PROBLEMI DI DEFINIZIONE DI ARTE ROMANA
I testi di Bianchi Bandinelli sono stati molto importanti nella storia dell'archeologia italiana, nella
storia della ricerca nel tentativo di stabilire in che cosa consista l'arte romana, ma sono ormai
superati.
Il primo problema dell'arte romana è la variazione dell’estensione geografica del mondo romano nel
corso del tempo, cioè alla domanda quali sono gli ambiti geografici dell’arte romana ci sono
risposte variabili, infatti l'estensione del territorio sotto il controllo romano varia nel corso dei
secoli, quindi un conto sarà parlare di arte romana nel I secolo d.C., quando il mondo romano
comprende l'intero bacino del Mediterraneo e buona parte dell'Europa continentale, un conto sarà
parlarne nel II secolo a.C., quando comprende solo una parte del Mediterraneo, un conto sarà
parlarne al tempo di Traiano quando diventa romana anche la Dacia. Dobbiamo considerare che se
volessimo parlare di arte romana in Dacia, in teoria la potremmo prendere in considerazione solo a
partire dalla conquista romana, mentre in realtà la romanizzazione della Dacia è un processo che è
già cominciato al tempo di Traiano, infatti sappiamo che i contatti dall'età di Cesare e soprattutto in
età flavia sono contatti fecondi; allo stesso modo la Dacia smette di essere romana quando viene
abbandonata da Diocleziano, ma non si smette di produrre arte romana.
Quindi una vera definizione geografica e cronologica dell'arte romana è già inesistente; a questo
problema se ne aggiungono altri, tra cui i cambiamenti politici, il cambiamento politico tra
repubblica e impero, infatti una cosa è l'arte romana in età repubblicana, una cosa è l'arte romana in
età imperiale; ad esempio il ritratto in età repubblicana segue diverse tendenze presenti
contemporaneamente tutte assieme, poiché la repubblica comporta scelte diverse (ritratto di
Pompeo, ritratto di Cesare, ritratto di Crasso); l’impero comporta invece una scelta unitaria, che è
quella che viene presa dall'imperatore, per cui il modello da imitare diventa uno solo. Quindi se
nella repubblica ci sono più modelli a disposizione, anche per i municipi e le province, poi il
modello diventa unitario.
Ancora, quando parliamo di compresenza di marcati dislivelli nella produzione artistica, la
mancanza di unità dell'arte romana è già chiara, infatti ad esempio il trofeo di e la colonna
traiana sono due monumenti contemporanei che parlano della stessa cosa, le guerre daciche, ma uno
in Mesia, l'altro a Roma e non potrebbero essere più diversi tra loro.
Quindi si assiste alla variazione del linguaggio figurativo in monumenti contemporanei di regioni
diverse, ma si assiste anche alla variazione del linguaggio figurativo in monumenti contemporanei
nella stessa città (Roma); per questo è difficile ricondurre l’arte romana a un'unica tradizione
unitaria.
Il quarto e ultimo grande problema è quello dell'autonomia dell'arte romana e della sua
indipendenza rispetto all'arte greca, cioè in che cosa la romana è autonoma rispetto all'arte greca
(c’è chi ancora oggi nega l’autonomia dell'arte romana).
Bisogna ricordare che nel Mediterraneo prima della conquista romana erano attive culture figurative
e artistiche differenti:
piantina con culture diverse
La cultura romana ingloberà e interagirà con tutte queste diverse culture figurative e artistiche che
entreranno negli spazi progressivamente conquistati da Roma; Roma quindi dovrà entrare in
contatto progressivamente con tutti questi spazi, che entrano a far parte del mondo romano.
Quindi culture artistiche molto differenti l'una dall'altra entrano in uno spazio unitario, quindi il
risultato finale è la creazione di elementi unitari e di una cultura figurativa che viene riconosciuta
tale dappertutto; questo processo è però anche il risultato di rapporti complessi, che vanno sotto il
nome di romanizzazione, con aree e spazi che in origine avevano culture figurative molto diverse
l'una dall'altra. 1
Questo è uno dei problemi che sta alla base della definizione stessa della complessità dell'arte
romana; quando parliamo di processi di acculturazione si tratta di un rapporto che riguarda culture
differenti tra loro e di norma si considerano una serie di momenti nel rapporto tra almeno due
culture: c'è un periodo di formazione delle aree dotate di una specifica cultura artistica, poi vi è un
periodo in cui una cultura dominante ha un processo di espansione che può essere di vario tipo e
questa cultura più attiva diventa un modello per le altre culture meno attive e c'è una risposta da
parte di queste ultime che sta nell’assimilazione del modello rappresentato dalle culture più attive
che viene percepito come più adatto alle esigenze della cultura locale e quindi viene accettato, ma
questa ricezione del modello espansivo può attraversare fasi diverse (ci sono modelli che vengono
accettate integralmente, altri che vengono scartati, altri che vengono modificati e adattati alle
esigenze della cultura locale, ad esempio il mondo romano rifiuta il ginnasio, così come il mondo
greco rifiuterà l'anfiteatro).
Si innesta così un complesso insieme di reazioni che vanno dalla ricezione, alla resistenza e
all'adattamento del modello di partenza, fino ad arrivare all'equilibrio e alla standardizzazione,
momento in cui si forma una sorta di koinè, un linguaggio figurativo comune che progressivamente
tende ad annullare le differenze tra la cultura più attiva ed espansiva e quella ricettiva, per cui si
crea una sorta di livello medio, un linguaggio standard che è quello che vediamo alla fine del
processo, in età romana imperiale. Quindi alla base del problema dell'arte romana dovremo studiare
anche il problema dei rapporti tra più culture che interagiscono tra loro e che si modificano a
vicenda, anche quando una è più attiva (quella greca) e una è meno attiva (quella romana).
I manuali di Bianchi Bandinelli sono usciti nel 197677, anche se le sue idee erano già maturate
negli anni 50 e quindi esse sono vecchie e superate; non solo, infatti già negli anni 50 Brendel, uno
studioso americano, faceva a pezzi le idee di Bianchi Bandinelli, solo che il suo prestigio in Italia
fece sì che le idee di Brendel non venissero per nulla considerate, finchè Settis non lo fece tradurre
negli anni 80. Il prestigio di Bianchi Bandinelli è sempre stato intoccabile e infatti si studiano
ancora oggi i manuali di Bianchi Bandinelli, anche perché non c'è nessun altro manuale di storia
all'arte romana disponibile sul mercato librario in lingua italiana.
La sua lettura della storia dell'arte romana è ormai ampiamente discussa e superata, non solo da
Brendel che aveva individuato il punto debole della lettura di Bianchi Bandinelli, ma anche dalle
molte pubblicazioni di Oescer, Settis e Zancher, nessuno dei quali ha scritto un vero e proprio
manuale.
Per criticare Bianchi Bandinelli bisogna riassumere le sue idee, in particolare in un testo del 1965 vi
è una parte dove egli stesso da una sintesi efficace del suo pensiero, in particolare è da ricordare il
bipolarismo perfetto di Bianchi Bandinelli, da una parte l'arte plebea, espressione dei ceti sociali
medi, più bassi e l'arte ufficiale, colta, senatoria, aulica, che sono i due poli nei quali Bianchi
Bandinelli distingue l'arte romana. Vediamo come la distinzione si basi sulla classe sociale dei
committenti, infatti da una parte vi è l’arte plebea (classi medie) e dall'altra quella senatoria
(aristocrazia più raffinata); ecco cosa scrive:
ufficiale Senato,
L’arte si dispiega nei monumenti commissionati dal espressione del patriziato, e
tradizione colta plebea
dagli amatori che seguivano la dell’arte ellenistica. La corrente decora i
più autenticamente romana
monumenti dei magistrati e degli ufficiali di provincia. È la ‘ ’ poiché
italici, provinciale
si connette ai precedenti e diventa una componente determinante per l’arte
extraitalica, poiché è anche l’arte dei sottufficiali e dei soldati. (…) ufficiale,
La corrente plebea dell’arte romana raggiunge durante la tetrarchia l’arte perché gli strati
sociali che si erano sempre serviti di quest’arte sono quelli che diventano, in questo periodo,
l’elemento decisivo della nuova struttura amministrativa e pubblica dell’impero: i coloni e i militari.
Vediamo come Bianchi Bandinelli connetta sempre il linguaggio figurativo alle classi sociali. 2
Abbiamo qui quattro definizioni di arte:
l'arte plebea, con le sue classi medie, municipali,
l’arte senatoria,
l’arte provinciale extraitalica che ha come committenti sottufficiali e soldati,
l’arte tardo antica, dalla tetrarchia in poi perché secondo Bandinelli quelle classi sociali che
si esprimevano attraverso l'arte plebea in età augustea sono quelle stesse classi sociali che
hanno fatto fortuna nelle province e che hanno usato l'arte provinciale e che poi nel tardo
antico arrivano al potere, quando rinunciano alla tradizione colta e cambiano l'arte ufficiale,
adottando quello stesso linguaggio figurativo caratterizzato dalle proporzioni gerarchiche,
dalla prospettiva a volo d'uccello, dalla frontalità, della paratassi che consideriamo parte
dell'arte plebea.
Egli quindi da una lettura storica dell'arte romana strettamente legata alle classi che la utilizzano: le
classi colte hanno utilizzato l'arte ufficiale, le classi inferiori hanno utilizzato il linguaggio
figurativo dell'arte plebea prima in Italia, poi hanno utilizzato lo stesso linguaggio figurativo nelle
province e infine sono diventati loro i padroni dell'impero e con Costantino, ma ancora prima con la
tetrarchia, hanno imposto quello stesso linguaggio figurativo anche all'arte ufficiale, per cui esso
compare nell'arco di Costantino.
Questo bipolarismo che Bianchi Bandinelli e individua nel I sec d.C. nel tardo antico si è concluso
perché ormai l'arte ufficiale parla il linguaggio dell'arte plebea; bisogna sottolineare però che
secondo Bianchi Bandinelli vi è un'arte che è più romana dell'altra, quella plebea. Quindi dei due
poli, l'arte plebea e quella senatoria, ce n'è una che è più auto anticamente romana: se l'arte senatoria
segue la tradizione colta dell'arte greca, ellenistica, l'arte plebea non lo fa e quindi e più
autenticamente romana.
Id., L’arte romana due generazioni dopo Wickhoff (1958, ed. it. 1960)
non unitario; due vie
L’arte romana possiede uno sviluppo si muove sempre avanzando su diverse,
ufficiale, popolare.
piuttosto si dovrebbe dire due strati diversi, uno l’altro Entrambi possiedono
limitazione sociale
una , che in nessun caso può essere limitata o elusa
Vediamo quindi il legame tra il linguaggio figurativo e la classe sociale che lo usa, lo esprime e lo
capisce; secondo Bianchi Bandinelli l'arte greca è considerata più difficile e quindi percepibile e
capibile solo dalle classi colte, invece l'arte plebea è più immediata, comprensibile a tutti (rendo
colossale quello che è più importante). A tutto questo discorso c'è un'eccezione che è l'arte traianea,
infatti secondo Bianchi Bandinelli il maestro delle imprese di Traiano è l'unico vero artista, l'unico
che merita l'appellativo di maestro.
L’equivoco di considerare espressione piena dell’arte romana il periodo augusteo, del quale noi
abbiamo cercato di porre in evidenza il carattere artificioso di esercitazione a freddo sotto la guida
di una precisa ideologia politica, di imprestito formale dalla già di per sé artificiosa cultura artistica
neoattica; una produzione quella augustea che nasconde la sua mancanza di sincerità sotto una
abbagliante perfezione e raffinatezza tecnica.
Se questa interpretazione è accettabile, ne consegue di vedere l’arte dell’età flavia come una ripresa
di quel fecondo contatto tra ellenismo orientale e tradizione artistica medioitalica, che si era già
era
avviato in età repubblicana e il cui risultato l’arte romana. 3
È nell’arte traianea, e particolarmente nella Colonna Traiana, che quella fusione si è realizzata nel
modo più pieno e ha dato veramente nascita a una forma artistica nuova, che possiamo dire
interamente romana.
Già nella corrente dell’arte plebea abbiamo notato soluzioni che precorrono l’arte tardoantica;
alcuni di questi modi dell’arte plebea entrano anche nel linguaggio della Colonna Traiana,
(R. Bianchi Bandinelli, L’arte romana nel centro del
probabilmente attraverso la pittura trionfale
potere, p. 249)
L’arte traianea è quindi l'unico momento di sintesi tra i due poli: ci sono degli strumenti propri
dell'arte plebea che entrano nel linguaggio figurativo adottato dalla colonna traiana; soprattutto
nell'arte traianea cambia il modello greco che è l’arte ellenistica (la colonna traiana usa
regolarmente la prospettiva a volo d'uccello che è sempre stata considerata uno strumento tipico
dell'arte plebea per collocare nello spazio il più oggettivamente possibile quello che succede).
Quindi l'arte di età traianea è il momento di sintesi e quella che possiamo dire interamente romana.
mappa concettuale
Secondo Bianchi Bandinelli, l'arte greca, attraverso l'arte ellenistica contemporanea, in età
repubblicana ha influenzato profondamente quella che si definisce arte medio italica, in cui egli
individua le origini dell'arte plebea; contemporaneamente individua l'arte aulica che non ha alcun
rapporto con l'arte italica, ma è un prestito diretto dal neoatticismo, cioè è l'arte greca classica che
influenza l'arte aulica.
Secondo Bianchi Bandinelli le classi sociali che usavano il linguaggio figurativo plebeo nell'Italia
del I secolo a.C. e nel II d.C. sono quelle che si sposteranno nelle province e questo in realtà è molto
sbagliato perché sappiamo della complessità dell'arte provinciale e delle varie soluzioni che in ogni
provincia sono diverse, invece lui ha una visione molto limitata dell'arte provinciale.
Il punto di sintesi è l’arte traianea che è influenzata dall'arte plebea, è un'arte ufficiale, colta, ma è
anche influenzata dall'ellenismo, cioè cambia il modello, infatti se l'arte aulica ha sempre guardato
all'arte greca classica, l'arte traianea guarda all'arte greca ellenistica e questo consente la sintesi,
rappresentata dalla colonna traiana e dal maestro delle imprese di Traiano.
Segue l'arte tardo antica che è influenzata dall'arte plebea: tutto questo è lo spazio dell'arte romana
all'interno del quale possiamo distinguere uno spazio che per Bianchi Bandinelli è quello più
autenticamente romano (arte plebea, arte provinciale, arte tardo antica) e uno spazio influenzato
dall'arte greca; lo spazio della sintesi è costituito dall'arte traianea, in cui la tradizione colta e la
tradizione plebea si incontrano e producono qualcosa di autenticamente nuovo.
Si tratta di una lettura più raffinata dell'arte romana che ha uno stretto rapporto con le classi sociali,
infatti secondo Bianchi Bandinelli arte plebea, arte provinciale e arte tardo antica sono espressione
della stessa classe sociale (borghesia municipale, sottufficiali di provincia e imperatori) che usa
sempre lo stesso linguaggio figurativo; anche la classe senatoria segue sempre lo stesso linguaggio
figurativo, quello aulico dell'arte greca, mentre l'unico momento di sintesi eccezionale è la colonna
traiana che è un monumento ufficiale realizzato da un artista provinciale, Apollodoro di Damasco.
Circa alcuni esempi di arte provinciale possiamo prendere in considerazione il fregio dell'arco di
Susa, di età augustea e la base di Teodosio a Costantinopoli: fanno tutti parte del settore che
possiamo definire più autenticamente romano; invece fuori dall'arte autenticamente romana
possiamo trovare i tondi adrianei, l’ara pacis, i rilievi di Palazzo della Cancelleria, la base della
colonna antonina che però è un esempio di eclettismo perché da una parte nel rilievo con decursio
4
vi è la prospettiva a volo d'uccello, dall’altra parte vi è l’apoteosi di Antonino Pio e di Faustina
maggiore.
Questo è un problema cui Bianchi Bandinelli non darà mai una risposta, infatti nel momento in cui
si collega strettamente un linguaggio figurativo a una classe sociale che lo esprime, quando i
linguaggi figurativi si trovano insieme, è un problema perché bisogna capire perché si trovano
insieme, nello stesso monumento che ha per definizione un unico committente.
Bianchi Bandinelli cercherà di risolvere questo grosso problema con un escamotage che però non è
del tutto coerente con le premesse del suo sistema.
Bianchi Bandinelli fa una distinzione netta tra arte greca e arte romana, infatti l'arte greca è sincera,
è il regno della libertà dai condizionamenti politici, in cui valgono soltanto le finalità estetiche, in
cui si esprimono autenticamente i sentimenti e in cui ci sono le grandi personalità artistiche; l'altra
umana è invece storicamente condizionata dalle finalità pratiche, propagandistiche, storiche, è
insincera, come l’ara pacis, intellettualistica e non raggiunge la grande arte, ma solo puro
artigianato (l'eccezione è sempre c
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