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Principi di difesa integrata degli infestanti

Appunti di Difesa Integrata degli Infestanti con immagini chieste all'esame basatisu appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Locatelli dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Agraria. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Difesa integrata degli infestanti docente Prof. D. Locatelli

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FAMIGLIA: CURCULIONIDI - PUNTERUOLI

Comprende specie infestanti delle cariossidi. Gli adulti presentano un capo con un clipeo molto allungato, all’apice del quale

si trova l’apparato boccale masticatore (il prolungamento è il labbro). Le antenne sono genicolate, con gli ultimi antennomeri

clavati. Le larve sono apode.

SPECIE: Sitophilus granarius – Punteruolo del frumento

L’adulto si presenta di colore bruno uniforme più o meno scuro, lungo 3-5mm, dalla forma allungata e depressa nella parte

inferiore. Mancano le ali metatoraciche, quindi non vola.

La specie è particolarmente diffusa nei climi temperati o freddi ed è cosmopolita. Gli adulti

vivono preferibilmente negli strati interni di una massa di cereali, nelle parti buie o con poca

luce.

In primavera si accoppiano e dopo qualche giorno la femmina inizia l’ovodeposizione. Ogni

femmina depone un solo uovo (tranne rare eccezioni) per cariosside, praticandovi con il rostro

un foro in cui introduce l’estremità addominale. Successivamente impasta con la saliva la rosura prodotta nell'apertura del

foro e con essa lo chiude. Una femmina può deporre 2-3 uova al giorno, per un totale di 350 circa in un periodo di 8-9 mesi.

Dopo alcuni giorni (da 4 a 15), variabili in funzione della temperatura ambientale, l'uovo schiude, la larva si ciba della cariosside

senza mai uscire, bensì rispettando rigorosamente l'involucro esterno. La larva matura in 20-40 giorni e si impupa all'interno

della cariosside; lo sviluppo pupale dura 5-20 giorni, cui segue un periodo di alcuni giorni di permanenza dell'adulto ormai

completamente differenziato nella colletta. L'adulto si apre quindi un varco nel tegumento della cariosside grazie all'apparato

boccale, sfarfallando.

Durante l'annata, da giugno in poi, si possono riscontrare continui sfarfallamenti di adulti ed un accavallarsi di generazioni. In

una medesima popolazione, parte degli individui può compiere lo sviluppo post-embrionale in un tempo quasi due volte più

lungo rispetto a quello richiesto dagli altri individui. Nei nostri ambienti, la specie presenta 3-6 generazioni annuali. Lo

svernamento avviene solitamente come adulto.

La larva divora la parte interna della cariosside; tuttavia non vanno trascurate anche le perdite prodotte dagli adulti.

Ordinariamente la femmina può vivere sino a 12-14 mesi e in questo periodo fora e rosicchia cariossidi non solo per deporre

uova, ma anche per nutrirsi. Infesta preferibilmente i cereali (frumento, orzo, mais, riso, segale, avena, sorgo), non

disdegnando però grano saraceno, manioca, castagne secche, ghiande, paste alimentari e addirittura leguminose da granella

(pisello, cece, fagiolo).

SPECIE: Sitophilus oryzae

L’adulto, dal colore bruno-rossastro, ha un corpo lungo 2-3mm circa e di forma allungata.

Si tratta di una specie provvista del secondo paio di ali, ragion per cui si può trasferire dai cereali in campo (ove completa a

volte una generazione) ai magazzini e viceversa. Le elitre, di colore castano, presentano

ciascuna due macule di color rossastro-rugginoso, che consentono una agevole distinzione

da S. granarius.

È complessivamente simile a S. zeamais, da cui si differenzia per le seguenti caratteristiche

morfologiche esterne:

punteggiatura sul pronoto di forma rotondeggiante in S. zeamais, più ellittica in S.

✓ oryzae;

striscia mediana longitudinale punteggiata, con numero dei punti ad essa adiacenti e compresi fra l'orlo anteriore e quello

✓ posteriore superiore a 20 in S. zeamais, inferiore a 20 in S. oryzae;

elitre poco più lunghe del pronoto, di colore bruno-rossastro, generalmente più scure e più lucenti che in S. oryzae, con

✓ chiazze rosso mattone ben evidenti e delimitate, quasi a formare una croce di S. Andrea.

Le caratteristiche differenziali più sicure tra le due specie si notano però dall'esame degli organi genitali maschili.

La femmina depone mediamente 8 uova al giorno, per un totale di 300-400 uova in un periodo medio di 40-50 giorni, con la

stessa tecnica descritta per il S. granarius. La larva raggiunge la maturità in 20-40 giorni, in funzione della temperatura e

dell'umidità relativa, indi si impupa all'interno della cariosside, restando quiescente per 5-20 giorni. L'adulto neoformato

staziona pure per 3-5 giorni nella granella; successivamente sfarfalla, abbandonando la cariosside, ormai svuotata e

vistosamente forata. Durante l'annata può completare 3-4 generazioni. Lo svernamento avviene solitamente allo stato di

adulto, negli strati più interni della massa di cereale.

I danni arrecati sono identici a quelli di S. granarius. 13

Elena Dossi

È specie comunque molto più frequente del "punteruolo del frumento" in tutto il mondo, con conseguenti perdite rilevanti

dovute all'attacco diretto, aggravate per di più dall'insediarsi di fitofagi secondari, nonché di muffe.

SPECIE: Sitophilus zeamais

Nell’adulto, il colore varia dal bruno-nerastro al bruno-rossastro e la lunghezza supera normalmente i 3-4mm.

II comportamento biologico è da ritenersi identico a quello di S. oryzae.

Infesta preferibilmente i cereali, ma è stato riscontrato anche su grano saraceno, piselli,

ghiande, castagne secche, semi di cotone e pasta alimentare. I danni maggiori sono da

imputare essenzialmente allo stadio larvale.

Le tre specie di "punteruoli" ricordate sono di solito le più frequenti e dannose infestanti di

sili e magazzini di cereali.

Il metabolismo particolarmente intenso delle larve di IV età porta ad un incremento dell'umidità relativa, della temperatura e

dell'anidride carbonica nel cereale immagazzinato che possono essere rilevate con l'ausilio di apposite sonde. L'aumento di

umidità e temperatura determina la formazione dei cosiddetti "punti caldi", in cui gli insetti accelerano progressivamente il

ritmo di moltiplicazione e, di conseguenza, si verifica un incremento nella popolazione presente. Raggiunti e superati i 38°C,

però, i cereali tendono ad essiccare e, nel contempo, le temperature non risultano più ottimali: si assiste allora ad una

dispersione delle calandre presenti e, nel contempo, ad una vera e propria loro autodistruzione, che porta alla sopravvivenza

solo degli individui posti alla periferia del "punto caldo”.

FAMIGLIA: BOSTRICHIDI

Alcune specie sono perfettamente adattati a spese delle cariossidi, in pieno campo e nei magazzini. Gli adulti hanno un

pronoto vistoso che ricopre il capo, rivolto verso il basso e provvisto di mandibole molto robuste.

SPECIE: Rhyzopertha dominica – “Cappuccio del grano”

L’adulto ha un colore bruno-rossastro chiaro e una lunghezza di 2.5-3mm. La testa è globulosa e interamente nascosta dal

protorace che la ricopre "incappucciata" da cui il nome comune.

Di origine tropicale, la femmina depone le uova (200-500) isolatamente o in piccoli ammassi

sulla superficie esterna del cereale o entro gallerie precedentemente scavate. La durata del

periodo di incubazione dipende essenzialmente dalle condizioni ambientali di temperatura e di

umidità relativa (mediamente 15 giorni a 26°C e 70% di umidità; in tale situazione il ciclo si

completa in 45 giorni).

Le larve neonate sono molto attive: penetrano nelle gallerie già aperte nelle cariossidi e si

nutrono della farina derivante dall'alimentazione degli adulti. Dopo 3 o 4 mute, la larva

raggiunge la maturità e si impupa, quasi sempre all'interno della cariosside. Lo stadio larvale dura 30-58 giorni, l'impupamento

circa 6-7 giorni. Il ciclo evolutivo è fortemente variabile; in condizioni ottimali può durare solamente 30 giorni, mentre nella

stagione fredda si protrae anche per 6 mesi. In un anno si possono registrare 4-5 generazioni. La temperatura ottimale è intorno

a 34°C, mentre a 16°C non si sviluppa e a 3°C muore. Sverna in tutti gli stadi vita.

L'insetto ancestralmente attaccava preferibilmente il legno che può quindi infestare tuttora (in particolare paratie di

contenimento di cumuli di cereali, vecchi impianti in legno di magazzini e mulini). Con ciò causa danni diretti, finendo con il

compromettere con il trascorrere del tempo anche la struttura meccanica del legno stesso; da tali punti di annidamento può

perpetuare l'infestazione delle cariossidi. Si riscontra nei magazzini di cereali (frumento, mais, avena, orzo, riso, sorgo ecc.),

nonché nelle farine, nelle paste alimentari, nei biscotti; non disdegna rizomi, radici essiccate (manioca), sughero e carta. Gli

adulti, assai longevi, superano in nocività le larve, risultando i maggiori responsabili per le gallerie scavate nei prodotti attaccati.

Rhyzopertha dominica è stata rinvenuta in Italia per la prima volta nel 1932; contrariamente a quanto si pensava, cioè che non

potesse insediarsi in Europa a causa delle esigenze climatiche, si è rapidamente diffusa e deve essere considerata attualmente

uno tra i principali flagelli per i cereali in magazzino.

FAMIGLIA: BRUCHIDI

Le larve si sviluppano nei cotiledoni di leguminose; alcune sono polifaghe, altre strettamente infeudate ad una unica specie

vegetale. Gli adulti, di piccole dimensioni e tozzi, sono caratterizzati da elitre che non ricoprono totalmente l'addome.

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SPECIE: Acanthoscelides obtectus – “Tonchio dei fagioli”

L’adulto misura 2.5-4mm ed ha un colore giallo-bruno sino a brunastro, con elitre ricoperte da peli; è caratterizzato da strie

longitudinali alternativamente chiare e scure.

Cosmopolita, risulta diffuso in tutta Italia.

Vive soprattutto a spese di semi di piante del genere Phaseolus, ma può attaccare anche

quelli di altre leguminose, completando da 3 a 6 generazioni nel corso

dell'annata. La prima si svolge sui legumi maturi e sulle piante in

campo; le successive in magazzino. La femmina depone 40-60 uova

(sino ad un centinaio) nei baccelli (in pieno campo) o direttamente sui

semi essiccati (in magazzino). Lo sviluppo larvale si conclude in 28-150

giorni in funzione delle condizioni ambientali: infatti l'optimum si ha a 30°C e 70%U.R., ma l'insetto può

svilupparsi, seppur lentamente, anche a 18°C. Più larve possono rinvenirsi in ogni cotiledone; le perdite

vengono valutate pari al 25% quando l'attacco è limitato ad un solo individuo per seme, salgono al 100% con almeno dieci

larve. Lo sviluppo larvale si blocca con temperature intorno ai 12°C; valori ottimali si hanno a 30°C ed in tal caso l'insetto compie

una generazione al mese.

In Italia, il "tonchio" è spesso fonte di preoccupazione per l’industria conserviera, cui gli attacchi possono sfuggire. In tal modo

l'insetto viene inscatolato in cibi pronti all'uso, con conseguenze facilmente immaginabili. Solo un controllo stretto nei

magazzini e l'eventuale esame radiografico dei semi possono evitare l'inconveniente. Risulta particolarmente nefasto nei Paesi

tropicali e subtropicali ove, per di più, i semi di leguminose risultano alimento di particolare importanza. Altri Bruchidi risultano

nocivi ai semi di leguminose conservati. Si ricordano Bruchus pisorum (L.), infestante i piselli freschi, B. rufimanus Boheman su

fave, Callosobruchus chinensis (L.).

FAMIGLIA: ANOBIDI

Si tratta di Coleotteri essenzialmente xilofagi ("tarli del legno"), ma alcuni si sono perfettamente adattati alla colonizzazione di

derrate; sono in grado di forare i più comuni tipi di materiale da imballaggio. Gli adulti, dal corpo sub-globoso, sono

caratterizzati da pronoto vistoso che ricopre il capo, rivolto verso il basso.

SPECIE: Lasioderma serricorne

L'adulto, di colore bruno, misura 2.5-3mm ed è caratterizzato da antenne costituite da 14 segmenti dentellati.

Gli adulti volano con facilità e si muovono molto rapidamente.

La femmina depone da 20 a 100 uova con un valore minimo per l'ovideposizione di 15°C, mentre il limite

superiore per lo sviluppo è di 37-40°C. La durata del periodo larvale varia da 1 a 4 mesi in funzione della

temperatura e dell'umidità. L'optimum per lo sviluppo è intorno ai 30°C, con 70% di U.R. Nel corso di un

anno si possono susseguire, accavallandosi, da 1 a 7 generazioni; in Italia ne sono state accertate 3. Le larve

scavano gallerie di sezione perfettamente circolare nei materiali attaccati; perforano così, oltre che

sigarette, qualsiasi involucro, in particolare le bustine in carta-filtro contenenti camomilla per infusi.

L'impupamento ha luogo in un piccolo bozzolo costituito essenzialmente da rosura ed escrementi.

Specie cosmopolita, polifaga, attacca di conseguenza le più disparate sostanze conservate: frutta secca,

tabacco, farine, spezie, tessuti, semi di varie piante, camomilla, pesce secco, crine vegetale e animale ecc.

Si tratta di una delle più frequenti e dannose specie di Coleotteri presenti in industrie alimentari, magazzini, supermercati.

SPECIE: Stegobium paniceum

L'adulto è molto simile a L. serricorne, differendone essenzialmente per la conformazione degli articoli antennali: infatti gli

ultimi 3 sono allungati, diversi l'uno dall'altro.

La femmina depone 20-100 uova, a gruppi di 4-5. Le larve sono resistenti ad un ambiente

sfavorevole, in particolare possono sopravvivere anche in condizioni di bassissima umidità

ambientale. Presenta da 1 a 4 generazioni annue, a seconda della temperatura. L'optimum è

tra i 25 ed i 30°C: in tali condizioni il ciclo si completa in 50-70 giorni.

Eccezionalmente polifago, attacca carta, pelli, legno, spezie, camomilla, ma in particolare

sostanze vegetali ricche di amido. È quindi rinvenibile frequentemente nel pane secco, nei

cracker, nelle paste alimentari e nei biscotti; molto caratteristici sono i fori, di 1.5mm circa,

perfettamente rotondi da cui sfarfalla l'adulto.

Altrettanto frequente della specie precedente, pure attivo volatore e caratterizzato da fototropismo positivo, è attirato da

lampade UV. 15

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FAMIGLIA: DERMESTIDI

Le specie appartenenti a questa famiglia risultano infestanti derrate di ogni tipo, anche se prevalentemente sono infeudate

a prodotti di origine animale, oltre che a lana e pelli: si tratta infatti di insetti in grado di nutrirsi anche di cheratina, non

digerita dalla generalità degli animali. Le larve sono caratterizzate da ciuffi vistosi di setole presenti su tutto il corpo, ma in

particolare sugli ultimi uriti addominali. Tali setole possono essere causa di dermatiti da contatto, fenomeni di asma per

inalazione, ulcerazioni dei villi gastrici per ingestione.

Spesso sia gli adulti che le larve si rinvengono nei nidi di uccelli.

SPECIE: Dermestes spp.

L'adulto, di colore nero, presenta una fascia giallastra maculata sulle elitre; le larve, ispide e brunastre, raggiungono i 15mm

di lunghezza.

Gli adulti escono dai ricoveri invernali (gallerie scavate nel legno o anche semplicemente luoghi riparati) in

aprile-maggio e, dopo un periodo di nutrizione di alcuni giorni sui cibi che serviranno da nutrimento anche alle

larve, si accoppiano. La femmina depone sino a 150-200 uova a gruppi di 7-8 su diverse sostanze (carni

essiccate, salumi, biscotti, mangimi, ossa, formaggi secchi). La schiusura avviene dopo 7-10 giorni; le larve,

raggiunta la maturità in 20-30 giorni, scavano gallerie di circa 10-12mm nelle strutture di legno che possono

reperire (scaffalature, pavimenti, travi di tetto), impupandosi. Gli adulti sfarfallano dopo 15-20 giorni. A 25°C

il ciclo si completa in circa 2 mesi; a 15°C richiede da 5-6 mesi ad un anno, in funzione del cibo a disposizione.

I danni prodotti possono essere notevoli se vengono attaccati salumi, carni conservate, latte in polvere, pellicce; sono

provocati pressoché esclusivamente dalle larve lucifughe, le cui spoglie inquinano gravemente le derrate infestate.

SPECIE: Anthrenus spp. e Attagenus spp.

Si tratta di Coleotteri di dimensioni medio-piccole (1.5-5mm), caratterizzati da larve ispide, provviste di vistosi ciuffi di lunghe

setole nella regione distale dell'addome.

Gli adulti vivono anche all'aperto, ad esempio nei nidi di uccelli, ove si cibano di detriti e barbute

di piume. Depongono almeno un centinaio di uova. Le larve attaccano i

substrati più svariati: dalla lana alle granaglie danneggiate, dalla farina di

pesce alla polvere d'uova. Oltre i danni diretti, sono responsabili di gravi

inquinamenti del substrato con le spoglie larvali: infatti, prima di

giungere a maturità, mutano un gran numero di volte. Presentano in

genere una generazione all'anno, anche se alla temperatura ottimale di

30°C il ciclo può essere completato in circa un mese. Ciò a condizione che l'alimentazione sia pressoché

esclusivamente a base di proteine animali.

COLEOTTERI SECONDARI – DETRITICOLI

Forano gli imballaggi con difficoltà.

FAMIGLIA: TENEBRIONIDI

Si tratta di insetti che si alimentano per lo più di detriti o di materiali vegetali in via di progressivo decadimento; alcuni

presentano costumi predatori. In genere di piccola dimensione, ma con qualche specie discretamente voluminosa, sono tutti

caratterizzati da adulti di colore bruno, per lo più molto cupo, o addirittura nerastro.

SPECIE: Tribolium castaneum

L’adulto, lungo 3-4mm e di colore bruno-mogano, presenta antenne con 10 antennomeri, dei quali gli ultimi 3 formano una

clava ben distinta.

Si tratta di specie molto longeva allo stadio di adulto, essendo in grado di vivere fino a circa

2 anni. L'accoppiamento avviene 2 giorni dopo la fuoriuscita dell'adulto; la femmina depone

da 200 a 500 uova isolatamente (2-10 per giorno), per un periodo di 150-200 giorni a 25°C;

le uova schiudono dopo una incubazione di una settimana circa. Le larve raggiungono la

maturità in pochi giorni, impupandosi quindi all'interno della derrata ospite; tale periodo

varia da 15 a 38 giorni circa. Il ciclo evolutivo più breve è di 40 giorni a 3°C con U.R. 70-90%.

La temperatura minima di sviluppo è 22.5°C con U.R. uguale o superiore al 10%, mentre

quella massima è 40°C con U.R. compreso fra 50-70%. La specie sopporta bene l'ambiente

secco; è possibile il suo sviluppo anche ad U.R. 10%, se la temperatura è almeno 25°C. La temperatura minima che consente il

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completamento del ciclo è 22.5 °C e la sua durata varia la 70 a 100 giorni. A 7°C, tutti gli stadi muoiono in 24 giorni, a 51°C in 5

minuti. La temperatura massima che consente lo sviluppo è 40°C con U.R. 50-70%.

Ricerca preferibilmente derrate polverulente e ricche di amidi (farine, semola, crusca), ma l'elevata polifagia gli permette di

nutrirsi delle più svariate sostanze vegetali (arachidi, copra, ricino, sesamo, lino, leguminosa da granella, frutta secca, cacao,

cioccolato, manioca e cereali in granella). La farina tende ad assumere colore rosa-brunastro, con odore sgradevole causato

essenzialmente dalla secrezione ghiandolare di diversi chinoni. Nel contempo, il livello di acido urico e di acidi grassi liberi

aumenta, mentre scende il contenuto in tiamina. Basta un attacco protratto per 2-3 mesi per alterare

irreparabilmente le farine. Circa la metà di un chicco di frumento può venire consumata da un unico

individuo di tribolio nel corso dello sviluppo postembrionale.

SPECIE: Tribolium confusum

L’adulto ha una lunghezza di 3-4mm e un colore da rosso-bruno a bruno scuro. Morfologicamente è simile

a T. castaneum, da cui si distingue per la struttura delle antenne, progressivamente ispessite dalla base

all'apice oltre che dagli angoli anteriori del protorace, distintamente sporgenti.

La femmina depone 350-400 uova. La durata della sua vita è 1-1.5 anni, quella del maschio sino a 2 anni. Il

ciclo di sviluppo più breve è di 25 giorni a 30°C e 70% U.R. La temperatura minima per lo sviluppo è 22.5°C

con U.R. uguale o superiore a 30%, la massima è di 37.5°C con U.R. compresa fra 30-70%. T. confusum

sopporta bene una bassa umidità, anche pari a 10% se la temperatura è mediamente 22.5°C. A 7°C tutti gli stadi muoiono in

24 giorni, a 51°C in 5 minuti.

Arreca gli stessi danni di T. castaneum.

Mentre T. castaneum è buon volatore, T. confusum si sposta preferenzialmente sulle proprie zampe.

FAMIGLIA: SILVANIDI

Si tratta di una piccola Famiglia, comprendente una quindicina di specie infeudate alle derrate conservate, con costumi

essenzialmente detriticoli. Gli adulti sono tutti caratterizzati da minute dimensioni, corpo allungato, sottile ed appiattito.

Il genere più comune è Oryzaephilus, caratterizzato da individui di colore marrone scuro e con antenne proporzionalmente più

lunghe del corpo. Inoltre il torace è zigrinato lateralmente sul primo pezzo (differenza tra le varie specie). Prediligono detriti

ricchi di zucchero, come cioccolato e nocciole, e di amido, come cereali ma soprattutto wafer.

FAMIGLIA: CUCUIDI

Gli individui appartenenti a questa famiglia presentano antenne lunghe, sono velocissimi negli spostamenti e prevalentemente

detriticoli. Prediligono polveri e cereali, T elevate e non sono in grado di forare gli imballaggi.

FAMIGLIA: MICETOFAGIDI

Gli insetti di questa famiglia attaccano i funghi e gli alimenti esposti ad essi, quindi fichi secchi, uvetta e cereali.

Le antenne sono clavate.

SPECIE: Tenebrio molitor

L’adulto ha una lunghezza di 13-20mm e un colore generalmente bruno scuro brillante. Si tratta di una tra le specie di maggiori

dimensioni che si possono rinvenire nelle industrie alimentari. La larva è caratteristica per la forma cilindrica e per la

consistenza dell'esoscheletro. La femmina depone da 80 a 550 uova (anche 40 al giorno), direttamente nel substrato

alimentare. L'incubazione è di 5-15 giorni. La vita larvale dura da 160 a 180 giorni a 28°C,

con 8-10 mute; a temperatura ambiente (20°C) può raggiungere anche i 300-350 giorni

con 17-18 mute. Il periodo pupale si protrae per 8 giorni a 27°C e per 13 giorni a 18°C.

Sverna generalmente come larva. Gli adulti sono lucifughi si rifugiano comunemente

negli anfratti e vivono 2-3 mesi. Presenta nelle regioni temperate una generazione

all'anno. E particolarmente resistente alle basse temperature.

La farina attaccata assume un odore sgradevole di tipo fenolico e perde le

caratteristiche panificatorie. Si riscontra negli sfarinati, nelle crusche o su altre derrate (pane secco, biscotti, paste alimentari,

spezie), su lettiere di animali domestici (pollai), su prodotti di origine animale (carne essiccata, corna, cuoio). I danni sono

determinati soprattutto dalla grande quantità di esuvie e di escrementi che l'insetto abbandona.

La presenza di larve di questo Tenebrionide in magazzini e reparti di mulini è indice di trascuratezza nelle pulizie protratta da

molto tempo, considerando la lunghezza del ciclo di sviluppo. 17

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ORDINE: LEPIDOTTERI – FARFALLE

Adulto:

• apparato boccale succhiante, a volte atrofizzato

• due paia di ali generalmente molto ampie, sempre ricoperte di squame, appiattite, spesso a forma di paletta

• zampe gracili

• sviluppo olometabolo

• a volte non si nutrono

• moltiplicazione favorita dall’accumulo di detriti negli anfratti di reparti e magazzini.

Larva (“bruco”):

• allungata e subcilindrica

• cranio robusto

• apparato boccale masticatore

• fitofaghe

• polipode (tre paia di zampe toraciche e pseudozampe addominali)

Pupa (crisalide)

FAMIGLIA: PIRALIDI

SPECIE: Ephestia kuehniella – Pignola grigia della farina

Appare grigia con delle fasce (greche) nere a zig zag. Ha un’apertura alare minore di 1cm. È strettamente legata a cereali, pasta

alimentare, frutta secca o essiccata,

cacao, legumi ma soprattutto agli

sfarinati insetto chiave dei molini. Nei

molini e nelle confezioni riesce a

svilupparsi anche nelle farine 00, meno

ricche di nutrienti e di amidi apparato

boccale masticatore ma a malapena

riesce a forare della carta o polipropilene

o polietilene. La larva quindi non è una buona foratrice. Ad oggi tutte le farine sono protette da imballaggi più resistenti della

carta per evitare infestazioni durante il trasporto.

La larva ha solitamente un colore rosato e delle setole evidenti con una colorazione scura a livello della cuticola come se

fosse rigata.

SPECIE: Corcyra cephalonica

A differenza degli altri Lepidotteri, è arrivata in Europa più tardi è più esigente in termini di temperatura: infatti è tipica degli

ambienti caldi (30-32°C/70% di UR), in particolare delle fave di cacao che vengono

tostate. In realtà può arrivare con quasi tutte le merci, ma poi in esse non trova

l’ambiente adatto. È facilmente riconoscibile dalla conformazione

a cuneo: sembra un triangolo con il capo nella

parte stretta. È leggermente più lunga delle

altre specie. Le ali anteriori sono bruno-

giallastre, mentre quelle posteriori sono bruno-

grigiastre.

Le larve sono bianche, più grandi (circa 1cm) e robuste.

Questa specie è in grado di forare gli imballaggi ( mandibole estremamente forti), soprattutto plastici, ma non ci sono reclami

perché vive in ambienti caldi.

SPECIE: Pyralis farinalis

Colore marrone più o meno scuro con delle fasce chiare. 18

Elena Dossi

Non è una specie molto frequente, ma è strettamente legata a specie fungine ( se sul substrato non sono presenti funghi,

non si riproduce).

GENERE: Cadra spp. – Le “golose”

A colpo d’occhio sembra un Ephestia, ma è grigia con sfumature

chiare e scure sulle ali (scuro alla fine, chiaro verso il capo).

La larva ha un colore tra il grigiastro e il beige con una punteggiatura; sono legate al cacao e suoi

derivati, frutta secca e frutta essiccata tipiche dei prodotti dolciari a base cacao, noci, nocciole,

mandorle tostate, oltre a foglie di tabacco. Allo stadio larvale, produce grandi quantità di bava e una

discreta quantità di seta con cui riveste il substrato infestato.

SPECIE: Plodia interpunctella

Nell’adulto, il capo bruno-rossastro e corpo grigiastro. Le ali anteriori sono nella metà prossimale biancastre, di colore rosso

rame lucente, rigato da fasce nerastre nella regione distale; ali posteriori biancastre.

L'apertura alare è di 15-16mm. La larva è biancastra o giallastra, di solito assume una

colorazione variabile in funzione del nutrimento. A maturità misura da 7 a 21mm.

Nelle condizioni tipiche di un magazzino non condizionato, l'adulto sfarfalla a fine

maggio, primi di giugno. L'accoppiamento può avvenire lo stesso giorno dello

sfarfallamento e si protrae per alcune ore; dopo

qualche giorno la femmina depone le uova,

sparse sul substrato alimentare.

L'ovideposizione dura 5-7 giorni e la femmina

depone da 100 a 400 uova che schiudono dopo 4-14 giorni (a seconda della temperatura).

La larva attacca subito il substrato e, nel caso delle cariossidi, preferisce i granelli rotti.

Secerne abbondante seta, con cui collega cariossidi o detriti, creando così una nicchia di

annidamento, che amplia progressivamente. Approssimandosi alla maturità, necessita

oltre che di amidi anche di grassi. Vivendo nello strato superficiale delle derrate, quando ha raggiunto la maturità, cerca un

posto riparato per incrisalidarsi, producendo una ulteriore notevole quantità di fili sericei. Di solito si trasferisce sulle pareti del

magazzino, entro crepe o fessure. Lo stadio di crisalide dura 1-3 settimane (in relazione con la temperatura). A 30°C costanti il

ciclo si completa in 5 settimane. L'insetto compie di solito 3-4 generazioni all'anno; a volte le generazioni si accavallano, per

cui in caso di forti infestazioni si possono ritrovare adulti tutto l'anno.

Specie polifaga per eccellenza, infesta una grandissima quantità di sostanze alimentari secche di origine vegetale (raramente

animale), cereali (in particolare riso, farina di grano saraceno, castagne secche, farina di castagne), mandorle, fave, gallette,

nocciole, noci, pinoli, pistacchi, arachidi, ciliegie secche, prugne secche, fichi secchi, datteri, soia, lino, carote, cioccolato,

medicinali, collezioni, pellicce, mangimi per uso zootecnico, sono generalmente aggrediti dall'insetto.

Si tratta di specie che, in tutto il mondo, è ritenuta responsabile del 97-98% delle infestazioni di derrate provocate da

Lepidotteri.

FAMIGLIA: TINEIDI

SPECIE: Tinea granella – “Tignola della frutta secca”

Questa farfalla di colore bianco e nero ha uno sviluppo più lungo rispetto agli altri

Lepidotteri: infatti in condizioni ideali, impiega 3-4 mesi per svilupparsi. Si tratta di una

specie lucifuga (adulto e larva) e che si sviluppa in ambienti

temperati (25-26°C). Le larve producono della bava sericea che

legano il substrato alimentare, conferendogli un aspetto biancastro

e spugnoso.

Attacca funghi e castagne essiccate.

Per la legislazione italiana, esistono funghi edibili, in particolare le varie specie di Boletus (porcino).

Si distinguono poi i funghi freschi dai funghi essiccati. Il fungo è molto ricco di acqua appena viene colto, è soggetto a

numerose infestazioni da parte di tantissimi insetti, soprattutto ditteri di varie famiglie (ditteri fungivori). Le larve dei ditteri

fungivori hanno l’aspetto tipico dei ditteri: sono coniformi con il capo nell’apice e più evidente (simile ad una pallina più che ad

un puntino). Le larve di prima sono più corte di 1mm, ma man mano che crescono arrivano anche a 3-4mm. Hanno un

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Elena Dossi

comportamento simile alle larve dei ditteri in generale: dopo l’accoppiamento, la femmina depone le uova principalmente sul

cappello, dove le larve crescono. Quando il fungo viene raccolto, la presenza di larve diminuisce, perché l’attacco avviene solo

quando il fungo è ancorato al terreno. Se il fungo è vecchio, cioè è stato raccolto dopo un po’ di tempo, le larve sono cresciute.

Escono dal fungo e finiscono nel terreno quando escono dal fungo, lasciano dei fori (tramiti). Quindi i funghi raccolti sono

più o meno infestati a seconda del momento di raccolta e dell’umidità del terreno. Durante la commercializzazione, il fungo ha

ancora dentro le larve dato che crescono e l’umidità del fungo diminuisce, le larve escono lasciando i loro buchi che iniziano

a vedersi sul fungo.

La situazione più drammatica si ha con i funghi essiccati. In Italia, la raccolta dei funghi è molto limitata: quindi sono venduti

freschi. I funghi essiccati arrivano per lo più da Cina, Ex Jugoslavia e Portogallo. La legislazione italiana fa riferimento ai tramiti:

più i tramiti sono presenti, più il fungo appartiene ad una determinata categoria:

• funghi extra i fori non devono essere visibili

• funghi speciali

• funghi commerciali briciole di funghi usate per i preparati (risotto ai funghi).

I confezionatori ricevono dalla Cina i funghi che vengono divisi da operai esperti nelle varie categorie previste. Inoltre vengono

eliminati i funghi che superano le tolleranze legislative. Le denunce sono dovute all’Art. 5 della Legge 283/1962, secondo cui

non si possono commerciare alimenti invasi da parassiti e insudiciati: gli organi di controllo, analizzando il prodotto, non

trovano tramiti, ma quando i funghi vengono fatti bollire in acqua per 40min si reidratano. L’acqua viene filtrata per verificare

la presenza di larve e al microscopio stereoscopico si apre il fungo: non si può trovare nulla oppure 400-500 larve in 10g. Quelli

che hanno più tramiti sono quelli con meno larve non c’è nessuna corrispondenza tra il numero di larve trovate e i tramiti

presenti. Inoltre nello stesso lotto la quantità di larve non è sempre la stessa nei campioni.

Le denunce possono partire anche alla fine di questo percorso, perché le larve sono trovate dai consumatori.

FAMIGLIA: GELECHIDI

Comprende oltre 5.000 specie, i cui adulti sono caratterizzati da piccole dimensioni e ali strette e lanceolate, provviste di una

fitta frangia di lunghi peli sul bordo inferiore. I palpi labiali sono molto vistosi, ricurvi verso l'alto; l'ultimo articolo degli stessi è

per lo più appuntito. Numerose specie sono dannose in ambiente agrario, alcune vivono in magazzini di derrate.

SPECIE: Sitotroga cerealella

L’adulto si presenta come una piccola farfalla, le cui ali anteriori sono di colore paglierino luccicante e quelle posteriori plumbeo

chiaro, ma entrambe fortemente frangiate. Il corpo, lungo 4-5 mm è di color cannella, più o meno chiaro.

Durante l'accoppiamento, la femmina a depone in media 200-250 uova nell’arco di

circa 3 giorni: se deposte in campo sulle spighe, le larve che sgusciano riescono

facilmente a raggiungere il germe, data la sua scarsa resistenza, mentre in magazzino

la penetrazione nelle cariossidi è ostacolata dalla loro secchezza e durezza. Un fattore

che può indicare che l'infestazione deriva dall'esterno è il ritrovamento di larve o adulti

negli strati più profondi delle cariossidi immagazzinate (la Tignola depone sempre le

uova negli strati superficiali; lo sfarfallamento diviene pressoché impossibile anche a

pochi centimetri all'interno della massa granaria). La larva neonata, di color giallastro intenso, attacca subito le cariossidi,

penetrandovi e divorandone l'endosperma; quando si avvicina la maturità, rode in prossimità della superficie della cariosside

una piccola porzione circolare, cosicchè sul chicco si forma un dischetto di pericarpo sottilissimo e grigio che non viene rotto.

Dopo questa operazione, la larva tappezza con fili sericei le pareti della nicchia e si trasforma in crisalide, avendo il capo sotto

il sottile strato di pericarpo. Quando l'adulto è pronto a sfarfallare, spinge col capo il dischetto, lo rompe e fuoriesce dalla

cariosside. L'insetto si può accoppiare subito, per spostarsi in campo. Qui compie 1-2 generazioni, mentre all'interno dei

magazzini arriva a 3-4 generazioni, svernando come larva dentro i semi stessi.

Gravi infestazioni del Lepidottero portano di solito come conseguenza una massiccia presenza di Pyemotes herfsi Oudemans,

acaro che si nutre preferenzialmente delle larve e causa gravi dermatiti agli operatori.

Colpisce le cariossidi dei cereali (grano, mais, segale, orzo, riso, miglio, scagliola), nonché fagioli, piselli e castagne secche.

In ogni cariosside si trova di solito una sola larva; l'attacco ai chicchi di frumento provoca una perdita in peso del 50%; il danno

risulta in proporzione minore nei semi di maggiori dimensioni, come nel caso del mais, ove ogni larva determina una

diminuzione del 15-25% in peso. Nel mais però più larve possono svilupparsi nella medesima cariosside. Le perdite prodotte

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Elena Dossi

da questa specie nei magazzini piani possono essere ingenti; infatti gli attacchi sono generalmente localizzati agli strati più

superficiali e, di conseguenza, tendono a ridursi proporzionalmente alle dimensioni delle superfici esposte, risultando quindi

più gravi in un magazzino piano, che in un silo verticale.

ORDINE: IMENOTTERI

Adulto:

• dimensioni medio-piccole (anche <1mm)

• apparato boccale masticatore/masticatore-lambente/masticatore-succhiante

• due paia di ali membranose

• vivono in società sono all’apice della scala evolutiva degli insetti

• impollinatori o parassitoidi

• vespidi e apidi danno problemi anche per il loro pungiglione attenzione alla prima volta di una puntura: gonfiore

dell’area e abbassamento della pressione

• le formiche costituiscono un problema sanitario la loro presenza non è tollerata negli alimenti.

FAMIGLIA: FORMICIDI

Vivono in una società matriarcale, in cui ci sono una formica regina insieme a formiche operaie e formiche soldato per la

difesa. La società viene costituita mediante comunicazione con feromoni e in una società possono esserci più formiche regine.

I trattamenti sulle file di formiche sono inutili, perché la regina inizia a produrre più uova per sopperire la mancanza di individui

colpire la formica regina, obiettivo non facile perché il nido ha spesso più entrate.

Bisogna fare in modo che le formiche non entrino negli stabilimenti, curando in particolare le parti verdi, perché se ci sono i

pidocchi delle piante (afidi) le formiche formano i nidi in loro prossimità le formiche stimolano questi pidocchi nella

produzione di melata. Gli afidi suggono la linfa della pianta, ma, siccome è povera di aminoacidi, nella parte centrale del tubo

digerente effettuano continuamente una filtrazione mediante delle membrane per eliminare la parte zuccherina attraverso le

feci che costituiscono la melata.

Esiste una simbiosi mutualistico a vantaggio sia delle formiche sia degli afidi: le formiche prendono la melata e gli afidi sono

protetti dalle formiche.

I formicidi hanno un’attività prevalentemente notturna.

Le formiche si spostano in fila, seguendo un feromone di traccia lasciato dalla prima. Ma prima di formare la fila, le formiche

esploratrici trovano fonti di nutrimento.

Il rischio è che ci siano dei nidi nelle fughe o nelle fessure dei pavimenti, dove si possono accumulare residui di alimenti.

I maschi e le femmine sono alati nel momento della riproduzione. I reali fondano nuove colonie, volando soprattutto di sera e

spesso sono predati dai pipistrelli. I reali perdono le ali. La femmina ha una spermateca quasi infinita in cui le uova vengono

fecondate mano a mano.

Non tutte le formiche vanno all’esterno dove possono essere anche predate, ma i nidi si sviluppano per gemmazione i reali

non hanno le ali ma avanzano nello spazio più regine.

Una delle formiche più comuni appartiene al genere Lasius (9mm) che forma il nido nel terreno e mai nelle industrie o abitazioni

solo incursioni. Sono glicifaghe ( industria dolciaria) e allevano afidi.

SPECIE: Tetramorium caespitum (2-3mm)

Si trova all’esterno, ma a T piuttosto alte luoghi protetti. Mangiano prevalentemente zucchero, ma anche altro. Sono più

aggressive, sono notturne l’infestazione non viene vista subito. I nidi hanno più regine.

SPECIE: Monomorium pharaonis

FAMIGLIA: VESPIDI

Società matriarcale annuale. Sverna la regina; nidi nel terreno; sono più aggressive delle api, si alimentano di tutto, apparato

boccale lambente succhiante e masticatore. I nidi si fanno impastando sostanze ricche di cellulosa, sono di diverso colore

quando usano residui (giornali). Pungono con l’apparato pungente e possono pungere più volte con lo stesso ago. Trasformano

l’apparato riproduttivo in apparato offensivo le operaie non possono più riprodursi.

 21

Elena Dossi

FAMIGLIA: APIDI

SPECIE: Apis mellifera

La famiglia matriarcale prosegue negli anni.

L’Apis mellifera fornisce all’uomo qualcosa e viceversa. L’apiario può essere considerato come un vero e proprio individuo:

l’obiettivo è il mantenimento nel tempo di questo microrganismo i vari individui rendono sostenibile l’apiario e l’individuo

non conta nulla.

Nell’alveare il numero di individui va da un minimo di 4000 api operaie e 60000. La divisione del lavoro è molto accentuata.

L’alveare rappresenta il massimo grado di coesione biologica.

Le api forniscono il miele, mentre l’uomo fornisce loro la cera che in realtà le api operaie producono attraverso particolari

ghiandole: in questo modo, il telaino di cera non deve più essere prodotto dalle operaie, ma esse semplicemente producono

la cera che serve per chiudere le cellette dell’alveare. Producendo meno cera, producono più miele.

L’ape regina viene fecondata dal fuco che rilascia gli spermatozoi nella spermateca. Se l’uovo non viene fecondato, nasce il

fuco che esiste sono in particolari periodi, come quando la regina è troppo vecchia o l’apiario diventa troppo grande e deve

essere diviso serve una nuova regina. Avviene uno scambio di feromoni tra operaie e regina: nelle cellette si trovano delle

uova apposta per le regine. La prima regina che sfarfalla dalle cellette con l’aiuto delle operaie elimina le altre regine. La regina

viene alimentata in maniera diversa dalle operaie: le operaie producono una pappa reale di nutrimento (tipo latte) che viene

data solo per tre giorni alle operaie (dopo solo miele e polline) e poi solo alla regina. La pappa reale contiene più proteine

rispetto al polline e al miele per garantire lo sviluppo delle gonadi.

La regina ha dimensioni leggermente superiori rispetto alle operaie.

Il fuco nasce dalle uova non fecondate; non ha il pungiglione; è nutrito dalle operaie; ha una vita massima di cinquanta giorni

circa; muore subito dopo la fecondazione.

Le api sono così organizzate che a seconda dell’età le api operaie hanno attività diverse:

1. nutrice

2. spazzina

3. ceraiola

4. dama d’onore

5. ventilatrice (muovono le ali per raffreddare l’alveare, muovono le zampe per riscaldarlo) quando rimangono dentro

all’alveare non producono deiezioni che vengono accumulata nella bolla rettale, da cui sono espulse durante il volo

purificatore alla prima uscita dell’alveare.

6. architetto

7. esploratrice

8. bottinatrice l’ape bottinatrice si sposta al massimo per 4-5km dall’alveare per prelevare il nettare

(acqua/zuccheri/vitamine/sali minerali) dai fiori. Mentre fa ciò, si sporca anche di polline una parte del polline rimane

sul suo corpo e un’altra parte cade sul fiore successivo, dove avviene l’impollinazione. Il polline che rimane adeso all’ape

viene accumulato sulle zampe posteriori, dove viene trattenuto dalla peluria. Nelle cellette, il polline in eccesso viene

rimosso dall’apicoltore mettendo una specie di cassettina sotto l’arnia in modo da raccogliere il polline: restringe la porta

di entrata dell’apiario, in modo che l’ape bottinatrice per passare debba rilasciare una pallina di polline. Il polline, essendo

molto ricco di acqua, deve essere essiccato dopo la raccolta.

La sciamatura consiste nello spostamento della ex regina insieme a delle operaie per avere un nuovo alveare. Quando le api

sciamano, la regina produce dei feromoni percepiti dalle operaie che la seguono, disponendosi intorno ad essa, per inserirsi in

una struttura protetta. Per rimuovere un alveare si dà un colpo deciso alla massa di api, in modo che la regina cada seguita

dalle altre operaie. La regina si sposta con operaie e qualche fuco.

Il miele deriva dal nettare: quando l’ape torna all’alveare applica la trofallassi, ovvero rigurgita nel cavo orale di un’altra ape il

nettare che viene quindi arricchito di saliva ricca di enzimi man mano che passa da un’ape all’altre, il nettare diventa sempre

più simile al miele, particolarmente ricco di zuccheri semplici. Quando il nettare è diventato miele, viene accumulato nelle

cellette che si presentano chiare o scure (ricoperte di cera). Le cellette vengono chiuse con della cera per proteggere il miele

da eventuali danneggiamenti. L’apicoltore preleva il miele da tutti i telaini, dopo aver “affumicato” le api facendo attenzione

che i residui carboniosi della combustione non finiscano nel miele. Per togliere il tappo di cera, si una sorta di paletta o un

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Elena Dossi

coltello riscaldato. Tutti i telaini vengono messi in un cilindro, dove sono sottoposti ad una rotazione che fa scendere il miele

che deve essere filtrato per eliminare eventuali residui di cera o insetti.

Il miele ha una conservazione massima di un anno. Il colore del miele è dato dalla pianta di provenienza del nettare:

miele millefiori

➢ miele d’acacia

➢ miele d’agrumi

➢ miele di corbezzolo

Le varie tipologie di miele sono ottenute lasciando per un certo periodo le arnie in zone dove ci sono solo le specie botaniche

desiderate.

Inoltre il miele può presentarsi semisolido (cristallizzato) o liquido: a seconda del nettare di provenienza, il nettare contiene

degli zuccheri semplici (Glu e Fru) se Glu>Fru, il miele cristallizzerà; se Fru>Glu, il miele sarà liquido. Se nel miele liquido

viene aggiunto del miele cristallizzato, tutto il miele cristallizza perché i vari cristalli si uniscono fisicamente. Invece riscaldando

un miele solido (al massimo a 70°C), questo diventa liquido.

Preparando un vetrino con il polline, si vede un insieme di forme geometriche diverse eventualmente dello stesso colore ma

provenienti da specie botaniche diverse esiste un metodo di analisi che consente di centrifugare il miele per raccogliere il

polline da testare e verificare la forma dei pollini delle varie piante. Si esegue questa analisi per rivelare eventuali contraffazioni:

miele straniero venduto come italiano.

Il miele contenente meno del 20% di acqua è facilmente suscettibile all’attacco da parte di lieviti che rilasciano sostanze

sgradevoli al gusto. Il restante 80% è zucchero, di cui il 90% è Glu/Fru, sostanze minerali (miele di melata proveniente dalle

deiezioni degli afidi)

La pappa reale, prodotta da ghiandole, contiene:

 acqua (57-70%) facilmente deperibile.

 proteine (14-15%) aa liberi.

 zuccheri (12-13%)

 lipidi (3-4%)

 minerali (2%).

La propoli è un insieme di sostanze, di cui le principali sono resina (proveniente dalle conifere) e balsami che vengono uniti a

cera, polline e sostanze vegetali e minerali. Ha un’azione disinfettante contro i batteri le api la usano contro le larve delle

farfalle che si nutrono di cera o miele, ma vengono uccise e i cadaveri sono lasciati lì eliminano i batteri del cadavere con la

propoli.

FAMIGLIA: ICNEUMONIDI

SPECIE: Rhyssa persuasoria

Piccoli imenotteri, di cui le femmine sono dotate nella parte terminale del corpo di una protuberanza cava che funge da

ovopositore. Sono parassitoidi che depongono le uova sopra o all’interno di uova o larve di altri insetti, compresi gli insetti

delle derrate fanno parte della lotta biologica sono indice di una grave infestazione.

  ACARI

Phylum: artropodi

Classe: aracnidi

Ordine: acari

Sono animali di piccole dimensioni (<1mm) non si

vedono facilmente, ma su una superficie scura sono

visibili come piccoli puntini chiari che si muovono. Hanno quattro paia di zampe e un apparato boccale diverso dagli insetti:

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Elena Dossi

è un apparato succhiante una parte della digestione avviene fuori dall’apertura boccale, rigurgitando della saliva con cui

inumidiscono il substrato alimentare che viene parzialmente degradato.

Hanno una cuticola talmente sottile che in qualche caso si vede in trasparenza il canale alimentare.

Possono essere visualizzati al microscopio solo dopo aver preparato un vetrino. L’identificazione della specie si basa il più delle

volte sulla posizione relativa delle setole (distanza tra le setole).

Hanno forme molto diverse tra loro; alcuni sono scuri (vegetali nel terreno cuticola più resistente rispetto agli acari delle

derrate), altri sono chiari. Gli acari del terreno sono determinati con il filth test.

Necessitano di ambienti con almeno il 60% di umidità danno problemi su farine mal conservate ma anche su formaggi,

insaccati e salumi stagionati: infatti la polverina di stagionatura non deve essere appiccicosa, perché in questo caso sarebbe

ricca di acari. La presenza di acari può provocare anche allergie di tipo respiratorio.

Esistono diversi gruppi di acari:

acari delle derrate alimentari formaggi/salumi/insaccati stagionati;

➢ 

acari delle muffe presenti sulle derrate alimentari necessitano di metaboliti delle muffe e dei funghi;

➢ 

acari predatori con zampe più evidenti, succhiano altri acari o uova di insetti delle derrate.

➢ 

Date le loro minute dimensioni, non è possibile usare sostanze acaricide: quindi bisogna semplicemente asportare le polveri.

La loro presenza non sarà mai nulla sui prodotti stagionati i formaggi e i salumi devono essere spazzolati e di volta in volta

spostati in aree pulite. RODITORI

Sono dei mammiferi la loro presenza non può essere tollerata negli ambienti antropizzati, perché trasmettono all’uomo

malattie. Già all’esterno degli stabilimenti vengono messe delle trappole.

ORDINE: RODITORI

FAMIGLIA: MURIDI

Sono vettori di Salmonella, nematodi, protozoi danni indiretti come vettori e danni diretti con l’azione di “rodere”.

Attaccano un alimento non per mangiarlo, ma per tenere attivi il loro denti incisivi che sono in continua crescita e sono

cannettati (non sono lisci).

I roditori sono tipici di panifici, mense.

SPECIE: Mus domesticus (topo domestico, sorcio, topolino delle case)

È la specie più comune che può trovarsi nelle industrie alimentari e nelle case.

Di ridotta lunghezza (10cm al massimo senza coda), pesa pochi grammi, ma è ricco di pelo che lo

fa apparire più grande di quello che è: sul dorso è grigio più o meno scuro, mentre sui fianchi è più

chiaro.

Vive nei magazzini e nelle industrie e nei posti più impensabili: mobili, tubature vuote, cassetti

chiusi da tempo, fessure dei pavimenti, imbottiture delle poltrone, pannelli di polistirolo, coibentati, pareti di celle frigorifere,

forni, pareti di edifici, interstizi tra gli ingranaggi e intercapedini di coibentazione delle celle frigorifere; si sposta attraverso vari

mezzi di trasporto (camion/pallet/muletti). Stanno solo in ambienti ricchi di nutrimento. Il loro percorso deve essere protetto

non attraversano mai la stanza vuota, ma vanno lungo il perimetro (più disordine c’è meglio è per loro).

Le deiezioni sono metà di un chicco di riso e scure.

Vivono a gruppi, sono diffidenti se il cibo li attira, lo fanno assaggiare agli individui anziani e/o malati per mantenere la

specie.

Si sviluppano rapidamente, nel giro di un mese. Le cucciolate sono anche di 8-9 individui. 24

Elena Dossi

Si ciba di tutto, anche se ancestralmente era legato ai cereali: nelle trappole risulta molto attrattivo non il formaggio ma il

cioccolato.

SPECIE: Apodemus sylvaticus (topo selvatico)

Vive generalmente all’aperto, in tane nel terreno e solo saltuariamente si insedia nei magazzini, soprattutto rurali, in

particolare nel tardo autunno ed in inverno. Di dimensioni superiori a quelle del topo

domestico (lunghezza 8-11cm, senza coda; peso pari a 15 - 30 g), presenta occhi rotondi,

grandi, leggermente sporgenti.

Il pelame, grigiastro negli individui giovani, diviene bruno-rossastro negli adulti.

Questa specie è un’ottima arrampicatrice; caratterizzata da attività notturna, seppur

onnivora, si alimenta preferenzialmente di semi (noci, nocciole, ghiande e castagne) anche

appena germogliati, che vengono dissotterrati.

SPECIE: Rattus rattus (ratto nero, ratto dei tetti, ratto dei granai)

Il corpo misura 21cm circa e la coda è lunga 23-24cm. Il capo, appuntito, è abbastanza grosso, con occhi vivaci e brillanti. Le

orecchie sono piuttosto lunghe e larghe, arrotondate e completamente nude

all’apice. Il tronco, slanciato e robusto, poggia su arti brevi che l'animale non

distende quasi mai completamente. Il mantello è composto da pelame morbido di

tinta assai varia da individuo a individuo: le parti superiori sono dal bruno scuro al

rossastro-grigio, quelle inferiori biancastre, grigio chiaro o camoscio.

Predilige cariossidi e vegetali umidi (carote e patate), ragion per cui nei magazzini

può essere adescato anche con succhi di frutta. Vive sugli alberi e sempre all’esterno e predilige gli scaffali piuttosto che i

pavimenti.

II ratto nero è un formidabile arrampicatore, abitudine esaltata dalla competizione alimentare con il Rattus norvegicus.

È caratterizzato da neofobia: l'animale nutre infatti forte repulsione e sospetto verso qualunque cosa nuova trovi sul suo

cammino abituale; se rinviene un alimento situato ove prima non c'era, non lo tocca per parecchio tempo e incomincia poi a

nutrirsene poco per volta.

Un'infestazione dovuta a tale specie è riconoscibile dagli escrementi che si presentano ovoidali, leggermente ricurvi, di colore

nerastro, a volte con un prolungamento filiforme ad un apice; sono lunghi sino a circa 15mm e vengono lasciati sparsi

nell'ambiente.

SPECIE: Rattus norvegicus (pantegana)

Tra i principali motivi che ne facilitano la moltiplicazione vi sono attualmente l'ampia rete fognaria e l'accumulo indiscriminato

di rifiuti nelle periferie delle città, ove l'animale trova grande quantità di cibo.

Lungo 17-25cm, con una coda di 25cm circa, è anche il più grosso tra i Muridi qui ricordati: si possono rinvenire individui che

raggiungono 500g di peso.

Vive all’esterno degli ambienti antropizzati, in cui entra solo per nutrirsi. Si trova lungo i

corsi d’acqua e nelle fognature tombini interni alle industrie alimentari.

Sono abili nuotatori legati all’acqua.

Il regime alimentare è principalmente a carattere proteico conservazione di pesce e

carne.

È aggressivo tende ad attaccare il ratto nero che infatti vive in alto. Aggressivo anche nei confronti dell’uomo.

I cuccioli hanno sempre zampe e capo sproporzionati rispetto al corpo molto più massicci.

Più robusto e massiccio del ratto nero, ha un tronco meno slanciato, orecchie più corte e lievemente pelose. Il mantello è

piuttosto ruvido e rado, di colore variabile, generalmente grigio scuro o grigio bruno nelle parti superiori e grigio chiaro nelle

inferiori. Gli escrementi, vistosi (lunghi circa 20mm), sono abbandonati generalmente in gruppi. 25

Elena Dossi

Contrariamente al Rattus rattus, è in grado di nuotare e preferisce climi più freddi. Il surmolotto scava gallerie, anche lunghe,

e vi fa il nido, preferendo terreni argillosi e compatti, possibilmente in vicinanza a corsi d'acqua; a volte le tane sono profonde

oltre mezzo metro.

Gli itinerari percorsi alla ricerca di cibo sono costanti, ben

evidenti sia lungo i muri degli edifici sia tra le erbe di prode di

fossati o di incolti. Si insedia in ogni caso fuori degli edifici, in

cui compie scorribande alla ricerca di cibo, entrando da porte

non chiuse o utilizzando la rete fognaria, se non ben gestita.

Molto mobile, esplora continuamente l'ambiente circostante

il proprio nido alla ricerca di cibo, anche durante il giorno, pur

essendo prevalente ad attività notturna.

Attenzione ai tombini, alle canne fumarie che devono avere

una rete di protezione, alle aperture nei muri (il Mus passa

anche in passaggi <1cm).

DANNI

La presenza di topi e ratti in qualsiasi ambiente può essere riconosciuta da:

 danni diretti arrecati ai prodotti alimentari;

 presenza di nidi;

 escrementi (come si è visto, la loro forma consente di solito dì riconoscere la specie infestante);

 macchie scure determinate dall'untuosità del pelame su pareti e oggetti sui quali i topi siano passati; tali macchie sono

lucide se fresche, polverose e opache se vecchie;

 rosicchiamento degli alimenti, del legno e a volte delle pareti;

 piste percorse e orme lasciate dalle zampe, ben visibili soprattutto su farine e pavimenti polverosi.

Danni diretti frequenti sono:

a sacchi ed imballaggi durante il periodo di conservazione

✓ alle costruzioni, con rosicchiamento di macchinari, porte, pareti

✓ agli impianti elettrici con conseguenti cortocircuiti e incendi

✓ alle uova di uccelli, di cui si nutrono

✓ con l'uccisione di piccoli vertebrati.

I danni indiretti invece sono: 

alterazione di considerevoli quantità di alimenti i topi deteriorano derrate in quantità dieci volte superiori al loro

✓ consumo diretto

dispersione delle derrate contenute in sacchi e imballaggi attaccati

✓ perdite di tempo e spese di mano d'opera per attuare la lotta.

Gravi sono inoltre i danni dovuti alla trasmissione di MO patogeni che possono colpire sia l'uomo sia gli animali domestici e

che possono essere trasmessi direttamente o tramite pulci. Tra le avversità più importanti, si ricordano il colera, il tifo murino,

la peste bubbonica, la peste setticemica e polmonare, le salmonellosi, la leptospirosi, l'idrofobia, la lebbra, la polmonite

contagiosa e l 'afta.

Topi e ratti possono inoltre ospitare nel loro intestino parecchi parassiti, senza apparentemente risentirne: la maggior parte di

questi si trasmette attraverso le deiezioni abbandonate sugli alimenti che vengono così contaminati.

DIFESA E PREVENZIONE

La difesa non può prescindere dall'attuazione di pratiche di prevenzione che devono essere accompagnate da un adeguato

monitoraggio e solo successivamente dall'applicazione della lotta diretta.

La scelta dei mezzi di lotta dipende dall'ambiente da proteggere, in relazione sia alle merci contenutevi sia alla struttura stessa

dell'edificio, oltre che all'accessibilità delle varie aree, dal fatto che si tratti di locali di transito o meno. Altri criteri importanti

da seguire sono il grado di colonizzazione e la specie infestante. 26

Elena Dossi

Prevenzione

In ogni ambiente, i metodi di prevenzione più efficaci sono evitare la formazione di fori negli angoli e nelle pareti dei locali ed

eliminare i rifiuti e l'accumulo di sacchi già utilizzati e riciclati, in cui possono trovare rifugio le femmine ed i loro piccoli.

La presenza di rifiuti organici di qualsiasi genere, a cominciare dalla spazzatura, è un invito alla moltiplicazione dei ratti, mentre

la pulizia e la distruzione delle immondizie possono significare persino il 75% di riduzione delle popolazioni murine.

Indispensabile, ad esempio, è il deposito temporaneo dei rifiuti in recipienti metallici chiusi da coperchio. Bisogna poi evitare,

proteggendole con fitte reti metalliche, le comunicazioni con le fognature, otturando con impasti di cemento e vetro qualsiasi

fessura dei pavimenti e delle pareti per impedire comunicazioni con i sotterranei, ambienti preferiti dai ratti.

Nei magazzini, l'accatastamento razionale prevede agevoli passaggi per l'ispezione sino alle pareti e le merci non dovranno

mai essere appoggiate contro le stesse, in quanto in tal modo si disturba l'abitudinario spostamento dei roditori dai punti di

annidamento alle fonti di cibo. Sopralluoghi che si potranno effettuare consentiranno nel contempo di accertare

tempestivamente - dal rilievo di tracce ed escrementi - la presenza di questi infestanti, predisponendo così le più adeguate

contromisure.

Le pratiche di esclusione di topi e atti (rat proofing) sono da tempo codificate e prendono spunto da alcune peculiarità

etologiche dei ratti. In particolare si ricorda che:

non saltano oltre i 75cm rattezza;

❖ scalano i muri, a meno che questi non siano perfettamente levigati;

❖ costruiscono nidi a non più di 40cm di profondità;

❖ una banda metallica di 46 erri di altezza riesce a fermarli;

❖ lastre di piombo, rame e stagno relativamente sottili possono essere perforate, al contrario di una rete a maglia di ferro

❖ di cm di lato o meno.

Di conseguenza, per costruire muri o basamenti a prova di ratto è necessario usare cemento armato, applicando all'esterno ad

un'altezza di circa 1m un bordo rivolto verso il basso in lamiera. Debbono inoltre essere protette con delle reti le finestre e, per

impedire il transito e l'ingresso, i tubi da gronda o condotte varie devono essere circondati con placche di lamiera, su cui i

roditori non riusciranno a passare. Analogamente, per impedire il passaggio dei ratti da terra alle navi, vengono applicati

appositi dischi di metallo intorno ai cavi di ormeggio.

Le fondamenta degli edifici devono essere molto curate per rendere impossibile l'escavazione di eventuali gallerie di accesso.

Inoltre devono essere verificate le aperture eventualmente presenti ai lati delle porte: se queste sono di legno o in materiale

plastico, devono essere rivestite con lamierino metallico alla base per proteggerle da possibili corrosioni.

Una frequente via di accesso a reparti e magazzini sono le piattaforme di carico (ribalte), per lo più provviste di elevatore

idraulico: infatti sotto all'elevatore stesso si depositano detriti alimentari, una sicura fonte attrattiva. Ai lati delle piattaforme,

gli impianti esistenti ed i muri generalmente scabri consentono un'agevole arrampicata. Le porte a sali-scendi o a soffietto sono

spesso trascurate. Quindi nella progettazione, è opportuno prevedere nell'area delle piattaforme una vasca di raccolta dei

detriti sul pavimento, con griglia protettiva anti-ratto e facilmente asportabile per la manutenzione. Alle pareti vanno

assolutamente installate delle barriere metalliche per evitare l’arrampicata dei ratti.

Infine, nei magazzini devono essere installate barriere metalliche protettive, a distanza di almeno 70cm dai muri per impedire

l'accumulo di prodotti contro i muri stessi. Tuttavia tali barriere, se cave, devono essere chiuse alle estremità per non divenire

a loro volta agevoli vie di transito per i roditori.

Monitoraggio

Topi e ratti lasciano evidenti segni del loro passaggio. Nella polvere possono essere osservate le impronte delle zampe e della

coda e un attento esame del loro numero e delle loro dimensioni è molto utile non solo per determinare la specie infestante,

ma anche per avere un'idea approssimativa della densità della popolazione.

Nel caso dei roditori, possono notarsi pure caratteristiche fasce untuose sui muri, a testimonianza di un passaggio abituale:

tali tracce, quando il roditore ha cambiato itinerario o è morto, ben presto si ricoprono nuovamente di una patina di polvere.

Pure gli escrementi, per la forma e le modalità con cui sono abbandonati, consentono di trarre utili indizi. Infine, può essere

rilevata la presenza di urina mediante attrezzature apposite, fornite di lampada di Wood. 27

Elena Dossi

Lotta diretta

Può essere attuata con mezzi meccanici (trappole e vischio), biologici (gatti, cani, rapaci, Salmonella), fisici (ultrasuoni, onde

elettromagnetiche, basse frequenze) e chimici (repellenti, sterilizzanti, gas tossici, esche, polveri pista).

I mezzi meccanici più comuni sono le trappole, ovvero sistemi da cui gli animali non possono più uscire, che attualmente

rivestono un ruolo di crescente importanza come mezzi di contenimento delle infestazioni. In particolare, nella lotta contro il

Mus domesticus l'impiego di un elevato numero di trappole lungo i muri e i passaggi abituali può portare infatti a risultati più

che soddisfacenti.

Esistono diverse tipologie di trappola:

con congegno a bilanciere, utilizzate per catture multiple, in successione. A volte possono essere

➢ presi anche 10-15 topi senza necessità di adescamento: importante è però un corretto

posizionamento delle trappole che nel complesso richiede un'applicazione maggiore di quanto

non sia richiesto dalla generica distribuzione di esche avvelenate;

ad acqua, per annegamento;

➢ all’esterno degli stabilimenti (in corrispondenza delle porte), si usano trappole contenenti

➢ sostanze topicide (esche);

all’interno si posizionano solo trappole di cattura multipla o del vischio, materiale plastico o di

➢ cartone con del materiale adesivo.

Le trappole con le esche devono essere ancorate al terreno e la loro presenza deve essere indicata

chiaramente. Mediante l’autocontrollo, si riportano le verifiche effettuate. L’esca non è libera, ma è

legata ad un piolo per limitarne la diffusione.

Le esche contengono un anticoagulante, in modo che il topo non colleghi il fatto di aver mangiato un veleno e di stare male. I

sintomi sono respiratori il topo tende ad allontanarsi dalla trappola muore lontano dalla trappola allontanare il corpo

  

per evitare invasioni di mosconi. Devono essere alternate con dosi elevate di vitamina D che si accumula a livello del cuore,

3

dando scompensi cardiaci.

Infine si possono usare delle sostanze anticoagulanti ad effetto cronico:

I generazione o a dose multipla privo di odori o sapori sgradevoli, risulta ben accetto ai roditori che per intossicarsi

➢ 

devono però alimentarsene a piccole dosi per almeno 5-6 giorni. La sua efficacia è di solito buona nei riguardi di Rattus

norvegicus, minore o addirittura insufficiente verso R. rattus e Mus domesticus;

II generazione o a dose singola in grado di intossicare irreversibilmente topi e ratti anche dopo un'unica assunzione.

➢ 

Derattizzazione

1. accertamento dell'infestazione

2. individuazione della specie

3. applicazione dei mezzi di lotta

4. controllo dei risultati. 28

Elena Dossi DIFESA INTEGRATA DEGLI INFESTANTI

Deve essere un prerequisito all’autocontrollo.

Si basa sul monitoraggio e su mezzi di difesa chimici e fisici (prevenzione). Il monitoraggio è fondamentale per evidenziare al

più presto una situazione di infestazione.

PREVENZIONE

Si tratta di operazioni banali ma fondamentali per evitare lo sviluppo immediato degli insetti che hanno una capacità di

percepire gli odori nettamente superiore alla nostra.

Deve essere effettuata a livello sia degli ambienti esterni sia degli ambienti interni.

Ambienti esterni

Gli ambienti esterni non devono attrarre insetti e roditori: quindi, intorno ai magazzini e agli stabilimenti di produzione, le aree

devono essere asfaltate con il verde ridotto al minimo. Inoltre bisogna prevedere una doppia cintura di mangiatoie con esche

avvelenate o a cattura nella proprietà privata lungo la recinzione e oltre la recinzione, in particolare due ai lati di ogni porta.

Quindi nelle aree esterne, gli accessi devono essere il più possibile chiusi.

Se sono presenti finestre, devono essere apposte delle reti antinsetto con maglia di diversa grandezza a seconda

dell’infestante; devono essere fisse; devono essere controllate per evitare che si formino punti di rottura nella maglia della

rete.

La zona di smaltimento rifiuti deve essere strettamente controllata con mangiatoie, perché sono dei punti di infestazione.

Esistono delle industrie che richiedono per le materie prime dei bancali nuovi, mentre la maggior parte delle aziende non usa

quelli nuovi. Quindi può accedere che non tutti i bancali mettano al riparo i bancali che assorbono umidità e si sporcano 

facile insediamento anche nel periodo autunnale di insetti che cercano un ricovero per lo svernamento. Quando i bancali

vengono spostati all’interno dello stabilimento, si trovano in un ambiente caldo, quindi iniziano a svolazzare anche sui prodotti.

Anche se l’insetto non è delle derrate, c’è comunque un problema di infestazione. Quindi, se al ricevimento i bancali appaiono

sporchi, il materiale non deve essere accettato e devono essere sempre riposti al coperto.

Per quanto riguarda i rifiuti, questi devono essere allontanati immediatamente alla fine del ciclo produttivo per evitare

infestazioni da parte di quegli insetti che vivono meglio di notte. Vengono posti in grossi contenitori che abbiano apposite

chiusure.

Anche i tombini interni devono essere curati: bisogna mettere delle reti che facciano passare i residui, ma limitino al massimo

la risalita da parte di R. norvegicus. Inoltre, se i sifoni non sono a posto, il substrato terroso che si accumula è ottimo per i ditteri

(moschini).

Nelle zone di accesso agli ambienti, le saracinesche devono essere il più aderenti possibile al pavimento: si mette una specie

di spazzola. Per l’entrata dei camion, si usa un telone di materiale plastico che avvolge il mezzo. Se l’insetto vuole passare,

riesce a passare, ma siccome non vede bene i punti di passaggio non riesce a segnalarli ne entrano pochi. Oppure si usano

dei box di entrata davanti all’entrata vera e propria dello stabilimento.

Ambienti interni

Tutte le operazioni sono mirate ad evitare l’insediamento degli insetti e dei roditori che è favorito da temperature alte.

Bancali e scaffali non devono essere mai addossati alle pareti, ma bisogna sempre lasciare uno spazio di circa 40cm in modo

da poter ispezionare lo spazio: si mettono quindi dei manicotti e delle linee gialle per rispettare le distanze.

Le pareti devono essere facilmente pulibili e prive di crepe. I pavimenti non devono essere fatti con piastrelle, perché nelle

fratture possono insediarsi i formicai. Per questo al posto delle piastrelle si usano delle resine che sono facilmente riparabili e

pulibili.

Le attrezzature devono essere alzate dal pavimento, in maniera che si possano aspirare i detriti (sfridi e polveri) che finiscono

sotto la macchina. Quando si acquista un nuovo macchinario, bisogna tenere conto anche dell’aspetto entomatico, ovvero

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Elena Dossi


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7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenadossi96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Difesa integrata degli infestanti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Locatelli Daria Patrizia.

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