Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

rami del Parlamento è insindacabile se la camera ritiene che il soggetto abbia agito negli interessi

dello Stato o per interesse pubblico.

La ratio dell’autorizzazione a procedere è la protezione della funzione, non l’immunità di questi

soggetti, si vuol far si che questi non siano perseguibili quando abbiano si commesso un reato ma

un reato nell’interesse pubblico o dello Stato.

Nel caso del giudice della corte costituzionale l’autorizzazione deve essere richiesta alla Corte,

anche in questo caso la protezione tutela soggetti che per il loro ruolo sono esposti.

Con la richiesta si ribaltano i giochi perché deve essere avanzata dal Pm entro 30 giorni

dall’iscrizione di notizia di reato, anche se non è prevista una sanzione per il superamento dei

termini, quando viene concessa autorizzazione a procedere diventa irrevocabile.

C’è un caso particolare, ovvero quello in relazione al quale la necessità di richiedere

l’autorizzazione a procedere sorga dopo l’esercizio dell’azione penale, in questo caso la richiesta

deve essere fatta senza ritardo si deve sospendere il processo in corso e nel caso di pericolo può

essere assunta la prova sulla richiesta di parte.

In passato il nostro ordinamento contemplava anche l’autorizzazione a procedere nei confronti dei

parlamentari, la L. cost 3/1993 ha modificato l’art. 68 della Costituzione, ha eliminato

l’autorizzazione a procedere ed ha lasciato quella che viene chiamata l’autorizzazione ad acta.

Disciplina analoga a quella dell’art, 343 c.p.p. secondo e terzo comma. Il problema fondamentale è

quello relativo alla possibilità di sottoporre membri del parlamento alle intercettazioni. La legge 140

del 2003 disciplina anche i casi in cui i parlamentari possono essere sottoposti ad intercettazioni, o

meglio disciplina due situazioni differenziate, la prima situazione riguarda le intercettazioni dirette,

quelle disposte direttamente nei confronti dei parlamentari, mentre la seconda riguarda le

intercettazioni indirette, viene intercettato il parlamentare ma non come destinatario,

semplicemente perché il parlamentare ha tenuto una conversazione con un soggetto

legittimamente intercettato con un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Tecnicamente si ha

un’intercettazione del parlamentare cosa se né fa? La legge 140 del 2003 opera una distinzione tra

quelle che possono essere intercettazioni rilevanti per il procedimento e quelle che sono irrilevanti

e si chiede un’autorizzazione postuma nel caso sia rilevante. La legge però prevedeva che nel

caso di mancata autorizzazione da parte della camera di appartenenza si dovesse procedere alla

distruzione dell’intercettazione e ovviamente alla mancata utilizzazione nei confronti del terzo. Il

problema fondamentale è che l’autorizzazione a procedere cerca di tutelare la situazione

particolare che coinvolge il parlamentare, distruggendo l’intercettazione la si rende inutilizzabile

anche nei confronti di tizio e quindi si offre a tizio lo stesso comportamento che si offrirebbe al

parlamentare senza però averne presupposto giustificativo e si violerebbe il principio di

uguaglianza perché tizio e caio coinvolti entrambi in due procedimenti per omicidio dove tizio

conversa con un parlamentare e l’intercettazione viene distrutta e caio conversa con una persona

comune e viene utilizzata l’intercettazione, il trattamento è evidente che sia diseguale. Si rischia di

violare anche il diritto di difesa del soggetto coinvolto nell’esercizio dell’azione penale qualora

l’intercettazione fornisca contenuti favorevoli all’intercettato. Con la sentenza 390 del 2007

seguendo il ragionamento appena percorso la Corte costituzionale dichiara l’illegittimità

dell’articolo 6 legge 140/2003, la sentenza è seguita da altre due importanti sentenze la n.

188/2010 chiarisce sostanzialmente il parametro in base al quale la camera di appartenenza deve

decidere mentre la n. 74/2013 detta dei parametri per la valutazione che la camera di

appartenenza è chiamata a compiere.

Rapporto tra notizie di reato e segretezza degli atti.

Come abbiamo già visto la notizia di reato è recepita dal Pm o dalla PG, la L. 140/2012 aggiunge

al Co. 1 dell’art. 101 c.p.p. l’obbligo di avvisare la persona offesa del procedimento che ci sarà, in

modo tale da consentirgli di esercitare il diritto di difesa, con ammissione a patrocinio dello Stato a

prescindere dal reddito. Esistono due tipologie di notizia di reato;

• Generica: Riguarda la commissione di un reato a prescindere dal nominativo del soggetto al

quale è attribuito.

• Specifica: Si riferisce all’iscrizione della notizia di reato che si presume sia stato compiuto da un

soggetto determinato di cui si conosce il nominativo.

Questa distinzione è importante da fare perché la forma procedimentale che segue è una forma

differenziata, infatti, in un caso la notizia di reato è contro ignoti mentre nell’altro caso si parla di

notizia di reato nei confronti di persone note.

Da qui capiamo quanto sia importante avvisare la persona coinvolta nelle indagini, perché diventa

titolare di una serie di diritti e facoltà riconosciute all’imputato, le indagini nei suoi confronti non

contemplano una pronuncia sulla sua responsabilità, lo si coinvolge senza offrirgli la certezza di

una pronuncia sul merito. Proprio per questo il legislatore ha inserito dei termini di durata delle

indagini, 6 mesi. Qualora prima si proceda a un’iscrizione generica, perché non si conosce il

nominativo dell’indagato e successivamente grazie alle indagini della PG se individui il nominativo

del possibile autore del reato si dovrà procedere con l’iscrizione del suo nominativo, e i termini

della durata delle indagini ripartiranno dall’iscrizione del nominativo.

L’iscrizione tardiva non dipende solamente da questioni fisiologiche, ma da ritardi abnormi che

fanno parte di una strategia del Pm, s’iscrive tardivamente per guadagnare tempo, e il momento

della durata delle indagini decorre in un momento successivo da quello che dovrebbe essere

individuato come termine iniziale.

L’arrivo dell’informativa proveniente dalla polizia giudiziaria fa sorgere a carico del Pm l’obbligo di

iscrivere la notizia di reato nell’apposito registro, spetta a lui indicare alla segreteria in quale

registro debba essere iscritta la notizia di reato e se eventualmente debba essere annotato a

fianco il nome dell’indagato, esistono 4 tipi di registri;

1) Registro ordinario , contiene le notizie di reato contro persone ignote e note, il Pm nel momento

in cui ordina che sia iscritta nel registro la notizia può non essere in grado di individuare la

persona alla quale debba essere addebitato il medesimo. Quando ritiene di addebitare un fatto

a una persona certa il Pm ordinerà alla segreteria di iscrivere il nominativo accanto alla notizia

già inserita.

2) Registro per notizie che non costituiscono reato , vengono iscritte tutte le notizie dalle quali non

sia possibile ipotizzare in alcun modo un fatto di reato, atti privi di rilevanza penale come

esposti o ricorsi in materia civile, amministrativa, che riguardano eventi accidentali o con un

contenuto abnorme, assurdo.

3) Registro delle notizia anonime , vengono iscritte quelle notizie di dichiarazioni anonime che non

possono essere acquisite e utilizzate nel procedimento, vengono distrutte dopo cinque anni.

Spesso capita che da queste siano utili per lo svolgimento d’indagini preventive da parte della

PG che andrà poi alla ricerca di una vera e propria notizia di reato.

Il rapporto tra notizia di reato e segretezza del procedimento è la tutela del diritto di difesa, quando

si parla di segretezza del procedimento si deve parlare di una segretezza interna ed esterna. Gli

atti d’indagine sono segreti fino a quando non sono conoscibili dall’indagato e comunque sono

segreti non oltre la fine delle indagini preliminari, vi è quindi un segreto investigativo. Quando si

parla di segretezza dell’atto si vuole dire che il soggetto che è stato coinvolto non può rivelarne lo

svolgimento e la documentazione, comporta che l’atto d’indagine non debba essere rivelato e

grava su tutti i soggetti che siano a conoscenza dell’atto, ovviamente l’atto può essere rivelato

dall’inquirente a tutti i soggetti autorizzati a conoscerlo, ma a sua volta il soggetto autorizzato a

conoscerlo è vincolato a sua volta dall’obbligo di segreto. Tutto ciò non significa che il soggetto

coinvolto non possa parlare di quello che sa e di quello che conosce, ad esempio pensando

all’assunzione di sommarie informazioni, una persona informata sui fatti viene sentita e sarà

obbligata a non rivelare di essere stata sentita fino a quando gli atti sono segreti, ma nulla gli vieta

di raccontare agli amici quello che ha visto in una determinata data ed in un determinato luogo,

senza però dire che è stato oggetto di sommarie informazioni all’interno di un procedimento

penale. Sostanzialmente la segretezza dell’atto è diversa dalla segretezza del contenuto. I segreti

dal punto di vista interno lo sono fino a quando non sono conoscibili dall’imputato.

Atti conoscibili dall’indagato.

Alla regola della segretezza sono state poste varie deroghe in favore della difesa. E di queste

deroghe ne sono protagonisti gli atti garantiti, atti ai quali il difensore ha diritto di assistere previo

avviso. L’art. 364 c.p.p. elenca quali siano questi atti; interrogatorio, ispezione, confronto. L’avviso

deve dato ameno 24 ore prima del compimento dell’atto stesso.

L’art. 364 c.p.p è il fulcro di quel rapporto che esiste tra segretezza e tutela del diritto di difesa,

perché ci sono atti la cui efficacia dipende dalla segretezza assoluta, ma ci sono atti in relazione ai

quali questa segretezza viene a meno prima del loro compimento, questa è la regola ci sono poi

delle eccezioni come stabilisce il 5° co. infatti in due casi di assoluta urgenza si può accorciare il

termine dell’avviso, ma questo deve sempre sussistere perché altrimenti si ricade in una delle

quattro nullità generali previste dal codice relative all’assistenza del difensore. Queste 2 eccezioni

prevedono che;

1) Quando vi è fondato motivo di ritenere che il ritardo nel compimento dell’interrogatorio o del

confronto possa pregiudicare la ricerca o l’assicurazione delle fonti di prova, il Pm può compiere

l’atto prima del termine, tuttavia l’avviso è dovuto senza ritardo immediatamente prima del

compimento dell’atto.

2) L’avviso può essere omesso quando il Pm procede ad ispezione e vi è fondato motivo di

ritenere che le tracce o gli altri effetti materiali del reato possano essere alterati, quindi si omette

l’avviso al ad difensore, ma si dovrà giustificare l’omissione.

L’atto garantito per sua definizione è anche un atto partecipato. Bisogna infatti dire che ci sono atti

del procedimento penale che possono svolgersi solamente con la presenza del difensore, a

differenza di altri atti che appunto sono partecipati dove il difensore ha il diritto ma non l’obbligo di

assistere all’atto garantito, e ciò non significa che l’atto non possa essere compiuto senza la sua

presenza.

Vi è poi un’altra tipologia di atti, cosiddetti atti a sorpresa ai quali il difensore ha facoltà di assistere

senza tuttavia aver diritto al preavviso, si tratta delle perquisizioni e dei sequestri, che per loro

natura sono non ripetibili fin dall’origine. Il legislatore in questo caso protegge due interessi il diritto

di difesa da un lato e la tutela dell’efficacia degli atti di indagine dall’altro, nella maggior parte dei

casi il preavviso farebbe si che certi atti come ad esempio la perquisizione non andrebbero a buon

fine.

L’art. 369 c.p.p. si occupa di un altro atto molto importante che è l’informazione di garanzia in

passato denominato avviso di garanzia. Prima della modifica dell’art. 369 c.p.p. s’inviava l’avviso di

garanzia non appena il nominativo del soggetto veniva iscritto nel procedimento a suo carico, ma

veniva notificato in modo palese ed a volte selvaggio, con effetto di rendere pubblico il

coinvolgimento della persona sottoposta alle indagini ancora prima di essere in possesso d’indizi.

A seguito di disdicevoli situazioni il legislatore decide di intervenire per porre una garanzia

all’indagato, lo fa in due modi, uno relativo al presupposto dell’avviso di garanzia e l’altro relativo

alle modalità con cui l’indagato viene a conoscenza del procedimento a suo carico. L’informazione

di garanzia è dovuta solo quando si deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di

assistere, che si tratti di un atto garantito o partecipato.

Art. 369.

Informazione di garanzia.

1. Solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere, il pubblico ministero invia per posta, in piego chiuso raccomandato con

ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa una informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si

assumono violate della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia.

2. Qualora ne ravvisi la necessità ovvero l'ufficio postale restituisca il piego per irreperibilità del destinatario, il pubblico ministero può disporre che

l'informazione di garanzia sia notificata a norma dell'articolo 151.

La formulazione del primo comma dell’articolo è percepita a tutela dell’indagato, ma in realtà

potrebbe essere una disposizione boomerang, perché in qualche modo il Pm potrebbe ritardare il

compimento dell’atto al quale il difensore ha diritto di assistere in modo tale da ritardare la notifica

dell’informazione di garanzia e in modo tale fa ritardare la conoscibilità del procedimento penale.

L’informazione di garanzia potrebbe non essere mai notificata e si potrebbe arrivare alla

conclusione delle indagini preliminari, notificando l’avviso della conclusione di queste e la

conoscenza del procedimento penale sarebbe tardiva.

Attività di iniziativa della polizia giudiziaria e del Pm.

All’interno delle indagini preliminari il codice opera un distinguo tra attività ad iniziativa della polizia

giudiziaria ed attività del Pm, la distinzione non vuole isolare una fase autonoma attribuita alla PG,

ma ha lo scopo di precisare la differente regolamentazione degli atti sotto vari profili, tra cui

l’esercizio di poteri coercitivi e la tutela del diritto di difesa. I soggetti che si muovono sullo scenario

delle indagini sono;

• Pubblico Ministero: Un tempo si diceva che era il dominus delle indagini, oggi da un punto di

vista teorico non è più vero anche se è sempre il soggetto “protagonista” delle indagini, in

quanto lui le dirige e le svolge direttamente o le delega. Qui si traccia già il primo rapporto tra

soggetti, il Pm dirige le indagini preliminari e le svolge, una cosa è dirigere e l’altra svolgere.

Dirigere significa assumere la direzione delle indagini nel loro complesso, mentre svolgere

significa occuparsi dello svolgimento dei singoli atti. Il Pm le indagini le può svolgere

direttamente oppure le può delegare, la delega si può presentare in due differenti forme;

1) Generica , il Pm delega genericamente lo svolgimento delle indagini relative a

un determinato procedimento penale alla PG.

2) Specifica ; il Pm delega specifici atti.

Ci sono atti che solo il Pm può compiere, mentre altri atti possono essere delegati solo agli

ufficiali di polizia giudiziaria.

• Polizia giudiziaria: esiste una dipendenza funzionale nella PG rispetto all’autorità giudiziaria.

La dipendenza è solamente funzionale perché quella disciplinare ed organizzativa rimane al

corpo di appartenenza. Quando svolge attività con iniziativa autonoma, raccoglie ogni elemento

utile alla ricostruzione del fatto e alla individuazione del colpevole, tale attività prende avvio dal

momento in cui è pervenuta la notizia di reato e termina nel momento in cui il Pm ha impartito le

sue direttive. Svolge anche attività dopo aver ricevuto le direttive dal Pm, cosiddetta attività

successiva, limitandosi a svolgere le direttive del Pm, oppure svolgere anche tutte le attività

d’indagine per accertare i reati che può eseguire purché ne informi prontamente il Pm.

• Indagato: è la figura che viene coinvolta nelle indagini fino all’esercizio dell’azione penale e si

trasforma poi in imputato dal momento in cui viene iscritta la notizia di reato. Gli vengono

riconosciuti tutti i diritte e le facoltà riconosciute all’imputato.

• Difensore dell’indagato: nel nostro ordinamento ha assunto un ruolo più marcato rispetto a

quello che era previsto sia nel codice del 30 sia in quello dell’88, attraverso il meccanismo delle

indagini difensive.

• Persona offesa: è il titolare del bene giuridico protetto, da non confondersi con la parte civile. Il

legislatore dell’88 aveva tentato di ritagliare un ruolo alla persona offesa soprattutto nella fase

delle indagini, questo ruolo non sembrava però così marcato. Il suo ruolo era di impulso nei

confronti del Pm con la quale la persona offesa ha una cumulanza di interessi e il ruolo gli viene

offerto dall’art. 90 c.p.p. La legge del 2013 potenzia la posizione della persona offesa, non tanto

in quanto riguarda gli atti che la persona offesa è in grado di compiere, ma più che altro per la

sua tutela, sopratutti in determinate fattispecie criminose.

• Giudice per le indagini preliminari: è una figura nuova rispetto al codice del 30, perché non è

un giudice istruttore, ma un soggetto che ha una funzione ben precisa. È una sorta di garante la

cui azione viene sollecitata soprattutto quando emergono limitazioni dei diritti fondamentali

dell’indagato. Con la caduta del regime fascista si attribuisce indipendenza al Pm rispetto al

potere politico e si introduce un controllo giurisdizionale sull’archiviazione, perché attraverso il

controllo si da maggiore attuazione al principio di obbligatorietà dell’azione penale, perché se si

consentisse al Pm di archiviare senza controllo si consentirebbe di aggirare il principio

dell’obbligatorietà. Il GIP è un giudice senza fascicolo e senza azione perché non esiste un

fascicolo delle indagini preliminari in mano al giudice, ma esiste il fascicolo in mano al Pm dove

vengono inseriti tutti gli atti. Inoltre per quanto riguarda l’azione è un giudice senza azione

perché è un giudice che deve essere sollecitato, non ha poteri d’intervento d’iniziativa d’ufficio,

è un giudice al quale vengono proposte e avanzate richieste.

L’identificazione è l’atto col quale viene dato un nome a un volto, possono essere oggetto

d’identificazione tutte le persone che hanno avuto a che fare con il reato direttamente o

indirettamente. È uno dei compiti più importanti svolti dalla PG che procede appunto alla

identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e delle persone in grado di

riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. È l’art. 349 c.p.p. ad occuparsi di questo

atto, tale articolo è stato oggetto di modifica, soprattutto per quanto attiene il 4° co., sono state

introdotte una serie di complicazioni dal punto di vista delle garanzie del soggetto coinvolto

nell’identificazione. 4° co. Art. 349 c.p.p.

4. Se taluna delle persone indicate nel comma 1 rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione in relazione ai

quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità, la polizia giudiziaria la accompagna nei propri uffici e ivi la trattiene per il tempo

strettamente necessario per la identificazione e comunque non oltre le dodici ore ovvero, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le

ventiquattro ore, nel caso che l'identificazione risulti particolarmente complessa oppure occorra l'assistenza dell'autorità consolare o di un interprete,

ed in tal caso con facoltà per il soggetto di chiedere di avvisare un familiare o un convivente. (2)

Ogni qualvolta che una persona rifiuta di farsi identificare, o fornisce generalità o documenti di cui

si possa ritenere la falsità, è possibile un accompagnamento coattivo per l’identificazione, che

consiste nel portare la persona negli uffici di polizia e di trattenerla per il tempo strettamente

necessario per l’identificazione e comunque non oltre le 12 ore, questa in realtà è una restrizione

della libertà personale anche se non viene considerata come tale e quindi non sono previste

garanzie difensive. Con la modifica si è previsto che in determinate situazioni il tempo di

permanenza non è più limitato alle 12 ore ma 24 ore, ciò avviene con previo avviso al Pm

solamente quando l’identificazione risulti particolarmente complessa, oppure è necessaria la

presenza dell’attività consolare o dell’interprete.

Le sommarie informazioni sono atti delegabili solamente agli ufficiali di Pg e non anche agli

agenti. L’interrogatorio svolto dalla PG possono anche senza la presenza del difensore assumere

notizie e identificazioni utili ai fini dell’immediata prosecuzione delle indagini. Queste informazioni

non si possono utilizzare ai fini ulteriori, ma solo per l’immediata prosecuzione delle indagini. Ci

sono poi informazioni che la PG può ricevere e sono le cosiddette dichiarazioni spontanee, non è

la PG che chiede ma il soggetto che spontaneamente dichiara.

Altro punto cruciale delle indagini è quello rappresentato dalle perquisizioni svolte ad iniziativa

della PG, affinché la PG possa accedere a perquisizione di propria iniziativa, occorre la

sussistenza di alcuni requisiti;

• Flagranza di reato o evasione.

• Fondato motivo di ritenere che si possano occultare cose o tracce inerenti il reato.

Come tutti gli atti di iniziativa dell’attività della PG, l’atto compiuto deve essere soggetto a

convalida da parte del Pm, cui verranno trasmesse informazioni circa il luogo dove la perquisizione

è stata eseguita con relativo verbale, entro le 48 ore successive all’esecuzione della stessa.

Atti fondamentali di tipo investigativo sono gli accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle

persone, con la finalità di comprendere la dinamica del fatto e raccogliere elementi di prova.

Bisogna fare un distinguo tra il rilievo e l’accertamento dei fatti, quando si parla di rilievo la

giurisprudenza indica la mera acquisizione e osservazione dei dati, l’accertamento invece consiste

nell’elaborazione ragionata dei dati acquisiti. Per questo il nostro legislatore disciplina nello

specifico l’accertamento tecnico, perché il rilievo non presenta delle particolari problematiche delle

garanzie della difesa, mentre l’accertamento tecnico non ripetibile si.

È ovvio che uno dei compiti della PG sia quello di assicurare che tracce o cose pertinenti al reato

vengano conservate, questo è un compito estremamente importante, infatti, viene affidato al PG

quando vi sia pericolo che prove si alterino o si disperdano o comunque si modifichino. Si tratta di

una soluzione di urgenza doppia, da un lato abbiamo una possibilità di modificazione dei luoghi di

perdita delle tracce e dall’altra una impossibilità del Pm di intervenire immediatamente, perché se il

Pm potesse intervenire immediatamente ci si troverebbe nella condizioni di ricorrere ad

accertamenti tecnici non ripetibili. Come succede per tutti gli atti compiuti nel procedimento la

documentazione degli atti è molto importante, la documentazione degli atti della PG avviene con

l’annotazione e con la verbalizzazione nei casi specificatamente previsti dal codice di procedura

penale.

La documentazione è importante perché costituirà poi degli elementi da tramandare all’interno del

procedimento e rappresenterà l’elemento su cui si basa la valutazione, però è il caso di

sottolineare come all’interno del procedimento, per quanto riguarda l’attività della PG, non entrino a

far parte solo le annotazioni e il verbale, ma entra anche l’atto chiamato relazione di servizio. La

relazione di servizio è un atto interno della PG, è la relazione con cui la persona che ha eseguito

materialmente l’atto lo relazioni al suo superiore, in realtà le relazioni di servizio entrano a far parte

del procedimento penale e si sono rivelate problematiche dal punto di vista della qualificazione

degli atti. Sul punto sono intervenute le sezioni unite con la sentenza 17/10/2006 le quali hanno

sostenuto che non si può attribuire alla relazione di servizio la qualifica di atto irripetibile, ma che si

deve andare a verificare caso per caso il contenuto di quegli atti , e quando il contenuto sia

valutato come irripetibile allora ciò si ripercuoterà sulla irripetibilità della relazione di servizio.

Significa che la relazione potrà essere utilizzata ai fini probatori e non è una cosa di poco conto.

Arresto e fermo, modifiche apportate dalla L. 219/2013.

La legge 219/ 2013 ha convertito in legge il decreto legislativo n. 93 del 2013 sulla violenza di

genere, ed è intervenuta in modo piuttosto intenso per attuare la direttiva sulla tutela delle vittime

del 2012 con riferimento ad alcune fattispecie criminose come, maltrattamenti in famiglia e

stalking.

L’intervento è stato su varie parti del c.p.p. quindi queste modifiche le affrontiamo parlando dei

diversi segmenti procedimentali.

La citata legge inserisce una misura pre-cautelare, come abbiamo già visto le misure pre-cautelari

sono l’arresto e il fermo, e sono denominate in modo tale perché sono prodromiche

all’applicazione della misura cautelare.

Prima di tale modifica le uniche forme di misura pre-cautelare erano l’arresto e il fermo. La polizia

giudiziaria, infatti, ha il potere di disporre misure coercitive temporanee che limitano la libertà

personale dell’indagato in situazioni di urgenza, fino a quando non interviene la convalida del

giudice, se la convalida non viene emessa entro in termine di 48 ore, tali misure perdono la loro

efficacia. Tali misure consistono in un anticipo della tutela predisposta mediante misure cautelari.

L’arresto in flagranza di reato, è un provvedimento disposto dalla polizia giudiziaria per colui che

viene colto nell’atto di commettere il reato. È obbligatorio;

• In presenza di un delitto non colposo per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o

della reclusione non inferiore nel minimo di 5 anni e nel massimo ai 20.

• In presenza di certi delitti per i quali sono presenti esigenze di tutela della collettività, anche se

tali delitti non rientrano nei limiti edittali della pena sopra indicata.

L’arresto può essere effettuato anche da persone private se il delitto è procedibile d’ufficio. Il

soggetto che ha eseguito l’arresto in fragranza deve senza ritardo consegnare la persona ristretta

nella libertà e le cose che costituiscono il corpo del reato alla PG, che redigerà il verbale della

consegna e ne rilascerà copia.

Il fermo, invece, è un provvedimento disposto di regola dal Pm quando ci si trova di fronte a tali

condizioni;

• Gravi indizi a carico dell’indagato.

• Elementi di prova che fanno ritenere fondato il pericolo di fuga.

• Si proceda per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione

non inferiore nel minimo di 2 anni e superiore nel massimo di 6.

Il procedimento di convalida dell’arresto e del fermo attua due principi fondamentali posti dalla

Costituzione, l’art. 113 principio in base al quale le misure limitative della libertà personale possono

essere applicate soltanto dal giudice, pertanto arresto e fermo, devono essere sottoposti alla

convalida. Art. 109 principio in base al quale la polizia giudiziaria è sotto diretta disponibilità

dell’autorità giudiziaria. Il procedimento di convalida dell’arresto e del fermo può essere suddiviso

in tre fasi;

1) PG pone l’arrestato a disposizione del Pm, il fermato o arrestato sono informati del loro diritto di

nominare un difensore di fiducia, ed entro 24 ore devono essere posti a disposizione del Pm.

2) Pm chiede la convalida al GIP, il Pm procede con l’interrogatorio avvisando il fermato/arrestato

della facoltà di non rispondere. Viene chiesta la liberazione senza convalida quando, sono

decorsi i termini, non ci sono motivi fondati per arresto o fermo e quando è stato eseguito per

errore.

3) Udienza di convalida davanti al GIP, essa inizia con la richiesta di convalida da parte del Pm al

GIP entro le 48 ore successive alla richiesta stessa, l’udienza si svolge in camera di consiglio

dove è necessaria la presenza del difensore.

Oltre al fermo e all’arresto con la L.219/2013 abbiamo una nuova figura di misura pre-cautelare,

con l’introduzione dell’art. 348 bis viene ad esistere l’allontanamento d’urgenza dalla casa

famigliare. Si tratta di una misuradisposta dalla PG che non è automatica, così come nell’arresto

obbligatorio, ma prevede una valutazione da parte della polizia giudiziaria. L’oggetto della misura è

l’allontanamento d’urgenza dalla casa famigliare e il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente

frequentati dalla persona offesa. Il presupposto per l’applicazione è di essere colti in fragranza di

reato, è quindi una misura che si colloca a fianco dell’arresto. Per disporre immediatamente tale

misura è necessaria l’autorizzazione da parte del Pm, autorizzazione che può essere data per

iscritto o anche resa oralmente e confermata per iscritto o in via telematica.

Interrogatorio dell’indagato.

Il Pm che intende sottoporre l’indagato a un interrogatorio deve fargli notificare un avviso a

presentarsi, almeno 3 giorni prima del termine fissato per l’interrogatorio, salvo che per ragioni di

urgenza si ritenga di abbreviare il termine, purché sia lasciato il tempo necessario per comparire.

L’invito a presentarsi deve contenere;

• Generalità dell’indagato.

• Giorno, ora e luogo della presentazione davanti all’autorità alla quale la persona deve

presentarsi.

• Indicazione che si darà luogo a interrogatorio.

• Avvertimento che il Pm potrà disporre dell’accompagnamento coattivo dell’imputato in caso di

mancata presentazione.

• Enunciazione del fatto sottoposto alle indagini.

L’interrogatorio dell’imputato sottoposto a fermo, arresto o custodia cautelare deve essere condotto

solamente dal Pm, non è ammessa delega alla PG, mentre quello dell’indagato libero può essere

fatto anche dalla PG, però se fatto da questa deve necessariamente essere presente il difensore

cosa che non è obbligatoria se l’interrogatorio è condotto dal Pm.

Attività del Pm e attività operate dal consulente del Pm.

Il Pm durante le indagini preliminari può nominare consulenti tecnici quando occorre procedere ad

accertamenti, rilievi o ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche

competenze. Il consulente nominato non può rifiutare la sua opera. La consulenza ha due distinte

regolamentazioni;

• Accertamento appaia ripetibile in dibattimento, il pm nomina un consulente e fa svolgere

l’accertamento in segreto. Il verbale sarà collocato nel fascicolo delle indagini ed è destinato ad

essere inserito nel fascicolo del Pm se in seguito all’udienza preliminare sarà disposto il rinvio a

giudizio.

• Accertamento non ripetibile è un atto con efficacia simile alla perizia, subordinato a un controllo

ad opera dell’indagato. Riguarda persone, luoghi o cose il cui stato è sottoposto a

modificazione. Il Pm in tali casi avvisa l’indagato di poter nominare consulenti, e può

promuovere incidente probatorio.

Tra le attività svolte dal Pm figurano;

• Perquisizioni, sono atti compiuti generalmente dalla PG su delega del Pm, se si tratta però di

perquisizioni e sequestri negli studi dei difensori, di apertura di plichi o corrispondenza allora

devono essere effettuate dal Pm.

• Ispezioni personali, l’iniziativa dell’atto spetta al Pm, e il soggetto sottoposto all’ispezione ha

diritto di farsi assistere dal difensore di fiducia.

• Sequestro probatorio, il Pm delega l’esecuzione del sequestro alla PG indicando l’oggetto da

sequestrare, se invece dispone genericamente il sequestro la PG deve chiedere la convalida al

magistrato.

• Operazioni sotto copertura, attività svolte da corpi della polizia ed autorizzate dal Pm.

Incidente probatorio.

Il legislatore di regola, riserva la formazione della prova al dibattimento, poiché in tale sede è

garantito il contradditorio. Ciò permette di tutelare il principio di immediatezza tra assunzione della

prova e la decisione sulla medesima, tuttavia non sempre si può attendere la formazione della

prova in dibattimento, poiché questo si può svolgere a distanza di tempo dal fatto di reato, a tal fine

è stato predisposto l’incidente probatorio, ovvero un’udienza che si svolge in camera di consiglio

senza la presenza del Pm e nella quale, davanti al GIP, si assumono le prove nelle medesime

forme previste per il dibattimento. Alcuni mezzi di prova possono essere assunti nell’incidente

probatorio solo se presenti i casi tassativi di non rinviabilità;

• Testimonianza e confronto che possono essere ammessi solo se il dichiarante non potrà

deporre in dibattimento a causa di un grave impedimento o di una minaccia in atto affinché non

deponga o deponga il falso.

• Esperimento giudiziale e perizia che possono essere ammessi solo se la prova riguarda una

cosa o persona il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile.

• Ricognizione ammessa se particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l’atto in

dibattimento.

Vi sono poi casi d’incidente probatorio su richiesta di parte, ovvero mezzi di prova che possono

essere assunti nell’incidente probatorio sulla base del mero presupposto che il Pm o l’indagato lo

abbiano chiesto al GIP senza che sia necessario il requisito della non rinviabilità, i casi più

importanti riguardano;

• Esame dell’indagato quando debba deporre su fatti concernenti la responsabilità altrui.

• Esame dell’imputato connesso o collegato.

• Testimonianza di un minore di 16 anni in procedimenti per delitti di violenza sessuale, tratta di

persone o simili.

Indagini difensive.

Il codice del 30 non contemplava la possibilità del difensore di svolgere le indagini difensive per

quanto riguardava il difensore, addirittura le indagini difensive venivano osteggiate dagli organi

disciplinari, di categoria e dal Consiglio Nazionale Forense. Con il passaggio dal codice del 30 a

quello dell’88 ci sono dei cambiamenti, infatti viene concessa la possibilità di svolgere le indagini

difensive. A stabilirlo l’art. 38 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale. In

realtà tale disposizione fino al 2000 portava delle problematiche in quanto si parlava della facoltà

da parte del difensore di svolgere le indagini difensive, ma non si diceva nulla sulla modalità di

svolgimento di tali indagini quindi non veniva previsto alcun tipo di utilizzabilità diretta del risultato

delle indagini, non gli restava altro da fare che consegnarli al Pm, il quale le avrebbe usati

nell’ottica accusatoria. Ciò limitava di molto lo svolgimento delle indagini, nel 95 ci sono delle

modifiche e si dice che vi è utilizzabilità diretta delle indagini difensive, ciò significa che il difensore

che ha svolgo l’indagini difensiva ha in mano un risultato e quindi un verbale che può essere

utilizzato presso l’autorità che sia Pm o Gip. Introducendo però l’utilizzabilità diretta ci si

domandava se l’atto potesse essere utilizzato per quanto riguardava il suo valore al pari dell’atto

del Pm, e nonostante la modifica legislativa la giurisprudenza continuava ad essere diffidente e a

dire che si poteva utilizzare direttamente il risultato del’indagine difensiva ma il giudice doveva

prestare attenzione perché si trovava di fronte ad un atto non formalizzato. Si è arrivati così

all’importante modifica apportata dalla legge 393/2000, che è una legge di attuazione del giusto

processo. La legge interviene nell’ottica dell’attuazione del giusto processo collocando la disciplina

sulle indagini difensive non solo nelle disposizioni di attuazione, ma nel codice di procedura

penale, nel V libro dedicato alle indagini.

Questa nuova collocazione è importantissima perché il legislatore ci vuole informare che le

indagini difensive si collocano sullo stesso piano delle indagini svolte dal Pm.

Il legislatore oltre alla collocazione delle indagini difensive ha apportato ad una nuova e chiara

disciplina sulla modalità dello svolgimento delle indagini, in modo da non incorrere più nelle critiche

che avevano condizionalo l’utilizzo dei risultati di tali indagini. Il valore degli atti d’indagine difensiva

sono a tutti gli effetti da considerarsi come atti del procedimento, e questo ovviamente incide sulla

loro utilizzabilità.

Il difensore non è dotato di poteri coercitivi come il Pm, non si può costringere la persona con la

quale vuole conferire a presentarsi, e non la si può costringere a rispondere a tutte le domande

che gli vengono poste, si cerca di compensare questa assenza di poteri coercitivi con dei

meccanismi procedimentali che prevedono il ricorso al Pm o al GIP.

L’esercizio dell’azione penale risponde al principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione

penale. Il momento dell’esercizio dell’azione penale segna il passaggio dal procedimento al

processo vero e proprio e fa si che la persona sottoposta alle indagini acquisisca la qualità di

imputato ( che viene mantenuta fino alla condanna definitiva e si perde con la pronuncia di non

luogo a procedere, si riacquista nel momento in cui dovesse essere revocata la sentenza di non

luogo a procedere o nel caso in cui sia presentata una istanza di revisione).

L’esercizio dell’azione penale nel nostro ordinamento è un atto individuato, noi individuiamo

sempre l’atto all’interno del quale l’esercizio avviene. Nel procedimento che stiamo analizzando

l’atto in questione è la richiesta del rinvio a giudizio. Abbiamo visto per quanto riguarda la richiesta

di rinvio a giudizio l’art. 417 in merito all’eccezione di fatto, prevede che questo fatto debba essere

in forma chiara e precisa, e in questo abbiamo distinto la formulazione dell’imputazione vera e

propria che si ha in questo frangente dalla formulazione dell’imputazione provvisoria che abbiamo

trovato in altre sedi, in ambito cautelare, con la notifica dell’informazione di garanzia, con la notifica

della conclusione delle indagini preliminare etc… Formulazione dell’imputazione significa

esercitare l’azione penale e la pronuncia del giudice sul merito, che non può far altro che

pronunciarsi, viene investito e dovrà rispondere necessariamente a tale investitura. A differenza di

quanto accade per le imputazioni provvisorie la formulazione dell’imputazione costituisce esercizio

dell’azione penale, in un certo senso cristallizza l’imputazione, ovvero fa si che quell’imputazione

non sia intoccabile, è possibile procedere alla modifica dell’imputazione, ma da questo momento in

poi l’imputazione potrà essere modificata solo ed esclusivamente nel rispetto delle disposizioni del

codice che disciplinano tale istituto, appunto quello della modifica delle imputazioni. Quindi in

questo senso si dice che l’imputazione è cristallizzata. L’esercizio dell’azione penale è irretrattabile,

una volta che l’azione penale si è esercitata abbiamo l’irretrattabilità della stessa, l’unico evento

che può verificarsi è l’emergere di una mancanza di condizione di procedibilità che porterebbe ad

una pronuncia di non luogo a procedere, ma è il giudice che dovrà pronunciarsi sulla mancanza

della condizione di non procedibilità. Il pm non potrà ritrattare l’imputazione che ha formulato. Una

volta ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio il codice prevede due termini: entro 5 giorni dal

deposito della richiesta il giudice deve fissare l’udienza. Entro la data di deposito della richiesta e

la data dell’udienza non può intercorrere un tempo superiore di 30 giorni. In realtà sono termini

ordinatori, quindi il loro superamento non determina nessuna invalidità e sono termini concepiti per

accelerare il procedimento. Così come avviene in dibattimento l’udienza preliminare si riapre con la

verifica della costituzione delle parti. La verifica della costituzione delle parti è un atto essenziale

per verificare che gli avvisi della fissazione delle udienze siano regolari e nel caso in cui si evidenzi

l’irregolarità degli avvisi per mancanza degli stessi o per irregolarità della notifica, tale verifica

consente di rinnovare gli avvisi stessi quindi rinviare l’udienza così come la verifica della

costituzione delle parti consente di accertare un eventuale legittimo impedimento dell’imputato e

del difensore, anch’esso presupposto per il rinvio dell’udienza. La partecipazione al proprio

processo è un diritto che deriva dal diritto di difesa, un diritto implicito nel testo dell’art. 6 della

Convenzione Europea dei diritti , perché se non fosse riconosciuto il diritto di partecipazione

verrebbe meno il senso di tutti gli altri diritti enunciati nella medesima norma, quindi il diritto di

partecipare è espressione del diritto di difesa. Il diritto di partecipare dovrebbe quindi portare ad

una presenza materiale dell’imputato in udienza, noi sappiamo però che nel nostro ordinamento a

differenza di quando accade in altri ordinamenti di stampo accusatorio la partecipazione è una

partecipazione libera, vale a dire l’ordinamento ammette il processo in absentia o in contumacia,

quindi riconosce all’imputato in diritto a partecipare ma riconosce altresì all’imputato quale

espressione del proprio diritto di difesa il diritto di non presentarsi al proprio processo, in tal caso il

processo potrà comunque essere celebrato, la celebrazione avverrà in contumacia con la

dichiarazione formale della stessa con una serie di conseguenze relativa ad una maggiore tutela

dei diritti dell’imputato, l’imputato sceglie di non partecipare, ma ha diritto ad esempio di ricevere l’

estratto contumaciale del provvedimento che viene pronunciato a conclusione dell’udienza nella

quale è stato dichiarato contumacie. Questa premessa per dire che nel momento in cui il giudice

verifica la regolarità degli avvisi di cui ha dichiarato la nullità o anche quando si è provato o appaia

probabile che l’imputato abbia avuto effettiva conoscenza della fissazione dell’udienza sempre che

il fatto non sia dovuto a sua colpa. Il nostro sistema sceglie un sistema di compromesso, cerca di

rendere più dettagliata possibile la modalità di notifica per far si che la conoscenza legale dell’atto

corrisponda alla conoscenza effettiva, ma poi si basa sulla conoscenza legale dell’atto, una volta

che vi sia la regolarità delle notifiche e non si determini nessun tipo di nullità. Il codice prevede che

il giudice possa comunque rinviare l’udienza quando sia certo che l’imputato non abbia avuto

effettiva conoscenza dell’udienza fissata, sempre che la notifica non sia giunta al difensore, allora

in quel caso non si può applicare la disposizione prevista dall’articolo 420 bis.

Il giudice quando verifica la costituzione delle parti deve anche verificare che l’ imputato non sia

comparso per caso fortuito, forza maggiore o legittimo impedimento. Il caso fortuito è un evento

imprevedibile, la forza maggiore è un evento irrefrenabile e il legittimo impedimento è qualsiasi

impedimento che costringa l’imputato a non presentarsi all’udienza e che sia considerato

dall’ordinamento legittimo. L’impedimento legittimo può essere un impedimento di salute o lo stato

detentivo dell’imputato, un impedimento che deve però rendere impossibile la presenza

dell’imputato in udienza, un tempo era sufficiente venisse presentato un certificato medico oggi la

giurisprudenza tende a riconoscere la valutabilità da parte del giudice della certificazione medica.

L’udienza può essere rinviata anche per il legittimo impedimento del difensore, ma c’è una

differenza tra il legittimo impedimento dell’imputato e il legittimo impedimento del difensore, quello

del difensore deve essere prontamente comunicato 5° co. art. 420 ter., quindi appena il difensore

viene a conoscenza della presenza di altri impegni nel giorno fissato per l’udienza deve dare

comunicazione al giudice depositando istanza per il rinvio nella sua cancelleria.

Art. 420­ter.

Impedimento a comparire dell'imputato o del difensore.

1. Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta all'udienza e risulta che l'assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso

fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d'ufficio, rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia

rinnovato l'avviso all'imputato, a norma dell'articolo 419, comma 1.

2. Con le medesime modalità di cui al comma 1 il giudice provvede quando appare probabile che l'assenza dell'imputato sia dovuta ad assoluta

impossibilità di comparire per caso fortuito o forza maggiore. Tale probabilità è liberamente valutata dal giudice e non può formare oggetto di

discussione successiva né motivo di impugnazione.

3. Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta alle successive udienze e ricorrono le condizioni previste dal comma 1, il giudice rinvia anche

d'ufficio l'udienza, fissa con ordinanza la data della nuova udienza e ne dispone la notificazione all'imputato.

4. In ogni caso la lettura dell'ordinanza che fissa la nuova udienza sostituisce la citazione e gli avvisi per tutti coloro che sono o devono considerarsi

presenti.

5. Il giudice provvede a norma del comma 1 nel caso di assenza del difensore, quando risulta che l'assenza stessa è dovuta ad assoluta impossibilità di

comparire per legittimo impedimento, purché prontamente comunicato. Tale disposizione non si applica se l'imputato è assistito da due difensori e

l'impedimento riguarda uno dei medesimi ovvero quando il difensore impedito ha designato un sostituto o quando l'imputato chiede che si proceda in

assenza del difensore impedito.

La contumacia viene dichiarata formalmente una volta che il giudice ha valutato tutte le regolarità,

una volta che questa viene dichiarata l’imputato viene rappresentato dal suo difensore. Per quanto

riguarda l’udienza preliminare se l’imputato compare prima che il giudice abbia pronunciato i

provvedimenti conclusivi dell’udienza (art. 424 c.p.p. ), il giudice deve revocare l’ordinanza con la

quale ha dichiarato la contumacia e in questo caso l’imputato può anche rendere dichiarazioni

spontanee, che è uno dei rimedi alla contumacia. C’è un caso specifico di nullità dell’ordinanza che

ha dichiarato la contumacia, nel momento in cui vi è la prova che l’assenza dell’imputato è dovuta

a mancata conoscenza dell’avviso, ovvero di assoluta impossibilità a comparire, significa che nel

momento in cui si sono effettuate le verifiche e si ritiene di dichiarare la contumacia e dopo emerge

una prova che l’imputato al momento in cui il giudice ha verificato la contumacia dello stesso non

avesse avuto conoscenza dell’avviso o fosse legittimamente impedito o non fosse presente per

caso fortuito o forza maggiore allora l’ordinanza è nulla.

Verifica costituzione delle parti : - Verifica delle notifiche. Effettiva

contumacia

- Verifica mancata conoscenza

- Caso fortuito

- Forza maggiore

- Altro legittimo impedimento

- Legittimo impedimento difensore

Una situazione diversa che si definisce assenza, quando l’imputato non sia presente, ma abbia

acconsentito che si proceda in sua assenza, il detenuto per esempio che rinuncia a comparire e

l’imputato legittimamente impedito che comunichi al giudice la volontà di celebrazione dell’udienza.

In questo caso non si parla di contumacia, quindi in teoria sono situazioni in cui ci dovrebbe essere

il rinvio dell’udienza ma non si parla di contumacia perché c’è il rifiuto a comparire.

C’è poi il caso dell’imputato che compaia e poi si allontani dall’udienza, in quel caso è considerato

presente. Ciò incide sulle notifiche dei provvedimenti conclusivi, perché nel caso dell’imputato

contumace è necessario effettuare una particolare notifica, cosa che non accade con l’assenza.

La scansione temporale dell’udienza preliminare è;

- Verifica della costituzione delle parti.

- Discussione.

- Conclusioni.

- Pronuncia del provvedimento conclusivo da parte del giudice.

Questo e l’iter necessario e ordinario, vale a dire che il giudice verifica la costituzione delle parti,

queste discutono, concludono e il giudice pronuncia il provvedimento. In realtà all’interno

dell’udienza preliminare si collocano dei contenuti eventuali, il primo fra tutti è l’eventuale incidente

probatorio. In origine l’incidente probatorio poteva essere chiesto fino alla chiusura delle indagini

preliminari e rimaneva un vuoto dal momento della richiesta di rinvio al giudizio fino alla fissazione

dell’udienza dibattimentale all’interno del quale la prova urgente non poteva essere assunta.

Nel momento in cui si conclude la verifica della costituzione delle parti si apre la fase della

discussione che è disciplinata dall’art. 421 c.p.p. in realtà è possibile che le parti chiedano di

ammettere atti e documenti, e si ha una distinzione tra iter ordinario ed eventuale perché

necessariamente l’udienza preliminare si deve svolgere e basare sugli atti contenuti nel fascicolo

delle indagini, è possibile però che nell’udienza preliminare le parti possano chiedere che siano

assunti nuovi atti e nuovi documenti. La Corte Costituzionale con la sentenza 117/2011 ha

affermato che tali richieste possano avere ad oggetto anche i risultati delle indagini difensive

svolte. Nell’ordinario si hanno gli atti di indagine contenuti nel fascicolo delle indagini preliminari,

nel contenuto eventuale si può avere:richiesta di introduzione di atti e documenti,imputato può

rilasciare dichiarazioni o di essere sottoposto ad interrogatorio.

Discutere in sede di udienza preliminare significa per il Pm di illustrare il risultato delle indagini e

per il difensore svolgere l’attività difensiva. Concludere per le parti significa avanzare delle richieste

al giudice, ed è un momento fondamentale, anzi lo è il momento antecedente a questo, perché nel

procedimento ordinario il termine ultimo avanzare richieste di accedere a procedimenti speciali

quali patteggiamento e giudizio abbreviato, è proprio quello della conclusione dell’udienza

preliminare. Se il giudice dell’udienza preliminare ( è da ricordare che il giudice per l’udienza

preliminare GUP è persona diversa dal chi ha svolto la funzione di giudice per le indagini

preliminari GIP) decide allo stato degli atti dichiara chiusa la discussione. Se il giudice non può,

invece, decidere allo stato degli atti gli si aprono due possibilità che corrispondono ad altrettanti

poteri. Qui bisogna tracciare una differenza storica, il giudice per l’udienza preliminare nella

versione originale del codice, non aveva il poteri che oggi vengono descritti dagli artt. 421 bis e

422 c.p.p. Il 421 bis è stato inserito successivamente mentre il 422 c’era già presente , ma la

struttura del potere istruttorio del giudice era completamente diversa e molto più limitata.

L’art. 421 bis introdotto dalla legge Carotti è analogo al potere che può esercitare il giudice per le

indagini preliminari in sede di procedimento archiviativo, perché il giudice può coordinare al Pm lo

svolgimento di nuove indagini quando ritenga che le indagini che sono state svolte dal Pm

ministero siano incomplete. Il contenuto di questa ordinanza del giudice è variabile perché

generalmente il giudice dovrebbe indicare al Pm nel rispetto della sua autonomia e della sua

funzione nuove elementi di prova sui quali svolgere nuove indagini, a meno che durante l’udienza

preliminare non sia emersa la necessità di compiere un atto specifico. Basta pensare al caso

dell’incidente probatorio, l’assunzione urgente di una prova, emerge una testimonianza cruciale,

allora in questo caso il giudice non dovrebbe limitarsi ad indicare i nuovi temi in relazione ai quali

svolgere le nuove indagini, ma dovrebbe indicare specificatamente l’atto da compiere. Il potere è

nuovo perché non era previsto dal codice previgente. Questo potere del giudice si ritiene

esercitabile sia nell’ottica della pronuncia del decreto che dispone il giudizio sia nell’ottica della

sentenza di non luogo a procedere. Il potere disciplinato dall’articolo 422 è un potere ancorato alla

pronuncia della sentenza di non luogo a procedere, il 1° co. dice che quando il giudice non può

decidere allo stato degli atti può svolgere il suo potere istruttorio. Il giudice dal momento in cui

dispone dell’assunzione di una prova per la pronuncia di una sentenza a non luogo procedere non

è più un giudice equidistante dalle parti, ma è un giudice che si sbilancia. Il giudice può essere

sollecitato dalle parti oppure decidere d’ufficio di assumere una prova che ritenga necessaria per la

pronuncia della sentenza di non luogo a procedere, ma bisogna prestare attenzione qualora le

parti sollecitino il giudice non esiste un vero diritto delle parti a veder assunta la prova di cui

chiedono l’assunzione, sarà il giudice che dovrà una valutazione discrezionale. Alcuni autori

ritengono che ci si una gradualità dei poteri del giudice, ritengono che in primis il giudice debba

valutare se le indagini sono incomplete scegliendo successivamente quale potere, disciplinato

dall’art. 422 c.p.p., esercitare.

La conclusione delle indagini preliminari, e termini di durata.

La finalità delle indagini preliminari è quella di permettere al Pm di assumere le determinazioni

inerenti all’esercizio dell’azione penale; il Pm deve decidere se esercitare l’azione penale o

chiedere archiviazione. Le indagini preliminari hanno un termine di durata sia quando si procede

contro ignoti, sia quando è stato identificato un indagato; i termini possono essere prorogati dal

GIP su richiesta del Pm. La proroga è consentita dal codice soltanto entro un termine massimo ed

invalicabile che di regola consiste in 18 mesi e, in via eccezionale, può arrivare fino a 2 anni per i

reati più gravi o per indagini complesse.

Il termine per le indagini preliminari inizia a decorrere dal momento in cui la notizia di reato è

iscritta negli appositi registri, il termine ordinario è di 6 mesi, tuttavia il legislatore prevede termine

massimo di 2 anni art. 407 Co.2 c.p.p se si procede per delitti gravi o di criminalità organizzata.

Entro i termini il Pm deve chiedere rinvio a giudizio o archiviazione del caso, se non è in grado di

formulare una delle due richieste può chiedere una proroga al GIP. A seconda che si tratti della

prima proroga o delle proroghe successive l’istituto ha una differente disciplina.

La prima proroga deve essere motivata da una giusta causa mentre le proroghe successive sono

chieste solo esclusivamente quando le indagini siano particolarmente complesse o ci sia

impossibilità di concluderle entro i termini. Ambedue le proroghe non possono superare i sei mesi.

Secondo un procedimento ordinario il Pm cura la richiesta di proroga sia

notificata all’indagato e alla persona offesa. La decisione del giudice sarà presa senza

udienza qualora ritenga di accogliere la richiesta, in caso contrario fisserà udienza e ne

fa dare avviso al Pm.

Il procedimento di proroga speciale ha per oggetto le indagini per i delitti di

criminalità organizzata, in materia di terrorismo e quelli concernenti alla violenza e

pedofilia. In questo caso il giudice decide sempre de plano, ovvero senza udienza,

perché non si vuole dare comunicazione all’indagato dell’esistenza di un procedimento

a suo carico, in quanto la conoscibilità potrebbe causare un esito nefasto per le

indagini.

Gli atti compiuti dopo la scadenza del termine sono di regola inutilizzabili, non si

tratta però di inutilizzabilità assoluta perché se cosi fosse slegherebbe l’inutilizzabilità

dall’art. 191 c.p.p. e creerebbe una sorta di inutilizzabilità speciale che può essere fatta

valere su istanza della persona interessata.

Esiti delle indagini preliminari e azione penale.

Obbligatorietà dell’azione penale non comporta automatismo, infatti, non

necessariamente ogni notizia di reato deve corrispondere all’esercizio dell’azione

penale, ma può comportare un procedimento archiviativo.

Quando il Pm riceve una notizia di reato la iscrive nell’apposito registro, poi si

aprono due strade; o si ercita l’azione penale o quella notizia di reato viene trasmessa

direttamente all’archivio.

Qualora il Pm opti per l’esercizio dell’azione penale dovrà compiere un atto

antecedente detto ACIP (notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari).

Archiviazione.

Quando il Pm ritiene che non vi siano elementi per esercitare l’azione penale, formula

una richiesta di archiviazione, sottoposta al controllo del GIP; di regola il controllo è

effettuato de plano, ma può diventare complesso quando il giudice non accoglie la

richiesta di archiviazione o quando la persona offesa vi si oppone. Generalmente

interessi della persona offesa e del Pm coincidono, ma nel caso dell’archiviazione la

persona offesa ha interesse affinché il procedimento prosegua, infatti, il legislatore ha

previsto che la persona offesa possa essere informata della richiesta di archiviazione in

modo tale da poter esercitare un potere specifico, opposizione alla richiesta di

archiviazione.

Il Pm deve notificare l’avviso dell’avvenuta richiesta di archiviazione alla persona offesa

perché questa ha 10 giorni di tempo dalla notifica per proporre opposizione. Per

opporsi bisogna avere un fondato motivo.

Prima della modifica L. 219/2013 la comunicazione del Pm era dovuta solo quando la

persona offesa ne aveva fatto richiesta, mentre con la legge il Pm per tutti i delitti

commessi con violenza ho sempre obbligo di notifica alla persona offesa, alla quale

vengono dati 20 giorni di tempo per fare opposizione.

Presupposto necessario per l’archiviazione è l’infondatezza della notizia di

reato, inidoneità degli atti per sostenere l’accusa in giudizio. Se manca opposizione o

questa sia inammissibile il giudice decide di richiedere l’archiviazione, altrimenti se

l’opposizione è ammissibile il giudice con udienza in camera di consiglio sceglie o di

svolgere ulteriori indagini, riformulare l’imputazione o disporre archiviazione.

Diversa è la richiesta di archiviazione della notizia di reato contro persone

ignote, il Pm deve avvisare della richiesta di archiviazione contro ignoti la persona

offesa che ne abbia fatto istanza, informandola del suo diritto di presentare

opposizione. Se l’offeso non fa opposizione il GIP accoglie la richiesta se si oppone il

giudice non accoglie richiesta e si svolgerà udienza in camera di consiglio. Le decisioni

a seguito della sentenza possono essere di accoglimento della richiesta del Pm e

quindi disposizioni di archiviazione con ordinanza, il reato è attribuibile a persona

individuata e quindi si ordina l’iscrizione del suo nominativo nel registro degli indagati,

sono necessarie ulteriori indagini. Art. 421­bis.

Ordinanza per l'integrazione delle indagini.

1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, il giudice, se le indagini preliminari sono incomplete, indica le ulteriori indagini,

fissando il termine per il loro compimento e la data della nuova udienza preliminare. Del provvedimento è data comunicazione al procuratore generale

presso la corte d'appello.

2. Il procuratore generale presso la corte d'appello può disporre con decreto motivato l'avocazione delle indagini a seguito della comunicazione prevista

dal comma 1. Si applica, in quanto compatibile, la disposizione dell'articolo 412, comma 1.

Art. 422.

Attività di integrazione probatoria del giudice.

1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, ovvero a norma dell'articolo 421­bis, il giudice può disporre, anche d'ufficio,

l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere.

2. Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all'assunzione delle prove, fissa la data della nuova udienza e dispone la citazione dei

testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati ammessi l'audizione o l'interrogatorio.

3. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma 2 sono condotti dal giudice. Il pubblico ministero e i difensori possono porre

domande, a mezzo del giudice, nell'ordine previsto dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e i difensori formulano e

illustrano le rispettive conclusioni.

4. In ogni caso l'imputato può chiedere di essere sottoposto all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta

di parte, il giudice dispone che l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499

Con la formulazione dell’imputazione si investe il giudice nella decisione del merito e si cristallizza

l’imputazione, abbiamo anche visto che si può assistere alla modifica dell’imputazione che potrà

avvenire solo ed esclusivamente nel caso in cui sia prevista da disposizioni specifiche. La

disposizione relativa alla modifica d’imputazione nell’udienza preliminare è prevista dall’art. 423

c.p.p., quando si parla di modifica dell’imputazione si dovrebbe fare una distinzione tra due

categorie: 1. Categoria in cui rientrano;

• Fatto diverso : quando ciò che emerso dalle indagini preliminari faccia

ritenere che il fatto identico sia stato commesso con modalità differenti, ma c’è una perfetta

coincidenza della condotta. Varia la descrizione del fatto storico ( che comunque deve

restare inalterato negli elementi essenziali della fattispecie), il Pm è legittimato a contestare

all’imputato un fatto diverso da quello contestato nella richiesta di rinvio a giudizio.

• Circostanza aggravante : Si aggiunge una circostanza aggravante al fatto

contestato.

• Fatto commesso ; il fatto è stato commesso in esecuzione del medesimo

disegno criminoso, producendo un reato continuato o un altro reato commesso con la

medesima condotta, sfociando in un concorso formale.

2. Categoria in cui rientra il fatto nuovo; fatto la cui condotta non è

sovrapponibile a quella oggetto dell’imputazione, quindi risulta a carico dell’imputato un

fatto nuovo, purché sia procedibile d’ufficio, la parola passa poi all’imputato che può

consentire o meno, ove consenta il giudice autorizza la contestazione.

Art. 423.

Modif icazione dell'imputazione.

1. Se nel corso dell'udienza il fatto risulta diverso da come è descritto nell'imputazione ovvero emerge un reato connesso a norma dell'articolo 12

comma 1 lettera b), o una circostanza aggravante, il pubblico ministero modifica l'imputazione e la contesta all'imputato presente. Se l'imputato non è

presente, la modificazione della imputazione è comunicata al difensore, che rappresenta l'imputato ai fini della contestazione.

2. Se risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, per il quale si debba procedere di ufficio, il giudice

ne autorizza la contestazione se il pubblico ministero ne fa richiesta e vi è il consenso dell'imputato.

La modifica dell’imputazione per queste due diverse categorie segue regole differenti, è più

semplice modificare l’imputazione per la prima categoria mentre è più oneroso per la seconda.

Quando si contesta un fatto nuovo, si formula una nuova imputazione quindi se si acconsente la

modifica dell’imputazione all’udienza si priva l’imputato di tutta la fase precedente relativa ad una

nuova imputazione non semplicemente diversa, nei casi che invece rientrano nella prima categoria

l’imputazione non è nuova ma diversa, quindi le regole della modifica dell’imputazione stessa sono

decisamente più blande.

È al Pm che spetta la modifica dell’imputazione perché è a lui il titolare dell’esercizio dell’azione

penale. Non ci sono problemi se l’imputato è presente in udienza, nel caso in cui non sia presente

invece la modifica viene comunicata al difensore che lo rappresenta. La contestazione del fatto

nuovo invece è valida solo se l’imputato è presente in udienza, con l’autorizzazione del giudice e il

consenso degli imputati.

L’udienza preliminare si può concludere in prima battuta, è possibile che il giudice eserciti poteri

quali art. 421 bis , 422, è possibile che avvenga la modifica dell’imputazione e segue poi ad un

certo punto la pronuncia definitiva, e gli eventuali esiti dell’udienza preliminare sono;

• Sentenza di non luogo a procedere; il giudice deve pronunciare questa sentenza quando:

- Quando sussiste una causa di estinzione del reato.

- Quando sussiste una causa per la quale l’azione penale non doveva essere

iniziata o proseguita.

- Quando il fatto non è previsto dalla legge come reato.

- Quando esiste la prova che l’imputato è innocente.

- Quando gli elementi acquisti risultano insufficienti, contradditori o comunque

non idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

La sentenza di non luogo a procedere non costituisce presupposto per il ne bis in idem, perché

questa sentenza non diviene mai irrevocabile, infatti, il codice disciplina la revoca di non luogo

a procedere, questo non significa che tale sentenza non possa essere divenire definitiva. La

sentenza diviene definitiva quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione previsti dal

codice quando siano decorsi tutti i termini senza che i vari mezzi non siano stati proposti. Verso

la sentenza di non luogo a procedere con la riforma operata dalla legge Pecorella del 2006 non

è più proponibile l’appello ma il solo ricorso in Cassazione, quindi l’unico mezzo di

impugnazione verso la sentenza di non luogo a procedere è il ricorso in Cassazione, e la legge

Pecorella ha ridisegnato anche l’ambito dei soggetti legittimati a proporre l’impugnazione. Tali

soggetti sono; il procuratore della repubblica e il procuratore generale, l’imputato salvo che con

la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che non sia stato commesso. La

persona offesa può proporre il ricorso per Cassazione per i soli casi di nullità previsti dall’art.

419 co. 7 c.p.p., ovvero in caso di violazione delle disposizioni previste dalla norma. La

situazione è diversa, invece per la persona offesa che si è costituita parte civile, non

necessariamente la persona offesa e il danneggiato dal reato coincide, il caso scolastico è

quello dell’omicidio. Nella maggior parte dei casi la persona offesa e il danneggiato coincidono,

quindi se la persona offesa è solo persona offesa allora si può procedere con l’impugnazione ai

sensi dell’art. 419 c.p.p. , se invece è anche persona danneggiata dal reato, la persona offesa

costituita parte civile può proporre ricorso in cassazione ai sensi dell’ art. 606 c.p.p. e non solo

nei casi di violazione dell’art. 419 c.p.p.

• Decreto che dispone il giudizio.

Quando si parla di indagini preliminari si devono chiarire due concetti, il primo è il concetto di

indagini suppletive e il secondo è quello delle indagini integrative. Nel momento in cui si

concludono le indagini preliminari e il Pm deve richiedere il rinvio a giudizio il Pm può svolgere

indagini da quel momento in poi.

Richiesta rinvio a giudizio SNLP Decreto che dispone il

giudizio

Indagini preliminari Indagini suppletive Indagini

integrative

Art. 407 c.p.p.

Il fondamento normativo delle indagini suppletive lo si trova nell’art. 219 co. 3 c.p.p. è necessario

che gli atti svolti dopo il rinvio a giudizio vengano trasmessi quando sia stata fissata la data di

udienza preliminare. Sul punto si è articolata la giurisprudenza, per quanto riguarda l’eventuale

trasmissione tardiva dei risultati delle indagini suppletive in particolare la sentenza della Corte

Costituzionale; nel momento in cui viene fissata l’udienza preliminare e siano state svolte delle

indagini suppletive vi deve essere una trasmissione tempestiva per dare la possibilità di esercitare

il diritto di difesa dell’imputato, se tale trasmissione tempestiva non avvenga la Corte

Costituzionale dice che è compito del GUP valutare la possibilità del diritto di difesa ed

eventualmente concedere il rinvio dell’udienza preliminare, quindi lo strumento utilizzato per il

riconoscimento del diritto di difesa è il rinvio, ma si affida al GUP la valutazione caso per caso in

modo da coordinare le esigenze del diritto di difesa dell’imputato con le esigenze di celerità del

procedimento.

Altra cosa sono le indagini integrative, il fondamento di queste è l’art. 430 c.p.p. laddove si parla

proprio di attività integrativa d’indagine da parte del Pm e del difensore. Se le indagini suppletive

vengono svolte dopo la richiesta di rinvio a giudizio fino all’udienza preliminare, qui si tratta di

indagini svolte dopo il decreto che dispone il giudizio e sono indagini finalizzate all’esercizio del

diritto alla prova in sede dibattimentale. Si precludono però gli atti cui è necessaria la presenza

dell’imputato e del difensore, ad esempio l’interrogatorio dell’imputato, il Pm non può più svolgerlo.

Il presupposto per la riapertura delle indagini è indicato dall’art. 414 c.p.p. ed è l’esigenza di nuove

investigazioni, è un presupposto molto ampio, quindi si presume che non sia così difficile riaprire le

indagini dopo un provvedimento archiviativo. Il provvedimento conclusivo delle indagini preliminari,

è invece un provvedimento che arriva dopo l’udienza del contraddittorio, dopo l’eventuale esercizio

di poteri istruttori da parte del giudice, quindi è un provvedimento che si presuppone più stabile del

provvedimento di archiviazione, perché l’iter attraverso la quale si arriva alla pronuncia di quel

provvedimento è un iter più complesso sia dal punto di vista della forma sia dal punto di vista della

sostanza. Quindi i presupposti della revoca di non luogo a procedere sono molto più stretti, però è

sempre necessario un provvedimento del giudice, il PM non può riavviare le indagini o compiere

atti all’interno di un procedimento che sia stato chiuso o da un provvedimento di archiviazione o da

una sentenza di non luogo a procedere, è sempre necessario il provvedimento del giudice, in un

caso è un provvedimento di riapertura delle indagini nell’altro caso è un provvedimento di revoca

della sentenza di non luogo a procedere, e a fronte di quest’ultima possono seguire due iter a

seconda della richiesta avanzata dal Pm.

I casi di revoca sono disciplinati dall’art. 434 c.p.p. sul criterio della novità necessario per la revoca

della sentenza di non luogo a procedere non c’è uniformità da parte della dottrina e della

giurisprudenza, la dottrina ritiene in modo implicito che si parli di nuove fonti di prova, quindi fonti

che non si conoscevano o che non sono state acquisite, la giurisprudenza invece è molto più

elastica nella valutazione della novità, perché ritiene che si possa revocare la sentenza di non

luogo a procedere non solo nel caso di novità della fonte, ma anche nel caso di novità

dell’elemento, ovvero si può chiedere la revoca della sentenza di non luogo a procedere sulla base

dell’elemento che non era stato acquisito in udienza preliminare, ma che provenga da una fonte

che invece ha fatto il suo ingresso in udienza preliminare o nelle indagini preliminari, basti pensare

alla testimonianza, la fonte è il dichiarante io ho acquisito sommarie informazioni, in teoria

secondo la dottrina non potrei più chiedere la revoca della sentenza di non luogo a procedere

invocando quella fonte perché è già stata acquisita, secondo la giurisprudenza invece se quella

fonte è in grado di fornire un elemento nuovo si può chiedere la revoca. La caratteristica però è

quella della novità degli elementi.

Il pm può in qualsiasi momento chiedere al Gip la revoca della sentenza ( è l’unico soggetto

legittimato), la revoca è richiesta all’ufficio del Gip quando siano presenti nuove fonti di prova, che

da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio; la novità può

consistere sia nel fatto che la fonte di prova è stata individuata dopo la sentenza, sia nel fatto che

l’elemento non era stato acquisito in precedenza. Il Gip se non dichiara inammissibile la richiesta,

designa un difensore all’imputato che ne sia privo, fissa la data dell’udienza in camera di consiglio

e ne fa dare avviso al p.m., all’imputato, al difensore e alla persona offesa. Al termine dell’udienza,

il giudice prende una delle seguenti decisioni;

• Dichiara inammissibile o rigetta la richiesta del Pm.

• Revoca la sentenza di non luogo a procedere e fissa l’udienza preliminare, ma soltanto quando

il P.m. ha chiesto il rinvio a giudizio.

• Revoca la sentenza di non luogo a procedere e dispone la riapertura delle indagini, stabilendo

un termine improrogabile non superiore a 6 mesi entro il quale il P.m. deve concludere le

indagini; quindi potrà formulare la richiesta a rinvio a giudizio oppure chiedere l’archiviazione.

Sia il provvedimento archiviativo sia la sentenza di non luogo a procedere non divengono mai

irrevocabili, accolto il provvedimento archiviativo il P.m. può chiedere però la riapertura delle

indagini qualora siano necessarie, a fronte della richiesta di non luogo a procedere la richiesta

deve essere più strutturata e si può chiedere la revoca solo quando vi siano delle fonti nuove.

È chiaro che una volta che il procedimento è chiuso con la sentenza di non luogo a procedere, il

p.m. non può svolgere le indagini all’interno di quel procedimento, deve prima ottenere la revoca

della sentenza.

Il decreto che non dispone il giudizio è emesso nei casi nei quali il Gup non pronuncia la sentenza

di non luogo a procedere, perché gli elementi di prova forniti dal P.m. raccolte in udienza

preliminare, fanno ritenere possibile una condanna in dibattimento. Il decreto svolge due funzioni:

1) Funzione di decisione, si raccoglie la richiesta formulata dal Pm che contiene

l’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto e delle circostanze con l’indicazione dei

relativa articoli di legge con le relative fonti di prova.

2) Funzione di ordine di citazione a giudizio, si convocano le parti per il

dibattimento, il Gup precisa data e luogo dell’udienza in dibattimento con l’avvertimento per

l’imputato che, non comparendo, sarà giudicato in contumacia.

Il decreto deve essere notificato sia all’imputato sia alla persona offesa,la notifica deve essere

effettuata almeno 20 giorni prima la data fissata per il giudizio.

Dopo aver emesso il decreto che dispone il giudizio, il Gup dovrà formare nel contradditorio delle

parti il fascicolo per il dibattimento e il fascicolo per il Pm.

Il doppio fascicolo serve per evitare che il Giudice entri in contatto con atti compiuti al di fuori del

dibattimento, che non possono essere utilizzati all’interno dello stesso.

Fascicolo del dibattimento

il contenuto del fascicolo del dibattimento è previsto dal codice, è però anche vero che ci possono

essere dei contenuti eventuali, perché ci sono atti che possono trasmigrare nel fascicolo del

dibattimento in modo eventuale e non necessariamente, uno fra tutti l’atto irripetibile. I contenuti

eventuali sono determinati anche dal patteggiamento sulla prova. Il fascicolo del dibattimento

veniva formato secondo le disposizioni originarie del codice nella cancelleria del giudice,

succedeva quindi che il giudice prendeva contatto con atti non utilizzabili. Con la riforma operata

dalla legge 469 del 1999 (Legge Carotti) il meccanismo di formazione del fascicolo del

dibattimento diviene autonomo e viene previsto che alla fine dell’udienza preliminare nel


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

59

PESO

99.03 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale.ntina83 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto processuale penale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Miraglia Michela.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale penale ii

Procedura penale - Schemi e sunti, prof. Della Casa
Appunto
Diritto processuale penale II - Appunti
Appunto
appunti per il ripasso dell'esame di procedura penale 2 in ordine di argomento
Appunto
Sistemi giuridici comparati - Appunti
Appunto