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Principi di teoria della traduzione

La parola “tradurre” significa ‘trasmettere, portare, passare da [una lingua] a [un’altra]’. È una nozione abbastanza moderna. La traduzione è un processo di negoziazione, non di copiatura. La traduzione è una negoziazione che viene attuata anche per errori: si procede per ipotesi, nel tentativo di migliorare il lavoro finale. I suoi obiettivi possono essere differenti (forma, significato, ecc); in base a questi si decide il grado di fedeltà rispetto al testo di partenza.

La traduzione può essere più o meno fedele al testo di partenza, il livello di opacità della traduzione è dovuto anche alle caratteristiche intrinseche grammaticali di ogni lingua (casi, articoli, …). Il tradurre parola per parola implica un approccio al testo di tipo lineare/sequenziale. Il contesto e la conoscenza pregressa sono necessari per capire, e successivamente tradurre, un testo: bisogna conoscere qualcosa dell’argomento trattato (possibilmente aver letto qualcosa anche in traduzione).

Per tradurre non basta la conoscenza della lingua, è importante anche la conoscenza della cultura extra-linguistica e di strumenti/tecnologie a supporto. La versione è una traduzione da/verso una lingua classica. La traduzione invecchia più rapidamente del testo originale e per questo necessita nuove traduzioni. L’immagine che si avrà di un autore/opera in un’altra cultura dipende dal traduttore.

Valenza politica e ruolo del traduttore

La traduzione ha valenza politica. Il ruolo del traduttore è quello di ponte: è un destinatario, ma anche un autore con funzione sia ricettiva che produttiva. La traduzione rientra nel campo della semiotica, la scienza che studia i sistemi o le strutture segniche, le funzioni e i processi segnici. La traduzione implica, inoltre, criteri extra-linguistici.

  • Comprendere i processi sottostanti l’atto della traduzione, fornire un insieme di regole per effettuare la traduzione perfetta.
  • Esiste una scienza della traduzione, una disciplina che indaga sul processo della traduzione, cercando di chiarire il problema dell’equivalenza e di non esaminare ciò che costituisca un significato all’interno di tale processo.

La traduzione è un’attività secondaria. Teoria e pratica sono legate in maniera indissolubile e non sono in conflitto l’una con l’altra. Un problema della valutazione della traduzione è l’arroganza con cui i critici bollano una traduzione buona/cattiva da una posizione monolinguistica. Newman distingue tra una valutazione basata solo su criteri accademici e una basata sugli altri elementi, sostenendo che il giudizio è legato alla cultura. Non c’è un canone universale con cui giudicare i testi, c’è solo una serie di canoni con i quali ogni testo intrattiene una continua relazione dialettica; un giudizio può essere dato solo dopo aver considerato sia il processo di creazione di una traduzione sia la sua funzione in un contesto specifico.

Interpretazione e lettura

Non esiste una sola traduzione che vada bene per un testo, in particolare quando si parla di testi letterari. Per ciascun tipo di testo bisogna utilizzare strategie traduttive differenti (es. testi delle istruzioni forniscono indicazioni precise: non può esserci spazio per scelta o ambiguità, ma semplicemente una corrispondenza precisa tra lingua A e lingua B; per il testo letterario invece, più esso è creativo, più la traduzione stessa diventa più criticabile).

Il traduttore deve considerare il problema dell’interpretazione, dato che una traduzione esatta è impossibile. Accettare l’intraducibilità a livello linguistico della frase da una lingua di partenza (LP) a una lingua di arrivo (LA); accettare la mancanza di una convenzione sociale simile nella LA; considerare lo spettro delle frasi disponibili nella LA tenendo presenti la classe, la posizione, l’età, il sesso del parlante, il suo rapporto con gli interlocutori e il contesto del loro incontro nella LP; considerare il significato della frase nel suo contesto particolare; sostituire nella LA il nucleo invariate della frase in LP nei due sistemi referenziali (sistema del testo e della cultura).

Interpretare e tradurre non sono attività distinte. Ogni lettura è un’interpretazione. Un traduttore continuerà a produrre nuove versioni di uno stesso testo perché ogni traduzione rispecchia una lettura diversa secondo il momento in cui è prodotta. Differenza tra testo e metatesto: il testo è fissato nel tempo e nello spazio, il metatesto è variabile (es. c’è solo una Divina Commedia, ma ne esistono innumerevoli letture e, quindi, innumerevoli traduzioni). Ogni traduzione riflette la lettura, le interpretazioni e la scelta dei criteri individuali del traduttore, determinati dal concetto di funzione della traduzione, e del testo originale.

  • Text/TA: testo di partenza/source + prototesto.
  • Text/TP: testo di arrivo/target + metatesto.

Storia della traduzione

La traduzione non viene considerata una “disciplina” sin da subito; al contrario, una riflessione sulla traduzione nasce solo a partire da Cicerone. L’idea della “traduzione” ~tradizione: luogo per unire due culture crea un’immagine della letteratura mondiale, diventa tradizione, percorso della lingua. Due elementi vengono messi a confronto: il proprio e l’altrui, il familiare e l’estraneo. Confronto inevitabile per l’innovazione e l’evoluzione culturale. Gli studi della traduzione rientrano nell’ambito dei cultural studies.

  • Mito di Babele: dalla Genesi (11:1-9); parte da un antefatto mitico, che rende la traduzione qualcosa di necessario.
  • Impero Romano: traduzione “invenzione” romana, traduzione come universale dovere umanitario di diffondere la saggezza e l’arte di dar vita e forma a un poema. I romani sono i continuatori dei modelli greci. Mescolanza di culture, ibridazione la traduzione diventa importante e necessaria.

Prima di Cicerone le lingue e le culture non greche vengono considerate barbare, e per questo disprezzate. Ai tempi di Cicerone, la maggioranza degli intellettuali erano bilingui (Cicerone conosce il greco e il latino) i lettori capivano il senso sia dell’originale che della traduzione: il traduttore dava quindi per scontata la conoscenza del lettore del testo in LP. Cicerone e Orazio applicano la traduzione all’arte retorica/oratoria “de ottimo genere oratorum”: modo preciso di tradurre: traduzione non parola per parola, ma in modo tale che venga mantenuta la forza delle parole. Rifiuto della traduzione come interpretazione (orientata sulla resa fedele dei caratteri sintattici/lessicali del prototesto fedeltà alla struttura superficiale del testo di origine) e quindi parola per parola; traducono da oratore: preoccupazione non del testo di partenza, ma di quello di arrivo (metatesto). Il suo compito è quello di convincere e persuadere il pubblico, traduzione a senso. Disposizione di parole deve essere idonea alla inventio, tenendo conto del canone. Si considera come prevalente la cultura di arrivo, il testo viene trasmesso nel suo complesso e non parola per parola né lemma per lemma. Si supera il pregiudizio della necessità di una corrispondenza biunivoca tra ogni singolo elemento dei testi A e B. Si sforzano di arricchire la lingua e la letteratura natia tramite la traduzione. Orazio consiglia l’uso di parole nuove, processo indispensabile per arricchire la lingua.

Teorie pre-scientifiche e Medioevo

  • Teorie pre-scientifiche: la traduzione, disciplina giovane, esisteva già dalle lingue “post-babeliche”; aveva un ruolo marginale e subordinato rispetto ad altri tipi di scrittura/riscrittura. Traduzione ai margini delle attività, non è una vera e propria occupazione, ma un “esercizio”. Nel peritesto si collocano le riflessioni. Il testo tradotto doveva riprodurre in modo identico un testo originale, motivo per cui era impossibile tradurre testi letterari e si utilizzano tecniche “meccaniche” per quelli tecnici. Si traducono principalmente testi sacri, è obbligatorio essere fedeli al testo di partenza: è dettato dalla volontà divina, non può essere modificato. La genealogia della riflessione sul tradurre in Occidente risale a Cicerone, San Gerolamo, Lutero, Goethe, Croce.
  • San Gerolamo traduce da greco una parte della Bibbia (“Vulgata” 390) viene accusato da Rufino di aver fatto una “cattiva” traduzione. San Gerolamo gli risponde in un libro sul modo ottimale di tradurre: parte citando un passo di Cicerone, poi si occupa di critica della traduzione.

Vi sono tre diversi tipi di modifiche che vengono effettuate quando si passa da prototesto a metatesto:

  • Modifiche
  • Aggiunte
  • Omissioni

Secondo Gerolamo, nel testo di arrivo il pensiero altrui va portato intatto e quindi una traduzione “a senso” deve equilibrarsi ad una che mantenga intatti gli elementi specifici della lingua di partenza. È un equilibrio difficile da mantenere, “non riprodurre parola per parola ma recuperare il senso generale” modificare il testo originale per chiarire, rendere più comprensibile al lettore il testo di arrivo. A sostegno della sua teoria/prassi, cita anche Orazio. Svolge inoltre un lavoro filologico nella sua traduzione della Bibbia: parte da originali in aramaico e in ebraico per poi arrivare alla traduzione in greco. Contesta San Agostino, che senza sapere né ebraico né greco, critica la sua traduzione.

Nel Medioevo, le traduzioni diventano più strumentali: nel sistema educativo medievale la traduzione viene considerata un esercizio di scrittura e un mezzo per migliorare lo stile oratorio. Quintiliano sottolinea l’importanza della parafrasi come mezzo per insegnare allo studente ad analizzare le strutture di un testo e a sperimentare arricchimenti e riassunti (prima fase di parafrasi simile all’originale + seconda fase in cui lo scrittore aggiunge il suo stile personale); consiglia anche la traduzione (no distinzione chiara tra traduzione e parafrasi).

Quintiliano si riferisce in particolare alla traduzione da testi greci a latini. In questo periodo l’originalità non era apprezzata, ma l’imitatio sì.

Lingue volgari e umanesimo

  • Lingue volgari: iniziano a giocare un ruolo importante, in quanto cominciano a venire scritte. La funzione della traduzione muta diffusione della cultura, accrescimento dello status della lingua.
  • Umanesimo: porta una riscoperta di cultura/lingua classica, sia per quanto riguarda i testi originali che le traduzioni, in cui spesso gli originali vengono analizzati criticamente. Ritorno delle traduzioni dal greco in latino (e viceversa).

Leonardo Bruni, De Interpretatione recta (1420): stabilisce, analizza e discute i principi fondamentali del tradurre correttamente: criteri filologici, ermeneutici, la padronanza della lingua 1 (di partenza) e 2 (di arrivo) + eleganza stilistica. Il termine “traducere” appare per la prima volta in una lettera del 1400. Nel 1539 Estienne introduce la parola in quello che diverrà il primo dizionario francese.

Traduzione della Bibbia e periodo rinascimentale

In quel periodo fiorisce la traduzione della Bibbia nelle lingue volgari: in questo modo la Bibbia diventa leggibile e comprensibile da tutti. Il rapporto divino diventa tra credente e Dio, senza la mediazione della chiesa. Incentrato su un libro, il cristianesimo pone al traduttore una missione non solo estetica, ma anche evangelica. Il nuovo testamento venne tradotto inizialmente da san Gerolamo (384 a.C.) per senso.

La Bibbia di Wycliffe (1380-4) fu la prima versione inglese dell’opera: sostiene che la Bibbia può essere applicata a tutta la vita umana, ogni uomo deve averne libero accesso: considerato eretico. Nella seconda versione include una prefazione in cui esplica gli stadi traduttivi da lui utilizzati (sforzo per stabilire un unico testo di partenza latino, confronto delle varie versioni, consultazioni con vecchi grammatici e teologi, traduzione del significato, facendo correggere la traduzione a suoi collaboratori) traduce secondo il senso.

Lo scopo del traduttore della Bibbia del 16 secolo è quello di chiarire errori derivanti dalle precedenti versioni, producendo uno stile volgare accessibile e soddisfacente dal punto di vista estetico e chiarendo i dogmi per ridurre le possibili interpretazioni. Già prima del 16 secolo alcune versioni della Bibbia presentavano glosse, in modo da comprenderne meglio il significato; es. Alfredo il Grande (ing) in Cura Pastoralis auspica che la Bibbia venga tradotta anche in inglese, in modo che sia accessibile a tutti.

1522-34 Lutero: il tradurre in tedesco di Lutero diventa una modalità per rinnovare l’aderenza alla fede cristiana, chi scrive in tedesco non può che scrivere in cristiano. Lutero crea un modello letterario e una cultura/identità tedesca che va oltre alla disgregazione (come avviene per lo slavo antico).

Sendbrief vom Dolmetschen / Lettera sul tradurre (1530) - anti-papa + polemica contro il culto dei santi / usa il termine “tradurre” in modo indiscriminato per nominare l’atto di tradurre.

  • Übersetzen, “trasporre, tradurre”
  • Verdeutschen, “germanizzare”

Creare un corrispondente tedesco dell’originale ebraico significa lasciare spazio alla lingua ebraica, lasciare trasparire il testo di partenza e trovare una forma tedesca che sia fruibile, comprensibile, compromesso tra una traduzione letterale e una libera. “Talvolta bisogna mantenere le parole, talaltra il senso”.

  • 1530: traduzione in ceco di Hus - verrà schiacciata, non avrà seguito; segnerà l’inizio della sottomissione di questa regione all’impero.
  • 1535: traduzione dei calvinisti in francese.
  • 1611: traduzione in inglese: versione di Re Giacomo [precedentemente ne esisteva una versione tradotta ai tempi di Enrico 8].

Problematiche slave e importanza delle traduzioni

  • Problematiche slave: traduzione della Bibbia in slavo meridionale (slavo ecclesiastico) avviene molto presto (ai tempi di Cirillo e Metodio, quando i due inventano la lingua). Sarà la nuova lingua utilizzata per la traduzione tanto importante quanto lingue come il greco e il latino. Nel secolo 9 la lingua slava viene definita come di pari dignità delle lingue sacre: con la cristianizzazione della Rus’ a fine 10-inizio 11 secolo appaiono trattati che definiscono di nuovo la Rus’ come di pari dignità degli altri popoli cristianizzati, e con essi la loro lingua.
  • Metà 600: un prete russo, scrivendo la propria autobiografia, usa come modello le agiografie per dare un modello di vita a coloro che devono resistere alla religione tradizionale. Utilizza il volgare, in modo che tutti siano in grado di leggere e seguire il suo esempio. La stessa cosa avverrà anche per la chiesa non-conformista in Inghilterra.

Cambiamento tra 600-700, particolarmente in Francia: nel 600 il francese è molto attuale il problema della traduzione dalle lingue e culture classiche. Il rispetto e l’ammirazione per la cultura classica viene affiancato alla convinzione (abbastanza fondata) del livello elevato ormai raggiunto dalla cultura francese, che si concepisce come modello per le altre culture: modello e criterio di traduzione che richiede il carattere piacevole/gradevole della traduzione (testo di arrivo deve essere scritto in una lingua dallo stile elegante, scorrevole e gradevole), a scapito di quello di partenza: il proto-testo può essere rielaborato al fine di avere come risultato finale un testo conforme al gusto del lettore colto dell’epoca (“bella infedele”).

D’Ablancourt traduce Tacito e Luciano, senza cercare di riprodurre le parole degli autori, né i loro pensieri; vuole ottenere lo stesso effetto che l’autore aveva in mente, adattando quindi il testo al gusto del tempo a lui contemporaneo. I teorici più odierni concordano con lui: diventa dominante il gusto del lettore dell’epoca e della sua forma mentis; ciò che domina è il lettore, con la sua competenza linguistica, letteraria e culturale. A partire da ciò il testo di partenza viene manipolato, anche allo scopo di avere una resa nella lingua di arrivo che risulti elegante, scorrevole, gradevole.

Pierre Daniel Huet scrive nel 1661 un trattato (di due libri) sulla traduzione: secondo gli studiosi questo è uno dei resoconti più completi sulla natura e i problemi del tradurre che siano mai stati composti. Operazione dissonante rispetto al modello della “bella infedele”; il traduttore deve mantenersi il più possibile vicino al senso voluto dall’autore, poi, nei limiti del possibile, deve mantenere vicinanza anche alle sue parole e al suo stile personale. Parola chiave: fedeltà. Non bisogna aggiungere, né togliere niente, due prassi che erano comuni all’epoca. La traduzione deve far emergere e trasmettere il testo originale nella sua completezza.

Houard de la Motte, traducendo l’Iliade, porta la composizione dai 24 canti originali a 12: taglia per creare un testo che sia fruibile, elegante e piacevole. Sumarokov opera l’opera teatrale Gamlet (1748) riconosce l’Amleto di Shakespeare come un’opera importante, ma ne ritiene rilevante solo una parte.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ironlux di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della traduzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Imposti Gabriella Elina.
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