Principi di dietetica e dietoterapia Giada Pastorelli
PRINCIPI DI DIETETICA E DIETOTERAPIA
A SPETTI DEONTOLOGICI DEGLI INTERVENTI NUTRIZIONALI
“La diffusione di teorie e pratiche nutrizionali proposte come miracolose ha creato grande confusione
tra professionisti, pazienti e popolazione, generando aspettative irrealistiche che spesso rasentano
l’illusione di poter curare patologie complesse con interventi singoli e semplificati.” Esempi di queste
pratiche nutrizionali, non di per sé errate, ma impiegate senza criterio né supporto scientifico, sono
digiuno intermittente, diete anticancro, diete chetogeniche, diete a bassissimo contenuto calorico
(VLCD) e diete a ridotto apporto di carboidrati. La dieta è una terapia e per questo dev’essere trattata
seriamente. Al momento molti regimi dietetici proposti non hanno superato i livelli più bassi di
evidenza scientifica, fermandosi ad una mera enunciazione di teorie basate sul concetto della
plausibilità biologica oppure hanno a supporto studi su animali o casistiche molto limitate. Tuttavia,
che afferiscono all’area nutrizionale le propongono ai loro pazienti, organizzano
molti professionisti
convegni ed eventi formativi in cui si forniscono istruzioni su come impiegarle. La plausibilità
biologica è l’evidenza che un nutriente determina un dato effetto in un modello cellulare; questo fa
ipotizzare che il meccanismo sia sfruttabile con un approccio dietetico per ottenere un effetto
sistemico, ma ciò non è necessariamente vero. Sono necessari studi clinici che verifichino o
smentiscano tale possibilità e in ambito nutrizionale non sempre vengono eseguiti.
Etica e deontologia
I quattro principi etici generali enunciati da Beauchamp e Childress adottati e valutati in tutti i codici
deontologici e nella ricerca clinica sono:
• Fa riferimento al principio ippocratico del “primum non nocere”, ovvero di
Non maleficenza:
astenersi dal recare danno alla persona che si rivolge con fiducia e speranza al terapeuta. In
ambito nutrizionale consiste nell’astenersi da pratiche che potrebbero recare un danno al
paziente sia a livello fisico che psicologico. Ad esempio, è nocivo prescrivere una dieta
fortemente ipocalorica ad un paziente normopeso e, quindi, non deve essere fatto nemmeno
se il paziente lo richiede.
• Beneficialità: il terapeuta deve svolgere un intervento finalizzato al raggiungimento di un
beneficio almeno teorico per il paziente a seguito di un’attenta e documentata analisi dei dati
scientifici che devono formare il suo bagaglio di conoscenze, continuamente aggiornato
utilizzando le risorse disponibili. Questo permette di offrire ai pazienti trattamenti basati su
solide prove quantitative, derivate da una ricerca epidemiologico-clinica di buona qualità, ma
Da questo nasce l’esigenza dell’educazione
soprattutto aggiornate. continua in medicina
con l’obbligo per i professionisti della sanità di aggiornarsi
(ECM), e in nutrizione,
continuamente attraverso corsi, seminari e congressi. Questo principio costituisce il nucleo
dell’articolo 37 della dichiarazione di Helsinki (sulla Ricerca Medica).
• il paziente non dev’essere visto come un soggetto che passivamente aderisce
Autonomia:
ad una terapia prescrittagli, ma come un soggetto attivo che, informato sulle opzioni
terapeutiche e sulle loro implicazioni, partecipa al suo processo di cura. La prescrizione
passiva compromette il principio etico del rispetto dell’autonomia, della libertà e della dignità
umana. Nessuno piò sottrarre alla persona la capacità di decidere se e come perseguire un
percorso di cura, definirne gli obiettivi e i metodi, dopo aver acquisito la chiara cognizione dei
benefici e dei rischi. Ci sono due eccezioni:
o Il paziente non è in grado di prendere decisioni consapevoli, ad esempio perché
affetto da patologie che limitano la sua capacità di giudizio, ad esempio nelle malattie
neuropsichiatriche come la demenza o i disturbi del comportamento alimentare in cui
può essere necessario prescrivere trattamenti nutrizionali forzati.
o Il paziente richiede terapie non convenzionali apertamente vietate o ad elevata
probabilità di provocare danni fisici. Qualora di verifichino le condizioni suddette è
praticare l’intervento terapeutico richiesto in
piena facoltà del terapeuta astenersi dal
virtù della sua dimostrata dannosità per il paziente nonostante questi abbia
deliberatamente chiesto sottoporsi ugualmente ad esso. 1
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• Giustizia: è un concetto che si applica maggiormente ad un livello di sistema piuttosto che
di singolo individuo e ha a che fare con la necessità di fornire a tutti i cittadini le stesse
basate sull’evidenza scientifica.
possibilità di cura È importante che le modalità con cui
vengono erogate le prestazioni siano tali da garantire uno stesso tipo di trattamento a tutti i
cittadini. Per poter attuare questo principio è necessario articolare i presidi terapeutici su
diversi livelli di cura, dal più semplice al più complesso ed invasivo, ma uniformemente
distribuiti su tutto l’ambito nazionale, con regole d’accesso stabilite da principi di equità che
tengano conto dei diritti delle categorie economicamente più svantaggiate. Nel SSN le risorse
sono limitate per cui l’over-prescrizione e l’over-trattamento di un soggetto implicano che un
altro individuo non possa ricevere cure adeguate. Nelle linee guide per la prescrizione di un
farmaco/trattamento/indagine, uno dei primi elementi discussi è relativo ai criteri di
ammissione a quella data terapia/cura/prestazione
La parola deontologia deriva da una parola greca che significa dovere. La parola italiana ha due
ed uno specifico, l’insieme delle regole morali che
significati: uno generico, la dottrina dei doveri,
governano una professione. Esiste, quindi, una deontologia per medici, avvocati, ma anche biologi
e dietisti. Uno dei punti cardine è quello del segreto professionale che consente la protezione dei
dati anagrafici e di salute dei pazienti, dati sensibili che devono essere tutelati.
‘80
Alla fine degli anni Cochrane comprese la necessità di cambiare il modo di fare scienza, di
radicata concezione del sapere biomedico basata sull’autorità dello
sostituire la scienziato con una
più articolata, fondata sui risultati delle ricerca scientifica. Scachet definì la medicina basata sulle
(EBM) come “il
evidenze coscienzioso esplicito e giudizioso uso delle migliori evidenze disponibili
nel prendere decisioni sulla cura del paziente individuale”. Tale definizione fu successivamente
“è un approccio sistematico
riformulata dallo stesso autore: alla soluzione di un problema clinico che
consenta l’integrazione delle migliori evidenze disponibili dalla ricerca con le competenze cliniche
ed i valori del paziente”. L’Evidence Based Practice, ovvero la pratica clinica basata sulle evidenze,
deve intendersi un percorso articolato in cinque stadi successivi:
1. Formulazione di un quesito clinico;
2. Ricerca delle evidenze;
3. Riformulazione critica delle evidenze;
4. Applicazione delle evidenze;
5. Valutazione dei risultati.
La medicina basata sulle evidenze è molto più che semplicemente leggere e applicare un articolo
l’uso di
scientifico, ma stime matematiche di probabilità di beneficio e danno, derivate da una ricerca
di elevata qualità su campioni adeguati di popolazione per favorire il processo di decisione clinica
Uno dei principi fondanti dell’EBM è il concetto
nella diagnosi e nel trattamento dei singoli pazienti.
di gerarchia delle evidenze.
Le evidenze possono,
infatti, essere classificate in
base alla forza delle
evidenze, alla numerosità e
al rischio di bias. Esse
vanno a costituire una
piramide alla base della
quale vi sono le opinioni di
esperti, seguono gli
editoriali, le revisioni
narrative, i singoli casi
clinici (case studies o case
reports), le serie di casi
clinici (case series), dunque
studi osservazionali (caso
controllo e di coorte), RCTs
(trial clinici randomizzati 2
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controllati), metanalisi, revisioni sistematiche e linee guida. Le evidenze fino ai trial clinici non sono
filtrate poiché non vengono confrontate con altre evidenze e sono presentate dallo stesso autore
dello studio. Gli interventi nutrizionali basati soltanto sui risultati si studi a basso livello di evidenza
per la cura di patologie per le quali esistono evidenze a livello più elevato oltre che non seguire un
approccio scientifico sono eticamente scorretti perché possono generare rischi per la salute.
l’operatore dovrà aspettarsi tutte le conseguenze legali e deontologiche compreso il dover
Pertanto,
subire un processo relativo a malpractice.
Nutrizione basata sulle evidenze
Ad oggi non sono disponibili linee guida nutrizionali per tutte le condizioni fisiopatologiche. Secondo
ci sono 6 ragioni per cui l’EBM in nutrizione è difficile
Blumberg et al. da applicare:
1. Gli interventi di tipo medico sono concepiti e testati per curare una malattia non prodotta dalla
loro assenza, mentre i nutrienti prevengono disfunzioni che risultano da un loro introito
inadeguato. La formulazione di livelli di assunzione raccomandata di nutrienti per la
popolazione generale non mira a curare una malattia, ma a prevenire la comparsa di
disfunzioni e patologie imputabili alla carenza di nutrienti. Il fatto che i nutrienti apportino
benefici è implicito nella loro definizione, pertanto, l’ipotesi nulla che il trattamento X non ha
beneficio, tipicamente fatta nei trial clinici di farmaci, non ha il corrispettivo per molto nutrienti.
in linea generale, alla valutazione dell’efficacia della
Quest obiezione non si applica, almeno
supplementazione di un nutriente nella prevenzione/trattamento di una patologia, come ad
esempio il ruolo dell’acido folico nella prevenzione della spina bifida.
2. Non è generalmente possibile assumere un equipoise clinico per gli effetti di base dei
L’equipoise discusso in questa
nutrienti e ciò crea impedimenti di natura etica per molti trial.
obiezione è quel principio etico fondamentale che consente di arruolare pazienti in un trial
c’è un’incertezza reale su quale gruppo tra quelli arruolati nel trial otterrà il
clinico solo se
miglior beneficio. Questa sicurezza manca nel caso in cui un gruppo di pazienti debba
assumere per disegno un basso livello o, peggio ancora, un livello zero di nutriente.
3. Gli effetti dei farmaci sono per lo più selettivi ed ampi mentre gli effetti dei nutrienti sono di
Per quanto riguarda la dimensione dell’effetto non c’è dubbio che un
regola multipli e piccoli.
effetto “piccolo” richieda più accorgimenti per essere rilevato (es. maggior numerosità
campionaria), ma in linea generale, il problema è affrontabile da un punto di vista
metodologico. Più complicato è il problema dei bersagli e, quindi, degli outcome multipli di
un nutriente. Le funzioni multiple dei nutrienti dovrebbero rappresentare il punto centrale
della ricerca sui nutrienti la quale dovrebbe rispondere a due quesiti: qual è lo spettro di
malattie prodotto dall’introito ridotto o eccessivo del nutriente e qual è il suo introito adeguato
ad assicurare le funzioni fisiologiche ottimali o una riduzione del rischio di malattia.
Attualmente le raccomandazioni per l’assunzione di nutrienti a fini di promozione della salute
si basano sulla scelta di una malattia indice per la quale c’è la maggiore evidenza che una
quantità x di nutriente riduce il rischio di svilupparla. Tuttavia, non è detto che tale quantità
sia adeguata alla prevenzione di una malattia non scelta come indice.
4. Gli effetti dei farmaci tendono ad essere monotonici, con risposta variabile in proporzione
alla dose, mentre gli effetti dei nutrienti hanno spesso un carattere sigmoide, con una risposta
utile che corrisponde a una porzione ristretta dell’intervallo di introito alimentare. La risposta
al nutriente è rilevabile massimamente nella prima parte del braccio ascendente della curva
sigmoide, cioè negli individui con un introito del nutriente relativamente basso. ciò
rappresenta una potenziale spiegazione del perché la supplementazione di un nutriente nel
corso di un trial controllato che coinvolge un gruppo sperimentale e uno di controllo con
introito di quel nutriente simile e prossimo ai valori normali (o quanto meno giudicati tali sulla
base dell'evidenza disponibile) possa dare un risultato negativo. Questo non significa chela
supplementazione di quel nutriente non ha ottenuto l'effetto cercato in quella "popolazione"
ma soltanto a mettere in evidenza che l'ipotesi testata nel trial non ha nulla a che vedere col
ruolo di quel nutriente nella prevenzione dell'outcome.
5. Gli effetti dei farmaci possono essere valutati utilizzando un gruppo di controllo non esposto
(placebo) mentre è impossibile e/o non etico utilizzare un gruppo di controllo con introito
“zero” di nutrienti. I trial clinici randomizzati controllati sono difficili da realizzare in ambito
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nutrizionale innanzitutto perché è difficile avere il placebo di un alimento ed in secondo luogo
perché è impensabile che il gruppo di controllo sia artificialmente tenuto a livello 0 o
comunque pericolosamente basso di un nutriente essenziale. Inoltre, è anche difficile
verificare la compliance al trattamento proposto. Queste probabilmente sono le ragioni per
cui i trial su nutrienti sono effettuati su popolazioni con introiti per lo più adeguati-
breve mentre l’impatto
6. I farmaci sono concepiti per essere efficaci in un tempo relativamente
dei nutrienti sulla riduzione del rischio di malattia cronica può richiedere decadi per essere
–
dimostrato una differenza con implicazioni significative per la possibilità di condurre trial
randomizzati controllati.
L
A PREVENZIONE E LA CURA IN NUTRIZIONE
Un soggetto sano può essere esposto ad una serie di fattori di salute, promotori dello stato di
benessere, e contemporaneamente di fattori di rischio, promotori dello sviluppo di malattie. Se il
bilancio fra fattori di rischio e fattori protettivi risulta a favore dei primi il soggetto può essere esposto
ad una condizione di rischio oppure può sviluppare una malattia. In questo secondo caso è possibile
attuare interventi terapeutici che possono esitare nella guarigione oppure nella stabilizzazione e
cronicizzazione della patologia con un certo grado di disabilità. La condizione di rischio può esitare
anch’essa in malattia se permane oppure può essere eliminata con ritorno allo stato di salute.
I fattori di rischio sono variabili biologiche, comportamentali o fattori ambientali la cui presenza
la probabilità dell’evento dannoso o della malattia.
aumenta I fattori di salute sono variabili associate
ad un minor rischio di malattia. Le cause di malattia sono fattori che svolgono un ruolo determinante
nell’inizio e sviluppo del processo patologico e sono unici, specifici e sufficienti a promuovere la
malattia. Le cause di malattia possono essere cause biologiche, genetiche o ambientali, cause
chimiche, naturali o artificiali, cause fisiche e cause microbiologiche. I fattori causali non sono unici,
specifici e sufficienti, ma hanno un rapporto di causa-effetto con la malattia. Tra questi i principali
sono fumo di sigaretta, abuso di alcol e alimentazione. La prevenzione si declina su più livelli:
• L’obiettivo è
Prevenzione primaria: ha come destinatari soggetti non malati o presunti sani.
immettere fattori di salute e di eliminare i fattori di rischio al fine di prevenire il più possibile
l’insorgenza di malattie. L’effetto epidemiologico atteso è una riduzione sia dell’incidenza che
della prevalenza delle malattie.
• Prevenzione secondaria: ha come destinatari i malati sconosciuti, ossia malati che non sanno
L’obiettivo è la diagnosi precoce e l’adeguato
di esserlo o non hanno ricevuto una diagnosi.
trattamento di malattie in stadio preclinico e asintomatico al fine di favorire la guarigione della
aumentare la sopravvivenza. L’effetto epidemiologico
malattia e/o atteso è un aumento della
prevalenza e dell’incidenza della malattia, ma una riduzione della mortalità.
• Prevenzione terziaria: ha come destinatari i malati noti, soprattutto cronici. Ha come obiettivo
ottenere il mantenimento dell’equilibrio metabolico e funzionale al fine di aumentare la
L’effetto epidemiologico atteso è
sopravvivenza e prevenire le complicanze. una riduzione
della letalità e della mortalità, un aumento della sopravvivenza e della prevalenza.
La prevenzione primaria ha lo scopo di tutelare il mantenimento della salute attraverso interventi
sano evitando l’insorgenza della malattia l’eliminazione
sull’individuo attraverso delle cause e/o dei
fattori di rischio e incrementando i fattori di salute. Per quando riguarda le malattie infettive la
prevenzione primaria comprende quelle strategie che permettono al soggetto di non contrarre la
malattia, in particolare i vaccini. Per quanto riguarda le malattie cronico degenerative gli interventi in
sono diretti alla rimozione dei fattori di rischio nell’ambiente di vita e lavoro (interventi
questo ambito di fattori protettivi l’adozione di stili di vita sani (educazione
legislativi) e all’immissione come
sanitaria). Gli interventi legislativi non richiedono il convincimento della popolazione, si tratta di
regole che devono necessariamente essere rispettate (es. divi
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