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La prova secondo la Corte deve formarsi dinanzi al giudice che deve decidere, esso però non è un

diritto assoluto ove sia impossibile che tale prova si riformi davanti al giudice che deve decidere.

Soffermiamoci sull’art. 511 del c. p. p., il quale prevede lo schema procedimentale attraverso il

quale materialmente si procede alle letture. L’art. 511 ha come riferimento esclusivo gli atti già

contenuti nel fascicolo del dibattimento. Il procedimento della lettura è l’unico modo per far

recuperare al giudice in maniera procedimentalmente corretta atti che si sono formati fuori dal

contraddittorio. Cioè non basta che tali atti siano nel fascicolo ma devono essere letti. L’articolo

511 al secondo comma parla di verbali di dichiarazione, al terzo comma di relazioni peritali, al

quarto comma di verbali di dichiarazioni orali di istanza o di querela. Per quanto riguarda i verbali

di dichiarazioni si tratta di atti che sono già legittimamente transitati nel fascicolo del dibattimento.

Questa norma non può avere un effetto dirompente altimenti noi non potremo più dare un

significato serio agli articoli500 e 503 del c.p.p. E’ evidente che il secondo comma dell’art. 511 fa

riferimento a verbali di dichiarazione che sono già legittimamente transitati nel fascicolo del

dibattimento. Il terzo comma fa riferimento alle relazioni peritali, quest’ultime sono anch’esse

legittimamente transitate nel fascicolo del dibattimento, poiché il sistema della perizia prevede

espressamente l’elaborazione da parte dei periti di uno scritto nei casi in cui non possano rispondere

oralmente al giudice. C’è di più, l’art. 501 secondo comma prevede espressamente che il perito o il

consulente tecnico hanno la facoltà di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni che

possono essere acquisite d’ufficio. Anche in tal caso si fa riferimento ad atti scritti che entrano nel

fascicolo del dibattimento. Più problematico può sembrare il quarto comma , se prendiamo come

punto di riferimento l’art. 431 c.p.p, vediamo che questi atti entrano nel fascicolo del dibattimento

per un fine specifico cioè valutare se esistono o meno le condizioni di procedibilità. Se leggiamo

l’art. 511 quarto comma vediamo che i verbali di dichiarazioni orali di istanza o di querela servono

solo a questo scopo. Quindi con l’art. 511 abbiamo la riprova anche con la lettura sistematica di tutti

i commi, che l’art. 511 è una norma di disciplina del modello procedimentale, che amplia l’oggetto

della possibile lettura dibattimentale. Una problematica importante è se le relazioni di servizio degli

ufficiali di polizia, nelle quali siano contenute osservazioni di accadimenti della realtà siano atti

irripetibili ai sensi dell’art. 431 e possano o non possano rientrare nel fascicolo del dibattimento.

Ogni anno abbiamo mediamente due sentenze della Cassazione che ci danno una risposta positiva, e

due che ne danno una risposta negativa. In tal caso è verosimile che ci sia un intervento da parte

delle Sezioni Unite. Ritornando al quadro generale, gli atti contenuti nel fascicolo del dibattimento

sono quelli indicati nell’art. 431 ma non solo quelli.Vi sono altre norme che fanno riferimento ad

atti che vengono introdotti nel fascicolo del dibattimento senza essere previsti nell’art. 431 c.p.p. Il

catalogo è ampio ad esempio: a)la trascrizione integrale delle registrazioni telefoniche ambientali;

b) la stampa del flusso di comunicazioni informatiche e telematiche a norma dell’art. 268 comma 7

del c.p.p.; c) le prove non rinviabili assunte dal presidente del collegio o dal giudice monocratico

nella fase predibattimentale in forza dell’art. 476 c.p.p; d)le dichiarazioni acquisite nella forma della

contestazione art. 500 e 503 del c.p.p; e) gli atti assunti dalla polizia giudiziaria, o dal giudice o dal

PM nel corso dell’udienza preliminare quando il fatto per circostanze imprevedibili ne è divenuta

impossibile la ripetizione; f) le dichiarazioni rese dall’imputato nei casi previsti dall’art. 513

comma1; g) gli atti oggetto di acquisizione concordata. Come vediamo la sfera di atti che

confluiscono nel fascicolo del dibattimento è amplissimo almeno teoricamente, in concreto potrà

essere un unico atto nel singolo processo. Il discorso consente di far riferimento a quelle prove che

si sono formate nel contraddittorio tra le parti davanti a un giudice persona fisica diverso da quello

che poi materialmente decide. Come sappiamo i tempi nel processo sono un problema, e può

succedere che nei dibattimenti di una certa complessità istruttoria per le ragioni più varie il giudice

che era originariamente investito del processo non può arrivare alla sentenza ad esempio a causa di

trasferimenti. Così tutta l’attività che si è formata dinanzi al giudice che sorte ha? Sicuramente è

un’attività recuperabile, ma in che modo ? Il modello sembra quello dell’art. 512 cioè attraverso la

lettura, ma semprechè si sia già proceduto alla rinnovazione dell’esame della fonte di prova.

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Quindi è necessario che la persona fisica, fonte di prova, venga risentito nel dibattimento per

recuperare anche quel materiale istruttorio. In tal modo si verifica l’attendibilità delle dichiarazioni.

La Corte Costituzionale ritenne nel 1994 e nel 1996 che il materiale istruttorio che si era formato

nel rispetto di tutte le regole che esistevano nel momento in cui si formavano, non dovevano essere

escluse dal fascicolo e buttate al di fuori dell’area processualmente rilevante. Ora il problema di

grande interesse è quello di vedere quali possono essere le conseguenze della violazione delle

regole di cui all’art. 511 secondo comma. Abbiamo visto che la regola generale è questa : quegli atti

sono recuperabili e se ne può dare lettura a condizione che si proceda a un riesame della fonte di

prova. Come s’inquadra quest’ultimo nel sistema? Cioè se non si provvede ad un riesame le

precedenti dichiarazioni saranno utilizzabili o no? Nell’art. 511 secondo comma con l’espressione

‘almeno che l’esame non abbia luogo’, non si fa riferimento ad una situazione di impossibilità.

Questo significa che le parti possano concordare anche attraverso il fenomeno dell’acquiescenza,

cioè silenzi consapevole, di recuperare quelle dichiarazioni senza chiedere l’esame della persona le

cui dichiarazioni provengono. Questa è una possibilità per motivi di economia processuale,

attraverso il consenso delle parti, salva la facoltà per il giudice di sentire quella persona per

schiarirsi le idee. Il problema si configura quando il giudice non voglia procedere al riesame di

quella persona fonte di prova. E’ legittimo utilizzare solo le dichiarazioni precedentemente formate?

La Corte di Cassazione soprattutto con la sentenza Iannosso del gennaio 1999, ritiene che ci

troviamo di fronte a una situazione di inutilizzabilità e l’argomenta alla luce dell’art. 511 comma

secondo nonché dell’art 526. Il problema si pone per capire che tipo di utilizzabilità si tratti.

L’inutilizzabilità è una categoria generale delle patologie processuali-penali, che impedisce il

recupero di questi atti a qualsiasi fine decisorio. L’art. 191 prevede che ‘le prove acquisite in

violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate. Nel caso di specie, il

verbale di dichiarazione che si era formato davanti a un giudice persona fisica diverso da quello che

è stato chiamato a decidere la controversia. In quel momento vi è un’attività legittimamente

compiuta, quindi se non c’è un vizio originario dell’atto ci troviamo di fronte a un’inutilizzabilità

relativa. Quest’ultima è una ricostruzione dottrinale e giurisprudenziale non prevista dal codice. Se

noi ritenessimo di trovarci di fronte a un’inutilizzabilità in senso classico quella prova non potrebbe

più essere recuperata. Se invece prendiamo in considerazione l’ipotesi di inutilizzabilità relativa, si

giunge ad un risultato diverso; quella prova così come è stata recuperata da giudice che ha deciso in

primo grado è sicuramente inutilizzabile, peraltro in sede d’appello è possibile procedere ad una

rinnovazione istruttoria. Quindi la decisione di primo grado sarà sicuramente viziata perché

recupera un atto inutilizzabile, tuttavia quest’inutilizzabilità non resta come una barriera decisiva

perché è possibile rinnovare nelle forme della rinnovazione istruttoria prevista dal codice di

procedura penale nel giudizio di appello quel particolare atto probatorio. Così si può sanare quel

deficit procedimentale che si era formato. Il sistema del recupero attraverso la lettura degli atti, in

una recente decisione della Corte di Cassazione è stato utilizzato anche per i documenti. Si è detto

se il giudice può recuperare un verbale di dichiarazioni formato davanti a un altro giudice persona

fisica, non vediamo perché il giudice non possa recuperare un altro documento (ad esempio: un

certificato di morte) che è stato acquisito da un alto giudice persona fisica, nell’ambito dello stesso

dibattimento. Quindi si è elaborato un modello generale di recupero degli atti che si sono

legittimamente formati nel contraddittorio e che sono entrati nel fascicolo del dibattimento, purchè

attraverso il sistema della lettura. Come si procede alla lettura degli atti? Il codice nell’art.511, ci fa

notare come ci sono due strumenti alternativi: quello della lettura integrale dell’atto e quello

dell’indicazione. E’ possibile o leggere integralmente l’atto oppure dare semplicemente indicazioni,

questo per ovvie esigenze di economia processuale. Dato che gli atti sono comunque contenuti in un

fascicolo al quale le parti possono liberamente accedere, può essere solo un appesantimento quello

di pretendere che dell’atto si dia integrale lettura. E’ possibile che una delle parti insista e chieda la

lettura integrale dell’atto, e questo lo può fare a determinate condizioni. Nel caso di verbali di

dichiarazioni, la richiesta della lettura integrale dell’atto deve essere accettata dal giudice, il quale

non può addurre giustificazioni per non provvedere.

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Nel caso in cui si tratti di altri atti, il giudice non è tenuto a provvedere alla lettura integrale, anche

se vi è richiesta delle parti, salvo che vi sia in seguito un disaccordo sul contenuto di essi.

Disaccordo sui segni grafici dell’atto non sull’interpretazione (ad esempio:verbali scritti a penna).

La lettura quindi serve a recuperare atti che si sono formati prima del contraddittorio davanti a quel

giudice investito del potere di decidere. Però la lettura qui serve a dare, secondo alcuni studiosi, una

comunicazione ufficiale alle parti del recupero di questi atti ai fini della decisione. Siccome la

lettura avviene nel corso del dibattimento, mentre gli atti possono entrare nel fascicolo del

dibattimento prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, attraverso la lettura il giudice

chiarisce alle parti che anche su quegli atti si baserà la sua decisione. Quindi si dovrebbe rispettare

l’art. 526 del c.p.p che al secondo comma prevede che il giudice non può utilizzare ai fini della

deliberazione prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento. Quindi è vero che

gli atti possono entrare a far parte del fascicolo del dibattimento anche all’esito dell’udienza

preliminare, però questi atti diventano prove solo se ne viene data lettura nel dibattimento e quindi

sono prove che si formano nel dibattimento. Alla luce di quest’indicazione secondo una corrente

dottrinale, se non si procede a lettura nel corso del dibattimento le prove sono inutilizzabili, e si

potrà solo valutare se siano recuperabili in appello con la rinnovazione istruttoria. Secondo un’altra

opinione che è quella prevalente, il concetto di lettura è diverso dall’acquisizione, se così è allora

non ci troveremo di fronte ad una prova inutilizzabile. Secondo una sott’opinione si potrebbe porre

un problema di nullità per violazione dell’art. 178 l. c nella parte che garantisce la rappresentanza

della difesa. Bisogna affermare che siccome la lettura serve a dare comunicazione ufficiale alle parti

nel corso del dibattimento di quelli che saranno atti utilizzabili, deve ritenersi non necessaria la

lettura di quegli atti che sono transitati nel fascicolo del dibattimento dopo la dichiarazione di

apertura del dibattimento (ad esempio: verbali di perquisizione) che vengono inseriti nel fascicolo

del dibattimento quando esso si forma ai sensi dell’art 431. Può succedere che non vengano inseriti

per disattenzione, così nel corso del dibattimento può essere richiesto l’inserimento nel fascicolo del

dibattimento. In tal caso la comunicazione ufficiale che tale atto sarà utilizzato nel dibattimento è

dato dal fatto che viene prodotto nel dibattimento. Chiederne la lettura come requisito di validità

sarebbe un mero formalismo. In tali casi la mancata lettura non produce conseguenze patologiche.

Anche la Cassazione ha affermato che in tali casi si tratta di materiale che è comunque transitato nel

fascicolo del dibattimento, le parti ne hanno avuto comunicazione ufficiale e quindi non si pone più

il problema della lettura.

Conclusioni: Prof. Menna

A proposito di una delle tesi che ha esposto il Dott. Corpo sul rapporto tra l’art. 511 comma

secondo,l’art. 526 c.p.p e mancata ammissione della prova orale richiesta dalle parti oltre alla lettura

a seguito di mutamento della persona fisica del giudice. La tesi dell’inutilizzabilità relativa fonda

sul fatto che si potrebbe procedere all’utilizzazione di questa prova in appello. Questa è un opinione

che sembra infondata, come del resto sembra infondata anche l’opinione della Cassazione nella

famosa sentenza Martin, quando a proposito del 507 diceva:’ Se noi non consentiamo di ammettere

le prove d’ufficio in caso di richiesta delle parti, potrebbero queste chiederle in secondo grado’.

Queste argomentazioni si fondano su un errata interpretazione del rapporto tra primo e secondo

grado, perché si capisce che anche in secondo grado valgono le preclusioni che sono già scattate in

primo grado. Quindi se non si procede alla lettura già in primo grado, la parte nel caso di non

ammissione della prova orale in dibattimento, dovrebbe in secondo grado riproporre la richiesta ma

si vedrebbe riproposta la stessa considerazione che fa il giudice di primo grado. Cioè non è

automatica l’ammissione in secondo grado, quando in primo grado l’ammissione non è stata

accettata in quanto si ritiene sufficiente una sola lettura.

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