alle libertà della persona con gravi indizi a carico.

L’art. 274 definisce le 3 situazioni di esigenza cautelare :

- pericolo di inquinamento delle prove, lo scopo è quello di salvaguardare l’integrità delle

fonti di prova in qualunque momento del procedimento;

- pericolo di fuga, quando l’imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli

si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a

due anni di reclusione;

- pericolosità sociale- pericolo di reiterazione di reati, quando, per specifiche modalità o

circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o

dell’imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali,

sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri

60

mezzi di violenza personale o delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di

quello per cui si procede.

Le 3 esigenze cautelari indicate nell’articolo sono alternativamente concorrenti tra loro, nel

senso che, per rendere legittima l’emissione di un provvedimento cautelare, è sufficiente la

sussistenza anche di un solo periculum libertatis.

Art. 275 : Criteri di scelta delle misure: Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della

specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari

da soddisfare nel caso concreto (per evitare il pericolo di fuga può essere sufficiente

l’obbligo di dimora).

Inoltre devono essere osservati due principi indicati nel 2^ e 3^ comma dello stesso

articolo, vale a dire il principio di adeguatezza, secondo cui la misura della custodia

cautelare in carcere deve essere utilizzata come extrema ratio, cioè come misura

eccezionale cui far ricorso soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata, tranne per

i reati di associazione di tipo mafioso in cui essa è obbligatoria, ed il principio di

proporzionalità, secondo cui ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e

alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata. Inoltre, lo stesso articolo, nel comma 4 e

successivi, prevede alcuni casi in cui la custodia cautelare in carcere non può essere

disposta:

1) donna incinta o madre di prole di età inferiore a 3 anni con lei convivente o il padre nel

caso in cui la madre sia deceduta;

2) persona che ha superato l'età di 70 anni;

3) persona affetta da AIDS conclamata;

4) in caso di malattia in fase avanzata;

5) persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma

terapeutico di recupero nell’ambito di una struttura autorizzata, e l’interruzione del

programma può pregiudicare la disintossicazione dell’imputato.

Tipologia delle misure cautelari personali

Le misure cautelari personali si suddividono in:

- misure cautelari coercitive;

- misure cautelari interdittive

Le prime determinano forme di privazione o limitazione della libertà personale.

Appare rilevante evidenziare come “coercitivo” non si identifichi con detentivo.

Le misure coercitive possono suddividersi in:

61

- misure custodiali: che comportano la privazione integrale della libertà di locomozione,

dal momento che devono essere eseguite in luoghi circoscritti; ad es. : la custodia cautelare

in carcere, gli arresti domiciliari e la custodia cautelare in luogo di cura (artt 284- 286) ;

- misure non custodiali: che limitano ma non sopprimono la libertà di locomozione (artt.

281- 283).

L’art. 280 cpp determina le condizioni di applicabilità delle misure coercitive stabilendo

che: Le misure previste in questo Capo possono essere applicate solo quando si procede

per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore

nel massimo a tre anni.

La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati,

per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.

Le misure coercitive sono tassativamente indicate e menzionate in ordine crescente di

afflittività:

- il divieto di espatrio, art. 281 : Il giudice prescrive all’imputato di non uscire dal

territorio nazionale senza l’autorizzazione del giudice che procede.

- l’obbligo di presentazione alla p.g. , art. 282 : Il giudice prescrive all’imputato di

presentarsi a un determinato ufficio di polizia giudiziaria nei giorni e nell’orario stabiliti

dall’ordinanza cautelare.

La misura soddisfa le esigenze del pericolo di fuga di modesta consistenza e della

reiterazione dei delitti, assicurando il controllo sulla reperibilità dell’indagato senza

comprometterne le necessità di vita e lavoro.

- l’allontanamento dalla casa familiare, art. 282 bis : Il giudice prescrive all’imputato di

lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non

accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede. L’eventuale autorizzazione può

prescrivere determinate modalità di visita (comma 1).

Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei

suoi prossimi congiunti, può inoltre prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi

determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di

lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la

frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro (comma 2).

Il giudice, su richiesta del p.m. , può altresì ingiungere il pagamento periodico di un

assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta,

rimangano prive di mezzi adeguati.

- divieto e obbligo di dimora, art. 283: Con il provvedimento che dispone il divieto di

dimora, il giudice prescrive all'imputato di non dimorare in un determinato luogo e di

62

non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede. Con il provvedimento che

dispone l'obbligo di dimora, il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi dal

territorio di un Comune (o di una sua frazione) prescelto dall’indagato/imputato o

imposto dal giudice, tenendo conto delle esigenze di cura, lavoro, vita: all’interno del

Comune determinato la circolazione della persona sottoposta a misura è libera.

Qualora le esigenze da cautelare richiedano un più pregnante controllo, la misura in

questione può assumere modalità esecutive maggiormente gravose mediante

l’imposizione di ulteriori prescrizioni limitative della libertà di circolazione, consistenti

nella reperibilità in determinate fasce orarie o nel divieto di allontanamento

dall’abitazione in specifiche ore della giornata.

- arresti domiciliari, art. 284 : Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari, il

giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro

luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza.

Il p.m. o la p.g. , anche di propria iniziativa, possono controllare in ogni momento

l'osservanza delle prescrizioni imposte all'imputato.

Quando è necessario, il giudice impone limiti o divieti alla facoltà dell'imputato di

comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.

L'imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia cautelare.

L’ordinanza che dispone gli arresti domiciliari può prevedere procedure di controllo

mediante “mezzi elettronici o altri strumenti tecnici”.

Misura coercitiva custodiale privativa della libertà personale, gli arresti domiciliari

occupano, nella progressione graduata delle misure coercitive in ragione della loro

afflittività, il gradino immediatamente inferiore alla custodia in carcere.

- custodia cautelare in carcere, art. 285 : Con il provvedimento che dispone che dispone la

custodia cautelare, il giudice ordina agli ufficiali e agli agenti di p.g. che l'imputato sia

catturato e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a

disposizione dell'autorità giudiziaria.

In conformità con i principi di proporzionalità, personalizzazione delle misure cautelari, la

custodia cautelare in carcere rappresenta la misura maggiormente limitativa della libertà

personale e, pertanto, costituisce la estrema ratio, applicabile soltanto quando ogni altra

misura si riveli inidonea alla salvaguardia delle esigenze cautelari.

Custodia cautelare oggi equivale a privazione della libertà dell’imputato, ma il codice da

rilievo al luogo in cui si attua tale privazione, che può essere il carcere (art. 285) o il luogo

di cura (art. 286). 63

- custodia cautelare in luogo di cura, art. 286 : Se la persona da sottoporre a custodia

cautelare si trova in stato di infermità di mente che ne esclude o ne diminuisce

grandemente la capacità di intendere o di volere, il giudice, in luogo della custodia in

carcere, può disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico

ospedaliero adottando i provvedimenti necessari per prevenire il pericolo di fuga. Il

ricovero non può essere mantenuto quando risulta che l'imputato non è più infermo di

mente.

Misure interdittive

La seconda species del “genus misure cautelari personali” è rappresentata dalle misure

interdittive, categoria introdotta dal codice in sostituzione dell’applicazione provvisoria di

pene accessorie (istituto fortemente sospetto di anticipazione della pena in violazione della

presunzione di non colpevolezza).

Si è in presenza di 3 misure che non incidono sulla libertà personale, ma che ugualmente

limitano le libertà della persona, incidendo su rapporti personalissimi o sulla capacità

lavorativa:

- la sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori (art. 288, la misura determinando

un sostanziale allontanamento tra il presumibile autore e la vittima del reato, si profila

idonea a prevenire il periculum della reiterazione di fatti delittuosi e ad evitare potenziali

inquinamenti probatori realizzabili attraverso pressioni e condizionamenti sul minore);

- la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio (art. 289: la misura mira ad

evitare che l’esercizio dei poteri e delle facoltà connesse alla qualità di pubblico ufficiale o

incaricato di pubblico servizio possa compromettere le esigenze cautelari);

- il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali

(finalità perseguite risultano essere sia la tutela dal rischio di reiterazione dell’attività

criminosa che l’esigenza di tutela dal pericolo di inquinamento probatorio)

L’adozione di queste misure (eventualmente in aggiunta ad una misura coercitiva) è

regolata dalle disposizioni generali già esaminate e presuppone gravi indizi di colpevolezza

e almeno una delle “esigenze cautelari”; possono essere applicate solo quando si procede

per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore

nel massimo a 3 anni (art. 287).

Profili procedurali dell’applicazione ed esecuzione delle misure cautelari

personali 64

Art. 291: Le misure sono disposte su richiesta del p.m. che presenta al giudice competente

gli elementi su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell’imputato e

le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate.

Regola generale è che il giudice non abbia poteri di iniziativa in materia cautelare: in

applicazione del principio “ne procedat iudex ex officio” , il giudice non potrà disporre una

misura, se non gli viene richiesta dal p.m.

Il giudice può adottare una misura diversa da quella sollecitatagli dal p.m. perché è il

giudice che deve valutare il rapporto di idoneità tra la misura, da un lato, e la natura e il

grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, dall’altro , e deve assicurare

il rispetto dei principi di proporzione e adeguatezza.

Una conferma la si trova nella soppressione dell’art. 291 comma 1 bis che circoscriveva il

potere giudiziale di applicare una misura meno grave di quella richiesta.

Art. 292 : Ordinanza del giudice: Sulla richiesta del p.m. il giudice provvede con

ordinanza.

L’ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità, rilevabile anche

d’ufficio:

- le generalità dell’imputato;

- la descrizione sommaria del fatto con l’indicazione delle norme di legge che si assumono

violate;

- l’esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto

la misura disposta;

- l’esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti

dalla difesa;

- la fissazione della data di scadenza della misura (a garanzia della libertà dell’individuo

da eventuali abusi);

- la data e la sottoscrizione del giudice.

L’analitica enunciazione dei requisiti contenutistici del provvedimento applicativo di una

misura cautelare riveste una ineludibile funzione di garanzia, ponendo le condizioni

essenziali per una piena e completa esplicazione del diritto di difesa

dell’indagato/imputato in sede di interrogatorio e di impugnazione del provvedimento.

Art. 293 : Adempimenti esecutivi: compete sempre al p.m. , che si avvale dell’operato della

p.g. , porre in esecuzione i provvedimenti del giudice che limitino la libertà dell’indagato.

65

L’ufficiale o l’agente incaricato di eseguire l’ordinanza che ha disposto la custodia

cautelare consegna all’imputato copia del provvedimento (notifica) e lo avverte della

facoltà di nominare un difensore di fiducia; informa immediatamente il difensore di

fiducia o quello di ufficio e redige verbale di tutte le operazioni compiute.

Il verbale è immediatamente trasmesso al giudice che ha emesso l’ordinanza e al p.m.

Le ordinanze, dopo la loro notificazione o esecuzione, sono depositate nella cancelleria

del giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del p.m. e agli atti presentati con la

stessa.

Art. 294 : Interrogatorio persona sottoposta a misura cautelare: A seguito dell’esecuzione

di un provvedimento cautelare, il giudice (se non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di

convalida dell'arresto o del fermo di indiziato di delitto) è obbligato a svolgere

l’interrogatorio della persona sottoposta alla misura. Questo adempimento ha la funzione

di consentire all’imputato di svolgere un primo atto di difesa e, a pena di decadenza della

misura, deve essere effettuato entro il termine perentorio previsto dalla legge: 5 giorni in

caso di applicazione della misura coercitiva della detenzione in carcere, 10 giorni (dalla

esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione) per tutte le altre misure.

L’importanza di questa occasione di autodifesa concessa all’imputato traspare dall’art. 302

che prevede una causa di estinzione della custodia cautelare per omesso interrogatorio

entro il termine sopra previsto.

L’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il

termine di 48 ore se il p.m. ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare (comma 1

ter).

L’interrogatorio consente al giudice un vaglio immediato della sussistenza e della

persistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, nonché

dell’adeguatezza della misura adottata.

Viene pertanto comunemente designato interrogatorio di garanzia per differenziarlo

dall’interrogatorio a fini investigativi del p.m.

La L. 109/99 ha esteso l’obbligo di interrogatorio, prima previsto nella fase delle indagini

preliminari, fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento.

Nei casi in cui l’ordinanza che dispone la misura cautelare rimanga senza applicazione a

causa della irreperibilità del soggetto destinatario, viene compilato il verbale di vane

ricerche ai sensi dell’art. 295. 66

Art. 296 : Latitanza : E’ latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare,

agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all’obbligo di dimora o a un ordine con cui

si dispone la carcerazione

Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di ufficio

al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell’ordinanza

con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è

notificato al difensore.

Art. 297 : Computo dei termini di durata delle misure: Gli effetti della custodia cautelare

decorrono dal momento della cattura, dell’arresto o del fermo.

Gli effetti delle altre misure decorrono dal momento in cui l’ordinanza che le dispone è

notificata (art. 293).

La nuova disciplina del 3^ comma consente la decorrenza di un unico termine della misura

cautelare, non solo quando le più ordinanze siano emesse per uno stesso fatto, benché

diversamente circostanziato (omicidio aggravato invece di omicidio semplice) o qualificato

(rapina invece di furto aggravato), ma anche nel caso che si riferiscano a fatti diversi (o

connessi) -> divieto della c.d. contestazione a catena.

I termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono

commisurati all’imputazione più grave.

L’ultimo comma dell’art. 297 prevede un’ipotesi diversa: disciplina il caso della persona

detenuta per altro reato o internato per misura di sicurezza. La nuova misura si

sovrapporrà alla precedente nei limiti della compatibilità (custodia in carcere e custodia in

carcere), in caso contrario, gli effetti decorrono dalla cessazione dello stato di detenzione o

internamento.

Art. 298 : In maniera inversa rispetto all’ipotesi disciplinata nell’articolo precedente, la

norma in esame prevede l’esecuzione di un ordine di carcerazione nei confronti di soggetto

sottoposto ad una misura ma non detenuto. In tale caso si determina la sospensione

dell’esecuzione della misura cautelare personale, salvo che gli effetti siano compatibili con

l’espiazione della pena (es. : misura interdittiva della sospensione della potestà di genitori

e la custodia in carcere).

Estinzione delle misure

Art. 299 : Revoca e sostituzione delle misure: Le misure coercitive e interdittive sono

immediatamente revocate quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti (cioè

67

l’emersione di circostanze fattuali idonee a mutare il quadro indiziario o a caducare le

esigenze cautelari), le condizioni di applicabilità ovvero le esigenze cautelari.

Qualora le esigenze cautelari risultino attenuate ovvero la misura applicata non appare

più proporzionata all'entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata, il

giudice sostituisce la misura con un'altra meno grave ovvero ne dispone l'applicazione

con modalità meno gravose (comma 2).

Il p.m. e l’imputato richiedono la revoca o la sostituzione delle misure al giudice, il quale

provvede con ordinanza entro 5 giorni dal deposito della richiesta (comma 3).

Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione delle misure

coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell’imputato, deve sentire il p.m.

Se nei 2 giorni successivi il p.m. non esprime il proprio parere, il giudice procede (comma

3 bis).

Quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del p.m. ,

sostituisce la misura applicata con un’altra più grave ovvero ne dispone l’applicazione

con modalità più gravose (comma 4).

Le cause di estinzione comportano il venir meno di diritto degli effetti della misura.

L’art. 300 (Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze)

disciplina le ipotesi di caducazione automatica (estinzione ope legis = di diritto) delle

misure per effetto dell’emissione di determinate pronunce.

Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente efficacia

quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta:

- l’archiviazione

- ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere

- o di proscioglimento

- quando è pronunciata sentenza di condanna alla quale non consegua l’espiazione della

pena (per estinzione o sospensione condizionale della stessa)

- o che infliggano una pena superiore alla custodia cautelare sofferta.

Art. 301 : Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie: Le misure disposte per le

esigenze cautelari di pericolo di inquinamento delle prove perdono immediatamente

efficacia se alla scadenza del termine previsto dall'ordinanza che disponeva la misura,

non ne è ordinata la rinnovazione. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza,

su richiesta del p.m. , anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli articoli 305 e

308. 68

Quando si procede per reati per il cui accertamento sono richieste investigazioni

particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per

l'elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese, ovvero per reati

per il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagini all'estero, la custodia

cautelare in carcere disposta per il compimento delle indagini non può avere durata

superiore a 30 giorni.

Attraverso la predeterminazione del termine di durata entro limiti assai ristretti, la

disposizione mira a realizzare un equo bilanciamento tra la limitazione della libertà

personale e le esigenze cautelari di natura processuale, connesse all’acquisizione e alla

genuinità della prova.

Art. 302 : Estinzione della custodia per omesso interrogatorio della persona in stato di

custodia cautelare: la caducazione ope legis (= di diritto) per mancata audizione della

persona sottoposta a misura cautelare non ha carattere preclusivo della reiterazione della

misura stessa: essa potrà essere nuovamente adottata, su richiesta del p.m. , purchè

l’indagato sia effettivamente posto in libertà e venga interrogato in stato di libertà dal Gip.

Art. 303 : Termini di durata massima della custodia cautelare:

5 sono le fasce processuali prese in considerazione e nell’ambito di ciascuna di esse

vengono determinati termini massimi, di entità varia in relazione alla gravità del reato, il

cui decorso senza che si sia passati nella fascia processuale successiva (o senza che sia

intervenuta sentenza irrevocabile di condanna) estingue la misura e impone la liberazione

(art. 306).

La 1^ fascia decorre dall’inizio dell’esecuzione della misura (e quindi dal momento della

cattura, dell’arresto o del fermo) al provvedimento che dispone il giudizio ovvero

all’ordinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato (art. 438) o alla pronuncia

della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti.

a) La custodia cautelare perde efficacia se non viene emesso uno dei provvedimenti

ricordati entro il termine di:

1) 3 mesi (per i delitti puniti fino a 6 anni di reclusione);

2) 6 mesi (per i delitti puniti con la reclusione superiore a 6 anni );

3) 1 anno (per i delitti puniti con l’ergastolo o la reclusione non inferiore a 20 anni o

superiore a 6 anni di reclusione se trattasi di uno dei delitti indicati dall’art 407 comma 2:

associazioni di stampo mafioso, delitti con finalità di terrorismo, omicidio, strage,

sequestro di persona). 69

b) La 2^ fascia decorre dall’emissione del provvedimento che dispone il giudizio o dalla

sopravvenuta esecuzione della custodia cautelare e termina con la pronuncia della

sentenza di condanna di primo grado.

La custodia cautelare perde efficacia qualora, senza che sia stata pronunciata la

condanna di 1^ grado, siano decorsi:

1) 6 mesi (per i delitti puniti con la reclusione fino a 6 anni);

2) 1 anno (per i delitti puniti con reclusione superiore a 6 anni);

3) 1 anno e 6 mesi (per i delitti puniti con la reclusione superiore nel massimo a 20 anni

o con l’ergastolo).

3-bis) qualora si proceda per i delitti di cui all'articolo 407 comma 2, i termini di cui ai

numeri 1), 2) e 3) sono aumentati fino a 6 mesi. Tale termine è imputato a quello della

fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lettera d)

per la parte eventualmente residua. In quest'ultimo caso i termini di cui alla lettera d)

sono proporzionalmente ridotti.

La lettera b- bis) prevede la perdita di efficacia della custodia cautelare se dall’emissione

dell’ordinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato o dalla sopravvenuta

esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata :

1) 3 mesi (per i delitti con pena edittale non superiore a 6 anni di reclusione);

2) 6 mesi (per i delitti con pena edittale superiore ai 6 anni e non superiore ai 20 anni);

3) 9 mesi (per i delitti con pena edittale perpetua o superiore ai 20 anni) (3^ fascia).

c) La 4^ fascia decorre dalla sentenza di 1^ grado (o dalla sopravvenuta esecuzione della

custodia) alla sentenza di condanna in grado di appello.

La custodia cautelare perde efficacia qualora, senza che venga pronunciata la condanna

in grado d’appello, siano decorsi termini pari a:

1) 9 mesi (se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a tre anni);

2) 1 anno (se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a dieci anni);

3) 1 anno e 6 mesi (se vi è stata condanna alla pena dell’ergastolo o della reclusione

superiore a dieci anni).

d) La 5^ fascia decorre dalla pronuncia della sentenza di condanna in grado d’appello (o

dalla sopravvenuta esecuzione della custodia) alla pronuncia della sentenza irrevocabile di

condanna.

La custodia cautelare si estinguerà con il decorso di termini uguali a quelli previsti per la

fascia precedente, senza che si pervenga alla sentenza definitiva, salve le ipotesi della

lettera b) numero 3 bis. 70

La durata complessiva della custodia cautelare, considerate anche le proroghe previste

dall’art. 305, non può superare i seguenti termini:

- 2 anni (per i delitti puniti con la reclusione fino a 6 anni);

- 4 anni (per i delitti puniti con la reclusione superiore a 6 anni ma non a 20 anni);

- 6 anni (per i delitti puniti con la reclusione superiore ai 20 anni o con l’ergastolo).

Le misure custodiali sono previste solo in relazione a delitti e sopprimono totalmente la

libertà dell’inquisito in considerazione della sussistenza di specifiche esigenze cautelari.

La misura detentiva perciò, ancor più delle altre misure cautelari, evidenzia la necessità di

bilanciare le esigenze cautelari di cui all’art. 274 con i diritti di libertà dell’indagato.

Siffatto bilanciamento è stato realizzato attraverso la fissazione di limiti alla durata della

custodia che sono correlati allo stadio del procedimento ed alla gravità del reato, sul

presupposto che la lentezza della giustizia non può indefinitamente pregiudicare lo “status

libertatis” dell’individuo il quale, in assenza di una decisione definitiva di condanna, è pur

sempre beneficiario della presunzione di non colpevolezza (art. 27 Cost.).

Art. 304 : Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare: I termini

previsti dall’art. 303 sono sospesi nei seguenti casi:

a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per

impedimento dell’imputato o del suo difensore (486) ovvero su richiesta dell’imputato o

del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per

esigenze di acquisizione della prova (509) o a seguito di concessione di termini per la

difesa;

b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a

causa della mancata presentazione, dell’allontanamento o della mancata partecipazione

di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati;

c) nella fase del giudizio durante la pendenza dei termini previsti dall’articolo 544, commi

2 e 3 (15 gg. in caso non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della

sentenza; 90 gg. in caso di motivazione complessa);

c bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l’udienza è sospesa o rinviata per

taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti

dall’articolo 544, commi 2 e 3. 71

I termini previsti dall'articolo 303 possono altresì essere sospesi, nella fase del giudizio,

quando si tratta di reati indicati dall'articolo 407, comma 2, lettera a), nel caso di

dibattimenti particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o

si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni.

La sospensione del termine di custodia cautelare, disposta in presenza delle ipotesi

analiticamente individuate dall’art. in questione, giustifica il prolungamento dei termini

che non può mai determinare un periodo di custodia cautelare superiore ai limiti

massimi disposti dal comma 6: la durata della custodia cautelare non può comunque

superare il doppio dei termini previsti dall’art. 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto

dell'ulteriore termine previsto dall'articolo 303, comma 1, lettera b), numero 3-bis).

A tal fine la pena dell’ergastolo è equiparata alla pena massima temporanea (pari a 24

anni).

Art. 305 : Proroga della custodia cautelare: In ogni stato e grado del procedimento di

merito, quando è disposta perizia sullo stato di mente dell’imputato, i termini di custodia

cautelare sono prorogati per il periodo di tempo assegnato per l’espletamento della

perizia. La proroga è disposta con ordinanza dal giudice, su richiesta del p.m. , sentito il

difensore. L’ordinanza è soggetta a ricorso per cassazione nelle forme previste dall’art.

311.

Nel corso delle indagini preliminari, il p.m. può altresì chiedere la proroga dei termini di

custodia cautelare che siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze

cautelari che, in rapporto ad accertamenti particolarmente complessi, rendano

indispensabile il protrarsi della custodia.

La proroga è rinnovabile una sola volta.

Art. 307 : Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini: quando la

custodia cautelare si sia estinta non per sopravvenuta mancanza dei presupposti che

l’hanno legittimata ma per un decorso dei termini massimi, l’imputato va scarcerato

(liberato) con ordinanza che, al contempo, può disporre l’applicazione di altre misure

cautelari in presenza dei relativi requisiti.

Poiché il ripristino della custodia determina un decorso ex novo dei termini, ma si tiene

conto anche della custodia anteriormente subita, se ne deduce che il ripristino è

impossibile se la scarcerazione è avvenuta per decorso dei termini complessivi massimi

(saranno, invece, possibili misure cautelari non carcerarie).

72

La p.g. può fermare il liberato se viola le prescrizioni impostegli all’atto della scarcerazione

per decorrenza dei termini o se è stato condannato con sentenza non definitiva,

accingendosi alla fuga.

Con il provvedimento di convalida il giudice, su richiesta del p.m. , dispone la custodia

cautelare. Tale misura perde efficacia entro 20 gg. se non interviene il giudice competente

(nell’ipotesi in cui il giudice della convalida del fermo non sia quello del procedimento in

cui il soggetto è imputato).

Le impugnazioni

Le misure cautelari, sia personali che reali, sono presidiate da mezzi di impugnazione

autonomi rispetto alla sentenza che definisce il giudizio, che ne consentono una verifica

anticipata ed immediata rispetto al ritmo necessariamente lento dei gradi di giudizio c.d. di

merito.

L’autonomia dei gravami (azione di opposizione, impugnazioni) consente un controllo

efficace e celere delle ordinanze in materia di misure cautelari a tutela sia dell’interesse

dell’inquisito (al recupero della sua libertà) sia dell’interesse del p.m. alla corretta

applicazione della normativa cautelare.

Il sistema delle impugnazioni si articola negli istituti del riesame, dell’appello e del ricorso

per Cassazione, relativamente ai provvedimenti cautelari personali, ed in quelli del riesame

e del ricorso per Cassazione, per i provvedimenti cautelari reali.

I mezzi di impugnazione si articolano in 2 gradi:

- uno di merito (riesame e appello, detti appunto “gravami di merito” );

- uno di legittimità (ricorso per Cassazione, detto appunto “gravame di legittimità” ).

Il riesame

L’istituto del riesame è previsto contro tutti i provvedimenti costitutivi di misure cautelari

coercitive, non essendo invece esperibile avverso le ordinanze che dispongono misure

interdittive.

La facoltà di proporre impugnazione è attribuita, in modo autonomo e distinto,

all’imputato e al difensore; il termine perentorio entro il quale proporre la richiesta di

riesame dell’ ordinanza che dispone una misura coercitiva è di 10 gg. ; termine che per

l’imputato non latitante decorre dall’esecuzione o notificazione del provvedimento; per

l’imputato latitante decorre dalla data della notificazione eseguita mediante consegna di

copia al difensore; per il difensore decorre dalla notificazione dell’avviso di deposito del

provvedimento (art. 310). 73

Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del luogo nel

quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui

circoscrizione è compreso l’ufficio del giudice che ha emesso l’ordinanza (comma 7).

La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 7

(comma).

Il presidente cura che sia dato immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente la

quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto giorno, trasmette al

tribunale gli atti presentati a norma dell’art. 291, comma 1 (elementi su cui la richiesta si

fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell’imputato e le eventuali memorie difensive già

depositate), nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle

indagini (comma 5).

Il tribunale de quo non può applicare una misura coercitiva più grave (o con prescrizioni

più gravi) di quella sottoposta al riesame (c.d. “divieto di reformatio in peius”).

Per il resto potrà dichiarare inammissibile la richiesta (perché tardiva o presentata da

persona non legittimata), annullare il provvedimento, confermarlo o riformarlo (ma

soltanto in melius).

Il tutto entro 10 gg. dalla ricezione degli atti, termine anch’esso perentorio,nel senso che

l’omessa decisione o la decisione tardiva determina l’estinzione della misura coercitiva e la

liberazione dell’imputato (comma 10).

La volontà di accelerare i tempi della decisione sull’ordinanza che ha disposto la misura

coercitiva traspare anche dai tempi strettissimi del procedimento avanti al tribunale che si

svolge in camera di consiglio e cioè con garanzia del contraddittorio ma senza la presenza

del pubblico (comma 8).

L’appello

Art. 310 : Il p.m. , l’imputato e il suo difensore possono proporre appello contro le

ordinanze in materia di misure cautelari personali, enunciandone contestualmente i

motivi.

L’appello è mezzo di impugnazione di merito a carattere residuale rispetto al riesame,

potendo essere proposto avverso i provvedimenti in materia di libertà personale non

oggetto di riesame.

Per l’appello valgono le norme del riesame per quanto concerne i termini per impugnare

(10 gg.), i soggetti legittimati (cui va aggiunto il p.m.), la forma e il luogo di presentazione

delle dichiarazioni di appello, il rito camerale e le garanzie del contraddittorio.

74

La disciplina dei 2 mezzi di impugnazione diverge poiché l’appello deve essere motivato ed

i motivi vanno presentati contestualmente, perché il tribunale decide entro 20 gg. dalla

ricezione degli atti, perché non è previsto che l’omessa o tardiva decisione valga come

causa estintiva del provvedimento contra libertatem impugnato.

La mancata enunciazione dei motivi di appello rende inammissibile il gravame in virtù

dell’applicazione dell’art. 591 (inammissibilità dell’impugnazione).

Deve ritenersi che il giudizio di appello sia vincolato ai motivi di impugnazione e che non

sia possibile adottare un provvedimento diverso da quello richiesto o dalla conferma

(tantum devolutum quantum appellatum).

Provvedimenti appellabili sono:

- le ordinanze con cui il giudice non accoglie la richiesta di applicazione della misura

cautelare avanzata dal p.m. ;

- le ordinanze che dispongono o negano una misura interdittiva (infatti il riesame è

ammesso solo per le misure coercitive);

- le ordinanze che sospendono i termini di durata max della custodia cautelare;

- le ordinanze che non dispongono la sospensione o la proroga richiesta;

- le ordinanze che accolgono o rigettano la richiesta di revoca o di sostituzione delle misure

cautelari personali;

- le ordinanze che dispongono la rinnovazione di misure applicate per esigenze probatorie.

Ricorso per Cassazione

Il ricorso è consentito contro le decisioni emesse dal tribunale della libertà in sede di

riesame e in sede di appello e contro l’ordinanza di proroga della custodia cautelare per

perizia psichiatrica in ogni stato e grado del procedimento (art. 311).

Legittimato al ricorso (entro 10 gg. dalla comunicazione o notificazione dell’avviso di

deposito del provvedimento) è chiunque vi abbia interesse (e quindi il p.m. che ha chiesto

l’applicazione della misura, l’imputato e il difensore, in relazione al provvedimento

impugnato).

Per le sole misure coercitive (e non quindi per le interdittive) è consentito il “ricorso per

saltum”, cioè l’imputato e il suo difensore (non il p.m.) possono adire direttamente la

Suprema Corte per violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura

coercitiva

(senza coinvolgere il tribunale della libertà) al fine evidente di avere una pronuncia

definitiva e più celere sulla legittimità della misura cautelare disposta.

75

I termini per impugnare per saltum sono quelli dell’art. 309 comma 1- 3; il ricorso

proposto rende inammissibile la richiesta di riesame.

Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione sul riesame

o sull’appello e va motivato.

La decisione della Cassazione, in camera di consiglio, deve intervenire entro 30 gg. dalla

ricezione degli atti, a conferma della scelta acceleratoria fatta dal legislatore.

Applicazione provvisoria di misure di sicurezza

Tra le misure cautelari personali, accanto alle misure interdittive e coercitive, gli artt. 312 e

313 prevedono l’applicazione provvisoria di misure di sicurezza a persone socialmente

pericolose nei casi previsti dalla legge.

L’art. 312 richiede 2 condizioni per l’applicazione provvisoria delle misure di sicurezza:

- una, positiva, è che sussistano gravi indizi in ordine alla commissione del fatto;

- l’altra, negativa, è che non ricorrano scriminanti, cause di esclusione della pena o fatti

estintivi.

L’applicazione provvisoria delle misure di sicurezza è disposta dal giudice, su richiesta

del p.m. , in qualunque stato e grado del procedimento.

Compito del giudice è il previo accertamento della pericolosità sociale dell’imputato:

l’interrogatorio della persona sottoposta alle indagini, quale mezzo di difesa e di corretta

formazione del convincimento, è un momento importante e tendenzialmente irrinunciabile

(art. 313).

Nel corso del procedimento non è ipotizzabile un’applicazione “definitiva” di misure di

sicurezza, perché la pericolosità sociale, che ne è l’indefettibile presupposto, è accertata in

modo definitivo solo all’esito del processo, con la sentenza irrevocabile.

Riparazione per l’ingiusta detenzione

All’imputato è riconosciuto un vero e proprio diritto ad ottenere un’equa riparazione per la

custodia cautelare subita ingiustamente (art. 314). Si tratta di una novità introdotta dal

codice del 1988 in adempimento della “Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

L’art. 314 riconosce il diritto ad un’equa riparazione:

a) a chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non

aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge

come reato, dopo aver subito un periodo di custodia cautelare o di arresti domiciliari senza

dolo o colpa; 76

b) a chi, già sottoposto a misura cautelare o arresti domiciliari, viene a fruire di un

provvedimento di archiviazione o di una sentenza di non luogo a procedere;

c) a chi, prosciolto per qualsiasi causa o condannato, abbia subito un periodo di custodia

cautelare o arresti domiciliari a seguito di un provvedimento emesso o mantenuto senza

che esistessero i gravi indizi di colpevolezza o un’adeguata gravità del reato.

L’imputato non ha diritto alla riparazione se ha dato causa o concorso a dare causa

all’ingiusta custodia cautelare per dolo o colpa grave. (ad esempio nel caso di false

dichiarazioni)(comma 4).

A pena di inammissibilità la domanda di riparazione deve essere proposta

dall’interessato (alla corte d’appello) entro 2 anni dal giorno in cui la sentenza è divenuta

irrevocabile (art. 315).

L’entità della riparazione non può comunque eccedere un miliardo di lire del vecchio

conio (comma 2).

La corresponsione di una somma (fino a 1 miliardo di lire) che, tenuto conto della durata

della custodia cautelare, valga a compensare l’interessato delle conseguenze personali di

natura morale, patrimoniale, fisica e psichica che la custodia abbia prodotto.

Misure cautelari reali

Le misure cautelari reali sono misure che incidono sul patrimonio dell’imputato e

determinano l’indisponibilità di cose o beni. Esse sono:

il sequestro conservativo sui beni mobili e immobili dell’imputato a garanzia delle pene

• pecuniarie, delle spese del procedimento e delle obbligazioni civili nascenti da reato;

il sequestro preventivo delle cose pertinenti al reato, la cui disponibilità potrebbe

• agevolare le conseguenze di esso o la commissione di altri reati.

Il sequestro conservativo

Il sequestro conservativo ha funzione di garanzia dei crediti dello Stato e della parte civile e

va adottato in presenza di fondate ragioni di ritenere che manchino o si disperdano le

“garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni

altra somma dovuta all’erario dello Stato” (art. 316 comma 1) ovvero le “garanzie delle

obbligazioni civili derivanti dal reato” (art. 316 comma 2).

Sequestrabili, a richiesta del p.m. , sono i beni mobili o immobili dell'imputato o somme o

cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento.

Diversamente dal p.m. ,la parte civile, a tutela dei propri interessi individuali, può

richiedere il sequestro sia nei confronti dell’imputato che del responsabile civile a garanzia

77

dell’adempimento delle obbligazioni civili nascenti dal reato (risarcimento del danno e

restituzione di cose).

Il sequestro conservativo mira ad evitare la dispersione dei beni che potrebbe venir posta

in essere in previsione di una condanna.

Il provvedimento che dispone il sequestro conservativo a richiesta del p.m. o della parte

civile è emesso con ordinanza del giudice che procede (art. 317).

Il sequestro è eseguito dall'ufficiale giudiziario.

Gli effetti del sequestro cessano quando la sentenza di proscioglimento o di non luogo a

procedere non è più soggetta a impugnazione.

Il sequestro conservativo si converte in pignoramento quando diventa irrevocabile la

sentenza di condanna al pagamento di una pena pecuniaria ovvero quando diventa

esecutiva la sentenza che condanna l’imputato e il responsabile civile al risarcimento del

danno a favore della parte civile.

Contro l'ordinanza di sequestro conservativo chiunque vi abbia interesse può proporre

richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell'art. 324. La richiesta di riesame non

sospende l'esecuzione del provvedimento.

Se l'imputato o il responsabile civile offre cauzione idonea a garantire i crediti indicati

nell'articolo 316, il giudice dispone con decreto che non si faccia luogo al sequestro

conservativo e stabilisce le modalità con cui la cauzione deve essere prestata (art. 319).

il sequestro preventivo

Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa

aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri

reati, a richiesta del p.m. il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il

sequestro con decreto motivato.

Il sequestro è disposto con decreto motivato dal gip, prima dell'esercizio dell'azione penale

e nella relativa fase, e dal giudice competente a decidere nel merito, successivamente (art.

321).

Nel corso delle indagini preliminari, quando non è possibile, per la situazione di urgenza,

attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con decreto motivato dal

p.m. (art. 321 comma 3 bis).

Negli stessi casi, prima dell'intervento del p.m. , al sequestro procedono ufficiali di p.g. , i

quali, nelle 48 ore successive, trasmettono il verbale al p.m. del luogo in cui il sequestro è

stato eseguito. 78

Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, richiede al giudice la

convalida e l'emissione del decreto entro 48 ore dal sequestro, se disposto dallo stesso

p.m. , o dalla ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa dalla p.g.

Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini previsti ovvero se il giudice

non emette l'ordinanza di convalida entro 10 gg. dalla ricezione della richiesta. Copia

dell'ordinanza è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose sono state

sequestrate.

Contro il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice e l’ordinanza di sequestro

conservativo è consentito proporre richiesta di riesame (art. 324) da parte di chiunque vi

abbia interesse (concetto che comprende la persona alla quale le cose sono state

sequestrate nonché quella che avrebbe diritto alla loro restituzione).

La richiesta, che non ha effetti sospensivi dell’esecuzione del provvedimento, va presentata

entro 10 gg. dall’esecuzione o dalla conoscenza dell’avvenuto sequestro.

Fuori da questi casi (residuale, cioè è consentito quando non è prevista richiesta di

riesame), il p.m. , l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state

sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione, possono proporre appello

contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo e contro il decreto di revoca del

sequestro emesso dal p.m.

Sull'appello decide, in composizione collegiale, il tribunale del capoluogo della provincia

nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento. L'appello non sospende

l'esecuzione del provvedimento (art. 322 bis).

Contro le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324 il p.m. , l’imputato e il suo

difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto

alla loro restituzione, possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge

(art. 325).

Il termine per il ricorso è di 15 gg. dal momento della comunicazione o notificazione

dell’avviso dell’ordinanza. Il ricorso deve essere motivato.

Il procedimento è quello camerale ex art. 127.

CAP. 21^ : LE INDAGINI PRELIMINARI

L’utilizzo dell’aggettivo “preliminare” evidenzia la collocazione delle indagini nella fase

pre- processuale.

Le indagini preliminari (collocate nel libro 5^), in particolare, hanno la finalità di

consentire al p.m. di verificare se sussistono o meno le condizioni per l’esercizio dell’azione

penale nei confronti di un determinato soggetto, per formulare, di conseguenza

79

l’imputazione (l’azione penale può essere definita come l’atto attraverso il quale il p.m. ,

che ne è il titolare esclusivo, manifesta nei confronti di una determinata persona ed in

relazione ad un determinato fatto, ,a pretesa punitiva dello Stato).

Quando la notizia di reato, a seguito delle investigazioni, risulti infondata, le indagini

preliminari si concludono con la richiesta di archiviazione.

Con l’esercizio dell’azione penale, cioè con la proposizione della richiesta di rinvio a

giudizio da parte del p.m. (che sarà oggetto delle valutazioni del gup) , la fase delle indagini

si chiude e si apre la fase del processo.

Nella fase processuale del procedimento penale, l’indagato assume formalmente la

qualifica di imputato.

Il p.m. è il dominus della fase delle indagini preliminari in quanto titolare di funzioni

investigative proprie, con poteri direttivi nei confronti della p.g.

Quest’ultima, pertanto, pur essendo gerarchicamente inquadrata in modo autonomo,

dipende dal p.m. sotto il profilo funzionale.

Art. 327 : Il p.m. dirige le indagini e dispone direttamente della polizia giudiziaria…

Se il p.m. è titolare esclusivo dell’azione penale e, conseguentemente, delle indagini

preliminari, il legislatore ha previsto, anche durante tale fase, la possibilità, per tutte le

parti del procedimento, di fare ricorso ad un organo giurisdizionale in posizione di terzietà

e neutralità rispetto ad esse.

L’art. 328 stabilisce, infatti, che il gip fa ingresso nelle indagini preliminari soltanto su

richiesta del p.m. o delle parti private nei casi espressamente previsti dalla legge in tutte le

ipotesi in cui vengono richiesti provvedimenti che, per la delicatezza dei diritti sui quali

incidono, debbono essere adottati da un organo giurisdizionale.

Nel nuovo processo penale, il gip esplica una funzione di garanzia e di controllo: di

garanzia, in particolare, della libertà personale, dell’inviolabilità del domicilio e della

riservatezza delle comunicazioni (libertà costituzionalmente garantite); di controllo della

legittimità dell’attività dell’accusa.

L’art. 329 stabilisce che gli atti di indagine preliminare sono coperti dal segreto nel senso

che il p.m. e gli ufficiali ed agenti di p.g. che li hanno compiuti hanno il dovere di non

comunicarli né all’indagato, né al suo difensore né a terzi.

La violazione di tale dovere è sanzionata penalmente.

Il segreto di indagine viene meno:

● in generale, con la chiusura delle i.p. ; 80

● per singoli atti, anche prima della chiusura delle i.p. , quando si tratta di atti di cui

l’imputato è a conoscenza o che, comunque, avrebbe il diritto, secondo le norme

processuali, di conoscere.

La ratio è quella di sfruttare fino in fondo l’effetto sorpresa, di evitare o ridurre il pericolo

di inquinamento del materiale probatorio, di circoscrivere il rischio di favoreggiamento nei

confronti di indagati o indagabili e, infine, di tutelare il buon nome di chi è pur sempre

presunto non colpevole.

La notizia di reato

Il punto di partenza delle indagini preliminari è rappresentato dalla acquisizione della

notizia di reato.

Per notizia di reato si intende ogni informazione relativa a fatti che appaiono costituire

reato.

Sulla base dell’art. 330 è possibile distinguere tra:

- notizie di reato acquisite direttamente dal p.m. o dalla p.g. di sua iniziativa;

- notizie di reato che il p.m. e la p.g. ricevono da altri soggetti nella forma della denuncia,

del referto o della querela.

Art. 331 : Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio: I

pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio che, nell’esercizio o a causa delle

loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono

farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il

reato è attribuito.

La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al p.m. o a un ufficiale di p.g.

La denuncia è l’atto con cui ogni persona, anche s e diversa dalla persona offesa dal

reato, informa il p.m. o un ufficiale di p.g. , di un fatto che può costituire reato

perseguibile d’ufficio.

La denuncia deve contenere una succinta esposizione del fatto, delle eventuali fonti di

prova già conosciute (ivi comprese le persone che potranno essere chiamate a

testimoniare) e, se possibile, le generalità dell’autore del fatto e della persona offesa.

Naturalmente l’eventuale assenza di tali elementi non incide in alcun modo sull’idoneità

della denuncia a determinare l’avvio del procedimento penale (art. 332).

Art. 333 : Denuncia da parte di privati: Ogni persona che ha notizia di un reato

perseguibile di ufficio può farne denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia è

obbligatoria. 81

A differenza dei pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, che hanno l’obbligo di

denunciare i reati di cui sono venuti a conoscenza nell’esercizio o a causa delle loro

funzioni, il cittadino non è, salvo casi eccezionali espressamente previsti dalla legge (in

relazione ai delitti contro la personalità dello Stato- sequestro di persona) obbligato, pur

avendone la facoltà, a denunciare all’autorità di polizia o alla magistratura i reati di cui è

venuto a conoscenza.

La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di

procuratore speciale, al p.m. o a un ufficiale di p.g. ; se è presentata per iscritto, è

sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale.

Non vanno considerate come vere e proprie notizie di reato le denunce anonime di cui non

può essere fatto alcun uso processuale a meno che non costituiscano corpo di reato (es. : in

un processo per calunnia) o si accerti che comunque provengano dall’imputato.

L’esclusione di un utilizzo delle denunce anonime è dovuta a ragioni processuali nel senso

che non può essere utilizzato materiale probatorio non vagliabile in contraddittorio e di cui

il giudice non conosce la fonte.

Il referto

Accanto alla denuncia, il codice prevede come forma tipica di notizia di reato, il referto.

Il referto è l’atto obbligatorio con cui l’esercente una professione sanitaria (medico,

farmacista, ostetrico) comunica al p.m. o alla p.g. , entro 48 ore dal suo intervento, i casi

per i quali ha prestato la propria assistenza e dai quali si possa ravvisare l’esistenza di un

reato perseguibile d’ufficio.

Così, ad es. , il medico che interviene per suturare ferite d’arma da fuoco, ha l’obbligo di far

pervenire il referto alla p.g. o al p.m.

L’inosservanza da parte del sanitario dell’obbligo di referto costituisce reato (art. 365).

Il referto indica la persona alla quale è stata prestata assistenza e, se è possibile, le sue

generalità, il luogo dove si trova attualmente; dà inoltre le notizie che servono a stabilire

le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli effetti che ha causato o

può causare (art. 334).

Art. 334 bis : Compito del difensore è solo quello di contribuire a provare l’estraneità ai

fatti del proprio assistito, dunque nessun obbligo di denunzia di fatti penalmente rilevanti,

eventualmente emersi nel corso delle indagini ( Il difensore non ha obbligo di denuncia

neppure relativamente ai reati dei quali abbia avuto notizia nel corso delle attività

investigative da egli svolte). 82

Art. 335 : Registro delle notizie di reato: Il p.m. iscrive immediatamente, nell’apposito

registro custodito presso l’ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito

di propria iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della

persona alla quale il reato stesso è attribuito.

Dal momento in cui il nome della persona viene iscritto, come presunto autore del fatto,

nel registro delle notizie di reato cominciano a decorrere i termini di durata delle indagini

preliminari entro i quali il p.m. dovrà decidere, sulla base delle indagini preliminari svolte,

se promuovere o meno l’esercizio dell’azione penale.

Decorre, inoltre, il termine utile di 90 gg. perché il p.m. presenti la richiesta di giudizio

immediato.

Condizioni di procedibilità

La perseguibilità di determinati reati è subordinata dalla legge al verificarsi di talune

condizioni definite, appunto, di procedibilità.

Se, infatti, di regola il p.m. è tenuto ad esercitate d’ufficio l’azione penale, vi sono dei casi

in cui, in considerazione della non particolare gravità dei fatti o della natura del reato o

della particolare qualifica rivestita dal suo autore, la legge subordina l’esercizio dell’azione

penale e/o lo svolgimento di atti di indagine preliminare ad un’ulteriore manifestazione di

volontà proveniente da altri soggetti, pubblici o privati.

Le condizioni di procedibilità previste dal cpp. sono:

1) la querela;

2) l’istanza di procedimento;

3) la richiesta di procedimento;

4) l’autorizzazione a procedere.

1) La querela (artt. 336- 337) è una dichiarazione con la quale la persona offesa dal reato

manifesta la volontà che si proceda in ordine ad un fatto previsto dalla legge come reato .

La querela è condizione di promuovibilità e proseguibilità dell’azione penale.

Deve essere proposta entro 3 mesi dal giorno in cui la persona offesa ha avuto notizia del

fatto di reato.

La dichiarazione di querela può essere proposta oralmente o per iscritto al p.m. , ad un

ufficiale di p.g. ovvero ad un agente consolare all’estero.

Il contenuto della querela non deve seguire forme prestabilite, la proposizione della stessa

non necessita dell’indicazione e della precisazione del fatto che costituisce reato nei suoi

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termini giuridici: basta che da essa si palesi, in forma esplicita o implicita, l’effettiva

volontà di chiedere la punizione del colpevole.

Il diritto di querela è riconosciuto anche alle persone giuridiche, enti o associazioni (in tal

caso è necessaria l’indicazione specifica dei poteri di rappresentanza).

L’inutile decorso del termine previsto per la presentazione della querela (3 o 6 mesi)

implica automaticamente la decadenza dall’esercizio del potere di querela. La venuta meno

del potere di presentare querela può aversi anche prima del decorso del termine finale a

seguito di rinuncia espressa o tacita (mediante il compimento di attività incompatibili con

la volontà di proporre querela; ad es. : genitori che, dopo il reato di sottrazione

consensuale di minorenne, consentono al seduttore di convivere presso di loro con la figlia;

art. 339).

La querela ritualmente presentata può perdere i suoi effetti di condizione di procedibilità

in forza di una manifestazione di volontà espressa della persona offesa di non voler dare un

seguito penale al fatto illecito in precedenza segnalato all’autorità giudiziaria.

La remissione della querela impone l’immediata liberazione dell’arrestato.

La remissione del querelante non produce effetti (da questo si differenzia dalla rinuncia) se

non vi è accettazione da parte del querelato (quest’ultimo può avere interesse ad un

giudizio nel merito della querela per farne risaltare la pretestuosità o l’infondatezza).

La remissione della querela può avvenire in qualunque momento prima della sentenza

definitiva e implicare l’annullamento di interi gradi di processo: le spese del procedimento

sono a carico del querelato, salvo che nell’atto di remissione sia stato diversamente

convenuto (art. 340).

2) L’istanza di procedimento, riservata alla persona offesa dal reato e assoggettata alle

forme della querela, si risolve in una dichiarazione irrevocabile con la quale viene

manifestata la volontà che si proceda per delitti commessi all’estero (che se fossero

commessi nel territorio dello Stato sarebbero stati perseguibili d’ufficio) da stranieri o da

cittadini (art. 341).

3) La richiesta di procedimento, riservata al Ministro della giustizia e da presentare al p.m.

(art. 342) presuppone o un delitto in danno del Presidente della Repubblica o delitti

politici o comuni commessi all’estero dal cittadino o dallo straniero.

Come la querela, anche la richiesta e l’istanza vanno proposte entro 3 mesi dalla notizia del

fatto costituente reato, ma sono irrevocabili.

4) L’autorizzazione a procedere indica l’atto con cui l’autorità competente (che varia a

seconda dei casi: Corte Costituzionale, Parlamento, Ministro della giustizia) consente

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l’esercizio dell’azione penale rimuovendo l’ostacolo ad essa frapposto da particolari

disposizioni di legge.

Essa può essere richiesta in considerazione di una speciale qualità o situazione del soggetto

attivo ovvero del soggetto passivo del reato o per motivi di opportunità politica intesa come

esigenza di subordinare l’esercizio dell’azione penale ad una valutazione dell’autorità di

governo (art. 343).

In mancanza di una condizione di procedibilità il p.m. dovrà chiedere l’archiviazione della

notizia di reato.

Analogamente, qualora la mancanza della condizione di procedibilità venga rilevata in un

momento successivo a quello dell’esercizio dell’azione penale, il giudice dovrà pronunciare

sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento.

In tutti i casi si tratta di provvedimenti meramente processuali che non impediscono

l’esercizio successivo, in ordine allo stesso fatto e nei confronti della stessa persona,

dell’azione penale allorquando si sia verificata la condizione richiesta (art. 345).

L’attività ad iniziativa della p.g.

Il nuovo cpp. non ha eliminato la facoltà della p.g. di svolgere attività di indagine di

propria iniziativa.

Anzi tale autonoma attività, dopo una fase iniziale in cui era stata compressa in tempi

sostanzialmente ridotti, con successive riforme legislative è stata ulteriormente stimolata

ed ampliata.

Naturalmente lo svolgimento di tale attività resta subordinata al rispetto delle eventuali

direttive che il p.m. , una volta informato, abbia ritenuto di adottare.

Art. 347 : Obbligo di riferire la notizia di reato: Acquisita la notizia di reato, la p.g. , senza

ritardo, riferisce al p.m. , per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi

sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali

trasmette la relativa documentazione.

Comunica, inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla

identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, della persona

offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la

ricostruzione dei fatti.

L’attività di iniziativa della p.g. si esplica prima e dopo la notizia di reato, prima e dopo la

comunicazione di questa al p.m. , prima e dopo aver ricevuto le direttive dal magistrato:

quest’ultimo profilo emerge dall’art. 348 secondo cui la p.g. , dopo l’intervento del p.m. ,

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svolge le indagini necessarie nell’ambito delle direttive impartitele, ma continua anche le

indagini di propria iniziativa.

La p.g. di propria iniziativa:

a) può ricercare la notizia di reato e cose e tracce pertinenti al reato, provvedere alla

conservazione di esse e dello stato dei luoghi;

b) può ricercare persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei

fatti;

c) può compiere operazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, anche

avvalendosi di persone idonee, nonché compiere tutta una serie di atti “atipici” e “tipici”.

● Tra le operazioni “atipiche” della p.g. vanno annoverate l’attivazione di canali informativi

non istituzionalizzati (utilizzo di confidenti), la predisposizioni di blocchi stradali e il

pedinamento, alla ricerca di piste da seguire e di elementi idonei a orientare le indagini.

● Tipici sono gli atti normativamente previsti e regolati.

L’art. 349 disciplina l’identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le

indagini (c.d. indagato) e di altre persone quali la persona offesa dal reato e i possibili

testimoni.

In questa fase la p.g. potrà, inoltre, ai fini dell’esatta identificazione personale, anche

effettuare rilievi dattiloscopici, fotografici ed altri accertamenti di natura tecnica o

scientifica (accertamenti sul dna).

● Per pervenire all’effettiva identificazione di tali persone è stata inoltre riconosciuta alla

p.g. la facoltà di disporre l’accompagnamento, anche coattivo, nei propri uffici di chi rifiuta

di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione ritenuti falsi.

● La p.g. può assumere informazioni dall’indagato che non si trovi in stato di arresto o di

fermo con la necessaria presenza del difensore.

Prima di assumere le sommarie informazioni, la p.g. invita la persona nei cui confronti

vengono svolte le indagini a nominare un difensore di fiducia e, in difetto, provvede a

nominarlo d’ufficio (art. 350).

Se poi la p.g. non riesce a reperire il difensore di fiducia o d’ufficio ovvero egli, sebbene

avvisato, non si sia presentato, dovrà richiedere al p.m. di provvedere a designare come

difensore d’ufficio un sostituto che sia immediatamente reperibile.

Sul luogo o nell'immediatezza del fatto, gli ufficiali di p.g. possono, anche senza la

presenza del difensore, assumere dalla persona nei cui confronti vengono svolte le

indagini notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione delle indagini.

Delle notizie e delle indicazioni assunte senza l'assistenza del difensore sul luogo o

nell'immediatezza del fatto è vietata ogni documentazione e utilizzazione.

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● L’urgenza è alla base dell’attribuzione alla p.g. del potere di effettuare perquisizioni di

propria iniziativa: l’art. 352 consente tale atto nella flagranza del reato o nel caso di

evasione, quando vi è fondato motivo di ritenere che cose e tracce del reato suscettibili di

cancellazione o dispersione si trovino occultate sulla persona (perquisizione personale) o

in un determinato luogo o che ivi si trovi l’indagato o l’evaso (perquisizione locale) ovvero

quando sussistono particolari motivi di urgenza che non consentono l’emissione di un

tempestivo decreto di perquisizione da parte dell’autorità giudiziaria.

Non è previsto l’avviso al difensore, anche se alla perquisizione può assistere.

La p.g. trasmette senza ritardo, e comunque non oltre le 48 ore, al p.m. del luogo dove la

perquisizione è stata eseguita il verbale delle operazioni compiute. Il p.m. , se ne

ricorrono i presupposti, nelle 48 ore successive, convalida la perquisizione.

● Sempre nell’esercizio di attribuzioni proprie la p.g. procede all’acquisizione di plichi

sigillati o corrispondenza (art. 353) che vanno trasmessi al p.m. o bloccati in previsione di

un sequestro.

La tutela della riservatezza fa sì che la p.g. non possa aprirli, salva l’autorizzazione del p.m.

per pericolo di dispersione di elementi probatori.

● Analoga preoccupazione è alla base dell’art. 354 che consente alla p.g. accertamenti e

rilievi urgenti sullo stato delle cose e dei luoghi nonché sulle persone ivi compresi prelievi

di materiale biologico (capelli o saliva).

La p.g. può procedere al sequestro del corpo del reato e delle cose a questo pertinenti,

qualora ricorrano i seguenti presupposti: pericolo che le cose, le tracce e i luoghi si alterino,

si disperdano o, comunque, si modifichino; impossibilità di intervento tempestivo del p.m.

Si tratta, evidentemente, di un sequestro probatorio.

Il difensore dell’indagato potrà assistere al sequestro e/o ai rilievi ma non ha diritto a

riceverne preventivo avviso.

Tali atti vanno inseriti nel fascicolo per il dibattimento e sono pienamente utilizzabili ai fini

della decisione.

Art. 355 : Convalida del sequestro e suo riesame: Nel caso in cui abbia proceduto a

sequestro, la p.g. enuncia nel relativo verbale il motivo del provvedimento e ne consegna

copia alla persona alla quale le cose sono state sequestrate. Il verbale è trasmesso senza

ritardo, e comunque non oltre le 48 ore, al p.m. del luogo dove il sequestro è stato

eseguito.

Il p.m. , nelle 48 ore successive, con decreto motivato convalida il sequestro se ne

ricorrono i presupposti ovvero dispone la restituzione delle cose sequestrate. Copia del

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decreto di convalida è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose sono

state sequestrate.

Contro il decreto di convalida, l’interessato (la persona nei cui confronti vengono svolte le

indagini e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate) può

proporre, entro 10 gg. dalla notifica del decreto, richiesta di riesame, anche nel merito.

L’attività di indagine del p.m.

Nella fase delle indagini preliminari, che ha valore tendenzialmente solo preparatorio del

vero e proprio processo, la figura soggettiva prevalente è senza dubbio quella del p.m.

Dominus, quindi, delle i.p. è il p.m. chiamato a compiere personalmente ogni attività di

indagine (art. 370).

Questo principio è stato eroso sia consentendo alla p.g. maggiori spazi di indagine “di

propria iniziativa”, sia consentendo al p.m. ampi poteri di delega.

Dal momento in cui riceve, direttamente o per mezzo della p.g. che ha l’obbligo di

informarlo senza ritardo, la notizia di reato è il p.m. che assume la direzione ed il controllo

delle i.p.

In quanto parte imparziale, le indagini del p.m. devono essere finalizzate anche

all'acquisizione di elementi probatori favorevoli all'indagato (art. 358).

Il p.m. può avvalersi della collaborazione di persone dotate di specifiche competenze

tecniche, scientifiche o di altra natura (consulenti tecnici del p.m.) , non soltanto per la

constatazione di dati materiali pertinenti al reato o per la loro raccolta o per la loro

raccolta, ma anche per l’elaborazione critica di tali elementi (si pensi ad es. all'autopsia su

un cadavere per determinare le cause di un decesso; l'analisi tossicologica di una sostanza

per stabilirne la natura stupefacente o meno; la ricostruzione balistica di una sparatoria;

art. 359).

L’incarico di consulente tecnico del p.m. è obbligatorio ma retribuito a spese dello Stato.

Gli accertamenti tecnici possono essere ripetibili o no (art. 360).

Gli accertamenti tecnici non ripetibili sono quelli che hanno ad oggetto persone, cose o

luoghi il cui stato è soggetto a modificazioni e che quindi o non possono essere utilmente

ripetuti ovvero se ripetuti avrebbero esito diverso (ad es. : rilievi segnaletici o fotografici

disposti in occasione di un sinistro stradale e dell’autopsia di una persona morta in

circostanze tali da far sorgere il sospetto di un reato. È evidente che per effetto delle

condizioni atmosferiche e del transito degli altri veicoli, le tracce di frenata o i detriti

dell’impatto finirebbero, nel caso del sinistro stradale, per disperdersi e non potrebbero,

fino al dibattimento, essere in altro modo conservati).

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Quando gli accertamenti tecnici sono non ripetibili, il p.m. avvisa, senza ritardo, la persona

sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell’ora e del

luogo fissati per il conferimento dell’incarico al consulente tecnico della parte pubblica e

della facoltà di nominare consulenti tecnici i quali hanno diritto di partecipare alle

operazioni di accertamento.

Gli accertamenti tecnici non ripetibili sono utilizzabili nel dibattimento e questo è il motivo

per cui, in alternativa, all’indagato è consentito di promuovere l’incidente probatorio,

affinché l’accertamento venga effettuato da un perito nominato dal gip invece che dal

consulente tecnico del p.m.

Art. 361 : Individuazione di persone o cose : Quando è necessario per la immediata

prosecuzione delle indagini, il p.m. invita una persona a riconoscere un'altra persona, una

cosa od un suono ecc (ad es. la vittima di una rapina chiamata a riconoscere se, tra una

pluralità di sospettati portati al suo cospetto, vi sia l'autore dell'atto delittuoso).

Tra gli atti di indagine più tipici che il p.m. può compiere si inserisce l’assunzione di

informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili alle indagini.

Si tratta, evidentemente, di un’attività sostanzialmente analoga, per contenuto, alla

testimonianza, dalla quale però si distingue per essere resa non al giudice, ma al p.m. (art.

362).

È stata elaborata la locuzione “atti garantiti” per indicare quegli atti di indagine

preliminare per i quali è previsto l’intervento e l’assistenza del difensore dell’indagato.

In particolare, il difensore ha il diritto di assistere, previo avviso : all’interrogatorio,

all’ispezione dell’indagato ed ai confronti effettuati dal p.m.

Nel solo caso dell’ispezione, quando vi è fondato motivo di ritenere che le tracce o gli altri

effetti materiali del reato possano essere alterati, il p.m. può procedere anche senza avviso

al difensore, che conserva, comunque, la facoltà di intervenire (ad es. : ispezione effettuata

sull’indagato per rintracciare le tracce di sangue della vittima o altre microtracce, peli,

capelli, fibre e altro).

Vi è poi la categoria dei c.d. atti a sorpresa; in essa vi rientrano gli atti ai quali il difensore

ha facoltà di assistere senza tuttavia avere diritto al preavviso. Si tratta delle perquisizioni e

dei sequestri, che sono atti per loro natura non ripetibili (art. 365 ).

Art. 366 : Deposito degli atti cui hanno diritto di assistere i difensori: I verbali degli atti

compiuti dal p.m. e dalla p.g. ai quali il difensore ha diritto di assistere, sono depositati

nella segreteria del p.m. entro il 3^ giorno successivo al compimento dell’atto con facoltà

per il difensore di esaminarli ed estrarne copia nei 5 gg. successivi.

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Il difensore ha facoltà di esaminare le cose sequestrate nel luogo in cui esse si trovano e,

se si tratta di documenti, di estrarne copia.

Nel corso delle indagini preliminari, i difensori hanno facoltà di presentare memorie e

richieste scritte al p.m. (art. 367).

Art. 369 : Informazione di garanzia: Solo quando deve compiere un atto al quale il

difensore ha diritto di assistere, il p.m. invia per posta, in piego chiuso raccomandato con

ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini (indagato) e alla persona offesa

una informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si assumono violate,

della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore

di fiducia.

Come espressamente riconosciuto dalla Costituzione, la difesa costituisce un diritto

inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Deve, dunque, essere effettiva, cioè piena e libera, ed a tal scopo al difensore deve essere

consentito di avere un ruolo attivo e dinamico nella vicenda processuale.

Proprio allo scopo di garantire l’effettività della difesa tecnica dell’indagato, si è introdotto

l’art. 369 bis (informazione sul diritto di difesa) il quale prevede che : quando il p.m.

nomina un difensore d’ufficio e stia per compire il primo atto a cui il difensore ha diritto di

assistere, è tenuto a fornire le seguenti informazioni:

a) l’informazione della obbligatorietà della difesa tecnica nel processo penale, con

l’indicazione della facoltà e dei diritti attribuiti dalla legge alla persona sottoposta alle

indagini;

b) il nominativo del difensore d’ufficio e il suo indirizzo e recapito telefonico;

c) l’indicazione della facoltà di nominare un difensore di fiducia con l’avvertimento che,

in mancanza, l’indagato sarà assistito da quello nominato d’ufficio;

d) l’indicazione dell’obbligo di retribuire il difensore d’ufficio ove non sussistano le

condizioni per accedere al beneficio di cui alla lettera e) e l’avvertimento che, in caso di

insolvenza, si procederà ad esecuzione forzata;

e) l’indicazione delle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

La violazione della disposizione comporta la nullità degli atti compiuti.

In definitiva, l’art. 369 bis sancisce il diritto ad essere informati sulle modalità di

estrinsecazione del diritto di difesa e conferma come l’ordinamento giuridico non presuma

nell’indagato la conoscenza della normativa processuale penale (al punto da obbligare il

p.m. a renderlo edotto al riguardo). 90

Art. 371 : Rapporti tra diversi uffici del p.m. : Per garantire, nella fase delle indagini

preliminari, il coordinamento tra i diversi uffici del p.m. ed evitare , come talvolta accade,

che su fatti collegati si indaghi da parte di più magistrati, l’uno all’insaputa dell’altro, la

disposizione in esame ha previsto 3 strumenti fondamentali:

- scambio di atti ed informazioni (ad es. : verbali di interrogatori, documenti);

- comunicazione delle istruzioni impartite alla p.g. ;

- compimento congiunto di singoli atti di indagine.

Il ruolo del gip

L’art. 328 stabilisce, infatti, che il gip fa ingresso nelle indagini preliminari soltanto su

richiesta del p.m. o delle parti private nei casi espressamente previsti dalla legge in tutte le

ipotesi in cui vengono richiesti provvedimenti che, per la delicatezza dei diritti sui quali

incidono, debbono essere adottati da un organo giurisdizionale.

Nel nuovo processo penale, il gip esplica una funzione di garanzia e di controllo: di

garanzia, in particolare, della libertà personale, dell’inviolabilità del domicilio e della

riservatezza delle comunicazioni (libertà costituzionalmente garantite); di controllo della

legittimità dell’attività dell’accusa.

In particolare, il gip provvede:

● a controllare la durata delle i.p. decidendo sulla richiesta di proroga (artt. 406 – 407);

● ad applicare, revocare, modificare o prorogare, su richiesta del p.m. o dell’indagato, le

misure cautelari che incidono sulla libertà o sul patrimonio della persona sottoposta alle

indagini (artt. 291, 313, 317, 321);

● a convalidare o meno gli arresti in flagranza ed i fermi operati dalla p.g. o, nel caso del

fermo, dal p.m. (artt. 291 e ss.);

● ad autorizzare o convalidare intercettazioni di comunicazioni o conversazioni (art. 267);

● ad anticipare il momento della formazione della prova, rispetto al dibattimento,

autorizzando e dirigendo l’incidente probatorio (artt. 392 e ss.);

● ad accogliere o meno le richieste di archiviazione della notizia di reato avanzate dal p.m.

(art. 409).

Durata delle indagini preliminari

Poiché la finalità delle indagini preliminari è quella di orientare il p.m. nella scelta se

esercitare o meno, in relazione ad una determinata notizia di reato, l’azione penale, le

indagini preliminari si concludono: 91

● o con una richiesta di archiviazione;

● o con l’esercizio dell’azione penale in una qualsiasi delle forme in cui ciò può avvenire (

- la richiesta di rinvio a giudizio, art. 416;

- la richiesta di applicazione della pena su accordo delle parti, art. 444;

- la presentazione dell’imputato o la sua citazione per il giudizio direttissimo, art. 449;

- la richiesta di giudizio immediato, art. 454;

- la richiesta di decreto penale di condanna, art. 459).

La finalità della previsione di un termine massimo delle i.p. sono quelle di assicurare ritmi

accelerati alla fase investigativa e di tutelare l’interesse dell’indagato e della persona offesa

ad una tempestiva definizione delle indagini (art. 405).

È fissato come termine normale di durata delle i.p. quello di 6 mesi dalla data in cui il

nome dell’indagato è iscritto nel registro delle notizie di reato, salvo quanto previsto

dall’art. 415 bis e cioè salvo il supplemento di indagini che il p.m. ritenga di svolgere a

seguito di richieste dell’indagato: indagini comunque da concludere entro 30 gg. , termine

prorogabile per una sola volta e per non più di 60 gg.

La durata delle i.p. è di 1 anno se si procede per reati di particolare gravità (art. 407/2 lett.

a : delitti di criminalità organizzata).

Art. 406 : Proroga del termine: Il termine ordinario di durata delle i.p. può essere

prorogato (Il p.m. , prima della scadenza, può richiedere al giudice, per giusta causa, la

proroga del termine ex art. 405).

Una prima proroga può essere concessa, per un tempo non superiore a 6 mesi, per giusta

causa.

La genericità della formula utilizzata dal legislatore, in contrasto con le più precise

locuzioni utilizzate per le proroghe ulteriori, lascia presumere che la prima proroga possa

essere concessa con maggiore facilità, in presenza di una qualunque ragione non

meramente pretestuosa.

La possibilità di accordare proroghe ulteriori alla prima, invece, è collegata a più rigorosi

presupposti, espressamente individuati dal legislatore nella:

- particolare complessità delle indagini (ad es. : crollo di un edificio per cui è necessario

dare corso a complessi e lunghi accertamenti tecnici);

- oggettiva impossibilità di concludere le indagini nel termine prorogato.

La richiesta di proroga va notificata, a cura del gip, alla persona indagata e alla persona

offesa (purchè abbia chiesto di ricevere tale informazione all’atto di presentazione della

92

notizia di reato o successivamente) con avviso della facoltà di presentare memorie o

scritti entro 5 gg. dalla notificazione.

Se il gip ritiene fondata la richiesta, dispone direttamente la proroga in camera di

consiglio, senza l’intervento del p.m. o dei difensori.

Se, invece il gip non ritiene possibile decidere soltanto sulla base del carteggio presentato

dal p.m. e dalle parti private, fissa la data di un’udienza in camera di consiglio cui

parteciperanno il p.m. e il difensore dell’indagato e, se ne ha fatto richiesta, della persona

offesa.

Al termine dell’udienza il gip emette il provvedimento che ha per contenuto o

l’autorizzazione della proroga o il suo diniego.

In caso di diniego il p.m. entro il termine fissato dal gip , e comunque non superiore a 10

gg. dalla scadenza ordinaria delle indagini, dovrà decidere, sulla base degli atti di indagine

già compiuti, se esercitare l’azione penale o richiedere l’archiviazione.

Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale, avverso l’ordinanza con la quale il

gip decide sulla richiesta di proroga del termine di durata delle i.p. non è consentita alcuna

impugnazione.

Art. 407 : Termini di durata massima delle indagini preliminari : La norma in esame, nel

fissare la durata massima complessiva delle i.p. (non può comunque superare i 18 mesi), fa

comunque salva la previsione dell’art. 393, in tema di incidente probatorio.

Ne consegue che un ulteriore ipotesi di proroga è prevista nel caso in cui l’incidente

probatorio, ancorché richiesto prima della scadenza, non possa essere esaurito nel termine,

anche già prorogato fino al massimo, di durata delle i.p.

La durata massima è tuttavia 2 anni se le i.p. riguardano:

● delitti di associazione sovversiva, di associazione terroristica e di banda armata;

● delitti concernenti lo sfruttamento sessuale dei minori e la violenza sessuale;

● delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, detenzione o

cessione di armi da guerra o tipo guerra, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più

armi comuni da sparo;

La sanzione che colpisce il procedimento che non si conclude nei termini (qualora il p.m.

non abbia esercitato l’azione penale o richiesto l’archiviazione nel termine stabilito dalla

legge o prorogato dal giudice) è quella dell’inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti

oltre la scadenza.

È stato peraltro precisato che l’inutilizzabilità si riferisce soltanto all’efficacia probatoria

degli atti. 93

Art. 415 bis : Avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari : Tra le

modifiche apportate alla disciplina delle indagini preliminari forse la più importante è la

previsione dell’avviso all’indagato della conclusione delle i.p. (introdotta con la Legge 16

dicembre 1999 n. 479 , c.d. Legge Carotti ).

Prima della scadenza del termine previsto dall’art 405 , il p.m. , se non deve formulare

richiesta di archiviazione, fa notificare all’indagato e al difensore avviso della conclusione

delle i.p.

Dovendosi ritenere che il p.m. alla conclusione delle indagini sappia già cosa contestare

all’indagato nei cui confronti ritiene di non dovere formulare richiesta di archiviazione,

l’avviso contiene una bozza di imputazione consistente nella sommaria comunicazione del

fatto (all’indagato) per il quale si procede, oltre che della data e del luogo del fatto, e rende

edotti i destinatari del deposito degli atti, della facoltà di prenderne visione e di estrarne

copia, della facoltà entro il termine di 20 gg. (dalla notifica) di presentare memorie,

produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore,

chiedere al p.m. il compimento di atti di indagine, nonchè di presentarsi per rilasciare

dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

L’art. 415 bis, oltre a riaffermare la vitalità delle indagini difensive, mira a garantire il

contraddittorio fra le parti fino a quel momento circoscritto o addirittura mancante.

L’inerzia del p.m.

Dopo aver compiuto ogni attività d’indagine necessaria e consentitagli dai tempi

disponibili, il p.m. deve scegliere tra esercizio dell’azione penale e richiesta di archiviazione

del procedimento.

Ove non lo faccia nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice il procuratore

generale presso la corte d’appello dispone con decreto motivato l’avocazione delle indagini

preliminari (art. 412).

I termini delle indagini, ormai scaduti, vengono ad essere riaperti per il tempo necessario a

compiere atti di indagine indispensabili e comunque per non più di 30 gg. (Il procuratore

generale svolge le indagini preliminari indispensabili e formula le sue richieste entro 30 gg.

dal decreto di avocazione).

Il sistema, che si preoccupa di imprimere una accelerazione al procedimento attraverso la

scansione di tempi e di controlli, non può tollerare l’inerzia dell’indagante e il protrarsi

dello stato di persona indagata. 94

Ove si sia di fronte ad inerzia vera o presunta del p.m. è riconosciuta all’indagato e alla

persona offesa dal reato la facoltà di sollecitare il procuratore generale presso la corte

d’appello all’esercizio dei poteri che gli competono e, in specie, all’avocazione delle indagini

(art. 413).

L’indagato ha un interesse ad essere riconosciuto estraneo con l’archiviazione o a una

celere pronuncia da parte del giudice terzo; l’offeso dal reato ha interesse che le indagini si

concludano senza ritardo sia per avere una affermazione del diritto violato sia, più

concretamente, per poter inserire nel processo eventuali pretese di ordine civilistico.

L’archiviazione

Svolgendo le indagini preliminari il p.m. può pervenire a varie conclusioni in merito

all’ipotesi di partenza presentata dalla notizia di reato:

● può accertare che la notizia di reato è infondata (ad es. : quello che poteva sembrare un

omicidio risulta morte naturale o un suicidio);

● che la notizia di reato concerne un illecito effettivamente verificatosi, ma non commesso

dalla persona sottoposta alle indagini;

● che l’illecito oggetto della notizia di reato è effettivamente stato commesso, ma l’autore

dell’illecito non è perseguibile per mancanza, originaria o sopravvenuta, di una condizione

di procedibilità (ad es. : il diffamato non ha presentato querela o l’ha fatto tardivamente o

ha rimesso la querela tempestivamente presentata e vi è stata accettazione);

● che la notizia di reato è fondata, ma che l’autore dell’illecito non è punibile, essendo

sopravvenuta una causa estintiva del reato (prescrizione, morte del reo);

● che il fatto oggetto delle indagini, sebbene illecito, non costituisce reato (illecito civile,

amministrativo, disciplinare).

● che la notizia di reato è fondata e che a carico dell’indagato vi sono elementi di

colpevolezza acquisiti durante le i.p. , ma non idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

Il p.m. presenta al gip richiesta di archiviazione (di trasmissione all’archivio) entro i

termini previsti per l’inizio dell’azione penale (normalmente 6 mesi dall’iscrizione del

nome dell’indagato nel registro delle notizie di reato).

Con la richiesta motivata è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la

documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al gip

: ciò affinché il giudice possa valutare la sufficienza dell’attività svolta e la correttezza delle

conclusioni che se ne vogliono trarre.

Della richiesta di archiviazione viene resa edotta, mediante notificazione, la persona offesa

dal reato (non l’indagato perché non ha interesse a contrastare un provvedimento che

95

riconosce l’infondatezza della notizia di reato) affinché, volendolo, presenti opposizione nel

termine di 10 gg. (art. 408).

Gli artt. 408 e 410 precisano che l’opposizione si risolve in una richiesta motivata di

prosecuzione delle i.p. e, quindi, in un dissenso delle conclusioni cui è pervenuto il p.m. ,

dissenso espresso sulla base della visione degli atti e delle indagini svolte: in base all’art.

410 l’offeso, a pena di inammissibilità dell’opposizione, deve indicare le indagini richieste e

i relativi elementi di prova (ad es. : sentire una persona informata dei fatti le cui

dichiarazioni non sono state raccolte dal p.m.).

Se l’opposizione è inammissibile e la notizia di reato è infondata, il gip pronuncia decreto

motivato di archiviazione (altrettanto fa nel caso in cui non vi sia opposizione alla

richiesta di archiviazione e condivida quest’ultima: art. 409 comma 1).

Se condivide l’opposizione o comunque non accoglie la richiesta del p.m. , il gip fissa

un’udienza in camera di consiglio con avviso al p.m. , all’indagato e al suo difensore e

alla persona offesa dal reato (comma 2).

Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà del

difensore di estrarne copia.

Al termine dell’udienza il gip potrà:

● ritenere convincenti le ragioni del p.m. ed, eventualmente, delle altre parti private

intervenute, e pronunciare ordinanza di archiviazione.

Quest’ordinanza è ricorribile per Cassazione soltanto per nullità attinenti la convocazione e

la partecipazione delle parti all’udienza in camera di consiglio;

● ravvisare la necessità, ai fini della decisione sulla richiesta di archiviazione, di ulteriori

indagini. In tal caso le indica al p.m. , fissando il termine entro il quale debbono essere

compiute;

● decidere che, anche senza ulteriori indagini, la richiesta di archiviazione non può essere

accolta. In tal caso dispone, con ordinanza, che il p.m. formuli, entro 10 gg. , l’imputazione

e fissa d’ufficio l’udienza preliminare (si parla di imputazione coatta).

Art. 415 : Reato commesso da persone ignote : Quando è ignoto l’autore del reato il p.m. ,

entro 6 mesi dalla data della registrazione della notizia di reato, presenta al giudice

richiesta di archiviazione ovvero di autorizzazione a proseguire le indagini.

Quando accoglie la richiesta di archiviazione ovvero di autorizzazione a proseguire le

indagini, il giudice pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al p.m.

Se ritiene che il reato sia da attribuire a persona già individuata ordina che il nome di

questa sia iscritto nel registro delle notizie di reato.

96

Art. 414 : Riapertura delle indagini : Il provvedimento di archiviazione non ha una

particolare efficacia preclusiva visto che la riapertura delle indagini può essere effettuata

ogni volta in cui vi sia esigenza di nuove investigazioni.

Tale esigenza, secondo la opinione prevalente, può essere fondata:

- tanto sulla sopravvenienza di nuovi elementi ;

- quanto su una diversa valutazione di quelli già acquisiti.

L’esercizio dell’azione penale

Quando il p.m. ritiene concluse le indagini preliminari (cosa che può avvenire ben prima

della scadenza del termine previsto dalla legge o prorogato dal giudice), l’alternativa alla

richiesta di archiviazione è l’esercizio dell’azione penale.

Il p.m. , se convinto di aver raccolto durante le indagini elementi idonei a sostenere

l’accusa in giudizio, ha l’obbligo di esercitare l’azione penale formulando l’imputazione, ove

il suo convincimento non sia stato intaccato dall’attività difensiva consequenziale all’avviso

di conclusione delle indagini.

La formulazione dell’imputazione segna la cessazione della qualità di indagato e

l’assunzione della qualità di imputato, l’inizio del processo in senso stretto e il momento a

partire dal quale è possibile introdurre accanto al tema penale il tema della pretesa

civilistica.

La formulazione dell’imputazione attribuisce al giudice il compito di valutare quanto fino

ad allora fatto durante le i.p.

L’udienza preliminare

Per parlare dell’udienza preliminare dobbiamo preliminarmente ricordare che il gip , in

seguito alla richiesta di rinvio a giudizio operata dal p.m. , conclude il proprio lavoro.

L’ultima fase delle i.p. dunque apre l’udienza preliminare: il gip passa il tutto al giudice per

l’udienza preliminare, e lo investe dunque del potere- dovere di decidere sulla legittimità

della richiesta di rinvio a giudizio operata dal p.m.

Nella versione originaria del codice uno stesso magistrato poteva, in un medesimo

procedimento, essere prima gip e poi gup.

Oggi però le cose sono mutate radicalmente perché, al fine di garantire l’intervento di un

giudice veramente “terzo” e non condizionato da esperienze e decisioni precedenti, si è

stabilita l’incompatibilità tra le 2 funzioni (art. 34 comma 2 bis).

97

L'atto introduttivo dell'udienza preliminare è costituito dalla richiesta di rinvio a giudizio

che il p.m. deve depositare nella cancelleria del giudice (art. 416).

Alla richiesta è unito il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione delle

indagini preliminari e i verbali degli atti svolti davanti al gip.

Al fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove, sono inoltre allegati il corpo del

reato e le cose pertinenti al reato.

Secondo l’interpretazione prevalente dell’art. 416 condivisa dalla stessa Corte cost. , con il

fascicolo debbono essere trasmessi tutti gli atti del procedimento fino ad allora compiuti.

Di più: come risulta dall’art. 419 comma 3, ad essi andrà poi aggiunta la documentazione

delle eventuali indagini del p.m. successive alla richiesta

Questi adempimenti, infatti, hanno lo scopo di attuare quella che nella tradizione anglo-

americana viene chiamata “discovery” : vale a dire l’ostensibilità (= rendere noto) degli atti

in precedenza rimasti segreti, in modo da consentire alle parti di accedere al processo con

la loro piena conoscenza.

Art. 417 : Requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio : La richiesta di rinvio a

giudizio contiene:

a) le generalità dell’imputato nonché le generalità della persona offesa dal reato qualora

ne sia possibile l’identificazione;

b) l’enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di

quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza con l’indicazione dei

relativi articoli di legge;

c) l’indicazione delle fonti di prova acquisite;

d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;

e) la data e la sottoscrizione.

Poiché il contraddittorio che caratterizza l’udienza preliminare si realizzi, gli interessati

debbono essere posti nella condizione di parteciparvi con un’adeguata conoscenza degli

atti. E appunto a questo risultato sono dirette le disposizione degli artt. 418, 419.

Art. 418 : Fissazione dell’udienza : Entro 5 gg. dal deposito della richiesta, il giudice fissa

con decreto il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza (preliminare) in camera di consiglio.

98

La celebrazione dell’udienza rende necessaria una difesa tecnica dell’imputato che solo un

difensore può garantirgli (difensore di fiducia o nominato a cura del giudice).

Tra la data di deposito della richiesta e la data dell’udienza non può intercorrere un

termine superiore a 30 gg.

Art. 419 : Atti introduttivi : Il gup fa notificare (a pena di nullità) all’imputato e alla

persona offesa l’avviso del giorno, dell’ora e del luogo dell’udienza, con la richiesta di

rinvio a giudizio formulata dal p.m. e con l’avvertimento all’imputato che non

comparendo sarà giudicato in contumacia.

Infatti, solo dalla lettura della richiesta di rinvio a giudizio (che è atto del p.m.) le parti

possono prendere conoscenza del fatto contestato e delle fonti di prova. L’avviso, invece,

ha una funzione di mera “vocativo in jus”.

L’avviso (dell’udienza) è altresì comunicato al p.m. e notificato al difensore dell’imputato

con l’avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e di presentare memorie e

produrre documenti.

Gli avvisi sono notificati e comunicati almeno 10 gg. prima della data dell’udienza.

L’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato con

dichiarazione presentata in cancelleria, almeno 3 gg. prima della data dell’udienza.

L’atto di rinuncia è notificato al p.m. e alla persona offesa dal reato a cura dell’imputato.

Art. 420 : Costituzione delle parti : L’udienza preliminare si svolge in camera di consiglio

con la partecipazione necessaria del p.m. e del difensore dell’imputato.

Il gup deve controllare se vi sia stata regolare costituzione delle parti.

Sono necessarie le presenze del p.m. e del difensore dell’imputato, alla cui assenza si

sopperisce con la nomina di un difensore d’ufficio.

Inoltre, anche un legittimo impedimento del difensore a comparire (ad es. : malattia o

contemporaneo impegno professionale) impone il rinvio dell’udienza, purchè prontamente

comunicato. A meno che i difensori siano 2, o vi sia un sostituto, oppure lo stesso

imputato chieda che si proceda ugualmente in assenza del difensore impedito (art. 420 ter

comma 5).

Nei confronti dell’imputato in persona vale il criterio della partecipazione non necessaria

ma possibile.

L’udienza verrà quindi rinviata, e dovranno rinnovarsi avvisi e notificazioni, quando sia

certa o probabile l’ignoranza incolpevole della precedente citazione oppure certa o

probabile l’assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o legittimo

99

impedimento. Né da luogo a diverse conseguenze l’impossibilità di comparire nelle

udienze successive (art. 420 bis e 420 ter).

Rispetto alle parti accessorie, la loro assenza, qualunque ne sia il motivo, non determina

una nuova fissazione dell’udienza (tranne il caso in cui siano invalide citazione e

notificazione del responsabile civile e del civilmente obbligato).

Art. 421 : Discussione : Il contraddittorio si realizza con la discussione: la inizia il p.m. , il

quale illustra sinteticamente i risultati delle indagini preliminari e gli elementi di prova su

cui fonda la richiesta di rinvio a giudizio.

Poi, nell’ordine parlano i difensori della parte civile, del responsabile civile e del civilmente

obbligato, ciascuno a sostegno delle rispettive conclusioni.

L’ordine degli interventi è ispirato al “principio del favor rei” , per cui è lasciata per ultimo

la parola al difensore dell’imputato.

L’imputato presente all’udienza ha la facoltà dell’autodifesa: subito dopo l’intervento del

p.m. può chiedere di rendere dichiarazioni spontanee o di essere interrogato.

Quanto accade nell’udienza preliminare viene documentato in un verbale di regola redatto

in forma riassuntiva. Tuttavia il gup, a richiesta di parte, ne disporrà una più accurata

formazione mediante la riproduzione fonografica o audiovisiva o con la stenotipia.

La contumacia

Secondo l’art. 420 quater , se l’imputato non compare e manca una legittima

giustificazione l’udienza preliminare si svolge in sua contumacia.

Essa va dichiarata dal gup con ordinanza, sentite le parti e previo accertamento che la

citazione era valida e che non sussiste né la prova né la probabilità della sua incolpevole

ignoranza o dell’assoluta impossibilità di comparire (comma 1).

Quando si procede a carico di più imputati e per alcuni di loro o dei difensori la non

comparizione è invece giustificata, è altresì disposta la separazione dei procedimenti, con

la prosecuzione del processo per gli uni e il rinvio per gli altri (comma 6).

L’imputato, quando si procede in sua contumacia, è rappresentato dal suo difensore.

Se l’imputato compare prima che il giudice adotti i provvedimenti conclusivi, il giudice

revoca l’ordinanza che ha dichiarato la contumacia. In tal caso l’imputato può rendere

dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

Art. 420 quinquies : Assenza e allontanamento volontario dell’imputato : L’assenza è

relativa all’imputato non contumace il quale non presenzi all’udienza fin dal suo inizio.

100

All’assenza viene equiparato l’allontanamento, che si realizza quando l’imputato,

inizialmente comparso, si allontani dall’aula ovvero, se detenuto, evada.

Una volta comparso all’udienza, l’imputato è considerato come sempre presente, sebbene

decide di allontanarsi nel corso di essa.

Art. 421 bis : Ordinanza per l’integrazione delle indagini : Le i.p. , affidate alla p.g. e al

p.m. , debbono essere complete, vale a dire acquisire tutti gli elementi necessari e

sufficienti perché il p.m. riesca poi a stabilire se sia o no il caso di esercitare l’azione

penale.

Però non è da escludere che, pur dopo la discussione , il gup si trovi nelle condizioni di non

poter decidere proprio a causa della loro incompletezza. È pertanto previsto che egli ne

disponga un supplemento, indicando le ulteriori necessarie indagini, il termine entro cui

vanno compiute e la data della nuova udienza.

Del provvedimento è data comunicazione al procuratore generale presso la corte d’appello.

Il potere del gup di ordinare ulteriori e nuove indagini, dando un termine al p.m. per il loro

espletamento, è analogo a quello concesso al gip , ai sensi dell’art. 409 comma 4, in sede di

non accoglimento della richiesta di archiviazione.

Art. 422 : Attività di integrazione probatoria del giudice : Nell’ipotesi in oggetto, il giudice,

se non ordina al p.m. l’integrazione delle indagini, può disporre anche d’ufficio,

l’assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di

non luogo a procedere.

Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all’assunzione delle prove, fissa

la data della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti

tecnici.

Art. 423 : Modificazione dell’imputazione : Il tema dell’udienza preliminare è costituito

dall’imputazione formulata dal p.m. all’atto della richiesta.

Ma se durante il suo svolgimento, per il sopravvenire di ulteriori elementi oppure alla luce

di una più attenta considerazione, risulta che il fatto è diverso ovvero è ipotizzabile un

reato connesso o una circostanza aggravante, l’imputazione viene modificata.

Se risulta a carico dell’imputato un fatto nuovo non enunciato nella richiesta di rinvio a

giudizio, per il quale si debba procedere di ufficio, il giudice ne autorizza la contestazione

se il p.m. ne fa richiesta e vi è il consenso dell’imputato.

101

- Il fatto sarebbe quindi diverso se l’accusa di aver ucciso con arma da fuoco fosse mutata

in un omicidio col mezzo di una violenza manuale, ovvero se la data del reato fosse

anticipata o posticipata.

In casi del genere l’imputazione viene modificata con la contestazione orale del p.m.

all’imputato oppure, se quest’ultimo è contumace o assente, al difensore.

- Il fatto nuovo è un fatto- reato diverso e ulteriore rispetto a quello per cui si procede e

non legato ad esso dal vincolo del concorso formale o della continuazione (ad es. : nel caso

di un processo per rapina, l’imputato confessa di aver sottoposto a violenza sessuale la

vittima).

Il decreto che dispone il giudizio

Esaurita la discussione, il gup , qualora ravvisi elementi sufficienti per passare al

dibattimento, emette un decreto che dispone il giudizio (art. 429).

Il giudice emette il decreto che dispone il giudizio nei casi in cui non pronuncia sentenza di

non luogo a procedere. Il quantum di prova richiesto per l’emissione di tale decreto si

ricava a contrario (vedi sentenza di non luogo a procedere): il giudice emette il decreto

quando gli elementi di prova forniti dal p.m. a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio e

le prove eventualmente assunte nell’udienza preliminare eliminano ogni dubbio sulla

necessità del dibattimento.

La norma elenca il contenuto del decreto che dispone il giudizio.

Esso si compone:

● dell’intestazione che contiene :

a) le generalità dell’imputato e le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo

nonché le generalità delle altre parti private, con l’indicazione dei difensori;

b) l’indicazione della persona offesa dal reato qualora risulti identificata;

● dell’editio actionis (l’impugnazione che viene formulata a carico dell’imputato e le

relative fonti di prova a sostegno) che contiene :

c) l’enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di

quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione dei

relativi articoli di legge;

d) l’indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono;

● della vocativo in ius (l’invito all’imputato a comparire per una certa udienza innanzi al

giudice dibattimentale per il giudizio) che contiene :

102

e) il dispositivo, con l’indicazione del giudice competente per il giudizio;

f) l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione, con l’avvertimento

all’imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia;

Non rientra nella vocativo in ius ma nei requisiti del decreto che dispone il giudizio :

g) la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che l’assiste.

Il decreto è nullo se l’imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è

insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 1 lett. c) e f).

Tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non

inferiore a 20 gg.

Il decreto è immediatamente letto in udienza, il che equivale alla sua notificazione per le

parti presenti (art. 424 comma 2); e va notificato per intero all’imputato contumace

nonché all’imputato e alla persona offesa comunque non presenti alla lettura del

provvedimento.

Art. 431 : Fascicolo per il dibattimento : Immediatamente dopo l’emissione del decreto

che dispone il giudizio, il giudice provvede nel contraddittorio delle parti alla formazione

del fascicolo per il dibattimento.

Nel caso di richiesta di una delle parti di fissazione di un’altra udienza per la formazione

del fascicolo, il gup è obbligato a fissarla.

Nel fascicolo per il dibattimento sono raccolti:

a) gli atti relativi alla procedibilità dell’azione penale e all’esercizio dell’azione civile;

b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria;

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore;

d) i documenti acquisiti all’estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti

non ripetibili assunti con le stesse modalità;

e) i verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio;

f) i verbali degli atti, assunti all’estero a seguito di rogatoria internazionale ai quali i

difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le facoltà loro consentite dalla

legge italiana;

g) il certificato generale del casellario giudiziario;

h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi

altrove. 103

Art. 432 : Trasmissione e custodia del fascicolo per il dibattimento : Il decreto che dispone

il giudizio è trasmesso senza ritardo, con il fascicolo previsto dall’art. 431 , alla cancelleria

del giudice competente per il giudizio.

Art. 433 : Fascicolo del p.m. : Gli atti diversi da quelli previsti dall'art. 431, unitamente

agli atti acquisiti all'udienza preliminare e al verbale di udienza, sono trasmessi al

pubblico ministero e formano il fascicolo del p.m. (art. 433 – ha quindi un contenuto

residuale). Il fascicolo è conosciuto dalle parti ma non dal giudice.

Sentenza di non luogo a procedere

In via alternativa al decreto di rinvio a giudizio il gup pronuncia la sentenza di non luogo a

procedere allo stato degli atti.

L’art. 425 contiene un’elencazione tassativa delle situazioni ricorrendo le quali il gup deve

emettere sentenza di non luogo a procedere:

● Se sussiste una causa che estingue il reato (ad es. : morte del reo) o per la quale l’azione

penale non doveva essere iniziata proseguita;

● se il fatto non è previsto dalla legge come reato (ad es. : per abrogazione della norma

incriminatrice, depenalizzazione);

● ovvero quando risulta che il fatto non sussiste;

● o che l’imputato non lo ha commesso (ad es. : è stato provato un alibi);

● o che il fatto non costituisce reato ( è stato commesso in presenza di una causa di

giustificazione oppure senza dolo, colpa, preterintenzione) ;

● o che si tratta di persona non punibile per qualsiasi causa.

Sentenza di non luogo a procedere e decreto che dispone il giudizio :

differenze

Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti

risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in

giudizio.

Il giudice emette il decreto che dispone il giudizio nei casi in cui non pronuncia sentenza di

non luogo a procedere. Il quantum di prova richiesto per l’emissione di tale decreto si

ricava a contrario: il giudice emette il decreto quando gli elementi di prova forniti dal p.m.

a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio e le prove eventualmente assunte nell’udienza

preliminare eliminano ogni dubbio sulla necessità del dibattimento.

104

La sentenza contiene:

Art. 426 : Requisiti della sentenza :

a) l’intestazione in nome del popolo italiano e l’indicazione dell’autorità che l’ha

pronunciata;

b) le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo

nonché le generalità delle altre parti private;

c) l’imputazione;

d) l’esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata;

e) il dispositivo, con l’indicazione degli articoli di legge applicati (il contenuto decisorio)

f) la data e la sottoscrizione del giudice.

La sentenza è nulla se manca o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo

ovvero se manca la sottoscrizione del giudice.

Art. 428 : Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere : Contro la sentenza di

non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione:

a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale;

b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che

l'imputato non lo ha commesso.

Vi è inoltre legittimata la persona offesa nei soli casi di nullità relativi all’omessa o

irregolare notificazione dell’avviso dell’udienza.

Sull’ impugnazione decide la corte di Cassazione in camera di consiglio.

Revoca della sentenza di non luogo a procedere

Provvedimento emanato dal gip su richiesta del p.m. , con il quale, per il sopravvenire di

nuove fonti di prova, si elimina l’effetto preclusivo della sentenza alla possibilità di un

nuovo esercizio dell’azione penale contro l’imputato già prosciolto, per il medesimo fatto –

reato.

Art. 435 : Richiesta di revoca : Nella richiesta di revoca il p.m. indica le nuove fonti di

prova, specifica se queste sono già state acquisite o sono ancora da acquisire e richiede,

nel primo caso, il rinvio a giudizio e, nel secondo, la riapertura delle indagini.

Il giudice, se non dichiara inammissibile la richiesta, designa un difensore all’imputato

che ne sia privo, fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al

p.m. , all’imputato, al difensore e alla persona offesa.

CAP. 23: I PROCEDIMENTI SPECIALI

105

I procedimenti speciali si distinguono da quello ordinario, che prevede la sequenza così

composta:

● indagini preliminari;

● udienza preliminare;

● dibattimento.

Ai procedimenti speciali è affidato il compito di assecondare l’esigenza di massima

semplificazione nello svolgimento del processo, con l’eliminazione di ogni atto e attività

non essenziale.

I procedimenti speciali si possono distinguere in 3 categorie:

1) Procedimenti tendenti ad evitare la fase dibattimentale.

Essi sono: il giudizio abbreviato e l’applicazione della pena su richiesta delle parti, i quali

permettono di anticipare il giudizio ad una fase pre- dibattimentale, con il consenso

dell’imputato e del p.m. e l’autorizzazione del giudice;

2) Procedimenti tendenti ad accelerare l’ingresso nel dibattimento.

Essi sono: il giudizio direttissimo, il giudizio immediato. Tali riti consentono in sostanza di

eliminare l’udienza preliminare, sulla base di una presunzione di inutilità e di anti-

economicità della sua funzione di garanzia e di filtro.

3) Procedimenti tendenti ad omettere sia l’udienza preliminare che il dibattimento.

È il caso del decreto penale di condanna che consente, in caso di mancata opposizione, di

pervenire immediatamente all’irrogazione della sanzione penale in assenza di qualsivoglia

contraddittorio.

1) Il giudizio abbreviato

A seguito della L. n. 479/1999 (Legge Carotti) il giudizio abbreviato è divenuto un

procedimento di portata generale consentito quale che sia la pena edittale prevista per il

reato (applicabilità di tale rito anche ai delitti puniti con l’ergastolo).

Tale rito si caratterizza per il potere del giudice di pronunciare sentenza nel corso

dell’udienza preliminare, sempre che vi sia la richiesta dell’imputato, attribuendo valore di

prova agli atti delle indagini preliminari.

Questo rito elimina, dunque, la fase dibattimentale, e quindi la fase più onerosa in termini

di tempo e di impegno giudiziale.

Il giudizio abbreviato presenta come presupposto la richiesta di rinvio a giudizio

(presentata dal p.m. nella cancelleria del giudice per l’u.p. , con contestuale trasmissione

del fascicolo e dei suoi allegati) e la fissazione dell’u.p. (con avviso al difensore

dell’imputato del deposito degli atti trasmessi dal p.m.).

106

Gli ulteriori requisiti previsti dal codice per l’instaurazione del giudizio abbreviato sono:

● la richiesta dell’imputato che il processo sia definito nell’udienza preliminare; essa deve

pervenire almeno 5 gg. prima dell’udienza preliminare o nel corso della stessa fino alla

precisazione delle conclusioni;

● il consenso del p.m. non è più necessario, è l’imputato che chiede la definizione del

processo all’udienza preliminare;

● la configurabilità anche di un reato che sia punibile con la pena dell’ergastolo;

● la definibilità del processo allo stato degli atti raccolti nel corso delle indagini

preliminari, salva la necessità di ulteriore attività di acquisizione probatoria.

Il “giudizio abbreviato condizionato” è una novità introdotta dalla L. 479/99 ; esso

consente all’imputato di subordinare la sua richiesta di giudizio abbreviato ad una

integrazione probatoria da effettuarsi in udienza davanti al giudice (art. 438).

Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l’integrazione probatoria richiesta risulta

necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale

proprie del procedimento.

Il giudizio abbreviato ha natura premiale.

La premialità consiste nella riduzione della pena da irrogare in concreto, in misura fissa di

un terzo (riduzione c.d. “secca”, a differenza di quanto è previsto in materia di

patteggiamento, in cui la riduzione della pena è fino ad un terzo).

La riduzione della pena è giustificata solo dal risparmio dei tempi processuali del

dibattimento,derivante dall’utilizzabilità come prova degli atti delle indagini.

Il giudizio abbreviato si svolge nelle forme dell’u.p. e, quindi, in camera di consiglio, con la

partecipazione necessaria del p.m. e del difensore dell’imputato e senza l’intervento del

pubblico.

L’udienza preliminare è informata al principio dell’oralità, sicchè la discussione

rappresenta il suo momento principale e determinante; infatti il p.m. ed i difensori delle

parti al fine di persuadere il giudice delle loro reciproche ragioni, illustrano oralmente le

rispettive posizioni e pretese.

Terminata la discussione, il giudice dell’udienza preliminare, in sede di rito abbreviato, è

posto nella medesima posizione del giudice del dibattimento.

Nessun tipo di decisione è precluso: il giudice potrà emettere:

- sentenza di non doversi procedere;

- sentenza di assoluzione;

- dichiarazione di estinzione del reato;

- sentenza di condanna. 107


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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