Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

cui viene effettuato l'investimento non si eguagliano più i rendimenti lordi, si eguagliano però i

rendimenti netti indipendentemente dal Paese dove risiedono.

Se entrambi i soggetti investono in Francia entrambi hanno l'aliquota francese e quindi lo stesso

rendimento in quanto sono posti in condizioni uguali, la tassazione è alla fonte ed hanno la stessa

aliquota; indipendentemente dal Paese dove risiedono.

Possono essere diverse le aliquote del Paese fonte ma comunque il rendimento netto può essere

maggiore ma comunque uguale a parità di investimento sullo stesso territorio.

La Capital Import Neutrality (CIN) viene garantita con il principio della fonte c'è una neutralità

rispetto all'importazione di capitale perché i soggetti residenti nello stesso Paese hanno lo stesso

trattamento. Questa condizione garantisce un'efficiente allocazione internazionale del risparmio che

può essere visto come un' astinenza dal non consumare oggi per consumare di più domani. Il fatto

che i rendimenti netti siano uguali per tutti, tutti hanno lo stesso tasso marginale di sostituzione

intertemporale tra consumo presente e futuro. I capitali però tendono a muoversi dove le aliquote

sono più basse quindi c'è incentivo alla concorrenza fiscale; in presenza di aliquote diverse fra i

Paesi il rendimento lordo è diverso e la CEN viene violata non consentendo un'allocazione

efficiente di capitale. La concorrenza fra tassazione può essere molto dannosa in quanto gli Stati

non sono più in grado di raccogliere il gettito per garantire la spesa pubblica e allora si tende a

tassare i beni immobili in quanto fonte certa di gettito, di solito hanno aliquote più alte di quelli

mobili.

Il risparmio è un flusso annuale che viene deciso di anno in anno; il capitale è uno stock di

disponibilità di portafoglio. È più facile spostare il capitale che la residenza anche se si profilano

molti casi di elusione ed evasione di soggetti che spostano la residenza all'estero.

CEN:

• Il sistema di tassazione non distorce le scelte di localizzazione del singolo risparmiatore;

• Il rendimento lordo è uguale in tutte le giurisdizioni: è garantita l'efficienza produttiva

• I risparmiatori dei singoli paesi avranno un rendimento netto diverso e dunque un diverso

incentivo a risparmiare (non vi è efficienza nell'allocazione del risparmio)

CIN:

• I rendimenti lordi siano diversi, in presenza di aliquote diverse nei paesi (non vi è efficienza

produttiva)

• I risparmiatori, nei diversi paesi, avranno lo stesso rendimento netto e quindi lo stesso

incentivo a risparmiare

Il principio di residenza:

a) comporta il gettito dell'imposta sia percepito solo dal paese di residenza del percettore,

anche redditi prodotti all'estero

b) è coerente con il principio di equità orizzontale (tutti i redditi compresi all'interno), devo

tenere conto dei redditi interni ed esteri. Capace di ricondurre tutte le forme di reddito in

capo al soggetto (world wide taxation)

Il principio fonte:

a) comporta che il gettito d'imposta sia percepito solo nel paese fonte del reddito

b) è coerente con una tassazione di tipo reale, che non tiene conto della condizione personale e

soggettiva dei contribuenti (del loro reddito complessivo). Si tassa nello stesso modo

indipendentemente dalla posizione soggettiva del contribuente tende a violare il principio di

equità orizzontale e verticale.

Sistemi misti

Ci possono essere fenomeni di doppie imposizioni giuridiche che dovrebbe essere eliminata o

evitata in quanto duplica l'imposta che incide sullo stesso soggetto con lo stesso presupposto

impositivo.

Si cerca di evitare queste doppie imposizione attraverso un credito d'imposta pagata all'estero data

dal paese di residenza.

Esempio

Risparmiatore 100 euro ; Paese F aliquota 20% ; Paese H aliquota 40%

Il soggetto paga nel paese fonte (F) 20; il risparmiatore paga in (H) 40 – 20 per imposte pagat

Gli effetti economici prodotti dipendono dall'aliquota interna rispetto all'estera:

1. Se è maggiore a quella estera il risultato è uguale al principio di residenza è diverso solo la

ripartizione del gettito

2. Se è minore a quella estera non si da rimborso e l'aliquota rilevante resta quella estera, come

nel caso del principio di fonte.

a) Il credito può essere illimitato viene riconosciuto tutto ciò pagato all'estero

b) Il credito è limitato viene riconosciuta solo il credito fino ad arrivare a pareggio

Nella realtà solitamente si hanno forme di tassazione diverse in base alla tipologie di reddito preso

in considerazione:

• Si tassa in base al principio di residenza per i redditi delle attività finanziarie (risparmio)

• Si tassa in base al principio di fonte per gli investimenti diretti (impresa che apre uno

stabilimento); ad oggi si parla di territorialità utilizzando un sistema di esenzione.

Risparmio ed Investimenti in economia aperta

In economia aperta c'è un grosso vantaggio di

mobilità di capitale, il capitale si sposta dove è

più produttivo. Non si ha più la necessità di

eguagliare risparmio ed investimenti perché

possiamo importare ed esportare capitali.

Si hanno più investimenti di quelli che si

avrebbero in economia chiusa per il tasso r*

date le preferenze dei miei risparmiatori

risparmiano fino a S ma si può investire fino ad

0

I in economia aperta date le curve degli altri

0

paesi la distanza è colmata da importazioni di

altri capitali.

Se tasso il risparmio, tendenzialmente secondo

il principio di residenza, sia che un risparmiatore investa all'interno oppure all' estero non può

sfuggire alla tassazione ci rimette il soggetto tassato sempre supponendo che si possano accertare i

redditi e i capitali siano perfettamente mobili ottenendo un rendimento netto più basso. Questa

tassazione crea un effetto distorsivo sulle scelte di risparmio riducendolo. Gli investimenti

rimangono inalterati e per bilanciare aumentano le importazioni di capitali.

Se la tassazione è in base al principio di residenza il risparmio interno si riduce, non si riducono gli

investimenti aumentano le importazioni di capitali dall'estero.

Le ipotesi restrittive sono:

• Capitali siano perfettamente mobili

• Gap tra risparmio e investimenti è sempre colmata dal risparmio dei non residenti

• Sempre possibile accertare i redditi

Se invece tassiamo gli investimenti, in base al principio di fonte, non si producono gli stessi effetti

dell'economia chiusa. È preferibile per un'economia piccola aperta ridurre le imposte sulle società

piuttosto che quella sui prestatori di fondi perché non vi è una distorsione sull'importazione di

capitali che si crea invece tassando gli investimenti. Se tasso gli investimenti ho degli effetti

economici importanti perché si riducono gli investimenti all'interno del Paese quindi è

un'importante scelta a livello di politica. È meglio tassare in base al principio di residenza piuttosto

che alla fonte, c'è una buona motivazione economica a detassare le imprese e aumentare le imposte

per gli investitori.

Se tassiamo in base al principio di fonte, l'impresa

deve ottenere un rendimento lordo più alto per poter

poi pagare le imposte e remunerare il risparmiatore con

il rendimento riconosciuto a livello internazionale r*.

Quindi dovrà investire di meno spostandosi a sinistra

in modo da ottenere un reddito lordo più alto. Si

riducono gli investimenti e si riducono le importazioni

di capitali allo stesso tempo.

La tassazione dell'impresa con aliquote diverse fra

Paesi può provocare:

• Inefficiente allocazione del capitale (il capitale

va dove è meno tassato invece di dove è più produttivo)

• Concorrenza fiscale per attrarre investimenti esteri

Difficile armonizzarsi a livello internazionale e rendere l'aliquota interna ed estera uguale in modo

da rispettare contemporaneamente la CIN e la CEN già all'interno della stessa UE non si è mai

riusciti ad avere una stessa tassazione con le stesse regole. Seppur rispettando una perfetta neutralità

limiterebbe il potere decisionale di ogni singolo Stato, hanno già rinunciato alla politica fiscale

dandola in mano a livello comunitario.

Il rispetto della CEN è preferibile rispetto alla CIN per i redditi delle attività finanziarie in quanto le

distorsioni nell'allocazione del flusso di risparmio internazionale sono ritenute meno rilevanti delle

distorsioni nell'allocazione di stock di capitale (principio di fonte). L'applicazione del principio di

residenza è coerente con il principio di equità orizzontale e deve essere possibile però accertare i

redditi derivanti da investimenti esteri.

Per la tassazione degli investimenti sono importanti sia la CEN che la CIN:

• La CEN garantisce che la tassazione sia la medesima su un investimento di fonte interna e

su uno di fonte estera (es. madre e figlia azienda). Se ci fosse il principio di fonte non è più

indifferente

• La CIN è importante che imprese di nazionalità diversa competano ad armi pari

indipendentemente dal paese di residenza sul mercato di riferimento.

Dal punto di vista degli Stati nessuno dei due criteri è ottimale in quanto CEN e CIN sono criteri di

efficienza e neutralità internazionale. A livello di singolo Stato sarebbe preferibile un sistema di

deducibilità delle imposte pagate all'estero e non di credito o di esenzione. Se guardo il benessere

locale interessa che un investimento dia lo stesso rendimento tra interno e estero senza contare le

imposte che quell'investimento ha pagato all'estero. L'importante è tassare quel rendimento al netto

delle imposte estere, ciò che rimane al di fuori dei confini nazionali non mi interessa. Dal punto di

vista nazionale ogni singolo Paese dovrebbe avere un sistema di deduzioni delle imposte pagate

all'estero e non di detrazione e esenzione.

Guardando il singolo Paese bisogna guardare criteri di neutralità nazionale che producono effetti

molto diverse da CIN e CEN, si sono sviluppati nella letteratura altri concetti di neutralità.

La Capital Ownership Neutrality (CON) è la neutralità rispetto alla proprietà del capitale, si

guarda se vi è una tassazione uguale o diversa in funzione della nazionalità dell'investitore. L'idea

nasce perché molti investimenti all'estero non sono investimenti green field investment (dal nulla)

ma quelli internazionali sono delle acquisizioni di imprese già esistenti.

L'attenzione è sulla struttura proprietaria dell'impresa, investimenti esteri che assumono la forma di

acquisizioni di imprese già esistenti. L'acquisizione avviene perché si ritiene di sfruttare meglio l'

assett acquisito, vogliamo un sistema di tassazione internazionale neutrale. Un sistema tributario

non dovrebbe discriminare sul fatto che un'acquisizione avvenga da un investitore straniero o meno,

vince sul mercato chi è più bravo a creare valore da questa risorsa.

Questa situazione è rispettata se vengono rispettate:

• Tassazione pura in base al principio di residenza

• Tassazione pura in base al principio della fonte

Nella realtà tende a prevalere il principio di fonte, tassazione territoriale il reddito viene tassato

dove viene prodotto. La tassazione in base al principio della fonte soddisfa meglio la CON in

quanto si ottiene un'ottimalità anche in termini nazionali in quanto rende più competitive le

multinazionali residenti (National Ownership Neutrality = NON). Se si ha il principio di fonte si

rendono egualmente competitive le imprese operanti sul mercato, indipendentemente dallo Stato di

provenienza dell'imprenditore. Garantisce una maggiore competitività delle imprese a livello

internazionale.

Se ci fosse il principio di residenza (es. USA) e ho un'aliquota più alta di un altro Paese le

multinazionali non sono sullo stesso piano competitivo delle multinazionali di quel Paese che

operano con il principio di fonte in quanto vengono tassate solo con le aliquote del Paese in cui

vanno ad investire.

Il principio di residenza puro sarebbe impensabile in quanto tutti gli utili dovrebbero essere tassati

in tutto il mondo appena prodotti, richiederebbe uno sforzo burocratico inimmaginabile. Nella

realtà viene applicato il principio di residenza con un credito limitato e poi vi è anche il problema di

tassare i redditi che devono ancora rientrare nel Paese di provenienza, vengono tassati solo gli utili

distribuiti non tutto l'utile. Finché non vengono rimpatriati gli utili vengono tassati con l'aliquota del

Paese di produzione (deferral = la tassazione nel paese della casa madre viene differita al momento

della distribuzione degli utili).

Un sistema non puro di residenza è un sistema ibrido che crea molti problemi e distorsioni: se

l'aliquota del paese di residenza è più bassa di quello fonte applicare un credito limitato trasforma il

principio di residenza a un principio di fonte (prevale l'aliquota estera); inoltre il problema del

deferral non c'è incentivo di una filiale estera a far rimpatriare i capitali se l'aliquota del paese

madre è molto più alta di quello del paese in cui viene prodotto (problema molto attuale negli USA

perdita di gettito).

La tassazione secondo il principio di fonte viola però la CEN in quanto il capitale tenderà ad andare

dove viene meno tassato e non dove è più produttivo. Il principio di fonte oltre ad impedire

un'efficiente allocazione internazionale del capitale crea una convenienza a spostare le basi

imponibili dove l'aliquota è più bassa spostando i profitti (profit shifting) generando una base

erosion, generando perdite di gettito per lo Stato. Si tenta di spostare i ricavi dove le aliquote sono

più basse e i costi dove le aliquote invece sono più alte, generando meccanismi di elusione fiscale

cercando di aggirare la tassazione alla fonte. Bisogna capire se si tratta di una convenienza

economica oppure un sotterfugio solamente per aggirare l'imposizione fiscale. Un altro metodo per

spostare i capitali è un finanziamento tra imprese dove la capogruppo ha una tassazione minore, la

filiale deduce gli interessi passivi dove c'è una tassazione più alta e vanno in capo alla madre, forma

di finanziamento utilizzate per collocare le basi imponibili dove le aliquote sono più basse. Lo Stato

deve tassare fattori meno mobili (es. lavoro) o deve avvalersi di una spesa pubblica inferiore a

quella che sarebbe stata se non si fossero attuale queste politiche.

Risulta anche di difficile applicazione il principio della fonte per imprese che svolgono diverse

attività in Paesi diversi risulta difficile tassare la fonte di quel reddito. Il sistema adottato

attualmente è quello del separate accounting che implica la tassazione sia opportunamente sul

profitto dove i prezzi vengono allocati su ogni singola impresa operante nei vari Paesi. I redditi poi

vengono tassati in modo diverso a seconda della loro natura, gli interessi generati vengono sempre

tassati secondo il principio di residenza e non a quello delle fonte. Se il finanziamento avviene

invece con capitale proprio tende a prevalere il principio di tassazione alla fonte degli utili che

ritornano alla holding, se invece il finanziamento avviene con capitale di debito tende a prevalere il

principio di residenza. LA TASSAZIONE SOCIETARIA

Un' impresa ha sempre un orizzonte temporale, si parla sempre della storia passata che la

condiziona, a differenza di un reddito che riguarda il singolo periodo d'imposta.

Si sono sviluppati nella letteratura economica diversi indicatori sintetici che permettano confronti

spazio-temporali.

Aliquota legale

Indicatore più semplice e disponibile, si può trovare comodamente online. Ci sono dei Paesi che

hanno sistemi di tassazione sia locali che nazionali oppure ci possono essere diverse imposte che

incidono sui profitti (es. in Italia si guarda non solo IRES ma anche IRAP). L'aliquota legale è

l'indicatore importante per l'incentivo che può avere un'impresa di spostare i profitti da una parte

all'altra, capire quanto pago su ogni euro di profitto.

Cosa incentiva un'impresa a investire in un Paese rispetto ad un altro devo guardare anche alla base

imponibile.

Aliquote effettive

L'aliquota tiene conto oltre all'aliquota legale anche ai criteri di determinazione della base

imponibile, se ci sono delle deducibilità ed eventuali crediti d'imposta. Prende in considerazione il

complesso della determinazione dell'imposta. Queste aliquote possono assumere diverse forme e

valutano gli effetti della tassazione sulle scelte di investimento delle imprese.

Ci sono diverse tipologie di aliquote effettive:

• backward looking

Guardano al passato; sono aliquote che possono essere micro (dati osservati d'impresa) oppure

macro (contabilità economica / gettito dell'imposta societaria in Italia). Sono indicatori ex-post, utili

per valutare l'onere effettivo di imposta sulle imprese (micro) o sui fattori produttivi (macro).

Dipende dalle scelte che l'impresa ha già effettuato in passato per questo vengono definite backward

looking sono frutto di scelte passate che producono effetti ad oggi.

• forward looking

Si basano sull'onere fiscale atteso in futuro su un' impresa che effettua un progetto d'investimento.

Sono calcoli ipotetici in cui ci si domanda (ex-ante) le imposte che dovranno essere pagate per tutta

la durata del progetto d'investimento e qual'è il rendimento minimo che il progetto deve avere per

coprire almeno i suoi costi. Questa visione prospettica permette di capire qual'è l'effetto della

tassazione sulla convenienza ad investire dove e in quale misura.

Micro Macro

Backward Imposte / utili da singoli bilanci di impresa o Gettito delle imposte sulle

dichiarazioni società / stima macro della base

imponibile

(aliquote implicite)

Gettito dell'imposta societaria/

PIL e / T

Forward Aliquote marginali effettive (EMTR)

Aliquote medie effettive (EATR)

• EMTR & EATR

Aliquote perché sono una differenza tra rendimento lordo e netto in % sul rendimento lordo

(esprime una %).

Effettive perché tengono conto dei criteri di determinazione dell'imponibile e dell' imposta.

Marginali effettive se facciamo riferimento ad un investimento che copre appena i costi, i

rendimento lordo è il costo del capitale cioè l'aliquota marginale effettiva risponde al quesito di

rendimento minimo al fine di coprire i costi (tassazione, ammortamento e costo finanziario del

capitale). L' investimento marginale è quello che per ultimo faccio perché è quello che copre solo i

costi.

Medie riguarda la tassazione di tutta l'unità d investimento nel suo complesso, si analizza anche la

parte che genera extra profitto guardando la tassazione complessiva.

Extra profitto = vanno oltre al rendimento minimo che dovrei dare per finanziare l'investimento (es.

se BTP = 5% sarà disponibile ad investire nell'impresa se almeno il rendimento dell'impresa è del

5% altrimenti sarebbe antieconomico); l'extra profitto rappresenta tutto ciò che è oltre al costo

opportunità.

L'aliquota marginale effettiva è una sola nel caso di un extra profitto 0; le aliquote medie effettive

sono quelle che a partire dall'extra profitto 0 spostarsi sul asse delle x; l'aliquota legale è più alta di

quella marginale in quanto tiene conto delle deduzioni

dalla base imponibile. Mano a mano che aumentano gli

extra profitti, gli ammortamenti e interessi rimangono

uguali la deduzione conta sempre meno tanto più sono

alti i profitti quindi l'aliquota media effettiva tende a

crescere con l'aumentare del livello di profitto fino a

stabilizzarsi al livello dell' aliquota legale perché le

deduzioni contano sempre meno.

Aliquota marginale d'imposta è utile per capire :

• Quanto investire

• Se finanziare con capitale di debito o

proprio

• Che beni capitali utilizzare

Aliquota media risponde alla domanda :

• Dove investire

Valore attuale delle quote d'ammortamento è tanto maggiore quanto maggiore è la %

dell'ammortamento, qualsiasi cosa che acceleri l'ammortamento è un vantaggio in quanto godo di

una maggiore deducibilità oggi.

Calcolo di p e EMTR :

• Il bene capitale è ammortizzato immediatamente ma non è deducibile il costo finanziario

(Cash Flow Tax)

Essendo r = p il cuneo d'imposta è uguale a 0 e il sistema di imposizione è neutrale non modifica il

rendimento lordo minimo che un'impresa deve avere perché un investimento sia economicamente

conveniente. È un sistema neutrale rispetto alla scelta della dimensione dell'investimento.

• Ammortamento fiscale (Profit tax)

Ammortamento fiscale uguale a quello economico con piena deducibilità del costo finanziario, r = p

altro sistema neutralità trovato. Se α = 1 il sistema può essere comunque neutrale a prescindere dalla

deducibilità intera di A oppure no.

Se ho un ammortamento superiore all'ammortamento economico e ho la deducibilità degli interessi

passivi ho un cuneo d'imposta negativo ovvero mi conviene investire di più in presenza del sistema

tributario (le imposte fungono da sistema incentivante), mi inducono ad investire su un capitale con

rendimento lordo inferiore ai suoi costi.

L'imposta societaria può essere congegnata in modo da non produrre alcun cuneo tra rendimenti

lordi e netti sull'investimento, in modo cioè da essere neutrale rispetto alla decisioni d'investimento

(cuneo e EMTR = 0); l'imprenditore investe sia in presenza che in assenza d'imposta.

Sia la profit tax che la cash flow tax nelle loro forme pure consentono questo risultato perché :

• La profit tax deduce il costo finanziario del capitale (proprio e di debito) e il vero

ammortamento economico

• La cash flow tax perché consente la deducibilità immediata delle spese di investimento

(Stato diventa partner dell'impresa)

• Vi sono altri schemi neutrali

Solitamente i sistemi concretamente adottati si differenziano da questi schemi neutrali e distorcono

(incentivando o disincentivando) le scelte delle imprese.

Se il costo del finanziamento è deducibile (solitamente interessi passivi) e:

a) l'ammortamento a fini fiscali è uguale all'ammortamento economico → sistema neutrale

b) ammortamento fiscale > ammortamento economico → incentivo agli investimenti (cuneo

imposta negativo)

c) ammortamento fiscale < ammortamento economico → disincentivo agli investimenti (cuneo

imposta positivo)

Se il costo del finanziamento non è deducibile (solitamente capitale proprio) :

a) si ha neutralità solo se si consente l'immediata deducibilità dell'investimento

(ammortamento istantaneo)

b) in caso contrario (non piena deducibilità degli investimenti) si ha un cuneo di imposta

positivo.

La tassazione societaria può influenzare :

• Le scelte di investimento se EMTR > 0 investimenti sono ridotti dalla tassazione

• Le scelte di finanziamento se la tassazione discrimina fra diverse fonti di finanziamento

• La scelta fra diversi tipi di beni capitali, se è diverso il loro ammortamento, rispetto alla vita

utile del bene.

Questo modello può essere reso più aderente alla realtà tenendo conto di imposte personali,

inflazione, perdite e investimenti interni ed esteri in base alle modalità e circuiti finanziari.

Aliquota media effettiva (EATR)

Più importante sulla scelta di dove investire qual'è il luogo dove pago meno imposte lungo tutta la

vita del mio progetto d'investimento. A parità di redditività lorda, preferisco il paese con l'aliquota

media effettiva più bassa. Di quanto l'impresa si aspetta che il suo rendimento lordo sia ridotto per

tutta la vita del progetto. Tanto più aumenta la mia redditività dell'investimento tanto più la EATR si

avvicina a quella legale in quanto le deduzioni perdono peso. Una volta scelta la localizzazione la

dimensione dell'investimento dipenderà dell'aliquota marginale effettiva (EMTR).

Questi due concetti EATR E EMTR si sono sviluppati nella letteratura economica nel 1984 a

seguito di un libro (King & Fullerton) svilupparono questi indicatori sintetici comparando vari Paesi

solo a livello interno. Nel 1991 viene esteso a livello internazionale, nel 1999 di aliquote effettiva e

marginali d'imposta a livello internazionale contano molte le distorsioni su dove investire (EATR)

sviluppata da Devereux e Griffith che è stato utilizzato nel 2001 dalla commissione europea e per la

prima volta si sono applicati e simulati questi indicatori per cinque beni capitali per tutti gli Paesi

europei sia nel caso di investimenti interni che transfrontalieri. Vengono effettuati aggiornamenti da

allora l'ultimo è stato apportato dal centro ZEW tedesco nell'ottobre 2015. Con uno stesso

framework concettuale si confrontano sia le EATR che le EMTR permette di simulare entrambe le

aliquote su progetto dell'Unione Europea.

In un mondo di crescente mobilità internazionale di imprese e capitali, il sistema di tassazione

societaria può influenzare (distorsioni):

• La scelta del paese dove localizzare gli investimenti (EATR)

• La dimensione dell'investimento, la scelta del bene capitale e della fonte di finanziamento

meno onerosa fiscalmente (EMTR)

• La scelta di dove localizzare i profitti (Aliquota legale)

MODELLI ALTERNATIVI DI IMPOSIZIONE SOCIETARIA

Possono esserci diverse forme di imposizione in funzione della base imponibile:

Rendimento lordo sul capitale proprio (equity)

Imposta tradizionale sui profitti alla fonte

Imposta sul reddito d'impresa tradizionale con esenzione con il reddito di fonte estera. La base è

definita sottraendo ai ricavi netti, l'ammortamento e gli interessi passivi. Il reddito estero è escluso

dalla base imponibile perché è un'imposta pura alla fonte, non ci sono componente di reddito estero.

Questo sistema solitamente molto distorsivo in quanto discrimina debito rispetto al capitale proprio

(deduce gli interessi passivi), produce distorsioni nell'allocazione del capitale e anche dei profitti.

Imposta sulle società alla residenza

Sistema opposto, vengono tassati tutti i redditi indipendentemente che siano prodotti internamente o

all'estero, per calcolare la base imponibile ai ricevi netti interni quelli di fonte estera, tolgo gli

ammortamenti per investimenti interni ed esteri, tolgo gli interessi sia per debiti interni che esteri.

Se ci sono delle ritenute alla fonte oppure un credito per imposta pagata all'estero queste vanno

sommate fra loro e poi sottratte prevedendo un credito pieno (senza limitazioni) dando luogo ad un

rimborso nel caso in cui l'aliquota estera sia maggiore di quella interna.

Non c'è differimento nel pagamento dell'imposta indipendentemente dal fatto che gli utili sia

distribuita dalla figlia alla madre, viene riconosciuto in pieno alla madre indipendentemente che sia

rimpatriato o meno. Se il profitto non viene rimpatriato o se c'è un eccesso di credito si ha un effetto

come se ci fosse un'imposizione alla fonte, il principio non funziona fino a quando non vengono

rimpatriati i profitti. Il credito nella realtà non è mai un credito pieno ma limitato alle imposte

interne che si sarebbero pagate, quando c'è un aliquota più alta nel paese fonte rispetto a quello di

residenza si genera un eccesso di credito e ci si riconduce sempre alla tassazione alla fonte.

Deferral e credito limitato molto difficile da applicare, inoltre c'è un vizio fondamentale di questo

sistema in quanto le società multinazionali e le capogruppo sono mobili e possono spostarsi nei

paesi con tassazioni minori. È un sistema oltre che molto difficile da applicare è facilmente

aggirabile dalle multinazionali per motivi fiscali.

Imposta sugli azionisti alla residenza

Per superare il problema che le multinazionali sono mobili, si può andare a tassare l'azionista finale

in quanto è molto meno mobile rispetto ad una società. Difficile implicazione in quanto bisogna

individuare l'azionista finale. L'imposta all'interno del paese dove è la madre è pari a 0 mentre tutto

il resto viene tassato in capo all'azionista finale di tutti i redditi alla maturazione indipendentemente

dal fatto che siano rimpatriati o meno altrimenti ritorneremo al problema del tenere nei paesi a bassa

aliquota.

La capacità contributiva ce l'ha azionista, a livello teorico presenta vantaggi. Neutrale rispetto a

forme organizzative e fonti di finanziamento ma amplifica le complessità date dal principio di

residenza già presente alla casa madre, dovrebbero essere riconosciuti tutti e tassarli per competenza

e non per i redditi ricevuti per cassa. Problemi informativi e di liquidità giganteschi in quanto

verrebbe richiesto un pagamento anche se la società non paga i dividendi, se non c'è un dividendo

imputare è molto difficile. Se per superare questa difficoltà si scegliesse di tassare agli utili non

distribuiti si creerebbero varchi elusivi convenienza massima ad accumulare la ricchezza tramite il

veicolo societario così viene differita la tassazione fino al momento della realizzazione dell' assett.

Questa imposta seppur molto congeniale a livello teorica risulta poco realistica a livello di

applicazione pratica.

Solo rendite (surplus) – extra profitti che derivano da tutte le unità infra marginali

Cash flow alla fonte

Sistema di tassazione alla fonte, la base imponibile si differenzia dall'imposta tradizionale sui

profitti definendola come i ricavi al netto dei costi per beni e lavoro, non si tolgono gli

ammortamenti ma si toglie subito il valore del bene capitale acquistato (ammortamento istantaneo)

→ deduco tutto subito (A=1), come se fosse un acquisto di beni intermedi o di materie prime.

Analogamente dal sistema neutrale non si tolgono dalla base imponibile gli oneri finanziari per

interessi (α =0 e A=1) è uno dei due sistemi neutrali di tassazione non ha nessun cuneo d'imposta tra

il rendimento netto e marginale. Essendo alla fonte tutte le variabili hanno la (d), la base imponibile

però è molto diversa ammortizzo tutto subito ma non tolgo i costi per i profitti. L'aliquota effettiva

marginale d'imposta è uguale a 0 se ci si finanzia con capitale proprio o di debito non sono

deducibili entrambi ha buone proprietà di neutralità, sia in termini di quantità di investimenti sia

come forma. Un sistema neutrale rispetto alla scelte finanziarie toglie il problema di nascita di

strumenti ibridi finanziari con fini elusivi, si fa nella letteratura a diverse basi imponibili.

• Base R

Flussi entrata = vendite prodotti e servizi ; Flussi uscita = acquisti materie prime

Questa base però non cattura tutte le transazioni finanziarie che nelle imprese che operano nei

mercati finanziari sono quindi sorte due varianti.

• Base R+F

Tiene conto degli interessi ricevuti oltre che alla base operativa

• Base S

Solo movimenti degli azionisti

In passato suggerito come sistema ottimale ma a livello internazionale si generano problemi. Se la

tassazione è alla fonte la base imponibile è ciò che derivo da ciò che produco all'interno di un Paese

indipendentemente dal fatto che poi quello che ho prodotto sia consumato internamente o destinato

ad esportazione, tolgo tutti i beni intermedi che mi servono per la produzione interna senza

discriminare se siano di origine interna o importati, tolgo inoltre gli acquisti di beni capitali (I). Si

tassano quindi solo gli extra-profitti.

Problemi:

• La base imponibile è alla fonte per cui si genera il problema della concorrenza come in tutti

i sistemi alla fonte. Qui avendo una base imponibile più ridotta tassando solo le rendite per

mantenere lo stesso gettito aumento l'aliquota che però incentiva il profit shifting tra i vari

Paesi erodendo la base imponibile all'interno del Paese più marcatamente che con l'imposta

tradizionale sui profitti.

• Siccome che è un' imposta alla fonte l'aliquota media effettiva non è pari a 0 (esprime ciò

che mi aspetto di pagare come tassazione sugli utili derivanti dal mio progetto

d'investimento), vi è distorsione quindi nelle scelte di localizzazione se le rendite sono

mobili (stessa profittabilità se investo nel Paese A, B o C) . Crea un incentivo a investire nei

paesi a più bassa aliquota, poiché per avere parità di gettito devo avere un' aliquota più

elevata questo effetto può essere più marcato rispetto a una con una base imponibile più

ampia e una aliquota minore.

Se le rendite sono immobili per cui c'è una rendita da agglomerazione (effetto attrattivo

◦ dei distretti industriali) il problema precedente perde di efficacia perché si ha un

vantaggio intrinseco a poter applicare un' aliquota più alta in quanto il vantaggio è

specifico di quel singolo luogo che non può essere ritrovato in un altro Paese.

• Tanto più è profittevole un'impresa tanto più l'aliquota legale è importante per definire

l'aliquota media effettiva, le deduzioni perdono di peso per cui ci si avvicina al valore

dell'aliquota legale.

• Vi sono inoltre altri problemi per i cash flow, ci sono problemi di transizione creando un

diverso trattamento tra nuovo e vecchio capitale occorre creare due sistemi per

ammortamento istantaneo. Le imprese molto indebitate usando capitale di debito non

vedendosi più deducibili gli interessi andrebbero in difficoltà, sempre sistema di transizione

parallelo a livello applicativo con difficoltà delle imprese modificando le loro scelte oltre

che complicare le cose sovrapponendo nuovo e vecchio sistema.

• L'aliquota deve rimanere costante per mantenere le caratteristiche di neutralità su quanto

investire, se intervengono variazioni di aliquota attesa si tende a posticipare gli investimenti.

Essendo l'investimento interamente deducibile questo effetto presente in tutti i sistemi è

molto marcato.

• Così come vengono tassati gli utili dovrebbero essere subito ricompensate le perdite, il

sistema dovrebbe essere perfettamente simmetrico attraverso una piena deducibilità o riporto

illimitato con tasso d'interesse per rendere la deducibilità pari a quella attuale, nel anno in

cui viene effettuato l'investimento è molto probabile che l'impresa vada in perdita

consistente.

• I paesi che adottano un sistema di credito d'imposta per le imposte societarie pagate, questo

sistema però non potrebbe essere riconosciuto come meritevole di credito nel Paese in cui va

il reddito. Potrebbe essere difficile riconoscerla se adottata in un solo Paese.

Quando in Italia si introdusse l'IRAP gli USA non riconobbero il credito d'imposta in

◦ quanto non la riconoscevano come imposta sui profitti ci vollero forti contrattazioni.

Cash flow alla destinazione

Prevedere degli aggiustamenti rispetto alla fonte che fanno sì che l'imposta non ricada dove avviene

la produzione cosa sempre più difficile data la intangibilità ma dove avviene il consumo dei prodotti

dell'impresa.

Rispetto al cash flow alla fonte viene inserito un aggiustamento per le transazioni con altri Paesi

ovvero dalla base imponibile tolgo anche i beni prodotti internamente ma consumati all'estero

(esportati) e aggiungo i beni che sono stati prodotti all'estero e consumati internamente (importati).

I vantaggi di questo sistema di tassazione sono:

1. Ha neutralità come quella cash flow alla fonte ma dal punto di vista internazionale cambia.

La base imponibile diventa molto simile a quella dell'IVA ma al netto del costo del lavoro

tassando il consumo analogamente come fa il sistema sul valore aggiunto.

2. Si tassa la produzione interna solo se destinata a vendite interne, se fossero tassare le vendite

effettuate nel paese diventa indifferente la localizzazione non importa più dove viene

prodotta la merce la tassazione avviene nel paese in cui avviene il consumo. Non vi è quindi

neanche convenienza a rilocalizzare i profitti in quanto vengono tassate solo le vendite.

Purtroppo anche queste forma di tassazione presenta dei problemi:

1. Ha le difficoltà, soprattutto di transizione, della cash flow alla fonte

2. Il governo non riceve alcun gettito per i propri redditi prodotti da società estere, se i beni

non sono venduti internamente

3. Potrebbe non essere accettata in ambito comunitario, proprio perché troppo simile all'IVA

Allowance for Corporate Equity (ACE)

È un imposta alla fonte quindi a redditi prodotti internamente, la prima parte è analoga ad

un'imposta tradizionale alla fonte con una deduzione della remunerazione del capitale (costo –

opportunità del capitale proprio) è quel rendimento minimo che va garantito all'azionista per

investire nell'impresa da non confondere però con il dividendo. È un tasso chiamato ρ applicato a

tutto il capitale K=D+E che deriva da nuovi versamenti capitale di soci sia da utili trattenuti che

vanno ad aumentare il capitale proprio.

Come nell'imposta di cash flow alla fonte, se il passaggio dall'attuale tassazione dei profitti ad una

tassazione sulle rendite comportasse un aumento dell'aliquota, vi potrebbe essere un effetto negativo

sulla localizzazione degli investimenti e dei profitti delle multinazionali più profittevoli.

L'ACE è neutrale rispetto alle scelte di investimento (EMTR=0), è neutrale rispetto alla scelte

finanziarie in quanto debito e capitale sono entrambi deducibili e mantiene le caratteristiche di

neutralità anche se vi è divergenza tra ammortamento fiscale e ammortamento economico. L'effetto

di riduzione del costo opportunità del capitale compensa l'ammortamento accelerato,

indipendentemente dal tasso di ammortamento fiscale il valore attuale della somma delle quote

d'ammortamento e dell' ACE è uguale al costo dell'investimento come nel caso della Cash Flow.

Aspetti simili tra ACE e CFT

• Positivi

Entrambi sono neutrali rispetto alle scelte di investimento (EMTR = 0) e di finanziamento (EMTR

= 0 sia che ci si finanzi con capitale di debito che proprio)

• Negativi

Entrambi tassando solo le rendite hanno una base imponibile inferiore ad un'imposta tradizionale

sui profitti e dunque richiedono a parità di gettito, un aliquota legale maggiore, creando incentivo

allo spostamento dei profitti nei paesi a più bassa aliquota e anche delle imprese più profittevoli.

Differenze tra ACE e CFT

• La CFT comporta maggiori distorsioni nel caso di aspettativa di variazione d'aliquota

• La CFT comporta problemi di transazione molto più elevati

• La principale difficoltà dell' ACE è la fissazione del livello di ρ (costo opportunità capitale

proprio)

• L' ACE può essere applicata solo su nuovo capitale proprio, minimizzando le perdite di

gettito e consentendo di introdurre il sistema senza aumentare l'aliquota (caso dell'Italia)

Rendimento lordo sul capitale complessivo (debito + equity)

Comprehensive Business Income Tax (CBIT)

Tasso tutto il reddito lordo in capo alla società, non viene sottratto nulla dalla base imponibile. Nella

sua forma “pura” l'imposta personale è pari a 0, la tassazione viene anticipata tutta a livello

societario e l'aliquota sul reddito lordo d'impresa è pari all'aliquota massima dell'imposta

progressiva sul reddito (aliquota molto alta intorno al 30/40 %). Questa previsione nella forma pura

viene data perché ci sarebbe una trasformazione del reddito da lavoro a reddito di capitale dando

incentivi alla trasformazione dei redditi.

È neutrale rispetto alle scelte finanziarie, ma è distorsive rispetto alla scala degli investimenti

(EMTR>0), la base imponibile è molto ampia e consente a parità di gettito un aliquota più bassa

riducendo le distorsioni e l'incentivo dello spostamento dei profitti.

La tassazione degli interessi avviene alla fonte evitando che non vengano tassati, adesso sono tassati

solo in capo al percettore sempre che sia possibile accertare il reddito.

Vi sono però problemi di transazione la tassazione interessi penalizza le imprese molto indebitate e

può disincentivare gli investimenti dall'estero finanziati con debito.

Questa forma di tassazione assomiglia sempre più alla nostra IRAP che nel corso del tempo ha

sempre più escluso il costo del lavoro dal suo calcolo (sistema misto tra ACE e CBIT le imprese

pagano sia IRES che IRAP).

Confronto tra ACE e CBIT

A parità di gettito l' ACE comporta un' aliquota più alta anche se occorre tenere conto di come

variano le imposte personali su dividendi, interessi e plusvalenze.

La CBIT sarebbe preferibile in economia aperta ma è molto difficile la transizione, se l'aliquota è

elevata si dilungano molto i tempi (es. USA 1992 aliquota 30% transizione in 10 anni).

ACE & CBIT sono entrambi neutrali rispetto alla scelte finanziarie, l' ACE tende ad essere più

neutrale anche rispetto alle scelte di investimento (dipende anche dall'aliquota marginale dell'

investitore con riferimento alla scala e non alla localizzazione); la CBIT è meno realistica sopratutto

se la riforma viene effettuata da un solo paese (nessuno si è mai mosso verso la CBIT pura).

Quando ci sono sistemi molto diversi è difficile farsi riconoscere un credito dalle altre

amministrazioni in quanto vi sono differenti visioni sulla finalità dell'imposta (es. IRAP pagate da

imprese USA in Italia).

Dual Income Tax (DIT)

Tassazione duale del reddito d'impresa, questi sistemi nascono da dibattiti e riforme concrete nei

paesi nordici agli inizi degli anni '90. Evidenza di una crescente concorrenza fiscale tale per cui si

tassa di più il reddito da lavoro che quello di capitale perché più fisso di quello di lavoro. Questi

Paesi hanno proposto la tassazione dei redditi di capitale con aliquote più basse rispetto a quella da

lavoro. Si prevede una tassazione tradizionale per le società di capitali (deducibilità interessi e

ammortamenti) quell'aliquota applicata è uguale alla prima aliquota dello scaglione dell'imposta

progressiva sul reddito personale. A differenza della CBIT qui viene presa l'aliquota più bassa, si ha

incentivo a trasformare reddito da lavoro in reddito di capitale, cosa che nella CBIT veniva evitata.

Nelle società di persone e ditte individuali vige una tassazione in modo duale:

• una parte calcolata prima come reddito di capitale, applicando al capitale proprio un certo

rendimento ρ molto simile al costo-opportunità del capitale. Remunerazione ordinaria del

capitale calcolata come nell' ACE.

• Tutto il resto tra base imponibile standard e remunerazione del capitale considero che sia

reddito di lavoro e lo tasso con le aliquote personali progressive. Interpretata come reddito

da lavoro e come extra profitto applicato con aliquote più alte.

In questo sistema l'aliquota dell' imposta societaria è uguale all'aliquota sui redditi di capitale. Nella

versione pura gli interessi sono tassati in capo al percettore con la stessa aliquota, mentre i dividendi

e plusvalenze derivanti da utili trattenuti e già tassati in capo alla società sono esenti.

Solo la versione pura consente la neutralità rispetto alle scelte finanziarie, ma gli interessi sono

tassati in capo al percettore, mentre gli utili di impresa sono tassati in capo alla società. Nel caso di

investitori non residenti potrebbe essere diversa la tassazione e quindi la neutralità potrebbe non

essere garantita.

Il sistema non è neutrale rispetto alle scelte d'investimento (EMTR > 0 produce un cuneo d'imposta

positivo) perché tassa anche il rendimento normale. Prevede però un'aliquota legale molto bassa sui

redditi delle società di capitali, riducendo la convenienza ad investire all'estero e a spostare le basi

imponibili.

Problemi della DIT versione nordica:

• Forte convenienza a trasformare reddito di lavoro in reddito di capitale

• Divisone fra il reddito di lavoro e quello di capitale nelle attività dove entrambi i fattori

concorrono a formare il reddito, come ad esempio nelle società di persone (il reddito di

capitale viene definito prima).

• Convenienza a trasformare società di persone in società di capitali

Dual Income Tax introdotto in Italia ma completamente abolito nel 2004 a dispetto della ACE, la

tassazione si ispirava molto sia all' ACE che a questo sistema ma superando il problema della DIT

prevedendo un sistema di splitting per tutte le società di capitali e persone.

DIT versione norvegese (riforma 2006)

Si applica una imposta alla residenza sugli azionisti sulla quota di dividendi che eccede il

rendimento normale; si tassano gli extra profitti in capo all’azionista. L’aliquota sugli azionisti è

uguale a quella sui redditi di capitali e sommata a quella già prelevata in capo alla società coincide

circa con l’aliquota massima dell’imposta personale sui redditi di lavoro.

Il rendimento normale è tassato una sola volta in capo alla società come gli interessi, l’extraprofitto

è tassato due volte (alla società e al socio) in modo che l’aliquota complessiva sia maggiore. Non vi

è più convenienza a trasformare reddito da lavoro in reddito capitale (extra profitto e reddito da

lavoro sopportano più o meno la stessa tassazione.

ACE in Italia

Le principali caratteristiche del sistema ACE italiano:

• Incrementale (base 2010; soggetti IRES) , come vecchia DIT (max effetti incentivanti e

limita perdite di gettito)

• Riporto illimitato eccedenze, come vecchia DIT (le eccedenze possono essere compensate

all’interno del gruppo, in caso di consolidamento)

• Remunerazione ordinaria del capitale 4,75%, sarà successivamente calcolata tenendo conto

dei rendimenti finanziari medi dei titoli pubblici e di una % ulteriore, pari al massimo a 3

punti, per tenere conto dei rischi d’impresa.

Super ACE

• Imprese che si quotano sui mercati regolamentati, molte analogie con la vecchia super DIT:

le neo-società quotate moltiplicano la base ACE per 1,4 per i primi tre anni dopo la

quotazione, attesa autorizzazione europea.

• Le eccedenze ACE non utilizzate possono essere convertite in un credito di imposta in

riduzione dell’Irap, spalmato in modo uniforme in un quadriennio.

RESIDENZA FISCALE

Gli ordinamenti tributati in materia di imposte sui redditi sono riconducibili a due principi:

• Principio di residenza

Lo stato individua un collegamento personale con il contribuente, tassazione attuata da paesi

esportatori di capitale tende a colpire la capacità globale del soggetto ovunque si manifesti. In tutti i

paesi OCSE i sistemi di tassazione si ispirano al principio di residenza.

• Principio di fonte

Lo stato individua un collegamento oggettivo tra il reddito e il luogo della produzione, questo

sistema è attuato principalmente dai Paesi importatori di capitali al fine di incentivare l’ingresso di

investitori stranieri.

Residenza fiscale nel modello OCSE

La convenzione stabilita per evitare le doppie imposizioni stabilisce che la residenza fiscale viene

individuata attraverso un rinvio agli ordinamenti interni dei singoli stati membri. Quando una

persona fisica risulta residente in entrambi gli Stati contraenti si guarda a diversi criteri in ordine

gerarchico:

Abitazione permanente

a) Centro degli interessi vitali e soggiorno abituale

b) Nazionalità

c) Comune accordo fra le autorità degli Stati

d)

Per l’individuazione della sede di direzione effettiva occorre considerare il luogo in cui le persone

esercitano le funzioni direttive per risolvere i conflitti di attribuzione; a livello comunitario non

esiste una vera e propria definizione di direzione effettiva in quanto le imposte sui redditi sono di

competenza dei singoli stati membri.

Residenza fiscale nell’ordinamento italiano

L’ordinamento italiano si ispira al principio di residenza, i residenti sono soggetti ad imposizione

personale su tutti i redditi ovunque posseduti, mentre i non residenti solamente sui redditi prodotti

nel territorio dello Stato.

Persone fisiche

I tre requisiti previsti dal TUIR sono tra loro alternativi ma devono sussistere per un periodo almeno

di 183 giorni e consistono in:

Iscrizione all’anagrafe

a) Domicilio: luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei propri affari e interessi

b) Residenza: luogo di dimora abituale della persona

c)

Società di persone e società di capitali

Così come per le persone fisiche i requisiti previsti dal TUIR sono tra loro alternativi:

Sede legale: facilmente desumibile dall’atto costitutivo o dallo statuto

a) Sede dell’amministrazione: non coincide con il luogo di recapito ma si identifica con il

b) luogo dove si svolge la preminente attività direttiva ed amministrativa dell’impresa

Oggetto principale attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati

c) dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto

Presunzione di estero vestizione della residenza fiscale

Con estero vestizione si intende il fenomeno col quale un soggetto acquisisce formalmente una

residenza estera al fine di non essere assoggettato a tassazione nello Stato in cui opera

sostanzialmente.

L’onere della prova relativa alla residenza effettiva è a carico dell’amministrazione finanziaria ma

in alcuni casi questo onere può essere invertito, ponendola a carico del soggetto:

• Per i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi ed emigrati in un “paradiso fiscale”

• Società ed enti non residenti che detengano partecipazioni di controllo in società ed enti

residenti:

Controllati da soggetti residenti in Italia

o Amministrati da un Cda residente in Italia, si desume che il centro decisionale sia

o localizzato in Italia

La prova contraria può consistere nella dimostrazione di essere effettivamente residenti in un altro

Stato oppure nella dimostrazione di non essere residenti in Italia (dimora abituale e centro dei propri

affari).

Per le holding miste occorre dimostrare che la società svolge con i propri insediamenti produttivi in

loco un’attività commerciale. Per le holding di gestione invece che renda effettivamente servizi

ausiliari di finanziamento e amministrazione a favore delle partecipate avvalendosi di proprie

strutture.

Quando la società estera si qualifica come holding di mera detenzione di partecipazioni, non avendo

una struttura organizzativa occorre fornire la prova dell’insussistenza degli elementi costitutivi della

localizzazione in Italia della sede dell’amministrazione.

Diritto comunitario

Gli stati membri possono introdurre misure, che comportano una restrizione della libertà di

stabilimento solo se queste sono dirette a contrastare, in maniera non discriminatoria, costruzioni

artificiose finalizzate ad eludere l’applicazione della legislazione nazionale, rispettando il principio

di proporzionalità.

L’individuazione di tali situazioni deve avvenire sulla base di un’analisi in cui la sostanza prevalga

sulla forma avuto riguardo a criteri verificabili come la sede di dichiarazione effettiva, la presenza

tangibile della società sul territorio, il rischio commerciale effettivo da essa assunto.

L’associazione italiana dottori commercialisti nel 2009 ha presentato alla commissione europea una

formale denuncia di illegittimità della normativa italiana in quanto:

La presunzione di residenza in Italia fosse applicabile in generale nei confronti di ogni

a) società UE che si dovesse trovare in situazioni oggettive, non necessariamente indicative

dell’esistenza di una direzione effettiva in Italia

La presunzione che obbligasse la società ad un onere eccessivo ai fini della prova contraria

b)

La commissione, sentite anche le risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate attribuendo rilevanza al

fatto che i verificatori:

Applicano la presunzione di residenza secondo un’analisi caso per caso

a) Considerano la presunzione un punto di partenza per una verifica più ampia, da effettuarsi in

b) contraddittorio con il contribuente

Altre presunzioni in tema di residenza fiscale di società ed enti

Sono considerate residenti in Italia, salvo prova contraria, le società ed enti:

Il cui patrimonio sia investito in misura prevalente in quote di fondi di investimento

a) immobiliari chiusi che risultino controllati direttamente o indirettamente, da soggetti

residenti in Italia

Sono soggetti all’imposta sul reddito delle società:

I trust residenti che hanno per oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali (enti

a) commerciali)

I trust residenti che non hanno per oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali (enti

b) non commerciali)

I trust non residenti, per i redditi prodotti nel territorio dello Stato (enti non residenti)

c) Presunzione relativa di residenza per i trust non inclusi nella white list in cui almeno uno dei

d) disponenti o dei beneficiari siano fiscalmente residenti in Italia.

• Per i trust trasparenti (beneficiari individuabili) i redditi prodotti sono tassati in capo

ai singoli soggetti

• Per i trust opachi (beneficiari non individuabili) i redditi sono tassati direttamente in

capo al trust

Trust

Il trust è un rapporto giuridico fondato sul rapporto di fiducia tra disponente e gestore. Il disponente

trasferisce, taluni beni o diritti a favore del trustee il quale li amministra, con i diritti e poteri di un

vero e proprio proprietario, nell’interesse del beneficiario per uno scopo prestabilito. Questo

negozio è caratterizzato da una doppia proprietà, una a fini di amministrazione (trustee), l’altra a

fini di godimento (beneficiario). L’atto istitutivo può indicare un protector con il compito di vigilare

sull’operato del trustee.

L’effetto principale del trust è la segregazione patrimoniale in virtù della quale i beni conferiti in

trust costituiscono un patrimonio separato rispetto al patrimonio del trustee, con l’effetto che non

possono essere escussi dai creditori del trustee, del disponente o del beneficiario.

Se è lo stesso disponente ad essere designato quale trustee, si dà luogo al trust autodichiarato.

Il trust può presentarsi come:

• Liberale (si dispone di assetti familiari e non)

• Commerciale (segregazione di attività dell’impresa)

• Revocabile (disponente si riserva la facoltà di revocare il trustee)

In base alla struttura:

• Trust di scopo (perseguimento di un fine)

• Trust con beneficiario (beni gestiti nell’interesse di un determinato soggetto)

Gli elementi essenziali del trust:

• Beni vincolati nel trust sono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee

• Beni vincolati sono intestati al trustee o ad un altro soggetto per conto del trustee

• Il trustee è tenuto ad amministrare, gestire e disporre dei beni in trust secondo le indicazioni

dettate nell’atto istitutivo del trust e deve rendere conto della gestione.

I beni facente parte del patrimonio del trust non possono continuare ad essere a disposizione del

disponente né questi può beneficiare dei relativi redditi. Non possono essere quindi considerati

validamente operanti, i trust realizzati per una mera interposizione nel possesso dei beni dei redditi.

Se il potere di gestire e disporre dei beni permane in tutto o in parte in capo al disponente e ciò

emerge dall’atto istitutivo del trust, il trust deve considerarsi inesistente dal punto di vista

dell’imposizione dei redditi da esso prodotto.

LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

L’amministrazione finanziaria non può svolgere un’attività di accertamento o di riscossione nel

territorio di un altro Stato, senza il consenso di quest’ultimo. Occorre quindi sviluppare strumenti di

cooperazione internazionale che consentano di sopperire ai limiti territoriali dell’azione

amministrativa e di favorire un efficace esercizio dell’attività di contrasto all’evasione fiscale.

I livelli nei quali può esplicarsi la cooperazione internazionale sono:

Scambio di informazioni

1. Verifiche simultanee e partecipazioni alle indagini svolte nel territorio estero

2. Notifiche di atti tributari

3. Assistenza in materia di riscossione dei tributi

4.

Scambio di informazioni

Modello OCSE

Lo scambio di informazioni è finalizzato a applicare le disposizioni della Convenzione,

amministrare o applicare le leggi interne relative alle imposte e prevenire l’elusione ed evasione

fiscale.

La convenzione obbliga le autorità fiscali degli Stati contraenti a scambiarsi le informazioni

prevedibilmente rilevanti, gli Stati contraenti non sono liberi di formulare richieste generiche di

informazioni o richiedere informazioni non rilevanti.

Le informazioni ricevute sono tenute segrete ed utilizzate esclusivamente ai fini di accertamento o

riscossione delle imposte.

Le modalità di scambio delle informazioni possono essere:

• Su richiesta

• Spontaneo

• Automatico

La convenzione pone dei limiti all’obbligo di scambio di informazioni in quanto in nessun caso si

può imporre ad uno Stato contraente l’obbligo:

Di adottare provvedimenti amministrativi in deroga alla propria legislazione

a) Fornire informazioni che non potrebbero essere ottenute in base alla propria legislazione

b) Fornire informazioni che potrebbero rivelare un segreto commerciale o industriale

c)

In nessun caso però uno Stato può astenersi dal comunicare le informazioni solo perché non ha

interesse ai propri fini fiscali o perché queste siano detenute da una banca o da un’altra istituzione

finanziaria.

Scambio automatico di informazioni finanziarie

In passato improntata allo scambio su richiesta, a seguito dell’introduzione del FACTA del 2010

introdotta dagli USA per contrastare l’evasione fiscale questa prevede che gli intermediari finanziari

stranieri identifichino e segnalino, all’autorità fiscale i propri clienti aventi residenza fiscale


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

40

PESO

1.50 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e professione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.imola93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tassazione internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Rossi William.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in economia e professione

Domande esame teoriche
Appunto
Controllo Delle Performance - Totale
Appunto
Finanza Straordinaria - Appunti
Appunto
Principi Contabili Internazionali - Domande Esame
Appunto