Tassazione del risparmio e degli investimenti
Tassazione in economia chiusa
In un'economia chiusa, sia che si tassi gli investimenti, sia che si tassi il risparmio, non cambia nulla perché devono essere identicamente uguali. L'effetto è il medesimo. Ci sono sistemi capaci di eliminare questo cuneo d'imposta? Sistemi neutrali di tassazione non distorcono le scelte dei soggetti. Si cerca di avere sistemi di tassazione che non creino eccessi di pressione dell'imposta, una parte di perdita di surplus del consumatore viene trasferita allo Stato, peccato che si perda una piccola parte di cui non ne beneficia nessuno.
Tassazione in economia aperta
Sono un investitore che può scegliere dove investire i propri capitali, ci sono diversi principi di tassazione:
Principio di residenza
Tassa i redditi nel paese di residenza del percettore dei redditi. I redditi percepiti all'estero (RF) sono tassati nel Paese di residenza del percettore (H) alla stessa aliquota a cui sono tassati i redditi di origine interna. Un investitore investirà all'estero fino al momento in cui avrà lo stesso rendimento interno; però investendo, va ad abbassare in quell'economia fino a quando non si raggiungerà una condizione di equilibrio sul mercato di capitali, ci si sposta sulla differenza dei rendimenti netti tra F e H.
In questo caso, l'aliquota è sempre la stessa, per cui di fatto con il principio di residenza si uguagliano anche i rendimenti lordi. L'equilibrio di mercato produce anche un'uguaglianza dei rendimenti lordi. Viene rispettata la Capital Export Neutrality (CEN). L'imposta non influenza la mia scelta su dove investire, faccio le stesse scelte anche se non ci fossero state le imposte perché tanto pago le stesse imposte. La scelta non viene alterata ed è neutrale rispetto all'esportazione di capitali. La CEN garantisce un'efficiente allocazione internazionale dello stock di capitale, il capitale va dove è più produttivo.
Per applicare il principio di residenza, occorre poter accertare i redditi esteri. Devo sapere quanto uno ha investito all'estero. Devono essere tassati ugualmente tutti i redditi indipendentemente da dove sono stati investiti, ci sono scambi di informazioni tra le amministrazioni, altrimenti non si può sapere dove uno investa. Per attenuare il rischio di elusione ed evasione, si mettono in atto una serie di meccanismi con canali di informazioni di tipo automatico, in quanto se fosse a richiesta sarebbe un processo lungo e faticoso. Non è facile accertare i redditi esteri. Questa è una condizione essenziale per garantire la CEN.
Principio di fonte
Il reddito viene tassato laddove quel reddito viene prodotto. I redditi esteri sono tassati solo con l'aliquota estera mentre quelli interni con l'aliquota interna. L'investitore deciderà dove il reddito è più alto fino a raggiungere una condizione di equilibrio. Si paga l'aliquota in base al Paese fonte in cui viene effettuato l'investimento. Non si eguagliano più i rendimenti lordi, si eguagliano però i rendimenti netti indipendentemente dal Paese dove risiedono.
Se entrambi i soggetti investono in Francia, entrambi hanno l'aliquota francese e quindi lo stesso rendimento in quanto sono posti in condizioni uguali. La tassazione è alla fonte ed hanno la stessa aliquota, indipendentemente dal Paese dove risiedono. Possono essere diverse le aliquote del Paese fonte, ma comunque il rendimento netto può essere maggiore ma uguale a parità di investimento sullo stesso territorio.
La Capital Import Neutrality (CIN) viene garantita con il principio della fonte. C'è una neutralità rispetto all'importazione di capitale perché i soggetti residenti nello stesso Paese hanno lo stesso trattamento. Questa condizione garantisce un'efficiente allocazione internazionale del risparmio che può essere visto come un'astinenza dal non consumare oggi per consumare di più domani. Il fatto che i rendimenti netti siano uguali per tutti, tutti hanno lo stesso tasso marginale di sostituzione intertemporale tra consumo presente e futuro. I capitali, però, tendono a muoversi dove le aliquote sono più basse, quindi c'è incentivo alla concorrenza fiscale. In presenza di aliquote diverse fra i Paesi, il rendimento lordo è diverso e la CEN viene violata, non consentendo un'allocazione efficiente di capitale. La concorrenza fra tassazione può essere molto dannosa in quanto gli Stati non sono più in grado di raccogliere il gettito per garantire la spesa pubblica e allora si tende a tassare i beni immobili in quanto fonte certa di gettito, di solito hanno aliquote più alte di quelli mobili.
Il risparmio è un flusso annuale che viene deciso di anno in anno; il capitale è uno stock di disponibilità di portafoglio. È più facile spostare il capitale che la residenza anche se si profilano molti casi di elusione ed evasione di soggetti che spostano la residenza all'estero.
CEN e CIN
- CEN:
- Il sistema di tassazione non distorce le scelte di localizzazione del singolo risparmiatore;
- Il rendimento lordo è uguale in tutte le giurisdizioni: è garantita l'efficienza produttiva;
- I risparmiatori dei singoli paesi avranno un rendimento netto diverso e dunque un diverso incentivo a risparmiare (non vi è efficienza nell'allocazione del risparmio).
- CIN:
- I rendimenti lordi siano diversi, in presenza di aliquote diverse nei paesi (non vi è efficienza produttiva);
- I risparmiatori, nei diversi paesi, avranno lo stesso rendimento netto e quindi lo stesso incentivo a risparmiare.
Principio di residenza
a) Comporta che il gettito dell'imposta sia percepito solo dal paese di residenza del percettore, anche redditi prodotti all'estero.
b) È coerente con il principio di equità orizzontale (tutti i redditi compresi all'interno), deve tenere conto dei redditi interni ed esteri. Capace di ricondurre tutte le forme di reddito in capo al soggetto (worldwide taxation).
Principio di fonte
a) Comporta che il gettito d'imposta sia percepito solo nel paese fonte del reddito.
b) È coerente con una tassazione di tipo reale, che non tiene conto della condizione personale e soggettiva dei contribuenti (del loro reddito complessivo). Si tassa nello stesso modo indipendentemente dalla posizione soggettiva del contribuente, tende a violare il principio di equità orizzontale e verticale.
Sistemi misti
Ci possono essere fenomeni di doppie imposizioni giuridiche che dovrebbero essere eliminate o evitate in quanto duplicano l'imposta che incide sullo stesso soggetto con lo stesso presupposto impositivo. Si cerca di evitare queste doppie imposizioni attraverso un credito d'imposta pagata all'estero data dal paese di residenza.
Esempio
Risparmiatore 100 euro; Paese F aliquota 20%; Paese H aliquota 40%
Il soggetto paga nel paese fonte (F) 20; il risparmiatore paga in (H) 40 – 20 per imposte pagate. Gli effetti economici prodotti dipendono dall'aliquota interna rispetto all'estera:
- Se è maggiore a quella estera il risultato è uguale al principio di residenza, è diverso solo la ripartizione del gettito.
- Se è minore a quella estera non si dà rimborso e l'aliquota rilevante resta quella estera, come nel caso del principio di fonte.
a) Il credito può essere illimitato, viene riconosciuto tutto ciò pagato all'estero.
b) Il credito è limitato, viene riconosciuto il credito fino ad arrivare a pareggio.
Nella realtà solitamente si hanno forme di tassazione diverse in base alla tipologia di reddito preso in considerazione:
- Si tassa in base al principio di residenza per i redditi delle attività finanziarie (risparmio);
- Si tassa in base al principio di fonte per gli investimenti diretti (impresa che apre uno stabilimento); ad oggi si parla di territorialità utilizzando un sistema di esenzione.
Risparmio e investimenti in economia aperta
In economia aperta c'è un grosso vantaggio di mobilità di capitale, il capitale si sposta dove è più produttivo. Non si ha più la necessità di eguagliare risparmio ed investimenti perché possiamo importare ed esportare capitali. Si hanno più investimenti di quelli che si avrebbero in economia chiusa per il tasso r* date le preferenze dei miei risparmiatori risparmiano fino a S ma si può investire fino ad I in economia aperta date le curve degli altri paesi la distanza è colmata da importazioni di altri capitali.
Se tasso il risparmio, tendenzialmente secondo il principio di residenza, sia che un risparmiatore investa all'interno oppure all'estero non può sfuggire alla tassazione. Ci rimette il soggetto tassato sempre supponendo che si possano accertare i redditi e i capitali siano perfettamente mobili ottenendo un rendimento netto più basso. Questa tassazione crea un effetto distorsivo sulle scelte di risparmio riducendolo. Gli investimenti rimangono inalterati e per bilanciare aumentano le importazioni di capitali. Se la tassazione è in base al principio di residenza, il risparmio interno si riduce, non si riducono gli investimenti, aumentano le importazioni di capitali dall'estero.
Le ipotesi restrittive sono:
- Capitali siano perfettamente mobili;
- Gap tra risparmio e investimenti è sempre colmata dal risparmio dei non residenti;
- Sempre possibile accertare i redditi.
Se invece tassiamo gli investimenti, in base al principio di fonte, non si producono gli stessi effetti dell'economia chiusa. È preferibile per un'economia piccola aperta ridurre le imposte sulle società piuttosto che quella sui prestatori di fondi perché non vi è una distorsione sull'importazione di capitali che si crea invece tassando gli investimenti. Se tasso gli investimenti, ho degli effetti economici importanti perché si riducono gli investimenti all'interno del Paese, quindi è un'importante scelta a livello di politica. È meglio tassare in base al principio di residenza piuttosto che alla fonte, c'è una buona motivazione economica a detassare le imprese e aumentare le imposte per gli investitori.
Se tassiamo in base al principio di fonte, l'impresa deve ottenere un rendimento lordo più alto per poter poi pagare le imposte e remunerare il risparmiatore con il rendimento riconosciuto a livello internazionale r*. Quindi dovrà investire di meno spostandosi a sinistra in modo da ottenere un reddito lordo più alto. Si riducono gli investimenti e si riducono le importazioni di capitali allo stesso tempo.
La tassazione dell'impresa con aliquote diverse fra Paesi può provocare:
- Inefficiente allocazione del capitale (il capitale va dove è meno tassato invece di dove è più produttivo);
- Concorrenza fiscale per attrarre investimenti esteri.
Difficile armonizzarsi a livello internazionale e rendere l'aliquota interna ed estera uguale in modo da rispettare contemporaneamente la CIN e la CEN. Già all'interno della stessa UE non si è mai riusciti ad avere una stessa tassazione con le stesse regole. Seppur rispettando una perfetta neutralità, limiterebbe il potere decisionale di ogni singolo Stato. Hanno già rinunciato alla politica fiscale dandola in mano a livello comunitario.
Il rispetto della CEN è preferibile rispetto alla CIN per i redditi delle attività finanziarie in quanto le distorsioni nell'allocazione del flusso di risparmio internazionale sono ritenute meno rilevanti delle distorsioni nell'allocazione di stock di capitale (principio di fonte). L'applicazione del principio di residenza è coerente con il principio di equità orizzontale e deve essere possibile però accertare i redditi derivanti da investimenti esteri.
Per la tassazione degli investimenti sono importanti sia la CEN che la CIN:
- La CEN garantisce che la tassazione sia la medesima su un investimento di fonte interna e su uno di fonte estera (es. madre e figlia azienda). Se ci fosse il principio di fonte non è più indifferente;
- La CIN è importante che imprese di nazionalità diversa competano ad armi pari indipendentemente dal paese di residenza sul mercato di riferimento.
Dal punto di vista degli Stati, nessuno dei due criteri è ottimale in quanto CEN e CIN sono criteri di efficienza e neutralità internazionale. A livello di singolo Stato, sarebbe preferibile un sistema di deducibilità delle imposte pagate all'estero e non di credito o di esenzione. Se guardo il benessere locale, interessa che un investimento dia lo stesso rendimento tra interno e estero senza contare le imposte che quell'investimento ha pagato all'estero. L'importante è tassare quel rendimento al netto delle imposte estere, ciò che rimane al di fuori dei confini nazionali non mi interessa. Dal punto di vista nazionale, ogni singolo Paese dovrebbe avere un sistema di deduzioni delle imposte pagate all'estero e non di detrazione e esenzione.
Guardando il singolo Paese, bisogna guardare criteri di neutralità nazionale che producono effetti molto diversi da CIN e CEN. Si sono sviluppati nella letteratura altri concetti di neutralità.
Capital Ownership Neutrality (CON)
La Capital Ownership Neutrality (CON) è la neutralità rispetto alla proprietà del capitale. Si guarda se vi è una tassazione uguale o diversa in funzione della nazionalità dell'investitore. L'idea nasce perché molti investimenti all'estero non sono investimenti green field investment (dal nulla) ma quelli internazionali sono delle acquisizioni di imprese già esistenti.
L'attenzione è sulla struttura proprietaria dell'impresa, investimenti esteri che assumono la forma di acquisizioni di imprese già esistenti. L'acquisizione avviene perché si ritiene di sfruttare meglio l'asset acquisito, vogliamo un sistema di tassazione internazionale neutrale. Un sistema tributario non dovrebbe discriminare sul fatto che un'acquisizione avvenga da un investitore straniero o meno, vince sul mercato chi è più bravo a creare valore da questa risorsa.
Questa situazione è rispettata se vengono rispettate:
- Tassazione pura in base al principio di residenza;
- Tassazione pura in base al principio della fonte.
Nella realtà tende a prevalere il principio di fonte, tassazione territoriale, il reddito viene tassato dove viene prodotto. La tassazione in base al principio della fonte soddisfa meglio la CON in quanto si ottiene un'ottimalità anche in termini nazionali in quanto rende più competitive le multinazionali residenti (National Ownership Neutrality = NON). Se si ha il principio di fonte, si rendono egualmente competitive le imprese operanti sul mercato, indipendentemente dallo Stato di provenienza dell'imprenditore. Garantisce una maggiore competitività delle imprese a livello internazionale.
Se ci fosse il principio di residenza (es. USA) e ho un'aliquota più alta di un altro Paese, le multinazionali non sono sullo stesso piano competitivo delle multinazionali di quel Paese che operano con il principio di fonte in quanto vengono tassate solo con le aliquote del Paese in cui vanno ad investire.
Il principio di residenza puro sarebbe impensabile in quanto tutti gli utili dovrebbero essere tassati in tutto il mondo appena prodotti, richiederebbe uno sforzo burocratico inimmaginabile. Nella realtà viene applicato il principio di residenza con un credito limitato e poi vi è anche il problema di tassare i redditi che devono ancora rientrare nel Paese di provenienza, vengono tassati solo gli utili distribuiti non tutto l'utile. Finché non vengono rimpatriati, gli utili vengono tassati con l'aliquota del Paese di produzione (deferral = la tassazione nel paese della casa madre viene differita al momento della distribuzione degli utili).
Un sistema non puro di residenza è un sistema ibrido che crea molti problemi e distorsioni: se l'aliquota del paese di residenza è più bassa di quello fonte, applicare un credito limitato trasforma il principio di residenza a un principio di fonte (prevale l'aliquota estera); inoltre il problema del deferral non c'è incentivo di una filiale estera a far rimpatriare i capitali se l'aliquota del paese madre è molto più alta di quello del paese in cui viene prodotto (problema molto attuale negli USA, perdita di gettito).
La tassazione secondo il principio di fonte viola però la CEN in quanto il capitale tenderà ad andare dove viene meno tassato e non dove è più produttivo. Il principio di fonte, oltre ad impedire un'efficiente allocazione internazionale del capitale, crea una convenienza a spostare le basi imponibili dove l'aliquota è più bassa, spostando i profitti (profit shifting) e generando una base erosion, generando perdite di gettito per lo Stato. Si tenta di spostare i ricavi dove le aliquote sono più basse e i costi dove le aliquote invece sono più alte, generando meccanismi di elusione fiscale cercando di aggirare la tassazione alla fonte. Bisogna capire se si tratta di una convenienza economica oppure un sotterfugio solamente per aggirare l'imposizione fiscale. Un altro metodo per spostare i capitali è un finanziamento tra imprese dove la capogruppo ha una tassazione minore, la filiale deduce gli interessi passivi dove c'è una tassazione più alta e vanno in capo alla madre, forma di finanziamento utilizzate per collocare le basi imponibili dove le aliquote sono più basse. Lo Stato deve tassare fattori meno mobili (es. lavoro) o deve avvalersi di una spesa pubblica inferiore a quella che sarebbe stata se non si fossero attuale queste politiche.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Primo parziale, Diritto amministrativo
-
Formulario primo parziale Statistica
-
Primo parziale Storia economica
-
Elettrotecnica - primo parziale