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Introduzione

Il bacino del Mediterraneo è stato sempre oggetto di studi sin dai più remoti periodi e ha, nel corso dei secoli, costantemente rivestito una rilevanza strategica di primo piano nella geopolitica internazionale. Nell’ultimo periodo, visti gli avvenimenti rivoltosi di quasi tutti i Paesi nordafricani e vicinorientali, il Mediterraneo ha assunto un ruolo ancora più imminente per gli equilibri geopolitici dell’area.

A distanza di un anno possiamo dire che la Primavera araba ha avuto esiti positivi in quasi tutti i Paesi, dato che ha inaugurato una stagione di cambiamenti nell’area e ha portato nuove forme di democrazia che sino ad oggi lì non conoscevano. La questione mediterranea per come è in questo ultimo periodo è strettamente connessa agli equilibri degli assetti politici interni.

Le coordinate storiche e geografiche del Mediterraneo

Cenni geostorici del Mediterraneo

L’estensione del nostro mare è particolarmente rilevante (occupa circa 2.505.000 km2 di superficie), comunica a ovest con l’Oceano Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra, a sud-est con il Mar Rosso tramite il Canale di Suez e a nord-est con il mar di Marmara attraverso lo Stretto di Dardanelli. Il Canale di Sicilia lo divide in due bacini, quello occidentale (i mari di Alboran, delle Baleari, il canale e mare di Sardegna, il mar di Corsica, il mar Ligure e il mar Tirreno – parte più profonda del Mediterraneo occidentale) e quello orientale (mar Adriatico, mar Ionio, bacino del mar di Levante, mar Egeo – parte più profonda del Mediterraneo orientale).

Dal punto di vista geologico, il bacino del Mediterraneo è formato da un articolato sistema di strutture generate dal processo di subduzione per inerzia della placca africana sotto quella europea, dando luogo a fenomeni sismici anche violenti. I principali fiumi che hanno un delta sul Mediterraneo sono il Nilo, l’Ebro, il Rodano e il Po.

All’interno del bacino si protendono tre grandi penisole:

  • Iberica
  • Italiana
  • Balcanica

Le principali isole sono:

  • Sicilia
  • Sardegna
  • Cipro
  • Corsica
  • Creta
  • Malta
  • Arcipelago delle Baleari

Il Mediterraneo in passato era un ambiente di convergenza di unione per le più grandi civiltà antiche.

Dalla dichiarazione di Barcellona all'Unione per il Mediterraneo

Per molti secoli i rapporti fra Europa e i Paesi del Nordafrica e del Medio Oriente sono stati influenzati dal passato coloniale delle grandi potenze europee (gli intensi scambi commerciali fra le due sponde hanno quasi sempre avvantaggiato i Paesi più ricchi, seguendo la logica dello “scambio ineguale”).

Negli anni Novanta si sentì l’esigenza di istituire un’area di cooperazione fra i Paesi mediterranei; seguendo le linee operative dei precedenti Consigli europei di Lisbona (1992), Corfù (1994) ed Essen (1994), l’UE decise di agevolare le relazioni commerciali inframediterranee con un ambizioso progetto di partenariato, che prese forma nella conferenza di Barcellona nel 1995.

Il principale obiettivo da perseguire fu quello di garantire pace e stabilità nell’area, operando sul livello politico e di sicurezza (mirava a creare uno spazio comune di pace e stabilità, dando risalto a un dialogo politico globale), economico-finanziario (volto ad agevolare la creazione di un’area di prosperità condivisa: venne rilevata l’importanza di uno sviluppo sociale ed economico sostenibile ed equilibrato, finalizzato alla realizzazione di un’area di prosperità condivisa, al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione e di creare nuove opportunità di impiego) e socio-culturale-umano (finalizzato a sviluppare le risorse umane, favorire la comprensione fra culture e gli scambi tra le società civili), cercando di superare l’idea di assistenzialismo e sostegno da parte dei Paesi ricchi, secondo una visione coloniale o neocoloniale.

Nell’ottica di una reale cooperazione, si cercò di evitare terminologie che facessero riferimento a condizioni di inferiorità economica prediligendo appunto il concetto di partenariato, nella concezione legata al multiculturalismo, nel rispetto della peculiarità, valori e specificità di ogni Paese. La cooperazione era svolta anche a superare il bilateralismo che aveva caratterizzato molte delle relazioni fra i Paesi del Mediterraneo, che avevano portato alla creazione di canali economici preferenziali.

Per quanto riguarda la creazione di un’area di prosperità condivisa sopracitata, vennero stabiliti dei principali obiettivi da raggiungere, sempre sopracitati, e questi principi sarebbero stati agevolati attraverso varie azioni come:

  • L’affermazione graduale di una zona di libero scambio;
  • L’attuazione di un’opportuna cooperazione economica e un’azione concertata nei settori pertinenti;
  • Il potenziamento dell’assistenza finanziaria dell’UE ai suoi partner.

La zona di libero scambio (ZLS) sarebbe stata avviata in virtù di nuovi accordi euro-mediterranei e di transazioni commerciali senza barriere fiscali attuate fra Paesi meno sviluppati della Regione mediterranea. Le parti stabilirono che entro il 2010 avrebbero dovuto iniziare una graduale realizzazione di questa area nel rispetto degli obblighi dati dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma così non è stato.

Ad ogni caso, al fine di agevolare l’attuazione della ZLS le parti decisero di operare in quattro campi d’azione:

  • L’adozione di misure adeguate in materia di norme d’origine, di certificazione, di tutela dei diritti di proprietà intellettuale, industriale e di concorrenza;
  • Il proseguimento e lo sviluppo di politiche basate sui principi dell’economia di mercato e dell’integrazione delle loro economie, tenendo conto dei rispettivi bisogni e livelli di sviluppo;
  • L’adattamento e l’ammodernamento delle strutture economiche e sociali, accordando priorità alla promozione e allo sviluppo del settore privato, al miglioramento del settore produttivo e alla creazione di un opportuno quadro istituzionale e regolamentare per un’economia di mercato. Allo stesso modo vennero previsti sforzi univoci finalizzati ad attenuare le conseguenze sociali negative che potessero risultare da tale adattamento, incoraggiando programmi a favore delle popolazioni più povere;
  • La promozione di meccanismi volti a sviluppare i trasferimenti di tecnologia.

Furono previste anche effettive misure per la promozione della ZLS, come l’armonizzazione delle norme e delle procedure doganali, nonché l’eliminazione degli ostacoli tecnici ingiustificati agli scambi di prodotti agricoli.

L’istituzione di una ZLS e l’affermazione complessiva del partenariato euro-mediterraneo si sarebbero basati su un consolidamento della cooperazione finanziaria e su un potenziamento sostanziale dell’assistenza finanziaria fornita dall’UE. Fra le finalità della Dichiarazione di Barcellona, vi erano anche quelle rivolte al settore sociale, culturale e umano, al fine di riavvicinare i popoli della Regione mediterranea, puntando verso una migliore percezione reciproca, il riconoscimento e il rispetto delle tradizioni, delle culture e delle civiltà diverse su entrambe le sponde del Mediterraneo.

Il programma Mesures d’Accompagnament (MEDA) rappresenta il maggiore strumento finanziario per la realizzazione degli obiettivi del partenariato euro-mediterraneo; fu varato nel 1996 e modificato nel 2000. Gli obiettivi principali e i settori di intervento sono in linea con quelli della Dichiarazione di Barcellona, cioè il rafforzamento della stabilità politica e della democrazia, l’attuazione di una ZLS e lo sviluppo della cooperazione economica e sociale e infine l’attenzione alla dimensione umana e culturale. Nel 2007 il programma MEDA è stato sostituito con lo strumento di Vicinato e Partenariato (ENPI).

Dal 1995 si sono susseguite le conferenze euro-mediterranee con cadenza annuale o biennale; quella suggerita dal presidente francese Sarkozy tenutasi a Parigi nel 2008 è quella più importante poiché viene istituita l’Unione per il Mediterraneo (UPM), che nell’intenzione dei promotori avrebbe dovuto costituire un ulteriore tentativo per rilanciare il processo di Barcellona.

Fra gli obiettivi principali, oltre a quello di proseguire il processo di stabilizzazione della regione, quelli relativi alla regolamentazione del fenomeno migratorio dai Paesi del sud verso quelli del nord, la lotta al terrorismo, la risoluzione del conflitto israeliano – palestinese e la tutela del patrimonio ecologico mediterraneo. La situazione internazionale si è notevolmente aggravata in seguito all’attacco terroristico alle torri gemelle del 2001, evento che ha determinato una diffusa diffidenza nell’opinione pubblica verso i musulmani e gli arabi in generale, mettendo a repentaglio la già difficile cooperazione inframediterranea.

Oltre a ciò si aggiungono le recenti vicende della Primavera araba, che hanno restituito dignità alle popolazioni protagoniste delle rivolte nel mondo arabo, ma al contempo hanno causato un enorme esodo di popolazioni dai Paesi del sud verso quelli del nord del Mediterraneo, che si sono dimostrati spesso incapaci di accogliere civilmente la moltitudine di persone in fuga, indebolendo così l’auspicato processo di confronto interculturale.

La regione mediterranea: verso un'accentuazione degli elementi di eterogeneità?

Cosa si intende per Regione mediterranea

Secondo la Società Geografica Italiana, il Mediterraneo è considerato una parte dell’Oceano Atlantico, un ‘mare dipendente’ rappresentato da: una regione marittima costituita da una sequenza di bacini, semichiusi o chiusi, con il complesso dei bacini dipendenti (Mar Tirreno, Mar Adriatico, Ionio ecc.), il Mar Marmara, Mar Nero, Mar d’Avoz e Caspio.

Alla domanda cos’è il Mediterraneo, lo storico Braudel rispose: “[...] Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare ma un susseguirsi di mari. [...] Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia [...] Significa sprofondare nell’abisso dei secoli [...] incontrare realtà antichissime, ancora vive [...] Significa immergersi nell’arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti di cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare.”

L’autore intese sottolineare come il nostro mare sia un luogo dalle molte sfaccettature e come esso abbia svolto la funzione di crocevia di popoli e di culture. Fra le delimitazioni classiche, ricordiamo quella che fa coincidere la regione mediterranea con gli ‘Stati ripuari’ ovvero quelli che sono bagnati dalle acque mediterranee, e che dovrebbero rappresentare l’heartland, ovvero il cuore dell’intero sistema (che si estende dallo stretto di Gibilterra a quello dei Dardanelli). Alcuni Stati per caratteristiche fisiche e culturali possono essere assimilati alla regione mediterranea pur non presentando un fronte su questo mare: è il caso del Portogallo, della Serbia, Macedonia e Giordania. Il Portogallo per esempio ne fa parte per il suo clima.

Una seconda delimitazione della regione mediterranea, abbraccia un territorio troppo esteso perché possa accogliere i caratteri di regione geografica: la delimitazione fa riferimento al concetto di “mediterraneo allargato”, il quale estende i confini della regione fino alle sponde del Mar Nero e al Golfo Persico. Plan Bleu si avvale di due chiavi di lettura: una è la “prossimità al mare” e l’altra si basa sui parametri statistici. Il criterio di “prossimità al mare” ci appare vago, anche qualora lo si voglia far coincidere con la linea di spartiacque dei bacini fluviali, infatti alcuni corsi d’acqua hanno la loro sorgente in regioni non mediterranee e in territori molto distanti dal mare. Il secondo confine, fa riferimento all’unità amministrative che si affacciano sul Mediterraneo: ne scaturisce una fascia litoranea che si estende da 50 a 100 km, oltre a tutte le isole.

Le tipiche specie e associazioni vegetali dell’area, come l’olivo, hanno contribuito a disegnare il paesaggio dei territori in questione e la pianta che insieme alla vite e al grano costituisce la ‘triade mediterranea’. L’olivo ha acquistato nel corso dei secoli una connotazione simbolica, culturale e paesaggistica. Il paesaggio naturale mediterraneo è stato modificato nel corso dei secoli: molto diffuse erano le foreste sempreverdi. In seguito il bisogno di nuovi spazi per l’agricoltura e l’allevamento, ha provocato la sostituzione della vegetazione con la ‘macchia’.

Gli elementi di omogeneità e di frammentazione della Regione mediterranea

Nell’analizzare la Regione mediterranea, possiamo sottolineare che quasi tutti i sistemi montuosi sono nati dalla collisione della placca tettonica litosferica africana ed europea. Si tratta di “montagne recenti, alte, dalle forme movimentate” (es. Alpi, Appennini, Balcani, il Tauro, Libano, Atlante, le catene della Spagna, Pirenei). Molte aree sono a rischio sismico (Italia, penisola balcanica, Grecia, Turchia e Cipro). Anche l’intensa attività vulcanica può diventare pericolosa per la popolazione (es. Vesuvio che già nell’antichità ha mostrato la sua potenza distruttiva).

La dimensione storica rafforza l’ipotesi dell’unità mediterranea, il nostro mare ci riporta alla mente immagini di un passato glorioso descritto come crocevia di popoli e culla di grandi civiltà. Fin dall’antichità, le relazioni inframediterranee hanno contribuito a rinsaldare l’unità del bacino, favorendo il processo aggregativo fra i popoli. Altri elementi che hanno contribuito a plasmare il paesaggio: allevamento caprino e ovino tipico dell’Europa centro-orientale. L’industria non ha permeato il paesaggio, se non in alcune aree costiere legate alla raffinazione del petrolio. Importante è il settore del turismo; il Mediterraneo è la regione più visitata al mondo e annovera tre fra i 5 Stati al vertice delle graduatorie per numero di arrivi (Francia, Spagna e Italia).

Il Mediterraneo è una regione culturale con caratteristiche di omogeneità, nella quale sia possibile identificare un “popolo mediterraneo” con uno specifico humus culturale e con caratteri antropologici condivisi. Aspetti di instabilità e frammentarietà: aspetto demografico e socioeconomico, la crescente pressione migratoria dalle regioni più povere e il pericolo degli estremismi religiosi. Il primo elemento di frammentazione è quello geografico: il Mediterraneo è il punto di confluenza di tre continenti, Europa, Asia e Africa, per cui non viene considerato come unità autonoma.

C’è poi una diversità etnica e politica (dato che coesistono in più di venti Stati indipendenti e una miriade di minoranze, lingue e dialetti) e la divisione religiosa che desta le maggiori preoccupazioni e che è sempre stata foriera di contrasti e conflitti. L’area Mediterranea comprende tre comunità culturali, tre civiltà e tre peculiari modi di vivere e pensare. Ci fu una nuova separazione, infatti alla ‘cortina di ferro’, che divideva in due l’Europa e parte del Mediterraneo, si è sostituito lo spartiacque attuale che scompone il nostro mare in nord e sud seguendo la ‘Linea di Brandt’ che divide il mondo ricco da quello povero o il primo mondo con il terzo (il secondo mondo si è esaurito con lo sgretolamento dell’unione Sovietica e dei Paesi da essa controllati).

Si possono ascrivere alla riva nord i seguenti paesi: Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Malta, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania, Grecia, Israele, Cipro (che è chiamata la ‘banana blu’ perché si intende una vasta regione che va dall’Inghilterra alla Pianura Padana che corrisponde anche i territori demograficamente ed economicamente più ricchi d’Europa). Per i paesi del sud: Turchia, Siria, Libano, Giordania, Territori Occupati Palestinesi, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco.

Altre fratture riguardano aspetti sociali, economici e demografici: insistono infatti tre sistemi socioeconomici: quello del quadrante nord occidentale, in transizione verso un’economia di mercato e quello tipico di economie industriali. Nell’analisi dei vari Stati Mediterranei fatta dal CNR di Napoli, viene fatta la divisione dell’area in sei grandi macroregioni:

  • Arco latino: Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Malta
  • Conca adriatica: Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania e Macedonia
  • Fonte Magrebino: Tunisia, Algeria e Marocco
  • Flesso libico-egiziano: Libia ed Egitto
  • Facciata meridionale: Siria, Libano, Israele, Territori Occupati Palestinesi e Giordania
  • Ponte anatolico-balcanico: Grecia, Turchia e Cipro

Si è accettato di includere anche quei Paesi che non hanno un accesso diretto al mare o come il Portogallo, che è bagnato dall’Oceano Atlantico, perché è influenzato dalla matrice storico-culturale mediterranea.

Gli squilibri demografici

La popolazione della Regione mediterranea rappresentava, nel 2010, circa il 7,2% del totale mondiale. Gli stati meno popolosi sono Malta e Cipro, si sale con alcuni stati dell’ex Jugoslavia, Albania, Libano, Libia, Serbia, Portogallo, Grecia e Tunisia, poi Siria, poi si passa all’Algeria e Marocco, Spagna, Francia, Italia e Turchia fino ad arrivare all’Egitto, la cui popolazione continua a crescere rapidamente. Date le ridotte dimensioni, lo Stato più densamente popolato...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RB41 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Lemmi Enrica.
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