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Produzione

Nel linguaggio economico con il termine produzione si intende qualsiasi attività rivolta alla trasformazione di alcuni beni, di date caratteristiche, in altri beni le cui caratteristiche risultino di maggiore utilità quando essi vengano destinati ad una ulteriore trasformazione o al consumo.

Il prodotto è il bene risultante da ogni processo di trasformazione. I beni impiegati per dar vita al processo produttivo e che, quindi, sono oggetto di trasformazione sono i fattori della produzione.

La realizzazione del processo produttivo non è istantanea ma richiede che un dato periodo di tempo trascorra perché avvenga la trasformazione dei fattori nel prodotto. Tale intervallo di tempo viene denominato ciclo produttivo.

Fattori della produzione

Una prima classificazione che conviene ricordare è quella adottata da parte della teoria neoclassica, secondo la quale i fattori sono raggruppabili in tre grandi categorie:

  • La terra o risorse naturali;
  • Il capitale o attrezzature produttive tecniche;
  • Il lavoro o capacità lavorativa;

A questa triade, Marshall suggerì di aggiungere:

  • Il fattore imprenditoriale; al quale spetta il compito di coordinare e rendere produttivi, la terra, il capitale e il lavoro.

Accanto a questa classificazione generale, è necessario, per un’analisi approfondita dei processi di trasformazione dei fattori in prodotti, esaminare le caratteristiche dei fattori produttivi.

Classificazione dei fattori

In base alla distribuzione temporale dei servizi, è possibile ripartire i fattori nelle seguenti categorie:

  • Fattori a logorio totale, il cui contributo al processo produttivo si esaurisce completamente in un singolo ciclo (es. sementi, acqua, antiparassitari);
  • Fattori a logorio parziale, la cui dotazione di servizi non viene utilizzata completamente nel corso di un singolo ciclo ma si estende a più cicli produttivi (es. macchine, fabbricati);
  • Fattori perenni, caratterizzati da una riserva di servizi disponibile per un numero indeterminato di cicli produttivi (es. energia solare, aria).

In base al grado di divisibilità, ovverosia possibilità di variarne il livello d’impiego:

  • Fattori divisibili, in quanto è la quantità possono essere determinate con assoluta libertà da parte dell’imprenditore (es. concimi, antiparassitari);
  • Fattori indivisibili, in quanto le loro caratteristiche tecniche ne limitano la disponibilità e l’impiego in corrispondenza di determinate dimensioni (es. trattore).

In base al grado di libertà dell’imprenditore:

  • Fattori esterni, fattori che sebbene influenzano il processo produttivo, l’imprenditore non è in grado di controllare;
  • Fattori interni, fattori le cui quantità da impiegare nel processo produttivo, sono analizzate e valutate dall’imprenditore.

In base alla disponibilità temporale dei fattori interni, distinguiamo due situazioni:

  • Situazione di breve periodo, nel quale le quantità di alcuni fattori sono fisse, altre sono variabili;
  • Situazioni di lungo periodo, nel quale le quantità di qualsiasi fattore possono variare;

Azienda e impresa

L’azienda agraria è l’unità oggettiva costituita da un insieme di fattori produttivi disponibili in un certo luogo ed in dato tempo.

L’impresa agraria è l’unità soggettiva, frutto cioè della volontà imprenditoriale di utilizzare i fattori disponibili in azienda per il conseguimento di obiettivi predeterminati.

Entrambi i termini si riferiscono all’unità tecnico-economica nella quale viene realizzata la produzione di beni agricoli in conseguenza di precise decisioni imprenditoriali e rispetto alla quale vengono effettuati i calcoli di valutazione delle scelte stesse.

Una caratteristica peculiare del settore agricolo è la notevole varietà di rapporti esistenti tra l’imprenditore e le figure economiche che conferiscono i principali fattori della produzione.

Rapporto tra impresa e capitale fondiario

  • Imprenditore proprietario, l’imprenditore è il proprietario del capitale fondiario;
  • Imprenditore non proprietario, l’imprenditore non è il proprietario del capitale fondiario, ma lo ottiene pagando l’affitto;

Rapporto tra impresa e lavoro

  • Impresa coltivatrice, nella quale l’imprenditore e la sua famiglia forniscono la totalità o una parte sostanziale (75%) del lavoro richiesto dall’azienda;
  • Impresa capitalistica, nella quale la totalità o una parte sostanziale (75%) del lavoro necessario viene reperita sul mercato del lavoro mediante rapporti di salariato.

Dal punto di vista imprenditoriale

  • Impresa integrale, se la funzione imprenditoriale è svolta da una sola persona;
  • Impresa parziale, se la funzione imprenditoriale risulta dall’associazione di 2 imprenditori, in genere uno capitalista e uno contadino (es. mezzadria, colonia parziaria);

Il settore agricolo produce una gamma di beni notevolmente ampia, essi sono frutto delle attività di coltivazione, di allevamento, e di trasformazione che si realizzano nelle aziende agrarie.

Attività produttiva

Il termine attività produttiva indica la produzione da parte dell’azienda di un qualsiasi bene, indipendentemente che esso provenga dal settore delle coltivazioni, da quello degli allevamenti o dalle industrie trasformatrici.

Il termine indirizzo produttivo, indica la categoria di beni verso cui è orientata la produzione aziendale, e può essere:

  • Specializzato, composto da una sola categoria di prodotti;
  • Non specializzato, composto da due o più categorie di prodotti (es. cerealicolo-bovino).

La definizione dell’indirizzo produttivo non è sufficiente per descrivere con precisione la combinazione di beni prescelta da una singola azienda, a questo scopo viene utilizzato il termine ordinamento produttivo, il quale serve a descrivere la specifica combinazione di attività produttive adottata dall’azienda in un determinato intervallo di tempo (annata agraria).

Un ultimo concetto è quello di struttura aziendale, che fa riferimento alla quantità di fattori produttivi di cui è dotata l’azienda in un determinato periodo di tempo.

La teoria dell’impresa

La teoria dell’impresa si fonda su alcuni postulati relativi al comportamento ed al grado di informazione dell’imprenditore.

  1. L’imprenditore nella gestione delle risorse ambientali, guidato da criteri di razionalità, persegue l’obiettivo di rendere massimo il proprio profitto (massimizzazione del profitto).
  2. L’azienda agraria è situata, rispetto ai prodotti e ai fattori della produzione, in un mercato caratterizzato da condizioni di concorrenza perfetta (concorrenza perfetta).
  3. Le conoscenze dell’imprenditore sono delimitate da un preciso e ben definito orizzonte tecnologico. Infatti egli conosce il modo tecnicamente più efficiente di trasformare i fattori della produzione nei beni che intende produrre (conoscena tecnica).

Imprenditore astratto e imprenditore concreto

Secondo l’impostazione della teoria dell’impresa, si suppone che l’impresa sia gestita da un imprenditore astratto o puro, il quale reperisce sul mercato tutti i fattori della produzione necessari alla conduzione dell’azienda. Egli cioè conferisce all’impresa esclusivamente la propria capacità decisionale e di coordinamento dei fattori, ricevendo in complesso il profitto o tornaconto.

Ma l’imprenditore oltre a svolgere le funzioni decisionali, possiede e conferisce all’azienda uno o più fattori produttivi, diventando un imprenditore concreto. Nel caso di un imprenditore concreto, i costi vanno distinti in due categorie:

  1. Costi espliciti, connessi ai fattori produttivi che l’imprenditore acquista sul mercato (es. concimi, antiparassitari);
  2. Costi impliciti, connessi ai fattori posseduti dall’imprenditore e da lui conferiti all’impresa.

Questi costi variano in base alla natura dell’imprenditore. Possiamo definire per l’imprenditore concreto il reddito netto (è una remunerazione) che sarà uguale: L’imprenditore potrà anche portare tutti i costi impliciti, diventando un imprenditore concreto.

Funzione imprenditoriale

La funzione imprenditoriale si realizza attraverso una serie di momenti che possono essere schematizzati come segue:

  • L’individuazione del problema rispetto al quale si deve prendere la decisione;
  • La raccolta delle informazioni necessarie per formulare le diverse soluzioni possibili;
  • L’individuazione della soluzione che si reputa migliore;
  • L’attuazione della soluzione scelta, attraverso l’uso delle risorse aziendali;
  • Valutazione critica dei risultati ottenuti; al fine di migliorare l’efficacia delle scelte successive, grazie all’esperienza maturata.

Spese varie costi espliciti

La voce Sv, fa riferimento alle spese per l’acquisto di fattori a logorio totale. I fattori a logorio totale, esauriscono la loro produttività in un solo ciclo produttivo, i costi relativi vanno pertanto attribuiti al ciclo nel quale essi vengono utilizzati. Al fine di definire meglio la composizione di questa voce di costo, occorre indicare le principali categorie di spesa.

Acquisto di beni materiali

Tra i beni a logorio totale acquistati sul mercato, i principali sono:

  • Antiparassitari
  • Acqua
  • Sementi
  • Mangimi
  • Carburanti

Sementi e mangimi che nell’imprenditore puro sono spese varie, nell’imprenditore concreto anche, nel momento in cui avanzano vengono incluse nei prodotti di scorta. E quando le riutilizzano diventano spese varie nuovamente. La determinazione dei costi relativi a questi fattori non incontra difficoltà.

Acquisto di servizi

I principali servizi acquistati sono:

  • Noleggi
  • Consulenze professionali
  • Assicurazioni dei prodotti

Che per l’imprenditore puro sono spese varie, ma per l’imprenditore concreto saranno spese varie ma allo stesso tempo queste spese rientreranno nel capitale di esercizio, e se le remunererà, ottenendo gli interessi.

Variazioni negative delle scorte

Scorte di prodotto che vengono reimpiegate successivamente.

Quote costi espliciti

La voce Q, fa riferimento alle quote, che rappresentano il costo annuo necessario per mantenere costante l’efficienza dei capitali a logorio parziale. I fattori a logorio parziale erogano i loro servizi lungo un arco di tempo che comprende più cicli produttivi per questi fattori è necessario tenere in conto due aspetti:

  1. Il deprezzamento del fattore e la sua perdita di efficienza;

Il deprezzamento è un processo di progressiva perdita di valore economico del bene. Le principali cause che determinano il deprezzamento sono:

  • L’uso, provoca logorio fisico e diminuzione dell’efficienza del fattore. Il deprezzamento è proporzionale all’utilizzo del fattore. La manutenzione ordinaria è il mezzo che consente di limitare la diminuzione dell’efficienza del servizio.
  • Gli agenti fisici naturali, sono un insieme di cause (andamento climatico, agenti atmosferici) che concorrono a determinare il logorio fisico del fattore. Il ricovero è un modo di contrastare l’azione di tali agenti e di ridurne gli effetti.
  • Gli eventi avversi eccezionali (incidenti, incendi, ecc) qualora si verificano, possono produrre un elevato deprezzamento. L’assicurazione rappresenta la difesa contro tali cause di deprezzamento.
  • L’obsolescenza, ossia il superamento tecnologico, che determina un invecchiamento economico del bene superato.
  1. L’ammortamento, processo di ripartizione del deprezzamento complessivo;

L’ammortamento consiste in un procedimento di ripartizione del deprezzamento complessivo, subito dal fattore nei diversi anni della durata del servizio. Quando si parla di ammortamento, si fa riferimento a due finalità:

  • Ripartizione del costo iniziale nei periodi produttivi nei quali il bene verrà impiegato. (si divide il costo negli anni in cui il fattore sarà produttivo, in modo da non farlo pesare tutto in un anno).
  • Accantonamento, ricostruzione del valore iniziale del bene. (si accantonano questi costi così da ottenere il valore iniziale del bene, quando esso non sarà più produttivo).

La quota annua di ammortamento può essere calcolata attraverso:

  • Ripartizione lineare del costo iniziale;
    q=Vo-Vn/ h dove: q= quota annua, Vo= costo iniziale del fattore, Vn= valore residuo alla fine dell’anno n, h= durata prevista

Imposte costi espliciti

La voce Imp, fa riferimento alle imposte, sono incluse come costi espliciti e comprendono tributi e contributi.

Il capitale fondiario

Il capitale fondiario risulta costruito dall’insieme della terra nuda e dei capitali in essa stabilmente investiti. Stabilmente investiti perché se vengono separati dalla terra perdono valore (es. l’impianto di irrigazione, che è strettamente legato al terreno, poiché realizzato per quella superficie).

Gli elementi che caratterizzano il capitale fondiario sono:

  • Ubicazione del fondo, viene definita con riferimento all’altitudine, alla distanza dai centri urbani e dalle vie di comunicazione.
  • Natura del terreno, viene definita in base ad una serie di proprietà fisico-chimiche del fondo. È rilevante soprattutto ai fini della coltivazione, determinando sia i tipi di colture che possono essere realizzate sia i livelli di produzione che esse saranno in grado di fornire.
  • Numero, estensione e configurazione degli appezzamenti, poiché l’azienda può essere costituita da un unico corpo oppure da più corpi separati. Gli appezzamenti possono avere forma e dimensione diverse, ma la configurazione di questi appezzamenti, condiziona l’esecuzione delle operazioni relative al processo produttivo, sia rispetto alla scelta tecnica, sia rispetto ai tempi. (es i tempi impiegati per delle operazioni su un appezzamento vasto, sono minori dei tempi impiegati per delle operazioni su un appezzamento più piccolo, nel momento in cui la configurazione dell’appezzamento più vasto è più ottimale della configurazione dell’appezzamento più piccolo).
  • Miglioramenti fondiari, sono costituiti da un insieme di opere realizzate al fine di migliorare la potenzialità produttiva del fondo. La loro natura può essere diversa:
    • Fabbricati, si diversificano per la dimensione, l’età, la destinazione. Rispetto alla destinazione possiamo distinguere:
      1. Abitazioni per imprenditore e lavoratori;
      2. Ricoveri per scorte vive e morte;
      3. Ricoveri per prodotti di scorta;
    • Viabilità interna, è importante conoscere le caratteristiche del tracciato e la sua rispondenza alle esigenze aziendali.
    • Sistemazione della superficie, comprende opere di sistemazione della superficie che vengono realizzate, per esempio, per facilitare le irrigazioni.
    • Altri miglioramenti, possono essere costituiti da pozzi, cisterne, recinzioni.
  • Ripartizione della superficie aziendale, che distingue la superficie territoriale in improduttiva e produttiva. Per superficie improduttiva: le terre sterili, e le terre sottratte, per la costruzione di canali, ferrovie. Per superficie produttiva: si considerano le terre che offrono una produzione agraria anche se spontanea e non utilizzata.

Superficie produttiva

La superficie produttiva si divide in:

  • Superficie agricola utilizzata (SAU):
    • Seminativi, superficie agricola adibita alla semina;
    • Prati e pascoli permanenti, superficie adibita alla produzione di erba spontanea, utilizzata per nutrire i pascoli.
    • Colture perenni, superficie agricola occupata da colture legnose che la occuperanno per molto tempo;
    • Orto familiare, superficie adibita alla produzione di fiori e colture ortive ad esclusivo uso familiare.
  • Superficie agricola non utilizzata, comprende superfici non utilizzate per ragioni economiche sociali, ma che può essere utilizzata a scopi agricoli.
  • Superficie a bosco, comprende la superficie coperta da boschi e foreste.
  • Altra superficie, comprende tutte le superfici occupate da fabbricati, strade e giardini.

Un aspetto particolare del capitale fondiario è rappresentato dal titolo di possesso che consente all’imprenditore di utilizzare questo fattore ai fini produttivi. In Italia i 2 titoli di possesso dei fondi sono: la proprietà e l’affitto.

La proprietà è quella che offre i maggiori gradi di libertà per l’imprenditore. Quest’ultimo, può utilizzare il fondo in proprietà compiendo scelte di breve e di lungo periodo senza vincoli sull’uso della terra. L’imprenditore che ha in uso un fondo preso in affitto, può procedere ad eventuali investimenti con l’assenso del proprietario, inoltre deve tener conto delle proprie scelte di scadenza contrattuali, altri eventuali vincoli previsti dal contratto, ed in ogni caso è meno stimolato a realizzare investimenti di lunga durata.

Beneficio fondiario costo implicito

Il beneficio fondiario è dato dal profitto del capitale fondiario per il saggio di capitalizzazione. Il saggio di capitalizzazione può variare da 0 a infinito. Il suo valore è legato al valore del capitale fondiario. Se il capitale fondiario dà una bassa redditività, esempio terra adibita agli ortaggi, il suo saggio sarà minore del saggio di un capitale fondiario che dà un’alta redditività, esempio terra adibita ad un frutteto. (solitamente 3% agli ortaggi, 4% alle arboree). La voce BP fa riferimento al beneficio fondiario, che si presenta come un costo implicito per l’imprenditore concreto.

Capitale di esercizio

Per rendere produttivo il capitale fondiario, c’è bisogno del capitale di esercizio o

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tony974 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di Economia dell'azienda agraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Bozzo Francesco.
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