Introduzione
-Nel XXI secolo si affermano definitivamente sulla scena internazionale questioni ambientali di
rilievo, fra cui in primis l’aumento del riscaldamento globale (dovuto all’aumento nella
concentrazione di gas serra).
-I mezzi di comunicazione di massa dedicano ampi reportage a queste tematiche relative al
degrado ambientale che ormai, in un mondo globalizzato e interconnesso, coinvolge anche il
Terzo e Quarto mondo. Si diffonde così una concezione della questione ambientale
‘riduzionista’, che tende cioè a considerare le questioni ambientali come risultato di
processi/fenomeni recenti.
-In realtà la questione ambientale nasce già nel Neolitico, con la rivoluzione agraria (13.000
anni fa) e la transizione alla vita sedentaria (si sviluppano le prime forme di inquinamento
atmosferico in relazione alla combustione del legname, ha inizio il processo di erosione dei
suoli). Tali problematiche hanno dimensione strettamente locale.
Le società che hanno alterato considerevolmente il loro territorio, esaurendone le ricchezze, in
molti casi si sono estinte, mentre quelle che sono state in grado di trovare un’armonia con
l’ambiente hanno prosperato.
-Fra il 1400 e il 1700, con la scoperta dell’America e l’avvio della colonizzazione, ha avvio una
prima rapida accelerazione dei processi di trasformazione ambientale che si sostanzia
inizialmente nello squilibrio della produzione naturale/mutamenti negli equilibri ecologici
(monoculture e introduzione di nuove specie) e la disgregazione delle comunità indigene,
nonché la perdita di biodiversità (anche nel continente europeo causa deforestazione,
infrastrutture, bonifiche, nuovi centri abitati).
-Nel 1800, con la Prima rivoluzione industriale, prende avvio una seconda rilevante
accelerazione nel processo di trasformazione ambientale. Si verifica il passaggio da regime
energetico somatico a esosomatico, basato sull’utilizzo di combustibili fossili (carbone),
aumenta il consumo di materie prime ed energetico e si moltiplicano le innovazioni
tecnologiche (macchine a vapore, treni e navi a vapore, macchine agricole, filatoi e telai,
sviluppo del settore siderurgico (pudellaggio per la produzione di acciaio)). Si afferma
l’industria moderna e l’urbanizzazione diviene massiva. Nasce così l’inquinamento su larga
scala, che inizialmente riguarda solo le città industrializzate e densamente popolate
(inquinamento idrico, atmosferico, e del suolo), ma che si diffonde rapidamente su scala
regionale. Inoltre, continua l’alterazione ecologica dei territori coloniali (causa l’indiscriminato
prelievo delle risorse).
-Nel 1900, con la seconda rivoluzione industriale, si verifica un ulteriore salto in avanti
nell’ambito delle problematiche ambientali causa rapido incremento dell’espansione
demografica, industrializzazione, urbanizzazione, domanda di energia e materie prime e
soprattutto aumento dei consumi privati, ‘società dei consumi’ (innovazione nell’ambito
dell’industria chimica, siderurgica e nell’ambito medico farmaceutico, nasce il motore a
scoppio, viene scoperta l’elettricità e l’illuminazione, si afferma industria automobilistica,
rapida crescita infrastrutture e trasporti, nasce il telegrafo poi telefono, i primi
elettrodomestici, la radio…).
1.Dal 1950 al 2000 la popolazione è cresciuta di 2,4 volte, il PIL di 7 (nel mondo), il consumo
di combustibili fossili è aumentato di 5 volte, il prelievo di risorse idriche di 4, la produzione
alimentare si è moltiplicata dalle 3 alle 5 volte (a seconda dell’alimento considerato), la
produzione di auto di 5 volte, l’alluminio di 16.
2.Dal 1961 al 2008, l’impronta ecologica umana (area biologicamente produttiva di terra e di
mare necessaria a rigenerare le risorse consumate dall’uomo e a neutralizzare gli scarti) è
aumentata di 3 volte, superando la capacità di carico del pianeta già a partire dagli anni ’80.
3.Secondo il rapporto 2008 del WWF ‘Living planet report’, l’impronta ecologica pro capite è
pari a 2,7 gha (ettari globali, 18,2 miliardi di ettari globali), mentre la capacità di carico è pari
a 2,1/1,8 gha (12 miliardi di ettari globali, deficit ecologico pro capite di 0,6 gha) con forti
squilibri locali (i paesi tecnologicamente avanzati hanno un’impronta ecologica pro capite pari
in media a 6,4 gha, i paesi in via di sviluppo 1,0 gha che sta comunque crescendo
rapidamente, forti differenze locali, Qatar 11 gha, Usa 7 gha, Italia 4,5 gha, Bangladesh 0,65
gha).
4.Dal 1980 al 2018, pur essendo la biocapacità aumentata del 27%, l’impronta ecologica è
cresciuta del 190%, superando in alcune realtà il valore di 7,0 gha pro capite (USA, Canada,
Kuwait, Emirati Arabi, Mongolia, Danimarca) e altri 17 si attestano fra valori compresi da 5,25
a 7 gha.
I problemi ecologici del presente sono il risultato di un modello di crescita economica di tipo
capitalistico (economia neoclassica), ma anche di complesse dinamiche socioculturali. Per
realizzare una società sostenibile non sono sufficienti interventi frammentari ed emergenziali
ma è necessario cambiare il paradigma alla base del processo di sviluppo, introducendo un
nuovo sistema valoriale e normativo (nuovo paradigma della sostenibilità) e abbandonando
l’ideale antropocentrico e la fiducia assoluta nel progresso tecnologico.
‘L’uomo si comporta sulla terra come il coniglio in Australia, come se non sapesse che
attraverso il suo disastroso modo di agire perderà l’armonia e la sintonia con il mondo… si
impone un cambiamento radicale di mentalità, un ribaltamento di valori e una demitizzazione
del denaro’ (Konrad Lorentz, Salvate la Speranza).
Capitolo 1 I fattori del cambiamento ambientale
Dalla rivoluzione neolitica all’età moderna
-Con la rivoluzione del Neolitico (13.000 anni fa) hanno inizio le prime problematiche
ambientali, con l’avvio dell’agricoltura e la nascita delle società sedentarie. La prosperità o il
declino delle prime società umane è dipesa in buona parte dalla capacità di adattamento
all’ambiente naturale, di gestione delle risorse e di conservazione dell’equilibrio naturale
(potente causa endogena di indebolimento delle società, contribuisce a renderla vulnerabile a
fattori esogeni).
I primi fattori di trasformazione ambientale sono: la deforestazione, la combustione del
legname, erosione dei suoli o salinizzazione o perdita di fertilità, depauperamento delle
risorse idriche, eccesso di caccia o pesca, crescita della popolazione.
-Vediamo come il declino di alcune grandi civiltà del passato può essere spiegato in relazione
all’alterazione degli equilibri naturali.
1. Società sumerica (Mezzaluna Fertile, massimo splendore 3000-2370 a.c), fra i primi a
sviluppare sistemi di irrigazione 1 per incrementare la produttività delle terre, esempio
di società complessa con apparato burocratico e militare e diversificazione dei ruoli. La
salinizzazione2 dei terreni (per accumulo di sodio, magnesio, calcio causata da
eccessiva irrigazione e favorita dalle condizioni climatiche per via dell’elevata
evaporazione delle acque) è causa della riduzione della produzione agricola e declino
della civiltà3.
Nel 2350 a.c si verifica una crisi dovuta alla riduzione della produttività delle terre e
contemporaneamente le città stato dei sumeri vengono conquistate dal popolo degli
Accadi, con il conseguente rapido declino della civiltà stessa (nel 1800 a.c la
produttività delle terre si era ridotta a 1/3).
2. Civiltà che si sviluppa nella Valle dell’Indo (massimo sviluppo 2300-1800 a.c), crea uno
sviluppato sistema irriguo e attua su base sistematica il disboscamento1 delle foreste
(per aumentare la superficie coltivabile e ricavare combustibile per il funzionamento dei
forni usati per ricavare materiale edile).
A loro volta la salinizzazione dei terreni e l’esaurimento delle risorse naturali2 causano
la riduzione della produzione agricola e un generale declino della società3.
3. Civiltà Maya (regione del Peten centrale, Mesoamerica), (massimo sviluppo dal 2000
a.c-800 d.c, perdurerà fino all’arrivo degli spagnoli). Altro esempio di civiltà complessa
(addirittura più di 10 milioni di abitanti).
Avevano creato un sistema di agricoltura intensiva grazie ai terrazzamenti e alla
costruzione di isole artificiali all’interno dei laghi. Lo sviluppo di un complesso sistema
di irrigazione insieme all’eccessiva deforestazione (per aumentare la superficie
coltivabile e ricavare combustibile per il funzionamento dei forni usati per ricavare
materiale edile) nonché la crescente pressione demografica1 provoca un conseguente
impoverimento dei suoli/riduzione della fertilità, nonché l’aumento di limo, riduzione
delle risorse naturali2 e la conseguente riduzione della produzione agricola e
alterazione dell’equilibrio naturale, nonché un generale declino della società (ribellione
dei contadini, conflitti fra le città, aumento della mortalità…)3.
4. Isola di Pasqua, oceano Pacifico, dal 900 d.c, inizia il disboscamento delle foreste (per
aumentare superfici coltivabili, ricavare combustibili per il funzionamento dei forni usati
per ricavare materiale edile, nonché per fabbricare utensili e imbarcazioni, o ancora per
creare rulli e spostare le grandi statue Moai), inoltre l’aumento della popolazione 1. La
salinizzazione dei terreni, l’esaurimento delle risorse naturali (boschive, che impedì di
costruire utensili o imbarcazioni e quindi la pesca)2, sono a loro volta causa di riduzione
della produzione agricola, diffuso declino della società3 (aumento dei conflitti fra clan
tanto che nel 1872 nell’isola sopravvivevano solo 111 abitanti).
5. I Romani, dal I secolo a.c, sempre a causa disboscamento di vaste aree dell’impero (per
la coltivazione di cereali, l’imperatore Adriano tentò di frenare il prelievo di legname
dalla Siria) e aumento della popolazione 1 , soffrirono di una serie di altri problemi, fra
cui la salinizzazione dei terreni/riduzione della fertilità (in nord Africa per esempio) e
l’esaurimento delle risorse naturali2. Ciò a sua volta provoca una conseguente
riduzione della produzione agricola, declino generalizzato della società nonché aumento
dei livelli di inquinamento3 (Orazio parla di una ‘cortina fumosa’ che incombeva sulla
città di Roma, per ovviare all’inquinamento delle acque invece si costruirono in primi
acquedotti).
6. Vi sono anche esempi virtuosi, alcune società sono riuscite a conservare l’equilibrio
naturale grazie all’adozione di due tipologie di approcci/risposta: approccio bottom-up
(utilizzato da comunità piccole, che vivono in territori limitati) e approccio top down
(società numerose con organizzazione socio-politica complessa, che abitano territori
vasti).
Es approccio bottom up, isola di Tikopia (Australia), dal 900 a.c. gli abitanti sono riusciti
a conservare l’equilibrio ambientale grazie a pratiche di controllo delle nascite
(popolazione mantenuta pari a 1200 unità).
In seguito alla colonizzazione europea nel 1900 la società entra in crisi causa
colonizzazione europea (scompare il tradizionale controllo delle nascite tramite aborto e
infanticidio, inaccettabili per i colonizzatori europei). Dopo una grave carestia negli anni
’50, il governo coloniale ha ripristinato il sistema di controllo delle nascite (tramite però
moderni sistemi).
Es approccio bottom up, società egizia, che per millenni ha sfruttato l’annuale
fisiologica inondazione del fiume Nilo per irrigare e concimare il terreno naturalmente
grazie al limo (depositato sul terreno al momento di ritiro delle acque). Ciò ha permesso
di evitare la costruzione di sistemi irrigui complessi (risalenti solo al 1800, che hanno
provocato tra l’altro la salinizzazione dei terreni).
Es approccio top-down, Giappone, era Tokugawa (1600-fine 1800), nel 1650 la
pressione demografica, l’urbanizzazione e la deforestazione1 con la conseguente
riduzione della fertilità delle terre e esaurimento delle risorse naturali2 provocano
riduzione della produzione agricola e conflitti interni3 (anche per la gestione dei fiumi
contesi fra commercianti e contadini/pescatori). Lo shogun Tokugawa risolse la crisi
attraverso efficaci politiche forestali (leggi per la tutela dei boschi, represse duramente
le violazioni), alimentari (favorendo il consumo di pesce) e demografiche (controllo
delle nascite).
I problemi si riacutizzeranno in seguito al processo di industrializzazione nel corso del
1800.
-Dal 700 al 1500 d.c ha inizio la rivoluzione agricola (in particolare alla fine del Medioevo, con
il superamento della peste, dei conflitti e della crisi economico sociale), che si configura come
la ‘prova generale’ della prima rivoluzione industriale.
Si tratta di un periodo di intensa crescita economica, culturale e politico sociale. La
popolazione cresce, le tecniche agricole migliorano (aratri più efficienti, ferratura e bardatura
dei cavalli, mulini ad acqua e a vento…), la medicina registra progressi, i traffici commerciali
si sviluppano (regolamentazione giuridica delle forme di impresa e del commercio),
l’istruzione si diffonde.
-Contemporaneamente si verifica la prima grande espansione coloniale degli europei: che si
sostanzia in 4 fasi:
1400-1600, conquiste spagnole (America centrale e meridionale), e portoghesi (India, Malesia,
Africa).
1600-1800, declino imperi iberici, entrano sulla scena internazionale la Francia (colonizza
parte del Canada, Nord America, India), Paesi Bassi (Indonesia, Antille), Uk (Nord America,
Antille).
1800-1860, scarso interesse per l’attività coloniale, in base all’idea liberista secondo cui le
colonie provocano l’indebolimento della struttura economica del paese colonizzatore; la
Francia tuttavia conquista Algeria, Senegal, Cocincina; Uk conquista altre zone dell’India.
1860-1914, nuova ondata di espansione, si parla di imperialismo (tendenza di
stati/popoli/nazioni a espandersi e dominare economicamente, politicamente e militarmente
su popoli etnicamente e culturalmente diversi (sulla base di cause
economiche/politiche/ideologiche e in relazione alla diffusione della mentalità nazionalista,
diverso da colonialismo, sfruttamento di tipo pressoché esclusivamente economico, colonie di
popolamento o sfruttamento e occupazione fisica del territorio). La Francia conquista gran
parte dell’Africa e Asia (Tunisia, Cambogia, Laos, Vietnam), Uk Africa, India, Australia e Nuova
Zelanda. Anche Germania, Portogallo, Spagna, Belgio e Italia (Eritrea, Somalia) contribuiscono
alla conquista dell’Africa (entro il 1914 l’intera Africa sarà spartita con l’eccezione della Liberia
e dell’Etiopia); emergono gli USA (Filippine, Cuba), e Giappone (Manciuria).
-Con la prima rivoluzione industriale, fra il 1760 e il 1830 si afferma l’industria moderna e
hanno inizio le prime problematiche ambientali su più ampia scala, non solo in relazione a
singole città ma anche a livello regionale.
Dall’Uk la trasformazione si diffonde in tutta Europa, inizialmente Belgio, Francia, Germania,
Svizzera, Paesi Bassi poi impero austro ungarico, Italia, Spagna, Portogallo, USA, Giappone.
La rivoluzione industriale fu resa possibile da 3 fattori concomitanti: l’innovazione tecnologica
e le nuove invenzioni (fra cui in particolare la macchina a vapore e la tecnica di pudellaggio);
l’impiego di nuove forme di energia e il passaggio da regime energetico somatico a
esosomatico (combustibili fossili); le innovazioni nell’ambito dei trasporti e delle
comunicazioni (ferrovie e navi a vapore, poi dopo telegrafo…).
In Europa, il paesaggio inizia ad essere trasformato radicalmente a causa del disboscamento,
opere di bonifica, della diffusione di recinzioni (enclosures), infrastrutture (dighe, sistemi di
trasporto…) e dell’aumento della popolazione e urbanizzazione.
Europa,
In tutto ciò provoca la perdita di biodiversità con l’estinzione di molte specie animali
(uro, progenitore del bue nel 1600; il bisonte europeo nel 1900; l’alca impenne nel 1844,
mentre le popolazioni di lupi, orsi bruni e castori si riducono notevolmente in tutta Europa).
Ciò è favorito anche dalla diffusione della caccia sportiva, del collezionismo e della mentalità
secondo cui gli animali fossero altamente perniciosi per l’uomo con l’approvazione di leggi che
favorivano queste tendenze e la definizioni di veri e propri calendari di soppressione di alcune
specie; ‘Alcuni animali sono così dannosi e nocivi per il genere umano che è interesse di tutta
l’umanità liberarsi del fastidio nel modo più rapido possibile e con qualsiasi mezzo consentito’,
(parole di un ecclesiastico francese del 1600) e alterazione dei cicli naturali, nonché aumento
dell’inquinamento sia idrico (per via delle acque reflue degli scarichi fognari e degli scarti
industriali, con la conseguente diffusione di epidemie di tifo e colera e a cui si cerca di ovviare
con la costruzione di acquedotti, es descrizione del fiume Irk (di Friedrich Engels), vicino a
Manchester come ‘fiume stretto, nerastro, puzzolente, pieno di immondizia e di rifiuti… di
ripugnanti pozzanghere fangose, verdastre dalle quali salgono in superficie bolle di gas
mefitici. In capo al ponte stanno concerie, tintorie... i cui canali di scolo e rifiuti si riversano nel
fiume’), sia atmosferico (causato dall’impiego di carbone, il cui uso si moltiplica per 60 e che
riguarda in primis l’Uk, in cui vengono pubblicati avvisi che mettono in guardia i visitatori dal
fumo ammorbante delle città; a Newcastle e Londra lo smog era così intenso da causare molti
decessi; inoltre l’anidride solforosa libera
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