L’oggetto di studio, non è altro che la ricerca, l’individuazione e la
condivisione dei caratteri universali dell'azienda, la quale viene analizzata
indipendentemente dal momento storico e dall'ambiente culturale in cui
opera. l'azienda oggetto di studio, non è altro che quella universale, così
denominata poiché i caratteri che la de niscono sono comuni a qualsiasi
azienda. l'obiettivo è quello di analizzare l'ambito aziendale non solo da un
punto di vista strettamente economico, ma considerando anche nuove
prospettive e dimensioni che analizzano questo fenomeno dai molteplici
interessi, con di erenti sensibilità. l'azienda viene analizzata come un
organismo socio-economico vivente e su questa visione sono stati costruiti
modelli di comportamento, interpretazioni dinamiche e così via. Bensì è
necessario di erenziare le aziende per l'attività svolta, ma accomunarle per
gli stessi problemi gestionali da a rontare e per le decisioni da assumere.
Bisogna analizzare separatamente i vari aspetti aziendali, ma la nalità
comune è quella di comprendere il fenomeno aziendale nella sua interezza ed
unitarietà.
I BISOGNI
l’uomo in quanto essere vivente, avverte incessantemente dei bisogni e di
conseguenza cerca in ogni modo e attraverso ogni mezzo a sua disposizione,
di soddisfarli. Il concetto di bisogno fa riferimento ad una manifestazione
sica ma anche psicologica di necessità di qualcosa (mangiare, bere,
l’emotività), di so erenza, di insoddisfazione. Questo stato di inquietudine
percepito dall’uomo, porta a sentire un bisogno, vale a dire la necessità di
qualcosa, una sensazione che deve essere appagata, mediante qualche
oggetto o qualcosa che può essere materiale o immateriale. Gli studiosi
psicologi hanno cercato di classi care i vari stati di inquietudine dell’uomo
in:
- Problemi; i problemi costituiscono particolari situazioni causate da
situazioni contingenti, essi sono condizioni inaspettate, non preannunciati
da nessun evento, cui bisogna rispondere mediante soluzioni ben de nite.
I problemi, data la loro casualità, sono situazioni che non si ripresentano
nel tempo, cioè non sono ricorrenti.
- Bisogni; diversamente dai problemi sono situazioni che nel momento in
cui emergono necessitano di interventi risolutivi, si di erenziano dai
problemi perché si ripresentano periodicamente, ad intervalli di tempo più
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o meno ampi, questo perché nel corso del tempo alla fase del “bisogno” si
alterna poi quella della “soddisfazione” e così via. I bisogni si
caratterizzano quindi per la loro ciclicità.
- Desideri; i desideri non sono determinati né dai problemi, né dai bisogni,
si tratta semplicemente di situazioni nuove che l’uomo sente la necessità
di sperimentare.
- Mancanze; si tratta di una particolare condizione, nella quale l’uomo non
dispone di qualcosa, ma di cui non necessariamente necessita.
Gli stati di inquietudine oggetto di studio sono quelli relativi alle
manifestazioni di bisogni, questo perché il presupposto fondamentale per
la nascita delle aziende è l’esistenza di bisogni. Ognuno di noi presenta
innumerevoli bisogni , ma non è possibile procurarsi simultaneamente tutti i
mezzi per soddisfarli, per cui non sarà mai possibile provare una completa
sazietà. Per questo motivo, che si tratti di bisogni individuali o collettivi,
l’uomo cerca di soddisfare prima alcuni bisogni rispetto ad altri, per provare
ad ottenere la massima soddisfazione possibile. I bisogni secondo Maslow si
dividono in due categorie; alla base ci sono i bisogni avvertiti da tutti, quindi
i bisogni primari o siologici, che accomunano tutti gli individui. Gli altri
bisogni invece sono detti successivi a partire da primari, signi ca che sono
necessari ma solo dopo aver soddisfatto i primari (es. bisogno di sicurezza,
ognuno di noi punta ad esso dopo aver soddisfatto ad esempio il bisogno di
mangiare). Da ciò è possibile notare che la molteplicità di bisogni non si
avverte con la stessa intensità, per cui non tutti vengono posti sul medesimo
piano o livello. Alcuni bisogni risultano essere più forti di altri, proprio per
questo motivo è importante la cosiddetta “scala dei bisogni”. La scala dei
bisogni è quell’approccio che suddivide i bisogni tenendo conto dell’intensità
delle diverse necessità, quindi la scala raggruppa, ma allo stesso tempo
divide, le diverse necessità degli individui. Essa dipende dal momento in cui
si de nisce e dall’area territoriale in cui vivono le persone oggetto di
indagine, le quali possono essere singoli individui, gruppo o l’intera
collettività. L’ambiente, il territorio è importante poiché inevitabilmente
incide sulla manifestazione di alcuni bisogni rispetto ad altri, mentre il
tempo viene considerato, poiché con lo scorrere del tempo gli individui
implementano continuamente la loro sfera di conoscenze. La scala dei
bisogni è importante perché man mano che si punta ad un bisogno più alto è
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di cile soddisfarlo. Nel tempo i bisogni umani si sono evoluti e di
conseguenza si è sentita la necessità di organizzarsi per soddisfarli. Questo
concetto rappresenta la motivazione per cui sono nate le aziende.
I BENI
Per beni si intende tutto ciò che è in grado di soddisfare un bisogno, cioè
esaudire le nostre esigenze. I beni possono essere distinti in materiali e
immateriali. Quelli materiali sono de niti anche tangibili, mentre quelli
immateriali vengono de niti anche come intangibili o semplicemente servizi.
Questi beni servono a soddisfare delle mancanze, ad appagare delle
necessità, che non sono altro che bisogni. I beni materiali presentano una
certa sicità, quelli immateriali invece attengono a prestazioni, azioni,
atteggiamenti da cui si trae soddisfazione ed in conseguenza appagamento
dei bisogni. Ogni bene, simbolicamente può essere paragonato ad un
contenitore, mediante cui si trasferisce nel tempo e nello spazio il valore che
ha in sé stesso e che gli uomini cercano per calmare e soddisfare i bisogni
che avvertono. Bisogna però fare una distinzione tra valore del bene ed
utilità. Per utilità, si intende la capacità del bene a soddisfare un bisogno e
questa varia da soggetto a soggetto, in relazione ai suoi bisogni. Per valore,
si intende il contenuto del bene, la sua essenza, non necessariamente sica,
di cui è composto il bene, attraverso cui si placano i bisogni. Il valore
diversamente dall’utilità non muta da persona a persona. Nella nostra realtà
economica, per comprendere le decisioni assunte dai vari attori, è opportuno
distinguere varie classi cazioni di beni:
• Beni a fecondità semplice (o a singolo uso o veloce rigiro o annuali) e
a fecondità ripetuta (o durevoli o lento rigiro o pluriennali); i beni a
fecondità semplice sono beni annuali, destinati a creare valore in un arco di
tempo breve, ed infatti vengono de niti anche come beni a veloce rigiro o
di attivazione (es. pasta, foglio di carta, ossia beni utilizzati una sola
volta). I beni a fecondità semplice si esauriscono quindi in un unico atto di
utilizzo. Bisogna però dire che i beni materiali a fecondità semplice
possono essere rinviati al futuro, per un arco di tempo breve, mentre i
beni immateriali o servizi a fecondità semplice devono essere utilizzati
immediatamente, cioè nel momento in cui si rendono disponibili. Per cui i
servizi non sono cumulabili, non possono essere utilizzati gradualmente
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nel tempo, a meno che un soggetto non goda di un diritto a godere di un
determinato servizio per un certo arco di tempo. I beni a fecondità ripetuta,
vengono de niti anche come beni pluriennali, a lento rigiro o durevoli (es.
tavoli, computer, sedie ecc.), questo perché a di erenza dei beni a
fecondità semplice, si esauriscono attraverso l’uso continuato nel tempo,
per cui rilasciano il valore in essi incorporato in più atti di impiego.
1) Fecondità semplice e ripetuta —> in relazione al loro utilizzo, cioè
singolo o durevole.
2) Annuali o pluriennali —> in riferimento all’arco temporale di
riferimento utilizzato, ossia l’anno. L’anno rappresenta un’unità di
misura per cui si parla appunto di beni ad utilizzo annuale, se entro
l’anno e beni ad utilizzo pluriennale, oltre l’anno.
3) A lento rigiro o veloce rigiro —> Per rigiro, si intende rinnovo, per cui
i beni a veloce rigiro sono quelli sostituiti o rinnovati entro l’anno,
mentre quelli a lento rigiro corrispondono a quelli pluriennali e per
questo vengono rinnovati nel lungo periodo.
La classi cazione fatta precedentemente implica l’esistenza di uno stock,
ossia una massa, un volume o una quantità di beni, che deve ricostituirsi nel
tempo per soddisfare il ripresentarsi dei bisogni. La ricostituzione dello stock
non è immune da di coltà, questo perché c’è una stretta interdipendenza tra
i beni atti al consumo, cioè destinati a soddisfare i bisogni, e le risorse
necessarie per ottenerli. Nella nostra realtà economica, i beni e i servizi da
destinare al soddisfacimento dei bisogni, risultano essere scarsi ed è per
questo che si de niscono anche come economici. Esiste una classi cazione
che suddivide i beni economici, ossia scarsi, disponibili in quantità limitata e
quelli non economici, ossia disponibili nelle quantità desiderate , che però
non ha più ragione di esistere perché ad oggi tutti i beni materiali e
immateriali risultano essere disponibili in quantità limitata e quindi
economici.
• Beni economici e non economici; i beni economici sono presenti in
quantità limitata, per cui di essi non si può usufruire in maniera libera.
Necessitano quindi di un sacri cio. I beni non economici, sono quelli liberi,
disponibili per tutti e riconducibili alla natura (es. acqua e aria), anche se
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negli ultimi anni anche questi beni sono divenuti limitati a causa di
fenomeni come l’inquinamento, per cui l’aria per respirare liberamente
non è più illimitata, ma è divenuta anch’essa un bene economico, così
come l’acqua. Per queste motivazioni, precedentemente dette, questa
classi cazione è poco rilevante.
Questa de nizione porta a due conseguenze:
- non tutti i bisogni possono essere soddisfatti
- Per assicurarsi il soddisfacimento di alcuni bisogni siamo disposti a pagare
un prezzo sempre più elevato, man mano che aumenta la loro scarsità.
Sin dall’antichità, ogni comunità, per ottenere beni atti al soddisfacimento di
bisogni, ha avuto a disposizione due elementi: le risorse naturali e il
bagaglio di conoscenze della comunità stessa. Con il passare del tempo, i
bisogni dell’uomo sono mutati, si sono evoluti e di conseguenza è stato
necessario innovare i processi di produzione, per creare nuovi beni capaci di
soddisfare nuovi bisogni. Per fare ciò l’uomo ha utilizzato beni intermedi,
ossia strumenti che non sono altro che i beni a lento rigiro. Negli anni la
comunità umana ha iniziato ad accumulare conoscenze, che hanno
consentito la fabbricazione di strumenti sempre più so sticati, i quali hanno
reso possibile il miglioramento qualitativo e l’incremento quantitativo di
beni destinati al consumo. Da sempre, ogni attività lavorativa ha necessitato
di beni strumentali (macchinari, impianti, attrezzature ecc.), detti anche beni
intermedi, i quali costituiscono il cosiddetto capitale tecnico. L’utilizzo di
questi beni nei processi di produzione consuma una parte del valore che
hanno incorporato in se stessi, per questo si parla di “consumo intermedio”,
perché attraverso questo loro parziale consumo è possibile realizzare beni
destinati al consumo nale, i quali soddisfano i bisogni avvertiti. Da tutto
ciò ne deriva che la formazione del patrimonio tecnico, ossia la realizzazione
di investimenti, è la conseguenza di una privazione, di un’astensione dal
consumo, ossia consiste nella decisione di risparmiare. Una comunità che
non risparmia, non è in grado di rinnovare e incrementare gli investimenti ,
tutto questo dipende dal fatto che gli strumenti tecnici, nel tempo andranno
sostituiti e se ciò non sarà possibile, non potranno essere nuovamente
utilizzati nei processi lavorazione, di conseguenza la qualità dei beni
fabbricati e anche la quantità, diminuirà e così i nuovi e vecchi bisogni non
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potranno essere soddisfatti. Da questo è possibile dire che l’attività
economica consiste nella produzione, nel consumo di beni e servizi, nel
risparmio e nell’investimento, tutte queste attività rappresentano le funzioni
economiche.
PRODUZIONE—> È una funzione che si associa ad un processo di
trasformazione degli inputs (elementi di partenza, qualcosa che viene
immesso), in outputs (inputs elaborati, per cui sono qualcosa che viene
estratto). Gli inputs subiscono lavorazioni o altre trasformazioni, sino a
diventare outputs. Questa funzione si associa maggiormente ad aziende che
trasformano le materie prime ecc. in beni/prodotti niti, da presentare al
mercato. Attraverso la produzione si intende aumentare il valore intrinseco
dei beni e quindi la loro capacità a soddisfare i bisogni.
Attività: singola attività di trasformazione
• Processo: concatenarsi di più attività di trasformazione che porteranno
• alla ne al prodotto nale.
CONSUMO—> utilizzo di beni o servizi ai ni del soddisfacimento dei
bisogni. Atto di acquisizione dei beni per soddisfare poi i bisogni percepiti.
Ogni volta che ci appropriamo del valore d’uso incorporato nel bene,
consumiamo.
RISPARMIO—> ciò che non consumiamo del reddito conseguito viene
de nito come risparmio, per cui è quella parte di reddito non consumata e
messa da parte. In ambito aziendale si mette da parte una porzione del
risultato (reddito) conseguito dall’attività aziendale. Si lega al concetto di
risparmio il concetto di riserva —> accantonamenti. Il risparmio serve per
gli investimenti.
INVESTIMENTO—> utilizzo del risparmio per migliorare il processo
produttivo, acquisendo nuovi mezzi di produzione. Si tratta di un'azione a
medio-lungo termine, poiché consiste nell’acquistare nuovi beni pluriennali
che potenziano l’azienda, la ra orzano o da un punto di vista qualitativo o da
un punto di vista quantitativo. L’investimento implica il risparmio.
Tutte queste funzioni o attività economiche rappresentano grandezze
misurabili in termini quantitativo-monetari e risultano strettamente
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correlate tra loro; infatti si può consumare solo dopo che un bene è
stato prodotto ed investire solo ciò che è stato risparmiato. Ma esiste
un’altra funzione che costituisce un fattore di crescita sociale, ossia:
INNOVAZIONE—> signi ca riorganizzare e rivoluzionare il processo
produttivo o i prodotti per andare incontro alle esigenze del mercato. Per
innovazione si intende cambiare il modo in cui vengono svolte le attività
aziendali per rispondere alle esigenze dell’ambiente che ci circonda. Se
l’azienda svolge le stesse attività in maniera statica, rischia di essere fuori
mercato. Vi sono due tipi di innovazione:
- Innovazione di processo: quando a parità di oggetto/prodotto da o rire
al mercato, cambia il modo in cui lo facciamo. Ad esempio, cambiando
macchinari e quindi investendo in alcuni più veloci, viene innovato il
processo di produzione. Le innovazioni di processo possono essere
suddivise in:
a) Tecniche o tecnologiche; quando i processi di lavorazione
implicano nuove tecnologie
b) Gestionali; relative agli strumenti di controllo e di decisione
c) Organizzative; quando vengono adottati modelli di
combinazione di funzione di nuova sperimentazione.
- Innovazione di prodotto: quando o riamo un nuovo prodotto sul
mercato. Spesso l’innovazione di prodotto implica anche quella di
processo.
L’innovazione di solito è legata alle invenzioni tecnologiche, ossia
all’evoluzione tecnologica. Ad esempio, le aziende che realizzano cellulari
devono fare di anno in anno molta ricerca per innovare il loro prodotto. Ma
bisogna distinguere due concetti, infatti in ambito aziendale esistono:
• Scoperta tecnologica—> studi che hanno realizzato un’idea di prodotto;
• Innovazione —> concetto strettamente aziendale. Si ha quando quella
scoperta viene applicata al contesto aziendale.
L’innovazione, che sia di prodotto o di processo, assieme agli investimenti e
al miglioramento delle professionalità impiegate nell’uso di nuovi strumenti,
rappresentano i principali fattori di crescita socio-economica di una
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L’uomo per far fronte alla continua necessità di beni e di servizi atti al
soddisfacimento dei bisogni, ha pensato di realizzare luoghi ben de niti,
chiamati aziende. All’interno di ogni azienda quindi si organizzano i vari
processi di lavorazione combinando le risorse umane, le risorse naturali e gli
strumenti necessari. È l’economia aziendale la disciplina che studia le
aziende ma in particolare i criteri e i principi che guidano la gestione
dell’azienda. Lo scopo dell’economia aziendale è indagare
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Principi di economia aziendale: modulo C
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Principi di economia aziendale: modulo B
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Principi contabili ed internazionali
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Appunti principi e fondamenti