Economia e management all'Università di Bologna, Campus di Forlì
Ragioneria generale e applicata: primo modulo
Esame del 13/04/2021: Il bilancio d'esercizio
Tutte le aziende devono redigere un bilancio che obbligatoriamente è pubblico; il bilancio d'esercizio è una rappresentazione del capitale di funzionamento di una azienda e del suo capitale economico. Esso valuta i propri beni, le attività patrimoniali con una logica anche lontana dal mercato.
Il bilancio d'esercizio è una rappresentazione quantitativa, sistematica, periodica, consuntiva del capitale di funzionamento e del risultato economico prodotto dall'azienda in un esercizio. Periodico significa che è fondamentale avere le informazioni sull'andamento delle imprese in modo più tempestivo possibile, per questo deve essere fatto trimestralmente; consuntivo vuol dire che si guarda qual è il valore di funzionamento valutato tramite situazioni già avvenute, e quindi non vengono fatte previsioni future. I piani preventivi si sviluppano eventualmente solo per farsi dare prestiti dalla banca, che chiede il business plan dell'azienda per valutare l'affidabilità.
Componenti del bilancio d'esercizio
Il bilancio d'esercizio delle aziende presenta alcuni report obbligatori:
- Conto economico: un documento contabile che riepiloga i costi e i ricavi di competenza di un determinato periodo e consente l'individuazione del risultato economico netto, ossia il reddito, che può essere un utile o una perdita, relativo allo stesso periodo. All'interno del conto economico si vede il proprio risultato economico, e la competenza economica con cui un ricavo e un costo vanno a CE varia; non basta ricevere un ordine perché ci sia un ricavo, ma esso è effettivamente maturato quando il proprio cliente è stato messo nelle condizioni di utilizzare il bene venduto. Il costo di produzione va nell'anno in cui c'è il relativo ricavo.
- Stato patrimoniale: è un documento contabile che descrive il capitale di funzionamento di un'azienda, ossia l'entità e la natura degli investimenti (attività) e dei finanziamenti (capitale netto e passività) in essere in azienda ad una certa data, quindi dà un valore alle attività, passività e capitale (o patrimonio) netto.
- Nota Integrativa: documento di completamento che fornisce una descrizione quali-quantitativa delle poste di conto economico e stato patrimoniale.
- Rendiconto finanziario: documento obbligatorio ai fini dei principi contabili internazionali e del nuovo articolo 2423 del Codice Civile, che sintetizza le cause di variazione della liquidità aziendale. È stato reso obbligatorio dal 2016, ma solo per le aziende con almeno 50 addetti, e si concentra sull'analisi delle cause di entrate e uscite.
Il bilancio ha finalità conoscitive interne e finalità conoscitive esterne. In primo luogo serve al management per fare il punto della situazione, capire cosa succede all'interno dell'azienda; allo stesso tempo, il fatto che ci sia molta normativa sul bilancio è a favore degli utilizzatori esterni, i quali altrimenti non avrebbero accesso all'azienda, informazioni sull'impresa, e quindi non potrebbero decidere se istaurare o meno un tipo di relazione con essa.
C'è tutta una serie di regole improntate alla prudenza per far sì che i report non siano portati a credere cose non vere, migliori rispetto alla realtà; è una tutela degli interessi dei soggetti esterni all'azienda, che devono nel limite del possibile sapere che quello che c'è in bilancio è solo il minimo di quanto presente in azienda.
Il bilancio quindi è una base conoscitiva che serve a una pluralità di soggetti, più all'esterno che all'interno. In particolare, rappresenta:
- Un rendiconto per valutare l'operato degli amministratori.
- Uno strumento di controllo di gestione.
- Un modo per assolvere obblighi giuridici (ad esempio: distribuzione utili, determinazione imponibile fiscale, calcolo compensi amministratori).
- Uno strumento di comunicazione per l'esterno (per gli stakeholder).
Stakeholder del bilancio
Tra i possibili stakeholder dell'azienda ci sono:
- Investitori attuali e potenziali (decisioni di acquisto azioni/quote societarie, mantenimento o vendita portafoglio azioni/quote societarie, sulla base della redditività ottenuta, del rischio finanziario ed operativo affrontato).
- Finanziatori a titolo di credito (decisioni di finanziamento sulla base della capacità di rimborso).
- Clienti e fornitori (decisioni continuità della relazione commerciale con l'impresa, sulla base della sua solidità, capacità di pagamento, qualità della relazione).
- Dipendenti (decisioni continuità della relazione con l'impresa, sulla base della sua stabilità, capacità di pagamento, opportunità di crescita).
- Concorrenti (valutazione della propria performance in relazione a quella di altre aziende del settore).
- Altri (territorio e consumatori, per valutare le opportunità di sviluppo e le scelte di consumo; governi e istituzioni locali per politiche fiscali, sostegno all'economia).
C'è un ampio impianto normativo dedicato al bilancio d'esercizio che riguarda: il Codice Civile, con diversi articoli che forniscono alcuni dettagli da rispettare; la normativa fiscale; i principi contabili nazionali emanati dall'OIC, Organismo Italiano di Contabilità; i principi contabili internazionali IAS/IFRS, o US GAAP, emanati dallo IASB. Quest'ultimi, rispetto al Codice Civile sono molto più dettagliati, dicono le regole nel rispetto di principi di fondo scritti in esso.
I principi contabili nazionali sono emanati dall'OIC; si applicano a tutte le aziende non obbligate ad adottare gli IAS/IFRS e che non hanno voluto aderirvi volontariamente. Quasi tutte le aziende aderiscono ai principi nazionali; ne sono esempi le società di capitali (S.p.A., S.A.p.A., S.r.l.), le imprese cooperative, i consorzi con attività esterna, le imprese individuali o società di persone (S.n.c., S.s., S.A.S.) nei limiti dei principi contabili nazionali. Al contrario non si applicano a aziende assicurative e istituti finanziarie che hanno, invece, leggi speciali proprie. Le aziende che devono erigere rispetto ai principi nazionali, e quindi aderiscono a quelli internazionali, sono quelle che vogliono farsi conoscere anche oltre al proprio territorio nazionale.
Clausola generale e principi di redazione
La clausola generale secondo il bilancio si basa su tre pilastri: chiarezza, veritarietà e correttezza.
Chiarezza
Significa che bisogna rendere le informazioni leggibili e comprensibili, e per far sì che siano tali bisogna rispettare gli schemi di bilancio. Gli schemi contenuti nel Codice Civile sono obbligatori, quindi bisogna attenersi ad essi; a livello nazionale ci sono schemi rigidi, e non si può avere troppa discrezionalità nel modificarli, mentre i principi internazionali non danno nessuno schema obbligatorio.
- C'è un divieto di raggruppamento delle voci, per questo spesso si vedono bilanci lunghissimi.
- C'è l'obbligo di inserire voci nuove, aggiungere all'elenco standard delle voci che rendano l'idea della risorsa in questione.
- Si parla inoltre di adattamento delle voci alla natura dell'attività.
- Comparabilità con esercizio precedente, che significa obbligo di riportare dati accanto all'esercizio precedente; i dati dell'esercizio devono essere stati ottenuti con le stesse regole di valutazione dell'esercizio precedente, altrimenti non si capisce niente. Per questo se prima si utilizzava una regola diversa, bisogna rifare il ricalco ai dati precedenti, come se le stesse regole fossero state applicate anche all'anno precedente, e nella nota integrativa si spiega il perché si sono cambiate le regole e i dati.
- Divieto di compensi di partite, cioè non si possono compensare tra loro per esempio crediti e debiti verso lo stesso soggetto.
Veritarietà
Significa prendere atto del fatto che è impossibile prendere decisioni certe su molti dati del bilancio. Non c'è una verità assoluta, ma solo un concetto di stima; si veda l'ammortamento, per il quale si prevede che un cespite (bene immobilizzato) duri per un certo numero di anni, ma potrebbe durare invece di più o di meno. Viene fatta una stima, basandosi su esperienze passate o su regole prefissate, le quali però non possono valere per tutto in modo universale; come gli ammortamenti, c'è un'infinità di dati che all'interno del bilancio è solo stimata. Essere veritieri significa prendere atto del fatto che ci siano stime; il massimo a cui si può tendere è l'applicazione di stime attendibili e ragionevoli quando ci sono valori soggettivi, e l'applicazione di stime corrette per i valori oggettivi (come ad esempio i pagamenti). I principi contabili suggeriscono come affrontare queste stime, quali sono le prassi più corrette e prudenti.
Correttezza
Prevede il rispetto della legge e delle regole amministrative, quindi bisogna seguire alla lettera i principi contabili e le norme. Oltre a questo la correttezza indica anche un atteggiamento neutro dei redattori del bilancio, i quali non devono cercare di trovare tra tutte le regole quella che farebbe apparire meglio agli occhi degli esterni la propria azienda, ma che riflette meno la sua sostanza.; bisogna quindi scegliere all'interno del Codice Civile la regola che spiega meglio la sostanza delle cose. L'amministratore dichiara, firmando il bilancio, di non aver manipolato la legge.
Secondo l'articolo 2423 vige l'obbligo di integrazione con informazioni complementari se le disposizioni di legge non sono sufficienti a fornire una rappresentazione veritiera e corretta; inoltre c'è l'obbligo di deroga alle regole civilistiche qualora, in casi eccezionali, la loro applicazione fosse incompatibile con una rappresentazione veritiera e corretta (è necessario darne motivazione in nota integrativa).
La clausola generale presenta un approccio piramidale, con essa alla punta e sotto di sé i principi più operativi nella sostanza; tali principi sono detti postulati di bilancio o principi di redazione.
Principio della prospettiva di funzionamento
Anche detto della continuità aziendale. Secondo questo principio, le logiche sottostanti le regole per la tenuta della contabilità generale e la redazione del bilancio d'esercizio ipotizzano che: l'azienda continuerà a operare così com'è a tempo indeterminato e non sia destinata alla vendita o a subire processi di fusione/scissione societaria, di liquidazione, di fallimento, eccetera.
In occasione di fusioni, scissioni, liquidazioni, viene redatto un apposito bilancio straordinario, sulla base di regole proprie e diverse da quelle che caratterizzano il bilancio d'esercizio; il bilancio d'esercizio non riporta, dunque, il valore di mercato dell'azienda. Questo principio condiziona notevolmente le modalità di valutazione dei beni e dei diritti vantati dall'azienda (attività patrimoniali).
Se si dovesse liquidare un'azienda all'interno del bilancio di liquidazione si va a cercare quanto si ricaverebbe dalla vendita sul mercato; nel bilancio d'esercizio non si vedono i prezzi di mercato, perché i beni patrimoniali, ad esempio impianti e macchinari, non sono destinati alla vendita, ma ad essere utilizzati a tempo indeterminato per un periodo duraturo per continuare l'attività d'impresa. C'è un altro obiettivo conoscitivo.
Se ci si fondesse con un'altra società in una nuova, ciascuna delle due ha un peso relativo diverso a seconda di quanto ciascuna delle due apporta; nella nuova società i rapporti di comproprietà dipenderanno dai valori di mercato di ciò che l'una e l'altra hanno portato. Anche in questo caso si ha una prospettiva legata a valori correnti. È tutta un'altra cosa: si può partire dal bilancio d'esercizio per stimare il valore, ma è tutto un altro discorso; non c'è nel bilancio il valore di un'impresa, piuttosto ci sono le informazioni per poterci arrivare.
Pertanto non si ragiona sul valore di mercato ma su altri dati che riflettono ipotesi di fondo sottostanti la logica con cui si redige il bilancio per cui l'azienda non viene venduta; i principi contabili danno delle specifiche modalità per valutare le attività dell'azienda nello stato patrimoniale.
Principio di prudenza
Il principio di prudenza è collegato in parte al precedente ed è quello che impatta più di tutti gli altri. L'obiettivo è cercare di dare informazioni ai terzi che non li traggano in inganno, quindi prudenti, che peggiorino e non migliorino il quadro, così chi legge le informazioni sa che quello è il valore minimo che c'è dentro quell'azienda; in questo modo su quello si può fare affidamento, perché non è impostato su stime troppo ottimistiche fatte alla leggera senza dati a sostegno che possano comprovare quanto detto.
Tale principio ha due principali implicazioni: il primo è il trattamento asimmetrico di costi e ricavi; ciò significa che nel momento in cui bisogna decidere quando in un bilancio vanno iscritti dei ricavi o dei costi a conto economico, per essere prudente si inseriscono i ricavi (o proventi) solo se certi, invece i costi (o oneri) anche se solo ragionevolmente possibili.
Prima di andare ad accrescere gli utili di un anno inserendo ricavi in più, bisogna essere sicuri che si siano veramente realizzati, invece i costi possono essere inseriti anche se sono solo presunti dopo la valutazione di determinate stime, in modo da prepararsi nell'eventuale avvenimento in futuro. Le stime non sono vere ma devono essere veritiere, basate su dati.
Il costo riduce gli utili dell'anno, porta a ridurre anche la ricchezza annuale da distribuire ai soci, che se non si tenesse conto non si rappresenterebbero i rischi connessi alla vendita dell'anno; c'è un legame con le vendite di quell'anno.
Se invece è stato ricevuto solo un ordine ma la vendita non si è conclusa nello stesso anno, il ricavo non è certo, quindi non viene inserito; in questo modo a CE ci sono meno ricavi e più costi, quindi meno utili da far uscire per i soci. Un esempio di costi solo ragionevolmente possibili sono gli accantonamenti. Questo è il primo modo con cui si realizza la prudenza, ed impatta a conto economico.
C'è poi un'altra conseguenza, che impatta invece di più sui valori nello stato patrimoniale, infatti implica l'utilizzo del metodo del costo come regola prevalente quando bisogna valutare l'attivo dello stato patrimoniale; riguarda i beni, le attività sia circolanti che immobilizzate, sia tangibili, materiali che intangibili, immateriali.
Se si ottiene un ordine, ma comunque i beni sono ancora in magazzino, quando si chiude il bilancio al 31/12, per trovare un valore dei beni in magazzino, ossia quanto sono costate, si guarda non il prezzo di mercato (che si guarda solo nel caso ci sia stata una svalutazione e quindi il prezzo di vendita è minore rispetto al costo per produrre il bene), ma il costo di produzione. Ci si limita solo al costo; i principi internazionali ragionano con un'altra logica.
Anche in questo caso l'obiettivo è essere prudenti per la tutela dei terzi; infatti, per prudenza la normativa italiana prevede che le attività non liquide vengano valorizzate al loro costo di acquisto (o di produzione), al netto di eventuali perdite di valore. È il caso, ad esempio, di automezzi, macchinari, fabbricati, beni in magazzino, eccetera, valutati prudentemente al costo, qualora il loro valore di mercato sia superiore; il valore corrente/di mercato viene utilizzato, prudentemente, solo se inferiore al costo.
Pertanto, il metodo di valutazione al costo tutela i terzi esterni all'impresa (come fornitori, banche, dipendenti) che, leggendo il bilancio, non devono essere indotti a sopravvalutare il patrimonio aziendale. Il costo rappresenta, in un certo senso, il valore minimo delle attività (salvo svalutazioni).
In sintesi, si considera il costo per prudenza, perché i beni sottoposti a valutazione non sono effettivamente destinati alla vendita (si veda il principio della prospettiva di funzionamento), e perché la valutazione al valore di mercato sarebbe una stima, quindi non sarebbe affidabile/oggettiva, ma più volatile e sottoposta al rischio che quel valore possa cambiare da un giorno all'altro, non esistendovi effettivamente un compratore reale.
Quando si vuole comprare le azioni di un'azienda, acquisire le partecipazioni di altre imprese in modo speculativo, se l'investitore ha una certa attitudine al rischio, è interessato a carpire le potenzialità dell'azienda, preferisce che nel bilancio ci siano dati a valori correnti, attuali, di mercato piuttosto che valori storici, riguardanti il passato dell'azienda; al contrario, se l'investitore non è avvezzo al rischio oppure non è un investitore, ma una banca o un fornitore, preferisce avere dei dati più prudenti. Quindi dipende da quale prospettiva si vuole adottare.
Principio della competenza economica
È diverso dal principio della competenza finanziaria, la quale parla di entrate e uscite di liquidità, in base a essa si redige il rendiconto finanziario, si determinano i flussi di cassa e la liquidità presente presso i conti correnti; il conto economico invece rileva ricavi e costi che sono tali a prescindere dalle loro rispettive entrate e uscite. La competenza di un ricavo arriva secondo certe regole, quella di un costo secondo altre, e poi dipende dal tipo di costo di cui si parla. Un ricavo è di competenza economica quando si realizza, non quando...
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