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Procedura penale - lezione

Appunti sulla lezione di Procedura penale e nello specifico la testimonianza assistita. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: testimonianza assistita art. 197bis, le ipotesi di collegamento investigativo, l’incompatibilità a testimoniare.

Esame di Diritto penale docente Prof. P. Scienze giuridiche

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casi, obbligato a deporre sul fatto altrui e a questo deve essere attento il rispettivo

difensore, ma non potrebbe poi formulare domande al proprio assistito che in quel

processo è un testimone non è un imputato di reato connesso collegato in senso stretto,

cioè sul piano soggettivo può ancora essere tale ma è sentito come testimone, quindi con

un'altra disciplina quindi con l’obbligo di rispondere e di dire la verità.

Vediamo quali sono le norme che regolano l’esame di questo particolare soggetto.

Dobbiamo distinguere se il soggetto ha beneficiato della sentenza di proscioglimento

irrevocabile sarebbe pienamente tutelato dal “ne bis in idem”, se anche dovesse rendere

dichiarazioni sul fatto oggetto del procedimento già conclusosi con sentenza irrevocabile

da cui potrebbe emergere una sua responsabilità non ne potrebbe subire alcun pregiudizio

perché quella sentenza è inattaccabile, perché per il divieto del ne bis in idem non si

potrebbe procedere una seconda volta per lo stesso fatto a carico della stessa persona

perché c’è il divieto ex art. 649 di un secondo giudizio.

Diverso è il caso è il caso di chi abbia subito una pronuncia irrevocabile di condanna o di

patteggiamento o di chi abbia il procedimento in corso, ovvero ancora di chi abbia

ottenuto una sentenza di non luogo a procedere o un provvedimento di archiviazione, che

attenzione, non impedisce l’assunzione dello status di imputato nei casi in cui opera l’art.

64 lettera c).

Cioè anche l’archiviato o il prosciolto in udienza preliminare se ha scelto di rispondere nei

casi di connessione debole diventa poi dopo testimone.

Solo se opera la connessione forte, l’archiviazione o il non luogo a procedere non fanno

venir meno l’incompatibilità a testimoniare non se opera la connessione debole e se c’è

stata, a monte, la libera scelta di rispondere, a quel punto anche l’archiviato o il prosciolto

in udienza preliminare può essere sentito come testimone assistito.

Qui evidentemente è diversa la situazione, immaginiamo che ci sia stata una condanna

irrevocabile o un patteggiamento irrevocabile, oggi chi ha subito una condanna

irrevocabile oppure una sentenza di patteggiamento irrevocabile può chiedere la revisione

della sentenza di condanna o di patteggiamento. È chiaro che l’essere obbligati a

rispondere sul fatto oggetto di quel procedimento ormai conclusosi con sentenza

irrevocabile potrebbe avere dei riflessi negativi per il dichiarante nell’eventuale giudizio di

revisione che dovesse promuovere successivamente alle sue dichiarazioni.

Ecco perché la legge tutela in questo caso il testimone assistito, cioè impedisce di

formulare domande sui fatti oggetto di quel procedimento conclusosi con sentenza

irrevocabile di condanna o di patteggiamento quando in quel procedimento il condannato

abbia sempre negato la propria responsabilità o non abbia formulato alcuna dichiarazione.

Invece il condannato che abbia ammesso la propria responsabilità non può pretendere di

non rispondere su quei fatti perché in quel procedimento aveva, in sostanza, confessato:

in questo caso non c’è ragione per impedire di formulare domande su quei fatti sui quali

ha già deposto in senso autoincriminante nel suo procedimento.

Analogo discorso va fatto per chi ha ottenuto la sentenza di non luogo a procedere o

l’archiviazione.

Qui vi è un divieto assoluto di formulare domande sui fatti oggetto di quel procedimento

perché qui non si può prospettare alcuna alternativa perché non vi è una condanna non vi

è una possibile revisione, qui vi è un provvedimento favorevole al dichiarante, che è

l’archiviazione o il non luogo a procedere, quindi questo soggetto ha sempre interesse a

non rispondere sui fatti oggetto del suo procedimento, ecco perché non si potrà mai

obbligarlo a rispondere sui fatti per i quali ha ottenuto l’archiviazione o il non luogo a

procedere, perchè potrebbe essere esposto al rischio di una riapertura delle indagini o di

una revoca della sentenza di non luogo a procedere.

Per quanto riguarda il dichiarante il cui procedimento è ancora in corso, parallelamente a

quello della persona a carico della quale sta deponendo, in questi casi è sempre fatto

divieto di formulare domande sui fatti oggetto del procedimento in corso, poiché si deve

ancora accertare la sua responsabilità se lo si obbligasse a rispondere, potrebbe

rispondere anche contro il proprio interesse, e quindi è fatto divieto di qualunque

domanda.

Può accadere che nonostante questi divieti preventivi, assoluti o relativi per la condanna

irrevocabile, il soggetto renda comunque dichiarazioni per i fatti sui quali è intervenuta la

condanna irrevocabile, il patteggiamento irrevocabile, senza che avesse mai ammesso la

propria responsabilità; oppure sui fatti oggetto del procedimento conclusosi con sentenza

di non luogo a procedere o con provvedimento di archiviazione o sui fatti per i quali

ancora pende un procedimento penale. In questi casi nonostante abbia risposto o perché

costrettovi dal giudice erroneamente o perché è stato indotto a farlo autonomamente: non

saranno mai utilizzabili le sue dichiarazioni nel procedimento ancora in corso a suo carico,

nel procedimento che si dovesse instaurare a seguito della riapertura delle indagini o della

revoca della sentenza di non luogo a procedere e nel giudizio di revisione della sentenza di

condanna, non solo ma anche negli eventuali giudizi civili o amministrativi che riguardino

gli stessi fatti.

Cioè in sostanza se non opera la garanzia preventiva vi è quella successiva che determina

la inutilizzabilità delle dichiarazioni che riguardano il fatto proprio, ovviamente

autoincriminanti, nel giudizio che riguarda il dichiarante o nel processo che riguarda il

dichiarante, giudizio di revisione, ovvero procedimento in corso o instaurato a seguito della

revoca della sentenza di non luogo a procedere, o a seguito della riapertura delle indagini

dopo l’archiviazione, o ancora nei giudizi civili/amministrativi che riguardano gli stessi fatti.

Passiamo ora ad esaminare la norma che attiene alla valutazione delle dichiarazioni di

questa figura di testimone. Attenzione questo problema riguarda l’imputato che subisce

tali dichiarazioni. Qual è il peso probatorio di queste dichiarazioni?

Queste dichiarazioni non valgono come prova piena, perché il legislatore non si è

dimenticato che il soggetto che le rende è pur sempre un imputato di reato connesso o

collegato, ovvero un ex imputato di reato connesso collegato. Si tratta quindi, di un

soggetto che potrebbe sempre avere interesse ad accusare un’altra persona.

È un soggetto infido, si estende quindi a questa figura oggettiva la stessa regola

valutativa, per le sue dichiarazioni, che opera per l’imputato di reato connesso collegato,

cioè la regola della “chiamata in correità”: occorrono altri riscontri esterni che confermino

l’attendibilità delle dichiarazioni del testimone assistito; non solo occorre anche la verifica

della veridicità intrinseca oggettiva e soggettiva: cioè quelle dichiarazioni devono essere

attendibili sul piano intrinseco, sul piano oggettivo devono essere costanti, non

contraddittorie; sul piano soggettivo non devono provenire da chi abbia un interesse a

mentire, da chi già si è reso autore di false testimonianze, da chi abbia rapporti di

inimicizia con l’imputato, ecc.

Poi devono ottenere il riscontro esterno, cioè devono poter essere riscontrate sulla base di

altri elementi di prova esterni alla chiamata in correità, in questo caso esterni alla

testimonianza assistita.

Questi riscontri esterni possono essere anche dello stesso tipo, significa che due

testimonianze assistite si possono riscontrare a vicenda.

Su questo punto è intervenuta la Corte Costituzionale a fine 2006, ma non solo su questo

punto.

Con la sentenza 381 la Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 197bis nella

parte in cui prevede l’assistenza difensiva e la regola di valutazione della prova di cui


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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