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Nella prassi contemporanea è diffusa il fenomeno degli accordi stipulati dalle ORGANIZZAZIONI

INTERNAZIONALI sia fra loro, sia con Stati membri, oppure con Stati terzi.

Il potere di concludere accordi è da considerare come la manifestazione più saliente della

personalità giuridica internazionale delle organizzazioni; a tali accordi è dedicata un’intera

convenzione di codificazione, la Convenzione di Vienna del 1986 sul diritto dei trattati fra Stati e

organizzazioni internazionali e fra organizzazioni.

Per definire quali sono gli organi competenti a stipulare e quali le materie per cui tale competenza

è attribuita, occorre far capo al Trattato istitutivo (Statuto) di ciascuna organizzazione.

In analogia a quanto detto sulla violazione delle norme costituzionali interne nella conclusione di

accordi fra Stati, può affermarsi che una GRAVE violazione delle norme statutarie sulla competenza

a stipulare, comporti l’invalidità dell’accordo. Tuttavia, poiché le norme contenute nel trattato

istitutivo si modificano per consuetudine, la competenza a stipulare può anche risultare da regole

sviluppatesi dalla prassi, purchè si tratti di prassi certa; ciò sempre che non vi sia un organo

giudiziario nell’organizzazione che vegli sul rispetto del trattato istitutivo.

10) INEFFICACIA DEI TRATTATI NEI CONFRONTI DI STATI TERZI:

E’ ormai noto che la caratteristica del diritto pattizio è che vale solo per gli Stati che lo pongono in

essere, pertanto diritti e obblighi, per gli Stati terzi, non potranno derivare da un trattato se non

attraverso una qualche forma di partecipazione dei terzi Stati al trattato stesso.[Il Trattato

internazionale fa legge solo tra le parti = a quello che si dice per il contratto nel diritto interno.]

Infatti è possibile che il trattato sia APERTO, cioè contenga la c.d. clausola di adesione, la quale

prevede la possibilità che Stati diversi dai contraenti originari partecipino a pieno titolo all’ accordo

mediante una loro dichiarazione di volontà: in questo caso la posizione giuridica di tali Stati, non

differisce da quella dei contraenti originari, se non per il semplice fatto che questi non hanno

partecipato alla formazione dell’accordo.

Può verificarsi, però, che la clausola di adesione manchi e che la convenzione crei comunque diritti

a favore o obblighi a carico di uno Stato terzo. Anche in questo caso occorrerà accertare che il

trattato contenga un’offerta e dallo Stato terzo provenga un’accettazione, il che determinerà quell’

incontro di volontà che è caratteristico dell’accordo.

Fuori da simili ipotesi non potrà che applicarsi il principio di inefficacia dei trattati nei confronti

degli Stati terzi, non contraenti.

Le parti di un trattato possono, tuttavia, impegnarsi a tenere comportamenti che risultano

vantaggiosi per i terzi. Esempi importanti di impegni simili sono forniti soprattutto dagli accordi in

tema di navigazione sui fiumi, i quali, pur intercorrendo tra un numero limitato di Paesi, sanciscono

di solito la libertà di navigazione per le navi di tutti gli Stati.

Tali vantaggi, però, finchè non si trasformano in diritti attraverso la partecipazione del terzo

all’accordo in uno dei modi indicati, possono essere sempre revocati dalle parti contraenti, e ciò

testimonia il loro carattere puramente “riflesso” per il terzo.

Le parti contraenti del trattato, infatti, se volessero negare al terzo i vantaggi pattuiti, non

avrebbero bisogno di stipulare un successivo trattato che formalmente abrogasse o modificasse il

primo, ma potrebbero negare detti vantaggi in ordine a casi concreti, negarli in alcuni casi,

riconoscerli in altri… [diversamente dalla lg. Che non può essere applicata/disapplicata in ordine ai

singoli casi concreti].

Anche la Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati si conforma in linea di massima al

principio dell’inefficacia dei trattati nei confronti dei terzi e alla conseguente regola per cui una

qualche forma di accordo è necessaria perché il terzo benefici di veri diritti o sia colpito da

obblighi.

Art. 34 'Un trattato non crea né obblighi né diritti per uno Stato terzo senza il suo consenso';

art.35 'L'obbligo puo' derivare se le parti contraenti intendono espressamente creare tale obbligo e

se lo stato lo accetta espressamente';

art. 36 prevede a sua volta che un diritto possa nascere a favore di uno stato terzo solo se questo

vi consenta e che il consenso viene presunto fino a che non vi siano 'indicazioni contrarie' e sempre

che il trattato non disponga altrimenti.

Art.37 (controbilancia l'eccessiva indulgenza dell'art.36), autorizza i contraenti originari alla revoca

del diritto accettato dal terzo, quando vogliono, a meno che non abbiano stabilito l'irrevocabilità.

Possiamo interpretare quest’ultimo articolo come un ulteriore presupposto a quelli previsti dall’art.

36 per la nascita di veri e proprio diritti a favore di terzi: perché nascano tali diritti, quindi, sarà

necessario che:

le parti intendano crearli (art 36)

• che il terzo le accetti

• che l’offerta dei contraenti originari deve essere concepita come irrevocabile

• unilateralmente (art 37)

Incompatibilità fra norme convenzionali:

Premesso il principio che un trattato può essere modificato o abrogato, in modo espresso o

implicito, da un trattato successivo concluso dagli stessi contraenti, cosa accade se i contraenti

dell’uno e dell’altro coincidono solo in parte?

La soluzione nasce dall’applicazione combinata dei due principi fondamentali:

la successione dei trattati nel tempo;

• l’inefficacia dei trattati per gli Stati terzi.

Fra gli Stati contraenti di entrambi i trattati, il trattato successivo prevale; nei confronti degli Stati

che siano parte di uno solo dei due trattati, restano invece integri, nonostante l’incompatibilità,

tutti gli obblighi che da essi derivano. In definitiva, lo Stato contraente di entrambi dovrà scegliere

a quali degli impegni tener fede, pertanto, commettendo tale illecito sarà internazionalmente

responsabile verso lo Stato dell’accordo non rispettato.

Da tale soluzione non si discosta affatto la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati:

Art.30 sull'applicazione di trattati nel tempo: Fra due trattati conclusi tra le stesse parti (parag.3) ' il

trattato anteriore si applica soltanto nella misura in cui le sue disposizioni sono compatibili con

quelle del trattato posteriore' e invece'Quando le parti del trattato anteriore non sono tutte parti

di quello posteriore:

-nelle relazioni fra gli Stati di entrambi i trattati la regola applicabile è quella enunciata al parag. 3;

-nei rapporti fra uno Stato parte di entrambi i trattati e uno Stato parte di uno soltanto, il trattato

di cui i due sono parte,regola i loro diritti e obblighi reciproci.'

Per ciò che riguarda l’art 41, esso stabilisce che due o più parti di un trattato non possono

concludere un accordo mirante a modificarlo, quando la modifica è vietata dal trattato, oppure

pregiudica la posizione delle altre parti contraenti, o, ancora, è incompatibile con la realizzazione

dello scopo del trattato nel suo insieme.

La preoccupazione degli Stati di evitare situazioni del genere è risolta alla radice con l’inserimento

nei trattati delle c.d. clausole di compatibilità o di subordinazione al fine di salvaguardare i rapporti

giuridici derivanti dai trattati. Tali clausole spesso si accompagnano all’impegno delle parti di

compiere tutte quelle azioni lecite idonee a svincolarli dagli impegni incompatibili.

[Esempio importante di clausola di compatibilità,fornito dall'art. 307 Tr.CE secondo cui 'le

disposizioni del presente Tr. Non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni

concluse prima del 1958 o, per gli stati aderenti anteriormente alla data della loro adesione, tra

uno o più stati memebri da un aaprte e uno o più stati terzi dall'altra. Nella misura in cui tali

convenzioni sono incompatibili col presente Tr., lo Stato e/o gli Stati membri interessati ricorrono a

tutit mezzi atti ad eliminare le incompatibilità constatate...']

11)LE RISERVE NEI TRATTATI

La riserva indica la volontà dello Stato di non accettare certe clausole del trattato, o di accettarle

con alcune modifiche, oppure di accettarle secondo una determinata interpretazione. (c.d.

dichiarazione interpretativa)

In tal modo tra lo Stato autore della riserva e gli altri Stati contraenti, l’accordo si forma solo per la

parte non investita dalla riserva ; mentre resta integralmente applicabile tra gli altri Stati.

Il tema delle riserve, a partire dal secondo dopoguerra ha subito una notevole evoluzione nella

prassi. Di tale evoluzione vi è traccia negli Artt. 19-23 della Convenzione di Vienna , la quale è stata

essa stessa superata dalla prassi successiva.

L’istituto della riserva costituisce uno strumento di fondamentale importanza, perché ha lo scopo

di facilitare la più larga partecipazione nei trattati multilaterali, anche nel momento in cui alcuni

Stati non vogliono accettare il testo dell’accordo nella sua integrità. [le dichiarazioni interpretative

invece sono mere dichiarazioni con cui uno Stato propone una determinata interpretazione]

Secondo il diritto internazionale classico (1648-1945) la possibilità di apporre delle riserve doveva

essere tassativamente concordata nella fase di negoziazione, e quindi doveva figurare nel testo del

trattato predisposto dai plenipotenziari; in mancanza, lo Stato doveva scegliere se ratificare il

trattato, o meno.

I modi attraverso i quali si prevedeva la possibilità di apporre riserve erano due:

1. i singoli Stati lo dichiaravano al momento della negoziazione, e quindi nel testo del trattato

si faceva menzione di ciò;

2. il testo prevedeva genericamente la possibilità di apporre riserve al momento della ratifica

o dell’adesione e in tale momento ognuno sceglieva se avvalersi o meno di tale facoltà.

Era, comunque necessario che il testo specificasse quali articoli potessero costituire oggetto di

riserva.

Oggi si è verificata una notevole evoluzione della disciplina dell’istituto allo scopo di facilitare la

partecipazione all’accordo.

Una tappa fondamentale in tale evoluzione è rappresentata dal parere 28.05.1951 della Corte

Internazionale di Giustizia reso su richiesta dell’Assemblea generale avente per oggetto la

Convenzione sulla repressione del genocidio.

La Corte affermò un principio che da allora in poi è stato considerato come consuetudinario :

affermò che una riserva può essere anche formulata all'atto della ratifica, anche se la relativa

facoltà non è espressamente prevista nel testo del trattato, purché essa sia compatibile con

l'oggetto e lo scopo del trattato; purché, in altre parole, essa non riguardi clausole fondamentali e

caratterizzanti l'intero trattato, altrimenti non si configurerebbe neanche l'accordo.[Un altro Stato

può contestare la riserva sostenendone l'incompatibilità con l'ogg.e lo scopo del trattato, e se non

si raggiunge un accordo sul punto, il Trattato non si ritiene esistente nei rapporti tra lo stato

contestante e l'autore della riserva - questo mitiga la portatat del nuovo principio-]

Il parere della Corte ha ispirato gli articoli della Convenzione di Vienna, la quale persegue, in modo

ancora più marcato, tali principi.

All’art. 19 codifica il principio secondo cui una riserva può essere sempre formulata purchè:

non sia proibita dal trattato;

– non sia espressamente esclusa dal testo del trattato o non figuri tra quelle elencate come

– 'lecite'

la riserva non sia incompatibile con l'oggetto e lo scopo del trattato.

Essa stabilisce inoltre che una riserva, quando non sia prevista nel testo del trattato, possa essere

contestata da un’altra parte contraente, ed aggiunge che, se tale contestazione non è manifesta

entro dodici mesi, la riserva si intende accettata. (art. 20)

Molto importante è poi la norma che stabilisce che persino l’obiezione ad una riserva non

impedisce che questa esplichi i suoi effetti tra lo Stato che la formula e lo Stato obiettante se

quest’ultimo non abbia espressamente e nettamente manifestato l’intenzione di impedire che il

trattato entri in vigore nei rapporti tra i due Stati. ( art. 20, par. 4 e 21 par. 3).

Anche dopo la Convenzione di Vienna la disciplina ha continuato ad evolversi, innovandone alcune

norme; ad es. riconoscendosi la possibilità che uno Stato formuli riserve in un momento successivo

rispetto a quello in cui aveva ratificato il trattato, purchè nessuna delle altre parti contraenti sollevi

obiezioni contro il ritardo. Ma la tendenza innovatrice più significativa è quella che si ricava dalla

giurisprudenza della Corte europea sui diritti umani: la tendenza cioè a ritenere che, se lo Stato

formula una riserva inammissibile, tale inammissibilità non comporta l’estraneità dello Stato

rispetto al trattato, ma l’invalidità della sola riserva che verrà ritenuta come non apposta.

INTERPRETAZIONE DEI TRATTATI:

12)

Si è abbandonato il metodo subbiettiespostasecondo cui sarebbe sempre necessaria la ricerca

della volontà effettiva delle parti ,contrapposta alla volontà dichiarata; è stato invece accolto il

metodo obbiettivistico secondo cui si deve attribuire al trattato il senso che è fatto palese dal suo

testo che si armonizza quindi con l'oggetto e la funzione dell'atto che dal testo sono desumibili.

Anche la convenzione di Vienna si è esposgta a favore del metodo obiettivistico:

art31 stabilisce che 'un trattato deve essere interpretato in b.fede secondo il significato ordinario

da attribuirsiiii termini delelelel trattato nel loro contesto ,all'ogg. e allo scopo del trattato;che si

deve tener conto di accordi o strumenti posti in essere dalle parti x la conclusione del tr e accordi

anche successivi per l'applicazione del trattato.[eccezione: a un termine dpuòtr puo' essere dato

un significato particolare solo se è certo che questa era l'intenzione delle parti]

Art32 riguarda i lavori preparatoria considerarsi sussidiari, da usarsi solo se siamo in presenza di un

testo ambiguo e lacunoso.

Art 33 riguarda i trattati redatti in più' lingue tutte ufficiali, se vi è una differenza di significato

ineliminabile attraverso l'interpretazione, va dato il significato che concilia meglio detti testi.

In più' valgono tutte le regole riguardanti l'interpretazione di norme giuridiche in genere

(interpretazione restrittiva o estensiva,la regola che tra più' interpretazioni possibili vale quella più

favorevole per la parte più onerata ecc...).

Interpretazione restrittiva trova scarso credito presso i giudici internazionali perché

comporterebbe una limitazione alla sovranità e libertà degli Stati.

Tutto ciò vale anche per i trattati istitutivi di org internazionali (es Carta delle NU) e x i tr istitutivi

delle Comunità Europee.

La CIG ha applicato anche la Teoria dei Poteri Impliciti (sviluppata dalla Corte suprema degli USA x

estendere le competenze dello stato federale a discapito degli stati membri,ogni organo

disporrebbe non solo dei poteri espressamente attribuitegli dalle norme costit. Ma anche di tutti i

poteri necessari x l'esercizio di tali poteri) agli organi dell'ONU,ampliandone addirittura la portata.

[es di applicazione Teoria dei P.impliciti art 308 del Tr.istitutivo della CE 'Quando un'azione della

Com. risulti necessaria x raggiungere uno degli scopi della Com senza che il presente trattato abbia

previsto tali poteri richiesti,il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione

dopo il consulto con il Parlamento prende le disposizioni del caso'.

Questa teoria si trova all'estremo opposto rispetto l'arcaica interpretazione restrittiva dei tr

internazionali.

La Conv.di Vienna esclude interpretazioni unilateralistiche ,cioè che una norma contenuta in un

accordo internazionale possa assumere significati diversi secondo lo stato contraente all'interno

del quale debba applicarsi;2 regole fanno seguito a questa esclusione:

-art 33 in caso di testi non concordanti redatti in più' lingue(impone interpretazione conciliante)

-art 31 quando fa riferimento a tutte le 'altre norme' di cui tener conto ai fini dell'interpretazione

del trattato, NON INCLUDE le norme di diritto interno proprie di ciascuno stato contraente

(esclusione significativa data la precedente tendenza a interpretare in chiave unilateralistica).

Vi è massima libertà (che va rivendicata) dei giudici interni nell'interpretazione del diritto

internazionale,come avviene per l'interpretazione del diritto interno.

SUCCESSIONE NEI TRATTATI:

13).

Vi è quando uno Stato si sostituisce a un altro nel Governo di un territorio (inteso come comunità

territoriale); può avvenire per le cause più varie (es:una parte del territorio di uno Stato passa per

effetto di cessione sotto la sovranità di un altro Stato).

Una volta verificatosi un cambiamento di sovranità i diritto e gli obblighi internazionali che

facevano capo allo stato predecessore passano in capo allo stato subentrante.

Su questo argomento è dedicata la Conv.di Vienna del '78 sulla successione di stati nei trattati

entrata in vigore nel '96. art7 sull'applicazione della convenzione, da effettuarsi solo per quelle

successioni tra Stati (quindi sostituzioni di Stati) intervenute DOPO l'entrata in vigore della Conv.;

non è richiesto che lo stato subentrante sia già parte contraente al momento della successione,

questo perchè solitamente lo Stato che si sostituisce ad un altro nel governo di un territorio. È uno

stato nuovo e quindi in molti casi la conv. Non si potrebbe applicare.(invece se uno Stato

subentrante aderisce alla Conv, la sua adesione retroagisce fino al momento in cui è avvenuta la

successione).

-principio sulla successione riguardo i trattati localizzabili: lo Stato che in qualsiasi modo si

sostituisce a un altro nel gov. di una comunità territoriale, E' VINCOLATO dai trattati o dalle

clausole di un tr di natura reale o territoriale,cioè che riguardino l'uso di determinate parti di

territorio.(=localizzabili. Es: tratti che istituiscono servitù attive o passive nei confronti di territori di

stati vicini;affitto di determinate parti di territorio.)con il limite dell'intrasmissibilità di trattati che

abbiano una prevalente caratterizzazione politica,cioè strettamente legati al regime vigente prima

del cambiamento di sovranità.[piu' che limite è l'applicazione del principio rebus sic stantibus

secondo cui un trattato o clausole di questo si estinguono se mutano in modo radicale le

circostanze esistenti al momento della conclusione]

-Per i trattati non localizzabili(la maggioranza) si assume la regola della tabula rasa secondo al

quale lo stato subentrante NON è in linea di principio e salve le eccezioni,vincolato dagli accordi

conclusi dal predecessore.

[particolarità della Conv del '78 che fa una distinzione tra Stati sorti da decolonizzazione e Stati

subentranti nel governo di un territorio(...)]

Ipotesi di mutamento di sovranità:

1.Distacco di una parte del territorio di uno Stato che si può' aggiungere per effetto di cessione o

conquista,al territorio di un altro Stato, si applica la regola della tabula rasa, gli accordi vigenti nello

Stato che subisce il distacco cessano di avere validità e invece si acquistano gli accordi vigenti nello

Stato che 'acquista' il territorio.(mobilità delle frontiere dei trattati)-Conv qui non fa distinzioni-

2.Secessione: nella parte distaccata possono formarsi uno o più stati nuovi, anche in questo caso

gli accordi vigenti nello stato che subisce il distacco cessano di aver vigore x lo stato che acquista

l'indipendenza.-la conv. Per le ipotesi di secessione enuncia il principio della continuità dei tr.-

Applicazione della Tabula rasa agli Stati nuovi formati per distacco per (')i trattati bilaterali conclusi

dal predecessore,potranno aver valore solo se rinnovati con la nuova controparte,per ('') i tr

multilaterali chiusi ,che non prevedono la partecipazione con adesioni di Stati diversi da quelli

originari,occorrerà un nuovo accordo con tutte le controparti.(la conv con riguardo solo agli stati ex

territori coloniali); per (''') i tr multilaterali aperti all'adesione di stati diversi da quelli originari il

principio di tabula rasa subisce un temperamento poiché lo stato nuovo può' invece che aderire

procedere alla notificazione di successione (*), con cui la sua partecipazione retroagisce al

momento dell'acquisto dell'indipendenza.(con l'adesione avrebbe effetto da quel momento).

3.Smembramento di uno Stato: diverso dalla secessione poiché lo stato cui ci si distacca si estingue

e sul suo territorio si formano 2o più' stati nuovi. Lo smembramento vi è tutte le volte in cui

nessuno degli Stati abbia la stessa organizzazione di governo,lo stesso regime dello stato

preesistente. Riguardoo la succ nei trattati si applica la tabula rasa come per il distacco con il

temperamento(*). -es: smembramento dell'unione sovietica, smembramento dellaJugoslaviaa-

4.Incorporazione' e fusione'' di altri stati: 'i. si ha quando uno stato estinguendosi,passa a far parte

di un altro stato(c'è continuità tra l'organizzazione di governo di uno degli stati preesistenti e l'org

di governo che risulta dall'unificazione), ''quando 2opiu' statisi estinguono tutti e danno vita a uno

stato nuovo. Per l'incorporazione si segue la regola della mobilità delle frontiere dei trattati(cm per

i trasferimenti di territori), i tr dello stato che si estingue cessano di aver vigore, mentre al

territorio incorporato si estendono i trattati dello stato che lo incorpora.

Per i casi di fusione , lo stato che è sorto da questa sempre che sia effettivamente uno stato

nuovo ,che non presenti nessuna continuità con l'organizzazione di governo di uno o più' stati

preesistenti, nasce libero da impegni pattizi.

Un eccezione che vale per entrambe, quando le comunità incorporate o fuse ,conservano un

notevole grado di autonomia all'interno dello stato incorporante o nuovo,un vincolo di tipo

federale,allora vi è una continuità degli accordi con efficacia limitata alla regione incorporata o

fusa. -La conv adotta il principio della continuità dei trattati a prescindere che sussista un meno un

vincolo federale),discostandosi ancora una volta dal dir.consuetudinario.

5.Mutamento radicale di governo: cioè si instaura nell'ambito di una comunità statale ,un regime

radicalmente diverso senza che il territorio dello stato subisca ampliamenti o diminuzioni.

(muta la persona di diritto internazionale, poiché il sog. Di diritto internazionale si identifica con

l'apparato di governo).[si oppone la teoria che identifica lo stato con la comunità statale,che infatti

non vede l'estinzione dello stato nonostante mutamenti rivoluzionari di governo]

In questo caso si ha una successione del nuovo governo nei diritti e obblighi del predecessore ad

accezione per quelli di natura strettamente politica,legati al regime preesistente e quindi

incompatibili con il nuovo regime (rebus sic stantibus).

CAUSE DI INVALIDITA' E DI ESTINZIONE DEI TRATTATI:

14. )

Sono analoghe a quelle proprie dei contratti.

Come cause di invalidità, i classici vizi della volontà: l'errore essenziale [art 48 Conv.di Vienna lo

definisce come l'errore circa un fatto o una situazione che lo Stato supponeva esistente al

momento in cui il trattato è stato concluso e che costituiva una base essenziale del consenso di

questo stato[, il dolo [art 49 Conv.di Vienna] e la corruzione dell'organo stipulante, la violenza fisica

o morale esercitata sull'organo stipulante [art51 Conv.di Vienna],vizi non frequenti.

Cause di estinzione: condizione risolutiva,termine finale,denuncia o recesso ovvero l'atto formale

con cui lo Stato dichiara alle parti contraenti di voler sciogliersi dal trattato sempre che questa

possibilità sia prevista ; inadempimento della controparte(art 60 Conv.di Vienna);sopravvenuta

impossibilità dell'esecuzione (art 61);abrogazione totale o parziale espressa o per incompatibilità

attraverso un accordo successivo tra le stesse parti.

Oltre alla violenza sull'organo stipulante,si considera causa di invalidità anche la violenza sullo stato

nel suo complesso art 52 Conv.di Vienna 'nullo qualsiasi trattato la cui conclusione sia stata

ottenuta con la minaccia o l'uso della forza..';minaccia o uso della forza armata.(uso della forza nei

rapporti internazionali,violenza di tipo bellico).

Non vi fa rifermento a nessun altro tipo di pressioni politiche o economiche come invece era stato

richiesto da numerosi paesi che pero' hanno ottenuto una generica dichiarazione di condanna.

Altra causa di estinzione è il principio rebus sic stantibus ,secondo cui il trattato si estingue in tutto

o in parte per il mutamento delle circostanze essenziali di fatto esistenti al momento della

stipulazione,senza le quali i contraenti non avrebbero concluso il trattato o in modo diverso. Conv.

Di Vienna art-62 in termini più' restrittivi stabilendo che si può' applicare solo se le circostanze che

sono cambiate costituivano 'la base essenziale del consenso tra le parti' e che sia tale da aver

radicalmente trasformato la portata degli obblighi ancora da eseguire e questo mutamento non

deve risultare da fatto illecito dello stato che lo invoca.

Effetti della guerra sui trattati:

Ci si chiede se la guerra sia causa di estinzione o sospensione dei trattati.

La regola classica era orientata per l'estinzione dei trattati,ma,la prassi moderna, ha proposto

molte eccezioni e temperamenti: si nega l'effetto estintivo della guerra per i trattati multilaterali,

ma la giurisprudenza tende a considerare estinte quelle convenzioni incompatibili con lo stato di

guerra.

Tuttavia bisogna verificare di volta in volta se la guerra abbia determinato un mutamento radicale

delle circostanze esistenti al momento del trattato.(rebus sic stantibus)

I mezzi per far valere una causa di estinzione o di invalidità sono oggetto di controversie,

una volta che si è verificata la causa di estinzione o di invalidità, questa opera automaticamente o è

necessario un atto formale di denuncia? Ovviamente non è discusso che certe cause come il

termine finale o l'abrogazione da parte di un accordo successivo operino automaticamente, ma per

le altre cause (che sono la maggior parte delle cause di invalidità e di estinzione)la discussione è

aperta.[Secondo alcuni operano in modo automatico;

secondo altri è sempre necessario un formale atto di denuncia notificato agli Stati contraenti;

secondo altri ancora, resta in vigore finché non si accerta in modo imparziale la causa di invalidità o

estinzione.] La materia è piuttosto contraddittoria e risente soprattutto della mancanza, nella

comunità internazionale, di una funzione giurisdizionale istituzionalizzata.

La tesi da prendere in considerazione è che vada in linea di massima riconosciuta l’automaticità,

ma in un senso circoscritto. Inoltre, chiunque debba applicare un trattato (operatori giuridici

interni, giudici nazionali) non può non decidere se il trattato sia ancora in vigore o se esso sia

affetto da causa di invalidità. Tale decisione è consentita e fa parte della decisione di applicabilità

del trattato. Si tratta però di una decisione che vale solo per il caso concreto.

Lo scopo della denuncia,invece, consiste nella manifestazione della volontà di uno Stato di

sciogliersi una volta per tutte dal vincolo contrattuale. La denuncia produce la cessazione del

vincolo? La denuncia vincola alla disapplicazione, ma deve provenire dagli organi competenti a

manifestare la volontà dello Stato sul piano dei rapporti internazionali. A tali fini, bisognerà

guardare la Costituzione dei singoli Stati: in generale è l'Esecutivo, ma esistono anche forme di

collaborazioni tra Parlamento e Governo.

Gli altri Stati contraenti non sono vincolati dalla denuncia dello Stato. In caso di disaccordo

sull'effettiva insorgenza della causa di invalidità o estinzione, il trattato entra in una fase di

incertezza sul piano del diritto internazionale.

La Conv.di Vienna prevede una procedura per far valere l'invalidità o l'estinzione dei trattati

artt.65-68: lo Stato che voglia far valere questa pretesa deve notificarla per iscrittto alle altre parti

contraenti del tr. in questione, dopodichè, se trascorso un termine non inferiore a 3 mesi(salvo

eccezioni di particoalre urgenza) non vengono manifestate obiezioni, lo Stato puo' definitivamente

dichiarare con un atto comunicato alle altre parti + la sottoscrizione del Capo dello Stato o del capo

del governo o comunque da persona dotata di pieni poteri, che il tr è da ritenersi invalido o estinto;

se invece vengono presentate obiezioni, si cerca una soluzione della controversia con mezzi pacifici

(deve pervenire entro 12 mesi); trascorsi i 12 mesi inutilmente, si mette in moto una procedura

conciliativa che fa capo ad una Commissione formata nell'ambito delle Nazioni Unite che sfocia in

una decisione non obbligatoria, ma esortativa [una decisione obbligatoria da parte della CIG è

prevista solo per il caso che la pretesa invalidità si fondi su una norma di jus cogens].

Le fonti previste da accordi e l'ONU:

I trattati possono contenere non solo regole materiali ma anche formali o strumentali ,che

costituiscono ulteriori procedimenti o fonti di produzione di norme. (es in tutti i casi in cui un

organizzazione internazionaleè abilitata dla tr che le da vita (lo statuto) a emanare decisioni

vincolanti per gli St.m [siamo in presenza di una fonte prevista da accordo,dette anche fonti di 3°].

L'ONU fu fondata dp la 2° G.M. Dagli Stati che avavno combattuto contro le potenze

dell'asse,prendendo il posto della Società delle Nazioni. Nel 1945 fu ratificata la Carta dell'ONU

dagli stati fondatori e successivamente secondo il procedimento di ammissione, art.4 della Carta

sono divenuti membri quasi tutti gli stati del mondo. Art.7 indica gli organi principali,trai quali

hanno importanza fondamentale: Il Cons.di Sicurezza composto da 15 membri di cui 5 permanenti

e con diritto di veto ( Usa,Russia,Francia,GB e Cina) e 10 elettivi. Oragano di maggior rilievo, ha

competenza su questioni attinenti il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e

dispone, in certi casi, di poteri decisionali vincolanti; L'Assemblea Generale ha competenza

vastissima, ma quasi nessun potere vincolante,sono rappresentati tutti gli Stati e con pari diritto di

voto.

Poi ci sono il Consiglio economico e sociale, composto da membri eletti dall'assemblea per 3 anni e

il Consiglio di Amministrazione fiduciaria ,in posizione subordinata rispetto all'assemblea generale

poiché sono tenuti a seguirne le direttive o addirittura alla preparazione di atti che verranno

formalmente adottati dall'assemblea. Il segretario generale è l'organo esecutivo

dell'organizzazione. La CIG è composta da 15 giudici e ha la funzione di dirimere le controversie tra

Stati+ una funzione consultiva in quanto puo' dare pareri su qualsiasi questione giuridica

dell'assemblea generale o del consiglio di sic., pareri che non sono pero' né obbligatori né

vincolanti.

L'art.7 della Carta prevede che possono essere istituiti organi sussidiari dove si rivelino necessari, i

più importanti sono l'unctad -conferenza della NU sul commercio e lo sviluppo- e l'undp-

programma delle NU per lo sviluppo- con il compito di approvare programmi nazionali di sviluppo

presentati dai singoli stati. UNICEF...ecc..

[Cons di Sic,Assemblea generale,Cons economico e sociale e Cons. di Amministrazione sono organi

comporti da Stati, che manifestano quindi la volontà del proprio Stato. Mentre il segretario

generale e la CIG sono composti da individui,assumono l'ufficio a titolo individuale senza

manifestare la volontà di nessuno stato. Gli SCOPI dell'organizzazione sono ampi e indeterminati,è

piuù facile indicare le materie di cui non puo' occuparsi: art.2 della Carta ' l'organizzazione non

puo' intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno

stato'. Comunque si possono individuare 3 grandi settori di competenza : ' il mantenimento della

pace; ''lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra gli Stati fondati sul rispetto del principio

dell'uguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli e ''' la collaborazione in campo

economico,sociale, culturale ed unmanitario. All'ampiezza di questi fini non corrispondono poteri

vicnolanti nei confronti degli St.m.,infatti l'attività principale dell'Onu è caratterizzata

dall'emanazione di raccomandazione e la redazione di progetti di convenzioni.

Ci sono delle decisioni vincolanti dell'Onu (quindi fonti previste dalla Carta):

Quelle vincolanti dell'assemblea generale: un caso imp è quello previsto dalla Carta,dato dall'art.17

che da all'assemblea il potere di ripartire tra gli st.m le spese dell'organizzazione,che vincola tutti

gli stati.[con una precisa sanzione dell'art.19 secondo cui lo stato che è in arretrato di 2 annualità

non ha diritto di voto in assemblea] + la competenza dell'assemblea a decidere rigaurdo le

modalità e i tempi per la concessione dell'indipendenza ai territori sotto il dominio coloniale.

Decisioni vincolanti del Cons. di sicurezza previste da artt.39,41 e 42 della Carta che riguardano le

misure non implicanti e quelle implicanti l'uso della forza contro uno stato che abbia anche solo

minacciato la pace. (secondo l'art 42 il Consiglio puo' intraprendere azioni di tipo bellico contro

uno stato), art.41 attrbuisce al consiglio il potere di decidere quali misure, non implicanti l'uso

della forza armata debbono essere adottate dagli st.m contro uno stato che minacci o abbia violato

la pace (es: interruzione delle relazioni economiche,ferroviarie,aeree..).

16) GLI ISTITUTI SPECIALIZZATI DELLE NU:

Ci sono molte organizzazioni universali che assumono il nome di istituti specializzati delle

NU,poichè sono collegate a queste da un vincolo di coordinamento e di controllo. Il collegamento

nasce da un accordo che le 2 organizzazioni stipulano tra loro. (dalla parte dell'ONU è negoziato dal

Consiglio economico e sociale).Tale accordo prevede piu' o meno uno schema tipico e l'importanza

sta, data l'attribuzione della qualifica di istituto specializzato, la conseguente applicazione delle

norme della carta che si occupano degli istituti e che quindi li sottopongono a un certo potere di

controllo e di coordinamento dell'ONU. [es.da sottolineare l'art. 58 che abilita l'assemblea e il

consiglio economico e sociale a emanare raccomandazioni x coordinare i programmi e le attività

degli istituti specializzati;art.64 che conferisce al consiglio econ.e soc. la facoltà di chiedere agli

istituti 'rapporti regolari']. Anche le NU stesse, predispongono progetti di convenzione e emanano

raccomandazioni, con scarso rilievo giuridico quindi. In alcuni casi es. ICAO e OMS emanano a

maggioranza decisioni vincolanti per gli st.m, o meglio che lo divengono se entro un termine gli

st.m decidono di non ripudiarle( queste sono le fonti previste da accordi,cioè dall'accrodo sititutivo

della detta organizzazione). Le materie di cui si occupano,sono materie tecniche, quadro degli

Ist.specializzati:

-FAO -food and agricultural organization- con funzioni che vanno dalla ricerca e informazione e

promozione si programmi di assitenza tecnica e di aiuti nel campo della'gricoltura e

dell'alimentazione; -ILO- l'organizzazione inernazionale del alvoro, istitutita con il trattato di

versailles, ne parteciapano 4 membri per stato( 2 rappr. Del Governo, 1 dei lavoratori e 1 dei ddl),

le sue funzioni piu' importanti constistono nell'emanazione di raccomandazioni e nella

predisposizione di convenzioni multilaterali in materia di alvoro. Grazie a cioò ha contribuito allo

sviluppo della tutela dei alvoratori essendo molte le convenzioni che ha proposto; -UNESCO-

istituto che si propone di diffondere la cultura e promuovere lo sviluppo dei mezzi di educazione

all'interno degli st.m; -ICAO con il potere di emanare allegati relativi al traffico aereo (es. zone di

atterraggio ecc...) che entrano in vigore in tutti gli Stati dopo 3 mesi dalla loro adozione , se nel

frattempo la maggioranza degli st.m. non ha notificato la propria disapprovazione (vincola anche i

dissenzienti quindi!); -WHO organizzazione mondiale per la sanità il cui obbiettivo principale è il

conseguimento d aparte di tuti i popoli del livello piu' alto di salute (poteri vincolanti es: puo'

emanare regolamenti per prevenire la diffusione delle epidemie ..); IMF : fondo monetraio

internazionale, IBRD banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo creati nel '44 con gli

accordi di Bretton Woods. Il fondo si propone di promuovere la collaborazione monetaria


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Condorelli Luigi.

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