Economia e management
Università di Bologna, campus di Forlì
Principi di contabilità
Secondo modulo
Esame del 15/01/2021
Capitolo 1
L'azienda possiede dei dividendi, che sono delle porzioni di utile (reddito positivo), una parte dei quali può decidere di distribuirne tra i soci, proprietari che hanno fondato quella società, come ricompensa del rischio che hanno corso investendo in essa; i soci non sono la società, anche se sono coloro che magari l'hanno concepita e formata, quindi sono soggetti terzi, benché siano l'idealizzazione della stessa.
Nella dottrina accademica di contabilità generale si sono succeduti diversi sistemi fondati su diverse impostazioni; quella comunemente utilizzata è il sistema di Gino Zappa, che ha poi subito successive modificazioni da parte del suo allievo Amaduzzi, ed è basata sul reddito. Il reddito ha una duplice definizione: da una parte è definibile come l'incremento (positivo) o decremento (negativo) che il patrimonio aziendale subisce per effetto della gestione; dall'altra è la differenza tra i ricavi di esercizio e i costi di esercizio. Si presuppone che le aziende abbiano un'attività aziendale, siano in continua e piena attività, perché altrimenti andrebbero in liquidazione, che è il momento precedente alla chiusura.
Per i fini della contabilità ogni tanto è necessario mettere convenzionalmente un punto alle aziende, che significa tirare le somme degli effetti che le operazioni di gestione hanno avuto in quel periodo, il quale corrisponde all'esercizio amministrativo, che nella maggior parte dei casi va dall'1/1 al 31/12. Così come c'è una duplice definizione, c'è anche una duplice collocazione del reddito all'interno del bilancio.
Il bilancio si compone di due storici documenti principali: conto economico, dove vengono riepilogati i costi e ricavi dell'esercizio (reddito), e stato patrimoniale, che fotografa la situazione patrimoniale degli impieghi, cioè dove il denaro è stato investito, e delle fonti patrimoniali, dove il denaro è stato reperito; una delle due grandi fonti di finanziamento è il patrimonio netto, conferito dai soci al momento della costituzione iniziale, può essere soggetto a successivi aumenti o diminuzioni di capitale, e ogni anno viene alimentato con il reddito d'esercizio, che se è positivo lo fa aumentare, se è negativo lo fa diminuire. Le fonti di finanziamento sono riepilogate a destra dello stato patrimoniale, mentre a sinistra ci sono gli impieghi di denaro. Ci sarebbe anche un terzo documento, il rendiconto.
L'operazione di gestione esterna, ossia l'acquisto delle merci, produce degli impatti, delle conseguenze sulle performance aziendali, dei numeri che andranno interpretati; questi numeri prodotti dall'operazione esterna vanno ricondotti o nel conto economico, o nello stato patrimoniale, o in entrambi. Gli impatti prodotti sulla performance sono di due tipi: ci sono dei valori o variazioni economiche, e variazioni finanziarie.
I valori finanziari sono relativi ai valori in cassa o in banca, quindi al denaro che l'azienda ha depositato o nella cassa aziendale personale in cui potrebbe esserci qualche assegno in attesa di essere spostato, o in banca, dove ci sono le grandi disponibilità liquide versate presso i conti correnti bancali e postali. Ci sono poi crediti e debiti: il credito è un diritto che l'azienda vanta a riscuotere, il debito è un impegno a pagare (contrario del credito); tale distinzione è la chiave che permette di capire il risultato che l'operazione ha sui conti finanziari. I crediti e debiti possono essere di funzionamento (o regolamento), che sarebbero ad esempio quelli commerciali col cliente o col fornitore, o di finanziamento, quando ad esempio si ha l'impegno di pagare un mutuo passivo, delle rate per n anni per restituire il debito. I ratei, fondi rischi e oneri si movimentano non nelle operazioni di gestione durante l'anno, ma soltanto in un particolare momento dell'anno, che è il 31/12, quando l'azienda, prima di redigere il bilancio, quindi prima di fare le scritture di chiusura finale dei conti, deve assestare i conti nel rispetto di quello che richiede di fare il codice civile; esso richiede di rispettare alcuni principi di redazione, e nel rispetto di questi principi è necessario fare operazioni di assestamento.
I valori economici si dividono in due grandi sottocategorie: di reddito e di capitale; quelli di reddito sono costi e ricavi pluriennali, costi e ricavi sospesi e costi e ricavi di esercizio; il reddito di esercizio è la differenza tra ricavi e costi. I ricavi e costi di esercizio sono deputati alla formulazione del reddito di esercizio: si riferiscono temporalmente al periodo 1/1-31/12, e hanno la caratteristica di essere riferiti tutti agli stessi dodici mesi, e dal loro confronto scaturisce il reddito di esercizio, che può essere un utile o una perdita. Tutti vanno a finire nel conto economico.
Nel conto economico ci finiscono solo tutti i valori economici che si riferiscono al reddito di esercizio, cioè che vanno dall'1/1 al 31/12; tutto il resto va nello stato patrimoniale. I costi e ricavi sospesi sono a cavallo tra due anni, hanno una competenza mista, riferibili a due esercizi; su questi valori bisogna fare degli assestamenti, cioè mettere ordine nel contenitore dei valori che andranno a conto economico per fare in modo e controllare uno per uno che ci vadano solo quelli che si riferiscono all'anno corrente. Al 31/12 quindi vengono fatte operazioni di assestamento, e i costi e i ricavi degli altri mesi non riguardanti il periodo considerato vengono sospesi all'anno dopo e andranno nel conto economico successivo.
I costi pluriennali sono i costi dei fattori produttivi a fecondità ripetuta, cioè i costi di quei fattori produttivi che partecipano ai processi produttivi di più anni, che quindi non esauriscono la loro utilità in un solo processo produttivo; essi non confluiscono nel conto economico. Una parte del costo pluriennale, che prende il nome di ammortamento ed è un'operazione di assestamento, va a confluire nel conto economico. I ricavi pluriennali sono rarissimi, spesso legati a operazioni finanziarie.
I conti economici di capitale o di patrimonio netto vanno a confluire con gli altri nello stato patrimoniale, e si riferiscono al patrimonio netto aziendale, che si compone del capitale sociale, riserve varie, e l'utile o la perdita come risulta dal conto economico; il patrimonio netto è una delle due fonti di finanziamento. Esso si compone del capitale sociale, riserve varie che si possono movimentare, il reddito di esercizio così come generatosi dal conto economico.
Il conto economico riepiloga i ricavi e i costi di esercizio, arriva alla definizione di un risultato o reddito di periodo, il quale essendo anche l'incremento o il decremento che il patrimonio netto subisce per effetto della gestione, bisogna riportarlo anche nello stato patrimoniale; in esso ci vanno tutti i conti finanziari, economici di capitale ed economici di reddito con riferimento ai costi e ricavi pluriennali e sospesi. Lo stato patrimoniale raccoglie valori molto eterogenei, ecco perché si è sentita l'esigenza di introdurre il rendiconto finanziario, perché per gli analisti di bilancio c'erano delle difficoltà. È una fotografia fatta a fine anno su una molteplicità di valori eterogenei che riguardano i valori finanziari, valori economici di capitale e alcuni dei valori economici di reddito, sospesi e pluriennali.
Il conto economico si occupa dei flussi economici. Esso risponde alla domanda se l'azienda ha creato o distrutto ricchezza; il fatto che risponda a un'unica domanda è dettato dal fatto che ha un'unica sezione, chiamata struttura o forma scalare, dove i costi si scalano ai ricavi. La situazione patrimoniale invece si compone di due sezioni differenti contrapposte, una di sinistra e una di destra: la sinistra è destinata agli impieghi (come è stato impiegato il denaro), la destra alle fonti (da dove proviene il denaro); in ogni momento gli impieghi devono essere uguali alle fonti, che è come dire attivo = passivo + patrimonio netto, perché gli impieghi sono anche denominati attività patrimoniali. Il conto economico potrebbe essere anche negativo, perché è difficile che i ricavi siano uguali ai costi, mentre lo stato patrimoniale, se si tiene bene la contabilità, è sempre in equilibrio.
Il conto economico si suddivide in cinque macro classi:
- A. Valore della produzione: componenti positivi di reddito di esercizio, quindi dei ricavi.
- B. Costi della produzione: componenti negativi di reddito.
A e B si riferiscono solo agli elementi della gestione operativa o produttiva aziendale, perché c'è sempre una trasformazione dei fattori produttivi in un prodotto finito che può essere materiale o immateriale. I costi produttivi sono classificati per natura. Un primo risultato intermedio è dato dalla differenza tra A e B, che è quasi più importante del reddito di esercizio, perché riguarda solo i ricavi e costi della gestione produttiva, quindi è particolarmente significativo.
- C. Proventi e oneri finanziari: oltre alla gestione operativa c'è la gestione finanziaria, quindi le macro classi C e D sono deputate all'analisi delle operazioni finanziarie.
- D. Rettifiche di valore di attività finanziarie.
- E. Proventi e oneri straordinari: l'ultima macro classe è stata abolita; in essa andavano tutti i componenti positivi e negativi di reddito legati a episodi eccezionali irripetibili, operazioni non ordinarie che non hanno una routine di consuetudine con cui si verificano. Davano la possibilità di isolare tutti questi fenomeni straordinari e tenerli separati dal resto, in modo da analizzarli separatamente: con l'abolizione di questa classe essi si vanno a confondere all'interno di A e B; l'arazzo della norma è la semplificazione, ma in realtà il bilancio lo fa il software quindi non sarebbe una semplificazione di fatto. Tutti gli elementi straordinari che incidono sull'utile si vanno a confondere dentro A e B, con l'obbligo di indicare in nota integrativa gli elementi straordinari.
Lo stato patrimoniale si compone di due sezioni contrapposte, una di sinistra (dare) e una di destra (avere); queste due sezioni prendono il nome di impieghi e fonti per usare una terminologia da codice civile, o attivo e passivo. Nello stato patrimoniale ci sono tutte le materie prime, prodotti finiti e merci pronti per essere venduti, immessi nel processo produttivi; se sono deteriorati non sono pronti quindi vanno mossi diversamente. Anche in questo caso ci sono delle macro classi.
Per quanto riguarda la sezione di sinistra, cioè l'attivo:
- A. Crediti verso soci: è un credito di finanziamento perché tutte le volte che si fa un'operazione di capitale è perché si sta attivando quel tipo di fonte di finanziamento che si chiama finanziamento interno, dei soci, quindi è un'operazione finanziaria; invece di fare un mutuo sono i soci che apportano del capitale, a livello iniziale o successivamente durante la gestione.
- B. Immobilizzazioni: costi pluriennali, fattori produttivi a fecondità ripetuta, che devono essere sottoposti all'ammortamento. Possono essere materiali (hanno una consistenza fisica) e immateriali (prive del requisito della tangibilità), e sono classificate coi numeri romani. Ci sono poi le immobilizzazioni finanziarie, che sono i titoli o azionari, i quali non si logorano con l'utilizzo, quindi non si ammortizzano, o obbligazionari presso altre imprese, e riguardano gli investimenti durevoli.
- C. Attivo circolante: è il contrario di B; impieghi circolanti, che sono nella maggior parte dei casi destinati a tornare denaro entro dodici mesi, cioè non sono destinati a rimanere in azienda per un periodo di lungo termine. Sono quattro classi individuate dal numero romano; la prima sono le rimanenze, in cui si potrebbero avere merci che sul momento non interessano il mercato, ma potrebbero essere vendibili dopo qualche anno (non è detto che tutto il circolante torni il denaro entro dodici mesi).
- La seconda classe sono i crediti, che sono di finanziamento e funzionamento: I crediti verso clienti sono i crediti commerciali, sarebbero il portafoglio dell'azienda, quanto vanta di riscuotere; solitamente si chiede di pagare nell'arco di circa sei mesi, ma ci sono dei rapporti di fornitura particolari ad esempio verso la pubblica amministrazione, in cui i pagamenti medi sono oltre a 1,5 anni. È un esempio di un impiego che sta dentro il circolante ma che non torna liquido entro 12 mesi, perché per la natura contrattuale commerciale di quella relazione il credito si riscuote dopo 18 mesi; non è comune, ma data la crisi è possibile.
- Terza classe riguarda le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, cioè sono i titoli azionari o obbligazionari che l'azienda compra e che tiene per poco tempo, ossia hanno un fine speculativo di breve termine, che significa che si fa un'operazione perché si attende un ricavo nel breve tempo. Per decidere se il bene in questione riguarda la macroclasse B III o C III bisogna rilevare le intenzioni degli amministratori che governano la società.
- Quarta classe sono le disponibilità liquide, ossia i soldi veri e propri. Le componenti dell'attivo circolante vanno verso una liquidità crescente, perché le rimanenze riguardano le merci che devono ancora essere vendute, i crediti sono relativi a vendite già effettuate che devono essere incassate, e poi ci sono le disponibilità liquide che sono i soldi; in mezzo ci sono le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, e sono state acquisite con un obiettivo di speculazione nel breve termine, quindi dovrebbero tornare a moneta nel giro di poco tempo.
- D. Ratei e risconti: è l'unica macro classe che può essere sia attiva che passiva; si movimentano quando si va ad assestare i conti prima della chiusura finale, sono richiesti per il fatto che alcuni costi e ricavi hanno una competenza mista quindi sono sospesi.
La sezione di destra, cioè il passivo, è formata da:
- A. Patrimonio netto: è il primo dei due tipi di fonti, ossia il capitale proprio; esso è portato dai soci a titolo di rischio, tant'è che si chiama anche capitale di rischio. Il patrimonio netto ha delle componenti: il capitale sociale, alcune riserve, utile o perdita; l'ottava classe è l'utile/perdita portati a nuovo, cioè sono quelli dell'anno precedente che ancora non sono stati distribuiti e continuano a rimanere nel patrimonio netto. La nona e ultima classe sono utile/perdita dell'esercizio come è individuata dal conto economico; essa è l'unica che ha una doppia collocazione, cioè è sia in conto economico che in patrimonio netto.
- Tutte le altre macro classi passive riguardano i capitali terzi.
- B. Fondi per rischi e oneri.
- C. Trattamento di fine rapporto. B e C si movimentano a fine anno.
- D. Debiti: tutti i tipi di debito verso chiunque, non si capisce quanto sono correnti e consolidati.
- E. Ratei e risconti.
La rilevazione dei fatti di gestione in contabilità avviene attraverso sistema, conto e metodo. Il conto è formato da due aree contrapposte, dare e avere; in azienda le operazioni producono dei valori economici e finanziari, i quali si suddividono in tante categorie, e per ogni tipo di valore si apre un conto. Quindi girano tanti conti, i quali per non confonderli devono essere associati a dei nomi: genericamente ci sono conti economici e conti finanziari, e poi all'interno di essi ci sono altri nomi; ogni conto ha il proprio nome, che è l'intestazione del conto. Ci sono sempre oggetto e soggetto, per poterli distinguere. I software gestionali che si utilizzano nell'azienda per la contabilità possono utilizzare delle intestazioni diverse, ma quello permette di capire che si sta parlando dello stesso conto.
Il piano dei conti è l'elenco di tutti i conti che si possono utilizzare, divisi tra conti economici e finanziari: i conti aperti sono tanti quanti sono i valori economici e finanziari movimentati dall'azienda durante tutto l'anno attraverso le operazioni di gestione; il piano dei conti individua tutti i conti utilizzati e prima del conto c'è un'individuazione numerica.
I conti hanno la stessa struttura grafica (sezione dare e avere), però è rilevante il fatto che siano economici o finanziari, perché il loro funzionamento (dove si mettono i valori) è antitetico, nel senso che i conti finanziari funzionano al contrario rispetto ai conti economici. I conti finanziari rilevano delle variazioni finanziarie, le quali possono essere positive o negative; i conti economici rilevano delle variazioni economiche, che sono sia di reddito che di capitale: quelle di reddito possono essere positive o negative.
Ogni operazione di gestione deve essere osservata sotto due aspetti: uno originario e uno derivato; le conseguenze che essa provoca devono essere annotate almeno due volte in almeno due conti diversi. Le annotazioni vanno fatte in sezioni opposte, perché il totale dare deve essere uguale al totale avere; dare e avere sostituiscono i segni algebrici, quindi le annotazioni non sono mai preceduti da segni + o -, perché seguendo il funzionamento del conto si sa già che tipi di variazioni sono.
La sezione dare comprende variazioni finanziarie positive e variazioni economiche negative; la sezione avere invece variazioni finanziarie negative e variazioni economiche positive. Le variazioni economiche negative confluiscono nella sezione dare in un conto intestato a un valore economico di reddito; esse interessano un conto di natura economica che accoglie in dare il
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