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Principi contabili internazionali

Introduzione degli IAS/IFRS in Europa

Parliamo dell’evoluzione di una normativa europea in materia di bilancio, in quanto vengono coinvolte direttive che sono comunitarie; tali direttive vanno recepite nei vari stati membri. Questa slide prende in considerazione una serie di direttive comunitarie in materia di bilancio che sono le più interessanti.

Evoluzione normativa europea in materia di bilancio

Se finora abbiamo visto il contesto normativo di riferimento, dobbiamo però chiederci quale sia stata l’esigenza alla base di questa normativa europea. Agli inizi degli anni ’90 vi era l’esigenza di rendere comparabili i bilanci delle società europee quotate, proprio perché in un mercato comunitario anche la normativa economico-finanziaria doveva rendere comparabili i dati di società differenti appartenenti ai vari paesi europei. Perciò sono stati introdotti i vari principi contabili internazionali con un regolamento del 2002 (obiettivo principe è la comparabilità dell’informativa finanziaria derivante dai bilanci che vuole garantire un elevato grado di trasparenza e quindi di comunicazione a disposizione dei vari stakeholder coinvolti nell’operato dell’azienda.

Il regolamento ha avuto questo dettato nel senso che tutte le società (comprese le banche e assicurazioni) quotate in un mercato regolamentato della Comunità Europea hanno dovuto redigere il bilancio consolidato (cioè del gruppo), utilizzando questi principi contabili internazionali (IAS/IFRS), a partire dall’esercizio avente inizio 1 Gennaio 2005.

Per tutte le altre società: vi è l’opzione dei singoli Stati. Gli Stati membri possono anche autorizzare o obbligare le società quotate dell’UE ad usare i principi contabili internazionali per i loro conti annuali e le società non quotate dell’UE ad utilizzarli per i conti annuali/consolidati (es.: in Italia, D.Lgs. 38/05).

Dunque, abbiamo visto la necessità che era quella dell’armonizzazione, abbiamo visto la risposta che sono i principi contabili internazionali, ma qual è stata la conseguenza? La conseguenza è stata che la comunicazione eco-fin, che ha l’obiettivo di far comprendere la dinamica eco-fin di un’azienda (sia in un‘ottima passata che prospettica), deve essere una normativa il più possibile armonizzata per far sì che i bilanci delle società dei vari stati membri siano comparabili.

Quando parliamo di una comunicazione eco-fin facciamo riferimento sia ad aspetti di natura quantitativa (legati alla sfera economica, finanziaria e patrimoniale), ma anche ad aspetti di natura più qualitativa, compresi anch’essi nel fascicolo di bilancio (possono influenzare quelli di natura qualitativa). Ad esempio i documenti di bilancio italiani sono composti da stato patrimoniale e conto economico (di natura quantitativa) e dalla nota integrativa (natura quali-quantitativa); anche nel contesto della normativa comunitaria ci saranno entrambe le tipologie di documento.

Quindi, questa comunicazione finanziaria armonizzata vuole favorire la comunicazione dell’andamento della gestione aziendale da parte degli stakeholder e ha proprio un ruolo di collegamento tra l’impresa da un lato e i suoi interlocutori dall’altro.

Essa diventa uno strumento di gestione del consenso da parte degli interlocutori (stakeholder) dell’azienda, ovvero coloro i quali devono, nei vari momenti del ciclo di vita aziendale, dimostrare o meno un sentimento di fiducia nei confronti della capacità dell’azienda nel soddisfare le loro attese (differenti a seconda della categoria di interlocutore con il quale stiamo parlando).

La ricerca del consenso viene sollecitata mediante l’illustrazione agli interlocutori dei vantaggi derivanti dall’adesione al progetto strategico dell’impresa; inoltre, trovano altresì indicazione gli svantaggi derivanti da un mancato sostenimento della linea proposta dal management.

Questo processo di comunicazione si inserisce nella cosiddetta adesione sociale degli stakeholder al progetto economico dell’impresa; questo aspetto è un aspetto molto forte, ad esempio quando un’azienda è in una situazione di difficoltà eco-fin, spesso e volentieri interagisce con il sistema bancario per chiedere una rimodulazione degli aspetti finanziari ad esempio legati ad un mutuo. In questo caso la banca deve aderire o meno al progetto strategico della società di risanarsi. Da questa adesione sociale del sistema bancario, dipende sicuramente la disponibilità di nuove risorse finanziarie per l’azienda stessa.

Abbiamo quindi capito quanto il processo di comunicazione economico aziendale influisca non solo sulla volontà degli stakeholder ma anche proprio sulle possibilità dell’azienda stessa.

Possiamo affermare dunque, che l’azienda ha spostato un atteggiamento di maggiore attenzione nei confronti degli stakeholder, proprio per garantire la protezione dei loro interessi, nell’ottica di un raggiungimento congiunto di obiettivi, da un lato di consenso sociale, e dall’altro di redditività aziendale.

Se immaginiamo l’azienda inserita nel suo contesto, vediamo il processo di input-output, che riversa una serie di prodotti/servizi; i suoi stakeholder hanno necessità di valutare i risultati raggiunti dall’azienda proprio in un sistema di valutazione eco-erenza attesa nei risultati. La comunicazione aziendale in questo caso è uno strumento che permette di comunicare al mercato gli output raggiunti, e far sì che gli stakeholder possano valutare la coerenza tra l’attesa e i risultati.

Un buon processo di comunicazione aziendale ha un elemento di ritorno, in quanto può favorire o meno l’espressione del consenso sociale da parte del contesto esterno (ambiente).

IASB e IAS/IFRS

In tutto questo processo di normativa di armonizzazione, abbiamo un’organismo (un attore) che si chiama IASB (International Accounting Standards Board) il quale, istituzionalmente, ha il ruolo di definire ed approvare i principi contabili internazionali denominati IFRS (International Financial Reporting Standard); quest’ultimi si aggiungono ad una serie di principi contabili internazionali, precedentemente chiamati IAS (International Accounting Standard), che erano emanati da un precedente organismo, IASC (International Accounting Standards Committee).

In sostanza abbiamo un insieme di normative internazionali in materia di contabilità, che chiameremo principi contabili internazionali, che nel corso del tempo hanno cambiato nome; i primi si chiamavano IAS, emanati dallo IASC, successivamente il nuovo organismo, lo IASB, definisce e approva dei principi contabili internazionali che hanno cambiato nome e che ora si chiamano IFRS.

La formazione degli IAS/IFRS

Principi contabili internazionali emanati dallo IASB

  • IAS: International Accounting Standards (emessi prima del 2001)
  • IFRS: International Financial Reporting Standards (emessi dal 2001)

Come mai questa differenza tra prima e dopo il 2001? Il termine IAS evidenziava il taglio prettamente contabile – accounting – sulla base del quale erano stati predisposti gli IAS. Successivamente, vi è stata un parziale ridimensionamento di tale atteggiamento: con gli IFRS, si è voluto garantire il trasferimento di informazioni di importante livello qualitativo, di natura contabile e finanziaria, attraverso il bilancio. In realtà il processo di formazione degli IAS/IFRS, che vede come organismo di riferimento lo IASB, coinvolge una serie di comitati e ha coinvolto dei comitati.

In particolare:

  • SIC: Standing Interpretations Committee (Gruppo di esperti dello IASB che definisce una serie di documenti interpretativi redatti per completare il testo dei principi contabili internazionali) (emessi prima del 2001)
  • IFRIC: International Financial Reporting Interpretations Committee (Comitato che controlla periodicamente l’applicazione dei principi, anche suggerendo una adeguata interpretazione ed un trattamento per le casistiche non trattate dal principio) (emessi dal 2001)

Questo processo di formazione degli IAS/IFRS è un processo che vede coinvolti una serie di attori a cui vengono chiesti pareri, suggerimenti e giudizi. In particolare i principi contabili internazionali sono abitualmente predisposti utilizzando un processo di consultazione, chiamato due process, molto articolato, a livello internazionale e il quale coinvolge una serie di soggetti (attori), tra i quali:

  • Esperti di contabilità
  • Analisti finanziari
  • Borse valori
  • Autorità di regolamentazione e controllo dei mercati
  • Organismi di vigilanza
  • Standard setters nazionali

Questi attori che sono molteplici e di natura differente, vengono coinvolti durante questo due process, con la richiesta di pareri, giudizi e commenti.

I principali passaggi del processo di formazione della normativa comunitaria sono:

  • Lo staff tecnico individua ed esamina i temi connessi ad un argomento giudicato rilevante ai fini dell’emanazione di un principio e valuta l’applicabilità ad esso dello IASB Framework. Su alcuni temi viene pubblicato un Discussion Paper (DP).
  • Consultazione con l’IFRS Advisory Council circa l’opportunità di inserire l’argomento nell’agenda dello IASB.
  • Pubblicazione e diffusione al pubblico di un Exposure Draft (ED), contenente la bozza del nuovo principio contabile internazionale in corso di esame.
  • Valutazione, da parte dello staff tecnico, dei commenti ricevuti sull’Exposure Draft (ED).
  • Approvazione da parte del Board del nuovo principio contabile internazionale.
  • Verifica post-implementazione.

IASB e IAS/IFRS

I principi contabili internazionali sono pubblicati dallo IASB in lingua inglese (o “Bound Volume”) con una certa periodicità e tradotti nelle lingue dei Paesi dell’Unione Europea (tra queste, anche l’italiano). Il principio contabile è suddiviso in due parti:

  • Principio contabile (propriamente detto Part A o unaccompanied standard, formato: dal Principio contabile internazionale, e dalle Appendici (es.: A, B, C) le quali sono parte integrante del principio contabile;
  • Documenti (Part B) che costituiscono gli allegati al principio contabile, ma che non ne costituiscono parte integrante: Motivazioni per le conclusioni (o “Basis for conclusion” o “BC”), Guida applicativa (o “GUIDANCE ON IMPLEMENTING” o “IG”), Esempi (o “Illustrative Example” o “IE”).

La guida applicativa e gli esempi sono allegati molto utili per comprendere meglio il dettato del principio contabile internazionale. La prima parte del principio è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (oltre ad essere disponibile gratuitamente sul sito www.ifrs.org), mentre la seconda parte è pubblicata soltanto dallo IASB. Se prendiamo in mano il testo di un principio contabile internazionale, vediamo che questo ha una sua struttura propria:

  • Prima parte le finalità del principio (Objective);
  • Ambito di applicazione del principio stesso (Scope);
  • Una serie di definizione (definitions), che potrebbero essere riportante direttamente in una parte dell’appendice.

Successivamente viene normata la rappresentazione delle voci di bilancio coinvolte da questo principio contabile internazionale:

  • Primo momento si parla della cosiddetta rilevazione iniziale della problematica;
  • Aspetti legati alla valutazione iniziale;
  • Aspetti legati alla valutazione successiva;
  • Eliminazione.

Processo di omologazione degli IAS/IFRS dall’UE

Il Regolamento (CE) 1606/2002 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 luglio 2002 ha previsto una procedura di omologazione (endorsement mechanism) a livello europeo. Si tratta della traduzione e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE.

A livello tecnico: l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group, organizzazione privata sostenuta dagli standards setters nazionali, associazioni di categoria e di regolamentazione dei mercati borsistici, ecc.) ha il compito di:

  • Effettuare la valutazione tecnica degli IFRS e degli IFRIC;
  • Presentare proposte di variazione alle direttive contabili U.E., al fine di modificare la normativa comunitaria ed evitare divergenze con gli IFRS.

A livello politico: l’Accounting Regulatory Committee (ARC), espressione degli Stati membri, ha il compito di vagliare e fornire il riconoscimento ufficiale al lavoro svolto dai tecnici. Successivamente, il principio contabile internazionale viene recepito dalla Commissione Europea con apposito Regolamento della Commissione.

Le norme italiane su utilizzo degli IAS/IFRS in Italia – D.lgs. 38/2005

Se un aspetto è disciplinato sia dai principi contabili internazionali sia dalla norma interna, prevalgono i principi contabili internazionali. Se un aspetto non è disciplinato dai principi contabili internazionali, si applica la normativa interna. Gli IFRS sostituiscono gli artt. 2423 e ss. c.c. aventi per oggetto il bilancio. Qualunque riferimento al bilancio da parte di norme italiane deve intendersi come riferimento al bilancio redatto secondo gli IFRS.

I principi contabili internazionali IAS/IFRS sono stati introdotti nell’Unione Europea dal Regolamento (CE) 1606/2002 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 luglio 2002. I principi contabili internazionali IAS/IFRS sono continuamente aggiornati e modificati dallo IASB, con successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

I principi contabili internazionali IAS/IFRS sono stati resi obbligatori dalla Comunità Europea dal 1° gennaio 2005 per la redazione del bilancio consolidato delle società quotate in borsa. Essi sono stati adottati dall’Italia con il D.Lgs. 38/2005, il quale regola l’utilizzo degli IFRS per le società italiane diverse dalle società quotate, nonché l’utilizzo degli IFRS per la redazione del bilancio d’esercizio.

Qui vediamo una schematizzazione del dettato del d.lgs 38/2005. L’obbligatorietà del bilancio consolidato IFRS si ha avuta dal 2005, mentre per quanto riguarda il bilancio d’esercizio della capogruppo c’è stata la facoltà dall’esercizio 2005 ma l’obbligatorietà dal 2006.

Le norme italiane – OIC (Organismo italiano di contabilità)

Quando parliamo di normativa italiana non possiamo non citare l’OIC (Organismo italiano di contabilità) che ha fatto diversi interventi per definire l’applicazione di alcune disposizioni in Italia. Qui vediamo una serie di linee Guide operative predisposte dall’OIC:

  • Guida operativa per la transizione ai principi contabili internazionali (IAS/IFRS);
  • Guida operativa sulla informativa di bilancio prevista per i soggetti che adottano i principi contabili Internazionali;
  • Guida operativa ‘Aspetti applicativi dei principi IAS/IFRS’;
  • Guida operativa sulla disciplina della distribuzione di utili e riserve ai sensi del D.Lgs. 28 febbraio 2005, n°38;
  • Guida operativa sui bilanci di liquidazione delle imprese IAS compliant.

Confronto tra bilancio C.C. e bilancio IAS/IFRS

Il bilancio d’esercizio redatto secondo il dettato del Codice Civile non può essere confrontato con il bilancio d’esercizio redatto secondo i principi contabili internazionali, anzi tra i due metodi esiste una sorta di muraglia cinese.

Le due fonti legislative (il Codice civile, da un lato, e il Regolamento CE di recepimento dei principi contabili internazionali, dall’altro) infatti, rappresentano due sistemi alternativi nella redazione del bilancio d’esercizio. In particolare, le principali differenze tra la normativa civilistica italiana e quella internazionale sono sei (da sapere per esame):

  • L’interesse tutelato dal documento di bilancio;
  • Il reddito e patrimonio determinato dal documento di bilancio;
  • Il principio prevalente nella redazione del bilancio;
  • I criteri di valutazione nel redigere il bilancio;
  • La rappresentazione delle voci in bilancio;
  • I documenti che compongono il bilancio d’esercizio.

1) L’interesse tutela dal documento di bilancio

Vediamo fin da subito la comparazione civilistica e quella internazionale, in quanto è facile percepire che la normativa civilistica va a tutelare quelli che sono i creditori dell’azienda, mentre la normativa internazionale va a tutelare gli investitori, vediamo in che senso. È possibile affermare che il bilancio di esercizio redatto secondo i principi civilistici si fonda sul modello europeo di origine continentale (es. Germania), il quale ha come obiettivo la tutela dell’interesse dei creditori. Per tutelare i creditori, il fascicolo di bilancio non deve fornire un’immagine ingannevole della società, ossia più florida di quella effettivamente esistente (sotto il profilo economico, finanziario e patrimoniale).

Per fare in modo che dalla normativa di bilancio non ne esca un’immagine sopravvalutata delle effettive condizioni dell’azienda, tale tutela viene concretizzata mediante i seguenti postulati di bilancio, il quale deve esporre un risultato d’esercizio ed un patrimonio prudenzialmente (la prudenza evita immagini ingannevoli) attribuibile alla società:

  • Costo storico dei beni e dei diritti (il bene viene scritto in bilancio secondo il suo costo di acquisto, di produzione: costo dell’acquisto più tutti gli oneri accessori);
  • Prudenza nelle valutazioni di bilancio (o principio del minor valore): nel conto economico vengono imputate le perdite anche solo se presunti mentre non vengono imputati gli utili sperati.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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