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Storia e politica al femminile

Donne, politica e filantropia: percorsi di una cittadinanza imperfetta

L'acquisizione della cittadinanza da parte di un soggetto avviene, secondo T.H. Marshall, attraverso uno schema:

  • Nel XVIII secolo si ha l'acquisizione dei diritti civili connessi alle libertà individuali;
  • Nel XIX secolo i cittadini hanno ottenuto diritti politici, attraverso l'elettorato attivo e passivo;
  • Nel corso del Novecento, si affermano i diritti sociali, il cittadino è tutelato rispetto ad eventi critici di carattere sia eccezionale sia fisiologico.

Questo schema non è applicabile alle donne, le quali ottengono il riconoscimento di alcuni diritti sociali molto prima di quelli politici. Questo a causa della mancanza di due elementi costitutivi della cittadinanza:

  • L'individualità: la donna è identificata con la comunità familiare;
  • La possibilità di portare le armi.

Ciò nonostante, si aprono brecce all'interno delle quali le donne possono penetrare: l'accesso all'istruzione superiore e all'università; inserimento nel mondo del lavoro e anche nella sfera pubblica attraverso incarichi istituzionali oltre che la presenza in organizzazioni scolastiche e assistenziali.

Sono proprio le donne impegnate nell'assistenza a rivendicare il coinvolgimento dello Stato nei problemi del disagio sociale, ponendo le fondamenta del concetto di welfare state.

Il movimento emancipazionista femminile si muove su due binari:

  • Conquista dell'individualità e indipendenza di ruolo;
  • La nuova definizione della specificità femminile, che valorizzi la sussistenza di un insieme di valori, connessi alla maternità, che possono essere fecondamente traslati dall'ambito familiare a quello socio-politico.

Nasce una concezione diversa della donna che assume finalità educative verso se stessa, le altre donne del proprio ceto e quelle delle classi popolari. Durante il ventennio fascista molte associazioni femminili interrompono l'attività, ma le organizzazioni di massa per le donne, esautorate da ogni potere ed autonomia, è comunque affidata una rete vasta di attività assistenziali.

Patronage al femminile

Il patronage è un rapporto di protezione, da parte di un soggetto in posizione di potere nei confronti di un altro che versa in una condizione di bisogno. Si delinea in termini di interdipendenza, cioè come relazione di scambio, scambio che si configura come strumentale e affettivo.

La stessa etimologia del termine rimanda a un'identità di genere maschile. Infatti, per le donne che vogliono compiere questa azione di beneficenza, l'essere coniugate è essenziale, quasi che l'esercizio del ruolo avvenga in virtù di una delega del potere maschile. Infatti, il ruolo femminile era puramente consultivo; la competenza finanziaria e decisionale era riservata ai patroni.

La carità ampliava i ruoli tradizionali femminili e materni e li portava all'esterno, al di fuori della casa. Possiamo quindi delineare nel patronage degli elementi distintivi:

  • È una funzione esercitata in virtù dello status di moglie e dell'appartenenza alla famiglia acquisita;
  • La beneficenza si costituisce per le donne delle classi abbienti come opportunità di uscita dalla domesticità;
  • Vi è una particolare posizione di doppia condivisione occupata dalle donne benefattrici, che le pone contestualmente dalla parte forte e da quella debole della società.

La filantropia politica, ovvero il femminismo pratico

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento cominciano a svilupparsi nuove concezioni della beneficenza, grazie a figure femminili che si avvicinano al mondo delle vittime con un atteggiamento segnato da profondo coinvolgimento e da intenzionalità politica. Alcune fra le donne dell'aristocrazia usano la beneficenza come opportunità per praticare un percorso politico.

Fanno riferimento al femminismo pratico per il quale le attività assistenziali devono essere strettamente connesse al progetto di creazione della cittadinanza. L'attenzione da loro dedicata ai problemi sociali e ai nuovi disagi non trascurava di considerare il peso dei fenomeni emergenti, quali il decollo industriale, l'urbanizzazione, l'aumento del lavoro femminile e minorile, la scomposizione del tradizionali istituto familiare, la rottura dell'unità fra vita domestica e lavorativa, la frantumazione delle solidarietà tradizionali.

Nei programmi delle associazioni emancipazioniste si intrecciano forme di tutela e di assistenza all'infanzia, alle gestanti povere, agli indigenti, agli anziani e inabili, con interventi di alfabetizzazione, istruzione professionale, promozione culturale.

Nell'intenzione delle fondatrici dell'Unione Femminile vi è una tensione alla comprensione dei fenomeni sociali e alla razionalizzazione delle forme istituzionali di beneficenza. L'informazione e la facilitazione nell'uso delle risorse diventano strumenti di crescita personale e sociale. La consueta opera delle donne nella beneficenza si professionalizza e si istituzionalizza; l'impegno, ora sorretto da competenze specifiche, si caratterizza per la sua utilità sociale e quindi, in quanto produttivo, deve essere retribuito.

Paolina Tarugi: milanese, laureatasi in Giurisprudenza nel 1912, diventa nel 1914 relatore al Congresso Internazionale delle Donne come membro del Consiglio Nazionale delle Donne Italiane; nella Prima Guerra Mondiale fa parte di organismi assistenziali e collabora alla rivista “L'Assistenza civile”. Attiva nell'Unione Femminile, ne dirige insieme a Sofia Ravasi Garzanti la rivista “La Voce Nuova”. Nel 1921 partecipa alla fondazione dell'Istituto Italiano per l'Assistenza sociale e organizza l'assistenza sociale in fabbrica. Collabora durante il regime all'attività dell'Ufficio centrale di Assistenza sociale della Confederazione degli Industriali.

Nel 1928 a Parigi partecipa alla Prima Conferenza Internazionale di Servizio Sociale, come fondatrice insieme a Margherita Grossmann del servizio sociale italiano. Nel 1946, continuando a dedicarsi all'insegnamento e all'elaborazione teorica, assume la direzione della Scuola per Assistenti Sociali di Milano.

La sfera pubblica femminile nel regime fascista

Il regime penetra profondamente nella sfera femminile, ma se da una parte cerca di esaudire il loro desiderio di impegnarsi nella vita pubblica, dall'altra spegne ogni forma di solidarietà femminile.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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